Esercizi di Stile di Raymond Queneau: come arrivare al lettore con il giusto stile. Una lezione per il copywriter

Esercizi di Stile di Raymond Queneau: come arrivare al lettore con il giusto stile. Una lezione per il copywriter

Un testo, quello di Queneau, che ci dimostra l’importanza della fantasia e dello stile. E che non può mancare nella biblioteca del copywriter.

Gli Esercizi di stile di Queneau, pur essendo uno scritto un po’ datato (è del 1947) resta ancora oggi una lettura obbligata per chiunque ami la scrittura e per chiunque si occupi di scrittura professionale e di copywriting.

Nel testo un singolo episodio viene descritto in ben 99 versioni linguisticamente e stilisticamente diverse, mostrandoci le infinite possibilità del linguaggio.

Un libro così atipico, e da tutti lodato, non poteva che incuriosirmi.

La storia è semplice (banale, scriverà in nota lo stesso Queneau): il narratore nota sull’autobus un giovane, dal collo lungo e dal cappello decorato con una specie di treccia di corda al posto del nastro.

Il giovane ha prima un battibecco con un altro passeggero e poi va a sedersi in un posto che si è liberato.

Più tardi, il narratore incontra nuovamente il ragazzo, ora in compagnia di un amico, il quale gli consiglia di fare aggiungere un bottone al soprabito.

Per raccontare novantanove volte questo episodio di vita quotidiana lo scrittore utilizza figure retoriche, generi letterari diversi (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese, dal discorso volgare a quello ingiuriosa, dal sonetto all’ode), giocando con il lessico e con la sintassi.

Il risultato: novantanove versioni dello stesso banale racconto ma all’insegna dell‘umorismo, del virtuosismo linguistico, della fantasia, della creatività.

Una sorta di caleidoscopio di punti di vista, a dimostrazione delle infinite possibilità della lingua e dei diversi risultati che comportano l’uso di diversi stili.

Oltre ad ammirare il gioco di bravura del matematico Queneau, cosa dobbiamo apprendere noi web writer?

Citazione Queneau

Giocare con le parole, aggiungere un velo di mistero e rendere il testo brillante: questo sembra voler dire Raymond Queneau

Esercizi di stile: umorismo, interstualità e co-testualità

Non nascondo che quando ho comprato il libro di Quineau pensavo che, forse, mi sarei annoiata. E invece ho sorriso, mi sono spesso sorpresa dell’uso talvolta azzardato delle parole e dell’umorismo intrinseco a ogni racconto.

Gli Exercices giocano sull’intertestualità, essendo parodie di altri discorsi, e sulla co-testualità.

L’effetto comico è globale e nasce dal cumulo, figura retorica che domina tutte le altre.

Il racconto banale diventa la base su cui tessere le molte varianti retoriche, linguistiche, sintattiche e percettive che il linguaggio offre.

Alle figure vere e proprie – come il Metaforico o le Sinchisi – si affiancano declinazioni giocate sulla dimensione idiomatica, come gli Inglesismi, fino alla scomposizione della sintassi di Parti del discorso.

Gli stili giocano anche sul cambio di prospettiva o sull’ambiguità del punto di vista tra io-narrante, protagonista e antagonista, come nel caso delle Contro verità o dell’Aspetto soggettivo. 

Fino a spingersi al confine del puro visibile dove – in Arcobaleno, Onomatopee, Interiezioni – il verbale diviene solo lo strumento per creare sensazioni, suoni ed emozioni.

 

Umberto Eco: traduzione o riscrittura?

In Italia si è cimentato con successo nell’impresa di traduzione Umberto Eco, dopo aver intuito (come afferma lui stesso nell’introduzione) la necessità, per niente facile, di intendere cosa significasse tradurre con fedeltà un libro così particolare.

Scrive Eco:

“In breve nessun esercizio di questo libro è puramente linguisitco, e nessuno è del tutto estraneo alla lingua. In quanto non è solo linguistico, ciascuno è legato all’intertestualità e alla storia.
In quanto legato a una lingua è tributario del genio della lingua francese.
In entrambi i casi bisogna, più che tradurre, ricreare in un’altra lingua ed in riferimento ad altri testi, a un’altra società, e un altro tempo storico”.

Non si tratta, infatti, di una traduzione letterale, bensì di una sorta di riscrittura che mette in gioco le capacità autoriali di chi si cimenta in una tale “impresa”.

E aggiunge:

“Fedeltà significava capire le regole del gioco, rispettarle, e poi giocare una nuova partita in un’altra lingua e con lo stesso numero di mosse”.

Che Queneau fosse un genio credo sia indubbio, ma lo scrittore francese vuole dirci che il linguaggio è un’arma potente e che basta solo un po’ di fantasia per ottenere risultati incredibili.

 

Gli esercizi di stile e il copywriter

Cosa possiamo imparare noi copywriter del web da un testo così fantasioso?

Una cosa è certa: scrivere assecondando Google non deve far passare in secondo piano lo scrivere per il lettore.

E allora liberiamo la fantasia e giochiamo con il linguaggio, pur guardando alle parole chiave.

Non sono una SEO, ci tengo sempre a precisarlo, ma da quando mi occupo di ottimizzazione dei testi per il web una cosa l’ho imparata:

Google e l’utente cercano la stessa cosa.

Non dobbiamo scrivere contenuti pensando che “accontentare” Google sia la soluzione e che saremo premiati. Se il nostro scritto non sarà interessante e fruibile per l’utente, Google non ci farà apparire nelle prime posizioni della serp. Provare per credere.

E allora non ci sono scuse: chi ha talento e la volontà di usarlo non annoierà mai il proprio lettore. A patto di ricordare che l’utente finale è lui e non Google.

Soffermandoci poi sui diversi stili usati da Queneau nei suoi esercizi notiamo quanto l’uso dell’uno o dell’altro comportino un risultato finale estremamente diverso.

Da qui l’importanza di scegliere il giusto stile, timbro e ritmo. In una parola il tone of voice.

E voi, siete disposti a cimentarvi in un tal gioco lingustico?

Potresti leggere anche: Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

Scrivere per farsi leggere è l’obiettivo di ogni copywriter. Il buon contenuto, interessante e coinvolgente, non basta. Seguendo le regole della SEO raggiungi il tuo target e puoi scalare, col tempo, la serp di Google.

Un bravo copywriter non deve preoccuparsi solo di redigere un contenuto ben scritto, interessante e senza errori.

Dal momento che la sua necessità è quella di far leggere quello che ha scritto, deve fare in modo che Google (o Bing, Yahoo, StartPage o altri), prima di tutto, si accorga del suo testo.

Questo ragionamento vale tanto per gli articoli di un blog o un giornale online quanto per le pagine di un sito web.

Durante la ricerca sul web, senza una SEO corretta (Search Engine Optimization, sistema che permette di gerarchicizzare in ordine di importanza e pertinenza i diversi contenuti del web) il tuo sito web risulterà in coda al altri siti che hanno fatto buon uso della SEO.

Il SEO Copywriter: come lavora

Mentre il copywriter si occupa di scrivere contenuti informativi, persuasivi ed emozionanti, il SEO copywriter si occupa della scrittura ottimizzata per i motori di ricerca.

Il SEO copywriter, bada bene, non è un esperto SEO, conosce però quelle regole che sono utili alla buona scrittura per ottenere dei risultati in termine di ricerca.

Oggi il web offre un gran numero di possibilità per le aziende che intendono aumentare la loro visibilità, ed è proprio lavorando in sinergia con queste due metodologie che si ottengono i risultati migliori.

Affinché i motori di ricerca premino un contenuto è necessario che questo sia dunque efficace, interessante, utile e attinente alle ricerche degli utenti della rete.

Il legame tra Content Marketing e SEO è stato definito con simpatia “la più grande storia d’amore del web” (Salvatore Russo e Alessandro Agostini, nel libro SEO&CONTENT di Hoephli): il segreto del loro successo è infatti l’equilibrio e il reciproco rispetto.

L’amore per la scrittura è necessario ma non basta per far sì che il proprio testo venga letto, come conoscere i tecnicismi della SEO è fondamentale ma senza la buona scrittura serve a poco.

Solo con l’unione accorta di questi due elementi posso ottenere il massimo dei risultati.

La prima cosa di cui si deve occupare un SEO copywriter è dunque quella di scoprire quali sono gli argomenti più cercati nel web, ossia quali sono le keyword (parole chiave) su cui organizzare il proprio scritto. Certo, relativamente alla branchia di suo interesse.

A questo scopo si può utilizzare Google Trends, Answer ThePublic e Ubbersuggest.

Una volta individuate le keyword primarie e secondarie, dette anche “coda lunga”, il copywriter inizia a costruire il suo contenuto, partendo dall’inserimento delle parole chiave.

Un suggerimento: concentrarsi sulle keyword secondarie (tralasciate dai concorrenti) è una buona strategia, in quanto consente di godere di un posizionamento più facile e di una buona visibilità.

Contenuti SEO-friendly

Scrivere contenuti SEO-friendly significa scrivere testi che si fanno leggere e che, al contempo, tengono in considerazione le regole del buon uso della SEO.

Brevi consigli:

  • Preferisci il testo all’immagine per esprimere concetti importanti.
  • Ripeti le parole e le frasi chiave (nel titolo e nel corpo del testo). Il testo deve risultare nell’insieme fluido e ben scritto, anche se SEO oriented.
  • Condensa all’inizio i concetti più interessanti.
  • Dividi il testo. Non presentare un unico blocco ma suddividilo in paragrafi (ognuno con il suo titolo) e poi in frasi brevi. Sarà più leggibile per il lettore e per i motori di ricerca.
  • Non scrivere testi troppo brevi. I motori di ricerca premiano testi e pagine di 1000 parole circa.

Leggi anche: UX Writing: l’importanza dei microtesti nella user experience

SEO Copywriting

La SEO STRATEGY comprende un insieme di azioni mirate a ottenere visibilità sui motori di ricerca

Come scrivere testi efficaci

Approfondiamo. Parliamo di quegli aspetti dal cui utilizzo dipende l’efficacia di un contenuto. 

Mi riferisco a:

  1. Struttura
  2. Punteggiatura
  3. Lessico
  4. Leggibilità
  5. Usabilità
  6. Fonti
  7. Il Fattore Umano

Struttura

Il contenuto dell’articolo o della pagina web deve essere organizzato in modo tale da facilitarne la fruizione. 

Comunica il topic (l’argomento, la chiave) nelle prime righe: deve essere chiaro fin da subito di cosa stai parlando.

Non dare per scontato che la struttura impostata sia comprensibile e logica: prova a ragionare dalla parte dell’utente che non conosce il tuo progetto, che ha fretta e che vuole trovare subito quello che sta cercando.

Punteggiatura

La punteggiatura, quando non è corretta, cambia il senso alla frase. Obbliga l’utente a doversi fermare e rileggere, con la conseguenza che abbandonerà quanto prima la tua pagina.

Lessico

Le parole utilizzate devono essere semplici e comprensibili a un pubblico ampio. Se usi termini in un’altra lingua, acronimi o tecnicismi inserisci la traduzione per facilitare la lettura.

Leggibilità

Considera che più dell’80% del traffico web avviene su cellulari o tablet. Per questo devi costruire le tue pagine in modo che siano fruibili (e leggibili) anche da altri dispositivi oltre al pc.

Scegliere un carattere (font) chiaro e pulito e le corrette dimensioni è un altro aspetto importante per farti leggere: i fruitori abbandonano velocemente testi interessanti se scritti in modo illeggibile o in un unico “blocco”.

Usabilità

Significa che ogni testo deve essere scritto in base al proprio scopo. Mi spiego meglio: se inserisci un pulsante nella pagina web per far scaricare un contenuto, il tutto dovrebbe avvenire con il minimo di passaggi e nel modo più semplice e intuitivo possibile.

Fonti

Le fonti attribuiscono credibilità e valore al tuo messaggio. Hai a disposizione pochi secondi per convincere l’utente a continuare con la lettura: giocatelo al meglio!

Persona al centro (H2H)

Da quando, nel 2014, è uscito il libro di Bryan Kramer There is No B2B or B2C: It’s Human to Human, in molti hanno iniziato considerare il fattore umano nel fare marketing.

La comunicazione infatti, per funzionare, va impostata tenendo presente che tanto dietro a un’azienda quanto dietro al consumatore esiste sempre la persona.

I contenuti che meglio funzionano oggi sono quelli che permettono di condividere valore in modo personale. È questo che cercano i clienti oggi; un contenuto privo di personalità e di elementi umani è destinato a perdere anche se contiene informazioni interessanti.

Scrittura SEO-friendly: consigli tecnici

Ti elenco le caratteristiche essenziali da tenere in considerazione per produrre contenuti in ottica SEO:

  1. Usa il tag h1 per il titolo e i tag h2, h3 e così via per i titoli dei paragrafi e dei sottoparagrafi;
  2. utilizza la keyword in modo naturale nel testo e utilizzane le varianti (singolare e plurale, sinonimi e keyword secondaria);
  3. comunica subito il topic;
  4. usa grassetto e corsivo in modo coerente;
  5. usa i meta tag;
  6. utilizza gli elenchi puntati e numerati;
  7. rinomina i file e le immagini utilizzando la keyword nel titolo;
  8. compila il campo del testo alternativo (ALT) relativo all’immagine caricata;
  9. utilizza link interni e link esterni rilevanti e utili al lettore;
  10. fai attenzione alla proporzione tra testo e codice (non sempre un testo da 300 parole è sufficiente a bilanciare questo rapporto).

Per approfondire questo ultimo aspetto puoi leggere: Text/HTML Ratio: rapporto tra testo visibile e codice HTML di Giovanni Sacheli, esperto SEO.

Scrivere SEO-Friendly

Il SEO Copywriter si occupa di redigere contenuti SEO-Friendly, ossia testi che combinano un’ottima scrittura alle pratiche di ottimizzazione per i motori di ricerca

 

Il contenuto, pertanto, risulta essere l’elemento fondamentale su cui puntare energie e budget con l’obiettivo di trovare una posizione ottimale nelle pagine di Google.

“Content is king”  per far crescere il proprio business e differenziarsi nel rumore della Rete, ma questo non basta. Nelle dinamiche della new economy bisogna mettere in campo tutte quelle tecnologie che servono per catturare la propria audience (creando engagement).

I progetti devono essere supportati dai social (con le tecniche del Social Media Marketing), creare una community rivolta ad aggregare il pubblico di riferimento, e gestire una fase di Inbound marketing ovvero “l’arte di portare il contenuto dinanzi ai giusti lettori nel momento opportuno e nel posto opportuno”.

Anche l’uso di software di analisi, testing e monitoraggio dei risultati offerti dal web (con le giuste KPI, cioè le metriche per valutare il ritorno dell’attività che si sta facendo) è oramai un mantra: “misura, misura e ancora misura”.

Potresti leggere anche: Perché affidarsi al Copywriter per creare l’immagine del proprio brand

Se hai qualche domanda per approfondire questo argomento o se ti serve aiuto per meglio gestire i testi del tuo sito web contattami. Con piacere e senza impegno.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Visual storytelling: come raccontare la storia del tuo brand con le immagini

Visual storytelling: come raccontare la storia del tuo brand con le immagini

Storytelling, visual storytelling, corporate storytelling, transmedia storytelling. Sono tutte strategie di marketing che hanno come fulcro la narrazione e che fondano il loro successo sul riuscire a trasmettere emozioni.

Hai mai pensato di raccontare la tua storia?

Alle persone piacciono le storie. Amano ascoltarle, raccontarle e ne traggono insegnamenti. Se ci pensi, questo accade da sempre. 

L’uomo ha cominciato a comunicare prima in modo visivo (pensa ai disegni rupestri degli uomini primitivi) e solo in seguito ha inventato un alfabeto e un modo di esprimersi con il testo. In pratica facciamo Visual storytelling da molto tempo.

Le immagini hanno un potere molto forte sul nostro cervello: si ricordano più facilmente rispetto a un testo di sole parole ed è quindi comprensibile come molte strategie di marketing fondano la loro forza proprio sulle immagini. 

Luisa Carrada, ne Il Mestiere Di Scrivere, scrive: 

“Le storie sono le uniche che dalla notte dei tempi sanno unire informazioni, conoscenza, saggezza, emozioni, cura di sé e degli altri (…) Ci sono state civiltà che hanno ignorato la ruota, ma nessuna che non abbia conosciuto le storie”.

 

Storytelling

Lo Storytelling è oggi uno degli strumenti più potenti di Social Media e di Content Marketing

 

Che cos’è il Visual storytelling?

Il Visual storytelling è l’arte di raccontare una storia utilizzando principalmente immagini e video. E sfruttando i social media.

Alcuni studi hanno dimostrato come il cervello umano preferisca che le informazioni siano raccontate come storie: pensa che il 92% dei consumatori desidera che i brand sponsorizzino le proprie pubblicità come storie.

La storia diventa ancora più avvincente se arricchita con grafiche, voci, audio.

Lo sai perché gli elementi visivi vengono molto utilizzati nel marketing?

Perché le immagini vengono elaborate 60.000 volte più velocemente del testo dal nostro cervello. 

La comunicazione visiva è quindi più immediata ed è più semplice da comprendere.

Le immagini riescono a raccontare e spiegare e ciò che con le parole a volte si fatica a comunicare in modo immediato.

Però, come tutto ciò che riguarda il marketing, occorre avere una strategia ben pianificata per raggiungere un ampio pubblico.

Shloni Ron, CEO del Visual Storytelling Institute, ha scritto:

“Il visual storytelling è una strategia di marketing che sfrutta narrazioni avvincenti, mettendo il cliente al centro della storia, messo in scena con un’esperienza emotiva visiva e distribuita efficacemente lungo il percorso del compratore, al fine di potenziare la vita del cliente e generare risultati di business”.

Ciò significa che il pubblico ama sentirsi l’eroe della storia che stai raccontando e che prende le decisioni di acquisto in base a quanto ritiene che un prodotto possa offrirgli un’esperienza positiva.

Come si è evoluto il Visual storytelling

Mai come in questo momento storico le nuove tecnologie hanno permesso una diffusione di strumenti social basati su caratteristiche visual (Facebook, Linkedin, Pinterest, Instagram e tutte le app di gestione di immagini).

Se in passato lo storytelling era usato solo nella pubblicità televisiva, nei fumetti o nel teatro oggi è uno degli strumenti più potenti di Social Media Marketing.

Ogni azienda ha infatti la possibilità di narrare la propria storia utilizzando fotografie, immagini, micro-video e, grazie alla condivisione sui social o sul web, raggiungere un pubblico numeroso.

Ma come raccontarsi con le immagini? In modo accattivante ma convincente, creando curiosità ed empatia, coinvolgendo l’utente e trasmettendo emozioni. 

Instagram, Facebook, Pinterest e il Visual storytelling

Instagram ha fatto del Visual storytelling la sua colonna portante.

Il social è infatti il più amato dai brand e offre loro molte possibilità di comunicare, sia per quanto riguarda le immagini sia per il microblogging legato alle didascalie, che non va sottovalutato. Grazie alle Instagram Stories puoi creare raccolte di immagini visibili 24 ore e conservarle come album.

Se trovi il modo di essere originale e offri contenuti di qualità vedrai che lo Storytelling su Instagram funziona!

Anche su Facebook e Pinterest, grazie a contenuti di qualità, puoi creare un buon engagement.

Leggi in merito: Con Pinterest puoi vendere di più. Scopri la collaborazione con Shopify e gli strumenti per lo shopping

Se usi Instagram leggi: Instagram è dalla parte delle aziende. Scopri i nuovi stickers e gli strumenti a disposizione per la tua attività

I focus per creare un Visual storytelling di successo

Per raccontare una storia con le immagini è necessario conoscere il brand, la sua storia e i suoi valori. È necessario investire in immagini di qualità e trasmettere una storia in cui il tuo utente sappia riconoscersi.

Ma non è solo questo.

Vediamo insieme quali sono gli elementi con cui costruire un Visual storytelling di successo.

1. Conosci il tuo Brand

Conoscere il Brand è la base di ogni strategia di marketing. È necessario analizzare e definire con attenzione i valori del brand.

Che cosa ritiene più importante? Che cosa vuole trasmettere ai propri utenti?

2. Ascolta il tuo pubblico e trasmetti uno schema narrativo

Ascoltare il proprio pubblico vuol dire sapere a chi ti vuoi rivolgere, conoscere le tue buyer personas.

Cos’è uno schema narrativo?

Il principe incontra la principessa, che viene però rapita e chiusa in una torre da un drago. Il principe lo sfida, la salva, e vissero felici e contenti.

Questo è lo schema narrativo classico dei racconti per bimbi, ma il principio è valido anche nell’ambito del visual. 

C’è una situazione iniziale di equilibrio dell’eroe che viene rotto dall’antagonista (il cattivo), l’eroe deve affrontare mille peripezie finché non ritrova l’equilibrio.

Lo schema narrativo efficace è quello in cui l’utente ritrova qualcosa che conosce per riuscire ad orientarsi.

3. Punta sulla qualità

Investire nella qualità è fondamentale. Se ti è possibile utilizza contenuti originali, foto e video realizzati ad hoc.

il tuo scopo deve essere quello di generare curiosità, creare empatia e coinvolgere il più possibile gli utenti, fornendo contenuti che possano risvegliare le loro emozioni.

Anche le infografiche piacciono e sono molto intuitive.

Ricordiamoci che le persone tendono a ricordare l’80% di quello che vedono e il 20% di quello che leggono.

4. La parola d’ordine è emozionare

Puoi anche aver scelto il miglior video maker presente sul mercato ma se non susciti emozioni negli utenti il tuo progetto di Visual storytelling non creerà l’effetto sperato.

Perché sono le emozioni che guidano il cuore e la mente delle persone.

Oggi, forse a causa della quantità di informazioni con cui il cervello viene bombardato di continuo, il tempo medio di attenzione del cervello umano è calato a 8 secondi.

Come puoi intuire il tempo per fare in modo di farti ricordare è molto poco. 

visual storytelling

L’utente ricorda molto più facilmente ciò che vede ma la sua attenzione è molto breve. È quindi importante centrare l’obiettivo in pochissimo tempo.

Se proprio non hai sempre a disposizione immagini create ad hoc, scegli immagini o video che sembrino reali.

Ne puoi trovare sia sulle piattaforme a pagamento come IstockDepositphotos o Shutterstock, sia sugli archivi gratuiti, quali Unsplash ad esempio, o su Freepik e Pixabay.

5. Non essere autoreferenziale

Non postare sempre immagini dei tuoi prodotti, non suscita emozioni.

Lo so che il tuo scopo è quello di vendere, ma prova a differenziare: puoi mostrare ad esempio come il prodotto nasce. Oppure puoi far parlare le persone che lo utilizzano.

Cerca di stabilire un contatto con il tuo pubblico, coinvolgilo con contenuti utili o con dei consigli.

Leggi anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

Archetipo della struttura di narrazione

Ti ho spiegato perchè per fare storytellig devi creare uno schema narrativo in cui l’utente possa trovare qualcosa che conosce per riuscire ad orientarsi.

Si tratta di modelli psicologici universali che possono essere usati per le descrizioni dei personaggi all’interno del tuo racconto e che facilitano la riconoscibilità e l’identificazione da parte della tua audience.

Vediamo quali sono i principali archetipi che puoi utilizzare nella tua narrazione. Sono figure a cui puoi ispirarti, dipende dal messaggio che vuoi veicolare con la tua storia.

Potrai rifarti a diverse figure:

  • l’artista, se vuoi dare un tocco creativo alla tua storia;
  • il buon padre di famiglia, se vuoi far parlare un personaggio che si prende cura degli altri e che si propone come guida per risolvere problemi;
  • il condottiero, se desideri far parlare un personaggio forte che sappia guidare con saggezza il tuo pubblico;
  • lo scienziato, se parli di sviluppo e innovazione;
  • il guaritore è perfetto se vedi nel tuo racconto la necessità di trasformare positivamente le situazioni;
  • l’avventuriero, se vuoi invitare il tuo pubblico alla scoperta di nuovi mondi;
  • il ribelle, se avrai bisogno di un personaggio coraggioso che per raggiungere il suo scopo deve uscire dagli schemi.

 

Esempio di Visual Storytelling: video istituzionale di Confartigianato Verona

Come esempio di Visual storytelling ti porto il video istituzionale di Confartigianato Verona, realizzato da Baoblà di Simone Cunego di Illasi (Verona).

Il focus principale del video è incentrato sul racconto della manualità che i diversi artigiani utilizzano nelle loro attività.

La cadenza e la ritmicità delle immagini aiutano l’utente a concentrarsi sui movimenti specifici dei vari artigiani. In questo senso possiamo dire che sono immagini che parlano.

 

 

Tool utili per fare Visual storytelling

Ti consiglio alcuni strumenti molto utili con i quali puoi creare elementi grafici accattivanti, immagini, video e infografiche.

Cinamatic: è un’App per iPhone che consente di creare brevi video della durata massima di 15 secondi, permettendo di utilizzare anche una serie di filtri preimpostati per dare degli effetti particolari ai tuoi filmati. Con Cinamatic puoi condividere il tuo video su Instagram, Facebook o YouTube.

Shorthand: è uno strumento che vanta fra i suoi utilizzatori aziende del calibro della BBC, The Guardian, The Telegraph. Ti permette di creare vere e proprie pagine web ricche di video, immagini e testi. Sappi che, essendo uno strumento professionale, non è proprio economico.

Canva: è lo strumento che preferisco. È molto utile per realizzare velocemente contenuti grafici di impatto da condividere sui social, senza dover passare da software specifici come Photoshop. 

Consente di scegliere fra una serie di formati già impostati, ad esempio per i post di Facebook, e mette a disposizione una libreria di immagini, font e template gratuiti più altri a pagamento, consentendo di caricare anche le proprie immagini e di salvare i propri progetti.

Infogr.am: strumento con cui puoi realizzare grafici animati, aggiungere tooltip e informazioni utili quando si passa con il puntatore sui dati.

Thinglink: é un tool per la creazione di grafiche animate. Le possibilità e gli ambiti di applicazione spaziano dall’e-commerce alle mappe, dai blog alle infografiche.

In conclusione, se vuoi puntare su una strategia di storytelling e di visual storytelling la cosa migliore è affidarsi ad un bravo storyteller o a un copywriter che conosca l’arte di raccontare una storia come ti ho spiegato in questo articolo.

La storia creata va condivisa poi sui canali social che utilizzi, ma ricorda che lo strumento più importante per veicolare la tua narrazione è il Blog, che rappresenta il contenitore perfetto per comunicare, aumentare il coinvolgimento e fidelizzare il tuo pubblico.

Se hai bisogno di aiuto, hai qualche domanda o qualche dubbio sono a tua disposizione, scrivimi!

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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UX Writing: l’importanza dei microtesti nella user experience

UX Writing: l’importanza dei microtesti nella user experience

L’UX Writing si basa su concetti quali l’usabilità, la buona scrittura per il web e la SEO. Ma chi è l’UX Writer e quali sono le sue competenze?

L’aumento dei diversi canali di comunicazione ci espone ad un continuo flusso di informazioni e di stimoli, allargando la nostra possibilità di decidere quale media seguire.

Sappiamo che per farci scegliere dobbiamo fare la differenza. 

È in questo contesto che si inserisce l’importanza dell’UX writing.

Cos’è l’UX Writing

Il termine UX writing ha iniziato a diffondersi tra il 2017 e il 2018 e il ruolo dello UX writer era inizialmente appannaggio solamente delle grandi aziende americane.

Spesso le persone a cui è affidato il compito di pensare e scrivere le parole dei microtesti all’interno di un sito web sono programmatori o designer, ma possono essere anche esperti di marketing o copywriter.

L’UX writer si occupa di creare microtesti che hanno il compito di guidare l’utente nella navigazione all’interno di un sito o di una App.

Mi riferisco a quei testi che troviamo ad esempio in un pulsante, in una newsletter, in una pagina contatti o in un messaggio di errore.

Sono testi brevi, di qui il nome microtesti, ma, come vedremo, il loro impatto nella navigazione è ciò che fa la differenza.

Sono dunque importanti tanto per gli utenti quanto per gli obiettivi di business. 

Vantaggi UX Writing

Esempio di efficacia del micro testo. Fonte uxdesign.com

In questo esempio, basta sostituire la parola “prenotazioni” con “verifica la disponibilità” in un modulo di prenotazione per aumentare l’engagement (il coinvolgimento) del 17%.

Questo, per chi vende o si occupa di prenotazioni online, significa guadagnare di più.

Altri esempi di approcci utili sono utilizzare “Unisciti anche tu alla nostra community” anziché “Iscriviti!” o “Hai bisogno di un consiglio?” al posto di “Richiedi un preventivo”.

Ciò che fa la differenza tra il scegliere una App al posto di un’altra apparentemente simile o navigare su un sito al posto di un altro è oggi la piacevolezza, la semplicità d’uso e la sensazione di sentirci a casa.

Scegliere le parole giuste è il mestiere di chi scrive, nella consapevolezza che le parole possono far avvicinare ma anche allontanare, possono far riflettere ed emozionare o spaventare e ferire.

Ogni singola parola che decidiamo di utilizzare è una scelta e per ognuna di esse ne scartiamo una decina.

Ma in base a cosa scegliamo?

Cosa sono i microtesti

UX writing significa microtesti e si riferisce a quella scrittura per il web che punta all’ottimizzazione delle interfacce di siti web, blog, portali, applicazioni e tutto ciò che riguarda la comunicazione on-line.

 

UX Writing

Esempi di micro testo all’interno di un sito web

 

Dai messaggi d’errore alla pagina 404 (che viene visualizzata quando un utente cerca di visitare una pagina inesistente del sito), dalla schermata di caricamento ai messaggi di conferma, al form di iscrizione alla newsletter e alla CTA (Call to action): sono solo alcuni degli esempi di microtesti.

Di conseguenza l’UX writer è specializzato nella stesura di contenuti brevi che aiutano le persone a muoversi sul sito e a capire cosa devono fare.

Chi si occupa dei micro testi (o microcopy) deve produrre i seguenti testi:

  • Bottoni call to action.
  • Headline e sottotitoli.
  • Tag title delle pagine.
  • Meta description.
  • Didascalie.
  • Campi dei moduli.
  • Istruzioni e FAQ.
  • Messaggi di errore.
  • Messaggi di conferma.
  • Pagina 404.

 

Microtesti: poche parole cariche di significato

L’UX writing, nel definire un metodo di scrittura per siti, portali, App ecc. deve essere in grado di far sentire l’utente a casa sua.

Le persone quando navigano per soddisfare un loro bisogno sono curiose, impazienti ed esigenti. Testi lunghi sono controproducenti: il messaggio deve essere chiaro, conciso e mirato.

Ne “Il Piccolo Principe” Antoine de Saint-Exupéry scrive:

La perfezione è raggiunta non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.

Dunque l’imperativo è “togliere” per riuscire a trasmettere l’essenziale.

Serena Just, nel suo libro UX Writing. Micro testi, macro impatto, traccia L’UX Writing Manifesto, una serie di regole da seguire per scrivere testi che guidino le persone all’interno di un sito verso un’azione che soddisfi un loro bisogno.

A tale scopo i micro testi devono essere:

  • Chiari. Vuol dire usare parole e verbi semplici, la forma attiva e non quella passiva.
  • Concisi. Vuol dire usare poche parole ma cariche di significato.
  • Coerenti, per non confondere le persone.
  • Informativi, perché il sito deve essere funzionale e la navigazione semplice.
  • Naturali. Ciò significa non usare tecnicismi o, se è proprio necessario, specificarne il significato.
  • Umani, scegliendo di usare il tu ove possibile.
  • Strutturati. Significa chiarire l’obiettivo sin da subito e dare prima le informazioni più importanti.
  • Mirati, ridurre la confusione (gli spazi vuoti aiutano a focalizzare).
  • Ponderati, significa fare attenzione al Tone of Voice.
  • Inclusivi, significa usare un linguaggio accessibile a chiunque, facile da capire per tutti.

 

Hai mai letto “testi che parlano”? Sono quei testi che non si limitano a comunicare informazioni, ma trasmettono personalità, empatia, rassicurano. Hanno un Tone of Voice riconoscibile, un po’ come l’Editoriale di un quotidiano dove riconosci il giornalista che scrive ancor prima di leggere il nome.

Per questo anche per scrivere microtesti è importante lo studio delle Buyer Personas e dell’appropriato Tone of Voice. Come lo sono lo studio dei dati del Customer Journey (il viaggio del consumatore) all’interno del nostro sito web.

 

Copywriter e UX Writer

Il copywriter è una figura professionale che lavora in molte realtà diverse e la cui attività copre vari aspetti: dagli articoli sui blog aziendali alla SEO, dalle newslwtter per l’email marketing ai post sui social media.

L’ UX writer invece si occupa di tutti quei testi che non si notano ma sono fondamentali per l’usabilità del sito e perché guidano l’esperienza utente.

L’UX writer costruisce la strategia partendo dall’utente e cercando di capire quale sia la sua esigenza e le sue emozioni.

 

UX Writing

Differenze di approccio al testo tra copywriter e UX writers

 

Potrebbe interessarti: Formazione, creatività ed empatia: come far amare ciò che scrivi e diventare un Copywriter professionista

 

Competenze UX Writer

La maggior parte degli UX Writer ha un passato con studi umanistici in Comunicazione, Giornalismo, Lettere ed esperienze nei media.

Negli annunci di lavoro troviamo infatti le seguenti caratteristiche richieste:

  1. Studi umanistici legati alla scrittura, come Comunicazione, Editoria, Giornalismo o Lettere;
  2. Abilità nella scrittura. Le aziende cercano scrittori o web writers che sappiano spiegare la scelta delle parole usate.
  3. Flessibilità. Il ruolo dell’UX Writer è relativamente nuovo, almeno in Italia. Avere  buone conoscenze sulla user experience, le interfacce utente, il design, l’architettura dell’informazione ed essere in grado di muoversi in modo flessibile in un ambiente e in continuo cambiamento sono sicuramente competenze preziose.
  4. Predisposizione a lavorare in team. L’UX writer, proprio per il suo ruolo, è una figura che collabora con diverse figure, quali gli Sviluppatori, gli Web Designer o i Responsabili marketing.

Come diventare UX Writer

In Italia la figura dell’UX writer è ancora poco riconosciuta e solo le grandi realtà e aziende internazionali come Google e Booking lavorano con specialisti nei microtesti.

Di fatto, a occuparsi di microtesti sono spesso il copywriter o un web writer che curano il sito web ora comunicazione che lo riguarda.

Servono competenze tanto nella scrittura per il web quanto nei campi del web design, dello sviluppo e delle tecniche di CRO (conversion rate optimization) ed è dunque necessario specializzarsi in tali settori.

È un linguaggio specifico, quello degli UX Writers: è necessario conoscere il linguaggio della User Experience e altra terminologia tipiche di chi lavora con Google Analytics.

Due sono i libri da leggere:

  1. Don’t Make Me Think di Steve Krug, Pearson Education.
  2. UX Writing. Micro testi, macro impatto. Come parole ed emozioni guidano gli utenti nella navigazione di Serena Giust, Hoepli.

UX Writing nelle PMI

La cura dei micro testi è forse più importante per una PMI che per una grande impresa.

Questo perché per le PMI le occasioni di comunicazione non sono numerose e pervasive come per le grandi aziende e la cura dei microtesti è un’occasione importante.

Per esempio, la pagina dei Contatti del sito di una piccola impresa è fondamentale, essendo l’unica occasione per entrare in contatto con i potenziali clienti. Non deve essere standardizzata e fredda.

“Raccontaci cosa possiamo fare per te”, “ Possiamo esserti d’aiuto?” sono esempi di UX writing da inserire prima del modulo di contatto e che fanno la differenza.

Ancora una volta è l’empatia al centro della comunicazione.

Leggi anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente

Glossario della User Experience

A/B Testing (o split testing): si riferisce a un esperimento in cui due versioni del tuo prodotto vengono sottoposte ad un gruppo di user per scoprire quale preferiscono.

Adaptive web design: approccio al web design che si prefigge di creare siti con esperienze di visualizzazione e interazione perfette da svariati device.

Agile: metodologia di sviluppo che prevede interazioni e feedback continui per rifinire un sistema software.

Card sorting: tecnica in cui gli utenti creano una gerarchia di contenuti che formano la base dell’architettura informativa (o menù di navigazione).

Collaborative design: modo di lavorare che facilita la collaborazione tra user, stakeholder e altri membri del progetto, nello sviluppo di un software o prodotto.

Experience Map (o user journey map): rappresentazione visiva delle interazioni che gli utenti hanno con la tua organizzazione.

Ergonomia: disciplina scientifica che si occupa dei problemi relativi alle interazioni tra persone e sistemi esterni, per ottimizzare benessere delle persone e performance del sistema.

Human Computer Interaction (HCI): include lo studio, la pianificazione e il design dell’interazione tra persone (users) e computer.

Information architecture (IA): la struttura informativa di una piattaforma.

Iterative design: procedimento ciclico che prevede lo studio di un prototipo, test, analisi e affinamento di un prodotto con lo scopo di migliorarne qualità e funzionalità.

Lean UX: si basa sull’assunto che le tradizionali tecniche di UX  non possono essere integrate in un sistema agile e rapido di sviluppo.
La lean UX si propone di raggiungere un’ottima user experience, ma lo fa in modo da ottenere un feedback il prima possibile e prendere decisioni velocemente. In particolare, pone maggiore enfasi sull’esperienza e meno enfasi sul prodotto finale.

MVP (Minimum Viable Product): da non confondere con il Prototipo, questa versione del prodotto contiene il numero minore possibile di features (o solo alcune). Solitamente si ricorre al MVP per testare delle ipotesi senza bisogno di sviluppare l’intero progetto nella sua interezza.

Personas: identità costruita che riflette una tipologia di utenti per i quali si sta progettando il prodotto/servizio.

Prototipo: la versione a fedeltà medio-alta di app o prodotto. Spesso include elementi grafici e una prima bozza di interattività, quindi può essere utilizzato per condurre test di usabilità.

Scrum: il più noto framework Agile, solitamente adottato per completare progetti complessi. Si tratta di un processo iter-attivo che pone al centro lo sprint.

Sprint: unità di misura temporale di lunghezza variabile (in genere da 2 a 4 settimane) durante la quale viene creato un avanzamento del lavoro effettivo.

UI Elements : oggetti virtuali che servono per costruire un’interfaccia: bottoni, campi di ricerca, menu, ecc.

UX Assets: i materiali che servono per creare la app o progetto. Sono UX assets le immagini, i testi, UI elements, grafici, file audio, database, ecc.

Usabilità: la facilità con cui un sito o una app vengono utilizzati. L’usabilità non è una proprietà intrinseca e oggettiva del sito web, ma caratterizza la semplicità dellinterazione fra uno specifico utente e il sito stesso.

User-centred design (UCD): processo di progettazione di un software o un sito basato sul punto di vista e sulle esigenze degli utenti. In questo caso gli users vengono coinvolti direttamente nelle diverse fasi del processo attraverso strumenti quali i test di usabilità, le interviste.

User research: insieme di tecniche di osservazione, analisi e feedback utilizzate per comprendere comportamenti, bisogni e motivazioni degli user.

Wireframe: lo scheletro della App o del prodotto. Si tratta di una rappresentazione statica senza immagini né contenuto e indica a grandi linee dove ciascun asset sarà posizionato sullo schermo. Si utilizza perché rende più snello organizzare e riorganizzare più volte i diversi elementi.

 

Negli ultimi anni i siti web e la comunicazione on-line sono diventati meno freddi e più emozionali.

Progettare siti web significa prendere in considerazione anche le aspettative dell’utente e riuscire ad anticiparne le sensazioni.

Più riusciamo a connetterci a livello emozionale con i nostri utenti attraverso le parole che scegliamo per i prodotti, più ci faremo amare. E scegliere.

Sei d’accordo? Se vuoi parlarne con me o se hai bisogno di informazioni per curare i microtesti del tuo sito web non esitare a scrivermi.

 

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Formazione, creatività ed empatia: come far amare ciò che scrivi e diventare un Copywriter professionista

Formazione, creatività ed empatia: come far amare ciò che scrivi e diventare un Copywriter professionista

La scrittura di testi per il web richiede fantasia, ma anche tecnica e capacità di scrivere guardando al risultato.
Il Copywriter è una figura professionale indispensabile per comunicare un brand con le parole giuste e fidelizzare il lettore.

Il termine copywriter risale al XIX secolo e indicava chi si occupava di scrivere annunci all’interno di redazioni giornalistiche.

Con la diffusione dei mass media, il copywriter si è poi specializzato come pubblicitario, lavorando in agenzie di pubblicità o di comunicazione, spesso in coppia con il direttore artistico, ossia con chi cura la parte grafica delle pubblicità.

All’inizio il copywriter si occupava principalmente della creazione di tutte le parole della pubblicità, ossia di testi per affissioni, per la radio, slogan per la TV o per annunci stampa. Veniva infatti definito redattore pubblicitario.

Con l’avvento di Internet il ruolo del copywriter nel mondo della comunicazione si è specializzato, trovando spazio autonomo nel processo di Content Marketing.

Competenze del Copywriter

Occuparsi di copywriting vuol dire saper dire le cose nel modo giusto. Ciò conferisce serietà e professionalità al brand e offre nuove opportunità di contatto con i potenziali clienti

Copywriting e Copywriter oggi

Oggi il copywriting è un aspetto essenziale della comunicazione.

Con il marketing digitale le attività di copywriting sono passate a coprire i tanti aspetti testuali dei contenuti online: dall’advertising sui social media agli articoli per i blog aziendali, dai testi per siti aziendali all’email marketing alla creazione di landing page.

Quella del copywriter è una figura centrale del marketing moderno. 

È quel professionista  che sa utilizzare specifiche tecniche di scrittura per il web ed è in grado di comunicare il messaggio del brand attraverso le parole.

Oggi il copywriter è anche un abile comunicatore, un artista delle parole, colui che sa accompagnarti nella lettura del testo: è un po’ un architetto delle parole.

Deve però fare i conti anche con gli obiettivi da raggiungere, con la razionalità e con la strategia (richiesta di informazioni, acquisto, ricordo, ecc.)

Questo perché il copywriter ha il compito di indurre le persone a compiere un’azione ben specifica.

Il copywriter deve dunque saper scrivere testi o headline che tengano conto del brand di cui il testo si fa portavoce, dell’obiettivo concreto che deve raggiungere e del target di riferimento a cui dovrà comunicare il messaggio in maniera chiara e completa, ma anche emozionante e convincente. 

Il copywriter che scrive per il web deve tener conto anche delle esigenze di Google e di come scrivere testi che siano capaci di posizionarsi nelle SERP dei motori di ricerca.

Quest’attività è fondamentale affinché il brand per il quale il copy scrive possa intercettare le persone giuste al momento giusto.

Potresti leggere: Perché affidarsi al “copywriter” per creare l’immagine del proprio brand

Differenze tra Webwriting e Copywriter

Il copywriter, essendo per definizione un redattore pubblicitario, ha da sempre lavorato con parole e immagini.

Il webwriter invece crea articoli di qualunque genere seguendo le logiche della SEO e del Social Media Marketing. 

Il copywriter crea l’headline, si occupa del naming (scelta del nome dei prodotti/servizi) e dello slogan; il web writer invece lavora sul testo vero e proprio. 

Ma in molti casi queste differenze si annullano ed entrambi devono imparare a valutare e a scegliere parole e immagini. 

Sono due diverse professioni, o meglio, sono due esperienze della stessa professione che soddisfano due esigenze diverse, ma con la giusta preparazione è possibile svolgerle entrambe.

Come diventare Copywriter: la formazione

Per diventare copywriter occorre molto impegno e buona volontà. 

Il percorso da seguire non è univoco, certo che una laurea in materie umanistiche o almeno una formazione in questo ambito ti aiuterà a meglio comprendere le dinamiche della comunicazione.

La formazione è il pilastro cardine di cui hai bisogno, senza formazione è difficile diventare un professionista delle parole. 

La prima cosa che devi fare se vuoi diventare un copywriter professionista è studiare: acquista libri che approfondiscono l’argomento, leggi i blog di settore (guarda anche oltreoceano).

Leggi molto e analizza con attenzione quello che fanno i copywriter professionisti. Poi mettiti alla prova, scrivi e analizza i risultati. 

Online puoi trovare anche dei corsi di formazione validi: anche questa può essere un’alternativa.

copywriter

La formazione è indispensabile per diventare un bravo copywriter: studia, leggi, scrivi e fai esercizio

 

Per diventare copywriter devi possedere anche una buona dose di creatività, devi amare le parole e la scrittura ma devi essere orientato anche al raggiungimento dei risultati.

Una qualità molto importante per un copywriter è la capacità di ascoltare l’altro, di mettersi nei suoi panni, di comprenderne le ragioni, le emozioni, i bisogni, i timori: devi essere una persona sensibile ed empatica.

Insomma, avrai capito che per scrivere online non basta saper scrivere, quella semmai è una base da cui partire.

Requisiti del buon Copywriter

Ti elenco quelli che, secondo me, sono i requisiti indispensabili per diventare un buon copywriter.

1. Conoscere la scrittura per il web

Tutti sanno scrivere su Facebook e sul proprio blog, differente è fare della scrittura un lavoro che sappia portare dei rusultati.

2. Avere padronanza del linguaggio

Chi scrive per il web deve diventare padrone della propria lingua, conoscere più termini possibili.

Scrivere in modo semplice non significa non usare, e dunque conoscere, parole più complesse. In ogni caso dobbiamo conoscere il linguaggio del settore per cui scriviamo.

3. Conoscere bene la grammatica e la sintassi

Un refuso può accadere a chiunque ma un errore grammaticale (e mi riferisco anche all’apostrofo o all’accento) per un copywriter è inaccettabile. Un pessimo biglietto da visita.

4. Avere capacità di sintesi

Less is more è un mantra. Puoi anche scrivere testi lunghi, ma poi togli tutto quello che è in più e valorizza ciò che è essenziale.

5. Abituarsi alla revisione

Scrivere, rileggere e correggere più volte deve essere un’abitudine. 

6. Avere creatività e saperla dosare

L’abilità nell’uso della parola deve avvicinarsi a quello di un artista e lo stesso vale per la capacità di utilizzare figure retoriche o frasi ad effetto.

7. Usare il Tone of Voice appropriato

Il Tone of Voice può essere diverso per ogni cliente e ogni target di riferimento.

8. Non smettere mai di studiare

Anche la scrittura, come il web e i social, è in continua evoluzione. Leggi, leggi molto e resta aggiornato, anche su argomenti di attualità.

9. Avere competenze di scrittura in chiave SEO (Seo copywriting)

Ciò non significa essere degli esperti SEO. Parlo di conoscere le base dell’ottimizzazione di una pagina per i motori di ricerca.

10. Saper usare i vari sistemi di gestione dei contenuti (CMS)

11. Saper scrivere testi persuasivi

12. Conoscere la psicologia

Conoscere le dinamiche che sottostanno ai processi decisionali e ai comportamenti dell’essere umano ti aiuta a scrivere testi convincenti. Saper scrivere con empatia ti avvicinerà al lettore.

Leggi anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

Il SEO Copywriting

Il SEO copywriter conosce i principi della buona scrittura online e conosce il funzionamento della SEO, ma non deve essere un esperto dell’ottimizzazione.

Per questo c’è una figura specifica: il SEO, lo specialista che individua un obiettivo di posizionamento e impiega tutte le sue competenze per raggiungerlo. 

Il SEO copywriter ha però delle competenze specifiche perché sa bene che la forza di una pagina dipende molto dal buon uso della SEO. 

Che cosa dobbiamo sapere della SEO?

  • Cercare e individuare le parole chiave
  • Come scrivere i titoli: perché sono un elemento fondamentale per posizionare i nostri contenuti.
  • Come scrivere una description: perché persuade gli utenti a cliccare sul nostro sito fra i dieci risultati a disposizione della prima pagina.
  • Come scrivere un link: perché il “clicca qui” non comunica nulla.
  • Come dare forza al link: usare il title nei link non ha effetti sul posizionamento, ma sul comportamento dell’utente sì.
  • Come creare le categorie e i tag del blog.

Leggi anche: L’utilizzo della SEO é fondamentale per comparire nella prima pagina di Google

Vuoi lavorare come Copywriter?

Se vuoi fare del copywriting la tua professione puoi lavorare come dipendente in qualche agenzia di comunicazione o in qualche azienda.

Per le aziende infatti assumere un copywriter sta diventando sempre più essenziale perché saper dire le cose giuste nel modo giusto conferisce serietà e professionalità al brand oltre a offrire nuove opportunità di contatto con i potenziali clienti.

Se invece vuoi lavorare con partita IVA devi aprire un blog e iniziare pubblicare articoli capaci di intercettare i potenziali clienti. 

Questa è la logica Inbound marketing: creare contenuti, curare la SEO (che permette alle pagine web di farsi trovare dalle persone giuste nei motori di ricerca), diffondere i contenuti nei i social media per far arrivare i lettori sul tuo dominio.

Occorre insomma farsi conoscere tramite una piattaforma blog o sito personale, attraverso i quali, dopo tempo ed esperienza, proporre i propri servizi. 

Testi consigliati per diventare un buon Copywriter

Scoperte le tecniche di scrittura per il web, le tecniche di scrittura persuasiva, appreso il SEO copywriting e capite le opportunità di lavorare come copywriter, ti suggerisco una serie di libri sul copywriting che possono esserti utili:

  • La parola immaginata. Teoria, tecnica e pratica del lavoro del copywriter, Annamaria Testa, ilSaggiatore
  • UX Writing. Micro testi, macro impatto, Serena Giust, Hoepli
  • Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro tra carta e web, Luisa Carrada, Maggioli Editore
  • Struttura&Sintassi, Paroline&Paroloni, Guida di stile, Luisa Carrada, Zanichelli
  • Le armi della Persuasione, Robert B. Cialdini, Giunti Editore
  • How to Write Seductive Web Copy, kindle books, Henneke Duistermaak
  • Copywriter 101: Ebook gratuito scritto dagli autori del blog internazionale Copyblogger
  • Neuromarketing. Attività celebrale e comportamenti d’acquisto, Martin Lindstrom, Apogeo.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Perché affidarsi al Copywriter per creare l’immagine del proprio brand

Perché affidarsi al Copywriter per creare l’immagine del proprio brand

Quando si tratta di promuovere un brand è necessario scegliere le parole giuste, parole in grado di catturare l’attenzione, di coinvolgere il lettore e di tenerlo incollato al messaggio.

Per questo c’è bisogno del copywriter, ossia di colui che conosce l’arte di assemblare al meglio parole e immagini con una scrittura persuasiva.

Alcuni dizionari identificano il “copywriter” con il redattore pubblicitario, definizione corretta solo a metà poiché in questo caso il testo prodotto dal copywriter non ha, da solo, valore commerciale e non è dunque autonomo.

Lo diventa quando si unisce a un’immagine. Ed è proprio in questa integrazione che risiede la forza del messaggio pubblicitario: la creazione di un messaggio che agisce a livello visivo e a livello verbale.

L’immagine serve a catturare l’attenzione (l’emozione) e il testo a dare informazioni.

Ma c’è modo e modo per trasmettere un messaggio e solo un bravo copywriter sa usurare le parole in modo efficace.

 

Comunicare con chiarezza Il lavoro del copywriter richiede continuo aggiornamento, confronto e studio delle realtà commerciali di cui fa parte. Ma sono utili anche una buona conoscenza di sociologia e di psicologia

 

In “La parola immaginataAnnamaria Testa, indiscussa maestra del copywriter, ci spiega come la necessità di integrare al meglio testo e immagine sia fondamentale:

“Preparate un buon testo, integratelo perfettamente con una buona immagine, controllate che entrambi siano funzionali al messaggio che il prodotto vuole trasmettere e che vengano compresi, graditi e condivisi dal target, in teoria potete esser certi di aver fatto un buon lavoro.”

 

Variabili che influenzano la vendita di un prodotto

In realtà è molto difficile misurare con precisione gli effetti che una campagna pubblicitaria ha sulle vendite, dal momento che sono molte le variabili che influenzano le vendite:

  • la distribuzione;
  • il prezzo;
  • la qualità del prodotto;
  • il suo ciclo di vita;
  • la distribuzione dei prodotti concorrenti;
  • gli sconti;
  • la confezione.

Ricordiamo che la pubblicità agisce sulla percezione che il pubblico ha di un prodotto.

Ed è qui che un bravo copywriter deve saper lavorare e, con la giusta combinazione di parole ed emozioni, accompagnarlo all’acquisto.

 

I vantaggi del copywriting per il business

Oggi l’economia è basata non solo sulle transizioni commerciali, ma in primis sulle relazioni.

Con il cliente è necessario stabilire una relazione costante, e per fare questo ci vuole impegno: bisogna ascoltarlo e proporgli soluzioni mirate al momento del bisogno.

È necessario poi parlare il suo stesso linguaggio.

Solo in questo modo riuscirai a trasmettere il valore della tua azienda. E otterrai credibilità e fiducia.

Di qui l’importanza di una comunicazione professionale che spazia dal messaggio pubblicitario al blog aziendale, dalla newsletter al post sui social media.

Leggi anche: Utilità del Blog aziendale per siti web e per E-Commerce: scopri come incrementare le vendite 

In cosa consiste la capacità del copywriter?

Un copywriter sa che il suo lavoro richiede continuo aggiornamento, confronto e studio delle realtà commerciali di cui fa parte.

Ma sono utili anche una buona conoscenza di sociologia e di psicologia.

Annamaria Testa suggerisce che è necessario in primo luogo scartare le soluzioni sbagliate, ossia quelle che non funzionano a livello di percezione.

Un bravo copywriter deve saper verificare la presenza o l’assenza di alcune caratteristiche tecniche del messaggio:

  • Il messaggio deve risultare congruente con il prodotto e con l’immagine che si vuole trasmettere;
  • Il messaggio deve risultare comprensibile, in riferimento al livello culturale del target;
  • Il messaggio deve essere accattivante e convincente (no ai messaggi autoritari, ricattatori, offensivi che inducono a sensazioni sgradevoli e instaurano il meccanismo di rimozione);
  • Il messaggio deve coinvolgere il destinatario, in termini emotivi, estetici e utilitaristici.

Il copywriter deve avere dunque quella sensibilità letteraria che lo rende capace di mimare stili diversi, deve riuscire a trovare parole che si integrino perfettamente con le immagini, deve saper esprimere concetti complessi in modo semplice, corretto, efficace e innovativo.

Come capire se parole e immagine lavorano in sinergia? 

Basta fare una verifica molto semplice: togliere il titolo all’immagine e poi l’immagine al titolo.

Solitamente succede che le parole da sole risultano poco credibili e l’immagine piuttosto fredda. Insieme invece funzionano.

Questo avviene perché l’immagine contestualizza il titolo rimandando a una realtà possibile, mentre il titolo aiuta a leggere l’immagine in modo corretto.

Ma questo non è che l’inizio. Dovremmo parlare anche di ritmo, di tono di voce e di format.

Alla prossima puntata.

Leggi anche: Per farti trovare dai tuoi potenziali clienti devi conoscere il tuo target di riferimento: le Buyer Personas

Se ti interessa il tema del Copywriting segui il blog che curo personalmente su AEsse Communication.it

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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