La tech company californiana Zoom, di Eric Yuan, ottiene un seguito senza precedenti nel mondo delle app per videoconferenze. Qualche ombra sulla privacy sembra non preoccupare il Ceo della società.

Scegliere una piattaforma per le videoconferenze e per le attività didattiche online è divenuta, già dall’inizio della quarantena dovuta al coronavirus, una necessità.

Già da gennaio Zoom, società californiana di videoconferenze, ha iniziato a proporsi al pubblico mondiale.

Quando il COVID-19 si era diffuso in Cina e sembrava rimanere circoscritto, Zoom Video Communication di San Jose in California (USA) con la sua applicazione per iOS ha cominciato ad essere scaricata a ritmi vorticosi.

In una sola settimana l’applicazione è balzata in testa alla classifica dei download gratuiti nell’App Store di Apple.

Pochi giorni prima, secondo Apptopia Inc. società di Boston (USA) specializzata nell’analisi delle tendenze e delle metriche di mercato delle maggiori app e publisher di telefonia mobile del mondo, Zoom è stata scaricata da più di 600 mila persone.

Un record nello scenario delle piattaforme per le videochat.

Una platea diffusa

Tra i milioni di persone, che hanno iniziato a usufruire di questo servizio, ci sono studenti liceali, universitari e di ogni grado di istruzione.
Dato il perdurare del periodo di isolamento interi atenei e scuole si sono spostate sulla didattica telematica.

Sono questi gli anni in cui gli adolescenti, della generazione successiva ai Millenials, si definiscono della Generazione Z, cioè zoomer: ora lo sono in senso letterale.

E così, mentre il mercato azionario precipita, le azioni di Zoom si impennano portando la valutazione della società a toccare i 29 miliardi di dollari.

Questo risultato è frutto anche di una previsione fatta dalla società fin da gennaio, quando il Coronavirus ha cominciato a diffondersi in Cina.

Per l’effetto domino della propagazione e della inevitabile quarantena era pensabile che la clientela principale, gli impiegati in videoconferenza, avrebbe utilizzato in modo massiccio la piattaforma da casa.

Così gli specialisti di Zoom hanno iniziato un massiccio programma di lezioni di addestramento gratuite.

La Cina, per esempio, ha eliminato il tetto dei 40 minuti per le videoconferenze senza costi.

Ma Zoom non si è imposta solo nell’ambito dello smart working.

Sta diventando un fenomeno culturale, tanto che le videochat sono usate per organizzare feste, concerti, esposizioni artistice e funzioni religiose.

In azienda nessuno pensava di divenire un meme.

 

Tecnologie web

Zoom si conferma l’app più scaricata per facilità e usabilità. L’App è già in dotazione a molte scuole e università di tutto il mondo (foto da pixabay.com)

 

L’app Zoom spopola tra i ragazzi

Gli utilizzi di Zoom sono i più vari. Su Facebook, un gruppo di ragazzi confinato in casa, il Zoom Memes for Self Qaranteens, ha superato i 150mila membri in meno di una settimana.

I genitori dei ragazzi di prima media della scuola di Tosenbaum Yeshiva of North Jersey hanno organizzato la ricreazione dei figli sulla piattaforma.

Gli universitari americani hanno iniziato a fissare appuntamenti al buio su Zoom e i centri benessere offrono esercizi di respirazione e di Yoga online.

Harvard tiene lezioni attraverso Zoom, sia per i corsi di laurea triennali che per quelli specialistici.

“Twitch sta a YouTube come Zoom potrebbe stare a TikTok”, spiega Lucas Moiseyev, uno studente universitario statunitense, che ha rilasciato un’intervista pubblicata in un giornale italiano*.
Lo studente Moiseyev pensa che Zoom abbia le potenzialità per entrare nella vita quotidiana della Gen-Z anche dopo l’attuale quarantena, sempre che inserisca più funzioni social.

Un servizio di messaggeria diretta con filtri per le foto ed effetti video, tipo quelli presenti su TikTok e Snapchat, potrebbe spingere molti nuovi utenti a ritenere Zoom come riferimento per i loro incontri virtuali.

La concorrenza delle altre piattaforme

Nel panorama delle piattaforme di videochat esistono già altri concorrenti. Skype (nata nel 2003), Google Hangouts, Facebook Messenger e Face Time di Apple.

Marco Polo, app di video chat creata da Joya Comminication, consente agli utenti di comunicare come si stesse usando un walkie talkie. Si inviano i propri video e si aspetta che il ricevente risponda allo stesso modo.

Perché scegliere Zoom?

La risposta probabilmente è nella facilità con cui ci si collega a più persone in contemporanea e, inoltre, Zoom è già in dotazione a molte scuole e università.

Durante la quarantena Zoom ha esteso la possibilità di fare chiamate illimitate gratis fino a massimo 100 partecipanti.

In marzo l’app ha raggiunto i 2,4 milioni di download con una crescita del 1300% da metà febbraio 2020. Sono 20 gli stati in USA che utilizzano Zoom per la didattica online.

Elemento differenziante è quello del pulsante Touch Up My Appearance (ritocca il mio aspetto): consente di applicare un effetto flou all’immagine video, uniformando il colore della pelle dell’utente, come un filtro di Instagram.

Ci sono anche gli sfondi personalizzati per coprire ambienti poco presentabili online durante una conferenza.

Zoom ha un look di tendenza e i giovani sono attenti nell’uso di nuove tecnologie che seguono i trend del momento.

Di base c’è che la piattaforma è semplice nell’usabilità. Per questo viene scelta tra i software per videoconferenza.

Leggi anche > Smart working: 8 consigli per lavorare da casa in modo produttivo

Qualche ombra sulla Privacy

Un momento di ascesa, quello della tech company di Eric Yuan, ex manager di Cisco Systems, fondata nel 2011.

Il suo dilagante utilizzo solleva, però, dei timori legati alla privacy, la sicurezza per i più giovani e la moderazione dei contenuti.

Le condizioni di servizio includono delle clausole che potrebbero tradursi in un’intrusione nella vita privata degli utenti tipo l’utilizzo dei dati per le pubblicità mirate: in questo Zoom è da valutare con attenzione.

Da un’analisi della giornalista Mara Accettura** si rileva che Zoom, fino a qualche settimana fa (la prima settimana di aprile 2020), inviava a Facebook i dati personali degli utenti relativi a città, lingua, indirizzo IP, fuso orario e tipo di dispositivo. A loro insaputa.

In seguito ad una inchiesta dell’FBI (Federal Bureau of Investigation), la società si è scusata ed ha aggiornato l’app con una versione più sicura.

Il sito investigativo The Intercept (organizzazione giornalistica di inchiesta di New York) ha dichiarato che i video di Zoom non usano crittografia end-to-end tra gli utenti delle conference call e quindi la società proprietaria dell’app potrebbe accedere ai meeting. Pertanto sussiste la possibilità di un’attività di spionaggio.

Il 28 marzo SpaceX, società di Elon Musk, ha disabilitato i device del suo staff per paura di non avere la sicurezza e temere l’irruzione di hacker e troll durante le conferenze.

Il Ceo di Zoom, Eric Yuan, si è nuovamente scusato nel suo blog e si è impegnato a lavorare sui problemi di sicurezza e privacy fino a luglio, quando pubblicherà un rapporto sulla trasparenza supervisionato anche da terze parti.

 

Video conferenze

I rischi di violazione della privacy sono da valutare attentamente. Sul sito di aziendadigitale.eu ci sono utili consigli

Consigli per la privacy di agendadigitale.eu

Come mettersi al riparo da questi rischi?

Un consiglio, ricorrente, può essere quello di usare applicativi che hanno dietro aziende più strutturate, abituate a ragionare in termini di privacy by design/default, come Microsoft Teams, Skype (sempre di MS), Google Hangouts Meet.

Ma alcuni potrebbero trovarle limitate rispetto alla capacità di Zoom di ospitare così tante persone in contemporanea e ai suoi strumenti di smart working/e-learning.

Si può usare qualche rimedio per tutelarsi su Zoom.

Mettere una password ai meeting

Consiglio primario: impostare una password complessa per tutte le riunioni e i webinar.

Abilita la funzione Sala d’attesa

La funzione Sala d’attesa consente all’ospitante di controllare quando ciascun partecipante si unisce alla riunione.

Come organizzatore della riunione, puoi ammettere i partecipanti uno a uno o tenere tutti i partecipanti nella sala di attesa virtuale e ammetterli in massa.

Ciò richiede più lavoro da parte dell’host, ma consente ai partecipanti di aderire solo se lo ammetti specificamente.

Disabilita Partecipa prima dell’host

Se stai pianificando una riunione in cui verranno discusse informazioni riservate, è meglio lasciare Abilita partecipazione prima dell’ospite.

L’opzione Partecipa prima dell’host può essere utile per consentire ad altri di continuare una riunione se non si è disponibili per avviarla, ma con questa opzione abilitata, la prima persona che si unisce alla riunione verrà automaticamente impostata come ospitante e avrà il pieno controllo su l’incontro.

Limita la condivisione dello schermo all’host

Per impostazione predefinita, la condivisione dello schermo nelle riunioni Zoom è limitata all’host. Puoi modificarlo se devi consentire ad altri partecipanti di condividere i loro schermi. Attenzione a chi abilitare.

Lo scopo è consentire di condividere e collaborare evitando però zoombooming: impedire ai partecipanti indesiderati di interrompere la riunione con una condivisione intrusiva, con contenuti pornografici o altro, com’è successo.

Sicurezza delle riunioni durante la pianificazione delle riunioni di Zoom utilizzando il calendario di Outlook

Se aggiungi una riunione Zoom al tuo calendario o crei una riunione Zoom nel tuo calendario utilizzando il plug-in Zoom Outlook, tieni presente che la voce del calendario può includere la password della riunione Zoom.

Se hai impostato il tuo calendario in modo che sia aperto ai colleghi per visualizzare i dettagli delle tue riunioni, questo può esporre la password a chiunque visualizzi il tuo calendario.

È possibile proteggere la password rendendo privata la voce del calendario o modificando la voce per rimuovere la password della riunione di Zoom.

“Chiudi a chiave” la tua sessione

I controlli dell’host Zoom consentono all’host o al co-host di bloccare la riunione, una volta che tutti i partecipanti hanno aderito. Così evitiamo intrusi

Una nuova piattaforma di videochat, quella di Zoom, che si inserisce nel panorama delle app divenute indispensabili in questo frangente storico.

D’altra parte rimanere collegati a colleghi o compagni di scuola e amici è un momento di socialità, seppur virtuale.

 

Articolo a cura di Nicola Albi
AEsse Communication

*Settimanale Supplemento “D” magazine de La Repubblica n.1186.
** Intervento su “D” magazine de La Repubblica n.1186, titolo “Attenti ai troll”.

Foto di copertina di William Navarro su Unsplash.com

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Nicola Albi

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