Assiomi della Comunicazione: quelle semplici proprietà della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali. Anche nel lavoro

Assiomi della Comunicazione: quelle semplici proprietà della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali. Anche nel lavoro

Fondamentali per chi si occupa di comunicazione e di web marketing, gli assiomi di Watzlawick rimangono un modello di riferimento per capire le dinamiche comunicative.

Comunicare con gli altri è una parte importante del proprio lavoro. Avere una comunicazione efficace permette di essere compresi e raggiungere gli obiettivi prefissati con l’atto comunicativo.

Per comunicare in modo efficace occorre innanzitutto ricordare che esistono regole comunicative universalmente prefissate. 

È inoltre importante saper ascoltare in modo attivo i propri interlocutori, prestando attenzione alle loro modalità espressive verbo-gestuali.

Tieni presente che ascoltare è cosa diversa da sentire. Senza ascolto non c’è comunicazione, perché diventa impossibile creare interazione tra le persone coinvolte.

Inoltre, anche ascoltando con attenzione potresti interpretare in modo non corretto il significato di ciò che ti stanno dicendo.

A tale scopo vediamo le implicazioni dei 5 Assiomi della Comunicazione di Paul Watzlawick, Janet H. Beavin e Don D. Jackson.

Assiomi della Comunicazione umana

Pragmatica della Comunicazione Umana, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore Roma, 2008

Cosa significa comunicare?

Il termine comunicazione deriva dal latino com, cioè con, e munire, cioè legare e indica il trasferimento di informazioni. 

Nel suo significato originale, comunicare significa mettere in comune, cioè condividere pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti con gli altri.

Parliamo cioè di comunicazione interpersonale, quel tipo di comunicazione che vede come protagonisti due o più individui e che si basa su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano reciprocamente, anche se spesso senza rendersene conto. 

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Tipi di Comunicazione

È possibile distinguere tre diversi tipi di comunicazione:

1. Comunicazione verbale

Riguarda la scelta delle parole e la costruzione logica delle frasi, secondo le strutture grammaticali e sintattiche della propria lingua.

La comunicazione verbale (CV) utilizza un codice digitale fatto di segni arbitrari, cioè di simboli utilizzati convenzionalmente per designare una determinata parola.

È il livello che indica ciò che si dice o, nel caso della comunicazione scritta, ciò che si scrive.

2.  Comunicazione non verbale

Riguarda tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura e i propri movimenti o attraverso la posizione che si occupa nello spazio.

Comprende inoltre mimiche facciali, sguardi, gesti e posture. Ma anche andature e abbigliamento. È il cosiddetto linguaggio del corpo.

La comunicazione non verbale (CNV) utilizza un codice analogico, riproducendo per immagini ciò a cui fa riferimento. 

3.  Comunicazione paraverbale

Essa riguarda la voce (tono, volume, ritmo), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore, come ad esempio tamburellare sul tavolo o emettere suoni. 

Riguarda il modo in cui la comunicazione viene espressa.

Nel messaggio scritto la comunicazione paraverbale riguarda l’uso della punteggiatura, che ha lo scopo di inserire il ritmo della frase.

Sia il non verbale che il paraverbale inviano messaggi spesso inconsapevoli e di tipo emotivo.

Scuola di Palo Alto: i 5 Assiomi della Comunicazione Umana di Paul Watzlawick

Nel 1967, lo psicologo Paul Watzlawick e altri importanti esponenti della Scuola di Palo Alto pubblicarono l’esito delle loro importanti ricerche in Pragmatica della comunicazione umana*, volume che tuttora rappresenta il principale punto di riferimento nel mondo della comunicazione interpersonale.

Secondo gli autori gli esseri umani comunicano tutti i giorni, attraverso parole o gesti, più o meno consapevolmente, per descrivere fatti ed eventi e per intraprendere relazioni sociali.

Gli assiomi, nel linguaggio filosofico e matematico, sono delle verità evidenti e indiscutibili alla base di numerose dimostrazioni e teoremi.

Paul Watzlawick, J. H.Beavin e D. D. Jackson definiscono gli assiomi della comunicazione come:

“alcune proprietà semplici della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali”.

Comunicazione Assiomi

I 5 Assiomi della Comunicazione individuati da Watzlawick, Beavin e Jackson  

I tre studiosi ne hanno individuati cinque. Vediamoli brevemente e cerchiamo di capire le loro influenze sulla comunicazione.

1°Assioma: non si può non comunicare

La non-comunicazione è impossibile, perché qualsiasi comportamento comunica qualcosa di noi ed è impossibile avere un non-comportamento. 

Anche una persona passiva e silenziosa trasmette la volontà di non comunicare e sta comunque inviando un messaggio. Comunica di non voler comunicare. 

“L’attività,le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri, e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro”.

La comunicazione può essere dunque involontaria, non intenzionale, non conscia e anche inefficace, ma avviene comunque.

2°Assioma: all’interno di ogni comunicazione si possono individuare due livelli

“Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione”.

Watzlawick afferma che esistono due livelli di comunicazione. Il primo è quello del contenuto, e indica cosa stai comunicando, il secondo è quello della relazione, e indica il tipo di relazione che vuoi instaurare con la persona a cui ti rivolgi. 

I messaggi che gli esseri umani si scambiano tra loro non possono essere considerati semplici trasmissioni di informazioni. 

Oltre al contenuto oggettivo del linguaggio, ossia i dati che esso trasmette in superficie, c’è anche un aspetto che definisce la relazione stessa dei soggetti interessati.

In sostanza, conta “che cosa diciamo” e anche “come lo diciamo”. 

Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. 

“La capacità di metacomunicare in modo adeguato non solo è conditio sine qua non della comunicazione efficace, ma è anche strettamente collegata al problema della consapevolezza di sé e degli altri”.

Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine, oltre al contenuto (cioè la volontà che il destinatario del messaggio compia l’azione indicata), esprime anche il tipo di relazione che intercorre tra chi comunica e il suo destinatario, in questo caso quella di superiore/subordinato.

3°Assioma: la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura della sequenza degli eventi

La comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e modificano durante l’interazione tra più individui. 

Queste diverse interpretazioni dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi, ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l’unica versione possibile dei fatti sia la propria. 

Nella vita di coppia, per esempio, il rischio è quello di osservare la situazione esclusivamente dal proprio punto di vista, usando cioè la propria punteggiatura e non riuscendo a cogliere quella dell’altro. 

La punteggiatura (o, semplicemente, il punto di vista) determina i comportamenti ed è quindi alla radice dei conflitti di relazione.

4°Assioma: la comunicazione avviene attraverso i canali verbali e non verbali. Il primo utilizza modalità digitali, il secondo criteri definiti analogici

La comunicazione digitale riguarda l’uso delle parole, cioè dei segni convenzionali usati per designare qualcosa. 

Ciò che caratterizza questo tipo di comunicazione è l’arbitrarietà tra le parole e ciò che rappresentano. Cioè, nel linguaggio verbale la cosa matita corrisponde al nome matita. 

La comunicazione analogica (ad esempio un’immagine) si basa invece sulla somiglianza (detta appunto analogia) tra la comunicazione in essere e l’oggetto stesso della comunicazione.

Cos’è dunque la comunicazione analogica? È ogni comunicazione non verbale, che però va valutata considerando il contesto in cui ha luogo l’interazione (come l’espressione del viso o la cadenza delle parole).

È bene ricordare che la comunicazione analogica ha le sue radici in periodi arcaici dell’evoluzione e la sua validità è quindi molto più generale del modulo numerico della comunicazione verbale, più astratto e relativamente recente.

L’uomo è il solo organismo che si conosca (ma anche delfini e balene) che usi moduli di comunicazione sia analogici che numerici.

Questo fatto è molto importante perché tale tipo di linguaggio, scrive Watzlawick:

“serve a scambiare informazioni sugli oggetti, oltre ad aver la funzione di trasmettere la conoscenza di epoca in epoca”.

I due sistemi sono congruenti tra loro, ed è questo un elemento a cui facciamo riferimento nel corso delle nostre interazioni con gli altri. 

Se una persona afferma di essere interessata a ciò che stiamo dicendo ma guarda altrove, si verifica una discrepanza tra il contenuto e la forma che mina l’esito della conversazione stessa.

5°Assioma: gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza

Si ha un’interazione simmetrica quando gli interlocutori si considerano sullo stesso piano, e quindi di pari livello.

In questo caso i soggetti tendono a rispecchiare uno il comportamento dell’altro, arrivando spesso ad accesi scontri, considerandosi sullo stesso piano.

L’interazione complementare, al contrario, si verifica quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso piano.

Ciò emerge chiaramente dai loro scambi, che pongono uno dei due in una posizione di superiorità e l’altro in una posizione subordinata.

Ne sono un classico esempio le interazioni tra dipendenti e datori di lavoro.

Concludendo, l’impossibilità di non comunicare rende comunicative tutte le situazioni interpersonali che coinvolgono due o più persone. L’ambiguità, spesso inevitabile, si forma proprio nei problemi di traduzione da un modulo all’altro che il trasmettitore e il ricevitore devono affrontare.

La conoscenza dei 5 Assiomi della comunicazione è molto importante per chi si occupa di comunicazione, giornalismo o web-marketing perché consente di comprendere e di gestire situazioni di conflitto che si formano, inevitabilmente, nelle interazioni.

Potresti leggere anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

 

Testo di riferimento:
*Pragmatica della Comunicazione Umana, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Casa Editrice Astrolabio

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Esercizi di Stile di Raymond Queneau: come arrivare al lettore con il giusto stile. Una lezione per il copywriter

Esercizi di Stile di Raymond Queneau: come arrivare al lettore con il giusto stile. Una lezione per il copywriter

Un testo, quello di Queneau, che ci dimostra l’importanza della fantasia e dello stile. E che non può mancare nella biblioteca del copywriter.

Gli Esercizi di stile di Queneau, pur essendo uno scritto un po’ datato (è del 1947) resta ancora oggi una lettura obbligata per chiunque ami la scrittura e per chiunque si occupi di scrittura professionale e di copywriting.

Nel testo un singolo episodio viene descritto in ben 99 versioni linguisticamente e stilisticamente diverse, mostrandoci le infinite possibilità del linguaggio.

Un libro così atipico, e da tutti lodato, non poteva che incuriosirmi.

La storia è semplice (banale, scriverà in nota lo stesso Queneau): il narratore nota sull’autobus un giovane, dal collo lungo e dal cappello decorato con una specie di treccia di corda al posto del nastro.

Il giovane ha prima un battibecco con un altro passeggero e poi va a sedersi in un posto che si è liberato.

Più tardi, il narratore incontra nuovamente il ragazzo, ora in compagnia di un amico, il quale gli consiglia di fare aggiungere un bottone al soprabito.

Per raccontare novantanove volte questo episodio di vita quotidiana lo scrittore utilizza figure retoriche, generi letterari diversi (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese, dal discorso volgare a quello ingiuriosa, dal sonetto all’ode), giocando con il lessico e con la sintassi.

Il risultato: novantanove versioni dello stesso banale racconto ma all’insegna dell‘umorismo, del virtuosismo linguistico, della fantasia, della creatività.

Una sorta di caleidoscopio di punti di vista, a dimostrazione delle infinite possibilità della lingua e dei diversi risultati che comportano l’uso di diversi stili.

Oltre ad ammirare il gioco di bravura del matematico Queneau, cosa dobbiamo apprendere noi web writer?

Citazione Queneau

Giocare con le parole, aggiungere un velo di mistero e rendere il testo brillante: questo sembra voler dire Raymond Queneau

Esercizi di stile: umorismo, interstualità e co-testualità

Non nascondo che quando ho comprato il libro di Quineau pensavo che, forse, mi sarei annoiata. E invece ho sorriso, mi sono spesso sorpresa dell’uso talvolta azzardato delle parole e dell’umorismo intrinseco a ogni racconto.

Gli Exercices giocano sull’intertestualità, essendo parodie di altri discorsi, e sulla co-testualità.

L’effetto comico è globale e nasce dal cumulo, figura retorica che domina tutte le altre.

Il racconto banale diventa la base su cui tessere le molte varianti retoriche, linguistiche, sintattiche e percettive che il linguaggio offre.

Alle figure vere e proprie – come il Metaforico o le Sinchisi – si affiancano declinazioni giocate sulla dimensione idiomatica, come gli Inglesismi, fino alla scomposizione della sintassi di Parti del discorso.

Gli stili giocano anche sul cambio di prospettiva o sull’ambiguità del punto di vista tra io-narrante, protagonista e antagonista, come nel caso delle Contro verità o dell’Aspetto soggettivo. 

Fino a spingersi al confine del puro visibile dove – in Arcobaleno, Onomatopee, Interiezioni – il verbale diviene solo lo strumento per creare sensazioni, suoni ed emozioni.

 

Umberto Eco: traduzione o riscrittura?

In Italia si è cimentato con successo nell’impresa di traduzione Umberto Eco, dopo aver intuito (come afferma lui stesso nell’introduzione) la necessità, per niente facile, di intendere cosa significasse tradurre con fedeltà un libro così particolare.

Scrive Eco:

“In breve nessun esercizio di questo libro è puramente linguisitco, e nessuno è del tutto estraneo alla lingua. In quanto non è solo linguistico, ciascuno è legato all’intertestualità e alla storia.
In quanto legato a una lingua è tributario del genio della lingua francese.
In entrambi i casi bisogna, più che tradurre, ricreare in un’altra lingua ed in riferimento ad altri testi, a un’altra società, e un altro tempo storico”.

Non si tratta, infatti, di una traduzione letterale, bensì di una sorta di riscrittura che mette in gioco le capacità autoriali di chi si cimenta in una tale “impresa”.

E aggiunge:

“Fedeltà significava capire le regole del gioco, rispettarle, e poi giocare una nuova partita in un’altra lingua e con lo stesso numero di mosse”.

Che Queneau fosse un genio credo sia indubbio, ma lo scrittore francese vuole dirci che il linguaggio è un’arma potente e che basta solo un po’ di fantasia per ottenere risultati incredibili.

 

Gli esercizi di stile e il copywriter

Cosa possiamo imparare noi copywriter del web da un testo così fantasioso?

Una cosa è certa: scrivere assecondando Google non deve far passare in secondo piano lo scrivere per il lettore.

E allora liberiamo la fantasia e giochiamo con il linguaggio, pur guardando alle parole chiave.

Non sono una SEO, ci tengo sempre a precisarlo, ma da quando mi occupo di ottimizzazione dei testi per il web una cosa l’ho imparata:

Google e l’utente cercano la stessa cosa.

Non dobbiamo scrivere contenuti pensando che “accontentare” Google sia la soluzione e che saremo premiati. Se il nostro scritto non sarà interessante e fruibile per l’utente, Google non ci farà apparire nelle prime posizioni della serp. Provare per credere.

E allora non ci sono scuse: chi ha talento e la volontà di usarlo non annoierà mai il proprio lettore. A patto di ricordare che l’utente finale è lui e non Google.

Soffermandoci poi sui diversi stili usati da Queneau nei suoi esercizi notiamo quanto l’uso dell’uno o dell’altro comportino un risultato finale estremamente diverso.

Da qui l’importanza di scegliere il giusto stile, timbro e ritmo. In una parola il tone of voice.

E voi, siete disposti a cimentarvi in un tal gioco lingustico?

Potresti leggere anche: Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Quando il libro è una cura per l’animo e per il corpo: Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno di Ella Bethoud e Susan Elderkin

Quando il libro è una cura per l’animo e per il corpo: Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno di Ella Bethoud e Susan Elderkin

Con la lettura possiamo capire la natura di emozioni e sentimenti, compreso il dolore. E conoscerlo e contestualizzarlo è il primo passo per raggiungere la guarigione

Ho iniziato a leggere Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno poco prima del periodo di isolamento da Coronavirus.

In questi mesi di silenzio e di rallentamento generale leggere per me è stata un’ancora e un motivo di scoperta di nuovi mondi senza viaggiare.

È proprio vero, la letteratura ti permette di viaggiare anche rimanendo fermo, ma anche di guardare dentro te stesso.

Mi piace riportare le parole di Umberto Galimberti (su D di Donna, inserto de La Repubblica del 21 marzo 2020):

“Dai libri si apprendono i sentimenti che, a differenza delle pulsioni e delle emozioni, non sono dati per natura, ma, dall’origine del mondo si acquisiscono per cultura, come ci insegnano i miti dei primitivi, la mitologia greca, dove ogni dio è espressione di un sentimento (…). 

Oggi non possiamo più ricorrere ai miti, ma abbiamo quel repertorio che è la letteratura, dove si impara cos’è il dolore in tutte le sue manifestazioni, l’amore in tutte le sue declinazioni, la gioia, l’angoscia, la speranza , la disperazione, la noia, l’entusiasmo, e via dicendo.

Perché, se uno conosce la natura dei sentimenti, quando sopraggiunge il dolore sa dargli un nome e ha una mappa per sapere come uscirne.

Mentre chi non ne dispone, cede all’impatto emotivo o addirittura a quello impulsivo con gesti dannosi, quando non pericolosi”.

 

La connessione tra lettura e consapevolezza è dunque ciò che rende i libri degli ottimi rimedi per ogni accadimento, dal malessere alla sventura.

Questa è la forza del libro e delle parole.

Penso che possiate essere d’accordo con me se dico che un libro, letto nel momento giusto, può cambiarci la vita.

Inoltre, dallo stesso libro letto in periodi diversi della nostra esistenza, possiamo cogliere e riflettere su aspetti precedentemente non colti.

 

Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno

Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno di Ella Berthoud e Susan Elderkin è una sorta di prontuario, una celebrazione del potere curativo della letteratura.

Nato come un piccolo esperimento ha trovato nei lettori e nei librai un grande entusiasmo, tanto che l’iniziativa di inviare un suggerimento per arricchire gli elenchi dei libri consigliati prosegue sul web (al sito www.sellerio.it).

Ella e Susan sono due ex studentesse di letteratura inglese dell’Università di Cambridge.

Nel 2008 hanno fondato un servizio di Biblioterapia con la School of Life di Londra e da allora hanno continuato a prescrivere libri, di persona o virtualmente, a pazienti di tutto il mondo.

Per scrivere Curarsi con i libri, le due autrici raccontano: “abbiamo spulciato duemila anni di letteratura in cerca delle menti più brillanti e delle letture più ricostituenti”.

Dai classici ai contemporanei, dai libri di culto ai romanzi famosi o meno, ogni consiglio di lettura è una ricetta per anima e corpo, scritta con autorevolezza e umorismo dalle due colte autrici inglesi.

A ogni malanno, rigorosamente in ordine alfabetico, seguono consigli di lettura appropriati. 

A mio parere è un libro utilissimo, che va sfogliato e sottolineato, letto in ordine o secondo le emozioni del momento. E tenuto a portata di mano.

C’è proprio tutto: dalla cura al cuore spezzato con Emily Brönte a quella dell’arroganza con Jane Austen e al mal di testa con Ernest Hemingway.

Ci si può concedere un massaggio con Haruki Marukami o scoprire il romanzo perfetto per alleviare la solitudine.

Dalla tristezza all’incapacità di cogliere le occasioni, dalle calvizie al desiderio di cambiar lavoro, dall’ipocondria all’indifferenza.

Per ogni atteggiamento sbagliato o situazione sfortunata c’è un libro (o più) pronto ad alleviare la nostra sofferenza.

Le autrici offrono inoltre i lori consigli su cosa leggere quando non si riesce a dormire, i migliori libri da leggere per ogni decennio di vita, i libri migliori per ogni rito di passaggio.

 

Consigli letterari

 

L’edizione italiana è curata da Fabio Stassi (alcuni suoi romanzi: La lettrice scomparsa del 2016, Ogni coincidenza ha un anima del 2018 e L’ultimo ballo di Charlot del 2012) e presenta un ulteriore arricchimento di trenta nuova ricette, oltre alle trenta aggiunge dalle due autrici per la nuova edizione (2019).

Ogni libro consigliato è una sorta di immunizzazione e, scrive Stassi:

“Agisce su di noi allo stesso modo delle campagne di prevenzioni contro il vaiolo o la poliomielite”.

Ugualmente, chi consiglia un libro a un amico per aiutarlo a uscire da un momento difficile ha già offerto un farmaco ed espresso una diagnosi.

Credo che questo sia successo a qualsiasi buon lettore. Di qui la connessione profonda tra lettura e malattia.

“Non è forse la biblioterapia un tentativo di vaccinazione al male di vivere?”

Curarsi con i libri esce per la prima volta nel 2013, ed è seguito nel 2017 (in Italia con Sellerio Editore) da Crescere con i libri. Rimedi letterari per mantenere i bambini sani, saggi e felici.

Le due autrici concludono così la loro introduzione:

“Vivere senza letteratura significa perdere l’occasione di vivere arricchendosi delle lezioni di coloro che hanno percorso questa via prima di noi.”

Non siete d’accordo anche voi?

 

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Coronavirus e Resilienza: coltivare alcune risorse interiori come la compassione, l’autostima e la grinta ci aiuta ad affrontare traumi e difficoltà inaspettate

Coronavirus e Resilienza: coltivare alcune risorse interiori come la compassione, l’autostima e la grinta ci aiuta ad affrontare traumi e difficoltà inaspettate

Sacrificare la nostra libertà personale e testare la nostra capacità di adattamento sono state alcune delle conseguenze del periodo di quarantena impostoci per combattare la diffusione della pandemia da Coronavirus.

La situazione attuale sta modificando il nostro stile di vita, ma anche quello di istituzioni e di aziende: in una parola, della società.

Stiamo sperimentando, nostro malgrado, la nostra capacità di adattamento e, in sintesi, di evoluzione. 

Abbiamo visto che i servizi non sono scontati, che il congestionamento degli ospedali è un grosso problema, abbiamo provato smarrimento e paura.

È cambiata la scansione del tempo (ci siamo accorti di averne molto) ma anche lo sguardo sul prossimo. Talvolta con degli eccessi.

Il coronavirus è forse il più grande evento traumatico della mia generazione, che non ha visto guerre (sono nata nel 1973).

Qualche economista ha detto che ogni generazione vive un evento traumatico, quali guerra o terrorismo: tutto sommato poteva andarci anche peggio.

 

Reazioni e adattamento: resilenza o resistenza

In questi momenti alcuni reagiscono, altri attendono, talvolta confondendo resilienza con resistenza, o inerzia con adattamento.

Quello che stiamo vivendo in questi giorni prima o poi terminerà, ma già sappiamo che non sarà più tutto come prima: stiamo subendo un vero e proprio terremoto, pari a quelli che hanno costretto precedenti sistemi sociali a modificarsi.

Il pericolo del contagio ci sta costringendo a rivedere le nostre abitudini e a mettere in evidenza alcune possibilità che già avevamo ma che non abbiamo, forse, preso in considerazione, come lo Smart Working.

Su questo aspetto abbiamo dimostrato di essere creature adattabili ma non fragili, coriacee.

Non voglio pensare che tutto tornerà come prima, che noi torneremo come prima. Mi piace pensare che tutti abbiamo imparato qualcosa di importante. 

Certo, se ci siamo guardati dentro abbastanza.

Personalmente ho imparato a fidarmi, a fermarmi e ad arretrare, a trovare un baricentro domestico più intimo e più tranquillo.

Ho imparato a farmi andar bene anche quei crakers o quei biscotti che non sono solita comperare, ma che erano gli unici disponibili nel negozio vicino a casa.

Ho imparato che ordinare una libreria vuol dire ordinare anche i pensieri, ho imparato che dedicarsi al giardino senza orari può essere piacevole e sicuramente rilassante.

Lo so, sono tra i fortunati che in questo mese hanno avuto la possibilità di stare all’aperto nel mio giardino isolato, di prendere il sole e di giocare con il mio cane.

Ma timori e interrogativi hanno scandito anche le mie giornate, proprio come l’appuntamento con il triste bollettino delle 18.00.

Da alcuni criticato è stato per molti di noi l’unico punto fermo per l’aggiornamento sui dati del contagio.

Ho letto meno di quello che avrei voluto, in compenso ho scelto delle letture molto interessanti, come il libro di cui voglio parlarvi oggi: La forza della Resilienza di Rick Hanson con Forrest Hanson, Giunti Editore, 2018. 

Un libro che per me è una rivelazione. Un manuale che, tra psicologia e consigli utili, può davvero aiutarci a raggiungere quello stato di benessere psico-fisico che ci permetterà di affrontare le sfide della vita con coraggio e consapevolezza.

Sì, perché ho capito che in questi momenti, dove abbiamo scoperto l’importanza della solidarietà, dell’aiuto reciproco e dell’autodisciplina la capacità di essere resilienti gioca un ruolo rilevante.

 

La Forza della Resilienza di Rick Hanson: un grande insegnamento

Rick Hanson è uno psicologo e scrittore statunitense che si occupa di neuroscienza e psicologia positiva.

Fondatore del Wellspring Institute for Neuroscience and Completative Wisdom (California), è stato relatore alla NASA, a Oxford, Stanford e Harvard.

La capacità di adattamento in un mondo che cambia di continuo non è cosa semplice, ma la bella notizia è che possiamo allenarci a diventare esseri umani dotati di questa grande dote che nasce da forze interne quali la grinta, la gratitudine e la compassione.

 

Resilienza

La Forza della Resilienza, Rick Hanson con Forrest Hanson, Giunti Editore, 2018

 

La psicologia insegna che il nostro modo di rapportarci alla vita dipende da tre fattori:

  • come gestiamo le sfide;
  • come proteggiamo le nostre vulnerabilità;
  • come potenziamo le nostre risorse interiori.

La mente ci segue ovunque andiamo e le risorse mentali come la determinazione, l’autostima e la bontà rafforzano la nostra resilienza.

 

Cos’è la resilienza e quali sono i suoi punti di forza

La resilienza è la capacità di affrontare avversità e di superare gli ostacoli. È quella capacità di guarire dai traumi senza alienare la propria identità, anzi, imparando a trarre forza da essi per raggiungere i nostri obiettivi.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre.

È un’espressione della duttilità della psiche e del dinamismo della personalità, che spiega come molti individui trasformino situazioni oggettivamente sfavorevoli in occasioni di cambiamento vantaggiose per la propria evoluzione verso la piena realizzazione di sé e della propria felicità.

Tutti noi abbiamo delle esigenze. Se restano insoddisfatte è normale sentirsi stressati, frustrati, infelici.

Ma le persone resilienti, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare le contrarietà in modo efficace, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.

Hanson ci insegna che ogni essere umano ha tre bisogni fondamentali, radicati nella nostra storia evolutiva, che sono:

  • il bisogno di sicurezza, che spazia dalla pura sopravvivenza alla possibilità di esprimersi senza il timore di critiche;
  • il bisogno di gratificazione, che comprende tanto il semplice atto di mangiare quanto le soddisfazioni più grandi della vita;
  • il bisogno di socialità, che si estende dalla sessualità alla sensazione di essere amati e apprezzati. È per questa ragione che coltiviamo legami con il prossimo.

Per soddisfare questi tre bisogni esistono quattro sistemi essenziali:

  1. La comprensione della realtà.
  2. L’acquisizione delle risorse.
  3. La regolazione dei pensieri, emozioni e comportamenti.
  4. L’instaurare rapporti efficaci con gli altri e col mondo.

Fermati un attimo a riflettere, sono 4 modi in cui rapportare l’esterno a noi stessi.

L’applicazione di questi 4 sistemi ai nostri 3 bisogni ci permette di individuare 12 punti di forza interiori, risorse psicologiche sulle quali dobbiamo lavorare per aumentare le nostra resilienza.

 

Resilienza

I 12 punti di forza della Resilienza: l’incrocio dei 3 bisogni fondamentali con i 4 sistemi essenziali che ci permettono di realizzarli permette di evidenziare quali sono le caratteristiche psicologiche su cui lavorare (dal testo di Rick Hanson cn Forrest Hanson, la Forza della Resilienza)

 

I 12 punti di forza della resilienza si sostengono tra loro e dobbiamo immaginarli come i nodi di una rete; tuttavia le colonne portanti di questo sistema immaginario di sostegno sono l’apprendimento e la mindfulness.

Infatti nulla può cambiare durevolmente se non dopo l’apprendimento, concetto che sta alla base dell’insegnamento di Hanson.

Per questo motivo il testo è ricco di consigli, di esercizi e di informazioni su come funziona il nostro cervello.

È necessario poi convertire l’esperienza transitoria in un cambiamento definitivo: la cosa interessante è che il nostro cervello è estremamente plastico e possiamo cambiarlo.

Riuscire a radicare queste risorse nel nostro modo di essere ci permette di diventare meno ansiosi, meno irritabili, meno delusi e di affrontare la vita con maggiore serenità.

Sono risorse psicologiche ma sono anche aspetti della nostra personalità: è dove riconosciamo di essere carenti che dobbiamo intervenire.

Arrivare al cuore dei problemi, con umiltà e desiderio di cambiamento, è il primo passo per contribuire a risolverli.

La posta in gioco, diventare resilienti, credo sia una conquista per ogni essere umano.

“Questo libro offre passaggi semplici, accessibili e pratici per toccare la pace e la gioia che sono il diritto di nascita di ogni persona.”

Definizione che dobbiamo fare nostra, parola dell’autore e monaco buddista Thich Nhat Hanh.

 

Come coltivare la Resilienza

A ognuno di questi punti di forza (compassione, grinta, calma, coraggio, mindfulness, gratitudine, motivazione, aspirazioni, apprendimento, sicurezza, intimità e generosità) Hanson dedica un capitolo.

Per ognuno di essi poi svela una serie di atteggiamenti da mantenere e, ove necessario, da cambiare per appropriarci di un modo di vedere e di sentire diverso e migliore per noi stessi. E per diventare resilienti.

 

Resilienza

Come coltivare la Resilienza

 

Alcuni consigli sono semplicissimi e magari già li mettiamo in pratica perché sappiamo che ci fanno bene.

Ad esempio, trovare un luogo-rifugio (che può essere anche un’abitudine, un’attività, una persona o un animale domestico) vuol dire trovare qualcosa che ci faccia star bene, che ci risollevi l’umore, che ci faccia sentire protetti e al sicuro.

Oppure il benessere che regala l’esercizio fisico, meglio se all’aperto: il rilascio di dopamina ed endorfine (che segue qualsiasi attività che ci appaga) permette la riduzione degli ormoni dello stress, rafforzano il sistema immunitario e contribuiscono a placare il senso di preoccupazione.

Altri consigli, quali l’imparare a dire no, applicare la compassione anche su noi stessi, imparare ad accettare la realtà e a controllare la rabbia, diventare autonomi e coltivare l’autostima sono meno scontati e difficili da attuare senza qualcuno che ci indichi dove focalizzare la nostra attenzione per muovere i primi passi del cambiamento.

Quello che forse non siamo abituati a pensare è che si può imparare ad apprendere, a qualsiasi età. Parola di Rick Hanson:

“L’apprendimento è la risorsa interiore che permette il potenziamento di tutte le altre.”

Solo un terzo circa delle nostre caratteristiche è determinato dal DNA: ben due terzi sono apprese.

Direi che questa è un’ottima notizia, perché vuol dire che abbiamo a disposizione un ampio margine operativo per decidere che tipo di persona vogliamo essere.

Vi ho incuriosito abbastanza?

L’autore va in profondità, presenta degli esempi in cui possiamo riconoscerci e spiega come affrontare il testo, dal momento che ciascuno di noi ha necessità sue proprie.

 

Coronavirus e Resilienza: le parole dello psicologo Rick Hanson

“In momenti come questo è naturale sentirsi spaventati, ansiosi o minacciati.

Il nostro cervello si è evoluto per reagire rapidamente alle minacce ed è facile che ci sia un senso di impotenza associato a problemi che sembrano ben al di là del nostro controllo.

Ma essere consumato dalla paura provoca usura sul corpo, e ciò mina la tua sicurezza.”

E seguono, sul suo sito web, alcuni consigli su come scrivere e comunicare in questo periodo. Sono a disposizione inoltre contenuti gratuiti e scaricabili.

 

Rick Hanson spiega la duttilità del cervello

 

 

Consigli di lettura per chi vuole capirne di più di emozioni e di intelligenza

In questo periodo anche chi non è abituato a guardarsi dentro ha imparato a farlo. E magari ha conosciuto qualcosa in più di sé, ha scoperto delle passioni che non sapeva di avere o ha capito di amare dei generi letterari che non aveva mai sperimentato prima.

Se vi interessa capire qualcosa in più sulle emozioni e su come funziona l’intelligenza umana vi consiglio altri tre testi:

1. Intelligenza Emotiva, Daniel Goleman
Diventato un classico, questo testo ha cambiato il modo di pensare all’intelligenza dimostrando l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni razionali del pensiero.
2. Atlante delle Emozioni Umane, Tiffany Watt Smith
Attraverso l’antropologia, la storia, l’arte e la letteratura l’autore ci parla di 156 emozioni. Alcune le abbiamo provate e le riconosciamo, alcune non sappiamo di averle provate, altre – forse – non le proveremo mai.
3. Il dono delle persone sensibili, Nicoletta Traviani
Con il Quaderno di decompressione per persone sensibili questo testo si rivela una guida preziosa arricchita da esercizi pratici per scoprire l’ipersensibilità, per valorizzarla e per farne un centro di equilibrio.

Se volete invece approfondire ulteriormente il tema della resilienza con Rick Hanson scoprite ulteriori contenuti sul suo sito www.rickhanson.net

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Il poliziesco di casa nostra: il Commissario Ambrosio di Renato Olivieri

Il poliziesco di casa nostra: il Commissario Ambrosio di Renato Olivieri

Ho sempre amato leggere libri gialli. Da ragazzina ho collezionato l’intera opera di Agatha Christie e ricordo con nostalgia i lunghi pomeriggi estivi trascorsi all’ombra di un albero immersa nelle vicende di Hercule Poirot o di Miss Marple.

Più tardi ho conosciuto Conan Doyle, Simenon, Ellery Queen, Van Dine e solo negli ultimi anni ho iniziato ad apprezzare il giallo italiano.

Forse non tutti sanno che l’accezione «giallo» è propria della lingua italiana ed è dovuta alla collana «Il Giallo Mondadori», ideata da Lorenzo Mantano e pubblicata in Italia da Mondadori Editore a partire dal 1929.

Il termine, dal colore della copertina dei libri, ha sostituito in Italia quello di «poliziesco», rimasto peraltro nei paesi francofoni.

Ma quello di cui voglio parlare oggi è un nuovo modo di narrare.

Nel noir spesso i confini tra il bene e il male possono apparire ambigui e confusi (non è forse questa la realtà?) e lo stesso investigatore diventa parte integrante della trama, non come giustiziere che incarna verità giustizia e infallibilità (come accadeva nel giallo vittoriano), ma come persona suscettibile di errore, esposta ai sentimenti e alle emozioni.

Il Commissario Ambrosio di Renato Olivieri

E potrebbe essere questa la perfetta descrizione del commissario Ambrosio, uscito dalla penna di Renato Olivieri, scrittore nato nel piccolo paese veronese di Sanguinetto nel 1925.

Ambrosio «è un uomo di cultura quieta, di sentire sobrio; che ama la buona pittura, la buona musica, il buon artigianato e – non va dimenticato – le belle donne, vittime o colpevoli che siano», scrive Mino Monicelli.

Il commissario Ambrosio ha più di cinquant’anni e agisce a Milano, metropoli inquieta dove il delitto sembra essere parte integrante della vita e non un’eccezione a essa.

Anche il colpevole è un uomo qualsiasi, quasi a sottolineare che la banalità del male, concetto coniato dalla filosofa Hannah Arendt, potrebbe essere in ognuno di noi.

Ma il male non è mai banale, e lo sa bene Ambrosio che di fronte ad ogni orrore si stupisce candidamente e si interroga giungendo spesso alla soluzione da una prospettiva diversa.

Il caso Kodra (il primo della serie) e Madame Strauss sono due piccoli gioielli che non posso che consigliare agli appassionati del genere.

 

Articolo a cura di Sara Soliman

 

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Baciamoci e spegniamo il cellulare. Agire e interagire per Paolo Crepet, Festival Letterario di Soave

Baciamoci e spegniamo il cellulare. Agire e interagire per Paolo Crepet, Festival Letterario di Soave

Un esilarante Paolo Crepet ieri sera, a Soave, per l’apertura della quarta edizione del Festival Letterario.

Chi pensava che avrebbe ascoltato la classica presentazione di un libro ha dovuto ricredersi.

Intervallando ironiche battute su aneddoti personali e riflessioni sulle possibili conseguenze di questa ultima rivoluzione digitale, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha coinvolto il pubblico invitandolo a fermarsi e prendere in mano le redini della propria vita, quella vita in cui nessuno sembra più saper rinunciare alla connessione continua.

“Baciami senza rete” nasce da una scritta su un muro romano: SPEGNETE FACEBOK E BACIATEVI.

«Una fantastica sintesi di un pensiero non conformista, una voce dissonante […], una finestra abusiva, una sfida all’arrancare quotidiano di milioni di formiche tra casa e lavoro […], obbligate a connettersi e a essere connesse senza requie, senza pensiero, senza dubbio»

scrive nelle prime pagine del suo ultimo libro, uscito a settembre del 2016.

Ma non dobbiamo lasciarci ingannare: osservare con senso critico non equivale a una condanna e Crepet non è certo un nostalgico refrattario alla tecnologia, ma sul fatto che al giorno d’oggi se ne abusi dobbiamo dargli ragione.

Tutti viviamo, a varie dosi, nel mondo digitale. A preoccupare di più sono i bambini, che sembrano essere letteralmente rapiti.

Lo psichiatra riflette su come si stia perdendo il reale valore delle cose, sottovalutando l’importanza delle emozioni.

Emozioni che sono reali solo se accompagnate dai cinque sensi e sedimentano nella nostra anima distinguendoci dagli altri e formando il nostro vissuto.

Di qui l’importanza di fermarsi a pensare su questo cambiamento antropologico in atto, dal momento che per i “nativi digitali” (i ragazzini di oggi), sempre curvi sui loro smartphone, sembra che solo attraverso l’uso delle nuove tecnologie e dei social si possa interagire, informarsi, far parte di una comunità, esserci.

Non conta con chi o dove sono, i loro occhi sono sempre puntati sullo schermo.

Occhi bassi, tendenzialmente obesi (hanno tutto a portata di un click, dai giochi ai cartoni, dalle informazioni agli amici) e con poca propensione al pensiero: così sono i ragazzini dagli ultimi studi effettuati sul campo.

E come saranno, da adulti, dei bambini che hanno sempre comunicato attraverso uno schermo?

Saranno in grado di utilizzare il loro apparato sensoriale?

Quali saranno le conseguenze sulla loro capacità di relazionarsi e sulla loro capacità empatica?

Quello che possiamo fare, da adulti consapevoli, è cercare di essere d’esempio: «Non possiamo vietare o limitare l’uso dello smartphone se noi per primi lo utilizziamo di continuo davanti ai nostri figli, non possiamo lamentarci se non leggono libri se noi non leggiamo mai: l’autorevolezza si fonda sulla coerenza».

Albert Einstein scrisse:

«Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre l’umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti».

Per evitare questo non occorre optare per una scelta anacronistica, né scegliere una sorta di isolamento sociale, basta solo essere “di nuovo umani”.

E per umani il professore intende: coltivare la manualità, utilizzare i cinque sensi, tornare a stupirci, indignarci, emozionarci.

 

 

Riappropriarsi dei nostri piccoli interessi, ascoltarci nelle sensazioni, fermarsi a contemplare un paesaggio o respirare a pieni polmoni all’aria aperta, camminare per i sentieri di montagna sono atti che noi dobbiamo tornare a fare.

Questo significa ritrovare la consapevolezza che la vita non ha bisogno del wireless continuo: le connessioni umane sono accanto a noi.

Prendiamoci per mano e lasciamo cadere quel congegno diabolico che distoglie il nostro sguardo dalla bellezza di ciò che ci circonda.
Baciamoci davvero perché un bacio vale mille e più post.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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