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Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

La creazione di call to action efficaci è fondamentale nel processo di conversione. Il segreto? Poche parole ma al posto giusto.

In questo periodo mi sto occupando di riscrivere i testi di un sito web di una realtà alberghiera della provincia di Venezia.
L’obiettivo del titolare dell’attività (e del sito) è quello di riuscire a ottenere un maggior numero di prenotazioni dirette dal sito ufficiale e di staccarsi dalle piattaforme di prenotazione online. 

Per questo sito, creato nel 2022, sono state utilizzate immagini molto scenografiche, evocative e di qualità. Sicuramente molto belle e di impatto.

Purtroppo non posso dire altrettanto dei testi, un po’ troppo striminziti e privi di personalità.

E mancano quasi completamente le call to action, o chiamate all’azione. 

Dell’importanza dei testi destinati al turista ne ho parlato in vari articoli, oggi vorrei parlare invece del ruolo cruciale delle call to action per la riuscita di un sito web, nel settore turistico ma non solo.

Una call to action mirata significa non solo maggiore visibilità, ma soprattutto maggiori conversioni e dunque maggiori contatti.

Call to action (CTA): cosa sono e a cosa servono 

La call to action (spesso abbreviata in CTA) è in sostanza un invito a compiere un’azione. 

Fa parte di un insieme molto ampio di testi chiamato microcontenuti o microcopy: testi brevi che troviamo ovunque nel marketing, dalla pubblicità ai siti web, dalle email ai post social.

Possiamo definire le call to action come le parole giuste al momento giusto.

Sì, perché questi microcontenuti sono testi particolari che si collocano in momenti di snodo importanti, in quei momenti cioè dove l’utente è sulla soglia di fare qualcosa.

Lo scopo della call to action è infatti guidare l’utente verso un’azione specifica, come ad esempio:

  • acquistare un prodotto
  • leggere un post del blog
  • iscriversi a una newsletter
  • scaricare l’e-book
  • richiedere un preventivo
  • contattare un’azienda
  • seguire un profilo social

La call to action è dunque quella spinta a compiere un’azione che noi ci auspichiamo che l’utente faccia.

Come scrivere una Call to Action efficace: 8 consigli pratici

Abbiamo visto che la call to action è una frase o un bottone che stimola il lettore a fare qualcosa, in modo chiaro e immediato.
Può essere:

  • testuale, ad esempio “Contattaci ora”
  • visiva, un pulsante
  • vocale, nei video o podcast

Troverai molti testi che consigliano di usare, nelle call to action, termini di azione decisi, magari all’imperativo, proprio per il concetto di convincere a fare quell’azione.
Personalmente non amo l’utilizzo dell’imperativo nelle call to action: preferisco una “spinta gentile”, un suggerimento o un consiglio, perché trovo non sia piacevole sentirsi spinti a compiere qualcosa.

Con la call to action ci giochiamo tutto ciò che abbiamo costruito nella pagina e non solo, nell’intero sito e nella nostra attività, per cui bisogna scriverle con molta attenzione.

8 caratteristiche per una CTA efficace

8 caratteristiche per una CTA efficace

Ecco allora qui di seguito alcuni consigli pratici per scrivere delle call to action efficaci.

1. Usa verbi forti e di azione

Come ho sottolineato più volte, il lettore va accompagnato, in quella che ci auguriamo sia la sua scelta ,con empatia, dunque senza l’utilizzo di frasi imperative.
Unica eccezione, in alcuni casi, è appunto la call to action. Ad esempio:

  • Scarica la guida gratuita
  • Scopri di più
  • Iscriviti ora
  • Compra adesso
  • Provalo gratis

Così insegnano i manuali di Copywriting; personalmente preferisco utilizzare, quando il contesto lo permette, call to action meno d’impatto, a mio parere altrettanto funzionali e più “empatiche”. Ad esempio:

– Puoi scaricare la guida gratuita
– Se vuoi approfondire leggi qui
– Puoi provarlo gratis

2. Crea urgenza o scarsità

Fai capire che il tempo a disposizione o la disponibilità del prodotto sono limitati:

  • Solo per oggi
  • Offerta valida fino a mezzanotte
  • Ultimi posti disponibili
  • Non perdere questa occasione

3. Focalizzati sul beneficio

La CTA deve comunicare il valore dell’azione proposta all’utente.
Fai capire cosa ottiene l’utente se segue il tuo consiglio.

  • Scarica la guida per aumentare le vendite
  • Iscriviti alla newsletter e ricevi il 10% di sconto
  • Richiedi una demo gratuita

Nota bene: la call to action si colloca alla fine di un testo ragionato che motiva l’utente a compiere una determinata azione, prospettandogli che otterrà ciò che desidera. 

Importante: considera la call to action un punto di arrivo.

4. Sii breve e preciso

Una CTA deve essere facile da capire a colpo d’occhio, anche su mobile.

Usa poche parole ma specifiche.

Invece dell’ormai inflazionato “scopri di più” (che non dice il cosa) cerchiamo di essere più precisi. Ad esempio:

  • se c’è una galleria di immagini usa “scorri la galleria”
  • Se ti riferisci a un testo scrivi “approfondisci”
  • Se parli di un video usa “guarda il video”
  • Se parli di uno sconto usa come CTA “risparmia”

Un altro consiglio è quello di diversificare: invece di usare più volte nella pagina il classico “acquista” puoi scrivere anche “dai un’occhiata” o “curiosa sul nostro e-shop”.

5. Rendi visibile la CTA

Le CTA sono costruite in modo da attirare l’attenzione e vanno inserite dopo la presentazione di un prodotto, al centro della pagina o alla fine di un articolo.

Deve spiccare graficamente: scegli attentamente colore, dimensione e posizione all’interno del testo. Se parliamo di bottoni utilizza un design accattivante o forme particolari.

Fai attenzione: non utilizzare colori che non si integrano con il design e l’armonia generale della pagina.

6. Scegli il testo in base al tuo obiettivo

Vuoi vendere un prodotto? Puoi scrivere “Acquista ora”

Vuoi ottenere più iscrizioni alla tua newsletter? “Iscriviti alla newsletter e otterrei tanti contenuti utili” 

Vuoi promuovere un evento? Puoi scrivere “Prenota il tuo posto per tempo”

Vuoi aumentare i follower? Puoi scrivere “Seguici su Instagram”

Vuoi aumentare i contatti? Scrivi “Richiedi un preventivo/Richiedi una consulenza”

7. Assumi il punto di vista dell’utente

Cosa significa? Significa cambiar punto di vista e formulare il testo dalla parte del lettore: non è molto diffuso ma trovo sia elegante, naturale e non invasivo.

Invece di scrivere “Iscriviti alla newsletter” utilizza “Sì, mi iscrivo alla newsletter”, al posto di “Approfitta dello sconto” usa “Voglio approfittare dello sconto”.

8. Fai un A/B testing:

Sperimenta diverse versioni di CTA per vedere quale funziona meglio con il tuo pubblico e ottenere il massimo tasso di conversione.

Call to action nel turismo

Torniamo ora al sito dell’attività di cui parlavo in apertura del post.

Nel settore dell’ospitalità la call to action è un aspetto fondamentale nel processo di conversione e deve essere chiara, concisa e focalizzata sull’azione specifica che si desidera che l’utente intraprenda: prenotare, richiedere un preventivo o contattare l’hotel.

Invece di un generico “Contattaci”, usa CTA come “Prenota ora”, “Richiedi un preventivo gratuito” o “Scopri le nostre offerte speciali”.

Per incentivare un’azione immediata puoi utilizzare frasi come “Offerta valida solo per oggi” o “Prenota subito per assicurarti la tua camera”.

Fondamentale, anche nel turismo, è evidenziare i benefici che l’utente otterrà compiendo l’azione, ad esempio “Prenota entro marzo e risparmia il 10%” o “Iscriviti alla newsletter e otterrai sconti riservati agli abbonati”.

Ricorda:
– i moduli di iscrizione e di contatto devono essere semplici da compilare
– i bottoni/pulsanti di call to action devono attirare l’attenzione, per cui via libera a colori e contrasti purché in armonia con la pagina
– non utilizzare parole in inglese, che sembrerebbero fuori contesto dopo se scrivi in italiano
– non scrivere in alberghese o con un linguaggio burocratico, scontato il primo e troppo freddo il secondo.

Seguendo questi consigli, le CTA del tuo hotel saranno più efficaci nel guidare i visitatori verso le azioni che desideri e aumentare le conversioni.
Siamo giunti alla fine.

Cosa ne pensi di questi consigli per creare CTA efficaci?

Se vuoi saperne di più sulla scrittura in ambito turistico puoi leggere:

Se ti interessa, ho creato un corso di scrittura dedicato agli operatori del turismo, dai un’occhiata:
Corso Copywriting per il Turismo

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

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Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Come e quando usare le parole straniere in italiano: buonsenso e qualche regola

Negli ultimi decenni l’italiano si è arricchito di tante parole straniere, la maggior parte inglesi, tanto che molti parlano di “itanglese”, ossia italiano misto a inglese.

Ne hai sentito parlare?

Come copywriter, accogliere o meno termini inglesi nei nostri testi dipende da vari aspetti, come il settore in cui operiamo e se ci rivolgiamo a una platea ampia o di nicchia.

Settori come la tecnologia e la finanza, ma anche la moda, il turismo e il marketing sembrano aver ormai abbracciato l’uso di parole in inglese nella comunicazione.

Ma viene fatto in modo corretto? Ci sono dei criteri da applicare?

Sì, il buon senso impone di seguire alcune regole, per scrivere bene e farci capire dal pubblico che ci legge.

Vediamole insieme.

Utilizza solo parole straniere che non hanno una buona alternativa in italiano

Tieni presente che spesso l’alternativa italiana c’è, ma è percepita come goffa o antiquata, perché il termine inglese è ormai entrato nell’uso comune.

Parole come wireless, brand, gadget, badget o fashion, business, leader fanno parte del nostro comune lessico ed è corretto utilizzarle.

Sono i cosiddetti forestierismi, o prestiti, parole che arrivano da altre lingue ma perfettamente integrate nella comunicazione di oggi.

Ma vedi gli esempi seguenti:

  • Ogni martedì ti inviamo una newsletter con offerte e tip utili

Molto meglio: Ogni martedì ti inviamo una newsletter con offerte e consigli utili

  • Aspetto i tuoi input per iniziare il lavoro

Meglio scrivere: Aspetto le tue indicazioni per iniziare il lavoro

  • Fai tu un recap di quanto abbiamo detto?

Usa il termine in italiano: Fai tu un riepilogo di quanto detto?

Con parole poco utilizzate come tip, recap, headline (titoli) deadline (scadenza), speech (discorso), lunch (pranzo) o altre dovremmo chiederci se esiste la corrispondente in italiano e se ha la stessa efficacia. In tal caso perché non usiamo la nostra lingua?

Il punto della questione è allora questo: capire sin dove utilizzare le parole straniere e soprattutto non abusarne.

Personalmente inserisco al massimo una parola inglese in una frase, e solo se di uso comune.

Forestierismi: tra virgolette o in corsivo?

Fino a poco tempo fa una regola imponeva di scrivere in corsivo le parole straniere. Oggi però, dal momento che il numero di parole straniere che oramai troviamo anche nel vocabolario della lingua italiana va crescendo, si rischia solo di fare confusione.

E poi, perché isolare tra virgolette o scrivere in corsivo una parola di uso corrente, comunemente intesa dal pubblico?

Il consiglio degli esperti di scrittura è quello di ricorrere al corsivo solo per le parole altamente specialistiche proposte per la prima volta, con la spiegazione del significato a seguire tra parentesi.

Un po’ come ho scritto a inizio articolo quando ho parlato di itanglese.

Valuta se le parole straniere arricchiscono il testo in precisione o eleganza

In questi casi:

  • quando il contesto è appropriato, 
  • se siamo sicuri che i nostri lettori la conoscano,
  • se la parola in questione è più precisa della relativa parola in italiano 

l’uso della parola straniera è consentito.

Tuttavia, per mantenere un buon livello del testo, conviene non esagerare con le parole straniere.

Parole inglese nei testi in italiano

Ma, se esiste l’equivalente in italiano, come nelle parole che seguono, perché non usarlo?

  • Skill: competenze
  • Headline: titolo
  • Speech: intervento
  • Speaker: relatore
  • Best practice: buona pratica
  • Tool: strumento
  • Meeting: riunione
  • Engagement: coinvolgimento

Sono queste tutte parole con una buona alternativa in italiano, e per buona intendo plausibile, utilizzata ampiamente, non obsoleta o antiquata.

 Attenzione al plurale e al genere

Manager o managers? 

La regola è la seguente:

Le parole inglesi usate nei testi in italiano non prendono la -s al plurale, soprattutto se sono integrate nella nostra lingua. 

Ma attenzione:

Se le parole sono entrate nella nostra lingua al plurale, come ad esempio jeans o tapas, si usa il termine plurale anche al singolare.

Anche per il genere vale lo stesso concetto: non cambia.

Infatti diciamo la brioche, la par condicio, il golpe, il patio.

Per l’inglese però c’è un’eccezione. Di solito il genere si accorda con la corrispondente parola italiana. Diciamo infatti: lo speech, il target, la star, la Brexit, ma diciamo il web, anche se rete è femminile.

Altre volte il genere è condizionato dalla pronuncia della parola o dalla desinenza:

  • il maschile prevale nelle parole che finiscono in -ing  -p -er (surfing, bookshop, scooter)
  • il maschile si usa nelle parole che finiscono in -ion e -ty, in analogia con l’italiano -ione e -ta (la deregulation, la portability).

La regola, come insegna Luisa Carrada*, è questa: 

Davanti a una parola straniera si usa solitamente l’articolo che si userebbe davanti a una parola italiana con lo stesso suono.

Esempi: lo champagne (il suono è quello di scivolo), l’hamburger (in italiano la h è sempre muta).

Fa eccezione la w, che noi italiani percepiamo come consonante anche se pronunciamo u: scriviamo infatti il wisky o il webmaster.

Per ogni dubbio controlla sul dizionario, anche perché le eccezioni sono molte.

Fai attenzione all’inglese orecchiato e ai falsi amici

Quello che chiamo “inglese orecchiato” è l’inglese plausibile, credibile, che suona bene a noi italiani ma non è corretto.

Ne sono un esempio alcuni cartelli che si trovano nelle pubblicità di negozi, dove leggiamo a caratteri cubitali Next Opening!

Ma la scritta corretta sarebbe semmai Opening Soon.

 

False friends

I falsi amici sono invece quelle parole inglesi che, per la loro somiglianza sonora a una parola italiana, vengono usati come loro traduzione, ma in realtà hanno un significato completamente diverso.

Ad esempio, in inglese:

  • actually significa in realtà, non attualmente;
  • eventually significa alla fine e non eventualmente;
  • terrific significa fantastico e non terrificante.

Ci sono poi delle versioni “italianizzate” di alcune parole inglesi, soprattutto verbi, che si sono talmente diffuse nella nostra comunicazione che non ci facciamo quasi caso. 

Ma anche qui, sarebbe meglio non utilizzarle.

Ad esempio:

  • Stiamo processando la sua richiesta

È più corretto: La sua richiesta è in lavorazione

  • Mi piace il modo con il quale ti sei approcciata al tema

Meglio scrivere: Mi piace il modo in cui hai affrontato il tema

Queste sono le regole che applico quando scrivo i miei testi. Ti lascio alcuni testi su cui approfondire il tema e l’indirizzo di un blog dove puoi soddisfare le tue curiosità letterarie.

Anche tu rispetti alcune regole o segui qualche blog di riferimento per l’uso delle parole straniere? Se ti fa piacere scrivimi le tue fonti nel box qui sotto.

Per approfondire

Se vuoi approfondire puoi consultare il blog.terminologiaetc.it, il blog della terminologa Licia Corbolante, che svela tutti gli errori dell’inglese “orecchiato”. 

Ti consiglio anche il testo: Antonio Zoppetti, Diciamolo in italiano, Hoepli, Milano 2017

È un saggio sugli anglicismi della lingua italiana: quanti sono, come arrivano e come si diffondono.

*Luisa Carrada, editor e docente di scrittura professionale. Il post che hai letto è stato costruito seguendo regole ed esempi presenti nel libro:
Luisa Carrada, Paroline & Paroloni, Attingere a piene mai al tesoro del vocabolario, Zanichelli Editore 2018

 

Blogging

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Guida al corretto utilizzo della virgola: quando, come va usata ed errori comuni

Guida al corretto utilizzo della virgola: quando, come va usata ed errori comuni

Hai dei dubbi sull’utilizzo della virgola? Segui queste regole 

L’uso della virgola in italiano è spesso fonte di errori, anche tra i madrelingua. 

In molti casi sembra addirittura venir utilizzata un po’ a caso, senza la minima consapevolezza della sua funzione.

Se la maggior parte degli altri segni di interpunzione non pone grossi problemi (ad esempio sappiamo bene quando utilizzare il punto fermo o i due punti) con la virgola i dubbi spesso ci sono.

L’articolo di oggi nasce proprio da ciò, ossia dal desiderio di fare chiarezza sull’uso della virgola, il più bistrattato trai segni di interpunzione, il più discusso anche tra gli esperti.

In questo approfondimento, dopo una breve introduzione sull’utilità dell’uso della virgola, vedremo:

  • quali sono le regole che ne definiscono l’utilizzo, 
  • come cambia il significato della frase con o senza virgola (o spostandola),
  • quali sono gli errori più comuni legati al suo utilizzo.

Il corretto utilizzo della virgola: perché è importante 

La virgola è molto importante in italiano perché il suo diverso utilizzo può cambiare il significato di una frase o chiarire il senso di un periodo e di conseguenza aiutare il lettore a comprendere meglio ciò che si vuole dire.

La virgola è definita come un segno di punteggiatura debole che indica una breve pausa e aiuta a chiarire il senso della frase.

Ma la virgola non è solo questo, come tutta la punteggiara: “ha una funzione logicatrice e ordinatrice del periodo”, come sottolineano gli esperti.

La virgola è come un respiro leggero nel mezzo di una frase: non ferma tutto, ma ti aiuta a capire meglio il senso.

La virgola si usa allora per:

  • separare parti della frase;
  • indicare una pausa breve;
  • aiutare a capire il senso;
  • dare ritmo alla lettura.

Vediamo nel dettaglio i suoi utilizzi.

Quando la virgola non va

La virgola è il segno d’interpunzione di più ampio utilizzo. Come scrive Serianni nella sua Grammatica*:

La virgola indica una pausa breve e non va messa all’interno di blocchi unitari. 

Il che significa che non va mai utilizzata:

  • tra soggetto e predicato (Paola scrive)
  • tra predicato e oggetto (Leggo il libro)
  • tra aggettivo e sostantivo (Il mio libro preferito)

come si usa la virgola

 

Tuttavia, questa norma viene meno tutte le volte che uno dei due elementi della frase viene messo in evidenza alterando l’ordine delle parole.

Ad esempio: “Sorrideva, lui”.
Oppure: “Ascolta tua madre, Anna”.

Inoltre, la virgola non va inserita tra il soggetto e il verbo della frase principale, a meno che non ci siano altre parole che lo interrompono.

Altro esempio: “Luca, il mio amico, è arrivato”.

Quando e come usare la virgola

Ecco alcuni degli usi principali della virgola: 

1.Elenchi
La virgola separa gli elementi di una lista, ad esempio: “Ho bisogno di pane, latte e uova”. 
Può tuttavia mancare se si vuol dare una maggiore tensione espressiva, come nei titoli o negli slogan. Ad esempio: “Puglia: acqua cristallina sole tradizioni”.

2.Subordinate
La virgola può isolare parole o frasi che non sono direttamente legate al resto della frase, ad esempio: “Luca, che è mio fratello, è arrivato”.

3.Incisi
“Non esce mai di casa, però, la sua figliola!”
Un inciso va sempre racchiuso tra due virgole (o tra lineette o parentesi).

4.Apposizioni
La virgola può separare una parola o una frase che specifica o definisce un’altra parola, ad esempio: “Non avevo che un vago ricordo di Verona, mia città natale, dalla quale ero partita a tre anni”.

5.Vocativi:
La virgola può separare il nome con cui si chiama una persona, ad esempio: “Gianni, vieni qui”. “Buongiorno, professore”.

6.Frasi coordinate
La virgola può separare frasi che sono collegate da una congiunzione, ad esempio: “È arrivato, ma non ha detto niente”. 

7.Ellissi
Ad esempio: “Il primo indossava un berretto, il secondo un cappello di lana”.

8.Dopo avverbi o espressioni introduttive
Esempio: “Tuttavia, non sono riuscito a finire il lavoro”.
“In effetti, hai ragione”.
Avverbi come tuttavia, infatti, cioè, dunque, inoltre vanno spesso seguiti da virgola.

9.Per separare proposizioni indipendenti (coordinate)
Esempio: “Ha aperto la porta, ha guardato dentro, è uscito”.
Quando più frasi complete sono accostate, si usa la virgola.

10.Prima di “ma”, “però”, “tuttavia”, “anzi”
Esempio: “Volevo uscire, ma ha cominciato a piovere”.
“Era stanco, però ha finito il lavoro”.
Le congiunzioni avversative vanno quasi sempre precedute da virgola.

11.Per separare proposizioni subordinate anticipate
Esempio:
“Se hai bisogno, chiamami”.
“Quando torno a casa, ti scrivo”.
Se la subordinata viene prima della principale, si usa la virgola.

12.In frasi con cambi di tono o ritmo
Esempio: “Sì, verrò anche io”. “No, grazie”.
In questi casi la virgola aiuta a riprodurre l’intonazione del parlato.

Come cambia il significato di una frase cambiando la posizione della virgola

Cambiare la posizione della virgola può cambiare completamente il significato di una frase, a volte anche in modo assurdo o comico. 

Vediamo un paio di esempi.

1. “Andiamo a mangiare, nonna!” vs “Andiamo a mangiare nonna!”

Con la virgola:
Andiamo a mangiare, nonna!
Stai parlando con la nonna. Le dici di andare a mangiare con te.

Senza la virgola:
Andiamo a mangiare nonna!
Ora sembra che tu voglia mangiare la nonna!

2. “Ti amo, ancora.” vs “Ti amo ancora.”

Con la virgola:
Ti amo, ancora.
Forse ci hai ripensato, o lo stai dicendo con esitazione.

Senza virgola:
Ti amo ancora.
Lo ami di nuovo o non hai mai smesso. Molto più diretto e chiaro!

Il significato, anche in questo secondo esempio, è diverso.

scrivere sul web

Scrivere in modo corretto aiuta a farsi capire ed è un ottimo biglietto da visita in quanto genera fiducia. A questo propposito puoi leggere: Copywriting: 8 consigli per aumentare efficacia e credibilità dei testi

Uso della virgola ed errori comuni, anche sul web 

Ecco un elenco dei principali errori comuni legati all’uso scorretto della virgola.  

1. Virgola tra soggetto e verbo

Sbagliato: Marco, è andato al mercato.
Corretto: Marco è andato al mercato.

Il soggetto e il verbo non vanno mai separati da una virgola, salvo che ci sia un inciso.

2. Virgola tra verbo e complemento oggetto

Sbagliato: Ho visto, un film bellissimo.
Corretto: Ho visto un film bellissimo.

Verbo e complemento oggetto non vanno separati, salvo vi sia un inciso.

3. Virgola prima delle congiunzioni “e”, “o”, “né”

Sbagliato: Sono andato al cinema, e ho visto un bel film.
Corretto: Sono andato al cinema e ho visto un bel film.

In italiano, di norma non si mette la virgola prima di “e” (a differenza dell’inglese).

4. Incisi non delimitati correttamente

Errore comune: Usare una sola virgola per un inciso invece di due, oppure nessuna.

Sbagliato: Luca, che è mio cugino ha vinto una gara.
Corretto: Luca, che è mio cugino, ha vinto una gara.

Gli incisi devono sempre essere racchiusi tra due virgole.

5. Virgola tra verbo reggente e proposizione subordinata

Errore comune: Spezzare con una virgola il legame tra la proposizione principale e la subordinata.

Sbagliato: Credo, che tu abbia ragione.
Corretto: Credo che tu abbia ragione.

Niente virgola tra il verbo principale e la subordinata oggettiva (penso che…, so che…, ecc.).

6. Virgola mancante tra proposizioni indipendenti

Errore comune: Non mettere la virgola tra due frasi indipendenti collegate senza congiunzione.

Sbagliato: Sono uscito faceva freddo.
Corretto: Sono uscito, faceva freddo.

Due frasi indipendenti senza congiunzioni vanno separate con la virgola.

7. Uso eccessivo o arbitrario della virgola

Errore comune: Inserire virgole “a orecchio”, senza una reale necessità grammaticale o sintattica.

Sbagliato: Quel film, è stato, davvero, interessante.
Corretto: Quel film è stato davvero interessante.

Le virgole devono avere una funzione precisa, non solo ritmica.

Spero, con questi esempi, di aver chiarito i tuoi dubbi sull’utilizzo della virgola. In caso contrario, se vuoi, scrivimi nel box qui sotto e ne parliamo insieme.

Se ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:


* La Grammatica di Serianni è il libro che ti consiglio:

  • Luca Serianni, Le Garzantine Italiano, Garzanti Editore, Torino,1988

 

Altro ottimo testo per saperne di più sulla grammatica italiana:

  • Bice Maria Garavelli, Prontuario di Punteggiatura, Edizioni Laterza

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Vuoi imparare a scrivere come un copywriter professionista? Segui questi consigli

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Scrivere per vendere richiede conoscenza e competenza. Scopri le tecniche del copywriting: attacco e struttura del testo, frasi trampolino, testi persuasivi ed errori da non fare. Con un occhio alla S.E.O.

Conoscere le basi del copywriting è diventato fondamentale per qualsiasi attività basata sulla vendita che vuole promuoversi sul web.

Se segui da te il blog o i social media collegati alla tua attività dovresti cercare di scrivere i tuoi testi pensando innanzitutto “per chi” stai scrivendo, perché solo così potrai trasmettere informazioni interessanti per chi ti legge.

Dovresti poi conoscere le tecniche della scrittura persuasiva, riuscire a trasmettere emozioni, usare il giusto tono di voce.

Ma andiamo per ordine, seguimi e vediamo insieme alcuni consigli utili per migliorare la tua scrittura e renderla accattivante.

Come strutturare il testo: inizio e ordine delle informazioni

Il testo che ha come scopo la vendita deve essere scritto con una struttura chiara che, a un primo livello di lettura, inviti ad approfondire. Segui questi consigli:

1. Cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime parole

Per scrivere un inizio forte puoi porre una domanda, sorprendere con una notizia inaspettata o colpire con dei dati.

Oppure puoi raccontare una storia: lo storytelling funziona bene nel marketing perché ci mette nella condizione di “visualizzare”, di avere una sorta di esperienza dell’informazione trasmessa. E poi evoca emozioni.

Per saperne di più su come funziona lo storytelling leggi: L’efficacia dello Storytelling per la tua attività turistica

2. Ordina le informazioni pensando a chi legge 

Dai subito l’informazione più importante: prima il cosa, il quando, il dove, poi il perché e il come.

Per facilitare la lettura inserisci elenchi puntati e non far fare al lettore “su e giù” per il testo (ad esempio scrivendo come spiegato prima, vedi sopra…). Cerca di parlare di un argomento in modo esaustivo, in modo da non doverlo richiamare.

3. Spezza il testo in paragrafi e inserisci un titolo per ogni paragrafo

No ai muri di testo! Spezzare il testo in paragrafi facilita la lettura dando aria al testo. 

Inserire i titoli dei paragrafi è un ulteriore livello di lettura con un’anticipazione dell’argomento.

Sull’organizzazione del testo, anche dal punto di vista SEO, leggi questo articolo:

Copywriting: leggibilità, forma del testo e SEO

Per approfondire ulteriormente leggi il mio ultimo articolo:

Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

calendario editoriale

Nella gestione del blog è fondamentale la pianificazione delle uscite e dunque la creazione di un calendario editoriale. Per saperne di più leggi: Perché è importante avere un piano editoriale per il Blog e come costruirlo

Scrivi testi persuasivi

Se il tuo scopo è quello di persuadere o di convincere (è il caso della scrittura che mira alla vendita) devi cercare di creare un testo argomentativo, ossia anticipare le obiezioni di chi legge spiegando per bene i vantaggi di ciò che dici (o che vuoi vendere) e portando dati o testimonianze a tuo supporto.

La scrittura persuasiva si basa sul fatto che alcune parole convincono più di altre, proprio perché hanno un forte impatto emotivo: tu, gratis, perché, subito e nuovo sono considerate le migliori parole per vendere e convertire. 

Esistono poi alcune tecniche consolidate: tecnica del problema, tecnica del beneficio, tecnica della scarsità e tecnica della concretezza.

Se vuoi approfondire ne parlo nell’articolo Copywriting: guida alle parole e alle tecniche di scrittura che convincono (e convertono)

1. Motiva ciò che scrivi

Usa parole che aiutano a spiegare i motivi delle azioni, legando l’azione stessa a degli obiettivi.

Parole come perché, quindi, per questa ragione, di conseguenza funzionano perché creano un rapporto di fiducia con chi legge e danno una motivazione o una conseguenza a ciò che affermi.

2. Usa frasi trampolino

Le frasi trampolino sono un espediente persuasivo inserito nella frase finale di un paragrafo che consiste nel lasciarci intravedere cosa ci aspetta nel paragrafo che segue.

Sono in sostanza un modo per convincere il lettore a proseguire la lettura.

Soprattutto sul web, dove le frasi devono essere brevi, l’utilità delle frasi trampolino sta proprio nella loro capacità di unire i paragrafi legandoli.

Esempio: se in un paragrafo spiego l’importanza del tono di voce nella newsletter aziendale, la frase trampolino potrebbe essere “seguimi nella lettura e vediamo insieme quando usare il tu o il noi” (proprio come ho fatto io all’inizio di questo articolo per invitarti a proseguire la lettura).

Scrivi titoli accattivanti

Sono tre le tre caratteristiche del buon titolo: incuriosisce, informa e, rileggendolo, suona bene. 

Il titolo deve essere accattivante, invitare all’approfondimento e alla lettura di almeno il primo paragrafo. 

Non deve essere troppo lungo, andare dritto al punto e, quando è possibile, presentare un vantaggio.

Puoi utilizzre una domanda, puoi utilizzare i numeri o qualche aggettivo forte:

  • 10 cose che nessuno ti dice sullo shopping on-line
  • Tutti gli utilizzi dell’olio biologico di lavanda (e fai a meno delle medicine)
  • Come diventare un copywriter professionista
  • Vuoi viaggiare leggera? Leggi come fare

Normalmente si abbozza un titolo indicativo e lo si perfeziona una volta scritto il testo.

Come scrivere la conclusione

La conclusione ha la funzione di sintetizzare e collegare le informazioni presentate nel testo, evidenziandone l’importanza.

Quando scrivi la conclusione ricorda l’informazione (la sostanza del tuo articolo o post) utilizzando la parola chiave. 

Se l’organizzazione del testo prevede diversi punti, ciascuno dei quali illustra un aspetto del tema o un argomento a supporto della tua tesi, può essere una buona idea ricapitolare nel paragrafo conclusivo ciascuna di queste parti. 

L’importante è farlo in maniera sintetica, magari con un elenco.

Nella conclusione potresti anche colpire con un’informazione in più, una sorta di bonus per chi legge fino in fondo.

Ricorda di inserire qualche link ad altri articoli del tuo blog, per invitare a proseguire la lettura.

Se hai citato testi di altri o frasi tra virgolette ricorda di scrivere la fonte (bibliografia): è questione di correttezza e di credibilità.

Come gestire un blog

Se sei a corto di idee nella progettazione di contenuti per il tuo blog leggi: Come progettare i contenuti per il blog: strumenti e idee

Errori da non fare

Forse non lo sai: le persone amano acquistare, ma odiano che gli si venda qualcosa. 

Per questo motivo non focalizzarti solo sulle caratteristiche del tuo prodotto, cerca di spiegare come questo può risolvere un loro problema, uno stato di insoddisfazione.

Solo quando hai approfondito per bene questo punto passa all’offerta del tuo prodotto/servizio e alla sua descrizione dettagliata con vantaggi o benefici relativi.

Cerca però di usare un linguaggio semplice, non troppo tecnico (e ancor meno burocratico) e formale. Devi sempre tenere a mente a chi ti stai rivolgendo: se i tuoi clienti/lettori “persone comuni” non usare linguaggi settoriali e poco comprensibili.

Ultimo consiglio: rileggi sempre ciò che scrivi prima di pubblicare, controlla la punteggiatura, le ripetizioni ed eventuali errori di testo. Il web è pieno di strafalcioni, e non è un bel vedere.

Su questo argomento puoi leggere:

Un consiglio: investi sul tuo blog!

Vorrei ricordarti, in conclusione di questo articolo, che in una buona strategia di marketing il tuo sito web con blog e i social media sono strumenti che viaggiano paralleli e con unico obiettivo: raccontare, coinvolgere, fidelizzare.

Non pensare di poter sostituire il sito con i social media

Il sito è di tua proprietà e ti rappresenta verso il tuo target, i social media hanno la funzione di supporto ad esso e di condivisione di contenuti.

Ti aiutano a mantenere i contatti e a fidelizzare i tuoi clienti, ma ricorda che non sono di tua proprietà, nemmeno quella che tu chiami “la mia pagina”.

Per questo motivo ti invito a puntare sul tuo sito web. Per il tuo blog puoi creare tutti i contenuti che vuoi e rimarranno sempre a tua disposizione: puoi modificarli aggiornandoli nel tempo e ricondividerli.

Se hai bisogno di aiuto sono qui per aiutarti: scrivimi!

Per conoscere le tecniche del copywriting e altri approfondimenti di scrittura per il web segui il Blog di AEsse Communication: troverai tanti articoli utili per imparare a scrivere per il web e non solo!

Se invece vorresti imparare a scrivere per il web guarda i due buovi corsi di scrittura che ho preparato:

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Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

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Scrivimi, possiamo scegliere insieme la soluzione che meglio si adatta alla comunicazione della tua attività!

Come scegliere le immagini per il blog, i social e le newsletter

Come scegliere le immagini per il blog, i social e le newsletter

Immagini di qualità, ottimizzazione per il web e criteri di scelta: così crei il tuo stile

Scegliere l’immagine da allegare ai nostri testi, che si tratti di un articolo per il blog, di un post sui social o di una newsletter, è un’operazione da eseguire con cura e facendo attenzione ad alcuni aspetti.

In questo articolo vedremo insieme quali criteri utilizzare nella scelta delle immagini, dove cercarle, quale formato scegliere e quali sono le procedure di ottimizzazione da eseguire prima di caricarle sul nostro blog.

Dove cercare le immagini giuste

L’immagine è un linguaggio molto potente e, se ben scelta, aiuta ad aumentare le visite e il traffico al tuo blog.

Il web mette a disposizione tanti siti di immagini utilizzabili senza copyright che offrono database di immagini gratuite o di immagini di stock per le quali viene chiesto un abbonamento. Alcuni tra i più utilizzati sono: pixabay.com, unsplash.com, freepic.com. Li vedremo tra un po’.

Sono siti che raccolgono foto ad alta risoluzione e che permettono di scaricare immagini fotografiche, vettoriali o anche illustrazioni. 

Per alcuni di essi l’attribuzione non è obbligatoria ma è gradita, ad esempio su unsplash.com.

Formato e dimensioni

Il formato giusto per scaricare immagini da caricare sul blog è jpeg, mentre per loghi o illustrazioni si consiglia PNG.

Per i vettoriali meglio utilizzare invece il formato SVG.

Sul blog si consiglia di caricare immagini di dimensione massima 1920 x 1280 pixel.

Database disponibili sulla Rete

Vediamo ora alcuni tra i principali siti di immagini, semplici da utilizzare e testati.

Pixabay

Sito molto popolare e utilizzato da un miliardo di persone in tutto il mondo. Nel suo archivio puoi accedere a oltre un milione di foto libere da copyright e che puoi utilizzare per blog, social e newsletter.

Unsplash

Uno dei più grandi e popolari siti web con oltre un milione di immagini gratuite e con licenza free.

Al progetto collaborano oltre 100 mila di fotografi di tutto il mondo. L’iscrizione, infatti, è aperta a tutti e chiunque può diventare collaboratore e contribuire alla libreria.

Puoi utilizzare gratuitamente le fotografie di Usplash sia per scopi commerciali che non commerciali.

Freepik

Freepik è un altro ottimo sito che offre immagini, foto, vettori, illustrazioni e grafiche di alta qualità.

Puoi utilizzare le immagini gratuitamente con il limite di 3 download al giorno. L’unica regola è quella di citare Freepik dove utilizzerai l’immagine, come ad esempio sul blog.

In alternativa, puoi comunque fare un piano a pagamento (9,99€ al mese) e non dovrai dare nessuna attribuzione alle immagini. Con questo piano, inoltre, puoi scaricare tutte le immagini che vuoi in modo illimitato e hai accesso a oltre 14 milioni di immagini premium.

Pic Jumbo

Nonostante sia meno conosciuto rispetto ad altri portali di foto, PicJumbo è uno dei maggiori siti di fotografie al mondo.

Tutte le immagini sono completamente gratuite e sono organizzate in molte categorie tra come animali, cibo e bevande, moda, tecnologia e così via. Mancano però le immagini vettoriali.

Scatter Jar

Scatter Jar è un oiti di foto stock in alta risoluzione esclusivamente dedicato al cibo e alle bevande. Se hai un sito di ricette o un food blog in questo sito puoi trovare tante immagini interessanti.

Tutte le fotografie sono disponibili gratuitamente sia per usi commerciali che non commerciali.

Altro sito da menzionare è sicuramente Adobe Stock, strumento a pagamento e che contiene tante immagini che non trovi altrove. Qui hai la possibilità di iscriverti gratuitamente per un mese e scaricare 10 immagini gratuite.

Come ottimizzare le immagini

Prima di caricare le immagini sul blog è molto importante ottimizzarle.

Prima di tutto è necessario comprimerle, ridurre cioè il loro peso. Io utilizzo short.pixels.com, semplice e gratuito. Ti allego qui sotto l’immagine della schermata della sua home page.

ottimizzazione immagine

Compressione immagine su short.pixels.com

 

Nella versione gratuita i file caricati devono avere una dimensione massima di 10 Mb.

Ricorda anche di nominare l’immagine con il topic, l’argomento di cui parli nel testo (importante ai fini SEO).

Quando poi caricherai l’immagine sul tuo blog ricordati di:

  • inserire l’ALT, testo alternativo o tag alt, fondamentale per spiegare il contenuto dell’immagine ai motori di ricerca;
  • inserire description, o meta-description è un elemento HTML che aiuta a riassumere e descrivere il contenuto della pagina in questione;
  • inserire didascalia, il breve testo che comparirà sotto all’immagine.

caricamento immagine

Sulla libreria del tuo blog, quando carichi l’immagine dopo averla compressa e nominata, inserisci ALT, descrizione e didascalia

 

Oltre alle immagini messe a disposizione dalle librerie si possono utilizzare anche immagini proprie, fatte da te o da un fotografo. 

È però importante che siano di qualità, ad alta definizione e non sgranate: per questo ti sconsiglio di utilizzare il cellulare, soprattutto se parliamo di immagini da caricare sul un sito o sul blog.

Quando scegli l’immagine considera questi due aspetti:

  1. Immagine e testo devono integrarsi,
  2. I colori e lo stile delle immagini devono essere coerenti con i valori e le emozioni che vuoi comunicare.

Come scegliere le immagini per i post social 

Per i social media vale un discorso diverso. 

Dal momento che i social nascono per la condivisione della quotidianità, le immagini che condividi possono essere fatte con un buon smartphone, l’importante è che siano  luminose, non sfocate ed emozionanti.

Ovviamente tutto dipende dal fine della condivisione: se parliamo di post social a scopo lavorativo, promozionale o commerciale valgono le regole sopra scritte: il consiglio allora è quello di non improvvisare e puntare su immagini di buona qualità messe a disposizione dai data-base disponibili on line.

L’unico appunto è fare attenzione ai formati, dal momento che ogni social richiede siano diversi. 

Instagram, ad esempio richiede il formato 1080*1080 pixel per il formato quadrato (square), mentre per reels e storie il formato richiesto è 1080*1920 pixel.

Le dimensioni raccomandate per i post di Facebook sono invece le seguenti:

  • Post formato orizzontale: 1200*630 pixel
  • Post formato verticale: 1080*1350 pixel
  • Post formato quadrato: 1200*1200 pixel
  • Stories: 1080 *1920 pixel

In ogni caso, per creare locandine accattivanti e che rispettino i formati ti consiglio di utilizzare canva.com. uno strumento di progettazione grafica molto semplice e intuitivo.

Ti consiglio di leggere anche: Copywriting per Social Media: la guida completa per i testi ai tuoi post

Raccomandazione

Mi raccomando, non utilizzare mai per il tuo blog o per i post social le immagini che trovi su Google. 

Potrebbero infatti essere coperte da copyright e potresti incorrere nella violazione dei diritti di proprietà intellettuale (e di conseguenza all’obbligo di risarcimento dei danni).

Immagini per Newsletter

Ti è mai capitato di ricevere un Newsletter di solo testo? L’hai letta fino in fondo? Difficile…

Le immagini nelle newsletter hanno tre funzioni principali:

  • Mantenere alta l’attenzione delle persone,
  • Rendere più piacevole la lettura,
  • Evidenziare concetti che ritieni importanti nella tua Newsletter.

Le immagini giuste permettono cioè di catturare l’attenzione e di comunicare i contenuti senza usare le parole.

Attenzione però a non abusarne: troppe immagini o in formati troppo pesanti potrebbero spedire la tua newsletter direttamente nella casella di posta indesiderata.

Buona norma è inserire una sola immagine per Newsletter, professionale e scelta con cura. 

Vale ciò che ti ho detto sopra circa la scelta di immagini per i blog post: cerca nelle librerie di immagini sul web quella che meglio si adatta al tuo messaggio.

Prima di utilizzarla ricordati di ottimizzarla (comprimila e nominala).

Per quanto riguarda il formato, in linea di massima scegli jpeg per le immagini fotografiche e png le illustrazioni.

Se vuoi qualche consiglio su come scrivere una newsletter ti consiglio di leggere: I vantaggi dell’Email Marketing e come scrivere una Newsletter efficace

Se invece ti occupi di turismo potresti trovare interessante leggere Web marketing turistico: come rispondere alle e-mail

E tu, quali criteri utilizzi per sceglere le immagini da allegare ai tuoi post?

Se hai qualche curiosità, domanda o suggerimento scrivimi un commento qui sotto!

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Guarda sul mio sito i nuovi corsi copy che ho messo a punto quest’anno: magari trovi quello adatto a te!

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Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

Uso e posizione dell’accento, accento grave e acuto. Ma anche confusione tra accento e apostrofo. Perché la grammatica non è un’opinione

L’uso corretto della grammatica italiana, e in particolare degli accenti, è fondamentale per una comunicazione scritta precisa e chiara, sia nella vita quotidiana che in contesti professionali e culturali.

Dopo aver visto Errori comuni nella lingua italiana, anche sul web ecco una guida sintetica ma completa per comprendere e applicare gli accenti in modo corretto.

Vedremo nel dettaglio che la regola dell’accento nella lingua italiana riguarda:

  • l’uso dell’accento grave e dell’accento acuto;
  • la posizione dell’accento in base alla sillaba;
  • l’indicazione dell’accento nelle parole tronche. 


Prima regola: accento grave e acuto

L’accento grave si usa per indicare i suoni aperti, mentre l’accento acuto indica i suoni chiusi.

Nello specifico, si usa l’accento grave (`):

  • Sulla e aperta: caffè, è, cioè.
  • Sulla o aperta: però, vedrò.
  • Sulle vocali a, i, u accentate: già, così, virtù.

Si usa invece l’accento acuto (´):

  • Sulla e chiusa: perché, né, sé.

La lettera e si può scrivere dunque sia con l’accento acuto é (ad esempio le parole perché, finché) che con l’accento grave è (terza persona singolare presente verbo essere).

Seconda regola: posizione dell’accento tonico

Come capire dove cadono gli accenti?

Nelle parole piane (parole di almeno tre sillabe in cui la penultima sillaba è chiusa) l’accento va sulla penultima sillaba. Sono le parole più comuni nella lingua italiana. Ad esempio: giornale, parola, casa, continente, tavolino.

Nelle parole sdrucciole l’accento tonico va sulla terzultima sillaba: tàvolo, zùcchero, sàndalo, èsile, tèlefono.

Nelle parole bisdrucciole l’accento va sulla quartultima sillaba. Nella lingua italiana le parole bisdrucciole sono poche e sono soprattutto forme verbali. Esempi: èdificano, prèstamelo, andàndosene, lasciàtemeli.

Se mentre l’accento grafico riguarda l’ortografia, l’accento tonico riguarda la pronuncia e dà l’intonazione. Non vi è dunque l’obbligo grammaticale di segnarlo nello scritto, dal momento che il significato della parola si comprende dal testo senza problemi.

Terza regola: accento nelle parole tronche

L’accento è invece obbligatorio in tutte le parole tronche, ossia quelle parole che hanno l’ultima sillaba accentata (dette anche ossitone). 

Alcuni esempi di parole tronche: andò, caffè, verità, virtù, bontà. 

Nello scritto, l’accento va segnato poi nelle seguenti parole formate da una sola sillaba: dà, dì, è, là, lì, né, sé, sì, tè, ciò, già, giù, più, può, scià (fonte Accademia della Crusca).

Devi però sapere che l’uso dell’accento non è sempre obbligatorio: secondo la grammatica ne esiste infatti uno obbligatorio e uno facoltativo.

È facoltativo se all’interno di frasi con parole omografe è utile a distinguerle o indicare la corretta pronuncia, come ad esempio prìncìpi (pluralità di princìpi morali) vs. prìncipi (pluralità di principe), con accentazione sdrucciola.

accento e apostrofo

Per evitare errori di tipo grammaticale ti consiglio di visitare, in caso di dubbio, il portale dell’Accademia della Crusca, il sito Treccani.it o il sito comesiscrive.it

Errori comuni (anche sul web) che riguardano gli accenti

Gli errori più comuni relativi all’uso dell’accento nella lingua italiana riguardano spesso l’omissione dell’accento sui monosillabi e  la confusione tra accento e apostrofo.

Ecco un elenco dettagliato con esempi e spiegazioni:

1.Monosillabi con accento distintivo

Nella lingua italiana l‘accento distintivo è un accento grafico che serve a distinguere il significato di parole che si scrivono allo stesso modo, ma hanno pronunce e significati diversi.

Vediamo insieme i più comuni.

È (verbo essere) vs. e (congiunzione). Corretto: Lui è stanco. Errato: Lui e stanco.

Sì (affermazione) vs. si (pronome). Corretto: Sì, lo farò. Errato: Si, lo farò.

Dà (verbo dare) vs. da (preposizione). Corretto: Mi dà una mano. Errato: Mi da una mano.

Né (congiunzione negativa) vs. ne (pronome). Corretto: Non ho visto né lui né lei. Errato: Non ho visto ne lui ne lei.

Sé (pronome riflessivo) vs. se (congiunzione). Corretto: Pensa solo a sé. Si scrive però Pensa solo a se stesso (in questo non c’è possibilità di intendere il se come congiunzione) Errato: Pensa solo a se.

Tè (bevanda) vs. te (pronome). Corretto: Bevo il tè caldo. Errato: Bevo il te caldo.

Dì (giorno) vs. di (preposizione). Corretto: Un dì lontano. Errato: Un di lontano.

Là e lì (avverbi di luogo) vs. la e li (articoli o pronomi). Corretto: Vado là. / Vado lì. Errato: Vado la. / Vado li.

Questi accenti sono fondamentali per rendere immediatamente riconoscibile il significato della parola ed evitare ambiguità nel significato delle frasi.

accento o apostrofo

Per evitare fraintendimenti (ed errori grammaticali) è importante distinguere tra accento (dà), apostrofo (da’) e nessun segno (da)


2. Confusione tra accento e apostrofo

Un errore molto frequente è l’uso dell’apostrofo al posto dell’accento con la parola è (verbo essere). Corretto: È importante. Errato: E’ importante.

L’apostrofo (‘) non sostituisce l’accento grave (`) e il suo uso in questo contesto è scorretto.

3. Errori di accentazione

La parola qual è già una forma troncata di “quale” e non richiede l’apostrofo. Si scrive: Qual è il tuo nome?  Non: Qual’è il tuo nome?

Nota bene: scriveremo qual è e non qual’è, ma qual’erano e non qual erano.

La parola po’ è il troncamento di “poco”. È corretto: Un po’ di zucchero. È scorretto: Un pò di zucchero. 

4. Errori di pronuncia legati all’accento

Alcune parole vengono spesso pronunciate con l’accento sulla sillaba sbagliata:

  • valùto (corretto) vs. vàluto (errato)
  • pudìco (corretto) vs. pùdico (errato)
  • utensìle (sostantivo) vs. utènsile (aggettivo)
  • evapóra (corretto) vs. evàpora (errato)
  • persuadére (corretto) vs. persuàdere (errato)
  • amàca (corretto) vs. àmaca (errato)

Questi errori derivano forse da analogie con altre parole o da abitudini linguistiche ormai consolidate.

5. Accenti su parole tronche

Le parole tronche, ovvero quelle parole accentate sull’ultima sillaba, richiedono sempre l’accento grafico.

In parole come città, virtù, però, così, già omettere l’accento è un errore ortografico.

6. Dà, da’ e da: differenze

Da, usato come verbo, si scrive con l’accento o con l’apostrofo?

  • dà (verbo dare, 3ª persona singolare indicativo presente): Lei dà consigli utili. 
  • da’ (verbo dare, 2° persona singolare imperativo presente): Da’ il libro a Monica, oppure Dai il libro a Monica.
  • da (preposizione): Vengo da Milano. 

7. Va e va’

Quando si mette l’accento su va?

Va senza accento né apostrofo nella la terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo andare.

Esempio: Marco va al mare.

Però si scrive: Marco rivà (accentato) al mare. È l’unico caso in cui uso l’accento su va, ossia come desinenza dei composti del verbo andare.

La forma apostrofata va‘, invece, si utilizza per indicare la seconda persona singolare dell’imperativo presente andare. 

Va’ (con l’apostrofo) si riferisce perciò a un ordine o a un comando, e trae origine dal troncamento dell’ultima vocale di vai (il troncamento è facoltativo). 

Esempio: Va’ subito in camera tua! Oppure: Vai subito in camera tua! Sono entrambi corretti.

8. Do o Dò?

Do nota musicale e do voce del verbo dare prima persona presente indicativo: in ogni caso non va l’accento.

Esempi: Il do è la prima nota musicale, Ti do quel libro.

Ma: scrivo il verbo accentato solo se ce possibilità di fraintendere o se le due parole sono utilizzate nella stessa frase.

Esempio: Il musicista afferma: “Ti dò un do”.

Per approfondire ulteriormente l’uso degli accenti nella lingua italiana o per chiarire qualsiasi dubbio tu abbia, ti consiglio di consultare il portale dell’Accademia della Crusca, la più antica accademia linguistica del mondo.

L’Accademia della Crusca: è allarme

L’Accademia della Crusca, fondata a Firenze nel 1582, si occupa di studiare, conservare, promuovere e diffondere la lingua italiana nel mondo.

Già qualche tempo fa gli specialisti dell’Accademia della Crusca ci hanno informato che gli italiani hanno perso la capacità di scriversi e di esprimersi, e anche gli adulti commettono errori che sarebbero considerati gravi in terza elementare.

E, in effetti, è sufficiente aprire i social per rendersi conto di quanto l’emergenza sia reale e concreta, tra apostrofi sbagliati, accenti mancanti o neologismi per nulla corretti.

Dai colloqui con i docenti emerge che sono purtroppo molti gli adolescenti a cui manca la padronanza linguistica: i più utilizzano un numero ristretto di vocaboli di uso comune e hanno perso la capacità di esprimersi in maniera fluida.

“Chi parla male vive male” diceva Nanni Moretti.

Ebbene, considerando quanto parola e pensiero siano collegati, possiamo aggiungere che chi scrive male pensa male, e si comporta di conseguenza.* 

L’unico suggerimento che credo sia davvero utile è l’invito a leggere, a leggere tanto e tanto ancora, sin da bambini.

Se hai trovato interessante il mio articolo o ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog.

Se hai dubbi riguardanti altre parole o qualche precisazione da fare su ciò che hai letto non esitare a scrivermi nel box in fondo alla pagina 🙂


Ti consiglio un libro che è una certezza: 🙂 

  • Luca Serianni, Italiano, Garzanti Editore, Torino,1988

Il volume è un repertorio grammaticale completo della lingua italiana. Comprende elementi fondamentali di linguistica, grammatica e sintassi: da “Fonologia e grafematica” a “La formazione delle parole”; da “Analisi logica e analisi grammaticale” alla “Sintassi della proposizione” e “Sintassi del periodo”.
I
noltre trovi tutto su nomi, articoli, aggettivi, pronomi, congiunzioni, verbi, avverbi ecc.
E, in appendice delle ultime edizioni, un “Glossario” con 130 dubbi linguistici scelti tra i più comuni.

*Gli italiani non conoscono più la grammatica: lentepubblica.it

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