Promuovi il tuo lavoro con una Comunicazione Etica: la Netiquette e la #scritturaEtica

Promuovi il tuo lavoro con una Comunicazione Etica: la Netiquette e la #scritturaEtica

Chi scrive sul web dovrebbe attenersi sempre ad un’etica, nel rispetto del lettore ma anche della parola, proprio perché ne comprende la forza e il valore.

Perché non iniziamo l’anno ripassando le regole della buona comunicazione? La comunicazione etica, intendo, quella comunicazione che funziona proprio perché si fonda nel rispetto dell’altra parte.

Ormai lo abbiamo visto: non possiamo non comunicare.

A questo proposito ho scritto di recente un articolo sugli Assiomi della Comunicazione, dove spiego alcune proprietà della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali.

Possiamo comunicare bene oppure male. Non solo nel senso dell’efficacia e della chiarezza, ma anche nello scopo di raggiungere un’intesa, per venire compresi e per comprendere.

È a questo scopo che parliamo di comunicazione etica.

E ricordiamo che il virtuale non è altro che un potenziamento della realtà. Molti pensano che scrivere grazie a una tastiera non sia l’equivalente di parlare, ma non è così.

All’interno di questa realtà virtuale divenuta quasi una realtà parallela, emergono anche per gli abitatori della rete (netsurfers) criteri morali da assumere, quell’insieme di comportamenti che devono essere adottati quando si naviga in rete. 

A questo proposito sono state elaborate diverse prescrizioni: alcune si fondano su argomenti di carattere giuridico, altre su motivi di opportunità o su sollecitazioni morali oppure si fondano su esigenze legate alle buone maniere. Vediamone alcune.

Linee guida per l’utente che usa la Rete: i Dieci Comandamenti di Arlene Rinaldi

Arlene Rinaldi (Florida Atlantic University) ha tentato di fissare prescrizioni elaborando gli ormai noti “dieci comandamenti” che dovrebbero essere rispettati da chiunque usa un computer.

In questo caso, più che di etica dobbiamo parlare dunque di netiquette.

È essenziale che ciascun utente della rete riconosca le responsabilità insite nel fatto di avere accesso a un gran numero di servizi, siti, sistemi e persone. 

Ma va ricordato che, come scrive Arlene Rinaldi:

Il fatto che un utente possa compiere una determinata azione non implica necessariamente che debba compierla.

Inoltre:

L’uso della rete è un privilegio, non un diritto, e potrebbe essere temporaneamente revocato in qualunque momento a causa di una condotta scorretta.

Quella di Arlene Rinaldi è una curiosa parafrasi della nota Tavola dei dieci comandamenti.

Si tratta delle prime regole apparse in Rete, oltre 20 anni fa, per cercare di regolamentare l’utilizzo di Internet e dei computer più in generale.

Questi sono i dieci comandamenti dell’etica sull’uso dei computer così come sono stati pensati da Arlene Rinaldi nella ormai famosa (almeno per gli addetti ai lavori) The Net – Guida per l’utente e Netiquette.

I dieci comandamenti dell’etica sull’uso del computer sono i seguenti:

  1.  Non userai un computer per danneggiare altre persone.
  2.  Non interferirai con il lavoro al computer di altre persone.
  3.  Non curioserai nei file di altre persone.
  4.  Non userai un computer per rubare.
  5.  Non userai un computer per portare falsa testimonianza.
  6.  Non userai o copierai software che non hai dovutamente pagato.
  7. Non userai le risorse di altri senza autorizzazione.
  8. Non ti approprierai del risultato del lavoro intellettuale altrui.
  9. Penserai alle conseguenze sociali dei programmi che scrivi.
  10. Userai il computer in modo da dimostrare considerazione e rispetto.


Esempi di azioni scorrette sono:

  • depositare informazioni illegali su un sistema;
  • l’uso di linguaggio irrispettoso in conversazioni pubbliche o private;
  • lo spedire messaggi che molto probabilmente provocheranno la perdita del lavoro o dei sistemi dei destinatari;
  • lo spedire “lettere a catena” o messaggi “broadcast” (spediti in copia a tutti) a liste o a gruppi di utenti;

e qualunque altro tipo di uso che possa causare la congestione delle reti o in altro modo interferire nelle attività altrui.

Comunicazione Etica

Scrittura Etica

Comunicare e scrivere sono atti di condivisione e di crescita comune: devono essere fondati su valori di rispetto, trasparenza e lealtà.

Il progetto di Scrittura Etica intende diffondere, attraverso una serie di azioni concrete e di iniziative, una vera educazione all’uso consapevole della scrittura che è strumento espressivo del nostro grado di civiltà.

Il manifesto di Scrittura Etica ci ricorda che:

“Tutte le volte in cui utilizzi la scrittura per denigrare, attaccare, offendere ne stai facendo un uso improprio.
Sia che si tratti di attacco diretto a commenti, opinioni, pensieri espressi da altri;
sia che – ancor peggio – siano illazioni occulte, disseminate tra le righe:
sembrano innocue ma in realtà mirano ad ottenere un effetto comunque di attacco,
a mettere in cattiva luce qualcuno o qualcosa.
La scrittura è strumento di espressione, di crescita, di divulgazione;
non va piegata ai propri piccoli obiettivi personali, non va strumentalizzata.
Chi scrive deve o dovrebbe attenersi sempre ad un’etica;
avere il massimo rispetto per la parola scritta proprio perché ne comprende la forza e il valore.”

Tratto da Il manifesto della Scrittura Etica

Etica della comunicazione secondo Andriano Fabris

In realtà è molto difficile stabilire norme precise che regolamentino l’utilizzo dei mezzi informatici, sia sul piano etico sia sul piano giuridico (il confine tra i due è spesso molto labile), soprattutto a causa dell’impossibilità materiale di controllare ed eventualmente sanzionare infrazioni alle norme stesse. 

Sul piano etico è stata scelta la strada dell’autoregolamentazione, sia da parte dell’utente sia da parte del provider o fornitore di beni/servizi informatici e telematici. 

Sul piano giuridico i singoli Stati e la stessa Unione Europea hanno cercato di delineare l’ambito e di stabilire regole il più precise possibili e sanzioni applicabili. 

Tuttavia i codici non bastano a dettare legge e dovrebbe essere il buon senso di ciascun navigante a stabilire cosa condividere e cosa no.

Secondo Adriano Fabris (professore di Filosofia morale all’Università degli Studi di Pisa) bisogna invece fornire le motivazioni e stabilire perché bisogna compiere determinati atti piuttosto di altri.

L’etica in Internet con il suo rinvio alla responsabilità di ciascun soggetto connesso, si occupa di questo. Ma non basta.

Per giustificare l’adozione di determinati comportamenti l’etica in Internet deve essere a sua volta collocata in un contesto più generale, quello dell’etica di Internet.

Quest’ultima deve esibire i principi generali presupposti dalle scelte concrete. Fondare tali principi è compito della più generale etica della comunicazione.

Ecco che accanto al galateo in Internet vi sono dei regolamenti che danno delle indicazioni sui modi in cui certi testi multimediali devono essere scritti.

Si veda nel caso del blog, di una email, di una chat o di un sito come tenere un comportamento corretto e rispettoso sia alla base della “buona convivenza” in una comunità virtuale.

Dal momento che Internet non è gestito da un ente supervisore, unico e riconosciuto, la responsabilità di quanto pubblicato online ricade sul singolo, sui programmatori o sulle aziende.

Pertanto è il singolo individuo che, nel rapportarsi con la virtualità, deve impegnarsi a seguire un comportamento etico.

A questo punto dell’articolo sappiamo bene a cosa mi riferisco, sei d’accordo?

  • In riferimento ai social media potresti leggere: Netiquette: le regole della casa.
  • Testo consigliato: Fabris Adriano, Etica della Comunicazione, Carocci, Roma, 2010

Articolo a cura di Sara Soliman
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Cosa ho imparato dal mio lavoro di copywriter in questo difficile 2020

Cosa ho imparato dal mio lavoro di copywriter in questo difficile 2020

In questi ultimi giorni dell’anno siamo soliti parlare di propositi per l’anno nuovo.

Ho scelto invece di scrivere qui di ciò che ho capito e ho imparato in questo lungo e difficile anno.

Il 2020 è stato un anno complesso per tutti noi, in famiglia e con il lavoro. Abbiamo dovuto adattarci, metterci in gioco, reinventarci con speranza.

Nel mio piccolo ho dovuto cambiare prospettiva e fare delle scelte, riscoprendo alcuni lati di me e mettendo a frutto coraggio e perseveranza.

Il mio lavoro, la scrittura e la lettura mi hanno aiutata molto a superare i momenti di sconforto in cui inevitabilmente si cade quando le cose non vanno come vorresti o quando certe porte si chiudono.

Ecco quello che ho imparato dal mio lavoro in questo 2020:

1.Noi che ci occupiamo di scrivere contenuti per il web diciamo più o meno tutti le stesse cose, la differenza sta nel come le diciamo. E le persone che ci seguono ci apprezzano tanto per le informazioni che trasferiamo quanto per il modo con cui le diamo.
Qualche giorno fa sono stata contattata telefonicamente da una signora che, dopo aver letto un mio articolo, mi ha chiesto una consulenza dicendomi che le era piaciuto proprio come l’articolo era stato scritto. Per trasmettere competenza è necessario condividere informazioni utili con un linguaggio semplice, ma l’empatia è un’altra cosa.

2.Ho parlato spesso di empatia nei miei articoli ma se c’è una cosa che ho capito è che non si può fingere di essere empatici.
L’empatia non è qualcosa che puoi far scattare per renderti avvicinabile e raggiungere il cliente. Nulla di più falso. Empatici si è, ed è una grande qualità, perché permette di creare
relazioni autentiche e di fiducia.
Ma empatici si può diventare, come ho spiegato in un recente articolo: bisogna imparare a mettersi nei panni dell’altro con umiltà.

3.L’umiltà, questa sconosciuta! La gentilezza e l’umiltà sono le basi della grandezza. Anche se sei un punto di riferimento nel tuo mercato e persone meno esperte si rivolgono a te per un consiglio, rimani umile: ognuno di noi merita rispetto e ci eleviamo elevando gli altri, non demolendoli.
Ho chiuso rapporti con persone che sfoggiavano competenze e grandezza: con il tempo si impara a valutare le persone e alla base di ogni rapporto umano e lavorativo ci deve essere la
fiducia, che nasce dall’affidabilità e dall’empatia.

4.I clienti che ti contattano hanno sì bisogno del tuoi aiuto pratico ma scelgono te non solo per ciò che fai, ma anche per ciò che sei, per ciò che sai trasmettere loro. L’affinità gioca un ruolo importante, hai solo bisogno di trovare chi apprezza chi sei.

5.I social network sono come Giano Bifronte: se da un lato sono un ottimo strumento di autopromozione, dall’altro sono una melma fangosa da cui troppo spesso se ne esce pieni di rabbia. In questo ultimo anno è cambiato il loro peso nella mia vita: il numero di follower e di like sono obiettivi effimeri. La felicità si raggiunge con la gentilezza e non donando e ricevendo like

6.Quest’anno mi ha insegnato la pazienza. E la consapevolezza della potenza di una risata.
Qualcuno ha scritto che la risata è una
frizzante santità: ci aiuta a respirare e ci restituisce fiducia in noi stessi, anche quando siamo spaventati o demoralizzati.
Ralph W.Emerson ha scritto che la persona più felice al mondo è quella che impara dalla natura le lezioni della preghiera.
Quindi uscite all’aperto, guardate in alto, guardate il cielo.
E camminate nel bosco, vi trasmetterà pace e sicurezza. Provare per credere: è la
potenza della natura.

Eccoci qui dunque, al 30 dicembre 2020. Si conclude un anno che spero abbia insegnato qualcosa a ognuno di noi.

Nella speranza di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati  e con l’augurio di lavorare con passione e con gentilezza, vi abbraccio e vi aspetto nel mio blog anche l’anno prossimo!

 

Sara Soliman
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Comunica e scrivi in modo empatico: coltiverai relazioni autententiche

Comunica e scrivi in modo empatico: coltiverai relazioni autententiche

L’empatia, nel copywriting e nella comunicazione, ha lo straordinario potere di creare relazioni. Ma si può imparare l’empatia?

Si fa un gran parlare di empatia. Di come comunicare in modo empatico, di come coltivare l’empatia, di come scrivere in modo empatico.

L’empatia è la capacità di entrare in sintonia con le altre persone, di capire il loro stato d’animo e le loro necessità, la loro gioia e il loro dolore.

Ma nella società di oggi, dove tutto corre in fretta e dove abbiamo poco tempo anche per noi stessi, è possibile coltivare l’empatia?

Io credo di sì, ma dobbiamo imparare a rallentare e coltivare l’ascolto.

Come possiamo pensare di essere compresi se noi per primi non ci poniamo in una situazione di ascolto con gli altri?

L’empatia nasce dall’ascolto, dal silenzio, dalla comprensione. 

E dall’esercizio di alcune buone pratiche.

Come coltivare l’empatia

Coltivare l’empatia non è semplice, ma esistono alcune buone pratiche che, se per alcuni corrispondono alla normalità, per molti invece non sono automatiche, abituati come siamo a vedere la vita dal nostro punto di vista.

Per cominciare possiamo allenarci a tenere questi cinque atteggiamenti, come ci consiglia Rick Hanson, che ha scritto un interessantissimo libro sulla resilienza.

1.Dovremmo abituarci prima di tutto a immergerci nella nostra interiorità: la consapevolezza di sé rafforza la consapevolezza degli altri.

2.Alleniamoci ad assumere il punto di vista altrui, prendendo coscienza del fatto che quanto a noi appare evidente e importante potrebbe non esserlo per gli altri. Ognuno è plasmato dall’ambiente in cui vive.

3.Arricchiamo il nostro bagaglio di competenze “culturali” e confrontiamoci con persone di provenienza diversa dalla nostra. Ciò ci aiuterà a diventare consapevoli di preconcetti inconsci che derivano dalla nostra cultura e dunque a diventare più rispettosi dei bisogni altrui.

4.Impariamo a cogliere le micro espressioni dell’altro, a guardarlo negli occhi e a non fermarsi alla superficie, proprio per cogliere le esigenze e le sofferenze che potrebbero celarsi dietro a un atteggiamento aggressivo o che non riusciamo a comprendere.

5.Alleniamoci a formulare ipotesi, che sono la chiave dell’empatia. Questo ci aiuta ad affinare la comprensione. 

Correggere poi le interpretazioni inesatte è importante per raggiungere una comunicazione empatica e dunque più autentica.

Consigli per comunicare e scrivere con empatia

Come comunicare in modo empatico

Riconoscere le emozioni degli altri, e avere la certezza che gli altri riconoscano le nostre, facilita la comunicazione.

Ricorda che:

Se non provi empatia e le tue relazioni personali non sono efficaci, non importa quanto sei intelligente: non arriverai lontano.

(Daniel Goleman)

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno e di pensare che quella persona ti capisce all’istante?

Spesso la chiamiamo “sintonia” ma quel che si crea in realtà è comunicazione empatica.

L’ empatia è uno strumento prezioso, forse l’unico, per ottenere fiducia.

Ognuno di noi desidera essere pienamente capito e compreso. Se il nostro interlocutore si sente capito e compreso è normale che vedrà in noi una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi.

Una comunicazione efficace fornisce certamente informazioni, dati, notizie e caratteristiche concrete ma comunica anche emozioni.

E quando entrano in gioco le emozioni comunicare anche con il corpo è fondamentale. La comunicazione non verbale comprende l’uso dl corpo, delle mani e l’uso del giusto tono di voce.

Questo perché:

Il messaggio è importante tanto quanto il modo con cui lo si esprime.

Se applichiamo questo concetto al commercio possiamo capire perché, anche se i clienti analizzano e valutano le decisioni di acquisto sulla base di fatti caratteristiche del prodotto, la decisione che spinge all’acquisto è influenzata dalle emozioni che il venditore o il brand dell’azienda riescono a trasmettere.

Anche i nostri collaboratori formano la loro idea su di noi sulla base di fatti e caratteristiche della persona, ma decidono di seguirci e fidarsi di noi in base delle emozioni, ovvero di quell’insieme di sensazioni e sentimenti che spingono ad agire e che generano fiducia.

Per avere una comunicazione più efficace e fare in modo che il tuo messaggio arrivi nel migliore dei modi a clienti e collaboratori, comincia allora mettere un po’ di emozione in quello che dici: usa le mani, muovi il corpo e concentrati anche sul tono di voce.

Come scrivere in modo empatico

Empatia significa anche saper creare e trasmettere emozioni. Come riuscire a trasmettere emozioni con il copywriting?

Prima di tutto cerca di non essere vago mentre scrivi: comunica concetti precisi, concetti cioè che evocano immagini dettagliate. A tale scopo informati bene e dai tutte le informazioni necessarie e in modo chiaro.

Quando ti è possibile scrivi di cose che ti appassionano e che conosci bene: il tuo testo risulterà più spontaneo e più vero. 

Allenati a non usare verbi all’imperativo. Niente ordini, insomma. Quante volte leggiamo on-line la famosa call-to-action Clicca, Scopri, Acquista?

Per il lettore è molto più coinvolgente essere condotto all’azione in modo più meno aggressivo. Invece di Leggi  utilizza Potresti leggere anche.

Oppure: invece di Acquista la macchina fotografica migliore che c’è sul mercato utilizza Con questa macchina fotografica rivivrai momenti indimenticabili.

In questo modo è come se accompagnassi il lettore, senza forzarlo, a fare la scelta migliore. E in più tocchi il suo lato emotivo.

Inoltre, secondo alcune ricerche di programmazione neuro-linguistica, il nostro cervello dubita di troppa sicurezza e spavalderia e preferisce un approccio più umano e meno infallibile.

Alcuni avverbi che esprimono dubbio quali forse, probabilmente o quasi – contrariamente a quel che si crede – contribuiscono a dare maggiore credibilità al messaggio e dunque a creare fiducia e relazioni.

Altro aspetto importante è quello di utilizzare il giusto tono di voce. E per non sbagliare è necessario conoscere il tuo pubblico di riferimento.

Il tono colloquiale e l’utilizzo del tu è sicuramente il modo migliore per entrare in sintonia con il lettore, ma ciò che conta è riuscire a emozionare. 

Perché si sa, i testi che funzionano meglio sono quelli che emozionano.

 

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Articolo a cura di Sara Soliman
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Immagine di copertina: Tim Marshall per Unsplash.com

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Assiomi della Comunicazione: quelle semplici proprietà della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali

Assiomi della Comunicazione: quelle semplici proprietà della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali

Fondamentali per chi si occupa di comunicazione, gli assiomi di Watzlawick rimangono un modello di riferimento per capire le dinamiche comunicative, anche nel lavoro

Comunicare con gli altri è una parte importante in ogni tipo di lavoro. Avere una comunicazione efficace permette di essere compresi e di raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo con l’atto comunicativo.

Per comunicare in modo efficace occorre innanzitutto ricordare che esistono regole comunicative universalmente prefissate. 

È inoltre importante saper ascoltare in modo attivo i propri interlocutori, prestando attenzione alle loro modalità espressive verbo-gestuali.

Tieni presente che ascoltare è cosa diversa da sentire. Senza ascolto non c’è comunicazione, perché diventa impossibile creare interazione tra le persone coinvolte.

Inoltre, anche ascoltando con attenzione potresti interpretare in modo non corretto il significato di ciò che ti stanno dicendo.

A tale scopo vediamo le implicazioni dei 5 Assiomi della Comunicazione di Paul Watzlawick, Janet H. Beavin e Don D. Jackson.

Assiomi della Comunicazione umana

Pragmatica della Comunicazione Umana, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore Roma, 2008. Disponibile su Amazon

Cosa significa comunicare?

Il termine comunicazione deriva dal latino com, cioè con, e munire, cioè legare e indica il trasferimento di informazioni. 

Nel suo significato originale, comunicare significa mettere in comune, cioè condividere pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti con gli altri.

Parliamo cioè di comunicazione interpersonale, quel tipo di comunicazione che vede come protagonisti due o più individui e che si basa su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano reciprocamente, anche se spesso senza rendersene conto. 

Potrebbe interessarti: Abbatti le barriere della comunicazione e scopri le 6 caratteristiche della comunicazione efficace

Tipi di Comunicazione

È possibile distinguere tre diversi tipi di comunicazione:

1. Comunicazione verbale

Riguarda la scelta delle parole e la costruzione logica delle frasi, secondo le strutture grammaticali e sintattiche della propria lingua.

La comunicazione verbale (CV) utilizza un codice digitale fatto di segni arbitrari, cioè di simboli utilizzati convenzionalmente per designare una determinata parola.

È il livello che indica ciò che si dice o, nel caso della comunicazione scritta, ciò che si scrive.

2.  Comunicazione non verbale

Riguarda tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura e i propri movimenti o attraverso la posizione che si occupa nello spazio.

Comprende inoltre mimiche facciali, sguardi, gesti e posture. Ma anche andature e abbigliamento. È il cosiddetto linguaggio del corpo.

La comunicazione non verbale (CNV) utilizza un codice analogico, riproducendo per immagini ciò a cui fa riferimento. 

3.  Comunicazione paraverbale

Essa riguarda la voce (tono, volume, ritmo), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore, come ad esempio tamburellare sul tavolo o emettere suoni. 

Riguarda il modo in cui la comunicazione viene espressa.

Nel messaggio scritto la comunicazione paraverbale riguarda l’uso della punteggiatura, che ha lo scopo di inserire il ritmo della frase.

Sia il non verbale che il paraverbale inviano messaggi spesso inconsapevoli e di tipo emotivo.

Scuola di Palo Alto: i 5 Assiomi della Comunicazione Umana di Paul Watzlawick

Nel 1967, lo psicologo Paul Watzlawick e altri importanti esponenti della Scuola di Palo Alto pubblicarono l’esito delle loro importanti ricerche in Pragmatica della comunicazione umana*, volume che tuttora rappresenta il principale punto di riferimento nel mondo della comunicazione interpersonale.

Secondo gli autori gli esseri umani comunicano tutti i giorni, attraverso parole o gesti, più o meno consapevolmente, per descrivere fatti ed eventi e per intraprendere relazioni sociali.

Gli assiomi, nel linguaggio filosofico e matematico, sono delle verità evidenti e indiscutibili alla base di numerose dimostrazioni e teoremi.

Paul Watzlawick, J. H.Beavin e D. D. Jackson definiscono gli assiomi della comunicazione come:

“alcune proprietà semplici della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali”.

Comunicazione Assiomi

I 5 Assiomi della Comunicazione individuati da Watzlawick, Beavin e Jackson  

I tre studiosi ne hanno individuati cinque. Vediamoli brevemente e cerchiamo di capire le loro influenze sulla comunicazione.

1°Assioma: non si può non comunicare

La non-comunicazione è impossibile, perché qualsiasi comportamento comunica qualcosa di noi ed è impossibile avere un non-comportamento. 

Il comportamento ha dunque valore di messaggio.

Anche una persona passiva e silenziosa trasmette la volontà di non comunicare e sta comunque inviando un messaggio. Comunica di non voler comunicare. 

“L’attività,le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri, e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro”.

La comunicazione può essere dunque involontaria, non intenzionale, non conscia e anche inefficace, ma avviene comunque.

2°Assioma: all’interno di ogni comunicazione si possono individuare due livelli

“Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione”.

Watzlawick afferma che esistono due livelli di comunicazione.

Il primo è quello del contenuto, e indica cosa stai comunicando, il secondo è quello della relazione, e indica il tipo di relazione che vuoi instaurare con la persona a cui ti rivolgi. 

I messaggi che gli esseri umani si scambiano tra loro non possono essere considerati semplici trasmissioni di informazioni. 

Oltre al contenuto oggettivo del linguaggio, ossia i dati che esso trasmette in superficie, c’è anche un aspetto che definisce la relazione stessa dei soggetti interessati.

In sostanza, conta “che cosa diciamo” e anche “come lo diciamo”. 

Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. 

“La capacità di metacomunicare in modo adeguato non solo è conditio sine qua non della comunicazione efficace, ma è anche strettamente collegata al problema della consapevolezza di sé e degli altri”.

Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine, oltre al contenuto (cioè la volontà che il destinatario del messaggio compia l’azione indicata), esprime anche il tipo di relazione che intercorre tra chi comunica e il suo destinatario, in questo caso quella di superiore/subordinato.

3°Assioma: la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura della sequenza degli eventi

La comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e modificano durante l’interazione tra più individui. 

Queste diverse interpretazioni dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi, ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l’unica versione possibile dei fatti sia la propria. 

Nella vita di coppia, per esempio, il rischio è quello di osservare la situazione esclusivamente dal proprio punto di vista, usando cioè la propria punteggiatura e non riuscendo a cogliere quella dell’altro. 

La punteggiatura (o, semplicemente, il punto di vista) determina i comportamenti ed è quindi alla radice dei conflitti di relazione.

4°Assioma: la comunicazione avviene attraverso i canali verbali e non verbali. Il primo utilizza modalità digitali, il secondo criteri definiti analogici

La comunicazione digitale riguarda l’uso delle parole, cioè dei segni convenzionali usati per designare qualcosa. 

Ciò che caratterizza questo tipo di comunicazione è l’arbitrarietà tra le parole e ciò che rappresentano. Cioè, nel linguaggio verbale la cosa matita corrisponde al nome matita. 

La comunicazione analogica (ad esempio un’immagine) si basa invece sulla somiglianza (detta appunto analogia) tra la comunicazione in essere e l’oggetto stesso della comunicazione.

Cos’è dunque la comunicazione analogica? È ogni comunicazione non verbale, che però va valutata considerando il contesto in cui ha luogo l’interazione (come l’espressione del viso o la cadenza delle parole).

È bene ricordare che la comunicazione analogica ha le sue radici in periodi arcaici dell’evoluzione e la sua validità è quindi molto più generale del modulo numerico della comunicazione verbale, più astratto e relativamente recente.

L’uomo è il solo organismo che si conosca (ma anche delfini e balene) che usi moduli di comunicazione sia analogici che numerici.

Questo fatto è molto importante perché tale tipo di linguaggio, scrive Watzlawick:

“serve a scambiare informazioni sugli oggetti, oltre ad aver la funzione di trasmettere la conoscenza di epoca in epoca”.

I due sistemi sono congruenti tra loro, ed è questo un elemento a cui facciamo riferimento nel corso delle nostre interazioni con gli altri. 

Se una persona afferma di essere interessata a ciò che stiamo dicendo ma guarda altrove, si verifica una discrepanza tra il contenuto e la forma che mina l’esito della conversazione stessa.

5°Assioma: gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza

Si ha un’interazione simmetrica quando gli interlocutori si considerano sullo stesso piano, e quindi di pari livello.

In questo caso i soggetti tendono a rispecchiare uno il comportamento dell’altro, arrivando spesso ad accesi scontri, considerandosi sullo stesso piano.

L’interazione complementare, al contrario, si verifica quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso piano.

Ciò emerge chiaramente dai loro scambi, che pongono uno dei due in una posizione di superiorità e l’altro in una posizione subordinata.

Ne sono un classico esempio le interazioni tra dipendenti e datori di lavoro.

Concludendo, l’impossibilità di non comunicare rende comunicative tutte le situazioni interpersonali che coinvolgono due o più persone.

L’ambiguità, spesso inevitabile, si forma proprio nei problemi di traduzione da un modulo all’altro che il trasmettitore e il ricevitore devono affrontare.

La conoscenza dei 5 Assiomi della comunicazione è molto importante per chi si occupa di comunicazione, giornalismo o web-marketing perché consente di comprendere e di gestire situazioni di conflitto che si formano, inevitabilmente, nelle interazioni.

Potresti leggere anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

 

Testo di riferimento:
*Pragmatica della Comunicazione Umana, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Casa Editrice Astrolabio. Lo trovi su Amazon

Foto di copertina: Ben White per Unsplash.com

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Come scrivere una Newsletter efficace e impostare una strategia di Email Marketing

Come scrivere una Newsletter efficace e impostare una strategia di Email Marketing

I dati dimostrano come l’email marketing sia molto più efficace dei social media nell’acquisire nuovi clienti. Ed è, insieme al telefono, lo strumento migliore per chiudere un contratto.

Negli ultimi anni i modi per vendere i tuoi prodotti on-line si sono moltiplicati e molti pensano che la newsletter e l’email marketing non servano più a nulla.

Sbagliato! L’email marketing resta uno strumento molto utile per generare profitti sul web, come confermano circa due terzi dei manager intervistati secondo note ricerche di mercato.

Bastano un paio di dati per rendersi subito conto che con le Newsletter si possono ottenere buoni risultati.

L’email marketing infatti:

  • è 40 volte più efficace dei social network per ottenere nuovi clienti;
  • offre un tasso di conversione del 17% più alto (dati McKinsey & Company);
  • hanno un ROI (ritorno sugli investimenti) stimato del 4.300 per cento;
  • ogni euro speso per l’email marketing offre un ritorno di 44 euro (dati Direct Marketing Association)*

Ti ho incuriosito?

Continua a leggere e vedrai che ti convincerai anche tu di quanto lo strumento dell’email marketing sia ancora un modo efficace per concludere contatti.

newsletter

Riceviamo ogni giorno tante email. Forse è proprio per questo che la fiducia nell’email marketing è andata col tempo scemando a vantaggio di altri strumenti quali i social media, anche se meno efficaci

Newsletter: perché è essenziale

La comunicazione tra aziende e clienti è sempre più demandata ai social media, ma l’Email marketing ha due caratteristiche fondamentali che la differenzia dai social media: 

  1. La personalizzazione.
  2. La possibilità di essere inviate “al momento giusto”.

Inviare la mail giusta alla persona giusta permette di creare comunicazioni personalizzate in grado di far sentire speciale l’utente.

Certo, il passo non è breve, ma la possibilità di esserci al momento giusto (come ad esempio inviare un buono sconto per un acquisto il giorno del compleanno di un iscritto alla newsletter) è un primo step per trasformare un semplice contatto in un cliente.

Prima di addentrarci su come impostare una strategia di email marketing efficace cerchiamo di capire cosa sono le mailing list, la newsletter, l’email marketing e vediamone le differenze.

Mailing List, newsletter, email marketing

La Mailing list

La mailing list (in italiano lista di corrispondenza o lista contatti) è una lista di nominativi in formato email, i cui intestatari hanno in comune uno o più interessi o caratteristiche specifiche. 

I destinatari della mailing list rilasciano volontariamente il loro indirizzo email per essere informati su prodotti, servizi o novità.

L’organizzazione dei dati e la creazione di liste di utenti va strutturata sulla base del loro canale di provenienza (web, evento) e sul loro status: lead, cliente, fornitore.

Questa attività è detta segmentazione ed è la base di un’efficace strategia di email marketing.

Ma una buona segmentazione è possibile solo se alla base è stata fatta una buona profilazione, cioè se sono state raccolte quante più informazioni possibili per conoscere la Buyer Persona della tua attività.

Leggi anche: Per farti trovare dai tuoi potenziali clienti devi conoscere il tuo target di riferimento: le Buyer Personas

La Newsletter

La newsletter è una “lettera” in formato email che l’azienda invia alla lista contatti da cui ha ottenuto il consenso esplicito, la mailing list.

Le newsletter vengono spedite regolarmente (una a settimana è la frequenza consigliata), di solito seguendo un calendario editoriale che comprenda offerte commerciali ma anche informazioni utili e argomenti di interesse per il tuo lettore.

Come impostare correttamente la newslwtter:

  1. Rendila responsive e ottimizzata per i dispositivi mobili,
  2. L’oggetto dell’email deve essere breve, veritiero e convincere all’apertura,
  3. Personalizza il messaggio con un “Buongiorno Marta”: tutti i sistemi di newsletter ti permettono di gestire le variabili collegate ai dati del tuo utente al momento della registrazionene,
  4. Costruisci il contenuto grafico e testuale con la modalità della piramide rovesciata, cioè richiama sin da subito l’attenzione dell’utente sull’obiettivo di conversione e trascinarlo più in basso verso la CTA finale (Call To Action o chiamata all’azione), un link o un pulsante che faciliti il percorso dell’utente verso l’obiettivo di conversione (quella cosa che noi vorremmo facesse l’utente grazie alla nostra mail).
    Potrebbe essere la lettura di un articolo nel nostro blog o la visione (o l’acquisto) di un prodotto nel nostro sito;
  5. Individua il momento ideale per l’invio, aspetto fondamentale per il successo delle tue newsletter. Bisogna cercare di capire quali sono i giorni e gli orari in cui è più probabile che i tuoi clienti aprano e leggano le email.
    Naturalmente è un dato che varia da azienda ad azienda, non c’è uno standard valido per tutti.
    Per scoprire qual è la tempistica devi analizzare il tuo pubblico target ed effettuare dei test, inviando le newsletter in giorni ed orari diversi e studiando i risultati.
L’Email Marketing

L’email marketing è una tipologia di direct marketing in cui si comunicano informazioni, contenuti e proposte commerciali attraverso le email.

Questa tecnica di marketing comprende newsletter, mailing list e, soprattutto, una buona strategia che guida le azioni intraprese. 

Creare una campagna di email marketing è semplice dato il numero delle piattaforme disponibili e della relativa semplicità di impostazione, ma creare una strategia efficace è un’altra cosa. Se il tuo scopo è quello di creare profitto non puoi lasciare nulla al caso.

L’importanza del testo della newsletter

Come copywriter, so quanto siano importanti tanto le parole che scrivi nelle tua email tanto il modo in cui le scrivi.

Mi sento di darti alcuni consigli:

  • fai in modo che il testo sia scritto in modo semplice e leggibile,
  • scrivi in modo empatico, che aiuta a creare fiducia,
  • considera il tono di voce,
  • cura la leggibilità del testo, organizza in paragrafi, nel caso inserisci elenchi puntati,
  • inserisci immagini di qualità, meglio se personalizzate,
  • fai attenzione alla grafica, che deve rispecchiare quella del tuo sito web e del tuo brand.

Ho scritto alcuni articoli su come scrivere contenuti per il web, te ne segnalo tre:

Per quanto riguarda le tematiche da proporre ricorda che è necessario studiare i contenuti in modo che siano rilevanti e di interesse per il lettore.

Puoi ad esempio studiare i competitor, chiedere ai tuoi stessi clienti tramite sondaggi, analizzare i contenuti di maggiore successo sul tuo sito web.

La creazione di una newsletter non dev’essere un’entità a sé stante, ma fa parte sempre più dell’immagine coordinata di un’azienda. 

Devi fare in modo che quando il lettore apra la newsletter non si senta disorientato, anzi, deve sentirsi all’interno della tua azienda.

Come impostare una strategia di email marketing efficace

Grazie ai moderni strumenti disponibili online anche gratuitamente, all’apparenza sembra molto facile creare una newsletter.

È sufficiente aprire un account gratuito, impostare i propri dati, compilare un template standard messo a disposizione dalla piattaforma prescelta, scrivere qualche riga ed effettuare l’invio. 

Spesso però ci si accorge che queste newsletter non portano i risultati sperati. Come mai? 

Spesso manca una strategia di creazione, ossia una programmazione ragionata di contenuti rilevanti.

Vediamo insieme le caratteristiche di una strategia di email marketing efficace.

I 5 elementi chiave per impostare un'email marketing di successo
1. Assumi il punto di vista del cliente

Le email inviate ai propri contatti (potenziali clienti o clienti acquisiti) devono apportare valore per l’utente, rispondendo ai bisogni specifici di quelle persone. 

L’email è efficace se è innanzitutto orientata al cliente. 

In pratica, chi si è iscritto alla newsletter vuole ricevere email che soddisfano i suoi interessi. 

E noi dobbiamo fare in modo che questo avvenga. Nel momento in cui una persona si iscrive a una newsletter, ha già superato gli stadi di Attract e Convert e diventa un lead a tutti gli effetti.

Lo scopo dell’email marketing è quello di creare una relazione con il cliente e trasformare con il tempo un lead (contatto) in un cliente attraverso un processo che viene definito lead nurturing, nutrimento del contatto.

Come sostiene Dallas McLaughlin di KISSmetrics, piattaforma di analisi dati:

“Quando sai chi sono i tuoi visitatori e quale è la loro intenzione, puoi personalizzare il contenuto del tuo sito in modo da riflettere i loro interessi. Questo si tradurrà in tassi di conversione più elevati e un maggior ritorno sull’investimento.”

Conoscere i clienti e personalizzare i contenuti in base ai loro interessi: questo è il punto da cui partire.

2. Definisci l’obiettivo della campagna

Bisogna poi definire l’obiettivo o gli obiettivi per il quale un’azienda vuole impostare delle campagne di email marketing.

Questa è la base per avere controllo sulla campagna e per determinare poi se i risultati sono soddisfacenti.

La definizione dell’obiettivo consente cioè di sapere se la campagna è efficace e costituisce il presupposto sul quale valutare l’implementazione delle diverse strategie e tecniche.

In base all’obiettivo è possibile poi comprendere lo status quo del progetto e modificare le tecniche che stiamo mettendo in atto se non siamo soddisfatti.

Possiamo confrontare strade e opzioni diverse e cambiare direzione. 

Esempio: l’obiettivo è quello di attirare nuovi clienti, o voglio mantenere quelli attuali? Voglio aumentare la popolarità del mio brand, fidelizzare nuovi clienti o la campagna è finalizzata alla vendita di un prodotto o un servizio? 

Le risposte a queste domande sono di vitale importanza per far sì che una campagna di email marketing abbia successo. 

3. Scegli la piattaforma giusta

Il mio consiglio è quello di scegliere un software professionale. 

Questo ti garantisce certezza di invio, sicurezza dei dati, disponibilità di sistemi antispam e una serie di funzionalità aggiuntive di sicuro interesse, come la possibilità di fare dei test o la segmentazione del pubblico.

Le piattaforme più usate per la creazione di campagne di email marketing sono Mailchimp, ActiveCampaign e l’italiana Kloudymail.

4. Crea la tua lista contatti

Abbiamo già parlato della mailing list come elemento fondante della strategia di email marketing.

Per aumentare gli iscritti ti consiglio di inserire nel tuo sito un form per l’iscrizione alla newsletter e di promuoverla anche nei social media che utilizzi.

Cerca di sottolineare i vantaggi che l’iscrizione comporta, come ad esempio offerte speciali, news, anteprime di prodotti, accesso a contenuti extra, inviti ad eventi esclusivi o altro.

Una buona pratica è quella di inviare una sorta di regalo in cambio dell’iscrizione.

5. Non sottovalutare la fase di controllo: l’utilità del KPI

Gli indicatori chiave di prestazione (Key Performance indicator, KPI) costituiscono una parte importante delle informazioni necessarie per capire se stai progredendo verso i tuoi obiettivi di business e marketing.

Grazie al KPI, a seconda degli obiettivi che hai determinato, puoi valutare l’andamento delle campagne di email marketing ed eventualmente modificare la strategia

Alcuni indicatori utili sono:

  • Tasso di apertura delle email, calcolato rispetto al numero di email inviate.
  • Percentuale di click rispetto al numero di email lette.
  • Numero di disiscrizioni dalla mailing list.
  • Numero di Hard Bounce (si riferisce a un messaggio di errore rispedito sui server e indica il numero di persone che non hanno ricevuto la tua email perché l’indirizzo non è valido o non esiste più).
  • Segnalazioni di Spam.
  • Numero di conversioni dirette.
  • Numero di conversioni indirette.

Ricapitolando, per ottenere risultati con l’email marketing, è necessario: progettare, individuare l’obiettivo che si vuole ottenere dalla campagna, il saper scrivere una buona newsletter e il saper leggere i risultati.

Se hai bisogno di alcuni consigli scrivimi, sarò felice di aiutarti.

* Fonte dati Marketers.it

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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