Quali libri leggere per migliorare la propria scrittura?

Quali libri leggere per migliorare la propria scrittura?

Scrivi sul tuo blog ma non hai ancora trovato il tuo tone of voice?
Se sei alla ricerca di libri utili per imparare a scrivere bene sul web questo approfondimento fa per te

Vuoi migliorare la tua scrittura?

Se stai leggendo questo post probabilmente scrivi su un blog e vorresti anche tu riuscire a catturare l’interesse del lettore e tenerlo incollato fino alla fine del tuo scritto. Sai bene che non è semplice scrivere sul web e che saper scrivere non basta.

Ci sono passata anch’io, anzi, a imparare a scrivere bene non si finisce mai. Leggere aiuta molto e sono tanti i libri che insegnano a migliorarsi.

Ho fatto una lista di libri a tema scritturaprofessionale e creativa. Sono tutti libri che he ho trovato molto utili nel mio lavoro di copywriting e li ho riuniti allo scopo di creare una piccola guida interessante anche per te, che vuoi imparare a scrivere bene.

Prima di tutto ti lascio alcuni consigli: sono le basi da cui partire per farsi leggere online.

Poi parleremo di libri.

Come scrivere bene: da dove iniziare

Prima di parlare di libri vorrei che fossero chiari alcuni concetti importanti per scrivere bene:

  1. Per scrivere è importante prima di tutto leggere tanto: serve per imparare la buona scrittura e per conoscere nuovi vocaboli. Inoltre anche la scrittura, come il web e i social, è in continua evoluzione.
    Leggi, leggi molto e resta aggiornato, anche su argomenti di attualità.
    Leggi tutto quello che ti piace, non solo testi di lavoro o sulla comunicazione: dai romanzi ai fumetti, dalle biografie ai saggi: il tuo stile si formerà assorbendo gli stili degli autori che ami di più e che ti entrano dentro.
  2. Mentre scrivi pensa al tuo destinatario: usa il tono di voce appropriato e fermati a immaginare l’effetto delle parole che hai scelto.
  3. Scegli parole semplici e concrete, parole che stimolano la visualizzazione e aiutano a immaginare ciò di cui stai parlando.
    Cerca di scrivere frasi brevi, o almeno alterna frasi brevi e lunghe, l’importante è poi eliminare tutto quello che è in più e valorizzare ciò che è essenziale.
  4. Dai la giusta importanza a spazi e interlinee: nel web il muro di testo non appassiona nessuno, anzi, invita ad abbandonare la pagina.
    Per approfondire leggi il mio articolo Copywriting: leggibilità, forma del testo e SEO
  5. Scrivi in modo empatico, cercando cioè di coinvolgere il tuo lettore, di dialogare con lui e di capire cosa va cercando.
    Ma non solo: impara a metterti nei suoi panni, di comprenderne le ragioni, le emozioni, i bisogni, i timori.
    Esattamente l’opposto dello stile accademico e impersonale.

Ricorda inoltre che la scrittura di testi per il web richiede fantasia, ma anche tecnica e capacità di scrivere guardando al risultato.

Per scrivere bene imparate a nuotare: lezioni di scrittura di Giuseppe Pontiggia

Questo è il primo libro da leggere per imparare a destreggiarsi tra tecnica e personalità, per aspiranti scrittori della carta ma anche del web.

“Per scrivere bene imparate a nuotare” è una raccolta di lezioni di scrittura pubblicate a metà degli anni Novanta su due riviste (Wimbledon e Sette) e riunite a cura di Cristiana De Santis, docente di Linguistica italiana all’Università di Bologna.

Le lezioni sono di Giuseppe Pontiggia (1934-2003), curatore editoriale, docente e scrittore di romanzi, articoli e saggi, alcuni dei quali dedicati proprio alla scrittura. A lui si deve l’apertura della prima scuola di scrittura italiana, nel 1985.

Secondo Pontiggia “scrivere è prima di tutto consapevolezza dei propri strumenti: come avviene per un artigiano che lavora nel suo laboratorio, si devono conoscere i ferri del mestiere e si deve imparare come usarli. Senza questa coscienza ci si trova come colui che non sa nuotare e che muove braccia e gambe in modo convulso e inconsapevole, non riuscendo a stare a galla.”

Il libro contiene trentatré conversazioni in cui l’autore, in forma di intervista, affronta i molti aspetti della scrittura espressiva a cui si aggiungono altre quattro lezioni, “per addetti ai lavori ma non solo”.

 

 

Alla domanda se scrittori si nasce o si diventa, Pontiggia ha risposto:

Quanto all’annoso quesito, se scrittori si nasce o si diventa, risponderò che linguisticamente è privo di senso. Non ho mai conosciuto nessuno che sia «nato» scrittore. Ho conosciuto alcuni che lo sono diventati dopo un tirocinio molto duro, fatto di tentativi, scacchi, fallimenti, provvisorie esultanze e ricorrenti depressioni.

Ecco, scrivere non è semplice per nessuno ma, se lo si desidera, si impara. E scrittori si diventa.

Libri da leggere per scrivere bene

Eccoci arrivati all’elenco di libri. Ho riunito libri sul copywriting, libri di storytelling, libri di scrittura creativa e saggi: tutti testi che ho trovato utili per mia professione di copywriter e blogger.

Iniziamo con alcuni manuali di scrittura e sintassi, ricchi di consigli tecnici e pratici, scritti dalle migliori copywriter italiane:

  • La parola immaginata. Teoria, tecnica e pratica del lavoro del copywriter, Annamaria Testa, il Saggiatore;
  • Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro tra carta e web, Luisa Carrada, Maggioli Editore;
  • Paroline e paroloni, Luisa Carrada, Zanichelli Editore;
  • Struttura&Sintassi, Luisa Carrada, Zanichelli Editore.

Un e-book di Henneke Duinstermack, maestra indiscussa dei copywriting coinvolgente ed empatico:

Aggiungerei altri due testi molto interessanti per conoscere le dinamiche che sottostanno ai processi decisionali e ai comportamenti dell’essere umano. Sono informazioni che aiutano a scrivere testi convincenti.

Dei grandi maestri ti consiglio:

  • Come un romanzo, di Daniel Pennac.
  • Pronto soccorso per scrittori esordienti, di Jack London.
  • Scrittura creativa (I quaderni Fandango), di John Gillard.
  • La prima frase è sempre la più difficile, di Wisława Szymborska.

 

Sul tema potresti leggere anche:


Spero tu abbia trovato, in questo elenco, qualche libro che stimola la tua curiosità. 
Mi piacerebbe sapere se ne hai letto qualcuno o se hai altri titoli da consigliare: se ti va puoi scrivermi nel box qui sotto!

Sara Soliman

Copywriter

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Copywriting: vuoi scrivere in modo efficace? Punta a stimolare l’immaginazione

Copywriting: vuoi scrivere in modo efficace? Punta a stimolare l’immaginazione

Sul web, per arrivare al lettore è necessario scrivere in modo semplice, diretto e preciso. In una parola: stimolare l’immaginazione. Scopri come fare

L’impresa, sul web come sui social, deve comunicare in modo coinvolgente, umano ed emozionale. E allo stesso tempo semplice e diretto, in modo che il lettore percepisca che dietro al marchio ci sono persone con cui potersi confrontare.

Il mercato non è più un luogo dove puntare solo alla vendita, il mercato oggi è anche conversare con il lettore. Non a caso la parola conversare deriva dal latino conversari, che significa trovarsi insieme in uno stesso posto. 

Vedremo di seguito alcuni consigli di scrittura per il web utili a comunicare in modo efficace, ossia evitando giri di parole, frasi fatte, verbi pesanti e autocelebrativi che tanto infastidiscono chi legge. Ma anche a odiosi stereotipi e a paroloni d’effetto che però non comunicano nulla.

Scrivi in modo da produrre immagini

Il modo migliore per scrivere è quello di combinare parole di grande semplicità e utilizzare un linguaggio concreto, senza giri di parole e senza parole astratte.

È questo il modo che stimola l’immaginazione. Perché funziona così: mentre noi leggiamo un testo la nostra mente immagina.

Scegli con cura le parole

Le parole sono potenti: possono convincere ed entusiasmare ma possono anche allontanare o far arrabbiare.

Ciò che il lettore vede dipende solo dalle nostre scelte linguistiche. 

Nessuna parola è uguale all’altra, ognuna ha un significato e un suono, ognuna esprime qualcosa di preciso e unico.

Per scegliere le parole giuste bisogna conoscerne tante: di qui l’importanza del dizionario, che non a caso sin dal medioevo è definito anche thesaurus.

Un vocabolario ricco è proprio come un tesoro: possiamo spenderlo senza mai rimanerne privi.

Il vocabolario ricco ci aiuta anche a farci premiare dai motori di ricerca, che identifica i testi anche in base a precisione e pertinenza delle parole scelte.

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Vocabolario cartaceo e altri vocabolari utili al copywriter

Se scriviamo per lavoro o se stiamo scrivendo un testo importante e impegnativo è meglio dedicare alla ricerca delle parole il giusto tempo.

Di qui l’importanza dell’aver a disposizione un buon vocabolario della lingua italiana da consultare al bisogno.

Buona abitudine sarebbe anche quella di sfogliarlo e imparare ogni giorno una o due parole nuove: il nostro lessico si arricchirà giorno dopo giorno.

Oltre al vocabolario della lingua italiana sono utili:

1. Il Vocabolario di base della lingua italiana di Tullio De Mauro, che contiene le 7500 parole più usate e comprese dai parlanti italiani. È dunque un riferimento importante per scrivere testi comprensibili a tutti.

L’ultima edizione (del 2016), il “Nuovo Vocabolario di base della lingua italiana” a cura di Tullio De Mauro, Isabella Chiari e Francesca Ferrucci, contiene anche nuove parole che oggi utilizziamo di più e parole straniere di uso comune che ormai sentiamo nostre, quali ad esempio cardigan, premaman, community, master, network ecc.

Il vocabolario è disponibile anche su Internet, gratuitamente, sul link di Internazionale.

2. Il Dizionario dei sinonimi e dei contrari, utilissimo per evitare ripetizioni o cercare quella parola il cui significato “assomiglia a…” ma che ci sfugge.

3. Il Dizionario delle collocazioni, a cui ricorrere se vogliamo evitare di riproporre le stesse coppie aggettivo-sostantivo o verbo-avverbio di uso comune e spesso automatico (come ad esempio la coppia avanzo di galera, tavoletta di cioccolato, tessere le lodi, costare una fortuna, ecc).

Le collocazioni sono infatti parole che, per uso e consuetudine, sono collocate insieme e non è possibile sostituire una delle due mantenendo lo stesso significato (ad esempio si utilizza avanzo di galera e non resto di galera, si utilizza costare una fortuna e non costare un tesoro).

Il dizionario delle collocazioni diventa allora utile se lavoriamo a testi dove la varietà di lessico è importante come in una brochure o uno slogan.
O anche per evitare ripetizioni in pagine di siti web simili, come le pagine per cataloghi.

4. Il Dizionario analogico, che propone liste di parole collegate tra loro non solo per uso ma anche per significato o analogia tra i diversi concetti che esprimono.

Consultare un dizionario analogico vuol dire “partire per un lungo viaggio dalla meta sconosciuta”, un viaggio che arricchisce e che permette di vedere tutto in modo molto più chiaro.

Scegli parole precise

Il modo migliore per scrivere in modo efficace è essere sintetici e utilizzare parole precise.

Spesso usiamo più parole di quelle che servono, ma se valutiamo con attenzione ci accorgeremo che la parola giusta è sufficiente a identificare e scrivere in modo accurato.

Ad esempio: dal balcone di ogni stanza del nostro albergo è possibile vedere il mare.

Molto meglio se scrivo: ogni stanza del nostro albergo ha un balcone che si affaccia sul mare.

Scegliere le parole giuste ci aiuta a scrivere meno e a far capire, vedere e ricordare meglio.

La scala dell’astrazione

Alcune parole sono precise e concrete: sono quelle che quando leggiamo vediamo nella mente l’esatto concetto di ciò che designano. Altre rappresentano concetti.

Quando leggo la parola specchio, ad esempio, io immagino il grande specchio di casa mia, che ho appeso in entrata. C’è chi potrebbe immaginare lo specchio del bagno, chi quello della camera.

Questo perché la visualizzazione mentale dipende sempre dal proprio vissuto.

Altre parole sono più difficili da visualizzare perché rimandano a concetti astratti. Ne sono un esempio parole come idea, valore, bellezza, pensiero.

Per scrivere bene dobbiamo saperle collocare nella scala dell’astrazione per poi salirvi e scendere secondo le necessità espressive.

Un esempio di parola astratta è dono. La scala potrebbe essere questa:

Dono>regalo>omaggio>anello>brillante>solitario.

Solitario è una parola precisa, tanto che la nostra mente la visualizza all’istante.

Sui pioli più bassi della scala ci sono cose che possiamo vedere e toccare (identificate da parole precise), sui pioli più alti ci sono parole che esprimono idee o concetti.

Nel mezzo ci sono le parole generiche, della burocrazia o del parlato comune.

La scala dell'astrazione

 

Chiediamoci sempre cosa il lettore riesce a vedere dalle parole che abbiamo scelto.

Una parola molto utilizzata nel marketing digitale è utente. Va bene sempre, ma è fredda e troppo generica. 

Sostituiamola con lettori, cittadini, clienti, ospiti, pazienti o altro, a seconda del target a cui ci rivolgiamo.

Per approfondire puoi leggere: Copywriting e comunicazione efficace: la scala dell’astrazione

Evita le bare verbali

Il concetto di bara verbale è stato creato da Steven Pirker, psicologo del linguaggio all’Università di Harvard (Stati Uniti), che la definisce come:

Una parola altisonante e astratta che avvolge e soffoca le parole precise.

Quando scriviamo, ad esempio è un problema di natura delicata, potremmo invece benissimo scrivere è un problema delicato.

Oppure: ho richiesto un’azione di maggior coinvolgimento può essere sostituito da: ho richiesto un maggiore coinvolgimento.

O anche: un discorso di rispetto delle gerarchie può essere sostituito da: per rispettare le gerarchie.

Sono tutte parole astratte che non creano un’immagine e appesantiscono il discorso in modo inutile.

Le parole sono efficaci se riescono a far vedere qualcosa.

Fai attenzione ai verbi

Ha scritto Luisa Carrada:

I verbo è il motore di ogni storia, attira e organizza intorno a sé gli elementi della frase.

Il verbo è qualcosa di dinamico rispetto al sostantivo che invece è fermo.

Prima di tutto impariamo a sostituire tutti i sostantivi che finiscano in -zione con il relativo verbo: la frase risulterà più naturale.

E poi scegliere di usare i verbi al posto della nominalizzazione vuol dire avvicinare il testo al parlato e quindi alle persone.

Esempi quali la realizzazione di o l’eliminazione di possono benissimo essere sostituiti con per realizzare e per eliminare.

Secondo aspetto è quello di scegliere verbi energici, forti, precisi.

Il verbo generico è scontato, non dà indizi precisi. Il verbo preciso aiuta invece a capire in modo chiaro l’azione che si intende trasmettere.

Un esempio è il verbo scoprire, molto utilizzato nelle call to action del marketing digitale e al posto del quale sarebbe molto più adatto usare ad esempio il verbo leggere (se si tratta di un articolo), sfogliare (se stiamo parlando di un catalogo), guardare (se si tratta di immagini o di video).

Più il verbo è preciso più riesce a descrivere e dunque coinvolgere il lettore.

Il terzo aspetto riguarda i verbi paternalistici, che sarebbe meglio non utilizzare mai. 

Verbi quali permettere, consentire, mettere in grado o mettere a disposizione trasmettono un senso di superiorità e autoreferenzialità per nulla piacevole per chi legge.

Sono pesanti anche i verbi pomposi come rappresenta, costituiscono, vanta: sono tutti verbi sostituibili con il semplicissimo ed efficace verbo essere.

Evitiamo i verbi del linguaggio burocratico e i verbi antiquati: ne guadagneremo in leggerezza.

Usa aggettivi e avverbi solo se aggiungono qualcosa

Aggettivi e avverbi sono utili solo se aggiungono qualcosa che ci aiuta a delineare meglio l’immagine nella nostra mente.

In caso contrario gli avverbi sono superflui perché invece di aggiungere energia (che è la loro funzione: ad verbum significa proprio aggiungere energia) la tolgono appesantendo la lettura.

Gli aggettivi poi, quando sono uniti ad un sostantivo, appesantiscono il testo.

Coppie di uso comune come aiuto concreto, apposito modulo, meta ideale, obiettivo ambizioso o offerta imperdibile sono un’accoppiata scontata e da evitare.

Cerchiamo di coltivare la precisione e chiediamoci se c’è un termine che da solo esprime lo stesso significato. 

Aggettivi e avverbi sono invece utili quando rafforzano il testo, ossia quando lo mettono a fuoco con dettagli precisi e descrizioni potenti.

Per quanto riguarda la posizione dell’aggettivo, in italiano ci sono molte eccezioni: fermiamoci ad ascoltare la frase e scegliamo in base all’effetto voluto ricordando che l’aggettivo prima del nome trasmette senso di distacco mentre invertendo l’ordine avviciniamo lo scritto alla lingua parlata.

Teniamo d’occhio gli avverbi di intensità (come molto, proprio, pienamente) e gli aggettivi possessivi: il rischio è quello di produrre troppa enfasi e creare testi innaturali.

Usa bene le paroline di servizio

Le parole di servizio (articoli, preposizioni, pronomi e congiunzioni) sono parole brevi ma molto potenti. Se ben utilizzate servono infatti a valorizzare, delimitare, connettere e orientare, avvicinare o allontanare.

Utilizziamo l’articolo determinativo se vogliamo trasmettere unicità e valore, eliminiamo i partitivi (dei, delle), scegliamo le preposizioni semplici e le alternative più brevi (al posto di in seguito a scegliamo dopo, al posto di in assenza di usiamo senza, e via dicendo).

Prestiamo attenzione all’uso del perché, però, infatti e di tutte quelle congiunzioni che servono a connettere frasi e anticipano una spiegazione o un ostacolo.

Sono parole potenti: la mente che vede una congiunzione deve scegliere se proseguire dritta o fermarsi.

Quando usare le parole straniere

La regola consigliata dai linguisti sarebbe quella di ammettere solo le parole che non hanno una buona alternativa in italiano e che sono ben comprese da un grande numero di persone.

Un altro discorso è inserire una parola straniera quando è più precisa di quella in italiano e il contesto è appropriato, come nel settore della moda o della tecnologia.

E che articolo inserire davanti a una parola straniera?

Di solito si usa l’articolo che si userebbe davanti a una parola italiana che inizia con lo stesso suono.

Se questo argomento potresti leggere anche Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Spero di averti trasmesso l’importanza di saper scegliere le parole giuste.

Se hai bisogno di aiuto per comunicare la tua attività sui social o sul web contattami: sarò felice di aiutarti.

 

Fonti del testo: Paroline&Paroloni, Luisa Carrada, Zanichelli Editore, 2018
Foto di copertina: Freepik – foto di wayhomestudio

Sara Soliman

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Copywriting, psicologia e persuasione: 6 consigli di scrittura per convincere

Copywriting, psicologia e persuasione: 6 consigli di scrittura per convincere

Le decisioni di acquisto si fondano su componenti emozionali. È per questo motivo che è utile comprendere il funzionamento di quelle leve psicologiche su cui si basa il copywriting persuasivo

Il bravo copywriter deve conoscere la psicologia che sta alla base del processo di acquisto. Perché, come ho spiegato nel mio articolo Copywriting, guida alle tecniche di scrittura e alle parole che convincono il processo di acquisto ha in sé molteplici componenti emozionali.

Il concetto di leve psicologiche del copywriting deriva da Joe Sugarman (psycological triggers), indiscusso maestro del copywriting persuasivo, e racchiude tutte quelle tecniche che il buon copywriter deve saper utilizzare per raggiungere, catturare e convincere il lettore.

Vediamole una per una e proviamo a capire perché funzionano e in che modo permettono di ottenere risultati.

Vedremo poi i principi di Robert Cialdini contenuti in “Le armi della persuasione”, i pilastri del cosiddetto persuasive copywriting.

Il testo, scritto negli anni ’80, si basa su alcuni studi di psicologia sociale essenziali per chiunque si occupi di marketing e pubblicità, in quanto affronta le dinamiche della persuasione e spiega le dinamiche di acquisto.

Le 7 leve psicologiche del copywriting

1. Rendi tuo il problema dei tuoi lettori

I tuoi lettori cercano qualcuno che li ascolti e sappia come risolvere il loro problema. E chi meglio di qualcuno che c’è già passato e che sa come risolverlo?

Mentre scrivi focalizzati sul problema, condividi i disagi in modo empatico e proponi una soluzione. Ricorda che (la citazione è di E.Swartz):

“La diffcoltà più grande nel tuo lavoro è quella di ascoltare. Devi ascoltare più pareri per avere successo. Devi ascoltare prima di tutto i problemi della gente e devi essere in grado di risolverli. Devi conoscere la persona così bene da essere in grado di assomigliargli.”

2. Ferma i pensieri del tuo lettore

Sfida il tuo lettore a ragionare su quello che stai scrivendo, spingilo a trovare una risposta alle tue domande. È il modo migliore per attirare la sua attenzione.

3. Stimola la visualizzazione

Lo sai perché nel marketing si utilizzano molte immagini?

Perché le immagini vengono elaborate dal cervello 60.000 volte più velocemente del testo. 

La comunicazione visiva è quindi più immediata, più semplice da comprendere e da ricordare.

Le immagini riescono a raccontare ciò che con le parole a volte si fatica a comunicare in modo immediato.

Utilizza immagini del tuo prodotto, ma rendilo anche immaginabile in modo credibile: se riuscirai a farlo entrare nella testa del tuo lettore non vi uscirà più.

4. Crea curiosità

Prima di proporre il tuo prodotto inizia con una domanda o con una frase ad effetto, qualcosa che lo induca a continuare a leggere e a concentrarsi su ciò di cui stai parlando.

5. Induci scarsità

Quando proponi un prodotto suggerisci al lettore che deve agire in fretta perché il prodotto sta terminando.

Oppure crea scadenze, offerte limitate o sconti temporanei: la paura di perdere questo vantaggio sarò uno stimolo per spingerlo ad acquistare.

6. Sii preciso

Comunica informazioni precise e concrete sul tuo prodotto. Se possibile utilizza tabelle e dati verificabili: questo ti aiuterà a essere credibile e a ottenere la fiducia del lettore.

7. Racconta una storia

Il potere dello storytelling sta proprio nel riuscire a indurre nell’immedesimazione molto più di altre tecniche di marketing. Le storie favoriscono la connessione tra te e il tuo lettore e incrementano la credibilità.

La bravura di chi sa fare storytelling e proprio quella di costruire una storia intorno al prodotto o servizio che intende proporre. La narrazione che si crea deve stimolare il lato emozionale del lettore in modo da tenerlo incollato al tuo scritto.

Nello storytelling è necessario creare il giusto mix che emoziona il lettore con contenuti coerenti con il valore del tuo prodotto e l’identità della tua azienda.

I brand più famosi comunicano con lo storytelling e il loro messaggio pubblicitario non è mai asettico e standardizzato, anzi, è intriso di componenti emozionali a forte impatto emotivo.

Copywriting e psicologia

Le armi della persuasione: come e perché si finisce col dire di sì

Sono sei i principi che formano quel sistema persuasorio che ci induce a dire sì: coerenza, reciprocità, riprova sociale, autorità, simpatia, scarsità.

Stilati da Robert Cialdini nel testo “Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì” questi sei principi sono ben conosciuti nell’universo psicologico-sociale e rappresentano dei fattori motivazionali molto importanti, elementi portanti del comportamento umano individuale e sociale.

Quali sono dunque quei fattori che inducono una persona a dire di sì alle richieste di un’altra?

Perché una richiesta formulata in un certo modo viene respinta mentre un’altra, identica ma presentata in maniera diversa ottiene il risultato desiderato?

Vediamo insieme e cerchiamo di capire il funzionamento di queste tecniche psicologiche, potenti strumenti motivazionali in mano a un bravo copywriter.

1. Reciprocità

La reciprocità è uno degli strumenti più antichi alla base del commercio: io do qualcosa a te e tu dai qualcosa a me.

I periodi di prova gratuiti, le offerte di campioni, l’accesso a contenuti riservati, i coupon di benvenuto sono tutti classici strumenti che rispondono a questa leva psicologica: a nessuno piace essere in debito.

È infatti comprensibile che quando qualcuno ci fa un favore o ci aiuta, o quando riceviamo qualcosa in regalo, ci sentiamo in obbligo nei confronti di quella persona e desideriamo ricambiare.

È su questo principio che trova fondamento il marketing della gratitudine, un modo nuovo di fare marketing che permette di consolidare le relazioni.

Il principio di reciprocità viene poi molto utilizzato nel marketing on-line quando, ad esempio, in cambio del tuo indirizzo email o una iscrizione alla newsletter ti viene offerto un e-book.

Indirizzi che saranno utilissimi quando inizierai la tua strategia di email marketing per vendere i tuoi prodotti o servizi.

2. Impegno e coerenza

Il principio di impegno e coerenza si utilizza nel funnel dell’inbound marketing, quella sequenza che permette di selezionare i clienti tramite pubblicazioni costanti sul blog aziendale e, gradualmente, fidelizzarli e impegnarli a nostro favore, in modo da chiudere la vendita.

Maggiore sarà il contatto tra te e il tuo potenziale cliente, maggiore sarà la sua volontà di non fare brutta figura con te. Leonardo Da Vinci ci ricorda:

“È più facile resistere all’inizio che alla fine.”

3. Riprova sociale

La riprova sociale è l’importanza che diamo a quello che dicono gli altri. Tendiamo a pensare infatti che “se tante persone svolgono la stessa azione, questa cosa sarà corretta”.

È una scorciatoia cognitiva tipica dell’essere umano, un po’ come il pensiero “ciò che è costoso è per forza buono”.

Questo principio viene molto utilizzato nelle pagine di vendita: le persone tendono a fidarsi delle testimonianze di chi si è trovato nella loro stessa situazione.

Maggiori sono i commenti e le testimonianze positive verso un prodotto, più siamo portati a pensare che quel prodotto sia ottimo ed aumenteranno così le possibilità di acquisto.

Se ci pensi, il successo di TripAdvisor o di Amazon si fonda proprio su questo principio.

4. Simpatia

Come risultare simpatici al nostro lettore? La simpatia è un’arte non semplice da imparare. L’unico vero modo per risultare piacevoli e simpatici quando scriviamo è quello di conoscere bene il target e di usare l’empatia nel modo in cui comunichiamo.

In questo modo, parlando lo stesso linguaggio, è probabile che il lettore si riconosca in ciò che scriviamo.

5. Autorità

L’autorevolezza si crea con lo studio e l’esperienza. Tuttavia, per avere credibilità e proporti come riferimento per chi ti legge esponi dati certi e risultati: solo in questo modo i tuoi potenziali clienti sapranno che non racconti bugie.

6. Scarsità ed urgenza

È uno dei principi più utilizzati nel marketing online e offline: dalle televendite al supermercato. La scarsità crea valore e importanza attorno al prodotto di cui stai parlando e induce il cliente ad affrettarsi nel suo processo di acquisto.

Come ho scritto sopra, parlando delle leve psicologiche del copywriting, la scarsità rende il prodotto esclusivo e l’idea di una potenziale perdita gioca un ruolo molto importante nei processi decisionali della mente umana.

Un esempio classico è quello dell’offerta valida per pochi giorni o per un numero limitato, chissà quante volte avrà fatto leva anche su di te.

Una nota citazione ci ricorda che:

“Il modo migliore per amare qualcosa o qualcuno è pensare al fatto che si potrebbe perderlo”.

Penso che la psicologia collegata al marketing permetta degli approfondimenti molto interessanti.

Lo credi anche tu? Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti qui sotto.

Testo consigliato per un approfondimento:

  • Robert B. Cialdini, Le Armi della Persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì, Giunti Editore, 2010

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Contenuti Evergreen: come scriverli e perché sono importanti per il tuo blog

Contenuti Evergreen: come scriverli e perché sono importanti per il tuo blog

I contenuti evergreen sono i pilastri sui quali si regge il tuo blog e la tua strategia di content marketing

Un contenuto evergreen è un contenuto sempre attuale, fresco e aggiornato. E che non perde importanza col passare del tempo.

A differenza delle news e degli argomenti di tendenza, che esauriscono la loro validità in un arco temporale più o meno lungo, una pagina o un articolo evergreen tratta temi che non passano mai di moda, ossia argomenti ai quali gli utenti dimostrano un interesse continuo.

Parliamo comunque sempre di testi SEO friendly, ossia testi di qualità, ottimizzati, autorevoli e coinvolgenti.

Perché i contenuti evergreen sono importanti

Essendo contenuti sempre attuali e sempre interessanti, i contenuti evergreen portano traffico organico costante al tuo sito web per mesi o addirittura anni.

Per questo è importante imparare a scrivere articoli e contenuti evergreen e inserirli nel piano editoriale del blog.

In questo modo guadagni autorevolezza migliorando la tua reputazione, ottimizzi il tuo tempo e rendi efficace la tua strategia di content marketing.

Grazie ai contenuti evergreen hai inoltre sempre materiale a disposizione da condividere nei tuoi social.

Esempi di contenuti evergreen

Un contenuto evergreen è uno strumento molto prezioso per il tuo sito ma anche per chi ti legge, essendo una guida completa su uno specifico argomento.

Sono contenuti che attirano l’attenzione perché rispondono a bisogni reali degli utenti e hanno carattere informativo.

Eccoti alcuni esempi.

  • Le liste. Ad esempio le “migliori cose da…”, i “10 motivi per…”, i “migliori tools per…” sono alcuni esempi di liste, ma puoi scrivere anche liste di libri su un determinato argomento di interesse per il tuo pubblico;
  • l consigli su “Come fare per…”. Sono quei post/articoli che aiutano le persone a fare qualcosa, ovvero sono la risposta a una domanda in modo esaustivo e dettagliato;
  • Le Interviste;
  • Le Infografiche;
  • Pagina FAQ. È una raccolta delle domande più comuni che le tue clienti fanno su un argomento specifico;
  • Corsi e tutorial;
  • Le Guide;
  • Le Recensioni. 
Contenuti sempreverdi

5 consigli utili per scrivere un post evergreen

Hai capito quanto sono importanti i post evergreen? Non dimenticare di inserirli nel tuo piano editoriale!

Vediamo insieme 5 aspetti che ti permetteranno discrivere contenuti evergreen efficaci.

#1 Scegli un argomento rilevante per il tuo pubblico di lettori

Rifletti sulle domande più comuni dei tuoi lettori e dei tuoi clienti su un tema specifico.

Oppure prendi spunto dagli studi sul tuo cliente potenziale e analizza i suoi problemi e i suoi dubbi.

Cerca poi su Google Trends se l’argomento di cui vuoi scrivere ha un buon volume di ricerca nelle query, ossia una richiesta che un utente effettua utilizzando un motore di ricerca.

Su Google Trends puoi anche visualizzare come procede nel tempo l’interesse degli utenti per un derminato termine.

Se la query che hai in mente ha un alto volume di ricerca che aumenta nel tempo o che si mantiene costante allora è il caso di iniziare a scrivere proprio di quell’argomento. 

#2 Cura l’ottimizzazione SEO

L’ottimizzazione in ottica SEO ti permette di creare un contenuto evergreen che piaccia anche Google, non solo ai tuoi lettori.

È fondamentale per portare traffico organico al tuo sito web. 

Procedi così:

  1. Inserisci la keyword nel titolo H1, nella meta description e nella descrizione delle immagini che utilizzi per il tuo post;
  2. Scrivi un URL (Uniform Resource Locator o indirizzo web, è un riferimento a una risorsa web) che contenga la parola chiave; 
  3. Nomina le immagini anche nell’alt text (l’alternative text);
  4. Inserisci link interni che puntano a contenuti di qualità e che si riferiscono all’argomento di cui stai parlando;
  5. Usa la parola chiave all’inizio del Tag title per avere più possibilità di ottenere un buon posizionamento sulla serp;
  6. Suddividi il testo in paragrafi ed evita i muri di testo;
  7. Dai aria al testo: organizza le informazioni in liste e sottoparagrafi.

In questo modo creerai un testo leggibile per i tuoi utenti ma anche per Google, che ha un occhio attento alla struttura dei testi e ne premia la leggibilità.

Se vuoi approfondire puoi leggere Copywriting: leggibilità, forma del testo e SEO

#3 Scrivi in modo semplice

Devi pensare che chi cerca suggerimenti, guide o consigli online è probabile che non sia un esperto del settore: per questo motivo scrivi in modo semplice.

Fai così:

  • Utilizza il linguaggio specialistico solo quando è indispensabile;
  • Riduci il più possibile i tecnicismi;
  • Usa frasi brevi ed elimina periodi lunghi e complessi.

Altra cosa importante: non inserire date e riferimenti temporali.

Dal momento che stai creando un blog post o un articolo con lo scopo di renderlo interessante per lungo tempo, evita di Inserire frasi come “un mese fa”, “nell’ultimo anno”, “da 4 mesi” e simili.

#4 Scegli un buon titolo

Quali sono i titoli migliori per i contenuti evergreen

Il titolo di un post evergreen non ha solo la funzione di incuriosire il lettore e spingerlo a leggere l’articolo, ma deve essere scritto in modo da suggerire una soluzione.

Dal titolo deve emergere cioè la vera utilità del post.

Esempi di titoli di articoli evergreen:

#5 Aggiorna i tuoi contenuti e monitora i risultati

Ogni 2 o 3 mesi fai una revisione dei tuoi contenuti evergreen per vedere se c’è qualcosa da migliorare dal punto di vista della SEO o nuove informazioni da aggiungere al tuo articolo.

Hai notato che il tuo contenuto non performa più come una volta?

Quando un contenuto perde rilevanza e crolla nella SERP di solito i motivi sono tre:

  1. Google ha aggiornato l’algoritmo;
  2. I tuoi competitor hanno scritto un contenuto migliore del tuo;
  3. Gli utenti non cercano più le stesse cose sul web.

È il momento di darsi da fare per migliorare il contenuto con nuovi aggiornamenti.

Prima di tutto però informati sulle novità che riguardano Google e la SEO, osserva i tuoi competitor e controlla i flussi di ricerca dell’argomento di cui hai scritto (la parola chiave) su Google Trends.

In questo modo ti assicuri che il post resti sempre valido nel tempo.

La revisione dei post è un fattore importante per tutti gli articoli del tuo blog ed è utile per:

  • Aggiungere nuove informazioni.
  • Eliminare delle parti di post che sono superate.
  • Correggere dati.
  • Inserire contenuti extra quando si aggiungono nuove domande del tuo pubblico.

Quando avrai aggiornato il tuo contenuto evergreen pubblicalo non solo sul tuo blog ma anche nei social che utilizzi e dove sai che incontrerai il tuo target.

Monitora il tuo contenuto evergreen nel tempo per capire se gli aggiornamenti ti stanno facendo recuperare lettori e se hai fatto un buon lavoro.

E tu, hai già scritto contenuti evergreen per il tuo blog? Pensi che siano utili?

Se ti va, condividi la tua esperienza usando il box qui sotto!

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Sara Soliman

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Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Come e quando usare le parole straniere in italiano: buonsenso e qualche regola

Negli ultimi decenni l’italiano si è arricchito di tante parole straniere, la maggior parte inglesi, tanto che possiamo parlare di “itanglese” (italiano misto a inglese).

Ne hai sentito parlare?

Accogliere o meno termini inglesi nei nostri testi dipende da vari aspetti, come il settore in cui operiamo e se ci rivolgiamo a una platea ampia o di nicchia.

Settori come la tecnologia e la finanza, ma anche la moda, il turismo e il marketing sembrano aver ormai abbracciato l’uso di parole in inglese nella comunicazione.

Ma viene fatto in modo corretto? Ci sono dei criteri da applicare?

Sì, il buon senso impone di seguire alcune regole, per scrivere bene e farci capire dal pubblico che ci legge.

Vediamoli insieme.

Utilizza solo parole straniere che non hanno una buona alternativa in italiano

Tieni presente che spesso l’alternativa italiana c’è, ma è percepita come goffa o antiquata, perché il termine inglese è ormai entrato nell’uso comune.

Parole come wireless, brand, gadget, badget o fashion, business, leader fanno parte del nostro comune lessico ed è corretto utilizzarle.

Sono i cosiddetti forestierismi, o prestiti, parole che arrivano da altre lingue ma perfettamente integrate nella comunicazione di oggi.

Forestierismi

Ma vedi gli esempi seguenti:

  • Ogni martedì ti inviamo una newsletter con offerte e tip utili

Molto meglio: Ogni martedì ti inviamo una newsletter con offerte e consigli utili

  • Aspetto i tuoi input per iniziare il lavoro

Meglio scrivere: Aspetto le tue indicazioni per iniziare il lavoro

  • Fai tu un recap di quanto abbiamo detto?

Usa il termine in italiano: Fai tu un riepilogo di quanto detto?

Con parole poco utilizzate come tip, recap, headline (titoli) deadline (scadenza), speech (discorso), lunch (pranzo) o altre dovremmo chiederci se esiste la corrispondente in italiano e se ha la stessa efficacia. In tal caso perché non usiamo la nostra lingua?

Il punto della questione è allora questo: capire sin dove utilizzare le parole straniere e soprattutto non abusarne.

Personalmente inserisco al massimo una parola inglese in una frase, e solo se di uso comune.

Forestierismi: tra virgolette o in corsivo?

Fino a poco tempo fa una regola imponeva di scrivere in corsivo le parole straniere. Oggi però, dal momento che il numero di parole straniere che oramai troviamo anche nel vocabolario della lingua italiana va crescendo, si rischia solo di fare confusione.

E poi, perché isolare tra virgolette o scrivere in corsivo una parola di uso corrente, comunemente intesa dal pubblico?

Il consiglio degli esperti di scrittura è quello di ricorrere al corsivo solo per le parole altamente specialistiche proposte per la prima volta, con la spiegazione del significato a seguire tra parentesi.

Un po’ come ho scritto a inizio articolo quando ho parlato di itanglese.

Valuta se le parole straniere arricchiscono il testo in precisione o eleganza

In questi casi:

  • quando il contesto è appropriato, 
  • se siamo sicuri che i nostri lettori la conoscano,
  • se la parola in questione è più precisa della relativa parola in italiano 

l’uso della parola straniera è consentito.

Tuttavia, per mantenere un buon livello del testo, conviene non esagerare con le parole straniere.

Parole inglese nei testi in italiano

Ma, se esiste l’equivalente in italiano, come nelle parole che seguono, perché non usarlo?

  • Skill: competenze
  • Headline: titolo
  • Speech: intervento
  • Speaker: relatore
  • Best practice: buona pratica
  • Tool: strumento
  • Meeting: riunione
  • Engagement: coinvolgimento

Sono queste tutte parole con una buona alternativa in italiano, e per buona intendo plausibile, utilizzata ampiamente, non obsoleta o antiquata.

 Attenzione al plurale e al genere

Manager o managers? 

La regola è la seguente:

Le parole inglesi usate nei testi in italiano non prendono la -s al plurale, soprattutto se sono integrate nella nostra lingua. 

Ma attenzione:

Se le parole sono entrate nella nostra lingua al plurale, come ad esempio jeans o tapas, si usa il termine plurale anche al singolare.

Anche per il genere vale lo stesso concetto: non cambia.

Infatti diciamo la brioche, la par condicio, il golpe, il patio.

Per l’inglese però c’è un’eccezione. Di solito il genere si accorda con la corrispondente parola italiana. Diciamo infatti: lo speech, il target, la star, la Brexit, ma diciamo il web, anche se rete è femminile.

Altre volte il genere è condizionato dalla pronuncia della parola o dalla desinenza:

  • il maschile prevale nelle parole che finiscono in -ing  -p -er (surfing, bookshop, scooter)
  • il maschile si usa nelle parole che finiscono in -ion e -ty, in analogia con l’italiano -ione e -ta (la deregulation, la portability).

La regola, come insegna Luisa Carrada*, è questa: 

Davanti a una parola straniera si usa solitamente l’articolo che si userebbe davanti a una parola italiana con lo stesso suono.

Esempi: lo champagne (il suono è quello di scivolo), l’hamburger (in italiano la h è sempre muta).

Fa eccezione la w, che noi italiani percepiamo come consonante anche se pronunciamo u: scriviamo infatti il wisky o il webmaster.

Per ogni dubbio controlla sul dizionario, anche perché le eccezioni sono molte.

Fai attenzione all’inglese orecchiato e ai falsi amici

Quello che chiamo “inglese orecchiato” è l’inglese plausibile, credibile, che suona bene a noi italiani ma non è corretto.

Ne sono un esempio alcuni cartelli che si trovano nelle pubblicità di negozi, dove leggiamo a caratteri cubitali Next Opening!

Ma la scritta corretta sarebbe semmai Opening Soon.

 

False friends

I falsi amici sono invece quelle parole inglesi che, per la loro somiglianza sonora a una parola italiana, vengono usati come loro traduzione, ma in realtà hanno un significato completamente diverso.

Ad esempio, in inglese:

  • actually significa in realtà, non attualmente;
  • eventually significa alla fine e non eventualmente;
  • terrific significa fantastico e non terrificante.

Ci sono poi delle versioni “italianizzate” di alcune parole inglesi, soprattutto verbi, che si sono talmente diffuse nella nostra comunicazione che non ci facciamo quasi caso. 

Ma anche qui, sarebbe meglio non utilizzarle.

Ad esempio:

  • Stiamo processando la sua richiesta

È più corretto: La sua richiesta è in lavorazione

  • Mi piace il modo con il quale ti sei approcciata al tema

Meglio scrivere: Mi piace il modo in cui hai affrontato il tema

Queste sono le regole che applico quando scrivo i miei testi. Ti lascio alcuni testi su cui approfondire il tema e l’indirizzo di un blog dove puoi soddisfare le tue curiosità letterarie.

Anche tu rispetti alcune regole o segui qualche blog di riferimento per l’uso delle parole straniere? Se ti fa piacere scrivimi le tue fonti nel box qui sotto.

Per approfondire

Se vuoi approfondire puoi consultare il blog.terminologiaetc.it, il blog della terminologa Licia Corbolante, che svela tutti gli errori dell’inglese “orecchiato”. 

Ti consiglio anche il testo: Antonio Zoppetti, Diciamolo in italiano, Hoepli, Milano 2017

È un saggio sugli anglicismi della lingua italiana: quanti sono, come arrivano e come si diffondono.

*Luisa Carrada, editor e docente di scrittura professionale. Il post che hai letto è stato costruito seguendo regole ed esempi presenti nel libro:
Luisa Carrada, Paroline & Paroloni, Attingere a piene mai al tesoro del vocabolario, Zanichelli Editore 2018

 

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Immagine di copertina: brett-jordan per unsplash.com

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Copywriting: come scegliere verbi e aggettivi

Copywriting: come scegliere verbi e aggettivi

Per arrivare al lettore dobbiamo scrivere in modo preciso e concreto. No ai verbi pomposi e alle nominalizzazioni, sì agli accostamenti nuovi e ai verbi che trasmettono energia 

Nel mio lavoro di copywriter, quando scrivo articoli per i blog o newsletter aziendali, dedico molta attenzione alla scelta delle parole.

Questo perché so quanto siano potenti. Le parole possono consolare o convincere, ma anche ferire e farci arrabbiare.

Ma la loro funzione principale è quella di produrre immagini, creare qualcosa che prima non c’era.

In realtà, tendiamo un pò tutti a utilizzare più parole del necessario, ma se valutiamo con attenzione ci accorgiamo come l’utilizzo della parola giusta sia sufficiente a identificare e a scrivere in modo accurato.

Scegliere le parole giuste ci aiuta a scrivere meno e meglio, a far capire e a far ricordare di più.

Vediamo insieme allora come scegliere verbi e aggettivi, e soprattutto quali forme evitare, con l’obiettivo di scrivere in modo preciso, concreto e arrivare al cuore del nostro lettore.

I verbi, motori della storia

Il verbo è il motore di ogni storia, attira e organizza intorno a sé gli elementi della frase.

Mentre il sostantivo è fermo, il verbo è qualcosa di dinamico e che crea movimento dando energia alla frase.

Primo aspetto: usa i verbi ed evita le nominalizzazioni

Evitare le nominalizzazioni vuol dire sostituire tutti i sostantivi che finiscono in -zione con il verbo relativo.

In questo modo la frase risulterà più leggera ed elegante; inoltre avvicini di più il testo al parlato e quindi allle persone.

Alcuni esempi: parole come realizzazione o eliminazione possono essere sostituite da per realizzare o per eliminare.

Scegli verbi energici e precisi

Il verbo generico è scontato, non dà indizi precisi. Il verbo preciso aiuta invece a capire in modo chiaro l’azione che si vuole trasmettere.

Un esempio di verbo generico è il verbo scoprire, molto utilizzato nelle call to action del marketing digitale.

Al suo posto sarebbe molto più adatto usare ad esempio il verbo leggere (se si vuole invitare a leggere un articolo), sfogliare (se stiamo parlando di un catalogo), guardare (se si tratta di immagini o di video).

Più il verbo è preciso più riesce a descrivere e dunque coinvolgere il lettore.

I verbi forti sono verbi che ci parlano in modo chiaro e diretto. I verbi deboli, invece, odorano di scartoffie e non si prestano alla velocità della comunicazione di oggi. Alcuni verbi deboli molto usati sono effettuare, procedere e provvedere.

Nota la differenza:
Procederemo alla valutazione della pratica in modo tempestivo.
Valuteremo subito la pratica.

Non trovi che la seconda formulazione sia più semplice e diretta?

Evita i verbi paternalististici, i verbi pomposi e del linguaggio burocratico

Verbi quali permettere, consentire, mettere in grado o mettere a disposizione trasmettono un senso di superiorità e autoreferenzialità per nulla piacevole per chi legge. Sarebbe meglio non usarli mai.

I verbi pomposi come rappresenta, costituiscono, vanta sono tutti verbi sostituibili con il semplicissimo ed efficace verbo essere, senza nulla togliere al senso della frase.

Evitiamo anche i verbi del linguaggio burocratico e i verbi antiquati: meglio usare ad esempio il verbo fare al posto di effettuare e realizzare, ne guadagna la leggerezza del testo.

Usiamo le parole come fossero note musicali: l’obiettivo è creare armonia

Copywriting e armonia

Ricorri al passivo solo se è necessario

Rinunciare alla forma attiva, dal momento che mette il soggetto in secondo piano, rende lo scritto impersonale e freddo.

La forma passiva è utile infatti quando desideriamo mettere l’oggetto in primo piano, collocandolo all’inizio, o quando non ha importanza chi ha compiuto quell’azione.

Ad esempio: I libri dei più grandi scrittori contemporanei sono conservati nella biblioteca dell’Università.

Ma Le famiglie possono ordinare i libri di testo anche online e non I libri di testo possono essere ordinati anche online.

Aggettivi e avverbi: solo se aggiungono qualcosa

Aggettivi e avverbi sono utili solo se aggiungono qualcosa che ci aiuta a delineare meglio l’immagine nella nostra mente.

In caso contrario gli avverbi sono superflui perché invece di aggiungere energia (che è la loro funzione: ad verbum significa proprio aggiungere energia) la tolgono, appesantendo la lettura.

Coppie scontate

Gli aggettivi poi, quando sono uniti ad un sostantivo, appesantiscono il testo.

Coppie di uso comune come aiuto concreto, apposito modulo, paesaggio suggestivo, meta ideale, obiettivo ambizioso o offerta imperdibile sono un’accoppiata scontata e da evitare.

Somigliano agli slogan di vecchie pubblicità che ormai abbiamo sentito così tante volte che hanno perso significato, energia e potere.

Cerchiamo di coltivare la precisione e chiediamoci se c’è un termine che da solo esprime lo stesso significato.

La posizione dell’aggettivo

Per quanto riguarda la posizione dell’aggettivo, in italiano ci sono molte eccezioni.

Fermiamoci ad ascoltare la frase e scegliamo in base all’effetto voluto ricordando che l’aggettivo prima del nome trasmette senso di distacco mentre dopo il nome avviciniamo lo scritto alla lingua parlata.

Avverbi di intensità e aggettivi superlativi

Teniamo d’occhio gli avverbi di intensità (come molto, proprio, pienamente): il rischio è quello di produrre troppa enfasi e creare testi innaturali.

I superlativi sono inutili. La solita tiritera promozionale: offerta eccezionale, soluzione innovativa, piattaforma indispensabile non fa breccia nel cuore del lettore.

Chi naviga in rete cerca risposte ai propri bisogni, soluzione ai propri problemi. Accumulare i superlativi è gridare al vento: inutile e fastidioso.

Quando sono utili aggettivi e avverbi?

Aggettivi e avverbi sono invece utili quando rafforzano il testo, ossia quando lo mettono a fuoco con dettagli precisi e descrizioni potenti.

Io seguo questa regola:

L’avverbio deve essere necessario, se non lo è vuol dire che è inutile.

Infine, isolare un avverbio tra due punti lo rafforza. È come scriverlo in grassetto, viene evidenziato.

Nota la differenza tra:

Diamo sempre una risposta alle tue domande, una soluzione ai tuoi problemi
Rispondiamo alle tue domande e risolviamo i tuoi problemi. Sempre.

L’avverbio isolato è molto più espressivo.

Invece, un avverbio molto inflazionato, e da evitare soprattutto da solo, è assolutamente. Usiamolo per dare grande enfasi, non per rimarcare un semplice sì, come accade ormai troppo spesso anche in televisione.

Mi piace ricordare un l’aneddoto secondo il quale Gian Luigi Beccaria, sulla rubrica “Parole in corso” de La Stampa di qualche anno fa, attaccando gli stereotipi e le espressioni fatte tipiche del linguaggio giornalistico, cita lo scrittore francese Alphonse Daudet, proponendoci un’immagine divertente:

Chi scrive con efficacia sa bene che l’aggettivo deve essere l’amante del sostantivo e non già la moglie legittima, perché tra le parole ci vogliono legami passeggeri e non un matrimonio.

È dai legami passeggeri tra le parole che nascono immagini memorabili e accostamenti nuovi e sorprendenti, per cui azzarda, osa: scrivere è anche questo.

Consiglio plus per il copywriter

Per scegliere le parole giuste bisogna conoscerne tante.

Di qui l’importanza di aver a portata di mano un buon dizionario della lingua italiana, che non a caso sin dal medioevo è definito anche thesaurus.

copywriting vocabolario

 

Oltre al vocabolario della lingua italiana sono molto utili:

1. Il Vocabolario di base della lingua italiana di Tullio De Mauro, che contiene le 7500 parole più usate e comprese dai parlanti italiani. È dunque un riferimento importante per scrivere testi comprensibili a tutti.

L’ultima edizione (del 2016), il “Nuovo Vocabolario di base della lingua italiana” a cura di Tullio De MauroIsabella Chiari e Francesca Ferrucci, contiene anche nuove parole che oggi utilizziamo di più e parole straniere di uso comune che ormai sentiamo nostre, quali ad esempio cardigan, premaman, community, master, network ecc.

Il vocabolario è disponibile anche gratuitamente sul link di Internazionale.

2. Il Dizionario dei sinonimi e dei contrari, utilissimo per evitare ripetizioni o cercare quella parola il cui significato “assomiglia a…” ma che ci sfugge. Magari è proprio quella la parola giusta da utilizzare.

3. Il Dizionario delle collocazioni, a cui ricorrere se vogliamo evitare di riproporre le stesse coppie aggettivo-sostantivo o verbo-avverbio di uso comune (come ad esempio la coppia tavoletta di cioccolato, tessere le lodi, costare una fortuna, ecc).

Le collocazioni sono infatti parole che, per uso e consuetudine, sono collocate insieme e non è possibile sostituire una delle due mantenendo lo stesso significato (ad esempio si utilizza avanzo di galera e non resto di galera, si utilizza costare una fortuna e non costare un tesoro).

Il dizionario delle collocazioni diventa allora utile se lavoriamo a testi dove la varietà di lessico è importante, come in una brochure. O anche per evitare ripetizioni in pagine simili di siti web, come le pagine per cataloghi.

4. Il Dizionario analogico, che propone liste di parole collegate tra loro non solo per uso ma anche per significato o analogia tra i diversi concetti che esprimono.

Consultare un dizionario analogico vuol dire “partire per un lungo viaggio dalla meta sconosciuta”, un viaggio che arricchisce e che ci permette di esprimere il nostro pensiero in modo compiuto.

Di una parola che vogliamo analizzare ne scopriamo le caratteristiche grazie al dizionario analogico che ci mostra:

  • gli aggettivi associati;
  • le azioni a cui viene associata;
  • i modi dire  e i proverbi che la contengono o ne richiamano l’idea.

Io l’ho acquistato qualche giorno fa e trovo sia interessantissimo: una fonte inesauribile di idee!
E tu, quali vocabolari utilizzi per la tua attività di copywriter? Fammelo sapere nel box qui sotto!

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Immagine di copertina: Zhen-hu per Unsplash.com

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