Cosa mi hanno insegnato dieci anni di copywriting, sul lavoro e sulle persone

Nel mondo della comunicazione ogni incarico lascia qualcosa, dal punto di vista professionale ma anche umano. E negli anni si impara ad avere un approccio più empatico al proprio lavoro e con i propri clienti
AEsse Communication ha compiuto quest’anno dieci anni.
Quando, dopo la laurea in editoria e giornalismo, io e Nicola abbiamo deciso di aprire un’agenzia di comunicazione non immaginavamo esattamente dove saremmo arrivati. Sapevamo solo che volevamo costruire qualcosa di nostro: un’agenzia fatta di idee, relazioni e passione per il nostro lavoro.
Non avevamo tutte le risposte, ma avevamo entusiasmo, curiosità e la convinzione che una buona comunicazione potesse fare la differenza.
Dieci anni fa pensavo che fare il copywriter significasse soprattutto saper scrivere bene. Oggi so che la scrittura è solo una parte del lavoro. La parte più visibile, forse, ma non la più importante.
In questi anni abbiamo lavorato con aziende, professionisti e privati. Abbiamo scritto testi per siti web, articoli, newsletter, brochure, lavorando su progetti molto diversi tra loro.
Ogni incarico mi ha lasciato qualcosa, non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano.
Ci tengo a raccontarvelo.
Dieci anni di copywriting: cosa ho imparato
Se dieci anni fa qualcuno mi avesse chiesto cosa fa un copywriter, avrei risposto con sicurezza: “Scrive testi, crea pubblicità.”
Oggi risponderei in modo diverso.
Un copywriter ascolta, osserva, fa domande, cerca di capire. E solo dopo scrive.
In questi dieci anni ho avuto il privilegio di lavorare con professionisti di settori completamente diversi tra loro, con conseguenti esigenze diverse; eppure c’è una cosa che li accomuna tutti: dietro ogni richiesta c’è sempre una persona che desidera essere compresa.
E tutto inizia da qui.
Ecco allora il mio piccolo vademecum di insegnamenti, per me molto prezioso 🙂
1.Le parole arrivano dopo l’ascolto
All’inizio pensavo che il mio compito fosse trovare subito la frase perfetta.
Con il tempo ho capito che il lavoro inizia molto prima. Inizia con le domande giuste, con l’ascolto, con la curiosità di capire davvero chi ho davanti e la sua necessità di comunicazione.
2.Ogni cliente racconta una storia diversa
Non esistono due aziende uguali e non esistono due professionisti che vivono il proprio lavoro nello stesso modo.
Dietro ogni richiesta c’è un percorso, un obiettivo o anche un momento di cambiamento. Il copywriting mi ha insegnato a non dare mai nulla per scontato e a non usare formule preconfezionate
Ogni parola e ogni messaggio devono partire da una comprensione reale di chi legge, non da ciò che potrebbe sembrare ovvio. Quello che per un’azienda è scontato, spesso per il cliente non lo è affatto.
Per questo ho imparato a mettermi continuamente nei panni del destinatario, a fare domande, a chiarire, a semplificare e a costruire una comunicazione che punta a eliminare dubbi.
Allo stesso tempo, il copywriting mi ha insegnato a diffidare delle formule preconfezionate. Le espressioni fatte, gli slogan generici e i messaggi che potrebbero adattarsi a chiunque finiscono quasi sempre per non parlare davvero a nessuno.
Una comunicazione efficace nasce dall’ascolto, dall’analisi del contesto e dalla ricerca delle parole più adatte a quella situazione specifica.
3.Dietro ogni azienda c’è una persona
Quando si parla di aziende si pensa spesso a numeri, strategie e fatturati.
La mia esperienza mi ha insegnato altro.
Dietro un logo c’è quasi sempre qualcuno che ha investito tempo, denaro, energie e spesso anche sacrifici e timori.
Competenze costruite in vent’anni di esperienza, che talvolta sono per il cliente qualcosa di scontato, vanno invece sottolineate perché possono essere un enorme valore per chi cerca proprio quella competenza.
Capire questo è fonadamentale per creare una comunicazione efficace.
4.Il cliente cerca qualcuno di cui fidarsi, non solo qualcuno che scriva i testi
Il cliente deve pensare al suo lavoro e ha bisogno di qualcuno di cui fidarsi e a cui affidare la comunicazione della sua attività sul web, la sua immagine e la sua credibilità.
E questo dobbiamo tenerlo in considerazione, ogni volta che ci rapportiamo a lui, ogni volta che ci fa una richiesta.
5.Non spetta ai tuoi clienti ricordarsi di te
È il tuo lavoro che costantemente ricorda loro chi sei e il motivo per il quale siete entrati in relazione. Cerca di fare in modo allora che il tuo lavoro ricordi loro che sei una persona di cui fidarsi e ricorda loro che metti le tue competenze al loro servizio con empatia.
6.Scrivere è semplificare
All’inizio pensavo che un testo efficace dovesse impressionare.
Poi ho capito che il mio lavoro non è scrivere in modo ricercato, ma rendere semplici concetti complessi e dare una voce chiara alle idee degli altri.
Il miglior complimento è sentirsi dire: “Hai scritto esattamente quello che volevo dire”.
7.La fiducia vale più di qualsiasi contratto
Negli anni ho capito che i progetti migliori nascono quando si crea un rapporto di fiducia reciproca.
La fiducia permette di confrontarsi con sincerità, di accettare osservazioni, di cambiare direzione quando serve e di lavorare con serenità.
È un elemento invisibile, ma spesso determina il successo di un progetto più del budget o delle tempistiche.
8.Dire qualche “no” è stato importante quanto dire tanti “sì”
Con l’esperienza ho imparato che non tutti i lavori si possono accettare.
Dire un “no” con rispetto significa proteggere la qualità del proprio lavoro e costruire rapporti più autentici: promettere risultati impossibili non fa bene né al cliente né a me.
9.L’empatia non è una competenza secondaria
Nel tempo mi sono accorta che ciò che rende un copywriter davvero utile non sta soltanto nella tecnica, sta nella capacità di mettersi nei panni del cliente, capire le sue paure, i suoi dubbi, le sue aspettative e i suoi desideri.
La scrittura è uno strumento. L’empatia è ciò che le dà valore.
Le tecniche di scrittura e le regole si studiano; l’empatia arriva lavorando con le persone e imparando che ognuno comunica in modo diverso.
Dietro una richiesta urgente, a volte, c’è l’ansia di chi ha investito tutto in un progetto.
Dietro una revisione infinita può esserci semplicemente la paura di esporsi.
Capire questo cambia completamente il modo di lavorare.
10. Amare il proprio lavoro significa crescere in competenze
Quando ami quello fai non ti adagi nelle competenze acquisite, ma ti impegni a migliorare, ad approfondire, per diventatare sempre più bravo e consapevole.
Ciò che all’inizio era solo un’attività diventa parte della tua identità e dipende solo da te coltivare l’interesse che ti permette di migliorare giorno dopo giorno.
Anche perché, più diventi competente in qualcosa più quella cosa diventa interessante. È così che funziona, e, se ci pensi, è un meccanismo molto interessante: più ti impegni e più ti senti coinvolto. E tutto grazie alla competenza.
11. Non tutti i professionisti del marketing sono uguali
Negli anni ho imparato una cosa importante: non tutti i professionisti del marketing e della comunicazione sono uguali, e va bene così.
Nel mio lavoro di copywriter ci sono attività che mi vengono naturali e nelle quali riesco a dare il meglio: l’inbound marketing e la scrittura di contenuti per siti web e blog è ciò che più amo fare.
Mi piace cercare di capire cosa le persone cercano sul web, di cosa hanno bisogno, e trasformare idee, servizi e competenze in testi chiari, utili e capaci di creare connessioni.
Mi piace studiare il pubblico, trovare gli argomenti giusti, scegliere le parole che aiutano un’azienda a comunicare nel modo giusto. Mi piace lavorare dietro le quinte, studiare, scrivere, usare la creatività.
So che oggi sembra quasi obbligatorio essere sempre presenti, commentare tutto, dire la propria su qualsiasi argomento e trasformarsi nel principale promotore di sé stessi. Io faccio fatica. Proprio non è nelle mie corde.
Ma in fondo va bene così, è così che mi sento utile al cliente.
E poi, tra raccontare di essere competente ed esserlo davvero, continuo a preferire la seconda opzione.
Dopo dieci anni continuo a imparare
Forse questa è la lezione più importante.
Ogni nuovo cliente mi insegna qualcosa. Ogni progetto mi costringe a osservare un settore diverso, a fare domande migliori, a cercare nuove prospettive.
Il copywriting è un mestiere che cambia continuamente perché cambiano le persone, i loro bisogni e il modo in cui comunicano o cercano informazioni.
E probabilmente è proprio questo il motivo per cui, dopo dieci anni, continuo ad amare il mio lavoro.
Non credo di aver imparato tutto. Anzi, credo di essere diventata semplicemente più consapevole di quanto sia importante ascoltare prima di scrivere.
Continuo ad avere curiosità sul lavoro dei miei clienti, sulle sue caratteristiche e peculiarità.
Perché ogni persona ha una storia diversa e perché ogni progetto è diverso.
Conclusione
In questi dieci anni è cambiato il modo di comunicare, il linguaggio e le tecnologie.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha reso il mondo della comunicazione più accessibile: l’AI può aiutare a scrivere, tradurre, riassumere, creare immagini e produrre contenuti.
Tuttavia ciò non significa sempre professionalità. L’intervento dell’essere umano, con le sue competenza, è insostituibile.
Ciò che non è cambiato, in dieci anni, è il nostro modo di lavorare: ascoltare, capire le esigenze dei clienti e costruire strategie di comunicazione autentiche, con competenza e passione è il nostro modus operandi.
Un grazie davvero sincero a chi ha creduto in me, a chi ci ha scelto e continua a farlo, e a tutte le persone che hanno condiviso con noi questo percorso.
Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.
Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.
Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.
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