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Google annuncia i nuovi fattori di ranking: i Core Web Vitals

Google annuncia i nuovi fattori di ranking: i Core Web Vitals

Dal 2021 i Core Web Vitals diventano un fattore di ranking del motore di ricerca più usato dalla Rete. Usabilità, interattività e stabilità saranno al centro dell’esperienza dell’utente.

La data di partenza per l’applicazione dei nuovi parametri (Core Web Vitals) di Google è ufficiale. Il mese di maggio 2021 è il periodo entro il quale gli sviluppatori di casa Google procedono con l’introduzione di una serie di metriche legate alla user experience di un sito.

Parametri che risultano fondamentali per il posizionamento sulla SERP sulla quale comparirà uno specifico indicatore visivo che mette in rilievo il livello di usabilità di quella pagina (la Page Esperience).

Tutti i siti che rispetteranno tali parametri, inoltre, compariranno nella sezione Notizie in evidenza (Feautures Top Stories).

Il motore di ricerca Google ha annunciato che i Core Web Vitals rientreranno, a partire dal prossimo anno, tra i parametri di riferimento dell’algoritmo che determina il posizionamento dei siti.

L’obiettivo è quello di rendere più semplice e precisa l’usabilità delle piattaforme presenti da parte dell’utente che effettua le sue ricerche in Rete.

E questo è il punto di partenza per ottenere dei buoni risultati dal punto di vista del web marketing.

Cosa sono i Core Web Vitals

Nella misurazione dell’esperienza dell’utente ci sono vari aspetti da considerare.

Tra questi c’è anche il metodo di scrittura con la creazione di microtesti che hanno il compito di guidare l’utente nella navigazione all’interno di un sito o di una App.

Per approfondire questo aspetto leggi l’articolo: UX Writing e l’importanza dei microtesti nella user experience

Da un punto di vista più tecnico ci sono alcuni segnali, i Core Web Vitals, fondamentali per una usabilità ottimale e comune per tutte le esperienze web.

Queste esigenze primarie degli utenti comprendono il caricamento del sito (velocità), la stabilità visiva del contenuto della pagina e l’interattività.

Questi fattori sono la base del progetto “Core Web Vitals 2020”.

Teniamo sempre presente che il complesso meccanismo, con cui gli algoritmi di Google stabiliscono il posizionamento di un sito, conta oltre 200 fattori di ranking.

Fattori dei Core Web Vitals

I fattori Core Web Vitals sono tre:

  1.  Velocità di caricamento (loading) – Largest Contentful Paint: la velocità percepita che segna il punto nella sequenza temporale del caricamento della pagina. I siti dovrebbero essere visualizzati in un LCP entro i primi 2,5 secondi di caricamento della pagina.
  2.  Interattività della pagina (interctivity) – First Imput Delay: misura il tempo di reattività dell’utente che interagisce per la prima volta su quella pagina. I siti dovrebbero avere un feed FID inferiore a 100.
  3.  Stabilità visiva del caricamento (visual stability) – Cumulative Layout Shift: stabilisce lo spostamento imprevisto del layout del contenuto della pagina che si sta caricando. L’optimun sarebbe quello di ottenere il punteggio CLS inferiore a 0,1.

Google Core Web Vitals

I tre fattori di misurazione dei Core Web Vitals (infografica di Google.com)

Tutte queste metriche sono misurabili e dispongono di strumenti già presenti come il First Contentful Paint (FCP) e il Time to First Bite (TTFB), che rimangono fondamentali per il monitoraggio e il moglioramento del tuo sito web.

Operatività dei parametri

Gli sviluppatori di Google annunciano che queste modifiche entreranno in funzione dal prossimo anno. Il preavviso è comunque di almeno sei mesi in modo da permettere ai web master e ai proprietari dei siti di prepararsi al cambiamento.

I criteri di ranking di Google sono oggetto di variazioni e tengono sulle spine coloro che intendono ottenere un buon posizionamento online.

I Core Web Vitals si riferiscono a tutte le pagine web e, con queste modifiche alle metriche, avranno un notevole impatto.

Misurazione dei Core Web Vitals

Uno strumento da tenere sotto controllo è il Chrome UX Report.

Questo metodo di analisi consente ai proprietari di siti di valutare rapidamente le prestazioni del loro sito per ogni parametro.

Il set di dati presenti nella BigQuery dispone già di istogrammi accessibili al pubblico.

Pertanto rimane importante testare le prestazioni del proprio sito per essere sicuri di soddisfare le richieste del motore di ricerca.

La page experience

Google, con i suoi sviluppatori, ha già reso disponibile una pagina con il dettaglio dei criteri presi in esame per la valutazione di un sito.

Le metriche utilizzate dall’algoritmo sono utili per capire come un utente percepisce l’usabilità di una pagina web.

Indispensabili sono alcuni fattori di posizionamento che Google richiede:

  • caricamento, il più rapido possibile
  • ottimizzazione per i dispositivi mobili
  • il Page Speed Udate con la Google page speed per la misurazione della velocità secondo il Chrome UX report
  • sicurezza dei siti con HTTPS
  • gli annunci pubblicitari con gli interstitial (pagine pubblicitarie realizzate con JavaScript o Flash) ben strutturati

Google page experience

I fattori richiesti dagli sviluppatori per una usabilità e un’esperienza ottimale della ricerca su Google

Concetto del “User First” (prima l’utente)

Il successo del motore di ricerca più utilizzato (81% a livello mondiale da settembre 2018 ad agosto 2019, dati di NetMarkerShare), cioè Google, è dovuto all’attenzione per l’utente.

Vi siete mai chiesti perché usate, in modo prevalente, solo Google?

Google, con l’ottimizzazione dei fattori sopra descritti, rende il web più piacevole e, soprattutto, risponde in modo precis e in breve tempo alle richieste dell’utente.

In pratica soddisfa le aspettative degli utenti.

Un lavoro, quello di Google, che si focalizza sulla identificazione e sulla misurazione degli aspetti dell’esperienza sulla pagina (page experience).

Usabilità, interattività e stabilità del contenuto durante il caricamento sono quindi aspetti chiave dell’esperienza offerta all’utente.

Google continua nella richiesta di migliorare l’esperienza sulla pagine perché è da un coinvolgimento più profondo delle persone che trae il suo successo e seguito.

Leggi anche: Google aggiorna l’algoritmo: parte il May 2020 Core Update

Se vuoi rimanere aggiornato oppure hai qualche dubbio e vuoi fare qualche domanda sulla gestione del tuo sito web non esitare a contattarmi.

Sono disponibile per un confronto anche via Skype.

Articolo a cura di Nicola Albi
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L’informazione online e le ultime generazioni: il Digital News Report del Reuters Institute e il caso Reddit

L’informazione online e le ultime generazioni: il Digital News Report del Reuters Institute e il caso Reddit

Qual è il legame tra l’informazione e i Millenials? Uno studio dell’istituto inglese, collegato all’Università di Oxford, ci spiega cosa cercano e come si informano le nuove generazioni. Per i più impegnati c’è Reddit, il social news che resiste alle tendenze del momento

Oramai sono anni che il mondo dell’informazione si interroga sulle esigenze dei giovani e su come si rapportano con i media tradizionali.

Giornali, radio e televisione subiscono continui cali di audience, anche tra i giovani dai 18 ai 35 anni, le generazioni Z e i Millenials.

I giovani che si intrattengono con l’informazione sembrano delimitare un solco tra la voce di un “house organ” e i new media.

A volte il loro modo di interfacciarsi con i media tradizionali sembra sfuggente, titubante e quasi disinteressato.

Potrebbe essere la figura della struttura delle testate giornalistiche, che rispecchiano formalismi e dogmi di un tempo, il motivo distanziante nei ragazzi lettori?

Forse, ma sono anche le diverse necessità dei nuovi readers a staccarsi da una lettura dei media “vecchio stile”.

Di rilievo risulta essere la ricerca fatta nel Regno Unito dal Reuters Institute for the Study of Journalism, organizzazione che fa parte dell’Università di Oxford, con il “The Digital News Report 2019”.

Il Reuters Institute for the Study of Journalism con il Digital News Report 2019

Il Digital News Report è il più grande studio comparativo internazionale al mondo che monitora l’accesso e l’impegno delle notizie online in 38 paesi.

Come evidenziato sul sito dell’istituto inglese, il rapporto del 2019 si concentra su svariate questioni che riguardano le tendenze e le prospettive del pubblico sull’informazione:

dalla fiducia sulle fonti alla disinformazione, dalle mutevoli fortune delle piattaforme dei social media al modo in cui vengono utilizzate per le notizie e molto altro.

L’ottavo rapporto annuale sulle notizie digitali del Reuters Institute si basa su un sondaggio di 75.000 utenti di notizie in 38 paesi di tutto il mondo (tra cui Europa, Americhe, Asia-Pacifico e, per la prima volta, l’Africa).

La relazione sul 2019 si scontra con un contesto globale di populismo, instabilità politica ed economica e preoccupazione per il ruolo che hanno i giganti della tecnologia nella società.

Il sondaggio esamina, inoltre, come le notizie soddisfino le esigenze dei suoi consumatori in questo ambito.

Un’anticipazione della ricerca la troviamo nella dichiarazione introduttiva del report con i due ricercatori, Antonis Kalogeropoulos e Richard Fletcher: “I media si affidano al loro pubblico sia per la loro importanza pubblica che per la loro sostenibilità economica. Indipendentemente da quanto possano essere valide le segnalazioni, se le persone non le apprezzano, è improbabile che abbia un impatto significativo sull’opinione pubblica o sulla conoscenza pubblica.”

“Allo stesso modo – dichiarano Antonis e Richard – se le persone trovano le notizie deludenti, non importa quanto orgogliosi possano essere i giornalisti del loro lavoro, le persone potrebbero non essere disposte a pagare per questo come prodotto commerciale o come servizio pubblico. Potrebbero anche essere riluttanti a sostenere i media se i leader politici cercano di reprimersi o di intimidirli”.

Digital News Report 2019

Come i giovani passano il tempo sui loro smartphone e il ruolo delle notizie (fonte: digitalnewsreport.com)

 

Millenials e Generazione Z

Dal rapporto del Reuters Institute emerge che le generazioni Z e Y (Millenials) sono propense ad accedere alle notizie in modo “facile”, sia nella parte visuale e sia nel linguaggio, che deve essere chiaro ed esplicativo.

Soprattutto l’accesso alle news deve essere istantaneo, possibilmente dal mobile in quanto è il mezzo più usato per la fruizione dei contenuti.

Il dato che emerge è la richiesta di storie che trattano temi che li coinvolgano, quali la lotta agli stereotipi, il lifestyle o la diversità.

Dal report anglosassone si nota quanto sia determinante per i ragazzi leggere racconti divertenti e che siano “utili da sapere”.

Le notizie imposte dai giornali tradizionali sono lasciate in disparte e meno considerate.

La Generazione Z e i Millenials leggono, egoisticamente, ciò che desiderano sapere e ciò che stimola loro curiosità.

Altro fattore di allontanamento dai giornali tradizionali è il format usato. Come evidenziato nell’immagine sopra, i social vengono usati poco dalle agenzie di informazione.

Le piattaforme social come Instagram e Facebook sono le prime due App in ordine di comparsa sugli schermi degli under 35.

Modi e tempi per intercettare l’attenzione dei giovani

I giovani desiderano essere coinvolti e amano tutto ciò che è “tagliato su misura” per loro, l’informazione mirata e diretta ai loro interessi.

Ecco il successo delle Newsletter, che riscuotono la fiducia dei giovani in quanto arrivano direttamente nella casella email con una selezione di notizie pensata apposta per loro.

Anche i tempi di fruizione e di accesso alle news sono diversi. I ricercatori ne hanno individutato 4 tipologie:

  1. Dedicated, il tempo riservato all’informazione in cui l’attenzione e la concentrazione sono più alte.
  2. Updated, il tempo dedicato agli aggiornamenti.
  3. Time-filer, il tempo usato tra un’attività e l’altra.
  4. Intercepted, il tempo richiesto per leggere un messaggio o una notifica inaspettati.

Rapporto tra i giovani e l’informazione

Ecco allora che risultano evidenti tre aree da considerare:

  1. Il Tempo
  2. La Persona
  3. Il Mezzo

Ma attenzione che i ricercatori, a conclusione dello studio, sottolineano un altro fattore: la non convenzionalità del lettore giovane.

La sua scelta delle notizie dipende da un mix di curiosità, desiderio personale e divertimento. E qui risiede la capacità del redattore di muoversi su più livelli comunicativi.

 

Reuters Institute England

Il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford (England), Foto di Reuters Institute – ph. Jeenah Moon)

I 5 punti suggeriti dal Reuters Institute per attrarre i Millenials

Il Reuters Institute for the Study of Journalism ha riassunto in cinque punti i consigli utili per i media ad attrarre Millenials e Generezione Z.

  1. Accesso facile a contenuti e temi. In primis l’uso di un linguaggio semplice e magari con una struttura di spiegazione del testo a step in modo da rendere più fruibile la lettura.
  2. Adattare il brand giornalistico alla piattaforma usata. Usare i social per reindirizzare il medium principale crea una distorsione nel lettore. Ogni storia dovrebbe essere adattata alla piattaforma usata, pur mantenendo la cifra stilistica del giornale. Questo aiuta a stabilire un legame più forte con i lettori.
  3. Costruire nuove abitudini. Oggi il lettore è collegato in ogni momento della giornata e quindi necessita di aggiornamenti continui. Una newsletter al mattino, un riassunto a metà giornata e uno dopo la pausa pranzo potrebbe essere una soluzione.
  4. La narrazione. Concentrarsi su racconti legati a temi caldi per le nuove generazioni, che siano stimolanti per la loro curiosità.
  5. Diversificare. L’opinione generalista espressa del singolo media è vista da Millenials e Generazione Z come una forzatura. Gli articoli d’opinione e gli editoriali devono offrire diversi punti di vista in modo da dare l’opportunità ai giovani di informarsi e formarsi un’idea, ma in maniera indipendente.

Il caso di Reddit: una piattaforma che resiste alle tendenze social

Tra Snapchat e Tik Tok c’è una piattaforma che resite alle mode social. È Reddit, che compie 15 anni a giugno (fondato il 23 giugno 2005 nel Massachusetts, Stati Uniti, da Steve Huffman e Alexis Ohanian) e in Italia molti ancora non lo conoscono.

Si tratta di un forum su cui leggere qualsiasi cosa e argomento senza filtri. Al suo interno è possibile creare e mantenere attive delle aree di interesse (chiamate subreddit) che trattano contenuti multidisciplinari.

Ogni utente è un redditor e cioè colui che legge (read) e scrive (edit).

L’utente carica o linka un contenuto sul sito, ma l’aspetto diversificante è che saranno gli altri utenti a decidere se renderlo rilevante in Homepage, anche con un voto ai commenti che seguono alla pubblicazione.

Per molti è un esempio di informazione e di giornalismo partecipativi. Viene definito un sito di social news con notizie che vengono condivise con una discussione.

Tra informazione e “filter bubble”

Negli Stati Uniti gli utenti tra i 18 e i 29 anni che utilizzano le piattaforme social almeno una volta al giorno sono oggetto di una ricerca (anno di riferimento il 2019) pubblicata su PEW Research Center (articolo di Andrew Perrin e Monica Anderson – 10 aprile 2019).

Nel caso di Reddit parliamo di una fonte informativa che la Generazione Z usa proprio perché sono gli utenti stessi che confermano il successo o meno di una news. Insomma una luogo virtuale dove stare al sicuro dai filtri dei giornali e dei social.

Era il 2011 quando Eli Parisier definisce con il nome di “filter bubble” la bolla in cui siamo rinchiusi dagli algoritmi dei social che studiano i nostri interessi.

Questo perché in base ai like rilevati dai social (con 300 like si riesce a definire la personalità di un utente meglio di un genitore) ci vengono proposti online prodotti e contenuti.

Su Reddit è l’utente che decide a quale community iscriversi (subreddit): all’interno delle singole comunità ci sono regole più o meno restrittive con dei moderatori.

Forse è una finta democratizzazione, ma in realtà è l’utente che aderisce al suo aggregatore di notizie in modo del tutto volontario.

All’estero Reddit ha iniziato a collaborare con alcune testate. Nel mondo il social news raggiunge mensilmente quasi 430 milioni di lettori e in Italia (il subreddit r/Italy) si ferma a 180mila lettori.

La parola ora passa ai lettori che valuteranno se il social news Reddit è più per nerd o si avvicina al modo di concepire l’informazione, scevra da controlli e imposizioni.

 

> Vedi il Digital News Report 2019

Articolo a cura di Nicola Albi
AEsse Communication

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Google aggiorna l’algoritmo: parte il May 2020 Core Update

Google aggiorna l’algoritmo: parte il May 2020 Core Update

Con l’annuncio di Google dell’aggiornamento di maggio 2020 molti temono ripercussioni sul posizionamento del proprio sito web.
Per ora è sufficiente monitorare il sito, con alcune accortezze.

Il Google May 2020 Core Update è stato dichiarato sul canale ufficiale di Twitter, alle 21.52 ora italiana, dal team dei programmatori di Google: “we are releasing a broad core algorithm update, as we do several times per year. It is called the May 2020 Core Update”.

Si tratta di un aggiornamento che si completerà tra circa due settimane.

Aggiornamento dell’algoritmo di Google

La compagnia, tramite l’account @searcliaison, con un tweet di Danny Sullivan, annuncia il rilascio dell’update con la struttura sintattica usata nel precedente update con il nome del mese, l’anno e la tipologia dell’aggiornamento.

Problemi di posizionamento dopo l’update?

La fonte ufficiale di Google, specifica in un articolo diretto a webmaster, web developer ed esperti SEO come rapportarsi con l’aggiornamento dell’algoritmo.

Se il sito gestito denota una perdita di posizioni questo è dovuto ad un rimescolamento generale delle classifiche che Google imputa con i nuovi modi di interpretazioni date alle query, a SERP e search intent.

Cosa fare allora?

Dopo la conclusione dell’update è indispensabile comprendere quali sono i parametri richiesti dal nuovo algoritmo e cioè:

  • capire i contenuti che Google individua come migliori,
  • studiare le nuove SERP (Search Engine Results Page significa: pagina dei risultati del motore di ricerca)

Scalare le pagine di Google

Monitorare il posizionamento del sito web in queste settimane di aggiornamento dell’algoritmo di Google

Il broad core update di Google: quali obiettivi

Il broad core update, l’aggiornamento che riguarda l’algoritmo generale della Ricerca di Google, è progettato per produrre effetti evidenti nei risultati di ricerca di tutti i Paesi e in tutte le lingue.

Questo significa che i siti web potrebbero subire forti scossoni nei posizionamenti, con cali o picchi di salite a seconda dei contesti e delle valutazioni.

Questi cambiamenti nelle classifiche di ricerca sono un riflesso della pertinenza dei contenuti alla luce delle nuove interpretazioni date ai vari parametri/fattori.

Pertanto se un contenuto acquisisce rilevanza beneficerà di una spinta in alto, oppure scenderà se per Google ha perso il focus rispetto al search intent (perché, appunto, saranno premiati siti concorrenti che mettono meglio a fuoco gli argomenti del tema trattato).

I contenuti, vecchi e nuovi, in base a questa valutazione devono essere rivalutati rispetto ai criteri precedenti.

Per questo motivo ci possono essere delle oscillazioni del sito sul ranking.

Google Update e Covid-19

Il May 2020 Core Update parte in un momento di estrema complessità in tutto il mondo a causa della pandemia.

Questa situazione risulta condizionare le ricerche organiche online di questo periodo.

COVID-19 ha cambiato ciò di cui le persone hanno bisogno dai risultati di ricerca di Google.

Sia che si stia cercando informazioni sul virus stesso o dove acquistare online prodotti tanto necessari.

Ci sono molte cose che guadagnano rilevanza che prima non erano così rilevanti per gli utenti.

Al contrario, le categorie che un tempo erano altamente rilevanti non vengono altrettanto ricercate.

Ad esempio: le ricerche relative a viaggi, turismo, spettacoli dal vivo ed eventi di persona sono meno ricercate.

Con l’aggiornamento principale di maggio 2020, Google si trova di fronte alla sfida unica di mettersi al passo con le ricerche del mondo.

Nel tempo, vedremo se le persone trovano più facile accedere alle informazioni di cui hanno bisogno tramite la Ricerca di Google.

Google update

I consigli per mantenere, dopo l’aggiornamento, la posizione ottenuta sulla pagina di Google

Aggiornamento di maggio 2020: cosa fare

Le indicazioni di Google relative a questo aggiornamento rimangono esattamente le stesse di tutti gli aggiornamenti di base in passato.

Storicamente, Google ha sempre detto che non c’è nulla da “correggere” se le classifiche scendono dopo un aggiornamento di base.

Piuttosto, i proprietari dei siti e coloro che si occupano della SEO sono regolarmente invitati a rendere il contenuto il migliore possibile.

Il significato è questo: “sforzati di rendere ogni contenuto la risorsa più completa possibile per soddisfare la ricerca dell’utente sul web”.

Esistono molte altre interpretazioni dei consigli di Google su come gestire l’impatto di un aggiornamento di base.

Il miglior consiglio su cosa fare dopo un aggiornamento “core”?

Continua a concentrarti su:

  1. Intenzione dell’utente.
  2. Contenuto di qualità.
  3. Architettura pulita.
  4. Linee guida di Google.

È molto probabile che questo aggiornamento dell’algoritmo non ti abbia “penalizzato” per qualcosa. Molto probabilmente ha appena premiato un altro sito per qualcos’altro.

Infine, non smettere di migliorare il tuo sito una volta raggiunta la prima pagina.

Sì, lo so, è la risposta che nessuno vuole sentirsi dire e sembra propaganda di Google.

È solo la realtà di cosa sia un aggiornamento. E questo Google May 2020 Core Update mantiene tutti i presupposti dei precedenti aggiornamenti: “stay tuned and work hard.”

Leggi anche: L’utilizzo della SEO nell’E-Commerce è fondamentale per comparire nella prima pagina di Google

Articolo a cura di Nicola Albi
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Foto di copertina: Mitchell Luo su unsplash.com

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E-commerce: come funziona e come si posiziona sul web?

E-commerce: come funziona e come si posiziona sul web?

In questo periodo di quarantena da Coronavirus si amplia l’offerta di software gratuiti per e-commerce. Alcuni consigli per migliorare la vendita online dei tuoi prodotti

Piattaforme open source di e-commerce adatte alle attività commerciali che intendono iniziare la vendita online dei loro prodotti ce ne sono oramai diverse.

L’offerta varia dal classico sito e-commerce strutturato e gestito dal cliente alla possibilità di appoggiarsi in una piattaforma digitale esterna, implementata da una web agency.

In entrambi i casi si tratta di una vetrina virtuale e un sistema di gestione dei contenuti dove il negozio, la cantina, il ristorante propongono i prodotti online e si occupano dell’organizzazione delle consegne a domicilio.

In periodo di quarantena ben vengano queste opportunità che permettono di non entrare in contatto fisico con il cliente.

Andiamo a vedere i vari aspetti che servono per rendere un sito e-commerce performante e, di conseguenza, aumentare la possibilità di essere visibili sui motori di ricerca.

Certo, la visibilità, cioè il posizionamento del tuo e-commerce sulla prima pagina di Google, non avviene automaticamente alla messa online del sito. Magari fosse così!

➤ Google e la pubblicità

Una riflessione sorge spontanea: Google guadagna con la pubblicità di coloro che vogliono comparire per primi nella prima pagina di ricerca. E la pubblicità, come ben sapete, si paga.

L’alternativa che Google vi propone è quella fornire contenuti, scritti con gli standard richiesti per i suoi spider, funzionali all’offerta che il motore di ricerca propone ai navigatori.

Lo spider è un programma che scansiona le pagine presenti in Rete. Il modo come “Google osserva i siti web” (Googlebot nel caso di Big G) è lo sguardo del motore di ricerca che controlla lo stato delle varie piattaforme.

Il fine di questo programa è di inviare tutte le sue informazioni a Google che deciderà (seguendo i suoi algoritmi) quali siti siano meritevoli di essere presenti nelle prime pagine dei risultati di ricerca.

In parole povere:

“Se tu scrivi con i dovuti criteri io, Google, ti posiziono nel pagine di ricerca”

Il grassetto non è un caso. Sottolinea quanto sia importante capire una cosa: farsi pubblicità gratuitamente in “casa d’altri” richiede tempo, tecnica e perseveranza.

Detto questo cerchiamo di soffermarci su alcuni punti cardine necessari per scalare le serp (Search Engine Results Page, le pagine dei risultati dei motori di ricerca) di Google, Yahoo o Bing.

➤ Parole chiave: le Keyword

Prima di tutto si deve stabilire i prodotti da proporre ai potenziali clienti.

I nomi dei prodotti e le categorie di appartenenza sono fondamentali per le ricerche fatte dagli utenti sui motori di ricerca.

Pertanto, le schede dei singoli prodotti devono contenere le keyword ed essere scritte in ottica SEO.

Un suggerimento. Per trovare le giuste keyword è indispensabile fare una ricerca su questi siti gratuiti:

  1. Ubersuggest
  2. Answer The Pubblic
  3. Google Trend

Altri strumenti per un SEO copywriter, a pagamento, dispongono di analisi più approfondite:

  1. Semrush
  2. SeoZoom
  3. Majestic

tecnica di SEO per keyword

La ricerca delle keyword in prospettiva SEO (Search Engine Optimization). Foto di Diggity Marketing di unsplash.com

 

➤ Tag title: come ottimizzarli in ottica SEO

Inserire un preciso meta tag (una stringa con il nome dei prodotti), che Google richiama nella serp, è importante per influenzare il ranking (l’elenco) della pagina.

Ci sono 3 elementi da considerare nella scheda ecommerce per informare l’utente:

  1. Le keyword primarie (più importanti) all’inizio
  2. Le keyword secondarie
  3. Scrivere fino a 65 battute (comprendono i caratteri e gli spazi)

Assicurati poi che nella Url (la sequenza di caratteri che identifica l’indirizzo di una risorsa su una rete di computer) ci sia la parola chiave (il nome del prodotto), senza numeri e sigle strani.

➤ Plugin di WordPress per le keyword

Come inserire le parole chiave nel sito?

La soluzione migliore è quella di usare un plugin in grado di influenzare i meta tag WordPress (dal tag title alla meta description).

La soluzione migliore?

WordPress SEO by Yoast (www.yoast.com)

ecommerce

Uno dei siti di riferimento per la ricerca delle comparazioni tra le keyword è answerthepublic.com

➤ Le immagini: di qualità

Le foto sono essenziali per la scheda prodotto di un e-commerce.

Tre sono gli elementi da inserire:

  1. Il nome del prodotto
  2. Il testo alternativo descrittivo
  3. La qualità della foto (formato e dimensioni del file in Kb)

Per la scelta dello scatto di qualità il consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista.
Se ti interessa Mattia Traverso (www.mattiatraverso.it), del team di AEsse Communication, è un esperto in fotografie per siti web, e-commerce, brochure e cataloghi.

Le foto devono, inoltre, essere:

  1. Con le dimensioni richieste dal tuo tema di WordPress o Joomla
  2. Compresse e ottimizzate con Photoshop o un plugin a pagamento (l’opzione premium permette un numero elevato di compressioni. Considera che ogni foto viene memorizzata in 12 formati differenti, per essere visibile ai vari display degli smartphone) installato sul sito (ad es. Short Pixel Image Compression)

➤ Il testo di riferimento: il Tag H1

L’header principale, cioè l’elemento base, di una pagina web e delle schede ecommerce è il tag H1.
In poche parole: il nome del prodotto.

Nella scheda prodotto e-commerce deve esserci il testo che descrive il prodotto in vendita.
Google ha bisogno di informazioni e chiede uno standard su:

  1. Leggibilità del testo
  2. Suddivisione del testo in paragrafi
  3. Collegamento a menu interni del tuo sito
  4. Parole chiave negli H2 e H3 (sottotitoli e titoletti)

Gli H2, H3, fino agli H6 servono per strutturare paragrafi e sottoparagrafi, le sezioni minori della scheda o dell’articolo.

Gli Headings quindi sono fondamentali perché aiutano il copywriter a costruire l’architettura del testo e allo stesso tempo il lettore a capire come sarà strutturato il pezzo.

Nella scheda prodotto ben visibili e di immediata lettura devono esserci:

  1. Prezzo
  2. Accessori
  3. Disponibilità a magazzino
  4. Recensioni

Per ottimizzare questo lavoro puoi usare una serie di tool. Vedi sopra il punto “Parole chiave: le Keyword”.

➤ Uso della sitemap.xml

Per indicizzare le schede prodotto il metodo migliore è quello di creare una sitemap.xml dedicata alle categorie e alle schede dei beni in vendita.

Inoltre, puoi caricare anche un file XML sitemap specifico per migliorare la scansione dei prodotti.

➤ La tua strategia SEO per ecommerce

Come si nota dall’articolo, il posizionamento su Google di un e-commerce richiede una conoscenza approfondita degli elementi citati.

Ogni parte del sito web deve essere considerata sotto vari aspetti, da quello grafico a quello del testo, delle immagini ai pòug-in inseriti.

Tu hai già scritto delle schede prodotto per il tuo ecommerce?

Se hai domande, ulteriori consigli o alternative da proporre, entriamo in contatto.

Potrsti leggere anche:

 

Mi piace muovermi tra comunicazione, tecnica e relazione.

Ogni contenuto richiede un suo modo per essere divulgato.

Per questo mi ritrovo nei testi e tra le righe dei codici.

 

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Zoom è l’app del momento per le videoconferenze. Un successo senza precedenti con alcuni punti interrogativi

Zoom è l’app del momento per le videoconferenze. Un successo senza precedenti con alcuni punti interrogativi

La tech company californiana Zoom, di Eric Yuan, ottiene un seguito senza precedenti nel mondo delle app per videoconferenze. Qualche ombra sulla privacy sembra non preoccupare il Ceo della società.

Scegliere una piattaforma per le videoconferenze e per le attività didattiche online è divenuta, già dall’inizio della quarantena dovuta al coronavirus, una necessità.

Già da gennaio Zoom, società californiana di videoconferenze, ha iniziato a proporsi al pubblico mondiale.

Quando il COVID-19 si era diffuso in Cina e sembrava rimanere circoscritto, Zoom Video Communication di San Jose in California (USA) con la sua applicazione per iOS ha cominciato ad essere scaricata a ritmi vorticosi.

In una sola settimana l’applicazione è balzata in testa alla classifica dei download gratuiti nell’App Store di Apple.

Pochi giorni prima, secondo Apptopia Inc. società di Boston (USA) specializzata nell’analisi delle tendenze e delle metriche di mercato delle maggiori app e publisher di telefonia mobile del mondo, Zoom è stata scaricata da più di 600 mila persone.

Un record nello scenario delle piattaforme per le videochat.

Una platea diffusa

Tra i milioni di persone, che hanno iniziato a usufruire di questo servizio, ci sono studenti liceali, universitari e di ogni grado di istruzione.
Dato il perdurare del periodo di isolamento interi atenei e scuole si sono spostate sulla didattica telematica.

Sono questi gli anni in cui gli adolescenti, della generazione successiva ai Millenials, si definiscono della Generazione Z, cioè zoomer: ora lo sono in senso letterale.

E così, mentre il mercato azionario precipita, le azioni di Zoom si impennano portando la valutazione della società a toccare i 29 miliardi di dollari.

Questo risultato è frutto anche di una previsione fatta dalla società fin da gennaio, quando il Coronavirus ha cominciato a diffondersi in Cina.

Per l’effetto domino della propagazione e della inevitabile quarantena era pensabile che la clientela principale, gli impiegati in videoconferenza, avrebbe utilizzato in modo massiccio la piattaforma da casa.

Così gli specialisti di Zoom hanno iniziato un massiccio programma di lezioni di addestramento gratuite.

La Cina, per esempio, ha eliminato il tetto dei 40 minuti per le videoconferenze senza costi.

Ma Zoom non si è imposta solo nell’ambito dello smart working.

Sta diventando un fenomeno culturale, tanto che le videochat sono usate per organizzare feste, concerti, esposizioni artistice e funzioni religiose.

In azienda nessuno pensava di divenire un meme.

 

Tecnologie web

Zoom si conferma l’app più scaricata per facilità e usabilità. L’App è già in dotazione a molte scuole e università di tutto il mondo (foto da pixabay.com)

 

L’app Zoom spopola tra i ragazzi

Gli utilizzi di Zoom sono i più vari. Su Facebook, un gruppo di ragazzi confinato in casa, il Zoom Memes for Self Qaranteens, ha superato i 150mila membri in meno di una settimana.

I genitori dei ragazzi di prima media della scuola di Tosenbaum Yeshiva of North Jersey hanno organizzato la ricreazione dei figli sulla piattaforma.

Gli universitari americani hanno iniziato a fissare appuntamenti al buio su Zoom e i centri benessere offrono esercizi di respirazione e di Yoga online.

Harvard tiene lezioni attraverso Zoom, sia per i corsi di laurea triennali che per quelli specialistici.

“Twitch sta a YouTube come Zoom potrebbe stare a TikTok”, spiega Lucas Moiseyev, uno studente universitario statunitense, che ha rilasciato un’intervista pubblicata in un giornale italiano*.
Lo studente Moiseyev pensa che Zoom abbia le potenzialità per entrare nella vita quotidiana della Gen-Z anche dopo l’attuale quarantena, sempre che inserisca più funzioni social.

Un servizio di messaggeria diretta con filtri per le foto ed effetti video, tipo quelli presenti su TikTok e Snapchat, potrebbe spingere molti nuovi utenti a ritenere Zoom come riferimento per i loro incontri virtuali.

La concorrenza delle altre piattaforme

Nel panorama delle piattaforme di videochat esistono già altri concorrenti. Skype (nata nel 2003), Google Hangouts, Facebook Messenger e Face Time di Apple.

Marco Polo, app di video chat creata da Joya Comminication, consente agli utenti di comunicare come si stesse usando un walkie talkie. Si inviano i propri video e si aspetta che il ricevente risponda allo stesso modo.

Perché scegliere Zoom?

La risposta probabilmente è nella facilità con cui ci si collega a più persone in contemporanea e, inoltre, Zoom è già in dotazione a molte scuole e università.

Durante la quarantena Zoom ha esteso la possibilità di fare chiamate illimitate gratis fino a massimo 100 partecipanti.

In marzo l’app ha raggiunto i 2,4 milioni di download con una crescita del 1300% da metà febbraio 2020. Sono 20 gli stati in USA che utilizzano Zoom per la didattica online.

Elemento differenziante è quello del pulsante Touch Up My Appearance (ritocca il mio aspetto): consente di applicare un effetto flou all’immagine video, uniformando il colore della pelle dell’utente, come un filtro di Instagram.

Ci sono anche gli sfondi personalizzati per coprire ambienti poco presentabili online durante una conferenza.

Zoom ha un look di tendenza e i giovani sono attenti nell’uso di nuove tecnologie che seguono i trend del momento.

Di base c’è che la piattaforma è semplice nell’usabilità. Per questo viene scelta tra i software per videoconferenza.

Leggi anche > Smart working: 8 consigli per lavorare da casa in modo produttivo

Qualche ombra sulla Privacy

Un momento di ascesa, quello della tech company di Eric Yuan, ex manager di Cisco Systems, fondata nel 2011.

Il suo dilagante utilizzo solleva, però, dei timori legati alla privacy, la sicurezza per i più giovani e la moderazione dei contenuti.

Le condizioni di servizio includono delle clausole che potrebbero tradursi in un’intrusione nella vita privata degli utenti tipo l’utilizzo dei dati per le pubblicità mirate: in questo Zoom è da valutare con attenzione.

Da un’analisi della giornalista Mara Accettura** si rileva che Zoom, fino a qualche settimana fa (la prima settimana di aprile 2020), inviava a Facebook i dati personali degli utenti relativi a città, lingua, indirizzo IP, fuso orario e tipo di dispositivo. A loro insaputa.

In seguito ad una inchiesta dell’FBI (Federal Bureau of Investigation), la società si è scusata ed ha aggiornato l’app con una versione più sicura.

Il sito investigativo The Intercept (organizzazione giornalistica di inchiesta di New York) ha dichiarato che i video di Zoom non usano crittografia end-to-end tra gli utenti delle conference call e quindi la società proprietaria dell’app potrebbe accedere ai meeting. Pertanto sussiste la possibilità di un’attività di spionaggio.

Il 28 marzo SpaceX, società di Elon Musk, ha disabilitato i device del suo staff per paura di non avere la sicurezza e temere l’irruzione di hacker e troll durante le conferenze.

Il Ceo di Zoom, Eric Yuan, si è nuovamente scusato nel suo blog e si è impegnato a lavorare sui problemi di sicurezza e privacy fino a luglio, quando pubblicherà un rapporto sulla trasparenza supervisionato anche da terze parti.

 

Video conferenze

I rischi di violazione della privacy sono da valutare attentamente. Sul sito di aziendadigitale.eu ci sono utili consigli

Consigli per la privacy di agendadigitale.eu

Come mettersi al riparo da questi rischi?

Un consiglio, ricorrente, può essere quello di usare applicativi che hanno dietro aziende più strutturate, abituate a ragionare in termini di privacy by design/default, come Microsoft Teams, Skype (sempre di MS), Google Hangouts Meet.

Ma alcuni potrebbero trovarle limitate rispetto alla capacità di Zoom di ospitare così tante persone in contemporanea e ai suoi strumenti di smart working/e-learning.

Si può usare qualche rimedio per tutelarsi su Zoom.

Mettere una password ai meeting

Consiglio primario: impostare una password complessa per tutte le riunioni e i webinar.

Abilita la funzione Sala d’attesa

La funzione Sala d’attesa consente all’ospitante di controllare quando ciascun partecipante si unisce alla riunione.

Come organizzatore della riunione, puoi ammettere i partecipanti uno a uno o tenere tutti i partecipanti nella sala di attesa virtuale e ammetterli in massa.

Ciò richiede più lavoro da parte dell’host, ma consente ai partecipanti di aderire solo se lo ammetti specificamente.

Disabilita Partecipa prima dell’host

Se stai pianificando una riunione in cui verranno discusse informazioni riservate, è meglio lasciare Abilita partecipazione prima dell’ospite.

L’opzione Partecipa prima dell’host può essere utile per consentire ad altri di continuare una riunione se non si è disponibili per avviarla, ma con questa opzione abilitata, la prima persona che si unisce alla riunione verrà automaticamente impostata come ospitante e avrà il pieno controllo su l’incontro.

Limita la condivisione dello schermo all’host

Per impostazione predefinita, la condivisione dello schermo nelle riunioni Zoom è limitata all’host. Puoi modificarlo se devi consentire ad altri partecipanti di condividere i loro schermi. Attenzione a chi abilitare.

Lo scopo è consentire di condividere e collaborare evitando però zoombooming: impedire ai partecipanti indesiderati di interrompere la riunione con una condivisione intrusiva, con contenuti pornografici o altro, com’è successo.

Sicurezza delle riunioni durante la pianificazione delle riunioni di Zoom utilizzando il calendario di Outlook

Se aggiungi una riunione Zoom al tuo calendario o crei una riunione Zoom nel tuo calendario utilizzando il plug-in Zoom Outlook, tieni presente che la voce del calendario può includere la password della riunione Zoom.

Se hai impostato il tuo calendario in modo che sia aperto ai colleghi per visualizzare i dettagli delle tue riunioni, questo può esporre la password a chiunque visualizzi il tuo calendario.

È possibile proteggere la password rendendo privata la voce del calendario o modificando la voce per rimuovere la password della riunione di Zoom.

“Chiudi a chiave” la tua sessione

I controlli dell’host Zoom consentono all’host o al co-host di bloccare la riunione, una volta che tutti i partecipanti hanno aderito. Così evitiamo intrusi

Una nuova piattaforma di videochat, quella di Zoom, che si inserisce nel panorama delle app divenute indispensabili in questo frangente storico.

D’altra parte rimanere collegati a colleghi o compagni di scuola e amici è un momento di socialità, seppur virtuale.

 

Articolo a cura di Nicola Albi
AEsse Communication

*Settimanale Supplemento “D” magazine de La Repubblica n.1186.
** Intervento su “D” magazine de La Repubblica n.1186, titolo “Attenti ai troll”.

Foto di copertina di William Navarro su Unsplash.com

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Nicola Albi

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