Abbatti le barriere della comunicazione e scopri le 6 caratteristiche della comunicazione efficace

Abbatti le barriere della comunicazione e scopri le 6 caratteristiche della comunicazione efficace

Per comunicare in modo efficace e consapevole è necessario prima di tutto saper ascoltare il nostro interlocutore e limitare al minimo le barriere delle comunicazione

Noi tutti comunichiamo e attiviamo, spesso anche senza rendercene conto, processi di scambio e relazione reciproca con il nostro interlocutore.

Comunicare in modo efficace significa saper esprimere il proprio pensiero in ogni situazione, sia a livello verbale che non verbale (espressioni del viso, tono di voce, gestualità) in modo chiaro e coerente.

Ma soprattutto significa fare in modo di essere compresi dal nostro interlocutore.

Importante è conoscere quali sono e come influiscono le barriere della comunicazione sull’efficacia della comunicazione stessa e della relazione.

Dal momento che non si può non comunicare perché lo stesso silenzio comunica il desiderio di non comunicare, è bene tenere a mente quelle semplici regole della comunicazione note come gli Assiomi di Watzlawick (o Assiomi della Comunicazione).

Saper comunicare in modo efficace è importante tanto in campo lavorativo quanto in campo esistenziale.

In campo lavorativo comunicare in modo efficace ci permette di evitare errori e incomprensioni, di ridurre i tempi e di migliorare la qualità delle nostre relazioni e quindi il rapporto con colleghi e clienti.

In campo esistenziale la comunicazione efficace ci aiuta a migliorare il rapporto con le persone e con noi stessi, migliorando la qualità della nostra vita.

Vediamo insieme scopi e finalità di una comunicazione efficace, le barriere della comunicazione e le caratteristiche di una comunicazione efficace.

Scopi della comunicazione

Una comunicazione efficace ha 4 finalità:

  1. Trasmettere un messaggio comprensibile e coerente;
  2. Migliorare il livello di comprensione del messaggio;
  3. Assicurarsi che l’altro abbia compreso;
  4. Agevolare il processo di inter-relazione.

Vediamoli uno per uno.

1. Trasmettere un messaggio comprensibile e coerente

Quando parliamo non abbiamo la garanzia che il contenuto venga compreso, né che quanto detto giunga al nostro interlocutore in maniera coerente con le nostre intenzioni.

Affinché ci sia vera comprensione dobbiamo far in modo che la nostra comunicazione sia:

  • chiara, facilmente comprensibile e modulata in termini di parole in base al nostro interlocutore;
  • concisa, meglio evitare messaggi troppo lunghi. Nel caso di molte informazioni scriviamo i punti principali in un foglio;
  • concreta, ossia supportata da esempi reali;
  • veritiera, perché se vogliamo creare una relazione autentica non ha alcun senso mentire;
  • completa.

2. Migliorare il livello di comprensione del messaggio: la PNL (Programmazione Neurolinguistica)

Per fare in modo che il mio interlocutore mi comprenda devo considerare che le persone utilizzano i loro sensi anche nella comunicazione.

La Programmazione Neurolinguistica ci insegna infatti che, per inviare o comprendere un messaggio, tendiamo a basarci su alcuni canali sensoriali.

La Programmazione Neurolinguistica (PNL in inglese neuro-linguistic programming, NLP) è un metodo di comunicazione e un sistema di “life coaching” definito da alcuni suoi promotori come:

un approccio alla comunicazione, allo sviluppo personale e alla psicoterapia.

Il nome deriva dall’idea che ci sia una connessione fra:

  • i processi neurologici (neuro), 
  • il linguaggio (linguistico), 
  • gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza (programmazione).

 Questi schemi vengono organizzati da ciascuno di noi per raggiungere specifici obiettivi nella vita.

Secondo la PNL le tipologie sensoriali sono 3: visiva, uditiva, cineastica.

Secondo la tipologia visiva abbiamo una memoria di tipo fotografico. Delle nostre interazioni ricordiamo soprattutto le immagini e per apprendere abbiamo bisogno di vedere come si fa oppure di avere un promemoria scritto.

La tipologia uditiva invece si basa sul fatto che la nostra memoria è fatta di suoni e per apprendere abbiamo bisogno di ascoltare bene le spiegazioni.

La tipologia sensoriale cineastica si basa sul fatto che ogni persona è molto sensibile alle impressioni che gli arrivano a pelle e nelle interazioni vive. Queste sensazioni sono presenti in modo maggiore rispetto alle parole o alle immagini.

È una tipologia sensoriale collegata alla manualità e dunque per ricordare ha bisogno di fare qualcosa piuttosto che vederlo o sentirlo.

Ricordiamo inoltre che la memoria è di tipo olfattivo, quindi dei posti o delle situazioni vissute tendiamo a ricordare maggiormente gli odori e le sensazioni provate.

Ognuno di noi utilizza tutte tre queste tipologie, anche se in modo diverso.

Ma torniamo alla comunicazione e cerchiamo di capire l’importanza dei diversi approcci sensoriali.

Se voglio inviare un messaggio a una persona che utilizza maggiormente il canale uditivo e lo faccio con la mia modalità che è, ad esempio, visiva, è molto probabile che il mio interlocutore mi comprenda poco.

Di qui l’importanza di cercare di modificare la propria modalità di espressione del messaggio in modo da renderlo maggiormente comprensibile se noto che l’altro ha difficoltà a comprendermi.

In questo caso, ad esempio, potrei utilizzare sia la comunicazione verbale, ma contemporaneamente fermare i punti essenziali del mio discorso in un foglio, utilizzando così anche la comunicazione visiva.

Ho già scritto di quanto sia importante oggi imparare a comunicare con empatia: leggi il mio articolo per capire come, grazie all’empatia, si possa creare un rapporto di fiducia dando valore agli altri e valorizzando se stessi.

 

comunicazione efficace

 

3. Assicurarsi che l’altro abbia compreso

Ricorda che:

Non è sufficiente esprimere un messaggio in modo chiaro e comprensibile per essere sicuri che l’altro ci abbia compreso.

Buona abitudine sarebbe quindi chiedere all’altro di riassumere quanto abbiamo detto (certo, senza fare i professori) con lo scopo di riformulare il discorso.

La riformulazione è molto importante perché ci permette di spiegare meglio ciò che si sta dicendo, evitando così fraintendimenti.

Ci permette inoltre di comprendere ciò che l’altro ha capito di quanto gli abbiamo detto e, quindi, di integrare e approfondire l’argomento.

4. Agevolare il processo di inter-relazione

Per agevolare il processo di scambio di informazione e di inter-relazione e far sì che il nostro interlocutore rimanga nella comunicazione in modo attivo è importante evitare alcune barriere della comunicazione.

Cosa sono le barriere della comunicazione?

Le barrire della comunicazione sono modalità che spesso utilizziamo in modo spontaneo per abitudine o per cultura. Evitarle non è semplice, ma dovremmo cercare di limitarle al minimo.

Le barriere della comunicazione tendono infatti ad essere percepite in modo negativo dal nostro interlocutore, portandolo spesso a chiudere la comunicazione.

Oppure a continuarla, ma mantenendo un approccio di tipo difensivo, per nulla efficace agli scopi di relazione.

Vediamo alcuni esempi di atteggiamenti che costituiscono barriere comunicative:

  • Interpretare: è un modo di definire la parole dell’altro senza chiedergli conferma. Non è detto che corrisponda a verità.
  • Giudicare: il giudizio pone l’altro sulla difensiva e la comunicazione continua in modo negativo, sempre che il soggetto non si allontani.
  • Svalutare: sentirsi svalutati pone una grande barriera verso l’altro. Ci si sente non considerati e non compresi. La comunicazione non sarà più autentica né efficace perché l’altro viene visto come qualcuno che allontana.
  • Punire: la punizione non è mai produttiva, per il semplice motivo che non gratifica. È difficile poi riprendere a comunicare con una persona che si sente umiliata.
  • Sostituire: una persona in difficoltà con il proprio lavoro non va sostituita facendole credere di essere un incapace. Se lo scopo è quello di farle imparare il lavoro va affiancata e resa autonoma.
  • Interrompere: è un atteggiamento che esprime non ascolto e non comprensione dell’altro, anche se pensiamo di sapere cosa vuole comunicarci o abbiamo fretta di rispondere.
  • Pressare: serve solo a far aumentare l’ansia. Non serve a far tirar fuori il meglio di sé all’altro, anzi, il rischio è che reagisca con rabbia.
  • Sviolinare: le gratificazioni sono importanti, ma devono essere sincere. Altrimenti, per la potenza del linguaggio non verbale, la non sincerità viene percepita e l’altro si sente poco stimato.

Ogni volta che utilizziamo questi modi di comunicare dobbiamo renderci conto che mettiamo l’altro in difficoltà e blocchiamo o rendiamo difficile la comunicazione.

La comunicazione efficace: gestualità e contesto

Per comunicare in modo efficace è importante avere chiari innanzitutto il motivo e l’obiettivo della nostra comunicazione.

Dovremmo chiederci sempre:

  • quale è il vero motivo per cui voglio comunicare ciò che ho in mente?
  • cosa desidero che accada dopo che ho comunicato al mio interlocutore ciò che ho in mente?

Secondo la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) nella comunicazione dobbiamo considerare alcuni aspetti:

  1. Il significato della mia comunicazione è la risposta che ricevo.
    Ciò significa che il comportamento dell’altro è il risultato del mio modo di comunicare, è il feedback della mia comunicazione.
  2. Non si può non comunicare.
  3. L’unica informazione certa su una persona è il suo comportamento.
  4. La persona non è il suo comportamento.
  5. Non c’è mai fallimento, ma solo feed-back.

Nella relazione di comunicazione, inoltre, alcuni aspetti giocano un ruolo molto importante, e sono:

  • lo sguardo tra gli interlocutori,
  • a gestualità che accompagna le parole,
  • il tono di voce,
  • la capacità di ascoltare e di comprendersi a vicenda.

Ricorda che ascoltare è diverso da sentire. Senza ascolto non c’è comunicazione, perché diventa impossibile creare interazione tra te e le persone con cui stai parlando.

Negli anni la comunicazione si è evoluta: la relazione ha assunto più importanza del contenuto e si è affermato un approccio relazionale basato sul rapporto tra uomo e contesto, oltre che tra uomo e uomo.

Nei social, all’interno di gruppi o delle community, la comunicazione è cambiata e si generano comportamenti e reazioni ogni volta diversi.

Questo significa che il contesto modifica il modo di comunicare.

E vuol dire che la comunicazione, per essere efficace, non si focalizza più solo su chi parla e su ciò che dice, ma anche sul contesto in cui è inserita.

I social media hanno abbattuto le differenze di status e le relazioni oggi si basano sulla collaborazione, sulla trasparenza e sulla condivisione.

Le caratteristiche della comunicazione efficace

Una comunicazione efficace, ricapitolando, si caratterizza per:

1. Capacità di sintesi. Essere concisi significa comunicare tutte le informazioni importanti senza aggiungere dettagli inutili.

2. Considerazione della visione dell’altro. Conoscenze dell’altro e stato d’animo (con empatia) vanno prese in considerazione per modulare la nostra comunicazione e renderla efficace.

3. Completezza. La comunicazione deve contenere tutte le informazioni necessarie per valutare la situazione e raggiungere gli obiettivi in breve tempo.

4. Concretezza. La comunicazione efficace si basa su dati e fatti a supporto dei contenuti. Comunicare in modo concreto significa anche rispondere in modo preciso alle domande e sviluppare le argomentazioni richieste.

5. Chiarezza. Elemento importante per la chiarezza è l’uso della terminologia appropriata, al fine di ridurre fraintendimenti.

6. Credibilità. Comunicare in modo corretto, evitando errori di sintassi o di grammatica, migliora la chiarezza del messaggio e permette di acquisire credibilità come persona, a tutto vantaggio del messaggio e della relazione.

Anche in campo lavorativo le relazioni oggi si basano sulla collaborazione, sulla trasparenza e sulla condivisione.

Spero che questo articolo possa esserti d’aiuto per migliorare il tuo approccio comunicativo e relazionale.

Credo che tutti dobbiamo continuamente mettere in discussione il nostro modo di comunicare con l’obiettivo di renderci migliori.

E tu, cosa ne pensi?

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

**************************

Seguimi

LinkedIn

Sara Soliman

Copywriter

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali
  • copywriting
  • foto professionali
  • siti web responsive e mobile friendly
  • social media marketing

✉︎   info@aessecommunication.it

Servizi di Comunicazione digitale:
Nicola   ☏   +39 349 8058 016

Seguici sui social

LinkedIn  FacebookPinterest social

Assiomi della Comunicazione: quelle semplici proprietà della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali. Anche nel lavoro

Assiomi della Comunicazione: quelle semplici proprietà della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali. Anche nel lavoro

Fondamentali per chi si occupa di comunicazione e di web marketing, gli assiomi di Watzlawick rimangono un modello di riferimento per capire le dinamiche comunicative.

Comunicare con gli altri è una parte importante del proprio lavoro. Avere una comunicazione efficace permette di essere compresi e raggiungere gli obiettivi prefissati con l’atto comunicativo.

Per comunicare in modo efficace occorre innanzitutto ricordare che esistono regole comunicative universalmente prefissate. 

È inoltre importante saper ascoltare in modo attivo i propri interlocutori, prestando attenzione alle loro modalità espressive verbo-gestuali.

Tieni presente che ascoltare è cosa diversa da sentire. Senza ascolto non c’è comunicazione, perché diventa impossibile creare interazione tra le persone coinvolte.

Inoltre, anche ascoltando con attenzione potresti interpretare in modo non corretto il significato di ciò che ti stanno dicendo.

A tale scopo vediamo le implicazioni dei 5 Assiomi della Comunicazione di Paul Watzlawick, Janet H. Beavin e Don D. Jackson.

Assiomi della Comunicazione umana

Pragmatica della Comunicazione Umana, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore Roma, 2008

Cosa significa comunicare?

Il termine comunicazione deriva dal latino com, cioè con, e munire, cioè legare e indica il trasferimento di informazioni. 

Nel suo significato originale, comunicare significa mettere in comune, cioè condividere pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti con gli altri.

Parliamo cioè di comunicazione interpersonale, quel tipo di comunicazione che vede come protagonisti due o più individui e che si basa su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano reciprocamente, anche se spesso senza rendersene conto. 

Potrebbe interessarti: Abbatti le barriere della comunicazione e scopri le 6 caratteristiche della comunicazione efficace

Tipi di Comunicazione

È possibile distinguere tre diversi tipi di comunicazione:

1. Comunicazione verbale

Riguarda la scelta delle parole e la costruzione logica delle frasi, secondo le strutture grammaticali e sintattiche della propria lingua.

La comunicazione verbale (CV) utilizza un codice digitale fatto di segni arbitrari, cioè di simboli utilizzati convenzionalmente per designare una determinata parola.

È il livello che indica ciò che si dice o, nel caso della comunicazione scritta, ciò che si scrive.

2.  Comunicazione non verbale

Riguarda tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura e i propri movimenti o attraverso la posizione che si occupa nello spazio.

Comprende inoltre mimiche facciali, sguardi, gesti e posture. Ma anche andature e abbigliamento. È il cosiddetto linguaggio del corpo.

La comunicazione non verbale (CNV) utilizza un codice analogico, riproducendo per immagini ciò a cui fa riferimento. 

3.  Comunicazione paraverbale

Essa riguarda la voce (tono, volume, ritmo), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore, come ad esempio tamburellare sul tavolo o emettere suoni. 

Riguarda il modo in cui la comunicazione viene espressa.

Nel messaggio scritto la comunicazione paraverbale riguarda l’uso della punteggiatura, che ha lo scopo di inserire il ritmo della frase.

Sia il non verbale che il paraverbale inviano messaggi spesso inconsapevoli e di tipo emotivo.

Scuola di Palo Alto: i 5 Assiomi della Comunicazione Umana di Paul Watzlawick

Nel 1967, lo psicologo Paul Watzlawick e altri importanti esponenti della Scuola di Palo Alto pubblicarono l’esito delle loro importanti ricerche in Pragmatica della comunicazione umana*, volume che tuttora rappresenta il principale punto di riferimento nel mondo della comunicazione interpersonale.

Secondo gli autori gli esseri umani comunicano tutti i giorni, attraverso parole o gesti, più o meno consapevolmente, per descrivere fatti ed eventi e per intraprendere relazioni sociali.

Gli assiomi, nel linguaggio filosofico e matematico, sono delle verità evidenti e indiscutibili alla base di numerose dimostrazioni e teoremi.

Paul Watzlawick, J. H.Beavin e D. D. Jackson definiscono gli assiomi della comunicazione come:

“alcune proprietà semplici della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali”.

Comunicazione Assiomi

I 5 Assiomi della Comunicazione individuati da Watzlawick, Beavin e Jackson  

I tre studiosi ne hanno individuati cinque. Vediamoli brevemente e cerchiamo di capire le loro influenze sulla comunicazione.

1°Assioma: non si può non comunicare

La non-comunicazione è impossibile, perché qualsiasi comportamento comunica qualcosa di noi ed è impossibile avere un non-comportamento. 

Anche una persona passiva e silenziosa trasmette la volontà di non comunicare e sta comunque inviando un messaggio. Comunica di non voler comunicare. 

“L’attività,le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri, e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro”.

La comunicazione può essere dunque involontaria, non intenzionale, non conscia e anche inefficace, ma avviene comunque.

2°Assioma: all’interno di ogni comunicazione si possono individuare due livelli

“Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione”.

Watzlawick afferma che esistono due livelli di comunicazione. Il primo è quello del contenuto, e indica cosa stai comunicando, il secondo è quello della relazione, e indica il tipo di relazione che vuoi instaurare con la persona a cui ti rivolgi. 

I messaggi che gli esseri umani si scambiano tra loro non possono essere considerati semplici trasmissioni di informazioni. 

Oltre al contenuto oggettivo del linguaggio, ossia i dati che esso trasmette in superficie, c’è anche un aspetto che definisce la relazione stessa dei soggetti interessati.

In sostanza, conta “che cosa diciamo” e anche “come lo diciamo”. 

Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. 

“La capacità di metacomunicare in modo adeguato non solo è conditio sine qua non della comunicazione efficace, ma è anche strettamente collegata al problema della consapevolezza di sé e degli altri”.

Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine, oltre al contenuto (cioè la volontà che il destinatario del messaggio compia l’azione indicata), esprime anche il tipo di relazione che intercorre tra chi comunica e il suo destinatario, in questo caso quella di superiore/subordinato.

3°Assioma: la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura della sequenza degli eventi

La comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e modificano durante l’interazione tra più individui. 

Queste diverse interpretazioni dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi, ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l’unica versione possibile dei fatti sia la propria. 

Nella vita di coppia, per esempio, il rischio è quello di osservare la situazione esclusivamente dal proprio punto di vista, usando cioè la propria punteggiatura e non riuscendo a cogliere quella dell’altro. 

La punteggiatura (o, semplicemente, il punto di vista) determina i comportamenti ed è quindi alla radice dei conflitti di relazione.

4°Assioma: la comunicazione avviene attraverso i canali verbali e non verbali. Il primo utilizza modalità digitali, il secondo criteri definiti analogici

La comunicazione digitale riguarda l’uso delle parole, cioè dei segni convenzionali usati per designare qualcosa. 

Ciò che caratterizza questo tipo di comunicazione è l’arbitrarietà tra le parole e ciò che rappresentano. Cioè, nel linguaggio verbale la cosa matita corrisponde al nome matita. 

La comunicazione analogica (ad esempio un’immagine) si basa invece sulla somiglianza (detta appunto analogia) tra la comunicazione in essere e l’oggetto stesso della comunicazione.

Cos’è dunque la comunicazione analogica? È ogni comunicazione non verbale, che però va valutata considerando il contesto in cui ha luogo l’interazione (come l’espressione del viso o la cadenza delle parole).

È bene ricordare che la comunicazione analogica ha le sue radici in periodi arcaici dell’evoluzione e la sua validità è quindi molto più generale del modulo numerico della comunicazione verbale, più astratto e relativamente recente.

L’uomo è il solo organismo che si conosca (ma anche delfini e balene) che usi moduli di comunicazione sia analogici che numerici.

Questo fatto è molto importante perché tale tipo di linguaggio, scrive Watzlawick:

“serve a scambiare informazioni sugli oggetti, oltre ad aver la funzione di trasmettere la conoscenza di epoca in epoca”.

I due sistemi sono congruenti tra loro, ed è questo un elemento a cui facciamo riferimento nel corso delle nostre interazioni con gli altri. 

Se una persona afferma di essere interessata a ciò che stiamo dicendo ma guarda altrove, si verifica una discrepanza tra il contenuto e la forma che mina l’esito della conversazione stessa.

5°Assioma: gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza

Si ha un’interazione simmetrica quando gli interlocutori si considerano sullo stesso piano, e quindi di pari livello.

In questo caso i soggetti tendono a rispecchiare uno il comportamento dell’altro, arrivando spesso ad accesi scontri, considerandosi sullo stesso piano.

L’interazione complementare, al contrario, si verifica quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso piano.

Ciò emerge chiaramente dai loro scambi, che pongono uno dei due in una posizione di superiorità e l’altro in una posizione subordinata.

Ne sono un classico esempio le interazioni tra dipendenti e datori di lavoro.

Concludendo, l’impossibilità di non comunicare rende comunicative tutte le situazioni interpersonali che coinvolgono due o più persone. L’ambiguità, spesso inevitabile, si forma proprio nei problemi di traduzione da un modulo all’altro che il trasmettitore e il ricevitore devono affrontare.

La conoscenza dei 5 Assiomi della comunicazione è molto importante per chi si occupa di comunicazione, giornalismo o web-marketing perché consente di comprendere e di gestire situazioni di conflitto che si formano, inevitabilmente, nelle interazioni.

Potresti leggere anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

 

Testo di riferimento:
*Pragmatica della Comunicazione Umana, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Casa Editrice Astrolabio

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

**************************

Seguimi

LinkedIn

Sara Soliman

Copywriter

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali
  • copywriting
  • foto professionali
  • siti web responsive e mobile friendly
  • social media marketing

✉︎   info@aessecommunication.it

Servizi di Comunicazione digitale:
Nicola   ☏   +39 349 8058 016

Seguici sui social

LinkedIn  FacebookPinterest social

Come scrivere una Newsletter efficace e impostare una strategia di Email Marketing

Come scrivere una Newsletter efficace e impostare una strategia di Email Marketing

I dati dimostrano come l’email marketing sia molto più efficace dei social media nell’acquisire nuovi clienti. Ed è, insieme al telefono, lo strumento migliore per chiudere un contratto.

Negli ultimi anni i modi per vendere i tuoi prodotti on-line (web marketing) si sono moltiplicati e molti pensano che la newsletter e l’email marketing non servano più a nulla.

Sbagliato! L’email marketing resta uno strumento molto utile per generare profitti sul web, come confermano circa due terzi dei manager intervistati secondo note ricerche di mercato. Bastano un paio di dati per rendersi subito conto che con le Newsletter si possono ottenere risultati straordinari. 

L’email marketing infatti:

  • è 40 volte più efficace dei social network per ottenere nuovi clienti;
  • offre un tasso di conversione del 17% più alto (dati McKinsey & Company);
  • hanno un ROI (ritorno sugli investimenti) stimato del 4.300 per cento;
  • ogni euro speso per l’email marketing offre un ritorno di 44 euro (dati Direct Marketing Association)*

Ti ho incuriosito? Continua a leggere e vedrai che ti convincerai anche tu di quanto lo strumento dell’email marketing sia ancora un modo efficace per concludere contatti.

newsletter

Riceviamo ogni giorno tante, troppe email. Forse è proprio per questo che la fiducia nell’email marketing è andata col tempo scemando a vantaggio di altri strumenti quali social media, anche se meno efficaci

Newsletter: perché è essenziale

La comunicazione tra aziende e clienti è sempre più demandata ai social media, ma l’Email marketing ha due caratteristiche fondamentali che la differenzia dai social media: 

  1. La personalizzazione.
  2. La possibilità di essere inviate “al momento giusto”.

Inviare la mail giusta alla persona giusta permette di creare comunicazioni personalizzate in grado di far sentire speciale l’utente.

Certo, il passo non è breve, ma la possibilità di esserci al momento giusto (come ad esempio inviare un buono sconto per un acquisto il giorno del compleanno di un iscritto alla newsletter) è un primo step per trasformare un semplice contatto in un cliente.

Prima di addentrarci su come impostare una strategia di email marketing efficace cerchiamo di capire cosa sono le mailing list, la newsletter, l’email marketing e vediamone le differenze.

Mailing List, newsletter, email marketing

La Mailing list

La mailing list (in italiano lista di corrispondenza o lista contatti) è una lista di nominativi in formato email, i cui intestatari hanno in comune uno o più interessi o caratteristiche specifiche. 

I destinatari della mailing list rilasciano volontariamente il loro indirizzo email per essere informati su prodotti, servizi o novità.

L’organizzazione dei dati e la creazione di liste di utenti va strutturata sulla base del loro canale di provenienza (web, evento) e sul loro status: lead, cliente, fornitore.

Questa attività è detta segmentazione ed è la base di un’efficace strategia di email marketing.

Ma una buona segmentazione è possibile solo se alla base è stata fatta una buona profilazione, cioè se sono state raccolte quante più informazioni possibili per conoscere la Buyer Persona della tua attività.

Leggi anche: Per farti trovare dai tuoi potenziali clienti devi conoscere il tuo target di riferimento: le Buyer Personas

La Newsletter

La newsletter è una “lettera” in formato email che l’azienda invia alla lista contatti da cui ha ottenuto il consenso esplicito, la mailing list.

Le newsletter vengono spedite regolarmente (una a settimana è la frequenza consigliata), di solito seguendo un calendario editoriale che comprenda offerte commerciali ma anche informazioni utili e argomenti di interesse per il tuo lettore.

Come impostare correttamente la newslwtter:

  1. rendila responsive e ottimizzata per i dispositivi mobili,
  2. l’oggetto dell’email deve essere breve, veritiero e convincere all’apertura,
  3. personalizza il messaggio con un “Buongiorno Marta”: tutti i sistemi di newsletter ti permettono di gestire le variabili collegate ai dati del tuo utente al momento della registrazionene,
  4. costruisci il contenuto grafico e testuale con la modalità della piramide rovesciata, cioè richiama sin da subito l’attenzione dell’utente sull’obiettivo di conversione e trascinarlo più in basso verso la CTA finale (Call To Action o chiamata all’azione), un link o un pulsante che faciliti il percorso dell’utente verso l’obiettivo di conversione (quella cosa che noi vorremmo facesse l’utente grazie alla nostra mail).
    Potrebbe essere la lettura di un articolo nel nostro blog o la visione (o l’acquisto) di un prodotto nel nostro sito;
  5. individua il momento ideale per l’invio, aspetto fondamentale per il successo delle tue newsletter. Bisogna cercare di capire quali sono i giorni e gli orari in cui è più probabile che i tuoi clienti aprano e leggano le email.
    Naturalmente è un dato che varia da azienda ad azienda, non c’è uno standard valido per tutti.
    Per scoprire qual è la tempistica giusta per il tuo business devi analizzare il tuo pubblico target ed effettuare dei test, inviando le newsletter in giorni ed orari diversi e studiando i risultati.
L’Email Marketing

L’email marketing è una tipologia di direct marketing in cui si comunicano informazioni, contenuti e proposte commerciali attraverso le email.

Questa tecnica di marketing comprende newsletter, mailing list e, soprattutto, una buona strategia che guida le azioni intraprese. 

Creare una campagna di email marketing è semplice dato il numero delle piattaforme disponibili e della relativa semplicità di impostazione, ma creare una strategia efficace è un’altra cosa. Se il tuo scopo è quello di creare profitto non puoi lasciare nulla al caso.

Scrive Dario Vignali, esperto di Marketing:

“Bisogna progettare, creare, misurare e ottimizzare. 

Il “controllo” è la chiave del successo. 

Il “caso” il nostro principale nemico. 

La creatività un’arma fondamentale.” 

smart working

Chi si occupa di copywriting sa quanto sia importante il testo di una newsletter

L’importanza del testo della newsletter

Come copywriter, so quanto siano importanti tanto le parole che scrivi nelle tua email quanto il modo in cui le scrivi.

Mi sento di darti alcuni consigli:

  • fai in modo che il testo sia scritto in modo semplice e leggibile,
  • scrivi in modo empatico, che aiuta a creare fiducia,
  • considera il tono di voce,
  • cura la leggibilità del testo, organizza in paragrafi, nel caso inserisci elenchi puntati,
  • inserisci immagini di qualità, meglio se personalizzate,
  • fai attenzione alla grafica, che deve rispecchiare quella del tuo sito web e del tuo brand.

Ho scritto alcuni articoli su come scrivere contenuti per il web, te ne segnalo due:

Perché affidarsi al “copywriter” per creare l’immagine del proprio brand

L’efficacia di un sito passa dalla cura per i testi: 4 consigli utili

Ma anche il tono di voce (collegato al concetto di Buyer Persona), ossia il decidere se scrivere in modo formale o colloquiale, è importante. Anzi, è la prima cosa che parla di te e della personalità della tua azienda attraverso la parola scritta.

Per quanto riguarda le tematiche da proporre ricorda che è necessario studiare i contenuti in modo che siano rilevanti e di interesse per il lettore.

Puoi ad esempio studiare i competitor, chiedere ai tuoi stessi clienti tramite sondaggi, analizzare i contenuti di maggiore successo sul tuo sito web.

La creazione di una newsletter non dev’essere un’entità a sé stante, ma fa parte sempre più dell’immagine coordinata di un’azienda. 

Devi fare in modo che quando il lettore apra la newsletter non si senta disorientato, anzi, deve sentirsi all’interno della tua azienda.

Come impostare una strategia di email marketing vincente?

Grazie ai moderni strumenti disponibili online anche gratuitamente, all’apparenza sembra molto facile creare una newsletter.

È sufficiente aprire un account gratuito, impostare i propri dati, compilare un template standard messo a disposizione dalla piattaforma prescelta, scrivere qualche riga ed effettuare l’invio. 

Spesso però ci si accorge che queste newsletter non portano i risultati sperati. Come mai? 

Perché manca una strategia di creazione, ossia una programmazione ragionata di contenuti rilevanti.

Vediamo insieme le caratteristiche di una strategia di email marketing vincente.

 

I 5 elementi chiave per impostare un’email marketing di successo 

1. Assumi il punto di vista del cliente

Le email inviate ai propri contatti (potenziali clienti o clienti acquisiti) devono apportare valore per l’utente, rispondendo ai bisogni specifici di quelle persone. 

L’email è efficace se è innanzitutto orientata al cliente. 

In pratica, chi si è iscritto alla newsletter vuole ricevere email che soddisfano i suoi interessi. 

E noi dobbiamo fare in modo che questo avvenga. Nel momento in cui una persona si iscrive a una newsletter, ha già superato gli stadi di Attract e Convert e diventa un lead a tutti gli effetti.

Lo scopo dell’email marketing è quello di creare una relazione con il cliente e trasformare con il tempo un lead (contatto) in un cliente attraverso un processo che viene definito lead nurturing, nutrimento del contatto.

Come sostiene Dallas McLaughlin di KISSmetrics, piattaforma di analisi dati:

“Quando sai chi sono i tuoi visitatori e quale è la loro intenzione, puoi personalizzare il contenuto del tuo sito in modo da riflettere i loro interessi. Questo si tradurrà in tassi di conversione più elevati e un maggior ritorno sull’investimento.”

Conoscere i clienti e personalizzare i contenuti in base ai loro interessi: questo è il punto da cui partire.

2. Definisci l’obiettivo della campagna

Bisogna poi definire l’obiettivo o gli obiettivi per il quale un’azienda vuole impostare delle campagne di email marketing.

Questa è la base per avere controllo sulla campagna e per determinare poi se i risultati sono soddisfacenti.

La definizione dell’obiettivo consente cioè di sapere se la campagna è efficace e costituisce il presupposto sul quale valutare l’implementazione delle diverse strategie e tecniche.

In base all’obiettivo è possibile poi comprendere lo status quo del progetto e modificare le tecniche che stiamo mettendo in atto se non siamo soddisfatti.

Possiamo confrontare strade e opzioni diverse e cambiare direzione. 

Esempio: l’obiettivo è quello di attirare nuovi clienti, o voglio mantenere quelli attuali? Voglio aumentare la popolarità del mio brand, fidelizzare nuovi clienti o la campagna è finalizzata alla vendita di un prodotto o un servizio? 

Le risposte a queste domande sono di vitale importanza per far sì che una campagna di email marketing abbia successo. 

3. Scegli la piattaforma giusta

Il mio consiglio è quello di scegliere un software professionale. 

Questo ti garantisce certezza di invio, sicurezza dei dati, disponibilità di sistemi antispam e una serie di funzionalità aggiuntive di sicuro interesse, come la possibilità di fare dei test o la segmentazione del pubblico.

Le piattaforme più usate per la creazione di campagne di email marketing sono Mailchimp, ActiveCampaign e l’italiana Kloudymail.

4. Crea la tua lista contatti

Abbiamo già parlato della mailing list come elemento fondante della strategia di email marketing.

Per aumentare gli iscritti ti consiglio di inserire nel tuo sito un form per l’iscrizione alla newsletter e di promuoverla anche nei social media che utilizzi.

Cerca di sottolineare i vantaggi che l’iscrizione comporta, come ad esempio offerte speciali, news, anteprime di prodotti, accesso a contenuti extra, inviti ad eventi esclusivi o altro.

Una buona pratica è quella di inviare una sorta di regalo in cambio dell’iscrizione. Per VeronaWineLove.com (portale sull’Enoturismo gestita da noi di AEsse Communication) abbiamo creato un e-book da scaricare sui percorsi di enoturismo nel territorio veronese. È stato un successo!

5. Non sottovalutare la fase di controllo: l’utilità del KPI

Gli indicatori chiave di prestazione (Key Performance indicator, KPI) costituiscono una parte importante delle informazioni necessarie per capire se stai progredendo verso i tuoi obiettivi di business e marketing.

Grazie al KPI, a seconda degli obiettivi che hai determinato, puoi valutare l’andamento delle campagne di email marketing ed eventualmente modificare la strategia

Alcuni indicatori utili sono:

  • Tasso di apertura delle email, calcolato rispetto al numero di email inviate.
  • Percentuale di click rispetto al numero di email lette.
  • Numero di disiscrizioni dalla mailing list.
  • Numero di Hard Bounce.
  • Segnalazioni di Spam.
  • Numero di conversioni dirette.
  • Numero di conversioni indirette.

Ricapitolando, per ottenere risultati con l’email marketing, è necessario: progettare, individuare l’obiettivo che si vuole ottenere dalla campagna, il saper scrivere una buona newsletter e il saper leggere i risultati.

Se hai bisogno di consigli scrivimi, sarò felice di aiutarti.

* Fonte dati Marketers.it

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

LinkedIn

Sara Soliman

Copywriter

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali
  • copywriting
  • foto professionali
  • siti web responsive e mobile friendly
  • social media marketing

✉︎   info@aessecommunication.it

Servizi di Comunicazione digitale:
Nicola   ☏   +393498058016

Seguici sui social

LinkedIn  Facebook

Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

L’empatia ti permette di vedere la vita con occhi diversi, di cogliere l’inespresso, di comunicare in modo efficace e consapevole

L’ empatia è la capacità di entrare in perfetta sintonia con le altre persone, al punto da riuscirne a capire gli stati d’animo. 

Questa dote è fondamentale per ognuno di noi, nelle relazioni personali come al lavoro.

Ho letto di recente dei testi interessanti sull’argomento e spero, con questo articolo, di poterti dare dei buoni suggerimenti su come coltivare e sviluppare l’empatia.

Purtroppo l’individualismo del giorno d’oggi ha tolto “allenamento” alla nostra empatia, relegandola a un lontano angolino della nostra mente e delle nostre abitudini.

Spesso ce ne dimentichiamo, cerchiamo di far valere le nostre ragioni senza ascoltare quelle altrui.

Invece empatia vuol dire riuscire a immedesimarsi negli altri per comprendere le loro emozioni, i loro stati d’animo e, di conseguenza, le loro azioni.

Prima di tutto però dobbiamo imparare ad ascoltare:

“Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà.”

(Epitteto)

Ed è proprio la scarsa volontà di ascoltare e il non mettersi nei panni degli altri per capire se hanno compreso le nostre parole e le nostre intenzioni che causa la maggior parte delle incomprensioni.

Empatia: cos’è e perché non devi ignorarla per avere successo nella vita  

L’empatia è un’eccezionale capacità con cui ci sintonizziamo con i sentimenti e le intenzioni altrui.

Eccezionale non perché sia qualcosa di raro o introvabile, ma perché l’empatia ha una potenza straordinaria e, se utilizzata come abitudine, porta risultati reali e che durano nel tempo.

La neuroscienza colloca l’empatia nella circonvoluzione sopramarginale destra della nostra struttura cerebrale, in un punto situato tra il lobo parietale, quello temporale e quello frontale.

Grazie all’attività dei neuroni situati in queste zone (i neuroni specchio) riusciamo ad accantonare, in alcuni momenti, il nostro mondo emotivo e le nostre cognizioni per poter essere più ricettivi al mondo altrui.

Non è semplice e non è per nulla scontato, abituati come siamo a vedere le cose solo da un solo punto di vista: il nostro.

Ascoltando l’altro e provando a vedere le cose dal suo punto di vista, possiamo dire che che stiamo osservando il mondo con occhi diversi, attraverso il filtro dell’empatia.

Solo così possiamo comprendere la prospettiva degli altri e le loro emozioni, come percepiscono e come vivono la loro realtà.

È un’abilità cruciale per la nostra crescita personale e per le relazioni: ci permette infatti di ampliare la nostra percezione sfruttando esperienze diverse.

 

Comunicazione emapatica

La comunicazione empatica facilita le relazioni perché innalza la relazione a un livello più autentico di benessere individuale e di fiducia dell’altro

 

Empatia, intelligenza emotiva e sensibilità empatica

Le persone altamente sensibili sono per natura anche molto empatiche, sanno cogliere stati d’animo e sentimenti altrui fino ad addossarsene le problematiche.

L’empatia è dunque una parte indispensabile dell’intelligenza emotiva.

Sviluppare la Sensibilità Empatica non può che migliorare i rapporti interpersonali. 

L’empatia non è percepita da chiunque come un punto di forza, anzi, alcuni credono che essere empatici sia sinonimo di sofferenza, come se si trattasse di un contagio emotivo tramite cui si vive il dolore altrui.

Essere empatici è una dote che deve far conto con il giusto equilibrio delle emozioni, in quanto, come afferma Daniel Goleman, nel suo saggio Intelligenza Emotiva:

“Saper controllare le nostre emozioni è la chiave del benessere psicologico, i sentimenti estremi – le emozioni che diventano troppo intense o che durano troppo a lungo – minano la nostra stabilità.”

Il vantaggio sociale dell’empatia

L’empatia porta con sé un enorme vantaggio socialeSocialità e cooperazione sono infatti i punti di forza di ogni essere vivente sin dagli albori di ogni civiltà.

Riconoscere le emozioni degli altri, e avere la certezza che gli altri riconoscano le nostre, facilita le nostre interazioni.

Accade sia nel piacere sia nel dolore: quando vediamo qualcuno che soffre “sentiamo” il suo dolore. Se invece osserviamo delle persone gioire, siamo in grado di provare quella gioia, che si riflette dentro di noi.

Ma solo se abbiamo imparato a coltivare l’empatia.

Gli aspetti dell’empatia: cognitiva, emotiva e compassionevole 

L’empatia è una dote che presenta diverse sfumature. Ci sono varie forme di empatia*, però sono tre le tipologie più importanti.

È raro trovare due persone che siano empatiche allo stesso modo, ma l’empatia deriva comunque dalla miscela di questi tre tipi di empatia:

1. Empatia Cognitiva

È una tipologia di empatia che permette di intuire chiaramente quello che l’altra persona pensa e di comprenderne a fondo il suo punto di vista. 

Da una parte vi è la comprensione delle emozioni altrui, dall’altra però manca la compassione e il desiderio di preoccuparsi di cosa provano le altre persone e di voler quindi fare qualcosa per aiutarle.

L’Empatia Cognitiva è utilizzata dai grandi oratori, i venditori e i negoziatori.

2. Empatia Emotiva o Affettiva

In questo secondo tipo di empatia, il rapporto che si crea è più profondo e si è in grado non solo di comprendere ma anche di provare davvero dentro di sé le sensazioni delle altre persone. 

L’Empatia Emotiva o Affettiva è quindi un gradino più in alto rispetto a quella Cognitiva poiché ci permette di comprendere e anche sentire sulla nostra pelle gli stati d’animo altrui, ma non necessariamente di provare compassione per essi.

3. Empatia Compassionevole o Sensibilità Empatica

Questa ultima tipologia di Sensibilità Empatica implica quella che viene definita Preoccupazione Empatica.

Nell’Empatia Compassionevole sono riunite le caratteristiche degli altri due tipi di empatia. Siamo quindi in grado di comprendere le emozioni dell’altro, di provarle dentro di noi e in più riusciamo anche a capire come aiutare la persona che abbiamo davanti.

Nasce in noi la compassione e il desiderio di prodigarci per l’altro in modo da alleviare le sue sofferenze e renderci utili al suo star bene. 

È questa quindi la forma di Empatia più vera ed autentica, quella di coloro che ci porta ad essere altruisti e a occuparci del benessere della collettività.

Ognuno di noi possiede alcuni tratti dell’una o dell’altra e ciò va a definire il suo modo di rapportarsi agli altri.

Empatia: strumento vincente per comunicare

Che cosa rende l’Empatia uno strumento così prezioso e tale da migliorare il nostro modo di comunicare e di rapportarci con gli altri?

“Se non provi empatia e le tue relazioni personali non sono efficaci, non importa quanto sei intelligente: non arriverai lontano”.

(Daniel Goleman)

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno e di pensare che quella persona ti capisce all’istante come nessun’altro?

La comunicazione empatica permette di innalzare la comunicazione ad un livello superiore e più evoluto, tale da rendere la persona che le utilizza più sicura e consapevole di se stessa, abile e vincente in ogni ambito della vita.

Empatia: strumento prezioso per ottenere fiducia 

Innanzitutto, l’empatia permette di ottenere la fiducia delle persone perché solo creando sintonia tra i soggetti  la comunicazione risulta efficace.

Ognuno di noi desidera essere pienamente capito e compreso.

Il nostro interlocutore si sente capito e compreso ed è normale che vedrà in noi una persona di cui fidarsi.

Proprio perché siamo animali sociali, comunicare efficacemente condividendo con gli altri quello che sentiamo e proviamo è un qualcosa a cui non possiamo assolutamente rinunciare.

Il problema però è che nella società di oggi, in cui tutto corre velocissimo e abbiamo sempre meno tempo, spesso ce ne dimentichiamo e siamo talmente concentrati su noi stessi che non poniamo la giusta attenzione alle emozioni degli altri.

 

comunicazione empatica

L’Empatia è alla base del nostro vivere vicino e con gli altri, è quel “collante sociale” che ci permette di instaurare relazioni interpersonali stabili e autentiche

 

Come possiamo quindi pretendere di essere compresi se non siamo noi i primi a farlo con gli altri?

Il vero segreto della Comunicazione Empatica si sposta dunque al piano dell’ascolto.

Questo significa che grazie alla capacità di ascolto, al porre l’attenzione alle sensazioni degli altri, riusciamo a immedesimarci in loro fino a raggiungere quella sintonia emozionale che migliorerà la nostra relazione rendendola più efficace.

Utilizzare la comunicazione empatica è la modalità migliore per assicurarsi il successo nelle relazioni interpersonali poiché comprendere i pensieri altrui  ci pone ai loro occhi come persone piacevoli e con le quali stare bene.

Senza empatia gli essere umani sarebbero personalità solitarie e completamente scollegate tra loro.

E questo vale per qualsiasi ambito la vogliate applicare (lavorativo, sentimentale, sociale): l’Empatia sarà quindi sempre uno strumento molto prezioso per aiutarvi a relazionarvi al meglio con gli altri.

Empatia: utilizzo nel lavoro e nella vita

Il successo nella vita è fortemente influenzato da ciò che mostriamo emotivamente nei confronti degli altri. 

Ognuno di noi ha ambizioni diversi, ma tutti abbiamo un desiderio in comune: sentirci compresi e apprezzati.

Nelle relazioni di tutti i giorni l’empatia ha un ruolo importante, perché, per poter creare relazioni stabili, è necessario mettersi nei panni degli altri e capire i loro problemi.

Nel lavoro l’empatia viene sempre più valorizzata negli ultimi anni, poiché i processi aziendali stanno diventando molto complessi e in molti casi è necessario creare team di lavoro che non devono essere motivati da obiettivi individualistici, ma orientati dallo spirito del gruppo.

Lo spirito del gruppo può esserci solamente se tutti i membri imparano a mettersi nei panni dei loro compagni di squadra, risolvendo insieme  i problemi che si presentano.

Inoltre, l’empatia permette di colmare le distanze, aiuta a “sentirci sentiti” (formulazione di Dan Siegel).

Cosa non è l’Empatia

Empatia non significa necessariamente approvazione o adesione. Come non significa rinunciare alla propria personalità o alle proprie idee per soddisfare i bisogni dell’altro. 

L’empatia deve essere autentica.

Le persone non hanno bisogno di instaurare relazioni allo scopo di non sentirsi mai contraddette, ma desiderano parlare con persone sincere e che sappiano ascoltare ciò che hanno da dire senza essere giudicate. 

Sì, perché la vera empatia non conosce giudiziI nostri giudizi riducono la capacità di avvicinarci agli altri mettendoci in un angolo, in un punto da cui godiamo di una visibilità e di una prospettiva limitata: la nostra.

L’empatia non deve avere niente a che fare con gli interessi e con l’egoismo.

Viceversa, la vera empatia ci permette di arricchirci di dignità e rispetto, sentirci apprezzati, liberi e parte di un tutto in cui ognuno è importante.

L’empatia è molto utile nei conflitti o anche con le persone che non ci piacciono. Comprendendole meglio è più facile trovare il modo per comunicare con loro. E, sentendosi capiti, i nostri interlocutori saranno più disponibili ad ascoltare noi.

Leggi anche: Coronavirus e Resilienza:coltivare alcune risorse interiori come la compassione, l’autostima e la grinta ci aiuta ad affrontare traumi e difficoltà inaspettate

Come comunicare con empatia: usa il linguaggio non verbale

Comunicare con empatia e dunque con efficacia è diventato sempre più importante, sia nella nostra vita professionale che in quella privata.

Affinché si possa comunicare con efficacia devi soddisfare le esigenze dei tuoi interlocutori, dal punto di vista razionale ma anche emozionale.

Comunicare con il corpo, sviluppare il linguaggio non verbale è fondamentale quando entrano in gioco le emozioni.

In questo contesto anche il silenzio diventa una forma di comunicazione, in quanto rappresenta quella pausa che permette alla comunicazione di crescere.

Una comunicazione efficace fornisce certamente informazioni, dati, notizie e caratteristiche concrete ma comunica anche emozioni, oltre a comprendere, accettare e gestire lo stato d’animo proprio e altrui.

La comunicazione non verbale va considerata anche sul lavoro, tanto con i clienti quanto con i collaboratori.

I clienti analizzano e valutano le decisioni di acquisto sulla base di fatti, dati e caratteristiche del prodotto ma sappiamo che la decisione che spinge all’acquisto è influenzata dalle emozioni che l’azienda sa trasmettere.

I collaboratori formano la loro idea su di noi sulla base di fatti e caratteristiche della persona, ma decidono se seguirti sulla base delle emozioni, ovvero di quell’insieme di sensazioni e sentimenti che spingono ad agire e che generano fiducia.

Per avere una comunicazione più efficace e fare in modo che il tuo messaggio arrivi nel migliore dei modi a clienti e collaboratori, comincia a mettere un po’ di emozione in quello che dici: usa le mani, muovi il corpo e concentrati anche sul tono di voce.

Come diventare empatici? Ascolta, sii curioso, apriti agli altri

La curiosità verso gli altri è il primo passo per comprendere cos’è l’empatia.

Spesso durante le conversazioni abbiamo la risposta pronta prima ancora che l’altro abbia finito di parlare. Dobbiamo imparare invece ad ascoltare in modo attivo e creativo.

Prendiamoci un momento per considerare ciò che l’altro ha detto e facciamo delle domande per approfondire il suo punto di vista.

Cerchiamo poi di comprendere il pensiero del nostro interlocutore e proviamo a dare un nome alle sue emozioni.

Allo stesso tempo, aprirsi ai propri sentimenti e alle esperienze è fondamentale per poterli gestire e riconoscere in maniera equilibrata e costruttiva.

Abituarsi a questo comportamento permette di allargare i nostri confini di “giudizio e pregiudizio”, limitando l’uso di etichette verso l’altro e facilitando la visione di com’è realmente l’esperienza umana: un’esperienza comune.

 

Empatia

Sentirsi compresi e apprezzati è un bisogno comune a ogni persona. Ph. Tim Marshall per Unspalsh.com

 

Rick Hanson, nel testo La forza della resilienza, spiega come sia possibile sviluppare l’empatia, proprio come qualsiasi altra risorsa psicologica.

Alcuni metodi per rafforzarla sono:

  • immergersi a fondo nella propria interiorità. La consapevolezza di sé e degli strati più profondi dell’esperienza rafforza la consapevolezza degli altri;
  • assumere il punto di vista altrui, prendendo coscienza del fatto che quanto a noi appare evidente e importante potrebbe non esserlo per gli altri. Ognuno è plasmato dall’ambiente in cui vive;
  • arricchire il proprio bagaglio di competenze “culturali” confrontandoci con persone di provenienza diversa dalla nostra ci rende consapevoli di preconcetti inconsci e più rispettosi dei bisogni altrui;
  • imparare a cogliere le micro espressioni dell’altro, a guardarlo negli occhi e a non fermarsi alla superficie, proprio per cogliere le esigenze e le sofferenze più profonde che potrebbero celarsi dietro a un atteggiamento aggressivo;
  • imparare ad affinare la comprensione: formulare ipotesi è un elemento chiave dell’empatia. Correggere poi le interpretazioni inesatte è importante per raggiungere una comunicazione empatica più autentica.

 

Come uscire vincitori da ogni trattativa? Crea empatia. Controlla le emozioni. Ascolta. Prendi tempo

La testimonianza di Jack Cambria, uomo che ha fatto dell’empatia e del controllo delle emozioni la sua carta vincente racconta, in un’intervista a Millionaire**, quali sono le regole di una buona negoziazione.

«Controllare le emozioni: se non le controlli tu, saranno loro a controllare te.
Creare empatia con la persona con cui stai parlando.
Ascoltare, più che parlare: il rapporto deve essere 80% ascolto e 20% dialogo».

La negoziazione nelle aziende è la stessa dei momenti di crisi

«Noi negoziamo di continuo, anche per questioni banali, come il film da vedere in tv.
I principi base per le forze di polizia assomigliano a quelli delle aziende: bisogna stabilire un rapporto, capire l’orientamento della controparte, trovare un punto di contatto, ottenere la fiducia e chiudere la negoziazione.
Una negoziazione riuscita è quella in cui entrambe le parti sono soddisfatte. Ma non va sempre così bene.
Un abile negoziatore deve imparare a gestire le crisi, il caos, lo stress psicologico».

Jack Cambria, italo-americano di Brooklyn, è un ex comandante della squadra di negoziazione ostaggi della polizia di New York.

Con un’esperienza di oltre 5 mila negoziazioni in 34 anni di servizio, Cambria oggi insegna a poliziotti e manager a gestire situazioni delicate sottolineando l’importanza dell’ascolto.


**Intervista tratta da Millionaire di dicembre-gennaio 2020.
*Tipologie di Empatia e approfondimenti: Alessandro Ferrari

Esistono molti testi sull’empatia, ma un libro che ti consiglio di leggere è Intelligenza emotiva di Daniel Goleman.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

**************************

Sara Soliman

Copywriter

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali
  • copywriting
  • foto professionali
  • siti web responsive e mobile friendly
  • social media marketing

✉︎   info@aessecommunication.it

Servizi di Comunicazione digitale:
Nicola   ☏   +393498058016

Seguici sui social

LinkedIn  Facebook

Smart Working: 8 consigli per lavorare da casa in modo produttivo. Scopri i dati delI’Indagine di InfoJobs sullo Smart Working ai tempi del Coronavirus

Smart Working: 8 consigli per lavorare da casa in modo produttivo. Scopri i dati delI’Indagine di InfoJobs sullo Smart Working ai tempi del Coronavirus

L’emergenza epidemiologica causata dal Coronavirus ha determinato il ricorso per molti di noi allo Smart Working, il cosiddetto “lavoro agile”, che si svolge prevalentemente nella nostra casa.

Per Smart Working si intende una modalità lavorativa dipendente in cui non ci sono vincoli di orari e in cui non vi è una postazione fissa, ed è questo che lo differenzia dal “telelavoro”.

Anche se per molti si tratta di un modo di lavorare del tutto nuovo, in realtà lo Smart Working è stato adottato negli ultimi anni da un numero sempre maggiore di aziende, grazie anche all’inquadramento normativo con la Legge 81/2017.

Flessibilità, autonomia, responsabilizzazione e orientamento ai risultati: queste le parole chiave che sintetizzano la filosofia (e la pratica) che sta alla base dello Smart Working, che può essere applicato con numerosi vantaggi non solo all’interno delle aziende, ma anche all’interno della pubblica amministrazione.

Ma vediamo meglio cos’è lo Smart Working, come funziona e qualche consiglio per lavorare al meglio dalla propria abitazione.

 

Lo Smart Working: una rivoluzione culturale

Lo Smart Working scardina alla base consuetudini e approcci tradizionali del mondo del lavoro subordinato: possiamo leggerlo come una rivoluzione culturale e organizzativa del processo lavorativo.

Probabilmente sarà il modo di lavorare del futuro, basato su una cultura orientata ai risultati e su una valutazione legata alle reali performance.

Interessante la definizione che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali dà dello Smart Working:

“lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

Nel 2015, l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ne dava la seguente definizione:

“Si tratta di una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”

L’approccio lavorativo dello Smart Working presuppone quindi un profondo cambiamento culturale e una revisione radicale del modello organizzativo dell’azienda, sia essa pubblica o privata.

Il ripensamento e la riorganizzazione delle modalità lavorative avvengono non solo fuori, ma anche all’interno dell’azienda e questo si ripercuote anche sull’organizzazione degli spazi aziendali, che devono essere sempre più ispirati ai principi di flessibilità, virtualizzazione e collaborazione tra le persone.

 

smart working

Lo Smart Working offre numerosi vantaggi alle aziende e al lavoratore

 

Lavorare da casa: 8 consigli utili

Lavorare da casa ha certamente i suoi vantaggi, come la flessibilità di orari e luogo e il non doversi spostare. Ma come ogni situazione c’è anche l’altro lato della medaglia, come la facilità a distrarsi.

Quando si lavora da casa si rischia o di fare troppo oppure di essere disorganizzati e non rispettare le scadenze. Le distrazioni sono molte, soprattutto per chi ha figli.

Riporto di seguito alcuni consigli che possono essere d’aiuto a chi, in questi mesi, lavora da casa ma anche a chi, per tipologia di attività, ha impostato la sua professione da casa.

1. Scegli un angolo della casa e trasformalo nella tua postazione di lavoro

Avere in casa una postazione per svolgere il proprio lavoro, un angolo ben organizzato dove tenere tutto ciò che serve a portata di mano, è molto importante. Meglio se è un luogo luminoso e lontano da fonti di distrazione come frigorifero e televisione.

2. Stabilisci un orario di lavoro, comprese le pause

Bisogna darsi degli orari, proprio come in ufficio e rispettare le varie pause, specie per chi lavora seduto e al pc. Questa regola è molto importante, altrimenti si rischia di lavorare tutto il giorno (o di concludere poco). Ovviamente il tipo di attività incide, ma l’obiettivo non è lavorare di più ma lavorare meglio ed essere produttivi.

3. Vestiti come se dovessi uscire

Non lavorare in pigiama, vestiti e non lasciarti andare: l’immagine professionale è importante per se stessi e per gli altri. Anche perché può capitarti la videochiamata improvvisa.

4. Utilizza un buon tool per organizzarti al meglio

Per organizzare il proprio lavoro esistono tanti strumenti, alcuni gratis. Trello, Basecamp e Workzone, per citarne alcuni. Questi strumenti di project management servono a:

  • pianificare un progetto
  • condividerlo con colleghi o clienti
  • fissare scadenze
  • lavorare in team
  • definire il budget

Insomma, tutto quello che occorre per pianificare il lavoro anche con altri collaboratori.

5. Fissa le scadenze e rispettale

Quando si lavora da casa si tende a fissare delle scadenze a breve perché si pensa di avere più tempo rispetto a quando si lavora in ufficio. Ma non è così, non dobbiamo pensare di dedicare tutto il tempo al lavoro: abbiamo degli orari da rispettare e le pause servono proprio per ricaricarci.

Sicuramente per progetti importanti si possono fare delle eccezioni, ma è giusto che questa resti un’eccezione e non sia la regola.

Segnati il tempo che ti serve per portare a termine un progetto e usalo come esempio per fissare le tue scadenze.

6. Rispetta le pause e usale per muoverti

Per chi svolge un lavoro sedentario, fare attività fisica è un dovere. Il minimo è almeno 30 minuti di camminata al giorno e un po’ di stretching. Puoi fare gli esercizi a casa, ma se hai la possibilità esci all’aperto per camminare (purtroppo questo è il periodo meno adatto): ti aiuta a liberare la mente e a riprendere il lavoro con meno stanchezza.

7. Mangia in modo sano e bevi acqua

Lavorare da casa offre un altro grande vantaggio: potersi preparare dei pranzi salutari. Verdura, legumi, frutta e frutta secca non devono mai mancare: in questo modo si evitano problemi di sonnolenza e concentrazione. Ricordati di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno (la classica bottiglietta d’acqua accanto al pc è sempre una buona idea).

8. Fissa un giorno della settimana per le Skype-call con colleghi e clienti

Troppe chiamate durante la settimana ti distraggono e deconcentrano dal tuo progetto. Meglio fissare un unico pomeriggio e concentrare le chiamate per poi riprendere il lavoro con più tranquillità.

Sicuramente non è facile mettere in pratica queste abitudini per lavorare da casa: i cambiamenti richiedono del tempo per imparare ad adattarsi a nuove realtà. Ma con l’impegno si raggiungono sempre dei buoni risultati.

 

Diffusione dello Smart Working: aziende a PA

Il percorso verso lo Smart Working nella PA è ancora all’inizio, anche se in crescita: infatti nel 2018 in Italia già il 56% delle grandi aziende aveva avviato iniziative strutturate di Smart Working, contro l’8% delle amministrazioni pubbliche (dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano).

Per favorire la diffusione dello Smart Working centrale è il tema della comunicazione, sia interna (mostrando i vantaggi dell’approccio) che esterna, attraverso la diffusione e la conoscenza delle buone pratiche realizzate.

Sono disponibili da luglio 2019 anche i primi dati sullo stato di avanzamento dello Smart Working nella PA, diffusi nell’ambito del progetto “Lavoro agile per il futuro della PA – Pratiche innovative per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro“, finanziato dai Fondi Strutturali Europei.

I dati parlano di:

  • un 28% di amministrazioni già oltre la prima sperimentazione, quindi in una fase di sviluppo dei progetti di lavoro agile;
  • un 31% con sperimentazioni in corso;
  • un 41% in fase di avvio delle sperimentazioni.

In realtà quest’ultimo mese di sperimentazione di Smart Working (marzo-aprile 2020) ha trovato ampi consensi nel mondo dei gestori delle risorse umane, anche se all’inizio nessun capo del personale avrebbe voluto addentrarsi in una tale esperienza. Anche quelle realtà fino a pochi giorni prima impegnate in continue riunioni operative hanno scoperto le possibilità offerte dalle videoconferenze, anche collettive.

Chi pensava che solo il contatto tra capo e sottoposto potesse garantire controllo e produttività solo tramite contatto diretto (e dunque in azienda) si è dovuto ricredere.

Da un approfondimento sul Lavoro agile de Il Sole 24 ORE oggi sappiamo che:

  • ENI ha instaurato il lavoro agile per 16mila dipendenti in tutta Italia;
  • ENEL sono 36mila i dipendenti connessi al proprio team;
  • TIM ha coinvolto nello smart working più di 32mila dipendenti;
  • VODAFONE ha come obiettivo la totalità dei dipendenti in smart working (ora raggiunge il 95%);
  • MEDIASET ha 2,5mila dipendenti in lavoro agile;
  • CRIF, 5mila dipendenti in 4 continenti.

Ulteriori approfondimenti e casi sulla Guida de Il Sole 24 ORE.

 

Smart Working

Smart Working in Italia, prospettive per il futuro (Guida de Il Sole 24 ORE, fonte dati Osservatorio del Politecnico di Milano)

 

L’indagine di InfoJobs sull’attuale situazione di Smart Working in Italia

I dati emersi dall’indagine di InfoJobs in Italia rispecchiano un Paese che ha risposto all’emergenza utilizzando lo Smart Working in modo ampio: il 72% delle aziende ha messo a disposizione in tempi brevi mezzi e strumenti per permettere ai dipendenti e collaboratori di proseguire il lavoro da remoto.

Tuttavia, non tutte lle funzioni possono essere svolte in Smart Working.

Dai dati di InfoJobs risulta quindi:

  • i lavoratori italiani in smart working sono il 15%;
  • il 45% (50% per le donne) risulta a casa senza reddito;
  • il 25% risulta in congedo;
  • il 13% si reca ancora sul luogo di lavoro.

Ad oggi:

  • il 56% delle aziende che hanno attivato lo smart working dichiara di applicarlo per la prima volta;
  • il 29% l’ha esteso a più figure o su più giorni;
  • il 79% dei lavoratori afferma di adottare lo Smart Working per la prima volta;
  • per il 14,5% sono solo cambiate le modalità di fruizione;
  • per il 6,5% non c’è stato alcun cambiamento rispetto a prima.

Indagine Smart Working

Smart Working, Indagine InfoJobs, aprile 2020

 

Smart Working e tecnologia

La tecnologia (pc, tablet e smartphone) ha un ruolo importante nello Smart Working.

Come abbiamo detto in questo approfondimento, lo Smart Working implica anche una riorganizzazione dell’ambiente di lavoro dove la tecnologia ne diventa parte integrante ed è grazie a essa che forme di lavoro collaborativo sono possibili.

Secondo la legge il datore di lavoro non deve necessariamente mettere a disposizione del lavoratore le tecnologie per lavorare da casa: la logica è quella del Bring your own device (BYOD), ovvero la possibilità di usare i propri dispositivi personali fuori (e dentro) il posto di lavoro.

Ciò implica un’attenzione particolare ai temi della sicurezza, perché diventa fondamentale oggi, come non mai, proteggere sia i dati aziendali sia pc e tablet del dipendente.

 

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

—————

Sara Soliman

Copywriter

Comunica la tua azienda con i servizi digitali di AEsse Communication

 

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali,
  • copywiting
  • foto servizi professionali,
  • siti web responsive e mobile friendly
  • consulenza sui social media


Contattaci a questi recapiti:

✉︎   info@aessecommunication.it

Servizi di Comunicazione digitale:

Nicola   ☏   +393498058016

Seguici sui social

Icona Facebook 

Sgarbi ci insegna come difendere la lingua italiana

Sgarbi ci insegna come difendere la lingua italiana

In questi giorni Vittorio Sgarbi è sceso in campo a difesa della lingua italiana.

In un post su Twitter e su Facebook, il celebre critico d’arte propone la cancellazione di alcune parole  – a suo parere  – assolutamente da abolire.

E accetta suggerimenti per arricchire la lista delle parole da depennare, che si possono inviare direttamente a lui tramite i Social.

Ecco le parole incriminate: location, apericena, evento, sinergia, taggare, fashion.

Oggi, la lingua parlata è piena di “tossine grammaticali”, modi di dire o espressioni che sono entrate nel lessico comune, ma che fanno a pugni con la correttezza e la sensibilità linguistica.

Se ragioniamo nell’ottica dell’utilizzo della nostra lingua madre, dobbiamo ammettere che fashion e location hanno il loro rispettivo vocabolo italiano: perché non utilizzare questo?

Anche taggare è un inglesismo (con adattamento), diventato di uso comune nei social ma sostituibile in modo efficace con i termini segnalare o contrassegnare.

Apericena, moderna invenzione che nasce dall’unione di due parole, trovo invece sia inutile e cacofonica, una storpiatura senza alcun vantaggio, a meno che abbiate fretta!

Per ciò che riguarda le parole evento sinergia, oggi abusate, se utilizzate invece nel modo corretto e non metaforico, credo siano adatte a esprimere un concetto preciso: non vedo dunque il motivo di tanto orrore.

Non vi nascondo d’aver colto al volo l’invito di Sgarbi e gli ho scritto che aggiungerei alla sua lista la parola buonismo.

Anche un attimino, vocabolo in voga da qualche anno, direi che è fastidioso: non si differenzia dall’originario un attimo e porta con sé quell’idea di falsa gentilezza spesso inopportuna.

Buonismo è invece una parola che detesto, proprio per l’ampio uso ideologico che in Italia se ne è fatto da una decina di anni in qua e se ne continua a fare.

Tra l’altro è una parola squisitamente made in Italy, amanti come siamo noi degli –ismi, specie quando si tratta di affibbiarli agli altri.

Buonista sarebbe chi ostenta buoni sentimenti, anche in politica, colui che è tollerante fino all’ottusità.

Sinceramente, a me sembra che chi pretende di criticare l’ostentazione critichi in realtà i buoni sentimenti in quanto tali.

E chi accusa di ottusità il tollerante forse tenta di nascondere dietro un dito la propria intolleranza.

Ovvio che “queste parolacce” o anche veri e propri errori grammaticali (uno per tutti il diffusissimo ed errato piuttosto che usato in funzione alternativa, dunque al posto di una -o- , anziché in funzione oppositiva) non dovrebbero entrare nel vocabolario di chi di comunicazione vive.

Frequente anche l’uso smodato dell’avverbio presso, erroneamente utilizzato al posto della preposizione in quando indica un luogo e al posto di tra-fra per indicare un gruppo di persone.

In ogni caso, al sorgere di un dubbio, la cosa migliore da fare è quella di consultare un buon dizionario della lingua italiana o un dizionario dei sinonimi, sempre ottimi compagni di viaggio.

Le parole sono importanti mezzi per trasmettere emozioni e concetti e devono essere scelte con accuratezza.

Perché ciò non avviene?

Per sciatteria, per eccessiva sicurezza, per mancanza di rispetto verso quel vincolo identitario più forte che tiene unito (o almeno dovrebbe) un popolo: la lingua.

E voi, quale altra parola aggiungereste alla lista?

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

**************************

LinkedIn

Sara Soliman

Copywriter

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali
  • copywriting
  • foto professionali
  • siti web responsive e mobile friendly
  • social media marketing

✉︎   info@aessecommunication.it

Servizi di Comunicazione digitale:
Nicola   ☏   +393498058016

Seguici sui social

LinkedIn  Facebook