Zygmunt Bauman ci ha consegnato in eredità, lasciando questa terra, un enorme bagaglio di studi e conoscenze.
Con le sue più acute teorie sul mondo del consumismo, sulle svariate sfaccettature della società in continuo cambiamento e sui sitemi di potere moderni e post-moderni è ritenuto una voce fondamentale della disciplina scientifica, quale la sociologia.

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Partendo dalla micro analisi delle vite degli individui, rinchiusi nella loro solitudine assordante, fino alle ripercussioni che possono esserci sul controllo della libertà individuale da parte dei social network (vedi “Sesto potere” di Z. Bauman e D. Lyon) il noto sociologo ci ha indicato fenomenologie che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.

La notorietà di Bauman, del primo decennio del ventunesimo secolo, è stata legata alle sue riflessioni sulla “società liquida” e “medernità liquida”.
«Una società di consumatori è una società liquida perché tutte le identità possono essere come non essere, tutte le appartenenze ingenerano fedeltà o tradimenti arbitrari».
«Nella gerarchia tramandata di valori riconosciuti la sindrome consumista ha declassato la durata in favore della transitorietà. Ha posto il valore della novità sopra quello della durevolezza e si basa sulla velocità, sull’eccesso e sullo scarto» (cit. “Vita liquida” di Z. Bauman).
Oltre a questi concetti, il motivo conduttore della sua analisi è l’attenzione per l’etica, soprattutto l’etica dell’Altro.
E se rapportiamo questo status con l’avvento dei social media, ci troviamo difronte a delle interessanti riflessioni.
Secondo lo studioso la nostra vita è scissa tra due universi, online e offline, divenendo irrimediabilmente bipolare. Poiché ognuno di questi singoli universi ha un proprio contenuto e proprie regole, quando passiamo da una parte all’altra tendiamo a usare lo stesso linguaggio anche se diverso sotto il profilo semantico. Scatta così una compenetrazione tra gli universi che causa un certo stato di confusione.
Non riusciamo più a descrivere correttamente la parte della vita che trascorriamo in uno delle due realtà (virtuale o meno che sia).
Chiedete agli amici di Facebook o Twitter se si sentono più vicini o lontani agli altri con l’uso dei social.
Si arriverà, ascoltando le loro risposte, ad un punto di confusione e con un paradosso: due realtà apparentemente in conflitto coesistono una accanto all’altra. I social media ci avvicinano, e al tempo stesso ci allontanano.
La differenza è nel fatto che l’individuo ha acquisito una rete e non una “comunità”.
Appartenere a una comunità è una condizione molto più sicura e affidabile di una rete seppur senza vincoli e obblighi. La comunità ti osserva da vicino e ti lascia poco spazio di manovra. Mentre la rete esiste per gli svaghi e ti lascia sempre un’ampio spettro di scelta.
Si deve capire a cosa dare più importanza: sicurezza e libertà dovranno essere dosate a seconda del proprio vissuto.
Come affermato da Sherry Turkle (sociologa, psicologa e tecnologa statunitense esperta di relazioni tra tecnologia e sogggetti umani):
«Oggi, insicuri nelle relazioni e ansiosi nei confronti dell’intimità, cerchiamo nella tecnologia dei modi per instaurare rapporti e allo stesso tempo per proteggerci da essi».
L’importante è scegliere sapendo cosa scegli.
Buon viaggio e grazie, grande maestro Bauman.

Nicola Albi

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