Imparare a coltivare un pensiero resiliente è un impegno quotidiano che ci permetterà di diventare persone capaci di reagire e rialzarci di fronte alle avversità

Negli ultimi mesi, la parola resilienza è stata molto cercata nel web, a dimostrazione di quanto se ne parli ma anche di quanto poco la si conosca nel suo significato più profondo.

“Be resilient”, essere resilienti, sembra essere l’imperativo grazie al quale l’Italia potrà rialzarsi dopo la pandemia e che tutti noi dovremo seguire per ricostruire o reinventarci nella nostra vita lavorativa.

Sappiamo bene però che rialzarsi non è questione di sola volontà, come non è una decisione che porta a risultati immediati.

La resilienza ci aiuta a guarire dai traumi, a superare ostacoli e avversità e a perseverare nei nostri obiettivi.

Ma cos’è la resilienza? E come si diventa resilienti?

Certo non da un giorno all’altro. La resilienza è una forza, a patto di riuscire a costruirla dentro noi stessi, con pazienza e umiltà.

Siamo tutti preoccupati per il futuro. Quando le nostre esigenze non vengono soddisfatte siamo feriti e frustrati.

Chi non ha mai provato almeno uno di questi sentimenti?

Ma come possiamo trasformare le nostre paure in una forza propositiva? In resilienza?

Ho letto di recente dei testi interessanti sull’argomento e spero, con questo articolo, di poterti dare dei buoni suggerimenti su come sviluppare la tua resilienza.

Cerchiamo allora di andare in profondità e di capire prima di tutto da cosa è costituita questa sorprendente “abilità” e quali sono i suoi punti di forza.

Resilienza: bisogni umani e punti di forza

Ogni essere umano ha tre bisogni fondamentali: sicurezza, gratificazione e socialità. 

Questi tre bisogni sono stati messi duramente alla prova in questo ultimo anno avendo la pandemia limitato i quattro sistemi essenziali che abbiamo per soddisfarli. 

I quattro sistemi sono: 

  1. La comprensione della realtà
  2. L’acquisizione delle risorse
  3. La regolazione dei comportamenti e dei pensieri
  4. L’instaurazione di rapporti efficaci con gli altri e con il mondo esterno.

È proprio l’applicazione di questi quattro sistemi ai nostri tre bisogni primari ci permette di individuare i 12 punti forza della resilienza.

Sono 12 risorse interiori fondamentali e su cui lavorare per rafforzare la nostra resilienza.

Resilienza

Dalla comprensione di ciò che avviene intorno a noi dipendono: 

  • Compassione
  • Mindfulness
  • Apprendimento

Dalle risorse che abbiamo a disposizione dipendono:

  • Grinta 
  • Gratitudine
  • Sicurezza

Dalla nostra capacità di regolazione:

  • Calma
  • Motivazione
  • Intimità

Dai rapporti che abbiamo con l’altro dipendono:

  • Coraggio 
  • Aspirazioni
  • Generosità

Sviluppare queste risorse psicologiche ci porterà a sentirci meno ansiosi e meno irritabili, più fiduciosi e generosi, in grado di affrontare gli assalti della vita con la pace e il coraggio che si forma dentro di noi.

I 12 punti di forza si sostengono l’un l’altro come i nodi di una rete. 

Alcuni aspetti possono riguardarci più di altri ma per iniziare il cammino per diventare resilienti il consiglio è quello di iniziare da compassione, mindfulness e apprendimento: colonne portanti sulle quali si basano anche le altre risorse.

Questo perché:

Già il fatto di arrivare al cuore dei problemi è un buon inizio per contribuire a risolverli.

Cerchiamo allora di approfondire questi tre aspetti con i consigli di Rick Hanson, che sul tema della resilienza ha scritto La forza della resilienza. 12 segreti per essere felici, appagati e calmi, Giunti Edizioni 2020.

È un libro che ho acquistato durante la prima fase di lockdown (marzo 2020) e che torno spesso a consultare proprio per la forza che sa infondere.

Comprensione: compassione, mindfulness e apprendimento

Impariamo la compassione verso noi stessi

Il primo passo per superare una sofferenza è accettarla. Non è affatto facile ma è un atteggiamento mentale che possiamo raggiungere grazie alla compassione.

La stessa compassione che proveremmo per un’amica in difficoltà dobbiamo imparare a rivolgerla anche a noi stessi.

Provate a chiedervi come sarebbe la vostra vita di ogni giorno se imparaste a trattarvi bene, a volervi bene, ad accettarvi per come siete, se vi trattate con cura.

Sicuramente diversa, perché sono tutti condizioni da ciò che gli altri si aspettano da noi, anche a scapito di ciò che desideriamo davvero.

Inoltre, trattarsi bene aiuta anche a coltivare buoni rapporti perché le persone appagate sono più positive e pazienti, più premurose e collaborative.

Accettare la realtà non significa arrendersi o smettere di impegnarci per cambiarla.

Significa invece affrontarla evitando lo spreco di energia che resistenza e stress ci causano.

Avere compassione per sé vuol dire allora prendersi cura di sé e del proprio dolore cercando di riconoscere ciò che ci aiuta a sentirci meglio.

I momenti quotidiani di piacere arricchiscono la vita e ci aiutano a combattere lo stress: impariamo a cercarli nelle piccole cose che ci mettono in sintonia con noi stessi e con gli altri.

Ed è proprio grazie alle esperienze piacevoli ripetute che riusciremo a cambiare il nostro cervello, trasformando le esperienze in risorse.

I piccoli modi di trarre piacere dalla vita sono la conferma di una lezione importante: i grandi risultati derivano quasi sempre da un accumulo di elementi minuscoli.

La Mindfulness e la ricerca di un rifugio

Secondo un vecchio detto “siamo ciò che mangiamo”, ma possiamo parafrasarlo anche per la mente:

Siamo ciò a cui prestiamo attenzione.

Sei d’accordo?

Per rispondere prova a pensare a cosa presti attenzione durante la giornata o, meglio, riesci a identificare e concentrarti sui momenti utili e piacevoli o ti lasci sopraffare dall’ansia e dall’autocritica permettendole di diventare parte di te?

Noi ansiosi lo sappiamo bene come anche ritmi accellerati, lo stress o i troppi stimoli che caratterizzano la quotidianità interferiscano nella nostra concentrazione.

Grazie alla Mindfulness possiamo avere consapevolezza del presente: è una sorta di risveglio che permette di vivere ogni momento con la giusta attenzione e concentrazione.

Cos’è e come funziona la Mindfulness?

Possiamo immaginare la mindfulness come una sorta di muscolo mentale, che si rafforza con l’esercizio quotidiano. Con il tempo, l’abitudine a un allenamento costante infonderà la consapevolezza di un presente stabile, non sopraffatto da ansia e insicurezze.

La mindfulness è essenziale per regolare l’attenzione in modo da trarre il massimo dalle esperienze positive e limitare l’impatto di quelle negative o dannose.

Ci permette di richiamare l’attenzione e indirizzarla dove è più utile.

Per abituarci a praticare la mindfulness è importante concentrarsi sulla respirazione: mentre parliamo, mentre facciamo il nostro lavoro. È un’abitudine che aiuta a conservare l’equilibrio interiore e a radicarsi nel presente.

Durante la pausa pranzo, ad esempio, mi sono abituata a ritagliarmi qualche minuto per riordinare i pensieri e fare il punto della situazione.

E ho scoperto quanto sia benefico “radicarmi nel presente” dando il giusto peso a persone e situazioni.

La mindfulness ci dà accesso alle parti più profonde di noi: spesso è un’esperienza gratificante, ma a volte è come aprire una porta di una stanza piena di insidie dalle quali siamo fino ad ora sfuggite.

Per affrontarle dobbiamo sentirci al sicuro.

Nasce così il concetto di rifugio, che possiamo definire come:

Qualsiasi luogo o cosa ti faccia sentire protetto, al sicuro e ti risollevi l’umore.

Ognuno di noi ha il proprio rifugio: ognuno di noi ha un luogo, una cosa, una persona o un’attività che ci aiuta a trovare conforto e riparo durante le esperienze dolorose della vita.

Potrebbe essere anche il cane di casa, quella panca in fondo al giardino in cui vi sedete a pensare, suonare la chitarra, fare running: qualsiasi cosa vi faccia sentire bene.

Ecco, il rifugio è il posto migliore per prendere coscienza di ciò che proviamo e per cercare quel senso di distensione e sollievo.

Concentriamoci su quella sensazione di benessere e serenità e portiamola con noi per rievocarla nei momenti bui, in modo che il rifugio diventi una risorsa sempre disponibile quando ne abbiamo bisogno.

Accettazione, distacco e apprendimento

Sono tanti i libri o i corsi che offrono tecniche per diventare persone più felici, equilibrate e sagge. E tutti, per raggiungere questo scopo, aiutano ad affrontare questi tre aspetti:

  1. Accettare la realtà
  2. Ridurre la negatività
  3. Incrementare il positivo

In poche parole, la capacità di affrontare gli ostacoli e raggiungere la serenità (diventare resilienti) consiste nell’allenarsi in questi tre attività cruciali: è questo l’unico modo per formare il pensiero resiliente.

Pensiero Resiliente

Accettare la realtà significa prendere coscienza delle nostre emozioni e delle nostre esperienze così come sono, accogliendo anche il dolore. Ciò che conta è osservarlo e comprenderlo.

Per ridurre la negatività è necessario interrompere, smorzare, imparare a prevenire ciò che per noi è dannoso o doloroso.

I metodi sono molti: sfogarsi con un amico, allentare la tensione, allontanarsi dalle persone negative.

Allontanarsi dal circolo vizioso dei pensieri negativi è infatti fondamentale per ritrovare il senso delle proporzioni e guardare alla realtà in modo realistico.

Per incrementare il positivo, in modo opposto, è necessario sviluppare e perseverare in tutto ciò che è piacevole e benefico, insomma, tutto ciò che ci fa sentire bene.

Ma anche il pensiero positivo è fondamentale: e allora alimentiamo i ricordi piacevoli e gli obiettivi che ci siamo posti, allo scopo di abituarci a pensare in modo propositivo.

Mi piace pensare alla mente come a un giardino.

Per averne cura dobbiamo osservarlo, eliminare le erbacce e seminare fiori.

Resilienza: l’importanza dell’Apprendimento

La buona notizia è che mantenendo un pensiero resiliente modifichiamo il nostro cervello, che viene plasmato dalle nostre esperienze, che a loro volta dipendono da ciò a cui prestiamo attenzione.

Ho letto di recente che solo un terzo delle nostre caratteristiche è determinato dal DNA, il restante due terzi sono appresi. Ciò vuol dire che abbiamo a disposizione un ampio margine operativo per decidere che persona vogliamo essere.

L’apprendimento di esperienze è un processo di consolidamento neuronale che avviene con la comprensione degli effetti dell’esperienza positiva vissuta. E con il prolungamento della stessa.

È forse più complesso scriverne che viverla. Pensiamo ai nostri tre bisogni primari: sicurezza, gratificazione e socialità; collegati ad esse ci sono un’infinità di risorse mentali.

La gratificazione può essere soddisfatta ad esempio con il senso di adeguatezza, con l’entusiasmo e la gratitudine; la sicurezza con il sentirsi spalleggiati, la calma e la sensazione di pace interiore.

La socialità con la compassione di sé e degli altri, con l’empatia, con il perdono e la generosità.

Sono le esperienze che più ci fanno bene che dobbiamo impegnarci a prolungare e ad assimilare.

Le esperienze di quiete e di distensione, ad esempio, sono un antidoto naturale all’ansia e al nervosismo.

Nel contempo, quando avvertiamo un senso di soddisfazione è essenziale rallentare e assimilarlo per farlo sedimentare nel nostro sistema nervoso.

Inoltre, acquisire quel senso profondo di realizzazione personale ci aiuterà a tollerare critiche e a dipendere meno dal giudizio altrui.

Pensa sempre che si può imparare ad apprendere:

“L’apprendimento è la risorsa interiore che permette il potenziamento delle altre.”

Spero tanto che in questo scritto tu possa trovare qualche spunto per rafforzare la tua resilienza: è un argomento a cui tengo molto e una pratica in cui anch’io mi impegno per migliorare.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi e se anche tu credi che possiamo fare molto per coltivare un pensiero resiliente.

Scrivimi nel box qui sotto!

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Articolo a cura di Sara Soliman
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