Perché uno spot ci colpisce?

Penso sia successo anche a voi che uno spot pubblicitario vi abbia particolarmente colpito, lasciandovi nella mente un’ immagine o qualche ritornello. 
Certo, quando parliamo di “gusto” estetico o sensoriale entrano in ballo diverse variabili, spesso incontrallabili e difficilmente misurabili.

Gli studiosi del marketing dividono l’approccio al messaggio pubblicitario in razionale/emotivo e persuasivo/evasivo.
Il primo si basa sulla logica e porta ad evidenziare gli elementi positivi razionali: di conseguenza si sceglierà un prodotto perché percepito come migliore di un altro.
L’ approccio emotivo cerca, invece, di stimolare le emozioni e i sentimenti, enfatizzando i valori positivi del prodotto.
L’approccio emozionale, altra sfumatura, punta sul coinvolgimento empatico stimolando la percezione di sensazioni piacevoli. Di conseguenza il consumatore entra in sintonia prima con il messaggio e poi con il prodotto.
Le più recenti teorie di marketing evidenziano, inoltre, l’aspetto soggettivo e irrazionale dell’acquisto (persuasivo/evasivo) che dipendono dal momento in cui si compie l’atto dell’acquisto e lo condizionano.
Ecco che oggi la vera sfida è improntata tra le pubblicità che sanno emozionare e non tanto sulle caratteristiche del prodotto.


“Gli spot lavorano sulle percezioni (marketing emozionale) e il marketing polisensoriale arriva a proporre tecniche di vendita e di comunicazione che sollecitano tutti e cinque i sensi del consumatore”.
 (Fabris 2009)


Puntare alle sensazioni significa sollecitare i desideri psico-fisici dell’individuo (dalla fame al desiderio di possedere qualcosa) e si può parlare dunque di “manipolazione”, seppur indiretta.

“Anche con l’uso della musica  si attua quell’associazione tra messaggio pubblicitario ed emozione, identificando il brano col prodotto. Ed ecco che il motivetto della TIM, che mi ritorna spesso alla mente, si rivela efficace nel farmi provare simpatia per quel brand”.

I nostri consumi sembrano pertanto essere influenzati da fattori che sfuggono alla nostra consapevolezza, spingendoci a un comportamento e non a un altro.
Rimane, comunque, un margine decisionale sul quale nessuna strategia di marketing potrà mai incidere, per fortuna.
Siete delle stesso parere?

Nicola Albi

Se questo articolo vi è piaciuto, leggete anche:

#TIM la danza che (s)fibra
Il successo di un brand non passa dal click
Pubblicità e neuroscienze

 

Credit Photo: Pixabay.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE

Navigando nel sito, permetti l'uso dei cookie da parte nostra. Informativa

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi