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Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

È sempre difficile trasmettere per iscritto il tono di voce, ma se individui quello giusto puoi raccontarti al tuo pubblico in modo efficace. Una breve guida per la scelta tra tono informale, formale e moderato

Prima di condividere i contenuti sul web (blog o social) il bravo copywriter sa che deve fare un lavoro di progettazione e pianificazione dei suoi contenuti.

Nella fase di progettazione, oltre al definire gli obiettivi della comunicazione e il destinatario, è importante scegliere tono, stile e formalità del testo.

Il tono del testo è importante almeno quanto la qualità del contenuto che decidi di condividere e quanto l’organizzazione del testo.

Non sottovalutare il tono di voce: toni diversi inviano al lettore messaggi emotivi diversi.

Usare il tono in modo opportuno ti permette di raccontare la storia del tuo brand in un modo efficace e di costruire un rapporto di fiducia con il tuo pubblico.

Vediamo insieme cos’è il tono di voce e come scegliere quello più adatto alla comunicazione della tua attività.

Tono di voce: cos’è

Il tono di voce è qualcosa di piuttosto complesso, dal momento che, se a voce è semplice da intuire, è invece difficile da trasmettere per iscritto.

Sì, perché:

Il tono non riguarda quello che dici, ma come lo dici,
il sentimento che trasmetti con le parole.

Le tre tipologie di tono di voce

Il tono di voce (o Tone of voice) è qualcosa di molto difficile da trasmettere e, se sui social grazie alle emoji riusciamo a chiarire le nostre intenzioni, su altre piattaforme di condivisione di contenuto (come il blog) la cosa non è così immediata.

Dal momento che sul blog non è sempre una buona scelta usare le emoji, è meglio se impariamo a gestire e scegliere il tono in modo corretto.

Puoi scegliere tra tre tipi di tono di voce: tono formale, moderato e informale.

1. Tono formale

È il tono che usiamo per rivolgerci a persone che non conosciamo; è un tono educato e rispettoso, adatto per comunicazioni ufficiale come e-mail, proposte, preventivi. 

Questo tono è quasi sempre accompagnato dall’impersonale o dall’uso del voi.

Nei social è il tono che dovrebbero usare alcune categorie di professionisti, come avvocati, medici, istituzioni pubbliche e ogni volta che il contenuto del post o della sponsorizzata è serio.

Anche sul web, la scrittura scientifica o tecnica è spesso formale, usa una terminologia complessa e un approccio impersonale alla materia. 

Il tono formale si caratterizza da: 

  • una grammatica molto accurata,
  • frasi più lunghe,
  • espressioni complesse e parole ricercate.

2. Tono moderato

È un tono più rilassato rispetto al precedente, ma sempre rispettoso.

Lo usiamo quando parliamo a persone conosciute e con cui abbiamo un rapporto che però non definiamo amicizia. In questi casi si utilizza l’impersonale o un tu molto rispettoso.

Il tono moderato è sempre una scelta saggia quando il pubblico non è facile da definire o è vario: non è freddo come il tono formale ma non è invasivo e confidenziale come l’informale.

3. Tono informale

È il tono che usiamo con i nostri amici, dove nessuno si offende se usiamo l’ironia, emoji o altre libertà linguistiche. 

È l’ideale per tutti i contenuti destinati a un pubblico giovane (Generazione Alpha e Zeta) e quando il prodotto lo permette: abbigliamento, notizie divertenti, bevande ecc.

Importante:

  • Non confondere il tono con la formalità (dare del tu o del lei – lo vediamo tra un po’);
  • Fai attenzione all’ironia: ricorda che ognuno la interpreta a suo modo per cui utilizzala solo se sai come reagirà il lettore;
  • Non discriminare: fai attenzione con argomenti come il sesso, la razza, le opinioni politiche o la religione. Sono argomenti sensibili e una parola fuori posto rende qualcosa di scritto in buona fede qualcosa di esplosivo;
  • Definisci con attenzione il tono di voce aziendale, stabilisci il tono standard e le deviazioni concesse (quando ad esempio usare le emoji) perché ciò segna il rapporto con i propri clienti.
  • Se vuoi optare per un tono informale e umoristico assicurati di avere una comprensione approfondita del pubblico a cui ti rivolgi.

Ricorda:

Se stai creando un contenuto, quel contenuto avrà un tono, anche se non lo usi intenzionalmente.

È un aspetto inevitabile della scrittura: imparando a sfruttarlo, puoi imparare a connetterti con il tuo pubblico, favorire le relazioni e costruire il tuo marchio.

Tone of Voice

Scegliere il tono di voce da adottare è importante quanto scegliere la forma del testo e il contenuto

Da cosa dipende la scelta del tono di voce?

Definire il tono di voce deve rappresentare una solida base su cui poi poter lavorare nella creazione di contenuti. 

Ma da cosa dipende la scelta del tono di voce?

Prima di tutto devi conoscere il tuo pubblico: in fin dei conti, il tuo prodotto è pensato per una certa categoria di persone. Per questo motivo, a monte di ogni strategia di marketing c’è l’individuazione delle buyer personas, il tuo target di riferimento, il tuo cliente tipo.

Oltre al tuo pubblico devi ovviamente conoscere bene te stesso, ciò che rappresenti (i tuoi ideali e i tuoi obiettivi), ciò che contraddistingue il tuo brand, i tuoi prodotti o servizi.

Devi poi tenere in considerazione i contenuti che hai già pubblicato, e con i quali hai già creato una connessione con i tuoi clienti.

Inizia identificando i tuoi contenuti che hanno avuto maggior successo, in base alle metriche che sono più importanti per te (possono essere il numero di like, il numero di condivisioni o di commenti al tuo post).

Poi, mentre li leggi, prova a porti queste domande: 

  • Come sono scritti questi articoli? Sono molto seri, appassionati o umoristici?
  • Questi contenuti riflettono i tuoi valori fondamentali?
  • Questi contenuti rispondono ai bisogni e agli interessi che hai identificato per il tuo target?
  • Quali contenuti sembrano funzionare meglio e quali peggio?
  • Cosa hanno in comune questi testi? Il tono? La lunghezza? La struttura? 

Usa le tue osservazioni per identificare il tono che è più efficace per te e che ti aiuta meglio a raggiungere i tuoi obiettivi.

Una volta definito cerca di mantenerlo con coerenza in ogni tua pubblicazione.

Devo dare del tu o del lei? (livello di formalità)

Negli ultimi anni i social hanno spinto tutta la comunicazione aziendale verso l’informalità e dunque all’uso generalizzato del “tu”, insieme a emoticon e abbreviazioni.

Nei social e nei blog il tu è quasi sempre una buona scelta. 

Quasi sempre, appunto. Il lei va riservato, anche sulle chat, a settori quali la finanza e ai professionisti con i quali non c’è un rapporto diretto e grandi istituzioni pubbliche o private.

Scegli il tono di voce da utilizzare con i tuoi lettori tra il tu o il voi, il noi o la forma impersonale e mantienilo in ogni tuo scritto.

Il mio consiglio: usa l’io/noi se parli per un’azienda rivolgendoti al singolo, usa io/tu se invece parli per un professionista o un freelance; usa il voi se il target non si presta a un linguaggio informale o se ti rivolgi a una community affiatata.

Ricorda che la massima personalizzazione è l’ideale, anche per quanto riguarda il genere.

Se personalizzare il genere non è possibile, ci sono modi per aggirare il maschile e il femminile come ad esempio cambiare il verbo o l’intera frase (è il caso di Pensi davvero di..? al posto di Sei certo di..? Oppure La tranquillità di viaggiare al posto di Viaggia tranquillo).

A questo proposito ti consiglio di leggere: Copywriting inclusivo: sul web e sui social usa un linguaggio che non discrimina

Fai attenzione allo stile burocratico, ai testi troppo pressanti del marketing, allo stile troppo professionale.

Il tono di voce è collegato al lettore di riferimento, alle tue buyer personas: sul tema puoi leggere Per farti trovare dai tuoi potenziali clienti devi conoscere il tuo target di riferimento: le Buyer Personas

Spero tu possa trovare in questo articolo qualche ispirazione per stabilire il tuo Tone of voice, se hai qualche domanda o curiosità non esitare a scrivermi nel box qui sotto.

Per ulteriori approfondimenti puoi leggere:

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Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e Scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

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È possibile riconoscere un testo scritto dall’intelligenza artificiale?

È possibile riconoscere un testo scritto dall’intelligenza artificiale?

I motivi per cui oggi cerchiamo di riconoscere i testi scritti dall’AI non sono da sottovalutare. L’ obiettivo non è penalizzare l’uso dell’AI in sé, ma verificare che i contenuti siano davvero utili e originali per chi legge

Sono moltissimi oggi i testi per il web scritti con l’intelligenza artificiale e saperli riconoscere non è sempre facile (e spesso nemmeno possibile con certezza), ma ci sono alcuni segnali tipici che puoi osservare. 

Bada bene però, guarda a questi segnali come delle indicazioni, non come prove definitive.

Tuttavia, quando si presentano congiuntamente nello stesso testo, vedremo che possono rendere più plausibile l’ipotesi di un utilizzo dell’AI.

Sappiamo inoltre che i programmi per il riconoscimento di testi scritti con AI (ad esempio GPTZero o Turnitin AI detector) possono sbagliare sia in negativo sia in positivo, rilevando la presenza della scrittura con AI anche dove non c’è.

Sono programmi che analizzano prevedibilità dei testi e stile linguistico ed essendo il linguaggio dei chatbot costruito su enormi dataset di testi umani, ha imparato a simulare stili, sfumature e persino errori tipici della scrittura umana, rendendo la distinzione sempre più difficile.

Riconoscere un testo autentico da uno scritto con l’AI rimane però importante per alcuni aspetti che andremo a vedere nella seconda parte di questo articolo, dopo aver analizzato i segnali della scrittura “robotica” di Chat GPT e simili.

Segnali comuni nei testi scritti da AI     

Aspetti che riguardano il contenuto, la sintassi e l’organizzazione del testo possono aiutarti a riconoscere i testi scritti con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Ecco i principali.

1.Stile molto uniforme e “pulito”

Non v’è dubbio che le frasi scritte da AI siano ben costruite e non presentino errori grammaticali. 

Sono testi piacevoli da leggere sembrano scritti “allo stesso livello”, senza cambiamenti di voce o ritmo. Manca un tono personale, emozionale e lo stile risulta piuttosto piatto.

Inoltre non ci sono sbavature e imperfezioni tipiche della scrittura spontanea. Non troverai mai, ad esempio, una e dopo la virgola (che non è sempre un errore) o una frase che inizia con un ma o un beh.

2.Struttura molto ordinata, quasi scolastica

L’AI tende a seguire schemi testuali con introduzioni, svolgimenti e conclusioni. Spesso, questi testi generati con Gemini, Claude o ChatGPT iniziano con una definizione e terminano con un riassunto che inizia con In conclusione o In sintesi. 

Anche la punteggiatura è ripetitiva e le frasi hanno spesso una lunghezza simile. Non trovi l’alternanza tra periodi lunghi e frasi brevi tipica della scrittura umana.

3.Utilizzo eccessivo degli elenchi

L’AI tende a proporre gli argomenti in modo schematizzato, con liste puntate o numerati, anche quando un discorso fluido sarebbe più naturale.

Utilizzare gli elenchi puntati o numerati non è un errore, anch’io ne faccio uso sia nella creazione di testi per pagine web sia nella redazione di articoli per il blog: la viualizzazione schematica della informazioni aiuta la comprensione e a memorizzare.

Gli elenchi proposti da AI sono però fin troppo schematici, spesso uguali come numero di parole impiegate e non vi è un minimo approfondimento, anche dove sarebbe necessario.

4.Utilizzo di parole di transizione e connettivi logici

Nei testi generati con l’AI abbondano di solito anche i connettivi testuali, cioè parole come perciò, inoltre, dunque, tuttavia, insomma, quindi, di conseguenza, usate per stabilire una relazione tra due parti e dare un senso a due frasi che apparentemente potrebbero sembrare sconnesse.

I connettivi conferiscono fluidità al testo e guidano il lettore attraverso il ragionamento, evidenziando relazioni di causa-effetto, di contrasto, o dii tempo. AI però ne fa un uso eccessivo, prova a farci caso.

5.L’uso continuo delle avversative

Questo è un altro aspetto tipico che ti permette di riconoscere e scovare i testi generati dall’AI sul web: l’uso continuo di proposizioni avversative. 

Parliamo di quelle frasi introdotte da congiunzioni come ma, però, tuttavia, anziché e che hanno la funzione di limitare o correggere quanto affermato nella coordinata principale.

L’uso delle avversative è normale in un testo approfondito, ciò che emerge qui è la frequenza con cui vengono utilizzate (molto spesso più volte nella parte centrale di un testo).

L’AI dimostra la sua neutralità (e non potrebbe essere diversamente) usando con costanza la struttura:

  • idea positiva + MA + limitazione o ridimensionamento

Ad esempio: L’idea è buona, ma manca di approfondimento

  • idea negativa + MA + integrazione

Ad esempio: Il testo non è molto approfondito, ma le idee sono buone

Possiamo parlare di una coerenza quasi sospetta: tutto sembra molto equilibrato, senza opinioni o prese di posizione, nessuna riflessione o dubbio, nessuna contraddizione tipica delle affermazioni umane.

6.Generalizzazioni e vaghezza

A livello di contenuto si nota come l’AI spesso eviti dettagli specifici e le sue risposte, anche se corrette, sono spesso generiche.

Usa frasi tipo: “È importante considerare che…” senza però citare esempi concreti.

Mancano riferimenti all’esperienza personale, aneddoti, opinioni. 

Non potendo attingere a esperienze di vita reale, gli esempi prodotti da AI risultano generici o stereotipati.

7.Ripetitività

Una caratteristica che viene sempre più spesso attribuita ai testi prodotti con strumenti come ChatGPT o software simili è la tendenza a ripetere lo stesso concetto con parole diverse.

Talvolta questa ripetizione riguarda persino la stessa frase, riformulata più volte con l’obiettivo di rafforzare il messaggio.

8.Gusto per l’enfasi

Nei testi generati da Chat GPT c’è in generale un gran gusto per l’enfasi: è tutto epocale, clamoroso e importantissimo.

Il linguaggio è particolarmente carico, intenso ed espressivo, con l’obiettivo di dare maggiore forza a ciò che si sostiene.

Con l’obiettivo di rafforzare un concetto è comune l’uso di parole forti o assolute come straordinario, fondamentale, incredibile.

Di conseguenza il testo risulta spesso artificiale o esagerato e i contenuti sembrano “gonfiati” e per niente naturali.

Molte sono poi le frasi d’effetto, soprattutto in chiusura di paragrafo.

Se poi ci si limita al copia-incolla…

Vediamo altri campanelli d’allarme di scrittura eseguita da AI, classici indizi di testi copiati senza aver eseguito nemmeno un minimo di editing (controloo del testo):

  • Titoli scritti con la maiuscola a ogni parola
  • Maiuscola dopo l’apertura dei due punti
  • Apostrofo dritto al posto di quello curvo
  • Uso abbondante del trattino lungo (—), un comune segno d’interpunzione usato per gli incisi e i dialoghi, molto diffuso nei testi anglosassoni ma meno in quelli italiani.

Inoltre, a quanto pare, i chatbot, amano usare gli emoji: il 70 per cento dei messaggi creati con ChatGPT ne contiene almeno uno, secondo un’analisi del Washington Post.

Insomma, se consideriamo questi segnali tutti insieme non è poi impossibile riconoscere un testo scritto da AI: certo non è qualcosa che si può provare con certezza ma in caso di necessità, come si suol dire, “più indizi fanno una prova”.

Per utilizzare l’AI in modo corretto, come aiuto nella creazione di testi, pui leggere: Scrivere con l’AI: le regole per non sbagliare e creare testi efficaci

Riconoscere testi scritti con AI

L’AI può essere un aiuto interessante per la scrittura dei testi, ma va considerata come un assistente e non come un sostituto del lavoro umano

 

Perché cercare di capire quali sono i testi scritti dall’AI?

Capire se un testo online è stato generato con l’Intelligenza Artificiale è diventato sempre più importante per garantire qualità, affidabilità e posizionamento sui motori di ricerca.

L’obiettivo non è penalizzare l’uso dell’AI in sé, ma verificare che i contenuti siano davvero utili, accurati e originali per chi li legge.

Evitare dunque la diffusione di contenuti generici, banali e “robotici” che non offrono un reale valore aggiunto.

Abbiamo visto che Google premia i contenuti che dimostrano Experience, Expertise, Authoritativeness, and Trustworthiness (E-E-A-T): di conseguenza garantire autenticità dei testi significa garantirne la qualità.

Puoi trovare un approfondimento a questo concetto all’articolo Cos’è la GEO, in cosa si differenzia dalla SEO e come creare contenuti ottimizzati GEO

Altro importante obiettivo è quello di assicurarsi che il sito non venga percepito dai motori di ricerca come un produttore di spam, il che porterebbe a una riduzione della visibilità danneggiando l’autorevolezza del dominio.

Ultimo ma non meno importante motivo riguarda la fiducia dei lettori, che amano sapere se stanno leggendo qualcosa di autentico o qualcosa di creato da una macchina. Se parliamo poi di settori delicati come la finanza o la salute conoscere la fonte delle informazioni e sapere che dietro allo schermo c’è un essere umano diventa ancora più importante.

Tutti gli aspetti che abbiamo visto, e che caratterizzano la scrittura dei chatbot, dovrebbero aiutare a far capire che nulla può sostituire la scrittura umana in termini di qualità.

Chi si occupa di comunicazione deve impegnarsi a migliorare l’approccio con i testi, pur utilizzando l’AI nel proprio lavoro.

Se si considera la questione in un contesto più ampio, che include correttezza, attribuzione delle idee, capacità di scrittura e valutazione delle competenze, emerge chiaramente che l’uso dell’AI dovrebbe essere consapevole, mediato e trasparente, così da valorizzarne il potenziale senza compromettere l’autenticità e la responsabilità individuale.

Non si tratta dunque di una caccia alle streghe, ma di un approccio consapevole a questi mezzi innovativi dalle tante facce.

 Se ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

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Sara Soliman

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Nell’era dell’AI, imparare a scrivere per il web serve ancora?

Nell’era dell’AI, imparare a scrivere per il web serve ancora?

L’intelligenza artificiale ha cambiato il nostro rapporto con la scrittura ed è per molti un aiuto irrinunciabile. Cerchiamo di capirne utilità e confini di utilizzo.

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha cambiato radicalmente il nostro rapporto con la scrittura. Oggi basta digitare una richiesta e, in pochi secondi, compare un testo ben formattato e pronto all’uso, per il web o per la carta.

Quello che un tempo richiedeva competenze, esperienza e tempo, ora è accessibile a chiunque in modo semplice.

E allora la domanda è inevitabile:

Ha ancora senso insegnare a scrivere per il web nell’era dell’AI?

Me lo chiedo da tempo, soprattutto pensando al mio Blog, che da oltre dieci anni condivide consigli di scrittura per il web con chi vuole imparare a gestire un Blog o si occupa di comunicazione aziendale.

Eh, a un certo punto ho pensato: forse oggi il mio Blog non serve più. 

Poi ho capito alcune cose.

Scrivere nell’era delle macchine

Prima di tutto è evidente come oggi scrivere non sia affatto difficile, anzi, l’AI crea apparentemente testi approfonditi e corretti.

Grammatica, struttura, chiarezza del testo: tutto questo è ormai “automatizzabile”.

Ciò che è difficile è scrivere qualcosa che abbia valore.

Il grosso limite dall’Ai è che non sa scrivere di esperienza, contesto, sensibilità. Ed è questo che rende un contenuto davvero efficace: avere qualcosa di autentico da dire.

Perché il problema oggi non è generare testo. Il problema è evitare di generare l’ennesimo testo uguale a mille altri.

E allora non ha più senso insegnare solo come scrivere. Ha senso insegnare anche cosa vale la pena scrivere, come sviluppare un punto di vista, come riconoscere un buon testo da uno generico e anche come usare l’AI senza diventare invisibili dentro testi tutti uguali.

Il fulcro è l’autenticità

Oggi chi legge è esposto a una quantità enorme di contenuti corretti (più o meno) e apparentemente ben fatti, anche se un occhio attento capisce al volo qual è il testo scritto dall’AI: brillante, confidenziale, con frasi brevi e con la classica chiusura stile aforisma.

Un testo perfetto ma generico si dimentica subito. Il testo che si ricorda è quel testo personale, pensato, autentico.

Quel testo in cui sono condivise esperienze, sensazioni, punti di vista.

E questo l’AI non lo può creare per te.

Allora penso che sì: ha ancora senso condividere consigli di scrittura, tecnici e non solo.

Un pò perché, anche dal punto di vista tecnico, con l’avvento dei motori di ricerca generativi, tante regole di scrittura sono cambiate (e probabilmente varieranno ancora). E ci sono tanti aspetti da conoscere, oggi come ieri, per scalare la serp di Google e per farci citare dall’AI.

E poi perché, in un mondo in cui tutti possono scrivere, la differenza la fa chi sa farlo bene e chi ha davvero qualcosa da dire.

L’AI come moltiplicatore di competenze

La sfida, oggi, non è quella di produrre più contenuti, ma quella di produrre contenuti che le persone e le AI vogliano leggere: contenuti personali, dai quali trasuda esperienza e umanità.

Superare quindi l’AI in qualità e connessione umana. 

Tornando al mio Blog, penso che sì, i miei consigli di scrittura possano ancora rivelarsi utili a chi sa distinguere i contenuti mediocri (fatti interamente dall’AI) dai contenuti di valore e vuole impegnarsi a crearli; testi creati da chi ha capito che l’AI va utilizzata come strumento, non come sostituto. 

Sappiamo che l’AI non può replicare l’esperienza diretta, quell’esperienza che Google premia quando deve scegliere quale contenuto proporre nella serp. E non è un caso.

Ed ecco che torna importante parlare di tecniche di scrittura e della loro evoluzione. Questo perché i consigli di scrittura si sono evoluti per ottimizzare i testi in modo che il contenuto sia leggibile dalle macchine e utile agli esseri umani.

Parliamo di GEO (Generative Engine Optimization), puoi trovare un approfondimento nel mio recente articolo: Cos’è la GEO, in cosa si differenzia dalla SEO e come creare contenuti ottimizzati GEO.

Di conseguenza, i migliori contenuti derivano da un approccio mediato: l’AI gestisce la bozza iniziale, mentre l’umano rifinisce il tono, verifica l’accuratezza e inserisce la personalizzazione. 

In conclusione, credo proprio che, parafrasando le parole del filosofo Luciano Floridi:

“L’intelligenza artificiale aiuta chi le cose le sa fare”

Mi piace vedere l’AI come un moltiplicatore di competenze, non un sostituto di preparazione e talento.

Se sai già dove vuoi arrivare, l’Ai è come un’assistente instancabile che ti semplifica il lavoro preparatorio, velocizza la ricerca e ti offre spunti per superare il blocco creativo. 

Se invece non conosci la materia e ti improvvisi scrittore rischi di non accorgerti degli errori o di produrre risultati piatti e mediocri.

Insomma,

Se per l’esperto l’AI è un superpotere, per il neofita è una stampella che aiuta a camminare, ma non insegna a correre.

Il valore vero oggi non è più solo nel “saper fare”, ma nel saper guidare la macchina per ottenere il massimo.

Ed è questo che insegno nei miei corsi di scrittura e condivido nel Blog di AEsse.

Se ti interessa saperne di più sulla scrittura mediata dall’intelligenza artificiale puoi leggere:

Nell’interessante approfondimento di RSI (Radiotelevisione Svizzera) La scrittura umana è destinata all’estinzione? si evidenzia come “nell’85% dei casi dietro ai contenuti in testa alle liste dei motori di ricerca ci sia la mano di un essere umano”, a conferma che l’esperienza umana non è sostituibile.

Insomma, anche nell’era delle macchine il web ha bisogno di noi 🙂

 

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Cos’è la GEO, in cosa si differenzia dalla SEO e come creare contenuti ottimizzati GEO

Cos’è la GEO, in cosa si differenzia dalla SEO e come creare contenuti ottimizzati GEO

SEO e GEO non sono tra loro in contrapposizione, ma hanno obiettivi diversi e si completano a vicenda. Diventa autorevole agli occhi dei motori generativi con questi consigli di scrittura

La GEO è un concetto relativamente nuovo nel marketing digitale e nasce come evoluzione della SEO in risposta all’uso crescente dell’AI generativa (come ChatGPT, Gemini o altre) da parte dell’utente nella ricerca di informazioni sul web.

Vedremo in questo approfondimento perché le due tecniche di ottimizzazione sono entrambe importanti, cosa hanno in comune e in cosa si differenziano.

Nella seconda parte vedremo poi quali sono i pilastri della scrittura GEO-oriented, ossia orientata ai motori generativi, con qualche consiglio di ottimizzazione del sito web.

Cos’è la GEO

GEO (Generative Engine Optimization) è un’insieme di strategie e tecniche per far sì che i tuoi contenuti vengano utilizzati, citati o sintetizzati dagli strumenti di AI generativa quando rispondono alle domande degli utenti.

Non si tratta più solo di “posizionarsi su Google” (obiettivo delle tecniche SEO), ma di:

  • diventare fonte di risposta per i motori generativi (ChatGPT e Google Search SGE)
  • essere “compresi” e riutilizzati dai modelli AI
  • comparire nelle risposte generate, non solo nei risultati di ricerca

In pratica, significa ottimizzare ii testi per essere la risposta scelta dalle AI, non per essere il link, come accade con l’utilizzo delle tecniche SEO.

SEO (Search Engine Optimization) vs GEO (Generative Engine Optimization)

La SEO tradizionale, l’ottimizzazione per i motori di ricerca come Google o Bing, ha invece l’obiettivio di posizionare il contenuto tra i primi risultati della serp con l’utilizzo delle keyword. Obiettivo ultimo è quello di ottenere traffico organico al sito web, più visite e più contatti.

La SEO va ottimizzata nella prospettiva che l’utente clicchi il link del risultato proposto per trovare la risposta.

Ne deriva che SEO e GEO non sono tra loro in contrapposizione, ma hanno obiettivi diversi e si completano a vicenda.

In conseguenza al diverso comportamento dell'utente, tra SEO e GEO cambiano obiettivo, focus e misura del successo

In conseguenza al diverso comportamento dell’utente, tra SEO e GEO cambiano obiettivo, focus e misura del successo

A livello operativo, mentre la SEO lavora molto su keyword, link building e ottimizzazione tecnica, la GEO lavora di più su:

  • contenuti esplicativi e ben strutturati
  • autorevolezza dell’autore o del brand
  • dati verificabili con autorevolezza delle fonti citate
  • chiarezza semantica (scrivere per essere “capiti” dall’AI)
  • concetti, non solo keyword

Entrambe hanno però finalità in comune, quella di migliorare la visibilità con la creazione di contenuti rilevanti per gli utenti.

Cosa si intende per contenuti rilevanti?

Sono rilevanti, secondo Google, i contenuti ottimizzati seguendo i criteri EEAT, acronimo di Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness. 

Oppure, per dirla in italiano, Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità.

Tali criteri rappresentano il quadro di valutazione utilizzato da Google per misurare la qualità dei contenuti.

Vediamoli in breve.

L’Esperienza esamina se l’autore del contenuto abbia vissuto direttamente l’argomento trattato, offrendo quindi una prospettiva autentica, personale e approfondita. È questo un aspetto a cui Google riserva un valore particolare, a sottolineare l’importanza dei contenuti creati da esseri umani.

La Competenza riguarda la profondità della conoscenza dimostrata dall’autore nel campo specifico, evidenziando la padronanza del tema. Per dimostrare competenza scrivi informazioni corrette e dettagliate.

L’Autorevolezza misura la reputazione complessiva del sito o dell’autore basata su riconoscimenti e citazioni da parte di altre fonti rispettabili.

L’Affidabilità si concentra sulla precisione e l’integrità delle informazioni fornite, assicurandosi che siano supportate da prove e fonti verificate; valuta in sostanza la capacità di guadagnare la fiducia degli utenti.

Anche un sito web va strutturato rispettando i criteri EEAT, sempre ai fini SEO e GEO. Ti lascio qualche consiglio, in estrema sintesi:

  • aggiorna i contenuti del sito web con costanza
  • fornisci informazione dettagliate sull’autore dei testi con una pagina autore dedicata
  • ottimizza la pagina Chi Siamo
  • presta attenzione alla navigazione e ai bottoni, che devono essere intuitivi
  • scegli il dominio con criterio: deve essere collegato ai contenuti
  • eventuali link esterni deveono puntare a fonti autorevoli
  • limita l’user-generate-content, ossia i contenuti creati da terzi

Perché la GEO sta diventando fondamentale

Il comportamento dell’utente è cambiato: se prima, dopo aver inserito la richiesta schematica sul motore di ricerca, ad esempio “miglior app per scaricare musica”, l’utente doveva scegliere quale pagina di sito aprire tra vari link proposti, ora chiede: “Qual è la migliore app per scaricare musica gratis” e l’AI risponde direttamente.

Questo vuol dire che se i tuoi contenuti non sono ottimizzati per GEO, sparisci dalle risposte di AI anche se sei primo su Google.

Con l’introduzione delle AI nei motori di ricerca, l’utente visita meno siti perché tende a fidarsi si della sintesi AI. Prende decisioni velocemente, senza visitare le pagine proposte nella prima pagina di Google.

Questo crea il fenomeno chiamato “zero-click knowledge”, ossia la ricerca si conclude con “zero clic” sulla pagina di ricerca, poiché l’informazione desiderata è immediatamente visibile in cima.

Google trasforma la SERP da un semplice elenco di link a una “destinazione finale”, fornendo risposte dirette con:

  • Risultati in primo piano: riquadro in alto che mostra un estratto del testo che risponde direttamente alla domanda.
  • Schede informative: schede laterali con informazioni enciclopediche (es. biografie, dati geografici).
  • AI Overviews (Risposte AI): sintesi generate dall’Intelligenza Artificiale che riassumono più fonti, posizionate in alto.

Di qui, essere citati come fonte in un snippet (risultati in primo piano) o in un AI overview (anteprime dell’AI) diventa cruciale per l’autorità del brand, anche senza traffico diretto al sito.

In sintesi:

SEO = competere per il clic
GEO = competere per essere la risposta

Nota bene: la GEO non sostituisce la SEO, ma la estende. Oggi è importante considerarle entrambe. 

Questo poiché le tecniche SEO di base (studio parole chiave, autorità, contenuti di qualità) sono fondamentali affinché l’AI stessa riesca a reperire, comprendere e citare le informazioni.

Oggi, i vantaggi competitivi offerti dalla GEO sono rilevanti. Chi ne adotta le tecniche può amplianre la propria audience, migliorare l’esperienza utente offrendo risposte più rapide e precise e rafforzare la credibilità del brand, apparendo direttamente nelle risposte generate dalle AI. 

Inoltre, studi recenti evidenziano come il GEO possa contribuire a riequilibrare la visibilità online, offrendo anche ai siti più piccoli o emergenti l’opportunità di affermarsi in mercati tradizionalmente dominati da grandi aziende.

Naturalmente, per ottenere risultati concreti sono indispensabili competenze specifiche sulle tecniche di ottimizzazione dei testi e un investimento costante nella qualità e nel valore dei contenuti.

Scrittura GEO oriente

Scrivere contenuti rispettando le tecniche swl SEO-Copywriting e al contempo scrivere contenuti GEO-oriented, per intercettare l’intelligenza generativa: questa è la sfida odierna del copywriter

Crea contenuti GEO-oreinted: 6 consigli di scrittura

Per scrivere in modo ottimizzato GEO devi mirare a costruire un forte brand semantico e, di conseguenza, diventare una fonte autorevole per Google.

1. Scrivi per rispondere, non solo per posizionarti

Abbiamo visto che i motori generativi privilegiano contenuti che rispondono in modo chiaro e diretto a una domanda e offrono spiegazioni sintetiche ma complete.

Inizia con una risposta immediata alla domanda principale, poi approfondisci con dettagli e spiegazioni.

Puoi anche redigere contenuti in formato domanda-risposta utilizzando un linguaggio semplice e diretto e cercare di rispondere così alle domande degli utenti.

A tale scopo assicurati che sul tuo sito sia presente una sezione con FAQ ben strutturate.

Inoltre, per anticipare le domande dell’utente, puoi inserire nel tuo testo paragrafi (o sezioni nel sito) con i titoli “Domande frequenti” o “Errori comuni”.

2. Struttura il contenuto in modo logico

Una buona struttura del testo aiuta l’IA a comprendere e citare il contenuto. Per esempio, quando scrivi il testo inizia con una definizione dell’argomento, così da fornire subito un contesto preciso.

Spiega poi perché il tema è rilevante, evidenziandone l’importanza e le possibili applicazioni. Descrivi infine come funziona o come si sviluppa, offrendo dettagli che facilitino la comprensione.

Questo approccio rende il testo più coerente, leggibile ed efficace sia per i lettori sia per i sistemi di intelligenza artificiale.

Ricoradati poi di:

  • Inserire Titoli chiari (H2, H3)
  • Scrivere paragrafi brevi
  • Utilizzare elenchi puntati
  • Inserire tabelle, grafici o locandine

Sono aspetti, questi, che abbiamo già visto parlando di SEO-Copywriting, e che puoi approfondire leggendo Scrittura SEO-Friendly: 12 consigli per meglio posizionare i tuoi contenuti sul web

3. Dimostra competenza e autorevolezza

La GEO valorizza contenuti che mostrano competenze reali. Riporta casi studio: più il contenuto è approfondito, personale e originale, più è probabile che venga utilizzato come riferimento.

Cita fonti autorevoli, riporta esempi pratici e la tua esperienza in merito.

4. Scrivi in modo naturale (non esagerare con le keyword)

Se per scrivere SEO-oriented si tende a inserire la parola chiave primaria e secondaria talvolta in modo eccessivo, per la GEO non serve ripetere ossessivamente le parole chiave: conta la chiarezza semantica e diventa importante usare sinonimi e concetti correlati.

Aspetto che, a dire il vero, ho sempre cercato di tener presente nella redazione di contenuti, proprio perché trovo che l’uso ripetuto di parole chiave renda il testo poco piacevole alla lettura.

5. Privilegia qualità e utilità reale

La GEO premia contenuti che educano, risolvono problemi concreti e offrono valore pratico. Non basta “riempire una pagina”: bisogna fornire informazioni realmente utili e aggiornate.

Crea contenuti chiari, semplici, facilmente compresi dagli algoritmi (ancor più per schede prodotto, FAQ o informazioni).

6. Fai attenzione al design e alla navigazione intuitiva

Design e navigazione intuitiva sono importanti per la GEO, ma devono essere funzionali alla navigazione e pensati anche per le AI, non solo per gli utenti.

Un sito con struttura chiara e navigabile permette una migliore comprensione da parte dell’AI che riesce a estrarre le risposte che cerca.

La disorganizzazione e la confusione rendono più difficile l’estrazione di informazioni da parte dell’AI, come del resto rendono la pagina poco piacecole al lettore.

L’attenzione all’user-experience è poi fondamentale perché:

Navigazione intuitiva = maggiore autorevolezza percepita

Un buon design significa migliore esperienza utente e di conseguenza più probabilità di essere usato come fonte.

Viceversa, animazioni pesanti, effetti grafici che rompono la struttura HTML o un design super creativo ma poco leggibile non sono prioritari per la GEO, anzi, possono complicare i processi di lettura dell’AI.

Se vuoi approfondire il concetto di scrittura orientata all’utente puoi leggere:  Copywriting e scrittura user-Friendly: 8 consigli per farsi leggere on-line

Ricapitolando:

La GEO premia chiarezza, struttura, autorevolezza, coerenza tematica

Se ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

Vuoi imparare a scrivere per il web?

Blogging

Scrivimi, possiamo organizzare qualche lezione via web. Oppure, se ti interessa approfondire, potresti seguire i mio corso di scrittura sulle tecniche di copywriting.

Imparerai come gestire un blog, come creare un calendario editoriale e come costruire un post. Trovi tutte le informazioni alla pagina web del corso.

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

Articoli di approfondimento

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Scrivere con l’AI: le regole per non sbagliare e creare testi efficaci

Scrivere con l’AI: le regole per non sbagliare e creare testi efficaci

L’AI può essere un aiuto interessante per scrivere testi destinati al proprio pubblico, a patto di seguire alcuni accorgimenti quali l’approfondimento, la personalizzazione e la verifica delle fonti

Nell’ultimo mese mi sono occupata del restyling del sito web di un cliente che, nel corso degli anni, ha variato e ampliato la sua attività.

Il figlio del titolare aveva già creato con l’AI  e inserito parte dei testi sul sito web, ma il tutto era da rivedere, migliorare e ottimizzare.

Come ho scritto nell’articolo Scrivere testi con l’intelligenza artificiale (AI copywriting): gli errori da evitare, l’AI può essere un aiuto interessante se utilizzata nel modo giusto, ossia come un supporto che ti aiuta a produrre contenuti utili e originali.

Se invece viene considerata come un metodo semplice ed economico per creare testi risparmiando tempo o l’aiuto di un copywriter, il rischio è quello di compromettere la qualità dei contenuti e la visibilità nei motori di ricerca con conseguente penalizzazione del sito web da parte di Google.

Trovi un approfondimento, in inglese, su linee guida e parametri di riferimento di Google inerenti alla pubblicazione di contenuti a  questo link.

Vediamo in questo articolo alcuni consigli su come usare l’AI per creare testi efficaci e non commettere errori grossolani.

Infine, ultimo ma non meno importante, vedremo un approfondimento sull’importanza delle fonti

Questo perché c’è un dato che non puoi ignorare: uno studio recente di NewsGuard (Fonte SEOZoom) ha svelato che i principali modelli di Intelligenza Artificiale generano informazioni false o inesatte su argomenti specifici nel 35% dei casi.

Insomma, se chiedi un’informazione a ChatGPT o Gemini, c’è una probabilità su tre che la risposta contenga errori.

Ma bada bene: non parliamo di errori interpretativi, ma di errori fattuali, ossia errori che riguardano aspetti concreti, reali e verificabili. 

Come usare l’AI per creare testi

Se ben utilizzato, l’AI è uno strumento utile per scrivere testi. 

Personalmente la utilizzo come strumento di brainstorming, ossia come fonte di ispirazione e raccolta di idee: mi serve in sostanza per la creazione di una scaletta di scrittura da rivedere e approfondire.

Come procedere?

Vediamo insieme un buon metodo di utilizzo, per sfruttare appieno le potenzialità dell’AI.

Come prima cosa inserisci nel prompt ciò che vuoi sapere.

Parti da una richiesta chiara: più la domanda è specifica migliori saranno i risultati.

Ti spiego come procedo io. In sostanza, inserisco la domanda di cui voglio conoscere la visione che già esiste sul web, ne verifico le fonti di provenienza, trascrivo e approfondisco.

Recupero le parti di testo che reputo interessanti, faccio poi una sorta di editing eliminando giri di parole, ripetizioni o errori (fidati, ci sono).

Lavoro sul testo per renderlo più umano, empatico e in sintonia con i miei lettori: aspetto importantissimo, che approfondisco nel paragrafo che segue.

Modifico quelle frasi che non sono scritte con il mio stile e utilizzo il tono di voce che uso abitudinariamente in quel contesto.

Integro il testo con approfondimenti cercando di rispondere a dubbi o domande. 

Inserisco la mia esperienza diretta in merito e cito esempi.

Alcuni utilizzano l’AI anche per la fase di revisione del testo, io preferisco investirci più tempo e fare un controllo minuzioso, verificando personalmente ogni dubbio anche con l’utilizzo del dizionario.

Solo se utilizzata in questo modo l’AI copywriting consente di migliorare il proprio lavoro di scrittura e di creare testi persuasivi e coinvolgenti destinati ai propri lettori. 

Come “umanizzare il testo”

Come ho scritto poco sopra è fondamentale “umanizzare il testo” creato dall’intelligenza artificiale. Ma cosa significa in pratica?

“Umanizzare un testo” significa renderlo più naturale, chiaro e vicino al modo in cui parlano o scrivono le persone rispetto alla versione fredda e standardizzata fornita dall’AI.

In pratica vuol dire:

  • usare un tono più conversazionale
  • semplificare frasi troppo complesse
  • togliere ripetizioni
  • rendere le frasi più scorrevoli (l’AI tende a schematizzare fornendo le risposte in elenchi)
  • aggiungere empatia

Si deve sentire che c’è una persona dietro il testo, non una macchina.

Ti faccio un esempio di testo freddo: Il presente documento ha l’obiettivo di fornire informazioni utili all’utente finale.

Testo più umano: Questo testo serve a darti informazioni utili in modo semplice e chiaro.

Meglio la seconda versione, non credi?

Se vuoi approfondire il tema della scrittura empatica ti consiglio di leggere: Come scrivere (e comunicare) con empatia

Come personalizzare un testo scritto dall’intelligenza artificiale

La personalizzazione di un testo scritto da AI è l’altro aspetto fondamentale di una scrittura efficace: significa adattare il testo a te, al tuo stile e al contesto in cui lo userai.

In pratica significa:

  • cambiare il tono (utilizza il tuo tono abituale, ossia formale, amichevole, professionale, ironico…)
  • inserire esempi, opinioni o dettagli utili a personalizzare
  • rendere il testo coerente con chi sei e con chi lo leggerà
  • evitare frasi troppo standard o impersonali

Sull’importanza del tono di voce puoi leggere: Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

Ecco un paio di  esempi.

Testo di base ChatGPT: Sono lieto di presentare questo progetto, che mira a migliorare l’esperienza dell’utente.
Testo personalizzato: Voglio raccontarti questo progetto, nato dall’idea di rendere tutto più semplice e utile per chi lo usa ogni giorno.

Prima: Il servizio offre soluzioni efficienti e innovative.
Dopo: Con questo servizio cerco soluzioni pratiche che funzionino davvero, senza complicazioni inutili.

Ricorda:

Personalizzare significa far sembrare il testo tuo, non solo corretto da te.

L’AI per migliorare testi già scritti

L’AI può essere utile anche per migliorare lo stile di scrittura, superare il blocco creativo o riformulare un testo che ti sembra scritto male.

Infatti puoi anche copiare (incollare) nel prompt un testo che non ti convince e chiedere, ad esempio:

  • scrivilo in modo più persuasivo
  • adattalo ai social
  • adattalo a una email

Se ti mancano le idee puoi chiedere, ad esempio:

  • Dammi 10 idee per post su nutrizione e fitness.
  • Crea una scaletta per un articolo su…

Quello che ti raccomando è di fare attenzione agli errori comuni e di non copiare la versione dell’AI senza leggere.
Fai attenzione anche alle maiuscole messe ovunque e, infine, verifica le informazioni importanti.

Puoi approfondire leggendo il mio articolo: Scrivere testi con l’intelligenza artificiale (AI copywriting): gli errori da evitare

Se ti trovi in difficoltà con lo scrivere un titolo puoi chiedere suggerimenti all’AI, specificando contesto e tematica.

Se vuoi qualche consiglio su come scrivere titoli efficaci puoi leggere: Come scrivere un buon titolo ai tuoi post per il Blog: le tecniche più efficaci

Come capire se le fonti sono affidabili?

Dipende un po’ da cosa devi cercare. In linea di massima la scuola di giornalismo insegna che sono affidabili le fonti che riporto qui sotto.

Per dati, leggi, salute, economia affidati alle Istituzioni ufficiali: Governo (.gov), ISTAT, OMS, Ministero della Salute, Unione Europea.

Per tematiche che rigurdano scienza, storia e tecnologia affidati a PubMed o Siti di Università.

Al giornalismo serio per attualità: BBC, Reuters, ANSA, Il Sole 24 Ore, The Guardian. Meglio se la notizia è confermata da più testate.

Puoi fidarti di enciclopedie come Treccani o anche Wikipedia (buona base, ma controlla sempre le fonti sotto).

Fai invece attenzione agli articoli di blog senza autore, post social come unica fonte, video senza riferimenti e quei siti pieni di pubblicità o titoli “acchiappaclic”, tecnica di marketing online che utilizza titoli sensazionalistici, fuorvianti o emotivi per spingere gli utenti a cliccare su un link. Il suo scopo principale è generare traffico e aumentare le rendite pubblicitarie.

Ricapitolando, per capire se il contenuto è affidabile chiediti:

  • Chi l’ha scritto?
  • È aggiornato?
  • Cita fonti autorevoli?
  • Vuole informare o vendere/spaventare?
  • È confermato altrove?

Bene, abbiamo visto in questo articolo come puoi utilizzare l’AI in modo utile e corretto e come fare un’attenta verifica delle fonti.

Spero sia tutto chiaro. In caso contrario scrivimi nel box qui sotto, ti risponderò con piacere.

 Se ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

Vuoi imparare a fare blogging o a scrivere per il web?

Blogging

Scrivimi, possiamo organizzare una consulenza o qualche lezione via web.

Imparerai come gestire un blog, come creare un calendario editoriale e come costruire un post.

Se ti interessa approfondire e vuoi conoscere le tecniche di scrittura più efficaci per il web visita la pagina Corso Copywriting sul mio sito web.

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Come scrivere un buon titolo ai tuoi post per il Blog: le tecniche più efficaci

Come scrivere un buon titolo ai tuoi post per il Blog: le tecniche più efficaci

Informa, incuriosisce e parla con i motori di ricerca: 8 consigli per scrivere un titolo efficace per i post su blog e web

Il titolo di un post per il blog è importante tanto quanto il testo: è il biglietto da visita del nostro articolo e deve convincere il lettore a cliccarci sopra per saperne di più.

Ma ti dirò di più. Scrivere un buon titolo ai tuoi blog post è fondamentale per due motivi:

1. È uno dei fattori che concorre al posizionamento della pagina sui motori di ricerca. Contiene infatti la parole chiave che si riferisce al contenuto della pagina stessa, articolo di un blog o pagina di vendita che sia.

2. Il titolo, assieme alla descrizione, può convincere l’utente a cliccare sul risultato nelle serp (pagine dei risultati dei motori di ricerca). È la prima cosa che gli utenti vedono sulla serp e che li porta a decidere se continuare a leggere cliccando il link o se passare oltre e cercare qualcosa che li convinca di più.

Al titolo devi dedicare tempo e impegno: puoi abbozzarlo quando inizi a scrivere se ciò ti aiuta a riordinare le idee, ma ricorda di rivederlo e ottimizzarlo alla fine, dopo aver completato la stesura del tuo articolo.

Continua a leggere e vediamo insieme quali sono le tecniche per scrivere un buon titolo per il web e 8 consigli efficaci.

Come scrivere un buon titolo per il web

Le tre caratteristiche del titolo ideale: informa, incuriosisce e suona bene.

E contiene la parola chiave (perché parliamo ai nostri lettori ma anche a Google).

Più precisamente, il titolo deve soddisfare tre caratteristiche:

  1. Deve dare le informazioni al lettore
  2. Deve saper attirare l’attenzione
  3. Deve comunicare con i motori di ricerca

Dare informazioni

Chi legge il tuo titolo deve capire subito qual è l’argomento dell’articolo. Le persone navigano con un intento: informarsi e trovare risposte ai loro problemi. Per questo motivo il titolo che informa è sempre una buona scelta.

Ma come attirare l’attenzione?

Attirare l’attenzione

Questo è il compito forse più difficile per chi deve pensare al titolo del suo nuovo articolo. 

Riuscire a farsi notare nella miriade di contenuti che affollano il web è una vera sfida. È necessario dare personalità al titolo, usare quelle “parole grilletto” (chiamate anche trigger word) che fanno scattare alcuni meccanismi nella mente di chi legge e che li porta a cliccare nel link. 

Devi intercettare un bisogno, una paura, fare leva su un dubbio, utilizzare la psicologia.

Vedremo qualche esempio più avanti.

Parlare con i motori di ricerca

Le parole che inserisci nel titolo sono importanti per il posizionamento del tuo articolo sui motori di ricerca (tag title).

È anche per questo motivo che dobbiamo usare la parole chiave nel titolo e fare in modo che sia breve (al massimo 70 battute spazi compresi per Google).

Abbiamo visto però che non dobbiamo scrivere un titolo pensando solo ai motori di ricerca, altrimenti ne uscirebbe qualcosa di freddo e per niente invitante per il lettore. E siccome è il lettore l’attore ultimo, colui cioè che deve decidere di cliccarlo per aprire la pagina, dobbiamo imparare a scrivere i titoli coniugando le due necessità.

Le caratteristiche del buon titolo per il blog post

8 consigli per scrivere un titolo convincente

1. Scrivi un titolo breve e diretto

Per essere efficace, un titolo deve comunicare subito l’argomento al lettore. E deve aver un senso anche da solo, riuscire a farsi notare e incuriosire al punto da farsi cliccare.

È importante sapere che, nei risultati di ricerca:

  • Google taglia i titoli che superano i 70 caratteri,
  • Yahoo arriva a 62 caratteri,
  • Bing taglia i titoli di oltre 65 caratteri,
  • Nel conteggio sono considerati anche gli spazi e la punteggiatura.

Cerca perciò di non superare questi valori: un titolo che si presenta tagliato nella serp trasmette un senso di incompletezza che non invita a cliccare.

Inoltre devi chiederti: dove verrà visualizzato il titolo? 

Sia nei risultati dei motori di ricerca sia nei post social (dove condividi il tuo articolo) hai pochi caratteri a disposizione per la visualizzazione del titolo: motivo in più per essere breve e comunicare subito l’argomento.

2. Parti dalla query e usa le parole chiave

Chiediti quali sono le parole che l’utente digita nella tastiera per cercare sul web l’argomento di cui stai scrivendo.
Posiziona la parola chiave preferibilmente all’inizio del titolo.

3. Suggerisci soluzioni utilizzando il “come”

Sul web le persone cercano soprattutto soluzioni ai loro problemi e ai loro desideri. Cercano delle guide su come fare qualcosa. Il titolo deve dare l’informazione che serve, deve stimolare la loro curiosità.

L’avverbio come suggerisce una soluzione al lettore, il verbo e il sostantivo sono le parole chiave che fanno comprendere subito l’argomento: scegli questi tre elementi con cura.

Qualche esempio di titolo in quest’ottica:

  • Come rispondere alle e-mail e ottenere più prenotazioni
  • Come viaggiare con pochi bagagli

4. Utilizza una domanda

Una domanda nel titolo richiama l’attenzione dell’utente interessato a quell’argomento, che si sente chiamato in causa.

Esempio: Vuoi aumentare il traffico al tuo blog? 

Inoltre, le domande piacciono tanto ai motori di ricerca: si chiama indicizzazione semantica. 

Oggi, tramite smartphone, sono molto frequenti le ricerche vocali. Nel linguaggio naturale le persone formulano frasi intere, per cui, titoli scritti sotto forma di domanda, aiutano Google a comprendere la richiesta.

5. Usa i numeri e gli elenchi

I numeri nei titoli funzionano perché la schematicità aiuta a immaginare e ricordare meglio i concetti. Inoltre un articolo organizzato con gli elenchi è più facile da affrontare e da memorizzare.

Quando scrivi un articolo con consigli e suggerimenti crea una lista e utilizza il numero nel titolo: funziona di più 5 consigli su cosa vedere a Trieste in due giorni che Cosa vedere a Trieste in due giorni.

Inoltre, è statisticamente provato che i titoli contenenti numeri e cifre sono quelli con i più alti tassi di apertura. Questo perché danno l’idea che il testo sia supportato da una ricerca approfondita.

Vale anche per le date: qualunque numero aumenta la visibilità del titolo.

Per esempio:

  • Instagram: la guida completa con le novità del 2024
  • 10 idee per il calendario editoriale estivo dei tuoi social

6. Evidenzia il risultato

Se vuoi proporre una guida, un metodo o una soluzione puoi puntare sul risultato finale.

Ad esempio:

  • Vuoi ottenere più conversione con l-email marketing in quattro mesi? Scopri come fare
  • Vuoi dimagrire 5 kili in un mese senza grosse rinunce? Scopri come fare

7. Usa le paroline magiche del marketing e le parole grilletto

Alcune parole invitano la lettura più di altre, sono parole che puntano alla persuasione e all’aspetto emotivo del lettore.
Eccone alcune:

  • Segreto
  • Trucco
  • Testato
  • Garantito
  • Gratis/gratuito
  • Esclusivo
  • Risultati
  • Nuovo

Usale nei tuoi titoli per renderli più accattivanti e convincenti.

Alcuni esempi:

  • Copywriting: ti svelo il segreto per scrivere di più e meglio
  • Scopri il Franciacorta con un esclusivo pic-nic in vigna 
  • Il nuovo metodo XYZ, per dimagrire e non recuperare peso. Testato e affidabile.

Le paroline magiche del marketing funzionano perché creano un rapporto di fiducia con chi legge e danno una motivazione o una conseguenza a ciò che affermi.

Il successo della parola gratis (o gratuito) deriva dal fatto che ognuno di noi ama ricevere qualcosa in regalo (anche quando non ne abbiamo bisogno).

La parola nuovo ha potere persuasivo in quanto viene inconsciamente accostata a qualcosa di vecchio che ha sicuramente qualcosa in meno di ciò che di nuovo proponi. Inoltre siamo sempre ben disposti verso le novità.

In questa maniera si diventa più convincenti nel proporsi all’utente.

Se vuoi approfondire il tema della comunicazione persuasiva puoi leggere: Copywriting, psicologia e persuasione: 7 consigli di scrittura per convincere

8. Inserisci la novità o il vantaggio già nel titolo

Se devi comunicare una novità o un vantaggio inseriscili già nel titolo, il lettore sarà incuriosito a proseguire la lettura

Ad esempio:

Ufficio green: la nuova stampante che coniuga praticità e attenzione all’ambiente

Ti lascio infine altre due dritte per scrivere un buon titolo:

  1. Utilizza Yoast Seo: è un plugin WordPress che ti aiuta a migliorare il posizionamento del tuo sito sul web, con consigli su come ottimizzare le parole chiave e i contenuti del sito, titoli compresi.
    Ti aiuta a creare un titolo SEO ad hoc, diverso dal titolo dell’articolo, così da massimizzare l’indicizzazione;
  2. Fai attenzione all’url: assicurati che sia “parlante”, cioè che sia composto dalle parole principali del titolo e quindi leggibile dai motori di ricerca. Togli articoli e aggettivi e lascia al massimo le 4 o 5 parole principali.

Finisce qui la mia lista di tecniche che utilizzo per scrivere i titoli e che ti consiglio di utilizzare.

Spero tu possa trovare funzionali questi suggerimenti. Prova a sperimentare e poi fammi sapere nei commenti se hai ottenuto buoni risultati.

Se invece hai bisogno del mio aiuto contattami, mi farebbe piacere esserti d’aiuto!

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Se vuoi saperne di più visita la mia pagina sui nuovi corsi di copywriting.

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