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Le 40 regole di scrittura di Umberto Eco per scrivere bene in italiano

Le 40 regole di scrittura di Umberto Eco per scrivere bene in italiano

Dalle Bustine di Minerva una lezione linguistica senza tempo per la letteratura, ma anche per scrivere sul web

Umberto Eco ha pubblicato, nella sua famosissima rubrica de l’Espresso “La bustina di Minerva”, le celebri 40 regole di scrittura, conosciute da tutti coloro che si occupano di scrittura e di letteratura.

Si tratta di 40 regole per scrivere bene in italiano: alcune riguardano la sintassi della frase, altre l’aspetto grammaticale e altre ancora l’utilizzo dei termini corretti; ma tutte vengono presentate in modo particolare poiché ogni regola viene spiegata infrangendo la regola stessa.

“La bustina di Minerva” è la rubrica che Eco iniziò a scrivere nel marzo del 1985 e che seguì con regolarità settimanale fino a marzo 1998 quando è diventata quindicinale, e poi fino alla sua morte (avvenuta nel 2016).

Proviamo a pensare a come scriviamo oggi nei blog e nei social: questa famosa lista ci torna utile per migliorare la nostra scrittura con l’obiettivo di scrivere in modo chiaro, comprensibile ma non banale o retorico.

Le 40 regole di scrittura di Umberto Eco

Veniamo alle famose 40 regole di Umberto Eco per scrivere bene in italiano. I termini di uso poco comune li trovi nel glossario a fine articolo.
Eccole:

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu. ”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.

Regole di scrittura

Umberto Eco nella sua casa. Fonte dell’immagine: wikimedia.org

Sono divertenti, non trovi? Ma come utilizzare oggi queste regole di scrittura?

Il mio consiglio è quello di non prendere questi eufemismi come una lista da rispettare alla lettera, ma di conoscere queste regole e farle tue, riflettendo sul tuo modo di scrivere.

Sicuramente vanno considerate come un esperimento letterario ben riuscito, da cui prendere esempio di stile e ironia.

Trasgredire non è detto che sia un errore, anzi, come ha scritto Eco:

“Allenarsi a rischiare errori, con la speranza che alcuni siano fecondi. […]
Certe volte temo che chi non scopre mai niente sia colui che parla solo quando è sicuro di aver ragione.
È mica vero quel che ci raccomandavano i genitori: “Prima di parlare pensa!”. Pensa, certo, ma pensa anche ad altro.
Le idee migliori vengono per caso. Per questo, se sono buone, non sono mai del tutto tue.”

La bustina di Minerva: libro e origini del titolo

Nel 2000 Bompiani, storico editore di Eco, raccolse alcune delle migliori “bustine” pubblicate fino ad allora sul settimanale e ne fece un libro intitolato, appunto, La bustina di Minerva.

Nel libro Eco spazia da riflessioni sul mondo contemporaneo alla società italiana, dalla stampa al destino del libro all’epoca di Internet, sino ad alcune caute previsioni sul terzo Millennio e a una serie di raccontini o “divertimenti”.

Nella prima delle sue “bustine” (pubblicata il 31 marzo del 1985) lo stesso Umberto Eco spiego che, anche se il nome Minerva porterebbe a pensare alla dea della sapienza, lui si ispirò invece, per il titolo della sua rubrica, alla confezione di cartone dei fiammiferi Minerva, sul cui lembo interno molti fumatori avevano l’abitudine di prendere note e appunti.

Eco stesso infatti ricorda che:

“Valentino Bompiani scriveva (e forse scrive ancora) le idee che gli passavano per la testa sul retro delle scatole di raffinatissime sigarette turche. Credo conservi migliaia di ritagli di scatole nei suoi archivi, e molte delle sue iniziative editoriali sono cominciate così. Dal numero delle schede accumulate felicemente, direi che il fumo non fa male.”

Origine delle 40 regole di scrittura

Sembra proprio che, anche se la stesura di questi quaranta consigli sia frutto dell’intelletto linguistico e dell’ironia di Umberto Eco, le regole in sé non siano frutto della sua penna. 

Si tratta di un elenco tratto da alcuni manuali di scrittura della tradizione anglosassone che, in questo modo, vengono un po’ presi in giro da Eco, rendendo le regole stesse un gioco umoristico e linguistico.

Dobbiamo sicuramente a Umberto Eco il fatto di averle riprese e diffuse con ironia nel nostro paese.

Glossario

Allitterazione: formulazione che consiste ripetizione, spontanea o ricercata (per finalità stilistiche o come aiuto mnemonico), di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, all’inizio di due o più vocaboli successivi.

Lilote: figura retorica che si ottiene mediante la negazione del contrario (ad esempio: risultato non cattivo per dire buono).

Metafora: figura retorica che consiste nella sostituzione di un termine proprio con uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini (ad esempio: sei un leone).

Preterizioni: figura retorica che consiste nell’affermare di voler tacere qualcosa di cui tuttavia si parla o comunque si fa cenno (ad esempio: meglio non parlare di…).

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

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Copywriting: guida all’utilizzo delle principali figure retoriche

Copywriting: guida all’utilizzo delle principali figure retoriche

Quali sono le principali figure retoriche? Come si utilizzano? Scrivere per il web non è solo tecnica: conoscere la lingua italiana al meglio e usare la creatività aiuta a rendere il messaggio efficace

Quando penso alla scrittura creativa e all’uso delle figure retoriche penso al libro di Queneau, che ben insegna come scrivere in modo fantasioso con l’utilizzo di stili diversi.

Queneau, in Exercises of Style racconta novantanove volte lo stesso episodio utilizzando figure retoriche e generi letterari diversi (dall’epico al drammatico, dal discorso volgare a quello ingiurioso, dal sonetto all’ode), giocando con il lessico e con la sintassi.

A dimostrazione delle infinite possibilità della lingua.

Ma quali sono le principali figure retoriche? E come si utilizzano? 

Seguimi in questo articolo: vedremo insieme le principali figure retoriche e come utilizzarle per creare scritti originali perché, come ha detto Umberto Eco:

Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

Figure retoriche: perché è importante conoscerle

Scrivere per il web non è semplice. Il messaggio deve esser comunicato nel miglior modo possibile.

Ma non solo: è necessario essere convincenti, riuscendo nel contempo a trovare un proprio stile.

È importante poi essere efficaci e precisi, e prendere in considerazione l’aspetto relativo al SEO copywriting.

Ma la scrittura online non è solo questione di tecnica.

A fare la differenza c’è la creatività, c’è la conoscenza perfetta dell’uso della lingua italiana.

Per questo ho deciso di approfondire il tema delle principali figure retoriche.

Le figure retoriche sono un artificio linguistico molto utile perché hanno la straordinaria capacità di incantare il lettore e rendere piacevole la lettura.

Credo che la loro conoscenza sia oggi indispensabile non solo per il critico letterario ma anche per il lettore, per l’amante del cinema e del teatro, e anche per chi scrive per professione.

Figure retoriche: cosa sono e suddivisione

Le figure retoriche riguardano il cosiddetto linguaggio figurato, quel linguaggio cioè che utilizza immagini inattese per creare una visione nuova e suggestiva di ciò che si intende raccontare.

Le figure retoriche si dividono in quattro grossi gruppi:

  1. Metaplasmi
  2. Metatassi
  3. Metasemi
  4. Metalogismi

Il nome di ognuno di essi deriva dalla radice -meta, che significa:

Parte riconducibile all’intero con suffissi diversi a seconda che le figure interessino la parola, la proposizione, il significato o l’intera frase. 

Di ogni gruppo vediamo le più utilizzate, con qualche esempio preso dalla letteratura.

# Metaplasmi

I metaplasmi sono, semplificando, mutazioni del significante all’interno della parola.

I più utilizzati sono:

Anacoluto

È la costruzione irregolare della frase per mancanza parziale o totale di collegamenti sintattici: l’effetto voluto è di dare efficacia e immediatezza alla frase:

“Quelli che muoiono bisogna pregare Iddio per loro” (Alessandro Manzoni).

Anticlimax

Consiste nel posizionare parole o concetti in ordine decrescente, è il contrario del “climax”:

“E mi dicono, dormi/ mi cantano, dormi/ sussurrano, dormi/ bisbigliano, dormi!” (G.Pascoli).

Antonomasia

E l’uso di un nome comune al posto di un nome proprio, per connotare la persona di tali caratteristiche o viceversa:

Dante parla di Virgilio come “cantor de’ buccolici Carmi”.

Oppure, si può denotare la bellezza di una donna con: “ E’ una Venere”.

Apocope

Troncamento a fine parola di una sillaba o vocale:

“buon-buono, fra-frate, san-santo, cinema-cinematografo”.

Climax

Disposizione crescente di parole in intensità. Serve quando vuoi puntare al massimo.

“La vittoria ci costò sudore lacrime e sangue” (Churchill).

Ellissi

Salti di una o più parole al fine di ottenere l’effetto di concitazione o di brevità.

“Donna danno”. “Quanto (costa)?”. “Buona idea!”.

Onomatopea

Imitazione fonetica di cose, animali etc.

“Intanto sopraveniva davvero il feffe feffe, a tutta faffa” (Carlo Emilio Gadda).

# Metatassi

Riguarda sintagmi afferenti la parola o la proposizione che danno una curvatura particolare all’articolazione della frase.

I più comuni sono:

Asindeto

Riguarda l’eliminazione della congiunzione sintattica (e) tra le parti.

“veni,vidi,vici”  (Cesare)

Oppure: “detto fatto”.

O anche “Le donne, i cavalier, l’arme e gli amori” (L.Ariosto).

Chiasmo

Inversione sintattica o semantica di uno o più termini di un sintagma con un minimo di quattro termini:

“Io solo combatterò, procomberò sol io” (Giacomo Leopardi).

Domanda retorica 

È quella domanda che non presuppone una risposta, ma esprime ironia.

“Quale sarebbe questo tuo bel pensiero?”

“Non sarai mica un genio in incognito?”

Epifonema 

Costrutto più o meno enfatico inserito al fine di una decisa esclamazione.

“Ecco come il giudizio umano spesso erra” (Ludovico Ariosto). 

Eufemismo

È l’utilizzo con valore figurato di un termine meno duro del termine proprio:

“Fatal quiete” al posto di morte (Ugo Foscolo) 

Ipotassi

È un sillogismo con i primi termini e/o conclusioni errate.

Nasce dalla scuola dei Sofisti.

“Socrate è un uomo, Aristotele è mortale, Socrate è immortale”.

Parallelismo

È il contrario del chiasmo. In questo caso il sintagma di una o più unità sintattiche reitera una parte dei suoi elementi distintivi nel sintagma che lo segue, mantenendo la stessa struttura primaria. 

È il contrario del chiasmo.

“Occhi verdi, capelli biondi”.

“Treno in orario, viaggiatore soddisfatto”.

Paratassi

Discorso dove le varie parti hanno un rapporto sintattico/logico coordinato. Un esempio è il sillogismo.

“Socrate è un uomo, tutti gli uomini sono mortali, Socrate è mortale”.

# Metasemi

Figure retoriche che implicano un mutamento di significato.

Sono la metafora, la metonimia, la sineddoche, l’ossimoro, la sinestesia, la similitudine e l’ironia.

Nella maggior parte della letteratura sull’argomento le figure ritenute più importanti sono:

  • la metafora: sostituzione di un semema con un altro semema, ovvero una unità conchiusa di significato con un’ altra;
  • la metonimia: sostituzione di un semema con un sema, ovvero di una unità conchiusa di significato con una unità subordinata allo stesso semema od ad un altro.

L’Ossimoro ,la Sinestesia e la Similitudine sono in realtà delle metafore, che presentano però caratteristiche peculiari.

Ironia

L’ironia si utilizza con intento esclamativo e per derisione, da quella più leggera al più duro sarcasmo.

Si costruisce con l’utilizzo di un discorso piano che assume un significato diverso da quello proprio:

“Vieni a veder la gente quanto s’ama!” (Dante Alighieri).

Metafora 

E’ la più usata delle figure retoriche, sia in ambito artistico che quotidiano. Due sememi diversi vengono posti a confronto creando un aumento di significato.

La si potrebbe considerare una similitudine senza somiglianza tra i termini.

“Antonio è un pezzo di pane”, che vorrebbe dire: “ Antonio è buono come un pezzo di pane”.

Metonimia

Il costrutto sostituisce termini che abbiano rapporti logici:

  •      contenente per contenuto : “Passami la borraccia”,
  •      della materia all’oggetto: “Gli hanno rubato tutti gli ori” (per gioielli),
  •      l’autore per l’opera: “Mi piace Verdi”,
  •      la causa per l’effetto “soffre il mare”,
  •      il concreto per l’astratto: “avere fegato”,
  •      l’astratto per il concreto: “avere poco cervello”,
  •      il nome al posto di un toponimo o marca “non so se preferire il tuo Panama o il tuo Borsalino” ,
  •      l’effetto per la causa: “ha una bella mano” (bella scrittura).

Ossimoro

Questa figura retorica è molto utilizzata e consiste nell’utilizzo di due elementi discordanti inseriti in una frase come se fossero perfettamente compatibili. 

“Ghiaccio caldo”.

“Con le braccia colme di nulla” (Ungaretti).

Similitudine

È una metafora dove è presente la marca dell’accostamento.

“La memoria,/ amica come l’edera alle tombe” (Umberto Saba).

Sineddoche 

È utilissima per la sintesi. E’ la parte per il tutto ovvero un sintagma con una delle sue proprietà:

“Vedo le vele all’orizzonte” (vele per navi).

Sinestesia

E’ una metafora che sposta da uno all’altro dei nostri sensi l’oggetto:

“Ce la mangiammo con gli occhi appena entrò”.

# Metalogismi

Sono sintagmi che cambiano l’intera struttura della frase. Vediamo alcuni esempi per chiarire il concetto.

Antitesi 

Costrutto che accosta elementi di significato opposto:

“Pace non trovo e non ho da far guerra”. (Petrarca)

“Guerra e pace”. (Tolstoj)

Iperbole

Costrutto che ricerca volutamente l’esagerazione:

“Sono suo dai piedi fino al capo”  (Arnaut Daniel).

Litote

Frase costruita da un sintagma che nega il suo contrario:

“Non è molto intelligente”.

“Mica scemo”.

È un lungo elenco e non del tutto esaustivo, lo so. D’altra parte la lingua italiana è talmente ricca e complessa che per conoscerla a fondo è necessario studiare su libri di testo approfonditi.

Tu cosa ne pensi? Credi che le figure retoriche possano aiutare la buona scrittura online? 

E il copywriter dovrebbe essere abile in questo settore?

Mi farebbe piacere leggere la tua opinione nei commenti.

Se ti interessa approfondire l’argomento delle figure retoriche ti consiglio un volume ben scritto:

  • Il parlar figurato, Manualetto di figure retoriche, Bice Mortara Garavelli, Edizioni Laterza 2010

 

Potresti leggere anche:

 

Bibliografia:

  • ENCICLOPEDIA EINAUDI: voce Retorica
  • ENCICLOPEDIA RIZZOLI LAROUSSE
  • AA.VV., “La Retorica”

 

Articolo del 18.08.2020
Aggiornato il 09.12.2025

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Il “contenuto di qualità” per Blog e Social: caratteristiche e differenze

Il “contenuto di qualità” per Blog e Social: caratteristiche e differenze

Il contenuto di qualità richiede un’attenta pianificazione, una profonda comprensione del pubblico e un impegno costante per offrire un’informazione che non sia solo “disponibile”, ma che sia veramente “utile” a chi la legge

Nel mondo del content marketing il concetto di contenuto di qualità è fondamentale. 

Quando si parla di contenuto di qualità non ci si riferisce solo a un testo ben scritto e privo di errori, come non basta “saper scrivere bene”.

Un contenuto di qualità è un contenuto che va oltre: porta valore reale a chi lo legge, lo guarda o lo ascolta e dipende da più fattori che insieme fanno la differenza e che vedremo a breve, rendendolo utile e prezioso per il pubblico a cui è destinato.

Il contenuto di qualità: caratteristiche essenziali

Possiamo dire, in sintesi, che un contenuto di qualità è un’informazione completa, accurata e utile che risponde a un bisogno specifico del tuo lettore.

Per approfondire vediamo allora insieme quali sono le caratteristiche che fanno la differenza e che che definiscono un contenuto di qualità come tale.

1.Valore e utilità

Essere utili significa rispondere a un bisogno, una richiesta, una necessità.

Il contenuto deve risolvere un problema, rispondere a una domanda o soddisfare un’esigenza specifica del pubblico.      

Se il tuo contenuto è utile è anche rilevante, concetto che Google tiene in considerazione per posizionare i risultati di ricerca.

2. Completezza e approfondimento

Un contenuto di qualità non si limita a un breve riassunto, ma affronta l’argomento in modo esaustivo, coprendone le varie sfaccettature.

Apporta valore aggiunto: va oltre le informazioni superficiali, offrendo approfondimenti, dettagli pratici, dati e suggerimenti concreti che il lettore può applicare.

È poi ben documentato: include dati, studi, ricerche o citazioni di fonti autorevoli per supportare le affermazioni fatte.

È dunque anche affidabile.

contenuto qualità caratteristiche

Il contenuto di qualità porta valore reale a chi lo legge, guarda o ascolta

3. Autenticità

Non è una semplice copia o una riscrittura di contenuti già esistenti.

Anche se l’argomento è già stato trattato, il contenuto di qualità offre un punto di vista unico, un’esperienza personale o un’analisi nuova.

Mostra un punto di vista originale, non copiato.

4. Autorevolezza 

È un contenuto che dimostra competenza: l’autore (e di conseguenza il brand) dà prova di essere un esperto credibile sull’argomento. 

Questo concetto si lega al principio EEAT di Google (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) ossia, per dirla in italiano, Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità.

Google EEAT è da anni un pilastro delle linee guida per la valutazione dei contenuti presenti in Rete e serve a determinare se la ricerca fornisce contenuti utili e pertinenti nei risultati. 

Per essere certo dell’autorevolezza dei tuoi contenuti chiediti:

  • Ho verificato fonti e dati citati?
  • Ho evitato informazioni obsolete o imprecise?
  • Se serve, ho linkato fonti autorevoli?
  • Le immagini sono pertinenti?

5. Leggibilità

È facile da leggere: il linguaggio è semplice e comprensibile per il target, il contenuto è ben strutturato con titoli, sottotitoli (H1, H2, H3), elenchi puntati e grassetti che rendono la lettura scorrevole e piacevole.

Il testo è privo di errori grammaticali e di battitura.

Se vuoi approfondire leggi: Gli errori più comuni in italiano, anche su web e social

6. Usabilità

È un contenuto ben formattato per il web, il che significa che il testo deve essere ottimizzato per la lettura su schermi di diversi dispositivi (desktop, tablet, smartphone).

7. Ottimizzazione

Un contenuto di qualità deve essere ottimizzato per i motori di ricerca in modo che il pubblico possa trovarlo facilmente. 

Questo include il caricamento veloce, la condivisione di immagini, grafici o video a supporto, l’utilizzo strategico di parole chiave mirate e meta description curate, altri accorgimenti e tecniche che puoi trovare in questo articolo: Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

8. Coinvolgimento

È un contenuto che stimola curiosità e interazione con commenti, condivisioni, o domande.

contenuto di qualità per social

Sui social il discorso cambia il contenuto di qualità è quel contenuto che raggiunge il destinatario corretto, al momento giusto, con la creatività utile per completare l’obiettivo che ci siamo prefissati

Contenuto di qualità: dal blog ai social

Il concetto di “contenuto di qualità” varia tra blog e social, perché cambiano gli obiettivi, il pubblico, il formato e le dinamiche di fruizione delle piattaforme.

Se mi riferisco a un articolo per il blog il contenuto di qualità si riferisce a un articolo approfondito, che dà tutte le informazioni necessarie, in modo completo e accattivante, con immagini ben definite, scritto in ottica SEO.

Per un Blog l’obiettivo principale è infatti quello di informare, approfondire, posizionarsi nei motori di ricerca, creare autorevolezza e la qualità di un contenuto si misura da quanto aiuta, informa e trattiene l’utente.

Per i social il concetto cambia: il contenuto di qualità è quel contenuto che raggiunge il destinatario corretto, al momento giusto, con la creatività utile per completare l’obiettivo che ci siamo prefissati.

Sui social, essendo l’obiettivo principale quello di catturare attenzione, stimolare interazione, favorire la condivisione il contenuto di qualità si caratterizza per:

  • Immediatezza visiva: immagini, video o grafiche accattivanti
  • Emozione e storytelling: messaggi che colpiscono o creano empatia
  • Sintesi: testi brevi, chiari, facili da comprendere in pochi secondi
  • Autenticità: tono personale e spontaneo, più “umano” rispetto a un blog
  • Engagement: incoraggiare commenti, reazioni o condivisioni

Qui la qualità si misura da quanto un contenuto riesce a generare attenzione, reazioni e connessione emotiva.

Come vedi, nel marketing la qualità non è un valore assoluto ma varia con l’utilizzo e con il destinatario.

Se ti occupi di scrittura per il web potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i miei ultimi articoli:

Ti consiglio un libro:

  • Alfonso Cannavacciuolo, Manuale di copywriting e scrittura per il web. Teoria, pratica e strumenti per scrivere meglio, Hoepli Editore, 2018

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Copywriting turistico: il decalogo per una scrittura che attrae, emoziona e converte

Copywriting turistico: il decalogo per una scrittura che attrae, emoziona e converte

Nel turismo non vendi camere o voli, vendi desideri, sogni ed emozioni: sono le parole a fare la differenza tra due offerte apparentemente simili

Il copywriting turistico è quel ramo di scrittura per il web che mira a promuovere destinazioni, esperienze, strutture ricettive e servizi legati al turismo.

L’obiettivo del copy turistico è quello ispirare, coinvolgere e convincere il lettore a scegliere una determinata meta, viaggio o struttura facendo leva su emozioni, desideri e immaginazione.

È il tipo di scrittura che si utilizza nelle pagine di Siti web di hotel, resort, b&b e agenzie di viaggio, nei blog di viaggio, nei post sui social media che promuovono località turistiche, ma anche nelle newsletter, negli annunci pubblicitari, nelle guide e nelle brochure turistiche.

Copy turistico: obiettivi e tecniche di scrittura

Il copywriting turistico si basa su tecniche di scrittura precise che spaziano dallo storytelling alla scrittura persuasiva e che hanno gli obiettivi di:

  • Attirare l’attenzione del potenziale turista
  • Stimolare l’immaginazione e far desiderare l’esperienza
  • Trasmettere fiducia e professionalità
  • Spingere all’azione: prenotare, richiedere informazioni, iscriversi, acquistare  

Il Copywriting turistico non si limita a descrivere “un hotel con stanze vista mare” ma fa vivere la scena, con descrizioni dettagliate ed evocative, come questa: “Ti svegli con il suono delle onde e il profumo del mare che entra dalla finestra.”

Applicando le tecniche del copy turistico, una descrizione standardizzata come: ’L’hotel dispone di camere moderne e di un ristorante con piatti tipici locali” potrebbe diventare:

“Dopo una giornata tra le vie del borgo, rilassati in una camera luminosa con vista sui colli. E la sera, lasciati coccolare dai sapori autentici del nostro ristorante per un viaggio nel gusto toscano”.

Quale ti piace di più?

Per scrivere testi efficaci per il turismo è necessario saper combinare le tecniche della scrittura per il web, del seo-copywriting, della scrittura persuasiva e dello storytelling. Oltre ovviamente a conoscere in modo approfondito la destinazione che vogliamo proporre.

L’obiettivo principe del copywriting turistico è quello di trasformare luoghi in esperienze e informazioni in emozioni.

Vediamo qui di seguito alcuni suggerimenti utili.

Il decalogo del Copy turistico: 10 consigli per una scrittura efficace

Come suscitare interesse e fare in modo che i testi si facciano notare, leggere e ricordare?

Ecco una serie di consigli per scrivere in modo davvero efficace.

1. Racconta la tua identità

Come prima cosa, definisci i punti di forza della tua struttura e della tua destinazione e raccontali in modo chiaro e coerente.

Se il tuo obiettivo è promuovere una struttura turistica non puoi prescindere dal territorio che la ospita.

Conoscere bene il luogo che vuoi raccontare è fondamentale sia che tu voglia fare destination marketing e promuovere una struttura turistica, sia che tu voglia creare una guida turistica o un blog di viaggi.

Per raccontare le bellezze del tuo territorio devi conoscere la storia della tua zona, la geografia, le città, i paesi caratteristici e ciò che rende unica la tua proposta.

2. Utilizza un linguaggio visivo e sensoriale

Per stimolare l’immaginazione usa parole che evocano immagini, suoni, sapori e profumi.

Non limitarti a raccontare la struttura, aiuta il lettore a immaginarla. Utilizza parole che aiutano a far vedere, usa le parole per descrivere.

Ad esempio: “Senti il calore della sabbia sotto i piedi mentre esplori le spiagge del litorale.”

Punta cioè a coinvolgere il lettore: scrivi in modo che il turista immagini già di essere lì.

Esempio: “Chiudi gli occhi e immagina di camminare tra uliveti secolari, accompagnato dal canto delle cicale.”

3. Fuggi dalle accoppiate scontate

Evita accoppiate come meta ideale, vista suggestiva, design moderno o servizi esclusivi: se ci pensi, non dicono nulla di nuovo e non aiutano a visualizzare la proposta.

Sostituiscile con termini meno inflazionati e più descrittivi. Com’è la vista? In cosa consiste il design moderno? Abbonda di dettagli e descrizioni.

4. Usa il più possibile la forma attiva 

Ad esempio, sostituisci “L’accesso e l’uso della spiaggia sono garantiti ai disabili” con “La spiaggia non ha barriere architettoniche”.

La forma attiva rende la frase più diretta, chiara e scorrevole, focalizzando l’attenzione su chi compie l’azione. Questo approccio rende i contenuti più immediati e facilita l’identificazione.

5. Usa call to action specifiche

La CTA nel turismo deve essere chiara e immediata. Guida l’utente all’azione con verbi concreti e orientati al beneficio.

Ad esempio: “Prenota ora e vivi la tua estate italiana.”

Oppure: “Scopri le nostre offerte per un weekend tra i vigneti.”

Funzionano bene anche le CTA interrogative, per stimolare la prenotazione puoi scrivere ad esempio:

“Vuoi assicurarti il miglior prezzo per la tua estate?”

Per saperne di più sull’importanza delle call to action leggi: Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

6. Scrivi i dettagli e usali come punti di forza

Nelle descrizioni sono spesso i dettagli a catturare e a fare la differenza tra due proposte apparentemente uguali.

Invece di scrivere servizi esclusivi (che poi, sono davvero esclusivi?) spiega in cosa consistono i servizi, ad esempio:

“La nostra terrazza è la più spaziosa dell’intero lungomare, un lusso da godersi su dondoli e comode chaise-long!”

Descrivi la “Cornice incantevole” che circonda la tua struttura (termine abusato e che non dice nulla).

Ad esempio: “Il borgo marinaro è lo stesso di cento anni fa: casette a un solo piano, intonaco bianco, oleandri e lavanda. Davanti il mare. In mezzo il nostro albergo”.

Abbandona il linguaggio stereotipato del turismo: non funziona perché è troppo generico e non racconta, non differenzia.

Ne parlo in questo articolo: Copywriting Turistico: rinnova così il linguaggio tutto uguale e stereotipato del turismo

7. Usa i verbi (evita le nominalizzazioni)

Il tuo obiettivo è quello di spingere l’utente a scoprire, vedere, prenotare, acquistare.

Elimina le nominalizzazioni e scegli i verbi, che sono dinamici e spingono all’azione: è un modo discreto per invogliare il pubblico ad agire, per vendere senza sembrare vendita.

Ad esempio, anziché scrivere: “A disposizione dei nostri ospiti 10 biciclette delle quali 5 elettriche” scrivi “Puoi scegliere tra 10 biciclette delle quali 5 elettriche!”.

copy turustico

Il copywriting turistico deve trasmettere felicità con immagini e descrizioni. Utilizza parole che evocano sensazioni: sole, libertà, sorriso, scoperta, leggerezza, autenticità e usa verbi al presente e imperativi dolci come scopri, vivi, lasciati sorprendere, respira, sorridi. Scegli immagini luminose che trasmettono un’idea di benessere e gioia

8. Impara a far sognare il tuo pubblico

Non è semplice, lo so. Prova utilizzando immagini d’impatto accompagnate da frasi d’effetto.

E chiediti sempre: Cosa sto facendo provare a chi legge?

Comunica felicità, è lì che le persone vogliono andare!

Per far emozionare il tuo pubblico devi innanzitutto conoscere i suoi bisogni e i suoi desideri. Ricorda che a monte di ogni strategia di comunicazione efficace deve esserci uno studio dettagliato del target di riferimento e su di esso la costruzione di un piano editoriale.

9. Scrivi in modo persuasivo

Prenotare vuol dire seguire le emozioni e lasciarsi convincere dalle sensazioni.

Fare copywriting vuol dire anche conoscere le tecniche di scrittura persuasiva, che si basano su emozioni, riprova sociale e identificazione e nel turismo mirano a:

  • trasmettere atmosfera e desiderio (più che semplici informazioni);
  • valorizzare la promessa d’esperienza;
  • creare fiducia e urgenza.

A questo proposito puoi leggere: Copywriting, psicologia e persuasione: 7 consigli di scrittura per convincere

10. Racconta storie

Usa la tecnica dello Storytelling per parlare dei servizi o delle attrazioni del luogo. Puoi descrivere la destinazione attraverso racconti locali, esperienze personali o creando una storia attorno al tuo lettore.

Ad esempio: “All’alba, i primi raggi del sole accarezzano i vigneti che visiterai nel pomeriggio.”

Oppure gioca con i sensi: “Il profumo del pane appena sfornato si mescola all’aria salmastra del porto.”

O ancora, fai leva sull’autenticità: “Ogni mattina la nostra Anna porta in tavola la marmellata preparata con le albicocche del suo orto: una delizia che ti accoglierà a colazione.”

Sull’efficacia dello Storytelling puoi leggere: L’efficacia dello Storytelling per la tua attività turistica

SEO-Copywriting e Turismo

Integra l’utilizzo di parole chiave e tecniche di Search Engine Optimization (SEO) per assicurarti che i tuoi contenuti siano facilmente trovabili dai potenziali turisti sui motori di ricerca.

Suggerimenti:

  • Usa parole chiave (es. “vacanze in Toscana”, “weekend romantico sul Lago di Como”)
  • Suddividi il testo in paragrafi brevi, con titoli accattivanti e elenchi puntati
  • Cura meta description e headline: devono invogliare al click

Per approfondire puoi leggere: Scrittura SEO-Friendly: 12 consigli per meglio posizionare i tuoi contenuti sul web

Corso Copy destinato al settore turistico

Sei un travel blogger, un operatore del desk alberghiero o ti occupi di scrittura nel settore del turismo?

Per iniziare a scrivere testi per il turismo capaci di aumentare le prenotazioni è necessario saper combinare le tecniche della scrittura per il web, del seo-copywriting, della scrittura persuasiva e dello storytelling.

Per questo motivo ho messo a punto un nuovo Corso di Copy turistico: l’obiettivo è quello di sostituire quella comunicazione settoriale poco informativa e tutta uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico e fornire le basi per conoscere i metodi di scrittura per il web con la ricerca delle parole più adatte per un migliore approccio comunicativo con il turista. 

Se vuoi saperne di più sul copywriting turistico sono a disposizione per un corso di formazione o una consulenza dedicata. Puoi visitare qui la pagina del Corso.

Corso Copywriting Turistico

 

Se ti occupi di turismo potresti seguire la sezione Marketing del turismo sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

Se il sito web della tua struttura non sta portando i risultati che speravi e vorresti ottenere maggiore visibilità e più conversioni la cosa migliore da fare è una revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

Hai bisogno del mio aiuto?

Scrivimi, studierò il tipo di comunicazione e di linguaggio più adatto alla tua attività!

Inoltre, se pensi possa essere utile a te e al tuo team, ho messo a punto un nuovo corso per il web dedicato agli operatori per il turismo.
In 10 ore di lezione vedremo insieme:

  • le basi del copywriting turistico,
  • l’email marketing,
  • la gestione delle recensioni;
  • il social media marketing per iil turismo.

Per saperne di più visita la pagina del corso sul mio sito web.

Gli errori più comuni in italiano, anche su web e social

Gli errori più comuni in italiano, anche su web e social

Accenti e maiuscole, congiuntivi e altri errori frequenti. Una breve guida per non aver più alcun dubbio (ed evitare figuracce)

L’italiano è tra le lingue più difficili da imparare, proprio per le tante regole grammaticali che lo caratterizzano.

Se anche tu scrivi per il web avrai notato che sono parecchi gli errori che si incontrano in rete, errori che però sarebbe meglio evitare.

Ecco una lista degli errori più frequenti che si incontrano in rete, una piccola guida per non fare quegli sbagli che potrebbero metterci in cattiva luce con chiunque si trovi a leggere un nostro testo.

Vedremo come si utilizzano apostrofi, accenti, doppie e coniugazioni; vedremo inoltre la regola dell’accento e come utilizzare la virgola in modo corretto: leggi questo articolo e non avrai più dubbi!

I 14 più comuni errori sul web

Questi ed altri solo gli errori più frequenti di ortografia, soprattutto tra gli studenti.

E se in qualche caso gli errori sono facilmente evitabili, in altri il dubbio è legittimo. O, come capita qualche volta, sono ammesse più forme diverse tra loro. Vediamoli insieme.

1.Qual è o qual’è?

Questo è un errore molto comune, a volte dovuto a una svista, altre volte alla non conoscenza della grammatica.

Se apriamo il volume “4.000 errori d’italiano” di Mauro Magni, giornalista Rai e linguista, edito nel 1990 da De Vecchi Editore, leggiamo che:

Davanti a vocale “quale” si può troncare e va scritto senza apostrofo: non è quindi corretto (ma non è neppure un errore grave!) scrivere: qual’è, qual’amica, qual’evento, ecc.

Meglio scrivere: qual è, qual amica, qual evento.

Nota bene: scriveremo qual è e non qual’è, ma qual’erano e non qual erano.

2.Da o dà?

Da o dà? Dipende dai casi.

Si accenta quando è inteso come voce del verbo dare.

Esempio: Mi dà ragione.

Non si accenta invece quando è usato come proposizione semplice

Esempio: Sono appena tornato da scuola.

Vuole l’apostrofo invece nel caso in cui si utilizzi come imperativo alla seconda persona singolare.

Esempio: Da’ un aiuto a tuo fratello, per favore.

Per approfondire la regola degli accenti puoi leggere: Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

3.E o ed? A o ad?

L’aggiunta della D eufonica (dal greco, significa bel suono) si aggiunge solo nel caso in cui la parola che segue cominci con la stessa vocale.

Esempi: Vado ad Ancona; era felice ed entusiasta; ed ecco.

Non si dice invece: Ed ancora; od anche.

4.Si o sì?

In caso di particella affermativa, sì va sempre accentato, mentre in tutti gli altri casi non bisogna mettere l’accento.

Esempi: Sì, vengo con te; si stanno facendo belle.

5.Desse o dasse? Stesse o stasse?

Che problema i congiuntivi, specie quelli imperfetti!

Uno degli errori più frequenti si fa con i verbi dare e stare.

Le forme corrette per la terza persona singolare del congiuntivo imperfetto sono:
Che egli stesse e NON stasse.
Che egli desse e NON dasse.

errori comuni

Qualsiasi dubbio tu abbia, il consiglio è quello di verificare la versione corretta della parola in un buon dizionario della lingua italiana (anche online, Treccani.it) e tenere un quaderno dove segnare le nuove regole apprese

6.Fa o fà?

Verbo fare, indicativo, terza persona singolare: si usa fa o fà? La forma corretta è senza accento, quindi fa.
Esempio: Questo non fa male; un mese fa.

7.Affianco o a fianco?

Un altro frequentissimo dubbio riguarda l’utilizzo di a fianco o affianco per dire “a lato di“.
Qual è la forma giusta?
Affianco è in realtà la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare.
Esempio: Affianco quella macchina per chiedergli informazioni.

Per dire “a lato di” la forma corretta è quindi senza dubbio a fianco. Esempio: Il negozio che cerchi si trova a fianco del cartolaio.

8.Entusiasto o entusiasta?

Anche se ci si riferisce a un soggetto maschile, la forma corretta di quest’aggettivo è entusiasta. Questo vale solo quando si parla al singolare perché invece quando ci si riferisce a più soggetti si distingue nuovamente tra maschile e femminile.

Quindi si avrà entusiasti per il maschile e entusiaste per il femminile, mentre la forma entusiasto non è corretta.

9.Un po, un po’ o un pò?

La forma corretta è quella con l’apostrofo, un po’. Il motivo è molto semplice: si tratta di un troncamento della parola poco, di conseguenza l’apostrofo va messo per mettere in evidenza che in quel punto c’è stata una caduta di una sillaba.

Vietato quindi mettere accenti o scrivere un po’ senza apostrofo!

Per approfondire la regola degli accenti puoi leggere: Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

10.È piovuto o ha piovuto?

Sono corrette entrambe le forme. Questo vale se per piovere si intende proprio la caduta della pioggia dal cielo, sia in forma impersonale.

In tutti gli altri casi, come ad esempio nel caso di piovere critiche, si deve utilizzare il verbo essere.

Dunque si dirà sono piovute critiche e non hanno piovuto critiche.

11.Perchè o perché?

La soluzione è perché: la “e” finale deve essere scritta con l’accento acuto perché è una “e” chiusa.

Questa è una comune caratteristica dei composti di -che: dacché, poiché, sicché, affinché.

12.Se stesso o sé stesso?

Quando il se è retto da stesso, l’accento non è necessario, quindi si scrive se stesso.

Quando invece troviamo solo il se in posizione non ipotetica, bisogna mettere l’accento.

Esempi: Viene da sé, se fosse stato, essere se stesso.

13.É o è?

La “é” indica il suono chiuso, la “è” aperto. Visto che comunque quando si scrive molto spesso non si differenzia l’accento, si può adottare questa regola: si usa sempre la “è”, tranne su “perché”, che vuole la “é”.

14. C’è ne, ce n’è o ce ne?

Le due forme corrette sono ce n’è e ce ne, mentre c’è ne non significa nulla ed è un errore grammaticale.

Le due espressioni corrette hanno però un significato diverso:

  • “Ce n’è” è la forma contratta di “ce ne è” e si usa per indicare la presenza di qualcosa, ad esempio “Ce n’è ancora?”.
  • “Ce ne” invece è una combinazione di particelle pronominali e si usa in altri contesti, come “Ce ne andiamo”. 

La regola degli accenti

Ecco una semplice formula per ricordare quando una parola monosillaba è accentata e quando no:
– una parola monosillaba è accentata se può avere due significati diversi;
– si accenta sempre, delle due, quella che è un verbo;
– se nessuna delle due è un verbo, si accenta quella meno usata;
– se una parola monosillaba ha solo un significato (o anche una nota musicale) non si accenta mai;
– qui quo qua non si accentano mai.

Se vuoi approfondire puoi leggere: Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

La regola della virgola

I più comuni errori sull’utilizzo della virgola riguardano il mancato rispetto della sua regola di base, ossia l’utilizzo della virgola tra:

  • soggetto e predicato
  • tra predicato e oggetto
  • tra aggettivo e sostantivo

Per approfondire puoi leggere: Guida al corretto utilizzo della virgola: quando, come va usata ed errori comuni

come si usa la virgola

L’utilizzo della la lettera maiuscola

Un altro dubbio frequente riguarda la lettere maiuscola. Come norma generale, l’uso dell’iniziale maiuscola, a parte i nomi propri e le parole che seguono un punto fermo, va limitato ai casi veramente necessari.

Indicativamente, l’iniziale maiuscola va usata per:

  • nomi di stati e di continenti: Italia, Asia;
  • periodi storici e movimenti: il Rinascimento, l’Impressionismo;
  • le istituzioni: il Governo;
  • soprannomi e pseudonimi: Re Sole;
  • denominazioni antonomastiche: il Nuovo Mondo, la Grande Guerra;
  • aggettivi sostantivati che indicano territori: il Veronese, il Napoletano;
  • titoli stranieri: Sir John Franklin, Lady Mary;
  • nomi di edifici e monumenti: la Casa Bianca, Palazzo Chigi, San Marco;
  • nomi geografici costituiti da due sostantivi o da un sostantivo e un aggettivo in funzione di nomi propri: Oceano Pacifico, Australia Occidentale, Monte Bianco.

Quando usare invece la lettera minuscola?

La grammatica italiana prescrive invece l’uso della minuscola in caso di:

  • i popoli (i tedeschi);
  • i titoli onorifici e professionali (dottore, generale);
  • i mesi e i giorni della settimana, anche quando scrivi la data.

Inoltre, la grammatica non dice come regolarsi in quelle situazioni intermedie in cui la maiuscola può esserci oppure no. E in questo caso dipende dalla scelte che fai, dalle norme redazionali che decidi di applicare.

Ad esempio, puoi scrivere: l’università / l’Università; capitale/Capitale.

L’importante, in questo caso, è fare una scelta e mantenerla con coerenza fino alla fine.

Su questo argomento puoi leggere:

Che ne dici? Hai trovato altri errori comuni sul web che aggiungeresti alla mia lista?
Spero che questa guida ti possa essere utile, se hai qualche domanda non esitare a scrivermi nel box qui sotto.

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Scrivere testi con l’intelligenza artificiale (AI copywriting): gli errori da evitare

Scrivere testi con l’intelligenza artificiale (AI copywriting): gli errori da evitare

Errori grammaticali ma anche di contenuto, tono di voce non personale e generalizzazioni. Con l’AI puoi creare testi convincenti, ma fai attenzione

L’AI copywriting è l’utilizzo di intelligenza artificiale per la creazione di testi destinati al marketing e alla comunicazione online e offline. 

Parliamo di  testi da inserire nelle pagine di siti web, testi per articoli di blog e newsletter o per social media, ma anche di testi destinati alla stampa di brochure o PDF. 

Tra gli strumenti più utilizzati che ti permettono di creare testi troviamo Chat GPT e Claude AI. 

Vediamo in cosa si differenziano e qualche consiglio di utilizzo per non cadere in errore.

Scrivere con la AI: i limiti e utilizzi

Prima di tutto ci tengo a sottolineare che l’utilizzo di questi strumenti può servire da supporto alla fase di creazione e scrittura dei testi, non sostituire completamente il processo di scrittura.

Il mio consiglio è quello di utilizzarli in una sorta di brainstorming, per raccogliere e valutare idee o per fornire una scaletta di stesura di cui però approfondire fonti e informazioni.

La propria esperienza e la propria creatività rimangono alla base di ogni processo di scrittura, tanto più nella pubblicità dove la personalizzazione e il tono di voce sono indispensabili. 

Claude vs Chat GPT

Claude AI e Chat GPT sono due tra gli strumenti più utilizzati per scrivere testi: sono molto simili come utilizzo, ma con qualche differenza di risultato.

Claude scrive testi con uno stile conciso ma anche personalizzato, ChatGPT si caratterizza invece per uno stile didascalico, meno incisivo e più piatto ma versatile e intuitivo.

Claude AI è progettato per offrire risposte ben strutturate e approfondite, con una forte enfasi sulla sicurezza e l’affidabilità delle risposte restituite.

Inoltre  dispone una finestra contestuale molto ampia che gli consente di analizzare testi molto lunghi e complessi e si presta dunque anche alla creazione PDF.

Chat GPT è invece noto per la sua capacità di produrre contenuti creativi in diversi stili, immagini comprese, offrendo più flessibilità di utilizzo.

In sostanza, scegli ClaudeAI se:

  • Hai bisogno di elaborare e analizzare lunghi documenti o PDF
  • Preferisci  la fluidità e la naturalezza del linguaggio 
  • La sicurezza è per te una priorità (Claude è stato progettato con un forte accento su etica e sicurezza, utilizzando la Constitutional AI per guidare le sue risposte e ridurre i contenuti dannosi)

Scegli ChatGPT se:

  • Hai bisogno di un testo versatile, da utilizzare ad esempio su social diversi
  • Desideri creare immagini, navigare sul web o utilizzare funzioni vocali
  • La creatività è fondamentale per il tuo lavoro (ma non è il tuo forte)

Personalmente, utilizzo Claude AI per la creazione di testi scientifici e che necessitano di informazioni approfondite e dettagliate; scelgo invece Chat GPT per creare didascalie o testi brevi per i social media.

Errori che commette l’AI (ossia errori che commetti tu, se fai copia-incolla)

L’AI è senza dubbio un aiuto prezioso nella scrittura di testi e, anche se produce contenuti a prima vista ben strutturati e scorrevoli, commette una serie di errori grossolani ed evidenti che nulla hanno a che vedere con il mestiere del copywriter. 

Vediamoli insieme.

errori AI copywriting

I più comuni errori che compie l’intelligenza artificiale nella scrittura di un testo

 

1.Errori di contenuto

Forse non sai che l’AI non distingue tra fonti affidabili e fonti non affidabili, finendo così per mescolare informazioni vere con informazioni false. Il problema è che lo fa in modo convincente e tu ti accorgi dell’errore solo se di quell’argomento sei informato.

Talvolta inserisce testi tra loro in contraddizione (tra un paragrafo e l’altro) o commette errori grammaticali.

Inoltre l’AI può inventare statistiche, citazioni o interi casi studio. 

Fidarsi è un grosso rischio, dal momento che abbiamo a che fare con la credibilità del nostro brand. 

Per questo motivo, ricorda di verificare sempre le fonti.

C’è anche il rischio che l’AI possa fornire informazioni non aggiornate. Dal momento che l’archivio base di molti modelli non è aggiornato in tempo reale, le informazioni su trend del momento o su nuove normative potrebbero non essere corrette. 

Ricorda che se l’IA genera un testo con consigli sbagliati o pericolosi la responsabilità finale ricade su chi pubblica.

Google stesso condivide una serie di suggerimenti da seguire per il controllo delle informazioni che si trovano in rete.

2.Stile poco naturale

L’AI ( e ChatGPT in particolare) struttura i paragrafi in modo uniforme, molto spesso con elenchi puntati e senza il minimo approfondimento, risultando poco naturale.

È insomma troppo formale, mancando della spontaneità tipica della scrittura umana. 

Ad esempio, nei testi creati con l’intelligenza artificiale non troverai mai una frase che inizia con ma, con un se o con una domanda: tutti i contenuti hanno la classica struttura composta da un’introduzione, una spiegazione, l’indicazione di punti di vista alterativi e una conclusione.

3.Tono di voce non personale

L’AI produce testi generici e privi di personalità, con un tono di voce piatto  e banale. E questa cosa si nota: il tono di voce è unico per ogni brand e l’AI non potrà mai sostituirlo.

4.Superficialità 

L’AI si limita a riassumere e riportare ciò che trova in rete e manca perciò di originalità.

Di ogni informazione si ferma in superficie: non sviluppa argomentazioni complesse. 

Per fare la differenza in rete, come ho scritto più volte, è necessario farsi ricordare. E per farsi ricordare è necessario scrivere testi coinvolgenti, approfonditi, testi con una propria personalità.

5.Errori d’interpretazione

Nei testi complessi, l’AI non sempre coglie sfumature, ironie e giri di parole, riportando di conseguenza un testo non chiaro nel contenuto.

6.Generalizzazione

Utilizza spesso termini quali “in linea generale”, “generalizzando”, “molti pensano che” evitando posizioni nette e risultando poco incisiva e per niente convincente.

7.Penalizzazione

Ultimo aspetto ma non meno importante, anzi!

Forse non lo sai, ma Google penalizza i contenuti duplicati. 

E che, se da un lato non vieta di pubblicare testi scritti con l’intelligenza artificiale, dall’altro parla di di penalizzazione per i contenuti di bassa qualità. E sottolinea che il lavoro svolto dall’AI è a rischio.

Pur non vietando la pubblicazione di testi generati dall’intelligenza artificiale, Google evidenzia che i contenuti di scarsa qualità possono essere penalizzati, mettendo così a rischio il lavoro prodotto dall’AI.

Le pagine e i siti web che non contengono contenuti originali ricevono una valutazione bassa secondo Google, e questo rappresenta un ostacolo per una pagina o un sito web che cerca di ottenere visibilità online.

In sostanza:

Se consideri l’AI come un supporto che ti aiuta a produrre contenuti utili e originali, può diventare uno strumento interessante.
Se invece la consideri come un metodo semplice ed economico per creare testi risparmiando tempo, sei fuori strada: r
ischi solo di compromettere la qualità dei tuoi testi e la visibilità nei motori di ricerca.

Come usare l’IA per creare testi

Personalmente utilizzo l’IA come strumento di brainstorming e di creazione di scaletta di scrittura: inserisco la domanda di cui voglio conoscere la visione che già esiste sul web e ne verifico le fonti di provenienza.

Controllo termini tecnici che non conosco e acronimi.

Recupero le parti di testo che reputo interessanti, faccio poi una sorta di editing eliminando giri di parole e ripetizioni.

Cerco poi di umanizzare il testo e di renderlo più empatico.

Modifico quelle frasi che non sono scritte con il mio stile e utilizzo il tono di voce che uso abitudinariamente in quel contesto.

Integro il testo con approfondimenti cercando di rispondere a dubbi o domande. 

Se è il caso inserisco la mia esperienza diretta in merito e cito esempi.

Alcuni utilizzano l’AI anche per la fase di revisione del testo, io preferisco investirci più tempo e fare un controllo minuzioso, come del resto ho sempre fatto.

Solo se utilizzata in questo modo l’AI copywriting consente di migliorare il proprio lavoro di scrittura e di creare testi persuasivi e coinvolgenti destinati al proprio pubblico. 

Tu cosa ne pensi? Usi anche tu l’AI per creare i testi?

Siamo giunti alla fine. Se mi hai seguita fin qui significa che anche tu scrivi testi e ti interessa approfondire il tema dell’AI copywriting.

Potresti allora leggere il mio ultimo articolo: Scrivere con l’AI: le regole per non sbagliare e creare testi efficaci

Se vuoi, segui la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggi i seguenti articoli:

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Imparerai come gestire un blog, come creare un calendario editoriale e come costruire un post.

Per saperne di più visita la pagina web dei miei corsi sul Copywriting 🙂

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