Comunica e scrivi in modo empatico: coltiverai relazioni autententiche

Comunica e scrivi in modo empatico: coltiverai relazioni autententiche

L’empatia, nel copywriting e nella comunicazione, ha lo straordinario potere di creare relazioni. Ma si può imparare l’empatia?

Si fa un gran parlare di empatia. Di come comunicare in modo empatico, di come coltivare l’empatia, di come scrivere in modo empatico.

L’empatia è la capacità di entrare in sintonia con le altre persone, di capire il loro stato d’animo e le loro necessità, la loro gioia e il loro dolore.

Ma nella società di oggi, dove tutto corre in fretta e dove abbiamo poco tempo anche per noi stessi, è possibile coltivare l’empatia?

Io credo di sì, ma dobbiamo imparare a rallentare e coltivare l’ascolto.

Come possiamo pensare di essere compresi se noi per primi non ci poniamo in una situazione di ascolto con gli altri?

L’empatia nasce dall’ascolto, dal silenzio, dalla comprensione. 

E dall’esercizio di alcune buone pratiche.

Come coltivare l’empatia

Coltivare l’empatia non è semplice, ma esistono alcune buone pratiche che, se per alcuni corrispondono alla normalità, per molti invece non sono automatiche, abituati come siamo a vedere la vita dal nostro punto di vista.

Per cominciare possiamo allenarci a tenere questi cinque atteggiamenti, come ci consiglia Rick Hanson, che ha scritto un interessantissimo libro sulla resilienza.

1.Dovremmo abituarci prima di tutto a immergerci nella nostra interiorità: la consapevolezza di sé rafforza la consapevolezza degli altri.

2.Alleniamoci ad assumere il punto di vista altrui, prendendo coscienza del fatto che quanto a noi appare evidente e importante potrebbe non esserlo per gli altri. Ognuno è plasmato dall’ambiente in cui vive.

3.Arricchiamo il nostro bagaglio di competenze “culturali” e confrontiamoci con persone di provenienza diversa dalla nostra. Ciò ci aiuterà a diventare consapevoli di preconcetti inconsci che derivano dalla nostra cultura e dunque a diventare più rispettosi dei bisogni altrui.

4.Impariamo a cogliere le micro espressioni dell’altro, a guardarlo negli occhi e a non fermarsi alla superficie, proprio per cogliere le esigenze e le sofferenze che potrebbero celarsi dietro a un atteggiamento aggressivo o che non riusciamo a comprendere.

5.Alleniamoci a formulare ipotesi, che sono la chiave dell’empatia. Questo ci aiuta ad affinare la comprensione. 

Correggere poi le interpretazioni inesatte è importante per raggiungere una comunicazione empatica e dunque più autentica.

Consigli per comunicare e scrivere con empatia

Come comunicare in modo empatico

Riconoscere le emozioni degli altri, e avere la certezza che gli altri riconoscano le nostre, facilita la comunicazione.

Ricorda che:

Se non provi empatia e le tue relazioni personali non sono efficaci, non importa quanto sei intelligente: non arriverai lontano.

(Daniel Goleman)

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno e di pensare che quella persona ti capisce all’istante?

Spesso la chiamiamo “sintonia” ma quel che si crea in realtà è comunicazione empatica.

L’ empatia è uno strumento prezioso, forse l’unico, per ottenere fiducia.

Ognuno di noi desidera essere pienamente capito e compreso. Se il nostro interlocutore si sente capito e compreso è normale che vedrà in noi una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi.

Una comunicazione efficace fornisce certamente informazioni, dati, notizie e caratteristiche concrete ma comunica anche emozioni.

E quando entrano in gioco le emozioni comunicare anche con il corpo è fondamentale. La comunicazione non verbale comprende l’uso dl corpo, delle mani e l’uso del giusto tono di voce.

Questo perché:

Il messaggio è importante tanto quanto il modo con cui lo si esprime.

Se applichiamo questo concetto al commercio possiamo capire perché, anche se i clienti analizzano e valutano le decisioni di acquisto sulla base di fatti caratteristiche del prodotto, la decisione che spinge all’acquisto è influenzata dalle emozioni che il venditore o il brand dell’azienda riescono a trasmettere.

Anche i nostri collaboratori formano la loro idea su di noi sulla base di fatti e caratteristiche della persona, ma decidono di seguirci e fidarsi di noi in base delle emozioni, ovvero di quell’insieme di sensazioni e sentimenti che spingono ad agire e che generano fiducia.

Per avere una comunicazione più efficace e fare in modo che il tuo messaggio arrivi nel migliore dei modi a clienti e collaboratori, comincia allora mettere un po’ di emozione in quello che dici: usa le mani, muovi il corpo e concentrati anche sul tono di voce.

Come scrivere in modo empatico

Empatia significa anche saper creare e trasmettere emozioni. Come riuscire a trasmettere emozioni con il copywriting?

Prima di tutto cerca di non essere vago mentre scrivi: comunica concetti precisi, concetti cioè che evocano immagini dettagliate. A tale scopo informati bene e dai tutte le informazioni necessarie e in modo chiaro.

Quando ti è possibile scrivi di cose che ti appassionano e che conosci bene: il tuo testo risulterà più spontaneo e più vero. 

Allenati a non usare verbi all’imperativo. Niente ordini, insomma. Quante volte leggiamo on-line la famosa call-to-action Clicca, Scopri, Acquista?

Per il lettore è molto più coinvolgente essere condotto all’azione in modo più meno aggressivo. Invece di Leggi  utilizza Potresti leggere anche.

Oppure: invece di Acquista la macchina fotografica migliore che c’è sul mercato utilizza Con questa macchina fotografica rivivrai momenti indimenticabili.

In questo modo è come se accompagnassi il lettore, senza forzarlo, a fare la scelta migliore. E in più tocchi il suo lato emotivo.

Inoltre, secondo alcune ricerche di programmazione neuro-linguistica, il nostro cervello dubita di troppa sicurezza e spavalderia e preferisce un approccio più umano e meno infallibile.

Alcuni avverbi che esprimono dubbio quali forse, probabilmente o quasi – contrariamente a quel che si crede – contribuiscono a dare maggiore credibilità al messaggio e dunque a creare fiducia e relazioni.

Altro aspetto importante è quello di utilizzare il giusto tono di voce. E per non sbagliare è necessario conoscere il tuo pubblico di riferimento.

Il tono colloquiale e l’utilizzo del tu è sicuramente il modo migliore per entrare in sintonia con il lettore, ma ciò che conta è riuscire a emozionare. 

Perché si sa, i testi che funzionano meglio sono quelli che emozionano.

 

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Articolo a cura di Sara Soliman
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Copywriting, psicologia e persuasione: perché finiamo col dire di sì

Copywriting, psicologia e persuasione: perché finiamo col dire di sì

Le decisioni di acquisto si fondano su componenti emozionali. Per questo motivo è utile comprendere il funzionamento di quelle leve psicologiche su cui si basa il copywriting persuasivo

Il bravo copywriter deve conoscere la psicologia che sta alla base del processo di acquisto. Perché, come ho spiegato nel mio articolo Copywriting, guida alle tecniche di scrittura e alle parole che convincono il processo di acquisto ha in sé molteplici componenti emozionali.

Il concetto di leve psicologiche del copywriting deriva da Joe Sugarman (psycological triggers), indiscusso maestro del copywriting persuasivo, e racchiude tutte quelle tecniche che il buon copywriter deve saper utilizzare per raggiungere, catturare e convincere il lettore.

Vediamole una per una e proviamo a capire perché funzionano e in che modo permettono di ottenere risultati.

Vedremo poi i principi di Robert Cialdini contenuti in “Le armi della persuasione”, pilastri per il cosiddetto persuasive copywriting.

Il testo, scritto negli anni ’80, si basa su alcuni studi di psicologia sociale essenziali per chiunque si occupi di marketing e pubblicità, in quanto affronta le dinamiche della persuasione.

Le 7 leve psicologiche del copywriting

Rendi tuo il problema dei tuoi lettori

I tuoi lettori cercano qualcuno che li ascolti e sappia come risolvere il loro problema. E chi meglio di qualcuno che c’è già passato e che sa come risolverlo?

Mentre scrivi focalizzati sul problema, condividi i disagi in modo empatico e proponi una soluzione.

“La diffcoltà più grande nel tuo lavoro è quella di ascoltare. Devi ascoltare più pareri per avere successo. Devi ascoltare prima di tutto i problemi della gente e devi essere in grado di risolverli. Devi conoscere la persona così bene da essere in grado di assomigliargli.”

Eugene Schwartz

Ferma i pensieri del tuo lettore

Sfida il tuo lettore a ragionare su quello che stai scrivendo, spingilo a trovare una risposta alle tue domande. È il modo migliore per attirare la sua attenzione.

Stimola la visualizzazione

Lo sai perché nel marketing si utilizzano molte immagini?

Perché le immagini vengono elaborate dal cervello 60.000 volte più velocemente del testo. 

La comunicazione visiva è quindi più immediata, più semplice da comprendere e da ricordare.

Le immagini riescono a raccontare ciò che con le parole a volte si fatica a comunicare in modo immediato.

Utilizza immagini del tuo prodotto, ma rendilo anche immaginabile in modo credibile: se riuscirai a farlo entrare nella testa del tuo lettore non vi uscirà più.

Crea curiosità

Prima di proporre il tuo prodotto inizia con una domanda o con una frase ad effetto, qualcosa che lo induca a continuare a leggere e a concentrarsi su ciò di cui stai parlando.

Induci scarsità

Quando proponi un prodotto suggerisci al lettore che deve agire in fretta perché il prodotto sta terminando.

Oppure crea scadenze, offerte limitate o sconti temporanei: la paura di perdere questo vantaggio sarò uno stimolo per spingerlo ad acquistare.

Sii preciso

Comunica informazioni precise e concrete sul tuo prodotto. Se possibile utilizza tabelle e dati verificabili: questo ti aiuterà a ottenere la fiducia del lettore.

Racconta una storia

Il potere dello storytelling sta proprio nel riuscire a indurre nell’immedesimazione molto più di altre tecniche di marketing. Le storie favoriscono la connessione tra te e il tuo lettore e incrementano la credibilità.

La bravura di chi sa fare storytelling e proprio quella di costruire una storia intorno al prodotto o servizio che intende proporre. La narrazione che si crea deve stimolare il lato emozionale del lettore in modo da tenerlo incollato al tuo scritto.

Nello storytelling è necessario creare il giusto mix che emoziona il lettore con contenuti coerenti con il valore del tuo prodotto e l’identità della tua azienda.
I brand più famosi comunicano con lo storytelling e il loro messaggio pubblicitario non è mai asettico e standardizzato, anzi, è intriso di componenti emozionali a forte impatto emotivo.

Copywriting e psicologia

Le armi della persuasione: come e perché si finisce col dire di sì

Sono sei i principi che formano quel sistema persuasorio che ci induce a dire sì: coerenza, reciprocità, riprova sociale, autorità, simpatia, scarsità.

Stilati da Robert Cialdini nel testo “Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì” questi sei principi sono ben conosciuti nell’universo psicologico-sociale e rappresentano dei fattori motivazionali molto importanti, elementi portanti del comportamento umano individuale e sociale.

Quali sono dunque quei fattori che inducono una persona a dire di sì alle richieste di un’altra?

Perché una richiesta formulata in un certo modo viene respinta mentre un’altra, identica, presentata in maniera diversa ottiene il risultato desiderato?

Vediamo insieme e cerchiamo di capire il funzionamento di queste tecniche psicologiche, potenti strumenti motivazionali in mano a un bravo copywriter.

1. Reciprocità

La reciprocità è uno degli strumenti più antichi alla base del commercio: io do qualcosa a te e tu dai qualcosa a me.

I periodi di prova gratuiti, le offerte di campioni, l’accesso a contenuti riservati, i coupon di benvenuto sono tutti classici strumenti che rispondono a questa leva psicologica: a nessuno piace essere in debito

È infatti comprensibile che quando qualcuno ci fa un favore o ci aiuta, o quando riceviamo qualcosa in regalo, ci sentiamo in obbligo nei confronti di quella persona e desideriamo ricambiare.

È su questo principio che trova fondamento il marketing della gratitudine, un modo nuovo di fare marketing che permette di consolidare le relazioni.

Il principio di reciprocità viene poi molto utilizzato nel marketing on-line quando, ad esempio, in cambio del tuo indirizzo email o una iscrizione alla newsletter ti viene offerto un e-book. Indirizzi che saranno utilissimi quando inizierai la tua strategia di email marketing per vendere i tuoi prodotti o servizi.

2. Impegno e coerenza

Il principio di impegno e coerenza si utilizza nel funnel dell’inbound marketing, quella sequenza che permette di selezionare i clienti tramite pubblicazioni costanti sul blog aziendale e, gradualmente, fidelizzarli e impegnarli a nostro favore, in modo da chiudere la vendita.

Maggiore sarà il contatto tra te e il tuo potenziale cliente, maggiore sarà la sua volontà di non fare brutta figura con te.

“È più facile resistere all’inizio che alla fine.”
Leonardo Da Vinci

3. Riprova sociale

La riprova sociale è l’importanza che diamo a quello che dicono gli altri. Tendiamo a pensare infatti che “se tante persone svolgono la stessa azione, questa cosa sarà corretta”.

È una scorciatoia cognitiva tipica dell’essere umano, un po’ come il pensiero “ciò che è costoso è per forza buono”

Questo principio viene molto utilizzato nelle pagine di vendita: le persone tendono a fidarsi delle testimonianze di chi si è trovato nella loro stessa situazione.

Maggiori sono i commenti e le testimonianze positive verso un prodotto, più siamo portati a pensare che quel prodotto sia ottimo ed aumenteranno così le possibilità di acquisto.

Se ci pensi, il successo di TripAdvisor o di Amazon si fonda proprio su questo principio.

4. Simpatia

Come risultare simpatici al nostro lettore? La simpatia è un’arte non semplice da imparare. L’unico vero modo per risultare piacevoli e simpatici quando scriviamo è quello di conoscere bene il target e di usare l’empatia nel modo in cui comunichiamo.

In questo modo, parlando lo stesso linguaggio, è probabile che il lettore si riconosca in ciò che scriviamo.

5. Autorità

L’autorevolezza si crea con lo studio e l’esperienza. Tuttavia, per avere credibilità e proporti come riferimento per chi ti legge esponi dati certi e risultati: solo in questo modo i tuoi potenziali clienti sapranno che non racconti bugie.

6. Scarsità ed urgenza

È uno dei principi più utilizzati nel marketing online e offline: dalle televendite al supermercato. La scarsità crea valore e importanza attorno al prodotto di cui stai parlando e induce il cliente ad affrettarsi nel suo processo di acquisto.

Come ho scritto sopra, parlando delle leve psicologiche del copywriting, la scarsità rende il prodotto esclusivo e l’idea di una potenziale perdita gioca un ruolo molto importante nei processi decisionali della mente umana.

Un esempio classico è quello dell’offerta valida per pochi giorni o per un numero limitato, chissà quante volte avrà fatto leva anche su di te.

“Il modo migliore per amare qualcosa o qualcuno è pensare al fatto che si potrebbe perderlo.”
Gilbert K. Chesterton

Penso che la psicologia collegata al marketing permetta degli approfondimenti molto interessanti.

Lo credi anche tu?

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti qui sotto.

Testo consigliato:

  • Robert B. Cialdini, Le Armi della Persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì, Giunti Editore, 2010

Leggi anche:

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Abbatti le barriere della comunicazione e scopri le 6 caratteristiche della comunicazione efficace

Abbatti le barriere della comunicazione e scopri le 6 caratteristiche della comunicazione efficace

Per comunicare in modo efficace e consapevole è necessario prima di tutto saper ascoltare il nostro interlocutore e limitare al minimo le barriere delle comunicazione

Noi tutti comunichiamo e attiviamo, spesso anche senza rendercene conto, processi di scambio e relazione reciproca con il nostro interlocutore.

Comunicare in modo efficace significa saper esprimere il proprio pensiero in ogni situazione, sia a livello verbale che non verbale (espressioni del viso, tono di voce, gestualità) in modo chiaro e coerente.

Ma soprattutto significa fare in modo di essere compresi dal nostro interlocutore.

Importante è conoscere quali sono e come influiscono le barriere della comunicazione sull’efficacia della comunicazione stessa e della relazione.

Dal momento che non si può non comunicare perché lo stesso silenzio comunica il desiderio di non comunicare, è bene tenere a mente quelle semplici regole della comunicazione note come gli Assiomi di Watzlawick (o Assiomi della Comunicazione).

Saper comunicare in modo efficace è importante tanto in campo lavorativo quanto in campo esistenziale.

In campo lavorativo comunicare in modo efficace ci permette di evitare errori e incomprensioni, di ridurre i tempi e di migliorare la qualità delle nostre relazioni e quindi il rapporto con colleghi e clienti.

In campo esistenziale la comunicazione efficace ci aiuta a migliorare il rapporto con le persone e con noi stessi, migliorando la qualità della nostra vita.

Vediamo insieme scopi e finalità di una comunicazione efficace, le barriere della comunicazione e le caratteristiche di una comunicazione efficace.

Scopi della comunicazione

Una comunicazione efficace ha 4 finalità:

  1. Trasmettere un messaggio comprensibile e coerente;
  2. Migliorare il livello di comprensione del messaggio;
  3. Assicurarsi che l’altro abbia compreso;
  4. Agevolare il processo di inter-relazione.

Vediamoli uno per uno.

1. Trasmettere un messaggio comprensibile e coerente

Quando parliamo non abbiamo la garanzia che il contenuto venga compreso, né che quanto detto giunga al nostro interlocutore in maniera coerente con le nostre intenzioni.

Affinché ci sia vera comprensione dobbiamo far in modo che la nostra comunicazione sia:

  • chiara, facilmente comprensibile e modulata in termini di parole in base al nostro interlocutore;
  • concisa, meglio evitare messaggi troppo lunghi. Nel caso di molte informazioni scriviamo i punti principali in un foglio;
  • concreta, ossia supportata da esempi reali;
  • veritiera, perché se vogliamo creare una relazione autentica non ha alcun senso mentire;
  • completa.

2. Migliorare il livello di comprensione del messaggio: la PNL (Programmazione Neurolinguistica)

Per fare in modo che il mio interlocutore mi comprenda devo considerare che le persone utilizzano i loro sensi anche nella comunicazione.

La Programmazione Neurolinguistica ci insegna infatti che, per inviare o comprendere un messaggio, tendiamo a basarci su alcuni canali sensoriali.

La Programmazione Neurolinguistica (PNL in inglese neuro-linguistic programming, NLP) è un metodo di comunicazione e un sistema di “life coaching” definito da alcuni suoi promotori come:

un approccio alla comunicazione, allo sviluppo personale e alla psicoterapia.

Il nome deriva dall’idea che ci sia una connessione fra:

  • i processi neurologici (neuro), 
  • il linguaggio (linguistico), 
  • gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza (programmazione).

 Questi schemi vengono organizzati da ciascuno di noi per raggiungere specifici obiettivi nella vita.

Secondo la PNL le tipologie sensoriali sono 3: visiva, uditiva, cineastica.

Secondo la tipologia visiva abbiamo una memoria di tipo fotografico. Delle nostre interazioni ricordiamo soprattutto le immagini e per apprendere abbiamo bisogno di vedere come si fa oppure di avere un promemoria scritto.

La tipologia uditiva invece si basa sul fatto che la nostra memoria è fatta di suoni e per apprendere abbiamo bisogno di ascoltare bene le spiegazioni.

La tipologia sensoriale cineastica si basa sul fatto che ogni persona è molto sensibile alle impressioni che gli arrivano a pelle e nelle interazioni vive. Queste sensazioni sono presenti in modo maggiore rispetto alle parole o alle immagini.

È una tipologia sensoriale collegata alla manualità e dunque per ricordare ha bisogno di fare qualcosa piuttosto che vederlo o sentirlo.

Ricordiamo inoltre che la memoria è di tipo olfattivo, quindi dei posti o delle situazioni vissute tendiamo a ricordare maggiormente gli odori e le sensazioni provate.

Ognuno di noi utilizza tutte tre queste tipologie, anche se in modo diverso.

Ma torniamo alla comunicazione e cerchiamo di capire l’importanza dei diversi approcci sensoriali.

Se voglio inviare un messaggio a una persona che utilizza maggiormente il canale uditivo e lo faccio con la mia modalità che è, ad esempio, visiva, è molto probabile che il mio interlocutore mi comprenda poco.

Di qui l’importanza di cercare di modificare la propria modalità di espressione del messaggio in modo da renderlo maggiormente comprensibile se noto che l’altro ha difficoltà a comprendermi.

In questo caso, ad esempio, potrei utilizzare sia la comunicazione verbale, ma contemporaneamente fermare i punti essenziali del mio discorso in un foglio, utilizzando così anche la comunicazione visiva.

Ho già scritto di quanto sia importante oggi imparare a comunicare con empatia: leggi il mio articolo per capire come, grazie all’empatia, si possa creare un rapporto di fiducia dando valore agli altri e valorizzando se stessi.

 

comunicazione efficace

 

3. Assicurarsi che l’altro abbia compreso

Ricorda che:

Non è sufficiente esprimere un messaggio in modo chiaro e comprensibile per essere sicuri che l’altro ci abbia compreso.

Buona abitudine sarebbe quindi chiedere all’altro di riassumere quanto abbiamo detto (certo, senza fare i professori) con lo scopo di riformulare il discorso.

La riformulazione è molto importante perché ci permette di spiegare meglio ciò che si sta dicendo, evitando così fraintendimenti.

Ci permette inoltre di comprendere ciò che l’altro ha capito di quanto gli abbiamo detto e, quindi, di integrare e approfondire l’argomento.

4. Agevolare il processo di inter-relazione

Per agevolare il processo di scambio di informazione e di inter-relazione e far sì che il nostro interlocutore rimanga nella comunicazione in modo attivo è importante evitare alcune barriere della comunicazione.

Cosa sono le barriere della comunicazione?

Le barrire della comunicazione sono modalità che spesso utilizziamo in modo spontaneo per abitudine o per cultura. Evitarle non è semplice, ma dovremmo cercare di limitarle al minimo.

Le barriere della comunicazione tendono infatti ad essere percepite in modo negativo dal nostro interlocutore, portandolo spesso a chiudere la comunicazione.

Oppure a continuarla, ma mantenendo un approccio di tipo difensivo, per nulla efficace agli scopi di relazione.

Vediamo alcuni esempi di atteggiamenti che costituiscono barriere comunicative:

  • Interpretare: è un modo di definire la parole dell’altro senza chiedergli conferma. Non è detto che corrisponda a verità.
  • Giudicare: il giudizio pone l’altro sulla difensiva e la comunicazione continua in modo negativo, sempre che il soggetto non si allontani.
  • Svalutare: sentirsi svalutati pone una grande barriera verso l’altro. Ci si sente non considerati e non compresi. La comunicazione non sarà più autentica né efficace perché l’altro viene visto come qualcuno che allontana.
  • Punire: la punizione non è mai produttiva, per il semplice motivo che non gratifica. È difficile poi riprendere a comunicare con una persona che si sente umiliata.
  • Sostituire: una persona in difficoltà con il proprio lavoro non va sostituita facendole credere di essere un incapace. Se lo scopo è quello di farle imparare il lavoro va affiancata e resa autonoma.
  • Interrompere: è un atteggiamento che esprime non ascolto e non comprensione dell’altro, anche se pensiamo di sapere cosa vuole comunicarci o abbiamo fretta di rispondere.
  • Pressare: serve solo a far aumentare l’ansia. Non serve a far tirar fuori il meglio di sé all’altro, anzi, il rischio è che reagisca con rabbia.
  • Sviolinare: le gratificazioni sono importanti, ma devono essere sincere. Altrimenti, per la potenza del linguaggio non verbale, la non sincerità viene percepita e l’altro si sente poco stimato.

Ogni volta che utilizziamo questi modi di comunicare dobbiamo renderci conto che mettiamo l’altro in difficoltà e blocchiamo o rendiamo difficile la comunicazione.

La comunicazione efficace: gestualità e contesto

Per comunicare in modo efficace è importante avere chiari innanzitutto il motivo e l’obiettivo della nostra comunicazione.

Dovremmo chiederci sempre:

  • quale è il vero motivo per cui voglio comunicare ciò che ho in mente?
  • cosa desidero che accada dopo che ho comunicato al mio interlocutore ciò che ho in mente?

Secondo la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) nella comunicazione dobbiamo considerare alcuni aspetti:

  1. Il significato della mia comunicazione è la risposta che ricevo.
    Ciò significa che il comportamento dell’altro è il risultato del mio modo di comunicare, è il feedback della mia comunicazione.
  2. Non si può non comunicare.
  3. L’unica informazione certa su una persona è il suo comportamento.
  4. La persona non è il suo comportamento.
  5. Non c’è mai fallimento, ma solo feed-back.

Nella relazione di comunicazione, inoltre, alcuni aspetti giocano un ruolo molto importante, e sono:

  • lo sguardo tra gli interlocutori,
  • a gestualità che accompagna le parole,
  • il tono di voce,
  • la capacità di ascoltare e di comprendersi a vicenda.

Ricorda che ascoltare è diverso da sentire. Senza ascolto non c’è comunicazione, perché diventa impossibile creare interazione tra te e le persone con cui stai parlando.

Negli anni la comunicazione si è evoluta: la relazione ha assunto più importanza del contenuto e si è affermato un approccio relazionale basato sul rapporto tra uomo e contesto, oltre che tra uomo e uomo.

Nei social, all’interno di gruppi o delle community, la comunicazione è cambiata e si generano comportamenti e reazioni ogni volta diversi.

Questo significa che il contesto modifica il modo di comunicare.

E vuol dire che la comunicazione, per essere efficace, non si focalizza più solo su chi parla e su ciò che dice, ma anche sul contesto in cui è inserita.

I social media hanno abbattuto le differenze di status e le relazioni oggi si basano sulla collaborazione, sulla trasparenza e sulla condivisione.

Le caratteristiche della comunicazione efficace

Una comunicazione efficace, ricapitolando, si caratterizza per:

1. Capacità di sintesi. Essere concisi significa comunicare tutte le informazioni importanti senza aggiungere dettagli inutili.

2. Considerazione della visione dell’altro. Conoscenze dell’altro e stato d’animo (con empatia) vanno prese in considerazione per modulare la nostra comunicazione e renderla efficace.

3. Completezza. La comunicazione deve contenere tutte le informazioni necessarie per valutare la situazione e raggiungere gli obiettivi in breve tempo.

4. Concretezza. La comunicazione efficace si basa su dati e fatti a supporto dei contenuti. Comunicare in modo concreto significa anche rispondere in modo preciso alle domande e sviluppare le argomentazioni richieste.

5. Chiarezza. Elemento importante per la chiarezza è l’uso della terminologia appropriata, al fine di ridurre fraintendimenti.

6. Credibilità. Comunicare in modo corretto, evitando errori di sintassi o di grammatica, migliora la chiarezza del messaggio e permette di acquisire credibilità come persona, a tutto vantaggio del messaggio e della relazione.

Anche in campo lavorativo le relazioni oggi si basano sulla collaborazione, sulla trasparenza e sulla condivisione.

Spero che questo articolo possa esserti d’aiuto per migliorare il tuo approccio comunicativo e relazionale.

Credo che tutti dobbiamo continuamente mettere in discussione il nostro modo di comunicare con l’obiettivo di renderci migliori.

E tu, cosa ne pensi?

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

L’empatia ti permette di vedere la vita con occhi diversi, di cogliere l’inespresso, di comunicare in modo efficace e consapevole

L’ empatia è la capacità di entrare in perfetta sintonia con le altre persone, al punto da riuscirne a capire gli stati d’animo. 

Questa dote è fondamentale per ognuno di noi, nelle relazioni personali come al lavoro.

Ho letto di recente dei testi interessanti sull’argomento e spero, con questo articolo, di poterti dare dei buoni suggerimenti su come coltivare e sviluppare l’empatia.

Purtroppo l’individualismo del giorno d’oggi ha tolto “allenamento” alla nostra empatia, relegandola a un lontano angolino della nostra mente e delle nostre abitudini.

Spesso ce ne dimentichiamo, cerchiamo di far valere le nostre ragioni senza ascoltare quelle altrui.

Invece empatia vuol dire riuscire a immedesimarsi negli altri per comprendere le loro emozioni, i loro stati d’animo e, di conseguenza, le loro azioni.

Prima di tutto però dobbiamo imparare ad ascoltare:

“Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà.”

(Epitteto)

Ed è proprio la scarsa volontà di ascoltare e il non mettersi nei panni degli altri per capire se hanno compreso le nostre parole e le nostre intenzioni che causa la maggior parte delle incomprensioni.

Empatia: cos’è e perché non devi ignorarla per avere successo nella vita  

L’empatia è un’eccezionale capacità con cui ci sintonizziamo con i sentimenti e le intenzioni altrui.

Eccezionale non perché sia qualcosa di raro o introvabile, ma perché l’empatia ha una potenza straordinaria e, se utilizzata come abitudine, porta risultati reali e che durano nel tempo.

La neuroscienza colloca l’empatia nella circonvoluzione sopramarginale destra della nostra struttura cerebrale, in un punto situato tra il lobo parietale, quello temporale e quello frontale.

Grazie all’attività dei neuroni situati in queste zone (i neuroni specchio) riusciamo ad accantonare, in alcuni momenti, il nostro mondo emotivo e le nostre cognizioni per poter essere più ricettivi al mondo altrui.

Non è semplice e non è per nulla scontato, abituati come siamo a vedere le cose solo da un solo punto di vista: il nostro.

Ascoltando l’altro e provando a vedere le cose dal suo punto di vista, possiamo dire che che stiamo osservando il mondo con occhi diversi, attraverso il filtro dell’empatia.

Solo così possiamo comprendere la prospettiva degli altri e le loro emozioni, come percepiscono e come vivono la loro realtà.

È un’abilità cruciale per la nostra crescita personale e per le relazioni: ci permette infatti di ampliare la nostra percezione sfruttando esperienze diverse.

 

Comunicazione emapatica

La comunicazione empatica facilita le relazioni perché innalza la relazione a un livello più autentico di benessere individuale e di fiducia dell’altro

 

Empatia, intelligenza emotiva e sensibilità empatica

Le persone altamente sensibili sono per natura anche molto empatiche, sanno cogliere stati d’animo e sentimenti altrui fino ad addossarsene le problematiche.

L’empatia è dunque una parte indispensabile dell’intelligenza emotiva.

Sviluppare la Sensibilità Empatica non può che migliorare i rapporti interpersonali. 

L’empatia non è percepita da chiunque come un punto di forza, anzi, alcuni credono che essere empatici sia sinonimo di sofferenza, come se si trattasse di un contagio emotivo tramite cui si vive il dolore altrui.

Essere empatici è una dote che deve far conto con il giusto equilibrio delle emozioni, in quanto, come afferma Daniel Goleman, nel suo saggio Intelligenza Emotiva:

“Saper controllare le nostre emozioni è la chiave del benessere psicologico, i sentimenti estremi – le emozioni che diventano troppo intense o che durano troppo a lungo – minano la nostra stabilità.”

Il vantaggio sociale dell’empatia

L’empatia porta con sé un enorme vantaggio socialeSocialità e cooperazione sono infatti i punti di forza di ogni essere vivente sin dagli albori di ogni civiltà.

Riconoscere le emozioni degli altri, e avere la certezza che gli altri riconoscano le nostre, facilita le nostre interazioni.

Accade sia nel piacere sia nel dolore: quando vediamo qualcuno che soffre “sentiamo” il suo dolore. Se invece osserviamo delle persone gioire, siamo in grado di provare quella gioia, che si riflette dentro di noi.

Ma solo se abbiamo imparato a coltivare l’empatia.

Gli aspetti dell’empatia: cognitiva, emotiva e compassionevole 

L’empatia è una dote che presenta diverse sfumature. Ci sono varie forme di empatia*, però sono tre le tipologie più importanti.

È raro trovare due persone che siano empatiche allo stesso modo, ma l’empatia deriva comunque dalla miscela di questi tre tipi di empatia:

1. Empatia Cognitiva

È una tipologia di empatia che permette di intuire chiaramente quello che l’altra persona pensa e di comprenderne a fondo il suo punto di vista. 

Da una parte vi è la comprensione delle emozioni altrui, dall’altra però manca la compassione e il desiderio di preoccuparsi di cosa provano le altre persone e di voler quindi fare qualcosa per aiutarle.

L’Empatia Cognitiva è utilizzata dai grandi oratori, i venditori e i negoziatori.

2. Empatia Emotiva o Affettiva

In questo secondo tipo di empatia, il rapporto che si crea è più profondo e si è in grado non solo di comprendere ma anche di provare davvero dentro di sé le sensazioni delle altre persone. 

L’Empatia Emotiva o Affettiva è quindi un gradino più in alto rispetto a quella Cognitiva poiché ci permette di comprendere e anche sentire sulla nostra pelle gli stati d’animo altrui, ma non necessariamente di provare compassione per essi.

3. Empatia Compassionevole o Sensibilità Empatica

Questa ultima tipologia di Sensibilità Empatica implica quella che viene definita Preoccupazione Empatica.

Nell’Empatia Compassionevole sono riunite le caratteristiche degli altri due tipi di empatia. Siamo quindi in grado di comprendere le emozioni dell’altro, di provarle dentro di noi e in più riusciamo anche a capire come aiutare la persona che abbiamo davanti.

Nasce in noi la compassione e il desiderio di prodigarci per l’altro in modo da alleviare le sue sofferenze e renderci utili al suo star bene. 

È questa quindi la forma di Empatia più vera ed autentica, quella di coloro che ci porta ad essere altruisti e a occuparci del benessere della collettività.

Ognuno di noi possiede alcuni tratti dell’una o dell’altra e ciò va a definire il suo modo di rapportarsi agli altri.

Empatia: strumento vincente per comunicare

Che cosa rende l’Empatia uno strumento così prezioso e tale da migliorare il nostro modo di comunicare e di rapportarci con gli altri?

“Se non provi empatia e le tue relazioni personali non sono efficaci, non importa quanto sei intelligente: non arriverai lontano”.

(Daniel Goleman)

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno e di pensare che quella persona ti capisce all’istante come nessun’altro?

La comunicazione empatica permette di innalzare la comunicazione ad un livello superiore e più evoluto, tale da rendere la persona che le utilizza più sicura e consapevole di se stessa, abile e vincente in ogni ambito della vita.

Empatia: strumento prezioso per ottenere fiducia 

Innanzitutto, l’empatia permette di ottenere la fiducia delle persone perché solo creando sintonia tra i soggetti  la comunicazione risulta efficace.

Ognuno di noi desidera essere pienamente capito e compreso.

Il nostro interlocutore si sente capito e compreso ed è normale che vedrà in noi una persona di cui fidarsi.

Proprio perché siamo animali sociali, comunicare efficacemente condividendo con gli altri quello che sentiamo e proviamo è un qualcosa a cui non possiamo assolutamente rinunciare.

Il problema però è che nella società di oggi, in cui tutto corre velocissimo e abbiamo sempre meno tempo, spesso ce ne dimentichiamo e siamo talmente concentrati su noi stessi che non poniamo la giusta attenzione alle emozioni degli altri.

 

comunicazione empatica

L’Empatia è alla base del nostro vivere vicino e con gli altri, è quel “collante sociale” che ci permette di instaurare relazioni interpersonali stabili e autentiche

 

Come possiamo quindi pretendere di essere compresi se non siamo noi i primi a farlo con gli altri?

Il vero segreto della Comunicazione Empatica si sposta dunque al piano dell’ascolto.

Questo significa che grazie alla capacità di ascolto, al porre l’attenzione alle sensazioni degli altri, riusciamo a immedesimarci in loro fino a raggiungere quella sintonia emozionale che migliorerà la nostra relazione rendendola più efficace.

Utilizzare la comunicazione empatica è la modalità migliore per assicurarsi il successo nelle relazioni interpersonali poiché comprendere i pensieri altrui  ci pone ai loro occhi come persone piacevoli e con le quali stare bene.

Senza empatia gli essere umani sarebbero personalità solitarie e completamente scollegate tra loro.

E questo vale per qualsiasi ambito la vogliate applicare (lavorativo, sentimentale, sociale): l’Empatia sarà quindi sempre uno strumento molto prezioso per aiutarvi a relazionarvi al meglio con gli altri.

Empatia: utilizzo nel lavoro e nella vita

Il successo nella vita è fortemente influenzato da ciò che mostriamo emotivamente nei confronti degli altri. 

Ognuno di noi ha ambizioni diversi, ma tutti abbiamo un desiderio in comune: sentirci compresi e apprezzati.

Nelle relazioni di tutti i giorni l’empatia ha un ruolo importante, perché, per poter creare relazioni stabili, è necessario mettersi nei panni degli altri e capire i loro problemi.

Nel lavoro l’empatia viene sempre più valorizzata negli ultimi anni, poiché i processi aziendali stanno diventando molto complessi e in molti casi è necessario creare team di lavoro che non devono essere motivati da obiettivi individualistici, ma orientati dallo spirito del gruppo.

Lo spirito del gruppo può esserci solamente se tutti i membri imparano a mettersi nei panni dei loro compagni di squadra, risolvendo insieme  i problemi che si presentano.

Inoltre, l’empatia permette di colmare le distanze, aiuta a “sentirci sentiti” (formulazione di Dan Siegel).

Cosa non è l’Empatia

Empatia non significa necessariamente approvazione o adesione. Come non significa rinunciare alla propria personalità o alle proprie idee per soddisfare i bisogni dell’altro. 

L’empatia deve essere autentica.

Le persone non hanno bisogno di instaurare relazioni allo scopo di non sentirsi mai contraddette, ma desiderano parlare con persone sincere e che sappiano ascoltare ciò che hanno da dire senza essere giudicate. 

Sì, perché la vera empatia non conosce giudiziI nostri giudizi riducono la capacità di avvicinarci agli altri mettendoci in un angolo, in un punto da cui godiamo di una visibilità e di una prospettiva limitata: la nostra.

L’empatia non deve avere niente a che fare con gli interessi e con l’egoismo.

Viceversa, la vera empatia ci permette di arricchirci di dignità e rispetto, sentirci apprezzati, liberi e parte di un tutto in cui ognuno è importante.

L’empatia è molto utile nei conflitti o anche con le persone che non ci piacciono. Comprendendole meglio è più facile trovare il modo per comunicare con loro. E, sentendosi capiti, i nostri interlocutori saranno più disponibili ad ascoltare noi.

Leggi anche: Comunica e scrivi in modo empatico: coltiverai relazioni autententiche

Come comunicare con empatia: usa il linguaggio non verbale

Comunicare con empatia e dunque con efficacia è diventato sempre più importante, sia nella nostra vita professionale che in quella privata.

Affinché si possa comunicare con efficacia devi soddisfare le esigenze dei tuoi interlocutori, dal punto di vista razionale ma anche emozionale.

Comunicare con il corpo, sviluppare il linguaggio non verbale è fondamentale quando entrano in gioco le emozioni.

In questo contesto anche il silenzio diventa una forma di comunicazione, in quanto rappresenta quella pausa che permette alla comunicazione di crescere.

Una comunicazione efficace fornisce certamente informazioni, dati, notizie e caratteristiche concrete ma comunica anche emozioni, oltre a comprendere, accettare e gestire lo stato d’animo proprio e altrui.

La comunicazione non verbale va considerata anche sul lavoro, tanto con i clienti quanto con i collaboratori.

I clienti analizzano e valutano le decisioni di acquisto sulla base di fatti, dati e caratteristiche del prodotto ma sappiamo che la decisione che spinge all’acquisto è influenzata dalle emozioni che l’azienda sa trasmettere.

I collaboratori formano la loro idea su di noi sulla base di fatti e caratteristiche della persona, ma decidono se seguirti sulla base delle emozioni, ovvero di quell’insieme di sensazioni e sentimenti che spingono ad agire e che generano fiducia.

Per avere una comunicazione più efficace e fare in modo che il tuo messaggio arrivi nel migliore dei modi a clienti e collaboratori, comincia a mettere un po’ di emozione in quello che dici: usa le mani, muovi il corpo e concentrati anche sul tono di voce.

Come diventare empatici? Ascolta, sii curioso, apriti agli altri

La curiosità verso gli altri è il primo passo per comprendere cos’è l’empatia.

Spesso durante le conversazioni abbiamo la risposta pronta prima ancora che l’altro abbia finito di parlare. Dobbiamo imparare invece ad ascoltare in modo attivo e creativo.

Prendiamoci un momento per considerare ciò che l’altro ha detto e facciamo delle domande per approfondire il suo punto di vista.

Cerchiamo poi di comprendere il pensiero del nostro interlocutore e proviamo a dare un nome alle sue emozioni.

Allo stesso tempo, aprirsi ai propri sentimenti e alle esperienze è fondamentale per poterli gestire e riconoscere in maniera equilibrata e costruttiva.

Abituarsi a questo comportamento permette di allargare i nostri confini di “giudizio e pregiudizio”, limitando l’uso di etichette verso l’altro e facilitando la visione di com’è realmente l’esperienza umana: un’esperienza comune.

Empatia

Sentirsi compresi e apprezzati è un bisogno comune a ogni persona. Ph. Tim Marshall per Unspalsh.com

 

Rick Hanson, nel testo La forza della resilienza, spiega come sia possibile sviluppare l’empatia, proprio come qualsiasi altra risorsa psicologica.

Alcuni metodi per rafforzarla sono:

  • immergersi a fondo nella propria interiorità. La consapevolezza di sé e degli strati più profondi dell’esperienza rafforza la consapevolezza degli altri;
  • assumere il punto di vista altrui, prendendo coscienza del fatto che quanto a noi appare evidente e importante potrebbe non esserlo per gli altri. Ognuno è plasmato dall’ambiente in cui vive;
  • arricchire il proprio bagaglio di competenze “culturali” confrontandoci con persone di provenienza diversa dalla nostra ci rende consapevoli di preconcetti inconsci e più rispettosi dei bisogni altrui;
  • imparare a cogliere le micro espressioni dell’altro, a guardarlo negli occhi e a non fermarsi alla superficie, proprio per cogliere le esigenze e le sofferenze più profonde che potrebbero celarsi dietro a un atteggiamento aggressivo;
  • imparare ad affinare la comprensione: formulare ipotesi è un elemento chiave dell’empatia. Correggere poi le interpretazioni inesatte è importante per raggiungere una comunicazione empatica più autentica.

 

Come uscire vincitori da ogni trattativa? Crea empatia. Controlla le emozioni. Ascolta. Prendi tempo

La testimonianza di Jack Cambria, uomo che ha fatto dell’empatia e del controllo delle emozioni la sua carta vincente racconta, in un’intervista a Millionaire**, quali sono le regole di una buona negoziazione.

«Controllare le emozioni: se non le controlli tu, saranno loro a controllare te.
Creare empatia con la persona con cui stai parlando.
Ascoltare, più che parlare: il rapporto deve essere 80% ascolto e 20% dialogo».

La negoziazione nelle aziende è la stessa dei momenti di crisi

«Noi negoziamo di continuo, anche per questioni banali, come il film da vedere in tv.
I principi base per le forze di polizia assomigliano a quelli delle aziende: bisogna stabilire un rapporto, capire l’orientamento della controparte, trovare un punto di contatto, ottenere la fiducia e chiudere la negoziazione.
Una negoziazione riuscita è quella in cui entrambe le parti sono soddisfatte. Ma non va sempre così bene.
Un abile negoziatore deve imparare a gestire le crisi, il caos, lo stress psicologico».

Jack Cambria, italo-americano di Brooklyn, è un ex comandante della squadra di negoziazione ostaggi della polizia di New York.

Con un’esperienza di oltre 5 mila negoziazioni in 34 anni di servizio, Cambria oggi insegna a poliziotti e manager a gestire situazioni delicate sottolineando l’importanza dell’ascolto.


**Intervista tratta da Millionaire di dicembre-gennaio 2020.
*Tipologie di Empatia e approfondimenti: Alessandro Ferrari

Esistono molti testi sull’empatia, ma un libro che ti consiglio di leggere è Intelligenza emotiva di Daniel Goleman.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Coronavirus e Resilienza: coltivare alcune risorse interiori come la compassione, l’autostima e la grinta ci aiuta ad affrontare traumi e difficoltà inaspettate

Coronavirus e Resilienza: coltivare alcune risorse interiori come la compassione, l’autostima e la grinta ci aiuta ad affrontare traumi e difficoltà inaspettate

Sacrificare la nostra libertà personale e testare la nostra capacità di adattamento sono state alcune delle conseguenze del periodo di quarantena impostoci per combattare la diffusione della pandemia da Coronavirus.

La situazione attuale sta modificando il nostro stile di vita, ma anche quello di istituzioni e di aziende: in una parola, della società.

Stiamo sperimentando, nostro malgrado, la nostra capacità di adattamento e, in sintesi, di evoluzione. 

Abbiamo visto che i servizi non sono scontati, che il congestionamento degli ospedali è un grosso problema, abbiamo provato smarrimento e paura.

È cambiata la scansione del tempo (ci siamo accorti di averne molto) ma anche lo sguardo sul prossimo. Talvolta con degli eccessi.

Il coronavirus è forse il più grande evento traumatico della mia generazione, che non ha visto guerre (sono nata nel 1973).

Qualche economista ha detto che ogni generazione vive un evento traumatico, quali guerra o terrorismo: tutto sommato poteva andarci anche peggio.

 

Reazioni e adattamento: resilenza o resistenza

In questi momenti alcuni reagiscono, altri attendono, talvolta confondendo resilienza con resistenza, o inerzia con adattamento.

Quello che stiamo vivendo in questi giorni prima o poi terminerà, ma già sappiamo che non sarà più tutto come prima: stiamo subendo un vero e proprio terremoto, pari a quelli che hanno costretto precedenti sistemi sociali a modificarsi.

Il pericolo del contagio ci sta costringendo a rivedere le nostre abitudini e a mettere in evidenza alcune possibilità che già avevamo ma che non abbiamo, forse, preso in considerazione, come lo Smart Working.

Su questo aspetto abbiamo dimostrato di essere creature adattabili ma non fragili, coriacee.

Non voglio pensare che tutto tornerà come prima, che noi torneremo come prima. Mi piace pensare che tutti abbiamo imparato qualcosa di importante. 

Certo, se ci siamo guardati dentro abbastanza.

Personalmente ho imparato a fidarmi, a fermarmi e ad arretrare, a trovare un baricentro domestico più intimo e più tranquillo.

Ho imparato a farmi andar bene anche quei crakers o quei biscotti che non sono solita comperare, ma che erano gli unici disponibili nel negozio vicino a casa.

Ho imparato che ordinare una libreria vuol dire ordinare anche i pensieri, ho imparato che dedicarsi al giardino senza orari può essere piacevole e sicuramente rilassante.

Lo so, sono tra i fortunati che in questo mese hanno avuto la possibilità di stare all’aperto nel mio giardino isolato, di prendere il sole e di giocare con il mio cane.

Ma timori e interrogativi hanno scandito anche le mie giornate, proprio come l’appuntamento con il triste bollettino delle 18.00.

Da alcuni criticato è stato per molti di noi l’unico punto fermo per l’aggiornamento sui dati del contagio.

Ho letto meno di quello che avrei voluto, in compenso ho scelto delle letture molto interessanti, come il libro di cui voglio parlarvi oggi: La forza della Resilienza di Rick Hanson con Forrest Hanson, Giunti Editore, 2018. 

Un libro che per me è una rivelazione. Un manuale che, tra psicologia e consigli utili, può davvero aiutarci a raggiungere quello stato di benessere psico-fisico che ci permetterà di affrontare le sfide della vita con coraggio e consapevolezza.

Sì, perché ho capito che in questi momenti, dove abbiamo scoperto l’importanza della solidarietà, dell’aiuto reciproco e dell’autodisciplina la capacità di essere resilienti gioca un ruolo rilevante.

 

La Forza della Resilienza di Rick Hanson: un grande insegnamento

Rick Hanson è uno psicologo e scrittore statunitense che si occupa di neuroscienza e psicologia positiva.

Fondatore del Wellspring Institute for Neuroscience and Completative Wisdom (California), è stato relatore alla NASA, a Oxford, Stanford e Harvard.

La capacità di adattamento in un mondo che cambia di continuo non è cosa semplice, ma la bella notizia è che possiamo allenarci a diventare esseri umani dotati di questa grande dote che nasce da forze interne quali la grinta, la gratitudine e la compassione.

 

Resilienza

La Forza della Resilienza, Rick Hanson con Forrest Hanson, Giunti Editore, 2018

 

La psicologia insegna che il nostro modo di rapportarci alla vita dipende da tre fattori:

  • come gestiamo le sfide;
  • come proteggiamo le nostre vulnerabilità;
  • come potenziamo le nostre risorse interiori.

La mente ci segue ovunque andiamo e le risorse mentali come la determinazione, l’autostima e la bontà rafforzano la nostra resilienza.

 

Cos’è la resilienza e quali sono i suoi punti di forza

La resilienza è la capacità di affrontare avversità e di superare gli ostacoli. È quella capacità di guarire dai traumi senza alienare la propria identità, anzi, imparando a trarre forza da essi per raggiungere i nostri obiettivi.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre.

È un’espressione della duttilità della psiche e del dinamismo della personalità, che spiega come molti individui trasformino situazioni oggettivamente sfavorevoli in occasioni di cambiamento vantaggiose per la propria evoluzione verso la piena realizzazione di sé e della propria felicità.

Tutti noi abbiamo delle esigenze. Se restano insoddisfatte è normale sentirsi stressati, frustrati, infelici.

Ma le persone resilienti, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare le contrarietà in modo efficace, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.

Hanson ci insegna che ogni essere umano ha tre bisogni fondamentali, radicati nella nostra storia evolutiva, che sono:

  • il bisogno di sicurezza, che spazia dalla pura sopravvivenza alla possibilità di esprimersi senza il timore di critiche;
  • il bisogno di gratificazione, che comprende tanto il semplice atto di mangiare quanto le soddisfazioni più grandi della vita;
  • il bisogno di socialità, che si estende dalla sessualità alla sensazione di essere amati e apprezzati. È per questa ragione che coltiviamo legami con il prossimo.

Per soddisfare questi tre bisogni esistono quattro sistemi essenziali:

  1. La comprensione della realtà.
  2. L’acquisizione delle risorse.
  3. La regolazione dei pensieri, emozioni e comportamenti.
  4. L’instaurare rapporti efficaci con gli altri e col mondo.

Fermati un attimo a riflettere, sono 4 modi in cui rapportare l’esterno a noi stessi.

L’applicazione di questi 4 sistemi ai nostri 3 bisogni ci permette di individuare 12 punti di forza interiori, risorse psicologiche sulle quali dobbiamo lavorare per aumentare le nostra resilienza.

 

Resilienza

I 12 punti di forza della Resilienza: l’incrocio dei 3 bisogni fondamentali con i 4 sistemi essenziali che ci permettono di realizzarli permette di evidenziare quali sono le caratteristiche psicologiche su cui lavorare (dal testo di Rick Hanson cn Forrest Hanson, la Forza della Resilienza)

 

I 12 punti di forza della resilienza si sostengono tra loro e dobbiamo immaginarli come i nodi di una rete; tuttavia le colonne portanti di questo sistema immaginario di sostegno sono l’apprendimento e la mindfulness.

Infatti nulla può cambiare durevolmente se non dopo l’apprendimento, concetto che sta alla base dell’insegnamento di Hanson.

Per questo motivo il testo è ricco di consigli, di esercizi e di informazioni su come funziona il nostro cervello.

È necessario poi convertire l’esperienza transitoria in un cambiamento definitivo: la cosa interessante è che il nostro cervello è estremamente plastico e possiamo cambiarlo.

Riuscire a radicare queste risorse nel nostro modo di essere ci permette di diventare meno ansiosi, meno irritabili, meno delusi e di affrontare la vita con maggiore serenità.

Sono risorse psicologiche ma sono anche aspetti della nostra personalità: è dove riconosciamo di essere carenti che dobbiamo intervenire.

Arrivare al cuore dei problemi, con umiltà e desiderio di cambiamento, è il primo passo per contribuire a risolverli.

La posta in gioco, diventare resilienti, credo sia una conquista per ogni essere umano.

“Questo libro offre passaggi semplici, accessibili e pratici per toccare la pace e la gioia che sono il diritto di nascita di ogni persona.”

Definizione che dobbiamo fare nostra, parola dell’autore e monaco buddista Thich Nhat Hanh.

 

Come coltivare la Resilienza

A ognuno di questi punti di forza (compassione, grinta, calma, coraggio, mindfulness, gratitudine, motivazione, aspirazioni, apprendimento, sicurezza, intimità e generosità) Hanson dedica un capitolo.

Per ognuno di essi poi svela una serie di atteggiamenti da mantenere e, ove necessario, da cambiare per appropriarci di un modo di vedere e di sentire diverso e migliore per noi stessi. E per diventare resilienti.

 

Resilienza

Come coltivare la Resilienza

 

Alcuni consigli sono semplicissimi e magari già li mettiamo in pratica perché sappiamo che ci fanno bene.

Ad esempio, trovare un luogo-rifugio (che può essere anche un’abitudine, un’attività, una persona o un animale domestico) vuol dire trovare qualcosa che ci faccia star bene, che ci risollevi l’umore, che ci faccia sentire protetti e al sicuro.

Oppure il benessere che regala l’esercizio fisico, meglio se all’aperto: il rilascio di dopamina ed endorfine (che segue qualsiasi attività che ci appaga) permette la riduzione degli ormoni dello stress, rafforzano il sistema immunitario e contribuiscono a placare il senso di preoccupazione.

Altri consigli, quali l’imparare a dire no, applicare la compassione anche su noi stessi, imparare ad accettare la realtà e a controllare la rabbia, diventare autonomi e coltivare l’autostima sono meno scontati e difficili da attuare senza qualcuno che ci indichi dove focalizzare la nostra attenzione per muovere i primi passi del cambiamento.

Quello che forse non siamo abituati a pensare è che si può imparare ad apprendere, a qualsiasi età. Parola di Rick Hanson:

“L’apprendimento è la risorsa interiore che permette il potenziamento di tutte le altre.”

Solo un terzo circa delle nostre caratteristiche è determinato dal DNA: ben due terzi sono apprese.

Direi che questa è un’ottima notizia, perché vuol dire che abbiamo a disposizione un ampio margine operativo per decidere che tipo di persona vogliamo essere.

Vi ho incuriosito abbastanza?

L’autore va in profondità, presenta degli esempi in cui possiamo riconoscerci e spiega come affrontare il testo, dal momento che ciascuno di noi ha necessità sue proprie.

 

Coronavirus e Resilienza: le parole dello psicologo Rick Hanson

“In momenti come questo è naturale sentirsi spaventati, ansiosi o minacciati.

Il nostro cervello si è evoluto per reagire rapidamente alle minacce ed è facile che ci sia un senso di impotenza associato a problemi che sembrano ben al di là del nostro controllo.

Ma essere consumato dalla paura provoca usura sul corpo, e ciò mina la tua sicurezza.”

E seguono, sul suo sito web, alcuni consigli su come scrivere e comunicare in questo periodo. Sono a disposizione inoltre contenuti gratuiti e scaricabili.

 

Rick Hanson spiega la duttilità del cervello

 

 

Consigli di lettura per chi vuole capirne di più di emozioni e di intelligenza

In questo periodo anche chi non è abituato a guardarsi dentro ha imparato a farlo. E magari ha conosciuto qualcosa in più di sé, ha scoperto delle passioni che non sapeva di avere o ha capito di amare dei generi letterari che non aveva mai sperimentato prima.

Se vi interessa capire qualcosa in più sulle emozioni e su come funziona l’intelligenza umana vi consiglio altri tre testi:

1. Intelligenza Emotiva, Daniel Goleman
Diventato un classico, questo testo ha cambiato il modo di pensare all’intelligenza dimostrando l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni razionali del pensiero.
2. Atlante delle Emozioni Umane, Tiffany Watt Smith
Attraverso l’antropologia, la storia, l’arte e la letteratura l’autore ci parla di 156 emozioni. Alcune le abbiamo provate e le riconosciamo, alcune non sappiamo di averle provate, altre – forse – non le proveremo mai.
3. Il dono delle persone sensibili, Nicoletta Traviani
Con il Quaderno di decompressione per persone sensibili questo testo si rivela una guida preziosa arricchita da esercizi pratici per scoprire l’ipersensibilità, per valorizzarla e per farne un centro di equilibrio.

Se volete invece approfondire ulteriormente il tema della resilienza con Rick Hanson scoprite ulteriori contenuti sul suo sito www.rickhanson.net

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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