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Come convertire i PDF in Word per la SEO: guida pratica e veloce

Come convertire i PDF in Word per la SEO: guida pratica e veloce

Ti occupi di SEO e hai bisogno di avere a disposizione i testi dei PDF in modo da inserirli nel CMS in poco tempo?
La buona notizia è che Google indicizza anche i PDF, ma spesso è più conveniente modificarli per velocizzare i flussi editoriali.
Naturalmente, Word è ancora uno dei formati più diffusi, soprattutto in ambito professionale, quindi può esserti molto utile sapere come convertire un PDF in Word.

Pensare di copiare il testo di un PDF in Word ormai è follia: ci sono tanti strumenti come SmallPDF che ti permettono di fare questo passaggio in pochi secondi.

Se converti pdf in word, ottieni un file subito editabile e pronto per l’ottimizzazione on-page. I file .docx sono semplici da condividere e, spesso, sono più comodi per chi lavora nel settore della SEO.

Per esempio, se devi dare a un cliente un articolo ottimizzato, è molto più utile inviarlo al cliente in .docx piuttosto che in PDF, così lui può subito copiarlo e incollarlo sul CMS.

Cosa ti serve per iniziare se vuoi convertire un PDF in Word

  • Il PDF originale (meglio se non protetto) e, se è una scansione, la funzione OCR (riconoscimento ottico dei caratteri) di Smallpdf.
  • Un browser aggiornato su Windows, macOS o Linux, o l’app mobile se lavori in mobilità.

Procedura passo passo: da PDF a Word con SmallPDF

#1 Apri lo strumento PDF in Word di Smallpdf e carica il file trascinandolo nell’area dedicata.

Convertire PDF in Word

 

#2 Se il PDF è una scansione, attiva l’opzione con OCR (funzione Pro) per rendere il testo selezionabile e modificabile.

Converti Word in PDF con semplici operazioni

#3 Avvia la conversione e attendi pochi secondi. Mantieni il browser attivo finché non compare il pulsante di download.

#4 Scarica il file .docx e aprilo in Word o in Google Docs. Controlla i titoli, gli elenchi, le tabelle e le note. Smallpdf preserva il layout e i font grazie all’integrazione con Solid Documents.

Come convertire file Word in PDF

 

#5 Fai un controllo SEO veloce: normalizza gli heading, verifica i link, aggiungi eventuali alt text alle immagini una volta inserite nel CMS.

#6 Salva una copia e rinomina il file con una convenzione chiara per l’archiviazione.

#7 Se devi riutilizzare solo parti del contenuto, valuta anche la conversione in TXT per avere del testo grezzo da pulire rapidamente.

#8 Quando hai finito, ricorda che i file caricati su SmallPDF vengono eliminati automaticamente entro circa un’ora, a meno che tu non li salvi sul tuo account.

Consigli e best practice per migliorare i tuoi flussi nella SEO

I PDF pesanti non sono un problema se li converti, ma se li mantieni come risorsa da scaricare, comprimili con lo strumento dedicato per ridurre l’impatto sulle performance e sull’UX. Monitora con PageSpeed Insights le metriche che Google usa per valutare l’esperienza utente e segui le raccomandazioni che ti vengono fornite.

Per i testi derivati dalle scansioni, l’OCR è fondamentale perché rende ricercabili i contenuti e permette un editing accurato prima della pubblicazione. Se il documento finale resta in PDF, ad esempio come allegato, esegui comunque l’OCR per l’accessibilità e la ricercabilità interna.

Google può indicizzare i PDF, ma per avere controllo sui meta, sui dati strutturati e sul linking interno spesso conviene spostare il contenuto importante in HTML e usare il PDF come risorsa complementare. Quando un PDF non deve apparire in SERP, applica noindex via intestazione HTTP X-Robots-Tag, è il metodo consigliato da Google per le risorse non HTML.

Smallpdf usa la crittografia TLS, è conforme al GDPR e certificato ISO/IEC 27001. I server si trovano in Europa.

Magari non ti sembra importante, ma sono degli aspetti utili da citare nelle policy interne quando gestisci i documenti sensibili.

Problemi frequenti e soluzioni rapide per risparmiare tempo

Il testo del file è un’immagine che non può essere copiata? Se il PDF è una scansione, senza OCR il .docx risulta vuoto o scomposto. Per risolvere, abilita l’OCR prima della conversione.

La formattazione è disallineata dopo l’export? Capita con i layout complessi. Verifica che gli heading e gli elenchi siano coerenti. La tecnologia di SmallPDF mira a preservare la grafica e i font, ma un passaggio di editing è sempre consigliato, soprattutto in ottica SEO.

Le tabelle risultano rovinate dopo la conversione? Se le tabelle perdono la formattazione, prova un export dedicato verso Excel e poi ricostruisci la tabella nel CMS. SmallPDF supporta le conversioni verso i principali formati Office.

Il file è protetto da password? Se sei autorizzato, rimuovi la protezione con lo strumento sblocca PDF e ripeti la conversione.

Hai troppi PDF in indice? Usa l’operatore di ricerca per individuarli velocemente e decidere cosa migrare in HTML: site:tuodominio.it filetype:pdf. Poi applica X-Robots-Tag noindex dove serve.

Riepilogo: cosa hai appreso con questa guida

  • Come caricare il PDF su SmallPDF e, se serve, attivare l’OCR (riconoscimento ottico dei caratteri) per ottenere un .docx modificabile.
  • Controllare e ottimizzare i titoli, i link e le tabelle prima di pubblicare nel CMS.
  • Valutare la compressione, l’accessibilità e, se necessario, il noindex per i PDF originali.
  • Lavorare in sicurezza: crittografia, conformità GDPR/ISO e cancellazione automatica dei file entro un’ora.

Convertire i file PDF in Word ormai è diventata una semplice operazione.

Con l’uso dei tools presenti su SmallPDF la conversione è sicura e precisa.

Scopri anche tu tutti gli strumenti, presenti sulla piattaforma, per la conversione i file di diverso formato.

 

 

Mi piace muovermi tra comunicazione, tecnica e relazione.

Ogni contenuto richiede un suo modo per essere divulgato.

Per questo mi ritrovo nei testi e tra le righe dei codici.

 

Nicola Albi

Consulente Marketing

Come SEO e Copywriting per il turismo aumentano visibilità e prenotazioni

Come SEO e Copywriting per il turismo aumentano visibilità e prenotazioni

La maggior parte dei viaggi inizia con una ricerca su Google: grazie alla SEO e al copy turistico presenti la tua struttura nel modo migliore e intercetti il turista 

Nel settore turistico la ricerca online è spesso il primo passo che un viaggiatore compie prima di decidere dove prenotare.

Questo è il motivo per cui la SEO (Search Engine Optimization) è estremamente importante nel turismo, forse più che in molti altri settori.

Ricorda:

La maggior parte dei viaggi inizia con una ricerca su Google. 

E la tua struttura  deve essere presente sul web nel modo migliore, per intercettare il turista.

Vediamo oggi una guida completa per capire come applicare il SEO copywriting in ambito turistico e rendere i tuoi scritti appetibili ai motori di ricerca.


Cos’è il SEO Copywriting per il turismo    

Il SEO copywriting è l’arte di scrivere testi che, al contempo, piacciono ai motori di ricerca (Google, Bing, ecc.) e coinvolgono e convincono le persone a prenotare, iscriversi o chiedere informazioni.

Nel turismo, questo significa creare contenuti ottimizzati che valorizzano una destinazione, una struttura ricettiva, un servizio turistico o un’esperienza.

Come procedere? 

1. Cerca le parole chiave da utilizzare (Keyword Research) 

Prima di scrivere, bisogna sapere come le persone effettuano la ricerca sui motori di ricerca.

Ad esempio:

  • “hotel romantico Lago di Como”
  • “cosa fare a Matera in 3 giorni”
  • “migliori agriturismi in Toscana con piscina”
  • “escursioni guidate in Sardegna”

Ti consiglio alcuni strumenti utili per capire quali sono le parole chiave:

  • Googoe Trends, strumento gratuito di Google che analizza la popolarità delle ricerche su Google e YouTube, mostrando i termini più cercati in tempo reale, nel passato e in specifiche aree geografiche. È semplice da utilizzare e intuitivo: tramite grafici che confrontano parole ti permette di identificare le tendenze;
  • Google Keyword Planner, strumento gratuito integrato in Google Ads che aiuta a scoprire nuove parole chiave e a stimare i volumi di ricerca e i costi per le campagne sulla rete di ricerca. Permette inoltre di analizzare la concorrenza, vedere le tendenze di ricerca e le stime di costo per strategie pubblicitarie efficaci;
  • Ubersuggest, strumento SEO e di marketing digitale utile ad analizzare parole chiave, concorrenza, backlink e audit di siti web. Di semplice utilizzo anche per i principianti;
  • Semrush, piattaforma più completa e avanzata per professionisti e agenzie, con funzionalità IA e tanti altri strumenti utili per la crescita online.

Utilizza keyword ad alta intenzione di viaggio: chi le usa, spesso è vicino alla decisione di prenotare. Ricorda che le keyword di viaggio hanno volumi molto alti di ricerca.

Parole chiave come “Cosa vedere a…” “Quando andare a…” con il luogo di destinazione generano un traffico enorme e continuativo.

Posizionarsi bene grazie alla SEO significa avere un flusso costante e gratuito di potenziali clienti.

2. Scrivi il testo con una struttura ottimizzata SEO

Ogni pagina o articolo dovrebbe avere:

  • Titolo H1: contiene la keyword principale (es. Hotel sul mare a Sorrento)
  • Sottotitoli H2/H3: suddividono i contenuti e includono keyword correlate
  • Meta Title e Meta Description: scritti in ottica “click magnet”, che attirano il click
  • URL breve e descrittivo
  • Immagini ottimizzate: compresse e nominate (inserisci anche testo ALT)
  • Testo suddiviso in paragrafi brevi e ad alta leggibilità, con titoli accattivanti e utilizzo di elenchi puntati

Per approfondire leggi:

3. Utilizza Storytelling Turistico e Copy Persuasivo

Il turismo è emozione, non solo informazione. Integra sempre una narrazione coinvolgente: Ad esempio: “Immagina di svegliarti con il profumo del mare e la luce dorata del sole che entra dalla finestra…”

Unisci SEO e storytelling usando le keywords nel modo più naturale possibile. Non esagerare con il loro utilizzo ma cerca di inserirle nel titolo, sottotitolo, inizio del testo e fine.

Parla ai desideri del viaggiatore come rilassarsi, scoprire, divertirsi, connettersi con la natura o la cultura e utilizza un linguaggio provo di stereotipi e frasi tipiche del settore turistico.

Coinvolgi i sensi: vista, suono, profumo, tatto, gusto. Più il lettore riesce a immaginare l’esperienza, più sarà coinvolto.

A questo proposito puoi leggere: Copywriting turistico: il decalogo per una scrittura che attrae, emoziona e converte

Non dimenticare di inserire call to action persuasive: “Prenota ora la tua esperienza indimenticabile”.

Guida l’utente all’azione con verbi concreti e orientati al beneficio. Ad esempio: “Prenota ora e vivi la tua estate italiana.”
Oppure: “Scopri le offerte per un weekend tra i vigneti.”

Puoi leggere anche: Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

3. Crea contenuti sempre attuali

Crea sul Blog turistico contenuti efficaci come:

  • Guide di viaggio SEO-friendly, come, ad esempio “Cosa vedere a Verona in 2 giorni”
  • Blog post stagionali ad esempio “Vacanze di Natale in Trentino”
  • Itinerari tematici “Weekend romantico in Umbria”

Questo tipo di contenuti, definiti evergreen, sono molto importanti per la visibilità di un blog in quanto sono sempre attuali e utili nel tempo e rispondono a domande e bisogni costanti del pubblico, portando traffico organico costante e costruendo autorevolezza.

Sul sito della struttura descrivi le camere e i servizi in modo invitante e ricorda l’ottimizzazione SEO.

Anche qui fai attenzione al linguaggio. Scrivi i dettagli in modo vivido e concreto: non limitarti a descrizioni generiche, ma usa dettagli precisi per rendere l’esperienza tangibile e memorabile.

Non utilizzare l’alberghese, il linguaggio tipico del turismo.

Crea landing page pubblicitarie per promuovere la struttura o un’offerta particolare.

4. Ottimizza la SEO Locale e Google Maps

Se gestisci un hotel, B&B, ristorante o agenzia, il SEO locale è fondamentale.

Ottimizza la Scheda Google Business Profile e mantienila aggiornata creando contenuti con le parole chiave.

Rispondi sempre alle recensioni, anche quelle negative.

Google Business Profie

Inserire le tue coordinate su Google è determinante per la localizzazione e per mostrare una serie di dettagli utili (immagini, recensioni, orari e numero di telefono)

A questo proposito puoi leggere: Novità su Google Business Profile: la local strategy per la tua attività

5. Analizza e ottimizza

Ogni strategia di marketing va analizzata per comprenderne l’efficacia.

Quantifica le visite organiche (Google Search Console/Google Analytics), il tempo di permanenza e il tasso di rimbalzo sulle pagine del tuo sito web.

Poi ottimizza continuamente: aggiorna i contenuti, aggiungi informazioni stagionali e nuove immagini.

Quanto è importante la SEO nel turismo? Conclusioni 

Oltre agli indubbi vantaggi dell’utilizzo corretto delle strategie SEO per il posizionamento dei contenuti sul web, è importante sottolineare che la SEO riduce la dipendenza da Ads.

Nel turismo le campagne Meta/Google Ads sono costose. Inoltre una campagna Ads dura finché paghi, poi la visibilità crolla inevitabilmente.

Una buona scrittura SEO permette di:

1. Diminuire il costo di acquisizione cliente (CAC): ed indica quanto spende un’azienda per acquisire un nuovo cliente pagante, includendo tutte le spese di marketing, vendite, stipendi e strumenti che portano un potenziale contatto a diventare cliente
2. Essere presente nei risultati di ricerca tutto il tempo dell’anno, sfruttando il posizionamento che deriva dall’indicizzazione del sito web.

SEO + contenuti = valore nel tempo

Un articolo SEO ben scritto può portare traffico per mesi o anni.

Nel turismo la concorrenza è altissima. Chi non cura la SEO sparisce dai risultati di ricerca, deve investire di più in ADS e perde opportunità durante i picchi di alta stagione.

Per una struttura turistica o un tour operator la SEO non è un optional: è un pilastro.

È la leva che permette di essere trovati dai viaggiatori mentre stanno decidendo dove andare o con chi partire.

Se hai bisogno di aiuto per creare contenuti strategici ottimizzati SEO non esitare a contattarci.

Corso Copy destinato al settore turistico

Sei un travel blogger, un operatore del desk alberghiero o ti occupi di scrittura nel settore del turismo?

Per iniziare a scrivere testi per il turismo capaci di aumentare le prenotazioni è necessario saper combinare le tecniche della scrittura per il web, del seo-copywriting, della scrittura persuasiva e dello storytelling.

Per questo motivo ho messo a punto un nuovo Corso di Copy turistico: l’obiettivo è quello di sostituire quella comunicazione settoriale poco informativa e tutta uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico e fornire le basi per conoscere i metodi di scrittura per il web con la ricerca delle parole più adatte per un migliore approccio comunicativo con il turista. 

Se vuoi saperne di più sul copywriting turistico sono a disposizione per un corso di formazione o una consulenza dedicata. Puoi visitare qui la pagina del Corso.

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

Se il sito web della tua struttura non sta portando i risultati che speravi e vorresti ottenere maggiore visibilità e più conversioni la cosa migliore da fare è una revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

Hai bisogno del mio aiuto?

Scrivimi, studierò il tipo di comunicazione e di linguaggio più adatto alla tua attività!

Inoltre, se pensi possa essere utile a te e al tuo team, ho messo a punto un nuovo corso per il web dedicato agli operatori per il turismo.
In 10 ore di lezione vedremo insieme:

  • le basi del copywriting turistico,
  • l’email marketing,
  • la gestione delle recensioni;
  • il social media marketing per iil turismo.

Per saperne di più visita la pagina del corso sul mio sito web.

Copywriting: guida all’utilizzo delle principali figure retoriche

Copywriting: guida all’utilizzo delle principali figure retoriche

Quali sono le principali figure retoriche? Come si utilizzano? Scrivere per il web non è solo tecnica: conoscere la lingua italiana al meglio e usare la creatività aiuta a rendere il messaggio efficace

Quando penso alla scrittura creativa e all’uso delle figure retoriche penso al libro di Queneau, che ben insegna come scrivere in modo fantasioso con l’utilizzo di stili diversi.

Queneau, in Exercises of Style racconta novantanove volte lo stesso episodio utilizzando figure retoriche e generi letterari diversi (dall’epico al drammatico, dal discorso volgare a quello ingiurioso, dal sonetto all’ode), giocando con il lessico e con la sintassi.

A dimostrazione delle infinite possibilità della lingua.

Ma quali sono le principali figure retoriche? E come si utilizzano? 

Seguimi in questo articolo: vedremo insieme le principali figure retoriche e come utilizzarle per creare scritti originali perché, come ha detto Umberto Eco:

Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

Figure retoriche: perché è importante conoscerle

Scrivere per il web non è semplice. Il messaggio deve esser comunicato nel miglior modo possibile.

Ma non solo: è necessario essere convincenti, riuscendo nel contempo a trovare un proprio stile.

È importante poi essere efficaci e precisi, e prendere in considerazione l’aspetto relativo al SEO copywriting.

Ma la scrittura online non è solo questione di tecnica.

A fare la differenza c’è la creatività, c’è la conoscenza perfetta dell’uso della lingua italiana.

Per questo ho deciso di approfondire il tema delle principali figure retoriche.

Le figure retoriche sono un artificio linguistico molto utile perché hanno la straordinaria capacità di incantare il lettore e rendere piacevole la lettura.

Credo che la loro conoscenza sia oggi indispensabile non solo per il critico letterario ma anche per il lettore, per l’amante del cinema e del teatro, e anche per chi scrive per professione.

Figure retoriche: cosa sono e suddivisione

Le figure retoriche riguardano il cosiddetto linguaggio figurato, quel linguaggio cioè che utilizza immagini inattese per creare una visione nuova e suggestiva di ciò che si intende raccontare.

Le figure retoriche si dividono in quattro grossi gruppi:

  1. Metaplasmi
  2. Metatassi
  3. Metasemi
  4. Metalogismi

Il nome di ognuno di essi deriva dalla radice -meta, che significa:

Parte riconducibile all’intero con suffissi diversi a seconda che le figure interessino la parola, la proposizione, il significato o l’intera frase. 

Di ogni gruppo vediamo le più utilizzate, con qualche esempio preso dalla letteratura.

# Metaplasmi

I metaplasmi sono, semplificando, mutazioni del significante all’interno della parola.

I più utilizzati sono:

Anacoluto

È la costruzione irregolare della frase per mancanza parziale o totale di collegamenti sintattici: l’effetto voluto è di dare efficacia e immediatezza alla frase:

“Quelli che muoiono bisogna pregare Iddio per loro” (Alessandro Manzoni).

Anticlimax

Consiste nel posizionare parole o concetti in ordine decrescente, è il contrario del “climax”:

“E mi dicono, dormi/ mi cantano, dormi/ sussurrano, dormi/ bisbigliano, dormi!” (G.Pascoli).

Antonomasia

E l’uso di un nome comune al posto di un nome proprio, per connotare la persona di tali caratteristiche o viceversa:

Dante parla di Virgilio come “cantor de’ buccolici Carmi”.

Oppure, si può denotare la bellezza di una donna con: “ E’ una Venere”.

Apocope

Troncamento a fine parola di una sillaba o vocale:

buon-buono, fra-frate, san-santo, cinema-cinematografo”.

Climax

Disposizione crescente di parole in intensità. Serve quando vuoi puntare al massimo.

“La vittoria ci costò sudore lacrime e sangue” (Churchill).

Ellissi

Salti di una o più parole al fine di ottenere l’effetto di concitazione o di brevità.

“Donna danno”. “Quanto (costa)?”. “Buona idea!”.

Onomatopea

Imitazione fonetica di cose, animali etc.

“Intanto sopraveniva davvero il feffe feffe, a tutta faffa” (Carlo Emilio Gadda).

# Metatassi

Riguarda sintagmi afferenti la parola o la proposizione che danno una curvatura particolare all’articolazione della frase.

I più comuni sono:

Asindeto

Riguarda l’eliminazione della congiunzione sintattica (e) tra le parti.

“veni,vidi,vici”  (Cesare)

Oppure: “detto fatto”.

O anche “Le donne, i cavalier, l’arme e gli amori” (L.Ariosto).

Chiasmo

Inversione sintattica o semantica di uno o più termini di un sintagma con un minimo di quattro termini:

“Io solo combatterò, procomberò sol io” (Giacomo Leopardi).

Domanda retorica 

È quella domanda che non presuppone una risposta, ma esprime ironia.

“Quale sarebbe questo tuo bel pensiero?”

“Non sarai mica un genio in incognito?”

Epifonema 

Costrutto più o meno enfatico inserito al fine di una decisa esclamazione.

“Ecco come il giudizio umano spesso erra” (Ludovico Ariosto). 

Eufemismo

È l’utilizzo con valore figurato di un termine meno duro del termine proprio:

“Fatal quiete” al posto di morte (Ugo Foscolo) 

Ipotassi

È un sillogismo con i primi termini e/o conclusioni errate.

Nasce dalla scuola dei Sofisti.

“Socrate è un uomo, Aristotele è mortale, Socrate è immortale”.

Parallelismo

È il contrario del chiasmo. In questo caso il sintagma di una o più unità sintattiche reitera una parte dei suoi elementi distintivi nel sintagma che lo segue, mantenendo la stessa struttura primaria. 

È il contrario del chiasmo.

“Occhi verdi, capelli biondi”.

“Treno in orario, viaggiatore soddisfatto”.

Paratassi

Discorso dove le varie parti hanno un rapporto sintattico/logico coordinato. Un esempio è il sillogismo.

“Socrate è un uomo, tutti gli uomini sono mortali, Socrate è mortale”.

# Metasemi

Figure retoriche che implicano un mutamento di significato.

Sono la metafora, la metonimia, la sineddoche, l’ossimoro, la sinestesia, la similitudine e l’ironia.

Nella maggior parte della letteratura sull’argomento le figure ritenute più importanti sono:

  • la metafora: sostituzione di un semema con un altro semema, ovvero una unità conchiusa di significato con un’ altra;
  • la metonimia: sostituzione di un semema con un sema, ovvero di una unità conchiusa di significato con una unità subordinata allo stesso semema od ad un altro.

L’Ossimoro ,la Sinestesia e la Similitudine sono in realtà delle metafore, che presentano però caratteristiche peculiari.

Ironia

L’ironia si utilizza con intento esclamativo e per derisione, da quella più leggera al più duro sarcasmo.

Si costruisce con l’utilizzo di un discorso piano che assume un significato diverso da quello proprio:

“Vieni a veder la gente quanto s’ama!” (Dante Alighieri).

Metafora 

E’ la più usata delle figure retoriche, sia in ambito artistico che quotidiano. Due sememi diversi vengono posti a confronto creando un aumento di significato.

La si potrebbe considerare una similitudine senza somiglianza tra i termini.

“Antonio è un pezzo di pane”, che vorrebbe dire: “ Antonio è buono come un pezzo di pane”.

Metonimia

Il costrutto sostituisce termini che abbiano rapporti logici:

  •      contenente per contenuto : “Passami la borraccia”,
  •      della materia all’oggetto: “Gli hanno rubato tutti gli ori” (per gioielli),
  •      l’autore per l’opera: “Mi piace Verdi”,
  •      la causa per l’effetto “soffre il mare”,
  •      il concreto per l’astratto: “avere fegato”,
  •      l’astratto per il concreto: “avere poco cervello”,
  •      il nome al posto di un toponimo o marca “non so se preferire il tuo Panama o il tuo Borsalino” ,
  •      l’effetto per la causa: “ha una bella mano” (bella scrittura).

Ossimoro

Questa figura retorica è molto utilizzata e consiste nell’utilizzo di due elementi discordanti inseriti in una frase come se fossero perfettamente compatibili. 

“Ghiaccio caldo”.

“Con le braccia colme di nulla” (Ungaretti).

Similitudine

È una metafora dove è presente la marca dell’accostamento.

“La memoria,/ amica come l’edera alle tombe” (Umberto Saba).

Sineddoche 

È utilissima per la sintesi. E’ la parte per il tutto ovvero un sintagma con una delle sue proprietà:

“Vedo le vele all’orizzonte” (vele per navi).

Sinestesia

E’ una metafora che sposta da uno all’altro dei nostri sensi l’oggetto:

“Ce la mangiammo con gli occhi appena entrò”.

# Metalogismi

Sono sintagmi che cambiano l’intera struttura della frase. Vediamo alcuni esempi per chiarire il concetto.

Antitesi 

Costrutto che accosta elementi di significato opposto:

“Pace non trovo e non ho da far guerra”. (Petrarca)

“Guerra e pace”. (Tolstoj)

Iperbole

Costrutto che ricerca volutamente l’esagerazione:

“Sono suo dai piedi fino al capo”  (Arnaut Daniel).

Litote

Frase costruita da un sintagma che nega il suo contrario:

“Non è molto intelligente”.

“Mica scemo”.

È un lungo elenco e non del tutto esaustivo, lo so. D’altra parte la lingua italiana è talmente ricca e complessa che per conoscerla a fondo è necessario studiare su libri di testo approfonditi.

Tu cosa ne pensi? Credi che le figure retoriche possano aiutare la buona scrittura online? 

E il copywriter dovrebbe essere abile in questo settore?

Mi farebbe piacere leggere la tua opinione nei commenti.

Se ti interessa approfondire l’argomento delle figure retoriche ti consiglio un volume ben scritto:

  • Il parlar figurato, Manualetto di figure retoriche, Bice Mortara Garavelli, Edizioni Laterza 2010

 

Potresti leggere anche:

 

Bibliografia:

  • ENCICLOPEDIA EINAUDI: voce Retorica
  • ENCICLOPEDIA RIZZOLI LAROUSSE
  • AA.VV., “La Retorica”

 

Articolo del 18.08.2020
Aggiornato il 09.12.2025

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Il “contenuto di qualità” per Blog e Social: caratteristiche e differenze

Il “contenuto di qualità” per Blog e Social: caratteristiche e differenze

Il contenuto di qualità richiede un’attenta pianificazione, una profonda comprensione del pubblico e un impegno costante per offrire un’informazione che non sia solo “disponibile”, ma che sia veramente “utile” a chi la legge

Nel mondo del content marketing il concetto di contenuto di qualità è fondamentale. 

Quando si parla di contenuto di qualità non ci si riferisce solo a un testo ben scritto e privo di errori, come non basta “saper scrivere bene”.

Un contenuto di qualità è un contenuto che va oltre: porta valore reale a chi lo legge, lo guarda o lo ascolta e dipende da più fattori che insieme fanno la differenza e che vedremo a breve, rendendolo utile e prezioso per il pubblico a cui è destinato.

Il contenuto di qualità: caratteristiche essenziali

Possiamo dire, in sintesi, che un contenuto di qualità è un’informazione completa, accurata e utile che risponde a un bisogno specifico del tuo lettore.

Per approfondire vediamo allora insieme quali sono le caratteristiche che fanno la differenza e che che definiscono un contenuto di qualità come tale.

1.Valore e utilità

Essere utili significa rispondere a un bisogno, una richiesta, una necessità.

Il contenuto deve risolvere un problema, rispondere a una domanda o soddisfare un’esigenza specifica del pubblico.      

Se il tuo contenuto è utile è anche rilevante, concetto che Google tiene in considerazione per posizionare i risultati di ricerca.

2. Completezza e approfondimento

Un contenuto di qualità non si limita a un breve riassunto, ma affronta l’argomento in modo esaustivo, coprendone le varie sfaccettature.

Apporta valore aggiunto: va oltre le informazioni superficiali, offrendo approfondimenti, dettagli pratici, dati e suggerimenti concreti che il lettore può applicare.

È poi ben documentato: include dati, studi, ricerche o citazioni di fonti autorevoli per supportare le affermazioni fatte.

È dunque anche affidabile.

contenuto qualità caratteristiche

Il contenuto di qualità porta valore reale a chi lo legge, guarda o ascolta

3. Autenticità

Non è una semplice copia o una riscrittura di contenuti già esistenti.

Anche se l’argomento è già stato trattato, il contenuto di qualità offre un punto di vista unico, un’esperienza personale o un’analisi nuova.

Mostra un punto di vista originale, non copiato.

4. Autorevolezza 

È un contenuto che dimostra competenza: l’autore (e di conseguenza il brand) dà prova di essere un esperto credibile sull’argomento. 

Questo concetto si lega al principio EEAT di Google (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) ossia, per dirla in italiano, Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità.

Google EEAT è da anni un pilastro delle linee guida per la valutazione dei contenuti presenti in Rete e serve a determinare se la ricerca fornisce contenuti utili e pertinenti nei risultati. 

Per essere certo dell’autorevolezza dei tuoi contenuti chiediti:

  • Ho verificato fonti e dati citati?
  • Ho evitato informazioni obsolete o imprecise?
  • Se serve, ho linkato fonti autorevoli?
  • Le immagini sono pertinenti?

5. Leggibilità

È facile da leggere: il linguaggio è semplice e comprensibile per il target, il contenuto è ben strutturato con titoli, sottotitoli (H1, H2, H3), elenchi puntati e grassetti che rendono la lettura scorrevole e piacevole.

Il testo è privo di errori grammaticali e di battitura.

Se vuoi approfondire leggi: Gli errori più comuni in italiano, anche su web e social

6. Usabilità

È un contenuto ben formattato per il web, il che significa che il testo deve essere ottimizzato per la lettura su schermi di diversi dispositivi (desktop, tablet, smartphone).

7. Ottimizzazione

Un contenuto di qualità deve essere ottimizzato per i motori di ricerca in modo che il pubblico possa trovarlo facilmente. 

Questo include il caricamento veloce, la condivisione di immagini, grafici o video a supporto, l’utilizzo strategico di parole chiave mirate e meta description curate, altri accorgimenti e tecniche che puoi trovare in questo articolo: Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

8. Coinvolgimento

È un contenuto che stimola curiosità e interazione con commenti, condivisioni, o domande.

contenuto di qualità per social

Sui social il discorso cambia il contenuto di qualità è quel contenuto che raggiunge il destinatario corretto, al momento giusto, con la creatività utile per completare l’obiettivo che ci siamo prefissati

Contenuto di qualità: dal blog ai social

Il concetto di “contenuto di qualità” varia tra blog e social, perché cambiano gli obiettivi, il pubblico, il formato e le dinamiche di fruizione delle piattaforme.

Se mi riferisco a un articolo per il blog il contenuto di qualità si riferisce a un articolo approfondito, che dà tutte le informazioni necessarie, in modo completo e accattivante, con immagini ben definite, scritto in ottica SEO.

Per un Blog l’obiettivo principale è infatti quello di informare, approfondire, posizionarsi nei motori di ricerca, creare autorevolezza e la qualità di un contenuto si misura da quanto aiuta, informa e trattiene l’utente.

Per i social il concetto cambia: il contenuto di qualità è quel contenuto che raggiunge il destinatario corretto, al momento giusto, con la creatività utile per completare l’obiettivo che ci siamo prefissati.

Sui social, essendo l’obiettivo principale quello di catturare attenzione, stimolare interazione, favorire la condivisione il contenuto di qualità si caratterizza per:

  • Immediatezza visiva: immagini, video o grafiche accattivanti
  • Emozione e storytelling: messaggi che colpiscono o creano empatia
  • Sintesi: testi brevi, chiari, facili da comprendere in pochi secondi
  • Autenticità: tono personale e spontaneo, più “umano” rispetto a un blog
  • Engagement: incoraggiare commenti, reazioni o condivisioni

Qui la qualità si misura da quanto un contenuto riesce a generare attenzione, reazioni e connessione emotiva.

Come vedi, nel marketing la qualità non è un valore assoluto ma varia con l’utilizzo e con il destinatario.

Se ti occupi di scrittura per il web potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i miei ultimi articoli:

Ti consiglio un libro:

  • Alfonso Cannavacciuolo, Manuale di copywriting e scrittura per il web. Teoria, pratica e strumenti per scrivere meglio, Hoepli Editore, 2018

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

Vuoi migliorare la tua immagine sul web?

servizi AEsse CommunicationCosa possiamo fare per te:

  • Implementiamo siti web responsive con soluzioni mirate a incrementare la tua visibilità on-line
  • Curiamo i contenuti del tuo sito e delle tue email, ottimizzando i testi per il web e in ottica SEO friendly
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  • Realizziamo servizi fotografici e video professionali ad alto impatto visivo
  • Seguiamo gli account social collegati al tuo sito web

Scrivimi, possiamo scegliere insieme la soluzione che meglio si adatta alla comunicazione della tua attività!

Come staccarsi da Booking e ottenere più prenotazioni dirette

Come staccarsi da Booking e ottenere più prenotazioni dirette

Staccarsi da Booking è un processo che necessita di interventi su più fronti, ma al contempo permette di riprendere il controllo sulla propria attività, migliorare le relazioni con i clienti e costruire alternative più sostenibili e autonome nel lungo termine

Sono sempre di più gli operatori del turismo che chiedono informazioni su come migliorare il proprio sito per staccarsi da Booking o Airbnb.

In questi mesi, ad esempio, mi sto occupando di riscrivere i testi di un sito web di una realtà alberghiera della provincia di Verona.

L’obiettivo della titolare dell’attività è quello di riuscire a ottenere un maggior numero di prenotazioni dirette dal sito ufficiale e di staccarsi dalla piattaforma di prenotazione online, della quale lamenta costi elevati e spiacevoli esperienze legate all’overbooking.

Staccarsi da Booking, dopo anni di “convivenza”, è sicuramente un processo che necessita di interventi su più fronti, ma al contempo permette di riprendere il controllo sulla propria attività, migliorare le relazioni con i clienti e costruire alternative più sostenibili e autonome nel lungo termine.

Dopo una serie di considerazioni e un’attenta analisi supportata dai dati, abbiamo concluso che ridurre la dipendenza da Booking è un processo impegnativo ma fattibile, a patto di rispettare alcune condizioni, che vedremo qui di seguito.

 

Come ridurre la dipendenza da Booking e riprendere il controllo delle proprie prenotazioni

Nella prima fase, in cui si inizia a lavorare sul sito dal punto di vista del linguaggio e della SEO, il mio consiglio è quello di mantenere comunque una presenza sulle OTA (Online Travel Agency), seppur minima.

È importate non uscire all’improvviso dalle OTA, se la maggior parte delle prenotazioni arrivano da li.

Mentre rendiamo il sito più attraente, puntiamo sull’offerta di incentivi per le prenotazioni dirette e lavoriamo per migliorare il posizionamento della struttura sui motori di ricerca.

Uscire da Booking: azioni e strategie

1. Migliora il sito web della tua struttura

Primo e importantissimo aspetto da prendere in considerazione per staccarsi da Booking è quello di migliorare il sito web, che deve essere facile da navigare, visivamente accattivante e ottimizzato per i dispositivi mobili. 

Ottimizza il tuo sito web con le tecniche di SEO copywriting  per i motori di ricerca, in modo da essere trovato facilmente dagli utenti che cercano alloggi nella tua zona. 

Questo vuol dire inserire parole chiave al punto giusto, call to action che spingono all’azione, link interni per non far mai uscire l’utente dal sito (o almeno fino a quando ha trovato ciò che lo soddisfa e lo porta a prenotare).

Migliorane il linguaggio: curalo dal punto di vista dell’empatia ed evita più che puoi lalberghese, il linguaggio settoriale tanto comodo agli addetti ai lavori per nulla originale.

Leggi: Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

2. Sfrutta la Local SEO 

Sfrutta il canale Google Business Profile: inserisci foto aggiornate, offerte speciali, rispondi alle recensioni (positive e anche negative).

Inoltre ottimizza il sito per chi cerca “[hotel/agriturismo/B&B + città]”.

Potresti leggere questi approfondimento: Novità su Google Business Profile: la local strategy per la tua attività

3. Offri tariffe competitive

Assicurati che la tariffa a cui proponi la stanza sia la migliore tra quelle presenti su tutti i portali.

Allinea le tariffe del tuo sito web con quelle di Booking (che sono spesso vantaggiose) ma aggiungi incentivi per le prenotazioni dirette come upgrade gratuiti, drink di benvenuto o altri servizi aggiuntivi. 

Non è bello invitare a prenotare sui portali se il cliente fa notare la differenza. 

4. Sfrutta l’email marketing 

L’email marketing rimane uno strumento potentissimo per fidelizzare gli ospiti.

Raccogli le email di ospiti e dei contatti: manda loro offerte stagionali e pacchetti esclusivi per ospiti fedeli.

Informa su novità e sul dietro le quinte: ricorda che non vendi solo la camera, ma “weekend romantico”, “tour in bicicletta”, “degustazione vini inclusa”.

5. Sfrutta i social media

Promuovi il tuo sito web e le offerte speciali sui social media per raggiungere un pubblico più ampio, magari utilizzando le tecniche dello storytelling e puntando su qualche sponsorizzata.

Incentiva gli ospiti a condividere le loro immagini con un hashtag dedicato alla tua struttura (UGC) ossia User Generated Content, che si traduce in “contenuti generati dagli utenti”. È un modo per fidelizzare che funziona.

Crea Video e Reels in cui mostri camere, colazioni, esperienze: sono tecniche di copy emozionale che mirano all’acquisto d’impulso.


6. Utilizza la pubblicità online

Considera campagne pubblicitarie mirate su Google Ads per aumentare la visibilità del tuo sito. 

7. Approfitta della visibilità territoriale

Anche le collaborazioni locali (ad esempio con cantine o attrazioni turistiche) possono aumentare la visibilità e attirare clientela.

8. Fai Content Marketing e Storytelling

L’importanza del Content marketing per il turismo è qualcosa che non mi stancherò mai di spiegare e proporre. 

Creare un blog con un piano editoriale permette di portare traffico organico al sito, dà autorevolezza, permette l’utilizzo di parole chiave legate al territorio, fidelizza.

Non si tratta solo di fare marketing: si tratta di costruire un’identità accessibile, coerente e sempre viva. In un parola si lavora sul brand.

Su questo argomento e su tutti i vantaggi del Blog nel turismo puoi leggere: Tutti i vantaggi del Blog per il tuo Hotel o attività turistica

In pratica, staccarsi da Booking funziona se trasformi il tuo canale diretto nella scelta più attraente, conveniente e semplice per il cliente.

Come aumentare le prenotazioni dirette

Per aumentare le prenotazioni dirette è indispensabile tu sia un operatore eccellente! Non preoccuparti: puoi diventarlo 🙂

Come offrire un servizio eccellente?

Rendi la tua interazione con gli ospiti un punto di forza, offrendo un servizio clienti impeccabile e personalizzato.

E mi raccomando: fai attenzione al linguaggio! Leggi questo decalogo, creato ad hoc per gli operatori turistici.

Cos’altro puoi fare?

Fidelizza i clienti:
Premia i clienti abituali con sconti o offerte speciali per incoraggiarli a prenotare direttamente in futuro.

Chiedi recensioni positive:
Incoraggia i tuoi ospiti a lasciare recensioni positive sul tuo sito web e su altre piattaforme, in modo da aumentare la tua credibilità.

Ricorda di monitorare i risultati:
Ultimo, ma altrettanto importante: tieni traccia delle tue prenotazioni e analizza i dati per capire quali strategie funzionano meglio. 

Considera la disintermediazione graduale

Come ti ho anticipato in apertura: non eliminare completamente Booking. Potresti considerare una strategia di disintermediazione graduale, mantenendo Booking come canale complementare, ma aumentando progressivamente la quota di prenotazioni dirette.

Puoi sempre eliminarlo in un secondo momento.

L’obiettivo del mantenimento di Booking è quello di sfruttare la sua visibilità per raggiungere nuovi clienti e, una volta fidelizzati, provare a indirizzarli verso il tuo sito web. 

Seguendo questi passaggi, puoi ridurre la tua dipendenza da Booking e aumentare le prenotazioni dirette, ottenendo un maggiore controllo sulla tua attività e potenzialmente aumentando i tuoi profitti. 

Se ti occupi di turismo potrebbe interessarti la sezione del mio Blog: Marketing del turismo, dove trovi tanti consigli di marketing per intercettare la domanda del turista.

Corso Copy destinato al settore turistico

Sei un travel blogger, un operatore del desk alberghiero o ti occupi di scrittura nel settore del turismo?

Per iniziare a scrivere testi per il turismo capaci di aumentare le prenotazioni è necessario saper combinare le tecniche della scrittura per il web, del seo-copywriting, della scrittura persuasiva e dello storytelling.

Per questo motivo ho messo a punto un nuovo Corso di Copy turistico: l’obiettivo è quello di sostituire quella comunicazione settoriale poco informativa e tutta uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico e fornire le basi per conoscere i metodi di scrittura per il web con la ricerca delle parole più adatte per un migliore approccio comunicativo con il turista. 

Se vuoi saperne di più sul copywriting turistico sono a disposizione per un corso di formazione o una consulenza dedicata. Puoi visitare qui la pagina del Corso.

Corso Copywriting Turistico

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

Se il sito web della tua struttura non sta portando i risultati che speravi e vorresti ottenere maggiore visibilità e più conversioni la cosa migliore da fare è una revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

Hai bisogno del mio aiuto?

Scrivimi, studierò il tipo di comunicazione e di linguaggio più adatto alla tua attività!

Inoltre, se pensi possa essere utile a te e al tuo team, ho messo a punto un nuovo corso per il web dedicato agli operatori per il turismo.
In 10 ore di lezione vedremo insieme:

  • le basi del copywriting turistico,
  • l’email marketing,
  • la gestione delle recensioni;
  • il social media marketing per iil turismo.

Per saperne di più visita la pagina del corso sul mio sito web.

Come dovrebbe utilizzare i Social Media un libero professionista?

Come dovrebbe utilizzare i Social Media un libero professionista?

Breve guida su come utilizzare i social media in modo strategico per costruire reputazione, trovare clienti, creare relazioni professionali e posizionarti come esperto nel tuo settore di attività 

Web e social sono oggi una grande opportunità per ogni tipo di attività professionale in proprio: offrono grande visibilità e la possibilità di farsi raggiungere da un pubblico ampio.

Per questo motivo un utilizzo strategico dei social media è oggi consigliato per la maggior parte dei professionisti, con le giuste declinazioni in base al tipo di attività e dunque di pubblico.

Vediamo oggi una serie di consigli su come impostare un utilizzo dei social media in modo professionale.

Gestisci i social media in modo professionale: 8 consigli pratici

Gestire i social in modo professionale ed efficace non è semplicemente “pubblicare post”, ma pianificare, creare, analizzare e ottimizzare la presenza online per ottenere risultati concreti.

Vediamo come procedere.

1. Definisci i tuoi obiettivi

Come prima cosa deve essere chiaro qual è il tuo obiettivo: vuoi trovare nuovi clienti? Vuoi aumentare la tua visibilità? Vuoi rafforzare il tuo brand?
Questo perché ogni obiettivo richiede un diverso approccio di utilizzo ai social.

Ecco una serie di suggerimenti che ti aiutano a definire obiettivi efficaci.

1. Comprendi il contesto della tua attività

Prima di tutto, analizza:

  • Chi sei (azienda, libero professionista, ente, ecc.)
  • Cosa offri (prodotti, servizi, contenuti, obiettivo)
  • Chi è il tuo pubblico (età, interessi, bisogni, comportamento online)
  • Cosa fa la concorrenza (canali usati, tono, tipo di contenuto)

In sostanza, dovresti alla base aver chiara la tua nicchia di mercato, il tuo target di riferimento in termini di buyer personas.

2. Allinea gli obiettivi ai tuoi bisogni concreti

Sei consapevole del motivo concreto per cui vuoi essere presente sui social?

Ad esempio:

  • Aumentare la brand awareness (far conoscere il marchio)
  • Generare traffico al sito web o e-commerce
  • Creare una community 
  • Migliorare il servizio clienti
  • Aumentare le vendite o i contatti (lead generation)
  • Posizionarti come esperto del settore

Ogni obiettivo richiede una diversa presenza in termini di numero di condivisioni e di scelta di testo e immagini.
Per approfondire leggi: Copywriting per Social Media: la guida completa per i testi ai tuoi post

3. Rendi SMART i tuoi obiettivi

Il marketing insegna che ogni obiettivo dovrebbe essere SMART, ossia:

  • Specifico: chiaro e definito
  • Misurabile: quantificabile (es. +20% follower in 3 mesi)
  • Attuabile: realistico rispetto alle risorse
  • Rilevante: coerente con la tua professione
  • Temporale: con una scadenza

Un esempio di obiettivo non SMART è “Voglio più visibilità”; mentre un esempio di obiettivo SMART potrebbe essere: “Voglio aumentare del 30% le visualizzazioni dei video su Instagram entro 6 mesi”.

2. Verifica risorse e strumenti

La presenza sui social richiede tempo per creare contenuti e conoscenza degli strumenti da utilizzare, sia per creare i post sia per analizzare le performance.

Non è una novità che il social media marketing, per essere efficace, abbia bisogno di risorse destinate a post sponsorizzati, fondamentali per aumentare il raggio di visibilità.

Verifica il budget che hai a disposizione e pianifica pubblicazioni sponsorizzate costanti.

social media marketing

Non serve essere presente su tutti i social ma è importante curare con attenzione il canale che ritieni più adatto alla tua attività

3. Scegli i canali da presiedere 

Non serve essere ovunque. È una perdita di energie e di soldi.

Scegli i social da presiedere in base al tuo settore: se ti occupi di design, fotografia o moda i social adatti sono Instagram e Pinterest. 

Se ti occupi di marketing, consulenza, coaching dovresti essere presente su LinkedIn, Instagram e YouTube.

Se sei un creativo o un artista Tik Tok e Instagram sono utili a trovare il tuo pubblico.

La formazione e l’educazione si presta invece a LinkedIn e Facebook, rivolgendosi a un pubblico più adulto.

4. Costruisci un’identità coerente  

Costruire un’identità coerente sul web è fondamentale per farsi riconoscere, creare fiducia e mantenere un’immagine autentica e professionale nel tempo. 

Prima di scrivere la tua biografia devi aver chiaro chi sei, cosa vuoi comunicare e a chi ti vuoi rivolgere.

La tua bio deve essere chiara: spiega cosa fai, per chi lo fai, come puoi essere utile al tuo pubblico e come contattarti.

Lo stile visivo con cui comunichi deve essere coerente: colori, font, logo e template devono essere riconoscibili su tutti i canali social.

Puoi aiutarti utilizzando strumenti come Canva o Adobe Express che ti permettono di creare asset visivi coerenti.

Importantissima è la scelta del tono di voce con cui comunichi al tuo pubblico. Usa lo stesso tono su sito, social, newsletter, commenti, biografia.

Ricorda di unificare i tuoi profili online con lo stesso nome utente (o uno molto simile) su tutte le piattaforme principali: Instagram, LinkedIn, X, TikTok, sito personale.

Inserisci gli stessi contatti e link ovunque: nella bio dei social, nella firma impostata sulle e-mail, sul tuo sito web, ecc.

5. Crea contenuti di valore (non solo pubblicità!)

Sui social puoi alternare:

  • Post educativi (consigli pratici, “come fare”)
  • Dietro le quinte (mostra come lavori)
  • Risultati o casi studio
  • Testimonianze dei clienti
  • Opinioni personali su temi del settore
  • Call to action (prenota una consulenza, contattami…)

Un buon ritmo è: 80% valore, 20% promozione.

social media marketing

Crea contenuti utili al tuo pubblico e alternali con la promozione del tuo brand in una proporzione di 80/20

Sull’importanza della creazione di un Blog per avere contenuti personali (e di proprietà) sempre a disposizione da condividere sui social ne parlo qui:

6. Interagisci, non pubblicare solamente

Sui social è fondamentale dimostrare la propria presenza, che va oltre la pubblicazione dei post: dimostra attenzione e serve a fidelizzare.
Per questo motivo:

  • Rispondi sempre ai commenti (anche se negativi) e ai messaggi
  • Commenta contenuti di altri account del tuo settore
  • Partecipa a discussioni nei gruppi
  • Segui colleghi, potenziali clienti, esperti di settore.

7. Analizza i risultati

Ogni mese chiediti:

  • Quali contenuti hanno funzionato meglio?
  • Cosa posso migliorare?


8. Una raccomandazione, anzi due!

Fai attenzione alle immagini che utilizzi nei tuoi post: la cosa migliore sarebbe usare fotografie originali, fatte da sé o da un fotografo professionista; se invece scarichi le immagini dal web fai attenzione a non violare il copyright. 

Ne parlo in questo articolo: Come scegliere le immagini per il blog, i social e le newsletter

Bonus: Autenticità

Sii professionale, ma anche umano. Racconta la tua storia, i tuoi valori, le tue difficoltà. Questo crea connessione.

Se vuoi possiamo lavorarci insieme, posso aiutarti a programmare le pubblicazioni sui social con una strategia personalizzata al tuo settore e ai tuoi obiettivi.

Oppure, se ti interessa imparare a scrivere per il web e i social dai un occhio al mio corso sul copywriting: imparerai tutte le tecniche di scrittura per il web, a creare un calendario editoriale e a gestire le tue pubblicazioni in modo professionale.

Se hai bisogno di informazioni scrivimi, mi farebbe piacere aiutarti!

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Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

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  • Curiamo i contenuti del tuo blog creando articoli mirati ad incrementare la tua visibilità online
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Articoli di approfondimento

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali
  • copywriting
  • foto professionali
  • siti web responsive e mobile friendly
  • social media marketing

✉︎   info@aessecommunication.it

 

Copywriting turistico: il decalogo per una scrittura che attrae, emoziona e converte

Copywriting turistico: il decalogo per una scrittura che attrae, emoziona e converte

Nel turismo non vendi camere o voli, vendi desideri, sogni ed emozioni: sono le parole a fare la differenza tra due offerte apparentemente simili

Il copywriting turistico è quel ramo di scrittura per il web che mira a promuovere destinazioni, esperienze, strutture ricettive e servizi legati al turismo.

L’obiettivo del copy turistico è quello ispirare, coinvolgere e convincere il lettore a scegliere una determinata meta, viaggio o struttura facendo leva su emozioni, desideri e immaginazione.

È il tipo di scrittura che si utilizza nelle pagine di Siti web di hotel, resort, b&b e agenzie di viaggio, nei blog di viaggio, nei post sui social media che promuovono località turistiche, ma anche nelle newsletter, negli annunci pubblicitari, nelle guide e nelle brochure turistiche.

Copy turistico: obiettivi e tecniche di scrittura

Il copywriting turistico si basa su tecniche di scrittura precise che spaziano dallo storytelling alla scrittura persuasiva e che hanno gli obiettivi di:

  • Attirare l’attenzione del potenziale turista
  • Stimolare l’immaginazione e far desiderare l’esperienza
  • Trasmettere fiducia e professionalità
  • Spingere all’azione: prenotare, richiedere informazioni, iscriversi, acquistare  

Il Copywriting turistico non si limita a descrivere “un hotel con stanze vista mare” ma fa vivere la scena, con descrizioni dettagliate ed evocative, come questa: “Ti svegli con il suono delle onde e il profumo del mare che entra dalla finestra.”

Applicando le tecniche del copy turistico, una descrizione standardizzata come: ’L’hotel dispone di camere moderne e di un ristorante con piatti tipici locali” potrebbe diventare:

“Dopo una giornata tra le vie del borgo, rilassati in una camera luminosa con vista sui colli. E la sera, lasciati coccolare dai sapori autentici del nostro ristorante per un viaggio nel gusto toscano”.

Quale ti piace di più?

Per scrivere testi efficaci per il turismo è necessario saper combinare le tecniche della scrittura per il web, del seo-copywriting, della scrittura persuasiva e dello storytelling. Oltre ovviamente a conoscere in modo approfondito la destinazione che vogliamo proporre.

L’obiettivo principe del copywriting turistico è quello di trasformare luoghi in esperienze e informazioni in emozioni.

Vediamo qui di seguito alcuni suggerimenti utili.

Il decalogo del Copy turistico: 10 consigli per una scrittura efficace

Come suscitare interesse e fare in modo che i testi si facciano notare, leggere e ricordare?

Ecco una serie di consigli per scrivere in modo davvero efficace.

1. Racconta la tua identità

Come prima cosa, definisci i punti di forza della tua struttura e della tua destinazione e raccontali in modo chiaro e coerente.

Se il tuo obiettivo è promuovere una struttura turistica non puoi prescindere dal territorio che la ospita.

Conoscere bene il luogo che vuoi raccontare è fondamentale sia che tu voglia fare destination marketing e promuovere una struttura turistica, sia che tu voglia creare una guida turistica o un blog di viaggi.

Per raccontare le bellezze del tuo territorio devi conoscere la storia della tua zona, la geografia, le città, i paesi caratteristici e ciò che rende unica la tua proposta.

2. Utilizza un linguaggio visivo e sensoriale

Per stimolare l’immaginazione usa parole che evocano immagini, suoni, sapori e profumi.

Non limitarti a raccontare la struttura, aiuta il lettore a immaginarla. Utilizza parole che aiutano a far vedere, usa le parole per descrivere.

Ad esempio: “Senti il calore della sabbia sotto i piedi mentre esplori le spiagge del litorale.”

Punta cioè a coinvolgere il lettore: scrivi in modo che il turista immagini già di essere lì.

Esempio: “Chiudi gli occhi e immagina di camminare tra uliveti secolari, accompagnato dal canto delle cicale.”

3. Fuggi dalle accoppiate scontate

Evita accoppiate come meta ideale, vista suggestiva, design moderno o servizi esclusivi: se ci pensi, non dicono nulla di nuovo e non aiutano a visualizzare la proposta.

Sostituiscile con termini meno inflazionati e più descrittivi. Com’è la vista? In cosa consiste il design moderno? Abbonda di dettagli e descrizioni.

4. Usa il più possibile la forma attiva 

Ad esempio, sostituisci “L’accesso e l’uso della spiaggia sono garantiti ai disabili” con “La spiaggia non ha barriere architettoniche”.

La forma attiva rende la frase più diretta, chiara e scorrevole, focalizzando l’attenzione su chi compie l’azione. Questo approccio rende i contenuti più immediati e facilita l’identificazione.

5. Usa call to action specifiche

La CTA nel turismo deve essere chiara e immediata. Guida l’utente all’azione con verbi concreti e orientati al beneficio.

Ad esempio: “Prenota ora e vivi la tua estate italiana.”

Oppure: “Scopri le nostre offerte per un weekend tra i vigneti.”

Funzionano bene anche le CTA interrogative, per stimolare la prenotazione puoi scrivere ad esempio:

“Vuoi assicurarti il miglior prezzo per la tua estate?”

Per saperne di più sull’importanza delle call to action leggi: Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

6. Scrivi i dettagli e usali come punti di forza

Nelle descrizioni sono spesso i dettagli a catturare e a fare la differenza tra due proposte apparentemente uguali.

Invece di scrivere servizi esclusivi (che poi, sono davvero esclusivi?) spiega in cosa consistono i servizi, ad esempio:

“La nostra terrazza è la più spaziosa dell’intero lungomare, un lusso da godersi su dondoli e comode chaise-long!”

Descrivi la “Cornice incantevole” che circonda la tua struttura (termine abusato e che non dice nulla).

Ad esempio: “Il borgo marinaro è lo stesso di cento anni fa: casette a un solo piano, intonaco bianco, oleandri e lavanda. Davanti il mare. In mezzo il nostro albergo”.

Abbandona il linguaggio stereotipato del turismo: non funziona perché è troppo generico e non racconta, non differenzia.

Ne parlo in questo articolo: Copywriting Turistico: rinnova così il linguaggio tutto uguale e stereotipato del turismo

7. Usa i verbi (evita le nominalizzazioni)

Il tuo obiettivo è quello di spingere l’utente a scoprire, vedere, prenotare, acquistare.

Elimina le nominalizzazioni e scegli i verbi, che sono dinamici e spingono all’azione: è un modo discreto per invogliare il pubblico ad agire, per vendere senza sembrare vendita.

Ad esempio, anziché scrivere: “A disposizione dei nostri ospiti 10 biciclette delle quali 5 elettriche” scrivi “Puoi scegliere tra 10 biciclette delle quali 5 elettriche!”.

copy turustico

Il copywriting turistico deve trasmettere felicità con immagini e descrizioni. Utilizza parole che evocano sensazioni: sole, libertà, sorriso, scoperta, leggerezza, autenticità e usa verbi al presente e imperativi dolci come scopri, vivi, lasciati sorprendere, respira, sorridi. Scegli immagini luminose che trasmettono un’idea di benessere e gioia

8. Impara a far sognare il tuo pubblico

Non è semplice, lo so. Prova utilizzando immagini d’impatto accompagnate da frasi d’effetto.

E chiediti sempre: Cosa sto facendo provare a chi legge?

Comunica felicità, è lì che le persone vogliono andare!

Per far emozionare il tuo pubblico devi innanzitutto conoscere i suoi bisogni e i suoi desideri. Ricorda che a monte di ogni strategia di comunicazione efficace deve esserci uno studio dettagliato del target di riferimento e su di esso la costruzione di un piano editoriale.

9. Scrivi in modo persuasivo

Prenotare vuol dire seguire le emozioni e lasciarsi convincere dalle sensazioni.

Fare copywriting vuol dire anche conoscere le tecniche di scrittura persuasiva, che si basano su emozioni, riprova sociale e identificazione e nel turismo mirano a:

  • trasmettere atmosfera e desiderio (più che semplici informazioni);
  • valorizzare la promessa d’esperienza;
  • creare fiducia e urgenza.

A questo proposito puoi leggere: Copywriting, psicologia e persuasione: 7 consigli di scrittura per convincere

10. Racconta storie

Usa la tecnica dello Storytelling per parlare dei servizi o delle attrazioni del luogo. Puoi descrivere la destinazione attraverso racconti locali, esperienze personali o creando una storia attorno al tuo lettore.

Ad esempio: “All’alba, i primi raggi del sole accarezzano i vigneti che visiterai nel pomeriggio.”

Oppure gioca con i sensi: “Il profumo del pane appena sfornato si mescola all’aria salmastra del porto.”

O ancora, fai leva sull’autenticità: “Ogni mattina la nostra Anna porta in tavola la marmellata preparata con le albicocche del suo orto: una delizia che ti accoglierà a colazione.”

Sull’efficacia dello Storytelling puoi leggere: L’efficacia dello Storytelling per la tua attività turistica

SEO-Copywriting e Turismo

Integra l’utilizzo di parole chiave e tecniche di Search Engine Optimization (SEO) per assicurarti che i tuoi contenuti siano facilmente trovabili dai potenziali turisti sui motori di ricerca.

Suggerimenti:

  • Usa parole chiave (es. “vacanze in Toscana”, “weekend romantico sul Lago di Como”)
  • Suddividi il testo in paragrafi brevi, con titoli accattivanti e elenchi puntati
  • Cura meta description e headline: devono invogliare al click

Per approfondire puoi leggere: Scrittura SEO-Friendly: 12 consigli per meglio posizionare i tuoi contenuti sul web

Corso Copy destinato al settore turistico

Sei un travel blogger, un operatore del desk alberghiero o ti occupi di scrittura nel settore del turismo?

Per iniziare a scrivere testi per il turismo capaci di aumentare le prenotazioni è necessario saper combinare le tecniche della scrittura per il web, del seo-copywriting, della scrittura persuasiva e dello storytelling.

Per questo motivo ho messo a punto un nuovo Corso di Copy turistico: l’obiettivo è quello di sostituire quella comunicazione settoriale poco informativa e tutta uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico e fornire le basi per conoscere i metodi di scrittura per il web con la ricerca delle parole più adatte per un migliore approccio comunicativo con il turista. 

Se vuoi saperne di più sul copywriting turistico sono a disposizione per un corso di formazione o una consulenza dedicata. Puoi visitare qui la pagina del Corso.

Corso Copywriting Turistico

 

Se ti occupi di turismo potresti seguire la sezione Marketing del turismo sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

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Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

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Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

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Gli errori più comuni in italiano, anche su web e social

Gli errori più comuni in italiano, anche su web e social

Accenti e maiuscole, congiuntivi e altri errori frequenti. Una breve guida per non aver più alcun dubbio (ed evitare figuracce)

L’italiano è tra le lingue più difficili da imparare, proprio per le tante regole grammaticali che lo caratterizzano.

Se anche tu scrivi per il web avrai notato che sono parecchi gli errori che si incontrano in rete, errori che però sarebbe meglio evitare.

Ecco una lista degli errori più frequenti che si incontrano in rete, una piccola guida per non fare quegli sbagli che potrebbero metterci in cattiva luce con chiunque si trovi a leggere un nostro testo.

Vedremo come si utilizzano apostrofi, accenti, doppie e coniugazioni; vedremo inoltre la regola dell’accento e come utilizzare la virgola in modo corretto: leggi questo articolo e non avrai più dubbi!

I 14 più comuni errori sul web

Questi ed altri solo gli errori più frequenti di ortografia, soprattutto tra gli studenti.

E se in qualche caso gli errori sono facilmente evitabili, in altri il dubbio è legittimo. O, come capita qualche volta, sono ammesse più forme diverse tra loro. Vediamoli insieme.

1.Qual è o qual’è?

Questo è un errore molto comune, a volte dovuto a una svista, altre volte alla non conoscenza della grammatica.

Se apriamo il volume “4.000 errori d’italiano” di Mauro Magni, giornalista Rai e linguista, edito nel 1990 da De Vecchi Editore, leggiamo che:

Davanti a vocale “quale” si può troncare e va scritto senza apostrofo: non è quindi corretto (ma non è neppure un errore grave!) scrivere: qual’è, qual’amica, qual’evento, ecc.

Meglio scrivere: qual è, qual amica, qual evento.

Nota bene: scriveremo qual è e non qual’è, ma qual’erano e non qual erano.

2.Da o dà?

Da o ? Dipende dai casi.

Si accenta quando è inteso come voce del verbo dare.

Esempio: Mi dà ragione.

Non si accenta invece quando è usato come proposizione semplice

Esempio: Sono appena tornato da scuola.

Vuole l’apostrofo invece nel caso in cui si utilizzi come imperativo alla seconda persona singolare.

Esempio: Da’ un aiuto a tuo fratello, per favore.

Per approfondire la regola degli accenti puoi leggere: Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

3.E o ed? A o ad?

L’aggiunta della D eufonica (dal greco, significa bel suono) si aggiunge solo nel caso in cui la parola che segue cominci con la stessa vocale.

Esempi: Vado ad Ancona; era felice ed entusiasta; ed ecco.

Non si dice invece: Ed ancora; od anche.

4.Si o sì?

In caso di particella affermativa, va sempre accentato, mentre in tutti gli altri casi non bisogna mettere l’accento.

Esempi: Sì, vengo con te; si stanno facendo belle.

5.Desse o dasse? Stesse o stasse?

Che problema i congiuntivi, specie quelli imperfetti!

Uno degli errori più frequenti si fa con i verbi dare e stare.

Le forme corrette per la terza persona singolare del congiuntivo imperfetto sono:
Che egli stesse e NON stasse.
Che egli desse e NON dasse.

errori comuni

Qualsiasi dubbio tu abbia, il consiglio è quello di verificare la versione corretta della parola in un buon dizionario della lingua italiana (anche online, Treccani.it) e tenere un quaderno dove segnare le nuove regole apprese

6.Fa o fà?

Verbo fare, indicativo, terza persona singolare: si usa fa o fà? La forma corretta è senza accento, quindi fa.
Esempio: Questo non fa male; un mese fa.

7.Affianco o a fianco?

Un altro frequentissimo dubbio riguarda l’utilizzo di a fianco o affianco per dire “a lato di“.
Qual è la forma giusta?
Affianco è in realtà la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare.
Esempio: Affianco quella macchina per chiedergli informazioni.

Per dire “a lato di” la forma corretta è quindi senza dubbio a fianco. Esempio: Il negozio che cerchi si trova a fianco del cartolaio.

8.Entusiasto o entusiasta?

Anche se ci si riferisce a un soggetto maschile, la forma corretta di quest’aggettivo è entusiasta. Questo vale solo quando si parla al singolare perché invece quando ci si riferisce a più soggetti si distingue nuovamente tra maschile e femminile.

Quindi si avrà entusiasti per il maschile e entusiaste per il femminile, mentre la forma entusiasto non è corretta.

9.Un po, un po’ o un pò?

La forma corretta è quella con l’apostrofo, un po’. Il motivo è molto semplice: si tratta di un troncamento della parola poco, di conseguenza l’apostrofo va messo per mettere in evidenza che in quel punto c’è stata una caduta di una sillaba.

Vietato quindi mettere accenti o scrivere un po’ senza apostrofo!

Per approfondire la regola degli accenti puoi leggere: Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

10.È piovuto o ha piovuto?

Sono corrette entrambe le forme. Questo vale se per piovere si intende proprio la caduta della pioggia dal cielo, sia in forma impersonale.

In tutti gli altri casi, come ad esempio nel caso di piovere critiche, si deve utilizzare il verbo essere.

Dunque si dirà sono piovute critiche e non hanno piovuto critiche.

11.Perchè o perché?

La soluzione è perché: la “e” finale deve essere scritta con l’accento acuto perché è una “e” chiusa.

Questa è una comune caratteristica dei composti di -che: dacché, poiché, sicché, affinché.

12.Se stesso o sé stesso?

Quando il se è retto da stesso, l’accento non è necessario, quindi si scrive se stesso.

Quando invece troviamo solo il se in posizione non ipotetica, bisogna mettere l’accento.

Esempi: Viene da sé, se fosse stato, essere se stesso.

13.É o è?

La “é” indica il suono chiuso, la “è” aperto. Visto che comunque quando si scrive molto spesso non si differenzia l’accento, si può adottare questa regola: si usa sempre la “è”, tranne su “perché”, che vuole la “é”.

14. C’è ne, ce n’è o ce ne?

Le due forme corrette sono ce n’è e ce ne, mentre c’è ne non significa nulla ed è un errore grammaticale.

Le due espressioni corrette hanno però un significato diverso:

  • “Ce n’è” è la forma contratta di “ce ne è” e si usa per indicare la presenza di qualcosa, ad esempio “Ce n’è ancora?”.
  • “Ce ne” invece è una combinazione di particelle pronominali e si usa in altri contesti, come “Ce ne andiamo”. 

La regola degli accenti

Ecco una semplice formula per ricordare quando una parola monosillaba è accentata e quando no:
– una parola monosillaba è accentata se può avere due significati diversi;
– si accenta sempre, delle due, quella che è un verbo;
– se nessuna delle due è un verbo, si accenta quella meno usata;
– se una parola monosillaba ha solo un significato (o anche una nota musicale) non si accenta mai;
– qui quo qua non si accentano mai.

Se vuoi approfondire puoi leggere: Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

La regola della virgola

I più comuni errori sull’utilizzo della virgola riguardano il mancato rispetto della sua regola di base, ossia l’utilizzo della virgola tra:

  • soggetto e predicato
  • tra predicato e oggetto
  • tra aggettivo e sostantivo

Per approfondire puoi leggere: Guida al corretto utilizzo della virgola: quando, come va usata ed errori comuni

come si usa la virgola

L’utilizzo della la lettera maiuscola

Un altro dubbio frequente riguarda la lettere maiuscola. Come norma generale, l’uso dell’iniziale maiuscola, a parte i nomi propri e le parole che seguono un punto fermo, va limitato ai casi veramente necessari.

Indicativamente, l’iniziale maiuscola va usata per:

  • nomi di stati e di continenti: Italia, Asia;
  • periodi storici e movimenti: il Rinascimento, l’Impressionismo;
  • le istituzioni: il Governo;
  • soprannomi e pseudonimi: Re Sole;
  • denominazioni antonomastiche: il Nuovo Mondo, la Grande Guerra;
  • aggettivi sostantivati che indicano territori: il Veronese, il Napoletano;
  • titoli stranieri: Sir John Franklin, Lady Mary;
  • nomi di edifici e monumenti: la Casa Bianca, Palazzo Chigi, San Marco;
  • nomi geografici costituiti da due sostantivi o da un sostantivo e un aggettivo in funzione di nomi propri: Oceano Pacifico, Australia Occidentale, Monte Bianco.

Quando usare invece la lettera minuscola?

La grammatica italiana prescrive invece l’uso della minuscola in caso di:

  • i popoli (i tedeschi);
  • i titoli onorifici e professionali (dottore, generale);
  • i mesi e i giorni della settimana, anche quando scrivi la data.

Inoltre, la grammatica non dice come regolarsi in quelle situazioni intermedie in cui la maiuscola può esserci oppure no. E in questo caso dipende dalla scelte che fai, dalle norme redazionali che decidi di applicare.

Ad esempio, puoi scrivere: l’università / l’Università; capitale/Capitale.

L’importante, in questo caso, è fare una scelta e mantenerla con coerenza fino alla fine.

Su questo argomento puoi leggere:

Che ne dici? Hai trovato altri errori comuni sul web che aggiungeresti alla mia lista?
Spero che questa guida ti possa essere utile, se hai qualche domanda non esitare a scrivermi nel box qui sotto.

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

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Sara Soliman

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Scrivere testi con l’intelligenza artificiale (AI copywriting): gli errori da evitare

Scrivere testi con l’intelligenza artificiale (AI copywriting): gli errori da evitare

Errori grammaticali ma anche di contenuto, tono di voce non personale e generalizzazioni. Con l’AI puoi creare testi convincenti, ma fai attenzione

L’AI copywriting è l’utilizzo di intelligenza artificiale per la creazione di testi destinati al marketing e alla comunicazione online e offline. 

Parliamo di  testi da inserire nelle pagine di siti web, testi per articoli di blog e newsletter o per social media, ma anche di testi destinati alla stampa di brochure o PDF. 

Tra gli strumenti più utilizzati che ti permettono di creare testi troviamo Chat GPT e Claude AI. 

Vediamo in cosa si differenziano e qualche consiglio di utilizzo per non cadere in errore.

Scrivere con la AI: i limiti e utilizzi

Prima di tutto ci tengo a sottolineare che l’utilizzo di questi strumenti può servire da supporto alla fase di creazione e scrittura dei testi, non sostituire completamente il processo di scrittura.

Il mio consiglio è quello di utilizzarli in una sorta di brainstorming, per raccogliere e valutare idee o per fornire una scaletta di stesura di cui però approfondire fonti e informazioni.

La propria esperienza e la propria creatività rimangono alla base di ogni processo di scrittura, tanto più nella pubblicità dove la personalizzazione e il tono di voce sono indispensabili. 

Claude vs Chat GPT

Claude AI e Chat GPT sono due tra gli strumenti più utilizzati per scrivere testi: sono molto simili come utilizzo, ma con qualche differenza di risultato.

Claude scrive testi con uno stile conciso ma anche personalizzato, ChatGPT si caratterizza invece per uno stile didascalico, meno incisivo e più piatto ma versatile e intuitivo.

Claude AI è progettato per offrire risposte ben strutturate e approfondite, con una forte enfasi sulla sicurezza e l’affidabilità delle risposte restituite.

Inoltre  dispone una finestra contestuale molto ampia che gli consente di analizzare testi molto lunghi e complessi e si presta dunque anche alla creazione PDF.

Chat GPT è invece noto per la sua capacità di produrre contenuti creativi in diversi stili, immagini comprese, offrendo più flessibilità di utilizzo.

In sostanza, scegli ClaudeAI se:

  • Hai bisogno di elaborare e analizzare lunghi documenti o PDF
  • Preferisci  la fluidità e la naturalezza del linguaggio 
  • La sicurezza è per te una priorità (Claude è stato progettato con un forte accento su etica e sicurezza, utilizzando la Constitutional AI per guidare le sue risposte e ridurre i contenuti dannosi)

Scegli ChatGPT se:

  • Hai bisogno di un testo versatile, da utilizzare ad esempio su social diversi
  • Desideri creare immagini, navigare sul web o utilizzare funzioni vocali
  • La creatività è fondamentale per il tuo lavoro (ma non è il tuo forte)

Personalmente, utilizzo Claude AI per la creazione di testi scientifici e che necessitano di informazioni approfondite e dettagliate; scelgo invece Chat GPT per creare didascalie o testi brevi per i social media.

Errori che commette l’AI (ossia errori che commetti tu, se fai copia-incolla)

L’AI è senza dubbio un aiuto prezioso nella scrittura di testi e, anche se produce contenuti a prima vista ben strutturati e scorrevoli, commette una serie di errori grossolani ed evidenti che nulla hanno a che vedere con il mestiere del copywriter. 

Vediamoli insieme.

errori AI copywriting

I più comuni errori che compie l’intelligenza artificiale nella scrittura di un testo

 

1.Errori di contenuto

Forse non sai che l’AI non distingue tra fonti affidabili e fonti non affidabili, finendo così per mescolare informazioni vere con informazioni false. Il problema è che lo fa in modo convincente e tu ti accorgi dell’errore solo se di quell’argomento sei informato.

Talvolta inserisce testi tra loro in contraddizione (tra un paragrafo e l’altro) o commette errori grammaticali.

Inoltre l’AI può inventare statistiche, citazioni o interi casi studio. 

Fidarsi è un grosso rischio, dal momento che abbiamo a che fare con la credibilità del nostro brand. 

Per questo motivo, ricorda di verificare sempre le fonti.

C’è anche il rischio che l’AI possa fornire informazioni non aggiornate. Dal momento che l’archivio base di molti modelli non è aggiornato in tempo reale, le informazioni su trend del momento o su nuove normative potrebbero non essere corrette. 

Ricorda che se l’IA genera un testo con consigli sbagliati o pericolosi la responsabilità finale ricade su chi pubblica.

Google stesso condivide una serie di suggerimenti da seguire per il controllo delle informazioni che si trovano in rete.

2.Stile poco naturale

L’AI ( e ChatGPT in particolare) struttura i paragrafi in modo uniforme, molto spesso con elenchi puntati e senza il minimo approfondimento, risultando poco naturale.

È insomma troppo formale, mancando della spontaneità tipica della scrittura umana. 

Ad esempio, nei testi creati con l’intelligenza artificiale non troverai mai una frase che inizia con ma, con un se o con una domanda: tutti i contenuti hanno la classica struttura composta da un’introduzione, una spiegazione, l’indicazione di punti di vista alterativi e una conclusione.

3.Tono di voce non personale

L’AI produce testi generici e privi di personalità, con un tono di voce piatto  e banale. E questa cosa si nota: il tono di voce è unico per ogni brand e l’AI non potrà mai sostituirlo.

4.Superficialità 

L’AI si limita a riassumere e riportare ciò che trova in rete e manca perciò di originalità.

Di ogni informazione si ferma in superficie: non sviluppa argomentazioni complesse. 

Per fare la differenza in rete, come ho scritto più volte, è necessario farsi ricordare. E per farsi ricordare è necessario scrivere testi coinvolgenti, approfonditi, testi con una propria personalità.

5.Errori d’interpretazione

Nei testi complessi, l’AI non sempre coglie sfumature, ironie e giri di parole, riportando di conseguenza un testo non chiaro nel contenuto.

6.Generalizzazione

Utilizza spesso termini quali “in linea generale”, “generalizzando”, “molti pensano che” evitando posizioni nette e risultando poco incisiva e per niente convincente.

7.Penalizzazione

Ultimo aspetto ma non meno importante, anzi!

Forse non lo sai, ma Google penalizza i contenuti duplicati. 

E che, se da un lato non vieta di pubblicare testi scritti con l’intelligenza artificiale, dall’altro parla di di penalizzazione per i contenuti di bassa qualità. E sottolinea che il lavoro svolto dall’AI è a rischio.

Pur non vietando la pubblicazione di testi generati dall’intelligenza artificiale, Google evidenzia che i contenuti di scarsa qualità possono essere penalizzati, mettendo così a rischio il lavoro prodotto dall’AI.

Le pagine e i siti web che non contengono contenuti originali ricevono una valutazione bassa secondo Google, e questo rappresenta un ostacolo per una pagina o un sito web che cerca di ottenere visibilità online.

In sostanza:

Se consideri l’AI come un supporto che ti aiuta a produrre contenuti utili e originali, può diventare uno strumento interessante.
Se invece la consideri come un metodo semplice ed economico per creare testi risparmiando tempo, sei fuori strada: r
ischi solo di compromettere la qualità dei tuoi testi e la visibilità nei motori di ricerca.

Come usare l’IA per creare testi

Personalmente utilizzo l’IA come strumento di brainstorming e di creazione di scaletta di scrittura: inserisco la domanda di cui voglio conoscere la visione che già esiste sul web e ne verifico le fonti di provenienza.

Controllo termini tecnici che non conosco e acronimi.

Recupero le parti di testo che reputo interessanti, faccio poi una sorta di editing eliminando giri di parole e ripetizioni.

Cerco poi di umanizzare il testo e di renderlo più empatico.

Modifico quelle frasi che non sono scritte con il mio stile e utilizzo il tono di voce che uso abitudinariamente in quel contesto.

Integro il testo con approfondimenti cercando di rispondere a dubbi o domande. 

Se è il caso inserisco la mia esperienza diretta in merito e cito esempi.

Alcuni utilizzano l’AI anche per la fase di revisione del testo, io preferisco investirci più tempo e fare un controllo minuzioso, come del resto ho sempre fatto.

Solo se utilizzata in questo modo l’AI copywriting consente di migliorare il proprio lavoro di scrittura e di creare testi persuasivi e coinvolgenti destinati al proprio pubblico. 

Tu cosa ne pensi? Usi anche tu l’AI per creare i testi?

Siamo giunti alla fine. Se mi hai seguita fin qui significa che anche tu scrivi testi e ti interessa approfondire il tema dell’AI copywriting.

Potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

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Scrivimi, possiamo organizzare una consulenza o qualche lezione anche via Skype.

Imparerai come gestire un blog, come creare un calendario editoriale e come costruire un post.

Per saperne di più visita la pagina web dei miei corsi sul Copywriting 🙂

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Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

Come scrivere call to action (CTA) efficaci per la riuscita del tuo sito web

Nel turismo ma non solo la creazione di call to action efficaci è fondamentale nel processo di conversione. Il segreto? Poche parole ma al posto giusto.

In questo periodo mi sto occupando di riscrivere i testi di un sito web di una realtà alberghiera della provincia di Venezia.
L’obiettivo del titolare dell’attività (e del sito) è quello di riuscire a ottenere un maggior numero di prenotazioni dirette dal sito ufficiale e di staccarsi dalle piattaforme di prenotazione online. 

Per questo sito, creato nel 2022, sono state utilizzate immagini molto scenografiche, evocative e di qualità. Sicuramente molto belle e di impatto.

Purtroppo non posso dire altrettanto dei testi, un po’ troppo striminziti e privi di personalità.

E mancano quasi completamente le call to action, o chiamate all’azione. 

Dell’importanza dei testi destinati al turista ne ho parlato in vari articoli, oggi vorrei parlare invece del ruolo cruciale delle call to action per la riuscita di un sito web.

Che significa non solo maggiore visibilità, ma soprattutto maggiori conversioni e dunque maggiori contatti.

Call to action (CTA): cosa sono e a cosa servono 

La call to action (spesso abbreviata in CTA) è in sostanza un invito a compiere un’azione. 

Fa parte di un insieme molto ampio di testi chiamato microcontenuti o microcopy: testi brevi che troviamo ovunque nel marketing, dalla pubblicità ai siti web, dalle email ai post social.

Possiamo definire le call to action come le parole giuste al momento giusto.

Sì, perché questi microcontenuti sono testi particolari che si collocano in momenti di snodo importanti, in quei momenti cioè dove l’utente è sulla soglia di fare qualcosa.

Lo scopo della call to action è infatti guidare l’utente verso un’azione specifica, come ad esempio:

  • acquistare un prodotto
  • leggere un post del blog
  • iscriversi a una newsletter
  • scaricare l’e-book
  • richiedere un preventivo
  • contattare un’azienda
  • seguire un profilo social

La call to action è dunque quella spinta a compiere un’azione che noi ci auspichiamo che l’utente faccia.

Come scrivere una Call to Action efficace: 8 consigli pratici

Abbiamo visto che la call to action è una frase o un bottone che stimola il lettore a fare qualcosa, in modo chiaro e immediato.
Può essere:

  • testuale, ad esempio “Contattaci ora”
  • visiva, un pulsante
  • vocale, nei video o podcast

Troverai molti testi che consigliano di usare, nelle call to action, termini di azione decisi, magari all’imperativo, proprio per il concetto di convincere a fare quell’azione.
Personalmente non amo l’utilizzo dell’imperativo nelle call to action: preferisco una “spinta gentile”, un suggerimento o un consiglio, perché trovo non sia piacevole sentirsi spinti a compiere qualcosa.

Con la call to action ci giochiamo tutto ciò che abbiamo costruito nella pagina e non solo, nell’intero sito e nella nostra attività, per cui bisogna scriverle con molta attenzione.

Ecco allora qui di seguito alcuni consigli pratici per scrivere delle call to action efficaci.

1. Usa verbi forti e di azione

Come ho sottolineato più volte, il lettore va accompagnato, in quella che ci auguriamo sia la sua scelta ,con empatia, dunque senza l’utilizzo di frasi imperative.
Unica eccezione, in alcuni casi, è appunto la call to action. Ad esempio:

  • Scarica la guida gratuita
  • Scopri di più
  • Iscriviti ora
  • Compra adesso
  • Provalo gratis

Così insegnano i manuali di Copywriting; personalmente preferisco utilizzare, quando il contesto lo permette, call to action meno d’impatto, a mio parere altrettanto funzionali e più “empatiche”. Ad esempio:

– Puoi scaricare la guida gratuita
– Se vuoi approfondire leggi qui
– Puoi provarlo gratis

2. Crea urgenza o scarsità

Fai capire che il tempo a disposizione o la disponibilità del prodotto sono limitati:

  • Solo per oggi
  • Offerta valida fino a mezzanotte
  • Ultimi posti disponibili
  • Non perdere questa occasione

3. Focalizzati sul beneficio

La CTA deve comunicare il valore dell’azione proposta all’utente.
Fai capire cosa ottiene l’utente se segue il tuo consiglio.

  • Scarica la guida per aumentare le vendite
  • Iscriviti alla newsletter e ricevi il 10% di sconto
  • Richiedi una demo gratuita

Nota bene: la call to action si colloca alla fine di un testo ragionato che motiva l’utente a compiere una determinata azione, prospettandogli che otterrà ciò che desidera. 

Importante: considera la call to action un punto di arrivo.

4. Sii breve e preciso

Una CTA deve essere facile da capire a colpo d’occhio, anche su mobile.

Usa poche parole ma specifiche.

Invece dell’ormai inflazionato “scopri di più” (che non dice il cosa) cerchiamo di essere più precisi. Ad esempio:

  • se c’è una galleria di immagini usa “scorri la galleria”
  • Se ti riferisci a un testo scrivi “approfondisci”
  • Se parli di un video usa “guarda il video”
  • Se parli di uno sconto usa come CTA “risparmia”

Un altro consiglio è quello di diversificare: invece di usare più volte nella pagina il classico “acquista” puoi scrivere anche “dai un’occhiata” o “curiosa sul nostro e-shop”.

5. Rendi visibile la CTA

Le CTA sono costruite in modo da attirare l’attenzione e vanno inserite dopo la presentazione di un prodotto, al centro della pagina o alla fine di un articolo.

Deve spiccare graficamente: scegli attentamente colore, dimensione e posizione all’interno del testo. Se parliamo di bottoni utilizza un design accattivante o forme particolari.

Fai attenzione: non utilizzare colori che non si integrano con il design e l’armonia generale della pagina.

6. Scegli il testo in base al tuo obiettivo

Vuoi vendere un prodotto? Puoi scrivere “Acquista ora”

Vuoi ottenere più iscrizioni alla tua newsletter? “Iscriviti alla newsletter e otterrei tanti contenuti utili” 

Vuoi promuovere un evento? Puoi scrivere “Prenota il tuo posto per tempo”

Vuoi aumentare i follower? Puoi scrivere “Seguici su Instagram”

Vuoi aumentare i contatti? Scrivi “Richiedi un preventivo/Richiedi una consulenza”

7. Assumi il punto di vista dell’utente

Cosa significa? Significa cambiar punto di vista e formulare il testo dalla parte del lettore: non è molto diffuso ma trovo sia elegante, naturale e non invasivo.

Invece di scrivere “Iscriviti alla newsletter” utilizza “Sì, mi iscrivo alla newsletter”, al posto di “Approfitta dello sconto” usa “Voglio approfittare dello sconto”.

8. Fai un A/B testing:

Sperimenta diverse versioni di CTA per vedere quale funziona meglio con il tuo pubblico e ottenere il massimo tasso di conversione.

Call to action nel turismo

Torniamo ora al sito dell’attività di cui parlavo in apertura del post.

Nel settore dell’ospitalità la call to action è un aspetto fondamentale nel processo di conversione e deve essere chiara, concisa e focalizzata sull’azione specifica che si desidera che l’utente intraprenda: prenotare, richiedere un preventivo o contattare l’hotel.

Invece di un generico “Contattaci”, usa CTA come “Prenota ora”, “Richiedi un preventivo gratuito” o “Scopri le nostre offerte speciali”.

Per incentivare un’azione immediata puoi utilizzare frasi come “Offerta valida solo per oggi” o “Prenota subito per assicurarti la tua camera”.

Fondamentale, anche nel turismo, è evidenziare i benefici che l’utente otterrà compiendo l’azione, ad esempio “Prenota entro marzo e risparmia il 10%” o “Iscriviti alla newsletter e otterrai sconti riservati agli abbonati”.

Ricorda:
– i moduli di iscrizione e di contatto devono essere semplici da compilare
– i bottoni/pulsanti di call to action devono attirare l’attenzione, per cui via libera a colori e contrasti purché in armonia con la pagina
– non utilizzare parole in inglese, che sembrerebbero fuori contesto dopo se scrivi in italiano
– non scrivere in alberghese o con un linguaggio burocratico, scontato il primo e troppo freddo il secondo.

Seguendo questi consigli, le CTA del tuo hotel saranno più efficaci nel guidare i visitatori verso le azioni che desideri e aumentare le conversioni.
Siamo giunti alla fine.

Cosa ne pensi di questi consigli per creare CTA efficaci?

Se vuoi saperne di più sulla scrittura in ambito turistico puoi leggere:

Se ti interessa, ho creato un corso di scrittura dedicato agli operatori del turismo, dai un’occhiata:
Corso Copywriting per il Turismo

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  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting e scrittura persuasiva.

    L’obiettivo è quello di:
  • individuare e rimuovere le criticità presenti sulle pagine del sito istituzionale,
  • assicurarsi che i concetti vengano espressi nella forma più chiara ed efficace possibile;
  • ottenere testi ottimizzati alla ricerca e al tipo di lettura che avviene sul web.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione, fac-simile di preventivi, volantini o brochure pubblicitarie: il tutto per migliorare la presentazione della tua azienda e ottenere maggiori conversioni.

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Pagina Contatti del sito web: perché è importante e come costruirla

Pagina Contatti del sito web: perché è importante e come costruirla

La pagina Contatti va costruita con cura: qui non solo avviene il primo contatto tra te e l’utente del web ma è a tutti gli effetti una pagina di branding e di local-SEO

La pagina Contatti di un sito web è fondamentale per consentire agli utenti di mettersi in comunicazione con l’azienda, il professionista o l’organizzazione. 

È la pagina in cui i visitatori possono trovare informazioni di contatto e può fungere da ponte per avviare una conversazione o un’interazione, ma attenzione, ciò non significa semplicemente “mettere il numero di telefono on-line”: la pagina Contatti può essere un vero strumento di branding.

Nell’articolo di oggi vedremo quali sono i motivi per cui sostengo che la pagina Contatti di un sito web sia davvero una risorsa preziosa, vedremo poi alcuni consigli utili per creare una pagina Contatti efficace e infine alcuni esempi di testi da inserire.

Quando il visitatore arriva ad aprire la pagina contatti significa che ha deciso di parlare con te, non puoi deluderlo proprio in questo momento!

Pagina Contatti: perché è importante

Una buona pagina contatti deve essere chiara, facilmente accessibile, completa e invitare all’interazione offrendo più opzioni di contatto. 

La pagina Contatti di un sito web è infatti cruciale per la conversione dei visitatori in clienti e per questo motivo non va sottovalutata.

Una pagina contatti ben progettata e facile da trovare è essenziale per il successo del sito web in quanto permette:

1. Conversione dei visitatori

La pagina contatti permette di trasformare i visitatori in potenziali clienti fornendo loro i mezzi per contattare l’azienda.

2. Creazione di fiducia

Una pagina contatti chiara e completa trasmette affidabilità e professionalità, aumentando la fiducia dei visitatori.

3. Rappresentazione del brand

La pagina contatti può essere utilizzata per comunicare meglio i valori e l’identità del tuo brand.

La scelta del layout, i colori, il tipo di scrittura può dare un diverso tono di voce al tuo brand, ad esempio:

  • un design sobrio e formale rispecchia un brand istituzionale,
  • testi più informali ed elementi grafici originali rispecchiano un brand giovane e creativo.

Se vuoi approfondire questo argomento puoi leggere Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

4. Miglioramento dell’esperienza utente

Una pagina contatti facile da trovare e navigare contribuisce a rendere l’esperienza online dell’utente più piacevole. E di conseguenza l’utente associa al brand un’esperienza positiva.

5. Ottimizzazione per la conversione

Una pagina Contatti ben ottimizzata può aumentare le possibilità di conversione. Ma cosa significa ben ottimizzata?
Se fornisce diverse opzioni di contatto (email, telefono, modulo) e call to action ben scritte che invitano al contatto.

Inoltre, se ottimizzata (con indirizzo, geolocalizzazione, dati strutturati), la pagina Contatti aiuta a comparire nelle ricerche locali, aumentando la visibilità del brand nella propria area di riferimento.

 

pagina contatti sito web

La pagina Contatti non è solo una pagina web con modulo, numero di telefono e indirizzo; è fondamentale per la local-SEO e serve a trasmettere affidabilità e trasparenza

6 Consigli per creare una pagina Contatti efficace

Ti lascio alcuni consigli utili su come creare una buona pagina Contatti, in modo che tu possa verificare se quella del tuo sito è costruita in modo corretto:

  • Fai in modo che la pagina Contatti sia ben accessibile e visibile tramite il menu di navigazione principale, il footer e altri punti chiave del sito.
  • Fornisci tutte le informazioni necessarie per contattare l’azienda, inclusi indirizzi email, numeri di telefono, indirizzo della sede e link ai social media.
  • Semplifica la navigazione, assicurandoti che la pagina sia facile da navigare, anche su dispositivi mobili.
  • Includi un form di contatto veloce, funzionale, in regola con la legge sulla Privacy e con pochi campi da compilare.
  • Prevedi diverse call to action per diversi casi o situazioni, ad esempio per richieste di collaborazione, preventivi o partnership.
  • Utilizza captcha (programmi automatizzati per la sicurezza) per proteggerti dallo spam.
  • Consiglio Plus: considera di inserire una chat online per un supporto più immediato.

Ora che hai capito come va strutturata questa importante pagina web analizza la pagina Contatti del tuo sito per capire come migliorare l’esperienza utente e aumentare le conversioni.

E, se hai bisogno di aiuto, non esitare a contattarmi.

Come strutturare la pagina Contatti: esempi

Di seguito un elenco su quali sono gli elementi chiave da includere in una pagina Contatti con alcuni esempi di copywriting.

1. Titolo di pagina chiaro

  • Contattaci
  • Siamo a tua disposizione
  • Parla con noi
  • Chiedi informazioni
  • Mettiti in contatto con noi

2. Breve testo introduttivo (facoltativo ma utile)

Un breve testo prima del modulo è utile a creare una connessione empatica con l’utente, Qualche esempio:

  • Hai bisogno di informazioni o vuoi richiedere un preventivo? Siamo qui per aiutarti. Puoi compilare il modulo qui sotto oppure contattarci direttamente.
  • Hai domande, richieste o vuoi semplicemente parlarci del tuo progetto? Compila il modulo qui sotto o telefonaci: siamo a tua disposizione.
  • Per qualsiasi informazione non esitare a contattarci: trovi il modulo qui sotto. Se inceve ti va di passare a trovarci ci trovi (indirizzo): ti offriamo un caffè!

3. Modulo di contatto

I campi consigliati per un modulo di contatto standard sono:

  • Nome
  • Email
  • Oggetto (opzionale)
  • Messaggio
  • Consenso privacy (con checkbox e link all’informativa)

Il modulo deve essere semplice da usare e contenere sia una conferma di invio sia una risposta di messaggio ricevuto con testo automatico, ad esempio “Grazie della tua richiesta, ti risponderemo il prima possibile”.

4. Informazioni di contatto alternative al modulo

Come ti ho già anticipato, fornire ulteriori informazioni di contatto oltre al modulo trasmette un senso di affidabilità e serietà. Nella pagina Contatti andrebbero infatti inseriti:

  • Email (meglio se cliccabile)
  • Telefono (per un contatto immediato)
  • Indirizzo fisico
  • Orari di apertura dell’attività o disponibilità particolari

Potresti utilizzare layout prestabili e icone: l’aspetto grafico ha la sua importanza anche nel microcopy.

5. Link ai social network (opzionale)

Inserire le icone con i link ai social quali Facebook, Instagram, LinkedIn è sempre una buona idea (solo se sono aggiornati però).

6. Mappa cartografica digitalizzata (Google Maps)

Inserire una Google Map nella pagina contatti non è solo una comodità per l’utente, che vede subito dove ti trovi: è anche un modo per rafforzare la fiducia (l’attività esiste davvero), migliorare l’esperienza e aiutare il posizionamento online.

A tal proposito è fondamentale l’integrazione con la pagina Goggle Business Profile della tua attività: per saperne di più leggi Novità su Google Business Profile: la local strategy per la tua attività

Ricorda che la trasparenza è un pilastro della buona reputazione: non lesinare con le informazioni.

Altri aspetti importanti

  • Assicurati di avere un link alla privacy policy, soprattutto se raccogli dati tramite il modulo.
  • Controlla che tutti i recapiti siano aggiornati.
  • Se ricevi molte richieste, valuta di aggiungere una FAQ con le domande più frequenti che ricevi o dei filtri nel modulo (es. seleziona il tipo di richiesta).

Come hai visto, anche per la creazione della pagina Contatti è necessario fare attenzione a tanti aspetti e sono necessarie competenze di copywriting e di local SEO.

Se hai bisogno di informazioni per la creazione della tua paina Contatti o vuoi crearla ex-novo contattami, mi farebbe piacere aiutarti.

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

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Il restyling del tuo sito web in 5 fasi

Il restyling del tuo sito web in 5 fasi

Un sito web necessita di essere rivisto in media ogni 2 o 3 anni. Il restyling va oltre l’aspetto grafico del sito ed è ancor più utile per rivederne l’architettura e migliorare alcuni aspetti del sito. Vediamo quali

 

Se stai pensando al restyling del tuo sito web probabilmente c’è qualcosa che non va: o non ti piace più il layout, o pensi che i testi siano superati o magari vorresti inserire nuovi contenuti e immagini.

Oppure il tuo sito non ti dà la visibilità che vorresti.

In effetti, un sito web richiede una certa costanza nel mantenerlo aggiornato: un restyling ogni due o tre anni è indispensabile per mantenerlo al passo con i cambiamenti: il mondo del web è in costante evoluzione.

Ecco che la gestione dei programmi, del contenuto e l’aggiornamento dell’aspetto grafico diventano elementi su cui agire per migliorarlo.

Ma in cosa consiste il restyling e quali sono i vantaggi di un sito web aggiornato?

Vediamoli insieme.

Perché rifare un sito web

Spesso si tende, erroneamente, a pensare che il restyling di un sito riguardi solo l’aspetto grafico, colori o layout, quando invece le migliorìe su cui puntare sono focalizzate su come migliorarne le prestazioni o correggere alcune criticità.

I motivi più comuni che spingono le aziende o professionisti a rifare il proprio sito web sono:

  • migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca
  • aggiungere contenuti utili e aggiornare quelli esistenti
  • aggiungere servizi o prodotti
  • migliorare la struttura e l’aspetto grafico
  • migliorare le prestazioni del sito con una tecnologia più recente
  • aumentare l’usabilità magari tralasciata durante la prima versione
  • integrarlo con nuove piattaforme social per l’interazione con l’utente.

Cos’è il restyling di un sito web esistente

I punti fondamentali su cui concentrarsi quando si progetta il restyling di un sito web esistente sono questi:

  1. Esperienza dell’utente: per migliorarne la performance;
  2. Ottimizzazione dei testi: lato SEO e tono di voce coerente in base al target di riferimento;
  3. Responsive Design: aspetto legato al design responsivo per cellulari;
  4. Analisi dei dati;
  5. Analisi dei concorrenti.

1. Esperienza utente

Durante la progettazione di un sito web e il successivo restyling conoscere il  target di riferimento al quale il sito si rivolge è un’informazione fondamentale, in quanto è dal ritratto dell’utente tipo che dipende il tono di voce da usare nella scrittura dei testi.

Riuscire a comprendere come gli utenti si interfacciano al tuo spazio web è fondamentale per migliorarne le performance.

In ogni intervento di restyling è fondamentale il concetto di UX Design (User Experience Design) che comprende tutti quei processi necessari ad aumentare la soddisfazione degli utenti attraverso il miglioramento dell’usabilità del sito.

Mi riferisco ad esempio su come impostare la navigazione del sito, a come e dove inserire i bottoni delle call-to-action (utili per suggerire l’azione) e a quali parole scegliere per approcciarsi al nostro clienti tipo.

Puoi approfondire questo argomento leggendo: UX Writing: l’importanza dei microtesti nella comunicazione

2. Ottimizzazione dei testi

I contenuti degli articoli e dei testi delle pagine del sito richiedono una continua attenzione e un periodico aggiornamento.

Le parole sono determinanti per accendere quell’attenzione che il lettore percepisce nel confronto con gli altri testi presenti in Rete e che parlano dello stesso argomento.

Fondamentale è l‘ottimizzazione dei testi lato SEO, aspetto che potrebbe essere stato trascurato nella creazione di un sito-vetrina.

Questo significa fare uno studio sulle parole chiave, nominare le immagini, rispettare le regole di una scrittura SEO-Friendly.

3. Responsive Design

Parlare di design significa creare un layout in ottica RDW (Responsive Web Design), che comprende tutte quelle tecniche che vengono utilizzate per realizzare siti che si adattino automaticamente al tipo di dispositivi in cui vengono visualizzati: schermo, cellulare o tablet.

restyling sito

Il restyling di un sito web è utile per aggiornare la tua immagine online e migliorare le prestazioni richieste da Google

4. Analisi dei dati

Dopo aver controllato e sistemato i tuoi contenuti prova a porti le seguenti domande:

  1. Quali sono le pagine/articoli più letti?
  2. Chi sono i lettori tipo del mio sito?
  3. Quali articoli sono diventati un riferimento per i motori di ricerca?

Queste 3 domande possono aiutarti a comprendere se i contenuti che offri online sono utili a risolvere le richieste di informazioni o gli approfondimenti sul focus della tua attività o professione.

Analizzare i dati è un utile supporto per evitare di scrivere su argomenti che magari non riscuotono interesse per il lettore tipo.

5. Guarda i tuoi concorrenti

L’offerta di prestazioni e servizi online è in continuo aumento e questo significa che ogni mese si aggiungono nuovi concorrenti.

Mantenere un occhio attento al mercato di riferimento significa capire quali sono le tendenze del momento.

Nuovi siti web più moderni e accattivanti possono coinvolgere di più l’attenzione del lettore aggiornato che nota subito se un sito è ben curato sia nei contenuti che nella grafica.

Come migliorare la struttura del tuo sito web

Anche qui dovresti porti qualche domanda:

  1. La tua Home mette in evidenza le informazioni principali o qualche informazione o prodotto su cui vuoi puntare?
  2. La mappa del tuo sito web è aggiornata e completa?
  3. I menù sono chiari?

La mappa del sito: cos’è

Il tuo sito può essere di poche pagine come di molte: l’importante è disegnare una mappa del tuo sito e decidere il nome delle nuove pagine.

La site-map o mappa del sito è un file che contiene tutti gli URL di un sito, elencati secondo una gerarchia impostata in fase di creazione.

La site-map ha due funzioni principali:

  • agevolare la navigazione degli utenti;
  • informare i crawler dei motori di ricerca sulla struttura delle pagine del sito.

L’importanza del menù

Comunicare ai motori di ricerca l’impostazione del menu, le sezioni, sotto-sezioni, pagine principali e secondarie del tuo sito è fondamentale ai fini dell’indicizzazione.

Ricorda poi sempre che l’utente arriva sul tuo sito con degli schemi mentali precostituiti in anni di navigazione su altri siti: pertanto è consigliato nominare le pagine con le parole più usate tipo “Azienda” o Chi siamo” e non usare inglesismi quali “Company” o “About us” se il sito è italiano.

In linea generale segui la regola del buon senso e usa termini stranieri solo se sei sicuro che siano stabilmente acquisiti nel vocabolario delle persone.

Su questo argomenti puoi approfondire leggendo: Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Se hai qualche domanda da fare su questo tema scrivimi pure o aggiungi un commento all’articolo.

Se ti è piaciuto questo articolo puoi leggere anche:


Articolo scritto a febbraio 2024, rivisto e aggiornato nel mese di luglio 2025

Mi piace muovermi tra comunicazione, tecnica e relazione.

Ogni contenuto richiede un suo modo per essere divulgato.

Per questo mi ritrovo nei testi e tra le righe dei codici.

 

Nicola Albi

Consulente Marketing

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Piano editoriale estivo: come e cosa pubblicare sui social in estate

Piano editoriale estivo: come e cosa pubblicare sui social in estate

5 consigli su come utilizzare i social in estate: più racconto e meno vendita

Con l’arrivo della stagione estiva, oltre al cambio di armadi, è importante effettuare anche un cambio di strategia per la nostra comunicazione social.

Sia che si tratti di Facebook e Instagram, o della nostra pagina aziendale o personale LinkedIn, dobbiamo andare incontro alle necessità del nostro target, modificando i contenuti e adattandoli ai trend della stagione più calda dell’anno.

Ecco quindi le indicazioni su cosa e come pubblicare sui tuoi social in estate.

Il piano editoriale social estivo: leggerezza

Parola chiave: alleggerire

Innanzitutto, l’estate chiama leggerezza, divertimento, vacanze e relazioni sociali. Di conseguenza, anche i nostri contenuti dovranno seguire questo trend.

Sia per quanto riguarda la tipologia dei contenuti, che il tono di voce, evitiamo argomenti molto complessi che richiedano alta concentrazione, teniamoci su frasi brevi e comprensibili, puntiamo su giochi di parole e linguaggio figurato.

Più racconto e meno vendita

Lo storytelling è sempre un elemento fondamentale della comunicazione social, ma in estate investiamo una parte più rilevante del piano editoriale nel racconto dei nostri prodotti o servizi.

Possiamo raggiungere ugualmente l’obiettivo vendita, ma in una modalità che al nostro target risuonerà più piacevole e convincente.

A nessuno piace sentirsi dire «compra, compra», tantomeno in estate che è il momento dedicato al divertimento e al relax.

Sì a reels, storie e storytelling!

Personal branding anche se vendi un prodotto e non un servizio

Se hai un negozio o un’attività di vendita, forse non hai mai investito molto nel personal branding. Ora che comincia l’estate, considera di inserire l’elemento umano nella tua comunicazione.

Che sia il titolare dell’azienda, o un portavoce scelto per rappresentarla, gli utenti apprezzeranno molto di più il fatto di vedere una persona reale dietro ai prodotti.

In più, in una stagione dove la soglia dell’attenzione è di necessità bassa, una persona che presenta un prodotto è più in grado di catalizzare attenzione.

Aggiorna i visual sui toni estivi, chiari, azzurri e saturi. Evita i toni scuri

Anche le immagini devono accordarsi con la stagione: meglio fare fotografie luminose, con colori chiari e freschi.

Puntare sulle tonalità che richiamano il mare, come gli azzurri e verde acqua, magari con alcuni punti di contrasto in rosso o blu. Meglio quindi evitare i grigi, i neri e i marroni, che richiamano inverno e autunno.

Puoi consultare il sito pixabay ( oppure unsplash o freepick) per trovare una serie di belle immagini libere da copyright.

Se vuoi approfondire puoi leggere: Come scegliere le immagini per il blog, i social e le newsletter

Cerca di venire incontro allla tua community

Pubblica al centro della settimana: martedì, mercoledì e giovedì

In estate, il venerdì abbiamo già la testa nel weekend. Il lunedì invece dobbiamo organizzare la settimana.

I giorni utili quindi per catturare l’attenzione del nostro pubblico sono il martedì, il mercoledì e il giovedì.

Se abbiamo dei post più leggeri e divertenti, possiamo considerare anche il fine settimana, ma occorre testare per capire se il nostro pubblico è attivo sui social.

Con questi consigli, puoi realizzare un piano editoriale estivo efficace e performante, mantenere il contatto con la tua community e ottimizzare la tua comunicazione in vista dei tuoi obiettivi.

E se ti serve una mano, contattami, sono a tua disposizione per una consulenza.

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

 

Articolo scritto a maggio 2022, rivisto e aggiornato a luglio 2025

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Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

Come e quando usare le parole straniere in italiano: buonsenso e qualche regola

Negli ultimi decenni l’italiano si è arricchito di tante parole straniere, la maggior parte inglesi, tanto che molti parlano di “itanglese”, ossia italiano misto a inglese.

Ne hai sentito parlare?

Come copywriter, accogliere o meno termini inglesi nei nostri testi dipende da vari aspetti, come il settore in cui operiamo e se ci rivolgiamo a una platea ampia o di nicchia.

Settori come la tecnologia e la finanza, ma anche la moda, il turismo e il marketing sembrano aver ormai abbracciato l’uso di parole in inglese nella comunicazione.

Ma viene fatto in modo corretto? Ci sono dei criteri da applicare?

Sì, il buon senso impone di seguire alcune regole, per scrivere bene e farci capire dal pubblico che ci legge.

Vediamole insieme.

Utilizza solo parole straniere che non hanno una buona alternativa in italiano

Tieni presente che spesso l’alternativa italiana c’è, ma è percepita come goffa o antiquata, perché il termine inglese è ormai entrato nell’uso comune.

Parole come wireless, brand, gadget, badget o fashion, business, leader fanno parte del nostro comune lessico ed è corretto utilizzarle.

Sono i cosiddetti forestierismi, o prestiti, parole che arrivano da altre lingue ma perfettamente integrate nella comunicazione di oggi.

Ma vedi gli esempi seguenti:

  • Ogni martedì ti inviamo una newsletter con offerte e tip utili

Molto meglio: Ogni martedì ti inviamo una newsletter con offerte e consigli utili

  • Aspetto i tuoi input per iniziare il lavoro

Meglio scrivere: Aspetto le tue indicazioni per iniziare il lavoro

  • Fai tu un recap di quanto abbiamo detto?

Usa il termine in italiano: Fai tu un riepilogo di quanto detto?

Con parole poco utilizzate come tip, recap, headline (titoli) deadline (scadenza), speech (discorso), lunch (pranzo) o altre dovremmo chiederci se esiste la corrispondente in italiano e se ha la stessa efficacia. In tal caso perché non usiamo la nostra lingua?

Il punto della questione è allora questo: capire sin dove utilizzare le parole straniere e soprattutto non abusarne.

Personalmente inserisco al massimo una parola inglese in una frase, e solo se di uso comune.

Forestierismi: tra virgolette o in corsivo?

Fino a poco tempo fa una regola imponeva di scrivere in corsivo le parole straniere. Oggi però, dal momento che il numero di parole straniere che oramai troviamo anche nel vocabolario della lingua italiana va crescendo, si rischia solo di fare confusione.

E poi, perché isolare tra virgolette o scrivere in corsivo una parola di uso corrente, comunemente intesa dal pubblico?

Il consiglio degli esperti di scrittura è quello di ricorrere al corsivo solo per le parole altamente specialistiche proposte per la prima volta, con la spiegazione del significato a seguire tra parentesi.

Un po’ come ho scritto a inizio articolo quando ho parlato di itanglese.

Valuta se le parole straniere arricchiscono il testo in precisione o eleganza

In questi casi:

  • quando il contesto è appropriato, 
  • se siamo sicuri che i nostri lettori la conoscano,
  • se la parola in questione è più precisa della relativa parola in italiano 

l’uso della parola straniera è consentito.

Tuttavia, per mantenere un buon livello del testo, conviene non esagerare con le parole straniere.

Parole inglese nei testi in italiano

Ma, se esiste l’equivalente in italiano, come nelle parole che seguono, perché non usarlo?

  • Skill: competenze
  • Headline: titolo
  • Speech: intervento
  • Speaker: relatore
  • Best practice: buona pratica
  • Tool: strumento
  • Meeting: riunione
  • Engagement: coinvolgimento

Sono queste tutte parole con una buona alternativa in italiano, e per buona intendo plausibile, utilizzata ampiamente, non obsoleta o antiquata.

 Attenzione al plurale e al genere

Manager o managers? 

La regola è la seguente:

Le parole inglesi usate nei testi in italiano non prendono la -s al plurale, soprattutto se sono integrate nella nostra lingua. 

Ma attenzione:

Se le parole sono entrate nella nostra lingua al plurale, come ad esempio jeans o tapas, si usa il termine plurale anche al singolare.

Anche per il genere vale lo stesso concetto: non cambia.

Infatti diciamo la brioche, la par condicio, il golpe, il patio.

Per l’inglese però c’è un’eccezione. Di solito il genere si accorda con la corrispondente parola italiana. Diciamo infatti: lo speech, il target, la star, la Brexit, ma diciamo il web, anche se rete è femminile.

Altre volte il genere è condizionato dalla pronuncia della parola o dalla desinenza:

  • il maschile prevale nelle parole che finiscono in -ing  -p -er (surfing, bookshop, scooter)
  • il maschile si usa nelle parole che finiscono in -ion e -ty, in analogia con l’italiano -ione e -ta (la deregulation, la portability).

La regola, come insegna Luisa Carrada*, è questa: 

Davanti a una parola straniera si usa solitamente l’articolo che si userebbe davanti a una parola italiana con lo stesso suono.

Esempi: lo champagne (il suono è quello di scivolo), l’hamburger (in italiano la h è sempre muta).

Fa eccezione la w, che noi italiani percepiamo come consonante anche se pronunciamo u: scriviamo infatti il wisky o il webmaster.

Per ogni dubbio controlla sul dizionario, anche perché le eccezioni sono molte.

Fai attenzione all’inglese orecchiato e ai falsi amici

Quello che chiamo “inglese orecchiato” è l’inglese plausibile, credibile, che suona bene a noi italiani ma non è corretto.

Ne sono un esempio alcuni cartelli che si trovano nelle pubblicità di negozi, dove leggiamo a caratteri cubitali Next Opening!

Ma la scritta corretta sarebbe semmai Opening Soon.

 

False friends

I falsi amici sono invece quelle parole inglesi che, per la loro somiglianza sonora a una parola italiana, vengono usati come loro traduzione, ma in realtà hanno un significato completamente diverso.

Ad esempio, in inglese:

  • actually significa in realtà, non attualmente;
  • eventually significa alla fine e non eventualmente;
  • terrific significa fantastico e non terrificante.

Ci sono poi delle versioni “italianizzate” di alcune parole inglesi, soprattutto verbi, che si sono talmente diffuse nella nostra comunicazione che non ci facciamo quasi caso. 

Ma anche qui, sarebbe meglio non utilizzarle.

Ad esempio:

  • Stiamo processando la sua richiesta

È più corretto: La sua richiesta è in lavorazione

  • Mi piace il modo con il quale ti sei approcciata al tema

Meglio scrivere: Mi piace il modo in cui hai affrontato il tema

Queste sono le regole che applico quando scrivo i miei testi. Ti lascio alcuni testi su cui approfondire il tema e l’indirizzo di un blog dove puoi soddisfare le tue curiosità letterarie.

Anche tu rispetti alcune regole o segui qualche blog di riferimento per l’uso delle parole straniere? Se ti fa piacere scrivimi le tue fonti nel box qui sotto.

Per approfondire

Se vuoi approfondire puoi consultare il blog.terminologiaetc.it, il blog della terminologa Licia Corbolante, che svela tutti gli errori dell’inglese “orecchiato”. 

Ti consiglio anche il testo: Antonio Zoppetti, Diciamolo in italiano, Hoepli, Milano 2017

È un saggio sugli anglicismi della lingua italiana: quanti sono, come arrivano e come si diffondono.

*Luisa Carrada, editor e docente di scrittura professionale. Il post che hai letto è stato costruito seguendo regole ed esempi presenti nel libro:
Luisa Carrada, Paroline & Paroloni, Attingere a piene mai al tesoro del vocabolario, Zanichelli Editore 2018

 

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Guida al corretto utilizzo della virgola: quando, come va usata ed errori comuni

Guida al corretto utilizzo della virgola: quando, come va usata ed errori comuni

Hai dei dubbi sull’utilizzo della virgola? Segui queste regole 

L’uso della virgola in italiano è spesso fonte di errori, anche tra i madrelingua. 

In molti casi sembra addirittura venir utilizzata un po’ a caso, senza la minima consapevolezza della sua funzione.

Se la maggior parte degli altri segni di interpunzione non pone grossi problemi (ad esempio sappiamo bene quando utilizzare il punto fermo o i due punti) con la virgola i dubbi spesso ci sono.

L’articolo di oggi nasce proprio da ciò, ossia dal desiderio di fare chiarezza sull’uso della virgola, il più bistrattato trai segni di interpunzione, il più discusso anche tra gli esperti.

In questo approfondimento, dopo una breve introduzione sull’utilità dell’uso della virgola, vedremo:

  • quali sono le regole che ne definiscono l’utilizzo, 
  • come cambia il significato della frase con o senza virgola (o spostandola),
  • quali sono gli errori più comuni legati al suo utilizzo.

Il corretto utilizzo della virgola: perché è importante 

La virgola è molto importante in italiano perché il suo diverso utilizzo può cambiare il significato di una frase o chiarire il senso di un periodo e di conseguenza aiutare il lettore a comprendere meglio ciò che si vuole dire.

La virgola è definita come un segno di punteggiatura debole che indica una breve pausa e aiuta a chiarire il senso della frase.

Ma la virgola non è solo questo, come tutta la punteggiara: “ha una funzione logicatrice e ordinatrice del periodo”, come sottolineano gli esperti.

La virgola è come un respiro leggero nel mezzo di una frase: non ferma tutto, ma ti aiuta a capire meglio il senso.

La virgola si usa allora per:

  • separare parti della frase;
  • indicare una pausa breve;
  • aiutare a capire il senso;
  • dare ritmo alla lettura.

Vediamo nel dettaglio i suoi utilizzi.

Quando la virgola non va

La virgola è il segno d’interpunzione di più ampio utilizzo. Come scrive Serianni nella sua Grammatica*:

La virgola indica una pausa breve e non va messa all’interno di blocchi unitari. 

Il che significa che non va mai utilizzata:

  • tra soggetto e predicato (Paola scrive)
  • tra predicato e oggetto (Leggo il libro)
  • tra aggettivo e sostantivo (Il mio libro preferito)

come si usa la virgola

 

Tuttavia, questa norma viene meno tutte le volte che uno dei due elementi della frase viene messo in evidenza alterando l’ordine delle parole.

Ad esempio: “Sorrideva, lui”.
Oppure: “Ascolta tua madre, Anna”.

Inoltre, la virgola non va inserita tra il soggetto e il verbo della frase principale, a meno che non ci siano altre parole che lo interrompono.

Altro esempio: “Luca, il mio amico, è arrivato”.

Quando e come usare la virgola

Ecco alcuni degli usi principali della virgola: 

1.Elenchi
La virgola separa gli elementi di una lista, ad esempio: “Ho bisogno di pane, latte e uova”. 
Può tuttavia mancare se si vuol dare una maggiore tensione espressiva, come nei titoli o negli slogan. Ad esempio: “Puglia: acqua cristallina sole tradizioni”.

2.Subordinate
La virgola può isolare parole o frasi che non sono direttamente legate al resto della frase, ad esempio: “Luca, che è mio fratello, è arrivato”.

3.Incisi
“Non esce mai di casa, però, la sua figliola!”
Un inciso va sempre racchiuso tra due virgole (o tra lineette o parentesi).

4.Apposizioni
La virgola può separare una parola o una frase che specifica o definisce un’altra parola, ad esempio: “Non avevo che un vago ricordo di Verona, mia città natale, dalla quale ero partita a tre anni”.

5.Vocativi:
La virgola può separare il nome con cui si chiama una persona, ad esempio: “Gianni, vieni qui”. “Buongiorno, professore”.

6.Frasi coordinate
La virgola può separare frasi che sono collegate da una congiunzione, ad esempio: “È arrivato, ma non ha detto niente”. 

7.Ellissi
Ad esempio: “Il primo indossava un berretto, il secondo un cappello di lana”.

8.Dopo avverbi o espressioni introduttive
Esempio: “Tuttavia, non sono riuscito a finire il lavoro”.
“In effetti, hai ragione”.
Avverbi come tuttavia, infatti, cioè, dunque, inoltre vanno spesso seguiti da virgola.

9.Per separare proposizioni indipendenti (coordinate)
Esempio: “Ha aperto la porta, ha guardato dentro, è uscito”.
Quando più frasi complete sono accostate, si usa la virgola.

10.Prima di “ma”, “però”, “tuttavia”, “anzi”
Esempio: “Volevo uscire, ma ha cominciato a piovere”.
“Era stanco, però ha finito il lavoro”.
Le congiunzioni avversative vanno quasi sempre precedute da virgola.

11.Per separare proposizioni subordinate anticipate
Esempio:
“Se hai bisogno, chiamami”.
“Quando torno a casa, ti scrivo”.
Se la subordinata viene prima della principale, si usa la virgola.

12.In frasi con cambi di tono o ritmo
Esempio: “Sì, verrò anche io”. “No, grazie”.
In questi casi la virgola aiuta a riprodurre l’intonazione del parlato.

Come cambia il significato di una frase cambiando la posizione della virgola

Cambiare la posizione della virgola può cambiare completamente il significato di una frase, a volte anche in modo assurdo o comico. 

Vediamo un paio di esempi.

1. “Andiamo a mangiare, nonna!” vs “Andiamo a mangiare nonna!”

Con la virgola:
Andiamo a mangiare, nonna!
Stai parlando con la nonna. Le dici di andare a mangiare con te.

Senza la virgola:
Andiamo a mangiare nonna!
Ora sembra che tu voglia mangiare la nonna!

2. “Ti amo, ancora.” vs “Ti amo ancora.”

Con la virgola:
Ti amo, ancora.
Forse ci hai ripensato, o lo stai dicendo con esitazione.

Senza virgola:
Ti amo ancora.
Lo ami di nuovo o non hai mai smesso. Molto più diretto e chiaro!

Il significato, anche in questo secondo esempio, è diverso.

scrivere sul web

Scrivere in modo corretto aiuta a farsi capire ed è un ottimo biglietto da visita in quanto genera fiducia. A questo propposito puoi leggere: Copywriting: 8 consigli per aumentare efficacia e credibilità dei testi

Uso della virgola ed errori comuni, anche sul web 

Ecco un elenco dei principali errori comuni legati all’uso scorretto della virgola.  

1. Virgola tra soggetto e verbo

Sbagliato: Marco, è andato al mercato.
Corretto: Marco è andato al mercato.

Il soggetto e il verbo non vanno mai separati da una virgola, salvo che ci sia un inciso.

2. Virgola tra verbo e complemento oggetto

Sbagliato: Ho visto, un film bellissimo.
Corretto: Ho visto un film bellissimo.

Verbo e complemento oggetto non vanno separati, salvo vi sia un inciso.

3. Virgola prima delle congiunzioni “e”, “o”, “né”

Sbagliato: Sono andato al cinema, e ho visto un bel film.
Corretto: Sono andato al cinema e ho visto un bel film.

In italiano, di norma non si mette la virgola prima di “e” (a differenza dell’inglese).

4. Incisi non delimitati correttamente

Errore comune: Usare una sola virgola per un inciso invece di due, oppure nessuna.

Sbagliato: Luca, che è mio cugino ha vinto una gara.
Corretto: Luca, che è mio cugino, ha vinto una gara.

Gli incisi devono sempre essere racchiusi tra due virgole.

5. Virgola tra verbo reggente e proposizione subordinata

Errore comune: Spezzare con una virgola il legame tra la proposizione principale e la subordinata.

Sbagliato: Credo, che tu abbia ragione.
Corretto: Credo che tu abbia ragione.

Niente virgola tra il verbo principale e la subordinata oggettiva (penso che…, so che…, ecc.).

6. Virgola mancante tra proposizioni indipendenti

Errore comune: Non mettere la virgola tra due frasi indipendenti collegate senza congiunzione.

Sbagliato: Sono uscito faceva freddo.
Corretto: Sono uscito, faceva freddo.

Due frasi indipendenti senza congiunzioni vanno separate con la virgola.

7. Uso eccessivo o arbitrario della virgola

Errore comune: Inserire virgole “a orecchio”, senza una reale necessità grammaticale o sintattica.

Sbagliato: Quel film, è stato, davvero, interessante.
Corretto: Quel film è stato davvero interessante.

Le virgole devono avere una funzione precisa, non solo ritmica.

Spero, con questi esempi, di aver chiarito i tuoi dubbi sull’utilizzo della virgola. In caso contrario, se vuoi, scrivimi nel box qui sotto e ne parliamo insieme.

Se ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:


* La Grammatica di Serianni è il libro che ti consiglio:

  • Luca Serianni, Le Garzantine Italiano, Garzanti Editore, Torino,1988

 

Altro ottimo testo per saperne di più sulla grammatica italiana:

  • Bice Maria Garavelli, Prontuario di Punteggiatura, Edizioni Laterza

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Sara Soliman

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Vuoi far conoscere il tuo prodotto o il tuo servizio? Scopri quali sono i 6 elementi comuni a idee di successo

Vuoi far conoscere il tuo prodotto o il tuo servizio? Scopri quali sono i 6 elementi comuni a idee di successo

Valore pratico ed emotivo, visibilità, valuta sociale: così la tua idea diventa un successo

Quali sono le caratteristiche di un messaggio contagioso?

O meglio: quali sono i meccanismi che portano la gente a condividere idee e prodotti e a renderli virali tra le persone o nei social?

Ne parla in modo approfondito Jonah Berger nel suo bestseller Contagious: why things catch on – Contagioso: perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono, libro in cui l’autore prende in esame i sei fattori cruciali che aiutano nella diffusione di informazioni, idee, storia o notizie tra le persone.

E tratta, di conseguenza, come diffondere un messaggio o vendere un prodotto: in pratica come trasformare le idee in prodotti di successo.

Questi fattori sono: valuta sociale, stimoli, valore emotivo, visibilità, valore pratico e storie.

Vediamo insieme questi concetti e come riuscire a fare delle tue idee “uno stato di passaparola”.

Jonah Berger. Chi è l’autore di “Contagioso: perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono”

Jonah Berger è un professore di marketing alla Wharton School University della Pennsylvania e uno dei maggiori esperti di influenza sociale e marketing virale.

Ha trascorso più di 15 anni a studiare come funziona l’influenza sociale e ad analizzare i meccanismi che si attivano nel momento in cui si condivide una storia, un prodotto, un contenuto, andando all’origine del successo di un’idea. 

È anche autore di molti articoli su riviste accademiche e il suo lavoro appare spesso sul New York Times. 

Berger è inoltre consulente per alcune tra le aziende più importanti del mondo come Google, Nike, Apple e la Gates Foundation. 

È stato riconosciuto come una delle persone più creative negli affari dalla rivista Fast Company e la American Management Association l’ha nominato come uno dei top 30 leader nel mondo del business.

I sei elementi chiave della contagiosità

Nel libro Contagioso, perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono, Jonah Berger illustra quanto siano popolari certi prodotti, idee o video e perché invece altri vengono ignorati dal pubblico. È un libro utile ai professionisti nel campo del marketing e a tutti coloro che vogliono diventare esperti su come diffondere un messaggio o vendere un prodotto

 

Elementi chiave della contagiosità di un contenuto

Vediamo quali sono, secondo Berger, gli elementi in grado di rendere contagioso un contenuto, intendendo con esso un’idea, un’informazione, una storia, un prodotto, un video.

Per contagioso si intende qualcosa che:

  • si diffonde con facilità,
  • ha probabilità di trasmettersi tra gli individui grazie al passaparola e all’influenza sociale,
  • sarà condiviso o imitato.

Nelle sue analisi dei contenuti risultati di successo, Berger ha notato alcuni elementi comuni, che sono:

  1. Valuta sociale
  2. Stimoli
  3. Reazioni emotive
  4. Visibilità
  5. Valore pratico
  6. Storie

Vediamoli uno alla volta.

1. Valuta sociale

Il primo fattore che motiva la condivisione o l’imitazione di un prodotto è la moneta sociale.

Condividiamo ciò che ci fa fare buona impressione sugli altri

Il desiderio di rendere gli altri partecipi dei nostri pensieri, opinione ed esperienze è una delle regioni del grande successo dei social network.

Tuttavia, ciò che una persona dice influisce sull’opinione che gli altri hanno di lui. Quindi le persone commentano cose che lo rendono più interessante agli occhi degli altri, non che lo rendono noioso.

Così, proprio come il denaro viene utilizzato per acquistare prodotti e servizi, la moneta sociale viene utilizzata per ottenere buone impressioni con amici e familiari.

Di conseguenza, per fare in modo che le persone parlino di qualcosa dobbiamo confezionare un messaggio che le aiuti a veicolare l’immagine di sé che vogliamo trasmettere.

Dobbiamo cioè trovare ciò che ci rende particolarmente originali e dare a chi parlerà di noi l’impressione di essere a conoscenza di qualcosa di esclusivo.

Le aziende e le organizzazioni, per far parlare di sé devono coniare la valuta sociale, così che, promuovendo i loro prodotti, le persone fanno bella figura.

Ci sono tre modi per farlo:

  1. Creare qualcosa di unico, sorprendente o nuovo. Pensa a come far risaltare il tuo prodotto o la tua idea sul mercato, individua ciò che ti rende unico rispetto alla concorrenza;
  2. Sfruttare le meccaniche di gioco: usa gli elementi di un gioco per creare qualcosa di divertente, interessante e attrarre il consumatore. In questo modo, manterrai le persone impegnate e vorranno sempre di più. Ad esempio, trasforma qualsiasi cosa in un traguardo da raggiungere;
  3. Far sentire le persone privilegiate: un prodotto esclusivo genera il desiderio di acquisto. Se qualcosa deve essere segreto o limitato, le persone vorranno condividere le informazioni per fare una buona impressione. Ad esempio l’accesso a un catalogo esclusivo riservato ai soci: ciò dà agli utenti del sito l’impressione di far parte di qualcosa di esclusivo e saranno spinti a parlarne positivamente.

2. Stimoli

Per fare in modo che il pubblico parli del nostro prodotto è necessario creare uno stimolo.

In “Contagioso”, Jonah Berger spiega che i trigger (inneschi) sono stimoli che ci fanno parlare del prodotto tramite associazione di idee.

Quando si progettano prodotti e idee che sono collegati alla vita di tutti i giorni, i trigger vengono attivati nella mente delle persone ogni volta che ricordano una situazione relativa al prodotto, come una sorta di gancio.

La ricerca mostra che le idee associate ai trigger possono aumentare la condivisione tra le persone del 15%. Pertanto, più persone parlano di un prodotto, maggiori sono le possibilità di acquistarlo. L’efficacia di un trigger è correlata alla frequenza con cui interagiamo con esso, e questa è determinata dall’ambiente che ci circonda.

In sostanza, se abbiamo qualcosa in mente, ne parleremo.

Chiediti allora come puoi associare il tuo prodotto a situazioni comuni e frequenti in modo che al ripetersi di queste venga in mente il tuo messaggio di comunicazione.

3. Reazioni emotive

Secondo Berger:

“Quando teniamo a qualcosa lo condividiamo”

Di conseguenza, il contenuto diventa popolare quando suscita qualche tipo di emozione nelle persone, positiva o negativa.

In “Contagioso” Jonah Berger afferma che qualsiasi tipo di prodotto può motivare le emozioni. 

Invece di insistere sulle funzioni di un prodotto dovremmo concentrarci sulle reazioni emotive che può suscitare. 

Emozioni intense (come eccitazione, rabbia o ansia, meraviglia) scuotono e spingono all’azione, per cui possono far in modo che le persone condividano ciò che desideri.

4. Visibilità

Jonah Berger spiega che la tendenza all’emulazione dell’essere umano comporta che se vediamo qualcuno che usa un determinato prodotto, lo vorremo anche noi.

La visibilità agevola l’emulazione e di conseguenza la probabilità di successo di un prodotto e di un’idea.

Pertanto, per diffondere un’idea o vendere un prodotto è necessario renderlo visibile.

Ci sono due fattori essenziali per rendere pubblico (e visibile) qualcosa:

  1. Il primo è l’annuncio stesso, il prodotto o l’idea che mostra l’uso di questo prodotto da parte di un utente. Ciò include i loghi sulle magliette o messaggio alla fine di un’ e-mail inviata su iPhone ( “Inviato dal mio iPhone“);
  2. Il secondo riguarda i resti che un prodotto o un’idea lascia dietro di sé dopo l’uso o l’acquisto, come ad esempio magliette per la partecipazione ad eventi.

In sostanza, se lavoriamo bene sulla riconoscibilità del nostro prodotto ogni volta che una persona lo utilizza in pubblico ci farà pubblicità. È il primo passo di quello che viene definito “riprova sociale” il meccanismo che ci porta a preferire ciò che viene preferito dalla maggioranza.

5. Valore pratico

Il valore pratico è legato alla condivisione di informazioni in grado di aiutare le persone in una determinata situazione.

Alla gente piace aiutare il prossimo e mostrare interesse per i prodotti che fanno risparmiare tempo, denaro e migliorano la salute, ad esempio. 

Pertanto, quando le persone trovano tali caratteristiche in un’idea o in un prodotto, lo condivideranno innescando il passaparola.

6. Storie

Secondo Berger le persone non solo condividono idee, ma amano raccontare storie (esempio ne sono le recensioni sui siti di prenotazione di vacanze).

Dobbiamo quindi sfruttare la viralità e ancorare il nostro messaggio alla storia che abbiamo scelto di collegare al nostro prodotto, in modo che questa non possa essere raccontata senza che venga veicolato anche il messaggio.

“Ed è proprio questo il bello delle storie: le informazioni si trasmettono con quelle che a prima vista sembrano semplici chiacchiere”

Interessante notare, in questo ambito, come si possa sfruttare la tecnica di narrazione dello storytelling.

Consigli pratici

Sono questi i 6 elementi chiave della contagiosità. 

In sostanza i prodotti e le idee devono:

  • poter fungere da valuta sociale,
  • rispondere agli stimoli dell’ambiente circostante,
  • saper suscitare reazioni emotive,
  • avere visibilità pubblica e valore pratico,
  • essere inserite in storie più ampie.

Per far questo:

  • Crea un prodotto che faccia buona impressione su chi lo utilizza;
  • Crea un servizio che sia utile ad aiutare gli altri;
  • Crea un prodotto che trasmetta un’emozione alle persone;
  • Fai in modo di mantenere i tuoi prodotti o idee nella mente del consumatore;
  • Trasmetti i tuoi messaggi attraverso storie che suscitano interesse a aiutano l’immedesimazione.

Con lo storytelling l’azienda smette di essere la protagonista del racconto e rende protagonista chi lo percorre.

È la potenza e il successo dello storytelling.

Che ne pensi?

Se vuoi lasciami un messaggio nel box qui sotto.

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Vuoi imparare a scrivere come un copywriter professionista? Segui questi consigli

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Scrivere per vendere richiede conoscenza e competenza. Scopri le tecniche del copywriting: attacco e struttura del testo, frasi trampolino, testi persuasivi ed errori da non fare. Con un occhio alla S.E.O.

Conoscere le basi del copywriting è diventato fondamentale per qualsiasi attività basata sulla vendita che vuole promuoversi sul web.

Se segui da te il blog o i social media collegati alla tua attività dovresti cercare di scrivere i tuoi testi pensando innanzitutto “per chi” stai scrivendo, perché solo così potrai trasmettere informazioni interessanti per chi ti legge.

Dovresti poi conoscere le tecniche della scrittura persuasiva, riuscire a trasmettere emozioni, usare il giusto tono di voce.

Ma andiamo per ordine, seguimi e vediamo insieme alcuni consigli utili per migliorare la tua scrittura e renderla accattivante.

Come strutturare il testo: inizio e ordine delle informazioni

Il testo che ha come scopo la vendita deve essere scritto con una struttura chiara che, a un primo livello di lettura, inviti ad approfondire. Segui questi consigli:

1. Cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime parole

Per scrivere un inizio forte puoi porre una domanda, sorprendere con una notizia inaspettata o colpire con dei dati.

Oppure puoi raccontare una storia: lo storytelling funziona bene nel marketing perché ci mette nella condizione di “visualizzare”, di avere una sorta di esperienza dell’informazione trasmessa. E poi evoca emozioni.

Per saperne di più su come funziona lo storytelling leggi: L’efficacia dello Storytelling per la tua attività turistica

2. Ordina le informazioni pensando a chi legge 

Dai subito l’informazione più importante: prima il cosa, il quando, il dove, poi il perché e il come.

Per facilitare la lettura inserisci elenchi puntati e non far fare al lettore “su e giù” per il testo (ad esempio scrivendo come spiegato prima, vedi sopra…). Cerca di parlare di un argomento in modo esaustivo, in modo da non doverlo richiamare.

3. Spezza il testo in paragrafi e inserisci un titolo per ogni paragrafo

No ai muri di testo! Spezzare il testo in paragrafi facilita la lettura dando aria al testo. 

Inserire i titoli dei paragrafi è un ulteriore livello di lettura con un’anticipazione dell’argomento.

Sull’organizzazione del testo, anche dal punto di vista SEO, leggi questo articolo:

Copywriting: leggibilità, forma del testo e SEO

Per approfondire ulteriormente leggi il mio ultimo articolo:

Seo Copywriting: come scrivere per farsi amare da Google (e non solo)

calendario editoriale

Nella gestione del blog è fondamentale la pianificazione delle uscite e dunque la creazione di un calendario editoriale. Per saperne di più leggi: Perché è importante avere un piano editoriale per il Blog e come costruirlo

Scrivi testi persuasivi

Se il tuo scopo è quello di persuadere o di convincere (è il caso della scrittura che mira alla vendita) devi cercare di creare un testo argomentativo, ossia anticipare le obiezioni di chi legge spiegando per bene i vantaggi di ciò che dici (o che vuoi vendere) e portando dati o testimonianze a tuo supporto.

La scrittura persuasiva si basa sul fatto che alcune parole convincono più di altre, proprio perché hanno un forte impatto emotivo: tu, gratis, perché, subito e nuovo sono considerate le migliori parole per vendere e convertire. 

Esistono poi alcune tecniche consolidate: tecnica del problema, tecnica del beneficio, tecnica della scarsità e tecnica della concretezza.

Se vuoi approfondire ne parlo nell’articolo Copywriting: guida alle parole e alle tecniche di scrittura che convincono (e convertono)

1. Motiva ciò che scrivi

Usa parole che aiutano a spiegare i motivi delle azioni, legando l’azione stessa a degli obiettivi.

Parole come perché, quindi, per questa ragione, di conseguenza funzionano perché creano un rapporto di fiducia con chi legge e danno una motivazione o una conseguenza a ciò che affermi.

2. Usa frasi trampolino

Le frasi trampolino sono un espediente persuasivo inserito nella frase finale di un paragrafo che consiste nel lasciarci intravedere cosa ci aspetta nel paragrafo che segue.

Sono in sostanza un modo per convincere il lettore a proseguire la lettura.

Soprattutto sul web, dove le frasi devono essere brevi, l’utilità delle frasi trampolino sta proprio nella loro capacità di unire i paragrafi legandoli.

Esempio: se in un paragrafo spiego l’importanza del tono di voce nella newsletter aziendale, la frase trampolino potrebbe essere “seguimi nella lettura e vediamo insieme quando usare il tu o il noi” (proprio come ho fatto io all’inizio di questo articolo per invitarti a proseguire la lettura).

Scrivi titoli accattivanti

Sono tre le tre caratteristiche del buon titolo: incuriosisce, informa e, rileggendolo, suona bene. 

Il titolo deve essere accattivante, invitare all’approfondimento e alla lettura di almeno il primo paragrafo. 

Non deve essere troppo lungo, andare dritto al punto e, quando è possibile, presentare un vantaggio.

Puoi utilizzre una domanda, puoi utilizzare i numeri o qualche aggettivo forte:

  • 10 cose che nessuno ti dice sullo shopping on-line
  • Tutti gli utilizzi dell’olio biologico di lavanda (e fai a meno delle medicine)
  • Come diventare un copywriter professionista
  • Vuoi viaggiare leggera? Leggi come fare

Normalmente si abbozza un titolo indicativo e lo si perfeziona una volta scritto il testo.

Come scrivere la conclusione

La conclusione ha la funzione di sintetizzare e collegare le informazioni presentate nel testo, evidenziandone l’importanza.

Quando scrivi la conclusione ricorda l’informazione (la sostanza del tuo articolo o post) utilizzando la parola chiave. 

Se l’organizzazione del testo prevede diversi punti, ciascuno dei quali illustra un aspetto del tema o un argomento a supporto della tua tesi, può essere una buona idea ricapitolare nel paragrafo conclusivo ciascuna di queste parti. 

L’importante è farlo in maniera sintetica, magari con un elenco.

Nella conclusione potresti anche colpire con un’informazione in più, una sorta di bonus per chi legge fino in fondo.

Ricorda di inserire qualche link ad altri articoli del tuo blog, per invitare a proseguire la lettura.

Se hai citato testi di altri o frasi tra virgolette ricorda di scrivere la fonte (bibliografia): è questione di correttezza e di credibilità.

Come gestire un blog

Se sei a corto di idee nella progettazione di contenuti per il tuo blog leggi: Come progettare i contenuti per il blog: strumenti e idee

Errori da non fare

Forse non lo sai: le persone amano acquistare, ma odiano che gli si venda qualcosa. 

Per questo motivo non focalizzarti solo sulle caratteristiche del tuo prodotto, cerca di spiegare come questo può risolvere un loro problema, uno stato di insoddisfazione.

Solo quando hai approfondito per bene questo punto passa all’offerta del tuo prodotto/servizio e alla sua descrizione dettagliata con vantaggi o benefici relativi.

Cerca però di usare un linguaggio semplice, non troppo tecnico (e ancor meno burocratico) e formale. Devi sempre tenere a mente a chi ti stai rivolgendo: se i tuoi clienti/lettori “persone comuni” non usare linguaggi settoriali e poco comprensibili.

Ultimo consiglio: rileggi sempre ciò che scrivi prima di pubblicare, controlla la punteggiatura, le ripetizioni ed eventuali errori di testo. Il web è pieno di strafalcioni, e non è un bel vedere.

Su questo argomento puoi leggere:

Un consiglio: investi sul tuo blog!

Vorrei ricordarti, in conclusione di questo articolo, che in una buona strategia di marketing il tuo sito web con blog e i social media sono strumenti che viaggiano paralleli e con unico obiettivo: raccontare, coinvolgere, fidelizzare.

Non pensare di poter sostituire il sito con i social media

Il sito è di tua proprietà e ti rappresenta verso il tuo target, i social media hanno la funzione di supporto ad esso e di condivisione di contenuti.

Ti aiutano a mantenere i contatti e a fidelizzare i tuoi clienti, ma ricorda che non sono di tua proprietà, nemmeno quella che tu chiami “la mia pagina”.

Per questo motivo ti invito a puntare sul tuo sito web. Per il tuo blog puoi creare tutti i contenuti che vuoi e rimarranno sempre a tua disposizione: puoi modificarli aggiornandoli nel tempo e ricondividerli.

Se hai bisogno di aiuto sono qui per aiutarti: scrivimi!

Per conoscere le tecniche del copywriting e altri approfondimenti di scrittura per il web segui il Blog di AEsse Communication: troverai tanti articoli utili per imparare a scrivere per il web e non solo!

Se invece vorresti imparare a scrivere per il web guarda i due buovi corsi di scrittura che ho preparato:

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Come scegliere le immagini per il blog, i social e le newsletter

Come scegliere le immagini per il blog, i social e le newsletter

Immagini di qualità, ottimizzazione per il web e criteri di scelta: così crei il tuo stile

Scegliere l’immagine da allegare ai nostri testi, che si tratti di un articolo per il blog, di un post sui social o di una newsletter, è un’operazione da eseguire con cura e facendo attenzione ad alcuni aspetti.

In questo articolo vedremo insieme quali criteri utilizzare nella scelta delle immagini, dove cercarle, quale formato scegliere e quali sono le procedure di ottimizzazione da eseguire prima di caricarle sul nostro blog.

Dove cercare le immagini giuste

L’immagine è un linguaggio molto potente e, se ben scelta, aiuta ad aumentare le visite e il traffico al tuo blog.

Il web mette a disposizione tanti siti di immagini utilizzabili senza copyright che offrono database di immagini gratuite o di immagini di stock per le quali viene chiesto un abbonamento. Alcuni tra i più utilizzati sono: pixabay.com, unsplash.com, freepic.com. Li vedremo tra un po’.

Sono siti che raccolgono foto ad alta risoluzione e che permettono di scaricare immagini fotografiche, vettoriali o anche illustrazioni. 

Per alcuni di essi l’attribuzione non è obbligatoria ma è gradita, ad esempio su unsplash.com.

Formato e dimensioni

Il formato giusto per scaricare immagini da caricare sul blog è jpeg, mentre per loghi o illustrazioni si consiglia PNG.

Per i vettoriali meglio utilizzare invece il formato SVG.

Sul blog si consiglia di caricare immagini di dimensione massima 1920 x 1280 pixel.

Database disponibili sulla Rete

Vediamo ora alcuni tra i principali siti di immagini, semplici da utilizzare e testati.

Pixabay

Sito molto popolare e utilizzato da un miliardo di persone in tutto il mondo. Nel suo archivio puoi accedere a oltre un milione di foto libere da copyright e che puoi utilizzare per blog, social e newsletter.

Unsplash

Uno dei più grandi e popolari siti web con oltre un milione di immagini gratuite e con licenza free.

Al progetto collaborano oltre 100 mila di fotografi di tutto il mondo. L’iscrizione, infatti, è aperta a tutti e chiunque può diventare collaboratore e contribuire alla libreria.

Puoi utilizzare gratuitamente le fotografie di Usplash sia per scopi commerciali che non commerciali.

Freepik

Freepik è un altro ottimo sito che offre immagini, foto, vettori, illustrazioni e grafiche di alta qualità.

Puoi utilizzare le immagini gratuitamente con il limite di 3 download al giorno. L’unica regola è quella di citare Freepik dove utilizzerai l’immagine, come ad esempio sul blog.

In alternativa, puoi comunque fare un piano a pagamento (9,99€ al mese) e non dovrai dare nessuna attribuzione alle immagini. Con questo piano, inoltre, puoi scaricare tutte le immagini che vuoi in modo illimitato e hai accesso a oltre 14 milioni di immagini premium.

Pic Jumbo

Nonostante sia meno conosciuto rispetto ad altri portali di foto, PicJumbo è uno dei maggiori siti di fotografie al mondo.

Tutte le immagini sono completamente gratuite e sono organizzate in molte categorie tra come animali, cibo e bevande, moda, tecnologia e così via. Mancano però le immagini vettoriali.

Scatter Jar

Scatter Jar è un oiti di foto stock in alta risoluzione esclusivamente dedicato al cibo e alle bevande. Se hai un sito di ricette o un food blog in questo sito puoi trovare tante immagini interessanti.

Tutte le fotografie sono disponibili gratuitamente sia per usi commerciali che non commerciali.

Altro sito da menzionare è sicuramente Adobe Stock, strumento a pagamento e che contiene tante immagini che non trovi altrove. Qui hai la possibilità di iscriverti gratuitamente per un mese e scaricare 10 immagini gratuite.

Come ottimizzare le immagini

Prima di caricare le immagini sul blog è molto importante ottimizzarle.

Prima di tutto è necessario comprimerle, ridurre cioè il loro peso. Io utilizzo short.pixels.com, semplice e gratuito. Ti allego qui sotto l’immagine della schermata della sua home page.

ottimizzazione immagine

Compressione immagine su short.pixels.com

 

Nella versione gratuita i file caricati devono avere una dimensione massima di 10 Mb.

Ricorda anche di nominare l’immagine con il topic, l’argomento di cui parli nel testo (importante ai fini SEO).

Quando poi caricherai l’immagine sul tuo blog ricordati di:

  • inserire l’ALT, testo alternativo o tag alt, fondamentale per spiegare il contenuto dell’immagine ai motori di ricerca;
  • inserire description, o meta-description è un elemento HTML che aiuta a riassumere e descrivere il contenuto della pagina in questione;
  • inserire didascalia, il breve testo che comparirà sotto all’immagine.

caricamento immagine

Sulla libreria del tuo blog, quando carichi l’immagine dopo averla compressa e nominata, inserisci ALT, descrizione e didascalia

 

Oltre alle immagini messe a disposizione dalle librerie si possono utilizzare anche immagini proprie, fatte da te o da un fotografo. 

È però importante che siano di qualità, ad alta definizione e non sgranate: per questo ti sconsiglio di utilizzare il cellulare, soprattutto se parliamo di immagini da caricare sul un sito o sul blog.

Quando scegli l’immagine considera questi due aspetti:

  1. Immagine e testo devono integrarsi,
  2. I colori e lo stile delle immagini devono essere coerenti con i valori e le emozioni che vuoi comunicare.

Come scegliere le immagini per i post social 

Per i social media vale un discorso diverso. 

Dal momento che i social nascono per la condivisione della quotidianità, le immagini che condividi possono essere fatte con un buon smartphone, l’importante è che siano  luminose, non sfocate ed emozionanti.

Ovviamente tutto dipende dal fine della condivisione: se parliamo di post social a scopo lavorativo, promozionale o commerciale valgono le regole sopra scritte: il consiglio allora è quello di non improvvisare e puntare su immagini di buona qualità messe a disposizione dai data-base disponibili on line.

L’unico appunto è fare attenzione ai formati, dal momento che ogni social richiede siano diversi. 

Instagram, ad esempio richiede il formato 1080*1080 pixel per il formato quadrato (square), mentre per reels e storie il formato richiesto è 1080*1920 pixel.

Le dimensioni raccomandate per i post di Facebook sono invece le seguenti:

  • Post formato orizzontale: 1200*630 pixel
  • Post formato verticale: 1080*1350 pixel
  • Post formato quadrato: 1200*1200 pixel
  • Stories: 1080 *1920 pixel

In ogni caso, per creare locandine accattivanti e che rispettino i formati ti consiglio di utilizzare canva.com. uno strumento di progettazione grafica molto semplice e intuitivo.

Ti consiglio di leggere anche: Copywriting per Social Media: la guida completa per i testi ai tuoi post

Raccomandazione

Mi raccomando, non utilizzare mai per il tuo blog o per i post social le immagini che trovi su Google. 

Potrebbero infatti essere coperte da copyright e potresti incorrere nella violazione dei diritti di proprietà intellettuale (e di conseguenza all’obbligo di risarcimento dei danni).

Immagini per Newsletter

Ti è mai capitato di ricevere un Newsletter di solo testo? L’hai letta fino in fondo? Difficile…

Le immagini nelle newsletter hanno tre funzioni principali:

  • Mantenere alta l’attenzione delle persone,
  • Rendere più piacevole la lettura,
  • Evidenziare concetti che ritieni importanti nella tua Newsletter.

Le immagini giuste permettono cioè di catturare l’attenzione e di comunicare i contenuti senza usare le parole.

Attenzione però a non abusarne: troppe immagini o in formati troppo pesanti potrebbero spedire la tua newsletter direttamente nella casella di posta indesiderata.

Buona norma è inserire una sola immagine per Newsletter, professionale e scelta con cura. 

Vale ciò che ti ho detto sopra circa la scelta di immagini per i blog post: cerca nelle librerie di immagini sul web quella che meglio si adatta al tuo messaggio.

Prima di utilizzarla ricordati di ottimizzarla (comprimila e nominala).

Per quanto riguarda il formato, in linea di massima scegli jpeg per le immagini fotografiche e png le illustrazioni.

Se vuoi qualche consiglio su come scrivere una newsletter ti consiglio di leggere: I vantaggi dell’Email Marketing e come scrivere una Newsletter efficace

Se invece ti occupi di turismo potresti trovare interessante leggere Web marketing turistico: come rispondere alle e-mail

E tu, quali criteri utilizzi per sceglere le immagini da allegare ai tuoi post?

Se hai qualche curiosità, domanda o suggerimento scrivimi un commento qui sotto!

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Guarda sul mio sito i nuovi corsi copy che ho messo a punto quest’anno: magari trovi quello adatto a te!

Scrivimi!

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

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Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

Accento o apostrofo? I tre tipi di accento della lingua italiana e gli errori più frequenti

Uso e posizione dell’accento, accento grave e acuto. Ma anche confusione tra accento e apostrofo. Perché la grammatica non è un’opinione

L’uso corretto della grammatica italiana, e in particolare degli accenti, è fondamentale per una comunicazione scritta precisa e chiara, sia nella vita quotidiana che in contesti professionali e culturali.

Dopo aver visto Errori comuni nella lingua italiana, anche sul web ecco una guida sintetica ma completa per comprendere e applicare gli accenti in modo corretto.

Vedremo nel dettaglio che la regola dell’accento nella lingua italiana riguarda:

  • l’uso dell’accento grave e dell’accento acuto;
  • la posizione dell’accento in base alla sillaba;
  • l’indicazione dell’accento nelle parole tronche. 


Prima regola: accento grave e acuto

L’accento grave si usa per indicare i suoni aperti, mentre l’accento acuto indica i suoni chiusi.

Nello specifico, si usa l’accento grave (`):

  • Sulla e aperta: caffè, è, cioè.
  • Sulla o aperta: però, vedrò.
  • Sulle vocali a, i, u accentate: già, così, virtù.

Si usa invece l’accento acuto (´):

  • Sulla e chiusa: perché, né, sé.

La lettera e si può scrivere dunque sia con l’accento acuto é (ad esempio le parole perché, finché) che con l’accento grave è (terza persona singolare presente verbo essere).

Seconda regola: posizione dell’accento tonico

Come capire dove cadono gli accenti?

Nelle parole piane (parole di almeno tre sillabe in cui la penultima sillaba è chiusa) l’accento va sulla penultima sillaba. Sono le parole più comuni nella lingua italiana. Ad esempio: giornale, parola, casa, continente, tavolino.

Nelle parole sdrucciole l’accento tonico va sulla terzultima sillaba: tàvolo, zùcchero, sàndalo, èsile, tèlefono.

Nelle parole bisdrucciole l’accento va sulla quartultima sillaba. Nella lingua italiana le parole bisdrucciole sono poche e sono soprattutto forme verbali. Esempi: èdificano, prèstamelo, andàndosene, lasciàtemeli.

Se mentre l’accento grafico riguarda l’ortografia, l’accento tonico riguarda la pronuncia e dà l’intonazione. Non vi è dunque l’obbligo grammaticale di segnarlo nello scritto, dal momento che il significato della parola si comprende dal testo senza problemi.

Terza regola: accento nelle parole tronche

L’accento è invece obbligatorio in tutte le parole tronche, ossia quelle parole che hanno l’ultima sillaba accentata (dette anche ossitone). 

Alcuni esempi di parole tronche: andò, caffè, verità, virtù, bontà. 

Nello scritto, l’accento va segnato poi nelle seguenti parole formate da una sola sillaba: dà, dì, è, là, lì, né, sé, sì, tè, ciò, già, giù, più, può, scià (fonte Accademia della Crusca).

Devi però sapere che l’uso dell’accento non è sempre obbligatorio: secondo la grammatica ne esiste infatti uno obbligatorio e uno facoltativo.

È facoltativo se all’interno di frasi con parole omografe è utile a distinguerle o indicare la corretta pronuncia, come ad esempio prìncipi (pluralità di principi morali) vs. principi (pluralità di principe).

accento e apostrofo

Per evitare errori di tipo grammaticale ti consiglio di visitare, in caso di dubbio, il portale dell’Accademia della Crusca, il sito Treccani.it o il sito comesiscrive.it

 

Errori comuni (anche sul web) che riguardano gli accenti

Gli errori più comuni relativi all’uso dell’accento nella lingua italiana riguardano spesso l’omissione dell’accento sui monosillabi e  la confusione tra accento e apostrofo.

Ecco un elenco dettagliato con esempi e spiegazioni:

1.Monosillabi con accento distintivo

Nella lingua italiana l‘accento distintivo è un accento grafico che serve a distinguere il significato di parole che si scrivono allo stesso modo, ma hanno pronunce e significati diversi.

Vediamo insieme i più comuni.

È (verbo essere) vs. e (congiunzione). Corretto: Lui è stanco. Errato: Lui e stanco.

(affermazione) vs. si (pronome). Corretto: Sì, lo farò. Errato: Si, lo farò.

(verbo dare) vs. da (preposizione). Corretto: Mi dà una mano. Errato: Mi da una mano.

(congiunzione negativa) vs. ne (pronome). Corretto: Non ho visto né lui né lei. Errato: Non ho visto ne lui ne lei.

(pronome riflessivo) vs. se (congiunzione). Corretto: Pensa solo a sé. Si scrive però Pensa solo a se stesso (in questo non c’è possibilità di intendere il se come congiunzione) Errato: Pensa solo a se.

(bevanda) vs. te (pronome). Corretto: Bevo il tè caldo. Errato: Bevo il te caldo.

(giorno) vs. di (preposizione). Corretto: Un dì lontano. Errato: Un di lontano.

e (avverbi di luogo) vs. la e li (articoli o pronomi). Corretto: Vado là. / Vado lì. Errato: Vado la. / Vado li.

Questi accenti sono fondamentali per rendere immediatamente riconoscibile il significato della parola ed evitare ambiguità nel significato delle frasi.

accento o apostrofo

Per evitare fraintendimenti (ed errori grammaticali) è importante distinguere tra accento (dà), apostrofo (da’) e nessun segno (da)


2. Confusione tra accento e apostrofo

Un errore molto frequente è l’uso dell’apostrofo al posto dell’accento con la parola è (verbo essere). Corretto: È importante. Errato: E’ importante.

L’apostrofo (‘) non sostituisce l’accento grave (`) e il suo uso in questo contesto è scorretto.

3. Errori di accentazione

La parola qual è già una forma troncata di “quale” e non richiede l’apostrofo. Si scrive: Qual è il tuo nome?  Non: Qual’è il tuo nome?

Nota bene: scriveremo qual è e non qual’è, ma qual’erano e non qual erano.

La parola po’  è il troncamento di “poco”. È corretto: Un po’ di zucchero. È scorretto: Un pò di zucchero. 

4. Errori di pronuncia legati all’accento

Alcune parole vengono spesso pronunciate con l’accento sulla sillaba sbagliata:

  • valùto (corretto) vs. vàluto (errato)
  • pudìco (corretto) vs. pùdico (errato)
  • utensìle (sostantivo) vs. utènsile (aggettivo)
  • evapóra (corretto) vs. evàpora (errato)
  • persuadére (corretto) vs. persuàdere (errato)
  • amàca (corretto) vs. àmaca (errato)

Questi errori derivano forse da analogie con altre parole o da abitudini linguistiche ormai consolidate.

5. Accenti su parole tronche

Le parole tronche, ovvero quelle parole accentate sull’ultima sillaba, richiedono sempre l’accento grafico.

In parole come città, virtù, però, così, già omettere l’accento è un errore ortografico.

6. Dà, da’ e da: differenze

Da, usato come verbo, si scrive con l’accento o con l’apostrofo?

  • (verbo dare, 3ª persona singolare indicativo presente): Lei dà consigli utili. 
  • da’ (verbo dare, 2° persona singolare imperativo presente): Da’ il libro a Monica, oppure Dai il libro a Monica.
  • da (preposizione): Vengo da Milano. 

7. Va e va’

Quando si mette l’accento su va?

Va senza accento né apostrofo nella la terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo andare.

Esempio: Marco va al mare.

Però si scrive: Marco rivà (accentato) al mare. È l’unico caso in cui uso l’accento su va, ossia come desinenza dei composti del verbo andare.

La forma apostrofata va‘, invece, si utilizza per indicare la seconda persona singolare dell’imperativo presente andare. 

Va’ (con l’apostrofo) si riferisce perciò a un ordine o a un comando, e trae origine dal troncamento dell’ultima vocale di vai (il troncamento è facoltativo). 

Esempio: Va’ subito in camera tua! Oppure: Vai subito in camera tua! Sono entrambi corretti.

8. Do o Dò?

Do nota musicale e do voce del verbo dare prima persona presente indicativo: in ogni caso non va l’accento.

Esempi: Il do è la prima nota musicale, Ti do quel libro.

Ma: scrivo il verbo accentato solo se ce possibilità di fraintendere o se le due parole sono utilizzate nella stessa frase.

Esempio: Il musicista afferma: “Ti dò un do”.

Per approfondire ulteriormente l’uso degli accenti nella lingua italiana o per chiarire qualsiasi dubbio tu abbia, ti consiglio di consultare il portale dellAccademia della Crusca, la più antica accademia linguistica del mondo.

L’Accademia della Crusca: è allarme

L’Accademia della Crusca, fondata a Firenze nel 1582, si occupa di studiare, conservare, promuovere e diffondere la lingua italiana nel mondo.

Già qualche tempo fa gli specialisti dell’Accademia della Crusca ci hanno informato che gli italiani hanno perso la capacità di scriversi e di esprimersi, e anche gli adulti commettono errori che sarebbero considerati gravi in terza elementare.

E, in effetti, è sufficiente aprire i social per rendersi conto di quanto l’emergenza sia reale e concreta, tra apostrofi sbagliati, accenti mancanti o neologismi per nulla corretti.

Dai colloqui con i docenti emerge che sono purtroppo molti gli adolescenti a cui manca la padronanza linguistica: i più utilizzano un numero ristretto di vocaboli di uso comune e hanno perso la capacità di esprimersi in maniera fluida.

“Chi parla male vive male” diceva Nanni Moretti.

Ebbene, considerando quanto parola e pensiero siano collegati, possiamo aggiungere che chi scrive male pensa male, e si comporta di conseguenza.* 

L’unico suggerimento che credo sia davvero utile è l’invito a leggere, a leggere tanto e tanto ancora, sin da bambini.

Se hai trovato interessante il mio articolo o ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog.

Se hai dubbi riguardanti altre parole o qualche precisazione da fare su ciò che hai letto non esitare a scrivermi nel box in fondo alla pagina 🙂


Ti consiglio un libro che è una certezza: 🙂 

  • Luca Serianni, Italiano, Garzanti Editore, Torino,1988

Il volume è un repertorio grammaticale completo della lingua italiana. Comprende elementi fondamentali di linguistica, grammatica e sintassi: da “Fonologia e grafematica” a “La formazione delle parole”; da “Analisi logica e analisi grammaticale” alla “Sintassi della proposizione” e “Sintassi del periodo”.
I
noltre trovi tutto su nomi, articoli, aggettivi, pronomi, congiunzioni, verbi, avverbi ecc.
E, in appendice delle ultime edizioni, un “Glossario” con 130 dubbi linguistici scelti tra i più comuni.

*Gli italiani non conoscono più la grammatica: lentepubblica.it

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Come scrivere la pagina Chi sono/Chi Siamo del tuo sito web

Come scrivere la pagina Chi sono/Chi Siamo del tuo sito web

La pagina Chi Siamo è una pagina di vendita e va impostata pensando a ciò che il lettore sta cercando. Cambia prospettiva: chiediti cosa tu puoi fare per lui e scrivilo

Costruire una pagina Chi Siamo efficace è fondamentale per presentare la tua azienda, il team o il tuo progetto nel tuo sito web in modo chiaro e coinvolgente.

È una pagina molto più visitata di quanto si creda, e il  motivo è semplice da comprendere: un utente arriva sul tuo sito, trova interesse per un tuo prodotto o servizio, pensa di approfondire e decide di contattarti per un preventivo. A questo punto va a vedere chi sei.

È la tua occasione. Per non sbagliare ricorda che nella pagina Chi Siamo qualsiasi contenuto tu scriva deve essere sempre utile e interessante per il tuo lettore, non per te.

Evita di raccontare quanto bravo, valido e onesto tu sia, il web è saturo di aziende che si autocelebrano come leader o professionisti di settore senza esserlo.

Definisciti “leader di mercato” solo se hai numeri e l’esperienza che ti rende tale, se sei il produttore o la marca che detiene la più alta quota di mercato in un dato settore di riferimento.

Cosa dovresti scrivere di te stesso e della tua azienda

Prima di tutto convinciti che la pagina Chi Siamo non riguarda necessariamente te e la tua azienda, o comunque non solo. Ai tuoi lettori interessa fino a un certo punto.

Vogliono sapere piuttosto cosa puoi fare per loro. 

Prima di scrivere il testo per la pagina Chi siamo prova a chiederti come puoi aiutare i tuoi clienti, come puoi renderli più felici o più produttivi, se puoi risolvere un loro problema.

Quando scrivi la tua pagina Chi Siamo, dimenticati di te stesso per un momento e chiediti quale azione vorresti che il tuo lettore intraprendesse.

Vorresti che ti inviasse una email per chiedere un preventivo? Invitalo a farlo.

Ragiona sul fatto che la tua pagina Chi Siamo (anche detta Su di noi o L’Azienda) è anch’essa una pagina di vendita e la vendita inizia con la comprensione di ciò che il lettore sta cercando.

Spiegagli allora cosa puoi fare per lui. Spiegagli perché dovrebbe sceglierti e cosa ti differenzia dai tuoi competitor.

E poi incoraggiarlo ad agire e a contattarti.

Cambio di prospettiva

Molte aziende danno per scontata la pagina Chi Siamo e la lasciano inalterata per anni, o riutilizzano lo stesso testo creato per il vecchio sito, preoccupandosi solo di aggiornare i contenuti che presentano prodotti e i servizi.

Cambia prospettiva, cambia impostazione.

Nella stragrande maggioranza dei casi, i tuoi prodotti e i servizi sono simili a quelli che vendono anche i tuoi concorrenti, ciò che ti differenzia dalla concorrenza sei tu e la tua azienda.

E poi ricorda che i clienti comprano dalle persone, non dalle aziende.

Usa allora il Chi siamo per distinguerti dai tuoi concorrenti.

Nel Web sono tanti i brand che si raccontano in modo banale e autoreferenziale. Questo perché probabilmente nemmeno si chiedono cosa, di tutto questo, interessa davvero al loro cliente.

Sei sicuro che alle persone interessi cosa fai o la storia della tua azienda?

Alle persone non interessa cosa fai, ma cosa puoi fare per loro, e molto spesso come puoi aiutarli a risolvere un loro problema o desiderio. 

Data di nascita, organigramma aziendale, l’esperienza, i partner e …ma no! Se credi che redigere una buona pagina Chi Siamo sia scrivere qualcosa del genere sei sulla strada sbagliata.

O meglio, presenta pure te e la tua azienda, ma dedica poche righe all’aspetto storico, ai dati e ai partner.

Sottolinea piuttosto, quando parli della tua esperienza come questa può tornare utile a risolvere un problema o un desiderio del lettore.

Ti porto un esempio: L’agenzia di web marketing XXX è nata nel 2015 con l’obiettivo di offrire ai suoi clienti una comunicazione mirata al target. Oggi è leader nel suo settore, grazie ai lunghi anni di esperienza e a un’approccio sempre innovativo.

Questo profilo aziendale non racconta nulla di utile ai suoi clienti. Per quale motivo le persone dovrebbero scegliere questa agenzia? Perché dice di essere leader nel mercato? Tutte le aziende raccontano di esserlo (anche se non dovrebbero essere loro stesse a dirlo).

Questa descrizione fa inoltre un uso eccessivo di espressioni generaliste, di parole che comunicano ben poco di utile dell’azienda o che spingano a sceglierla.

Te lo ripeto: il punto essenziale nella costruzione della pagina Chi Siamo è cosa l’azienda può fare per i suoi clienti.

Un brand, per farsi conoscere e per conquistare, deve essere utile alle persone e migliorare loro la vita, deve generare un cambiamento, deve pensare agli altri e non a se stesso.

Pagina Chi Sono/ Chi Siamo: come scriverla

10 consigli pratici per scrivere la pagina Chi Siamo

Torniamo ora al fulcro del l’articolo: come scrivere la pagina Chi Siamo in modo convincente e accattivante? 

Ecco 10 consigli che ti aiuteranno ad adottare la giusta prospettiva per scrivere un profilo aziendale efficace.

Non devi seguire tutti i consigli. Scegli quelli che più si addicono a te e alla tua azienda.

1. Fai una breve Introduzione su chi sei e cosa fai

Inizia dicendo alle persone chi sei e cosa fai. Descrivi brevemente il tuo percorso di lavoro e i tuoi obiettivi.

Quando descrivi quello che fai, evita parole come autorità ed esperto. Non sei tu a doverti lodare, ricordalo.

Cerca invece di spiegare come puoi aiutare il tuo lettore a raggiungere i suoi obiettivi, in cosa sei particolarmente capace.

2. Racconta una storia 

Potresti pensare di dover raccontare ai visitatori del web tutta la tua storia: perché la tua azienda è stata fondata, come si è sviluppata e com’è ora.

Non temi di annoiare i tuoi lettori? Riduci il tutto a tre righe e pensa piuttosto a cosa vuoi ottenere con la tua storia. 

E chiediti cosa vorresti che i lettori ricordassero di te.

Racconta cosa ti ha fatto scegliere di fare il tuo lavoro, le difficoltà che hai dovuto superare i sogni che ti hanno spinto ad andare avanti. In questo modo il lettore entrerà molto prima in sintonia con te.

Ricorda che la pagina Chi Siamo del tuo sito web non è una vetrina per elogiarti e raccontarti in modo referenziale.

È piuttosto l’occasione per stabilire un legame umano con le persone. 

3. Parla del tuo obiettivo

La tua storia deve raccontare come sei riuscito a raggiungere i tuoi obiettivi e come aiuterai i tuoi clienti a raggiungere i loro.

Se un cliente visita il tuo sito, vuole capire se è nel posto giusto per trovare la soluzione al suo problema. 

Parti quindi parlando della soluzione che gli prometti e del problema che gli risolvi: solo in questo modo puoi catturare la sua attenzione.

4. Scrivi in modo semplice e usa l’empatia

Quando scrivi il Chi Siamo usa parole semplici. No a termini tecnici o ampollosi e al linguaggio aulico e impersonale: scegli un linguaggio semplice e diretto, che parli alle persone.

Ricorda di usare frasi brevi e periodi facilmente comprensibili.

Scrivi dando del tu all’utente: rivolgerti direttamente al lettore ti aiuta ad instaurare una comunicazione diretta ed empatica, l’unica comunicazione veramente efficace anche in campo lavorativo.

5. Assicurati che la pagina Chi Siamo rispecchi te e la tua azienda

A tale scopo non usare foto e/o contenuti che non rispecchiano in pieno te e la tua azienda.

Nel Chi Siamo sii coerente con la realtà della tua azienda: se la tua azienda è piccola non presentarla come una multinazionale: chi diventa tuo cliente prima o poi entrerà in contatto con te e scoprirà la verità.

In quel momento non deve avere l’impressione di essere capitato nel posto sbagliato, ma al contrario di trovarsi in un posto familiare e di conoscerti già.

5. Condividi un video

Se te la senti fai un video in cui parli tu, ci metti la tua faccia per spiegare il tuo Chi Siamo: potrai scegliere in che modo raccontare la tua storia e quali sono i problemi che risolvi ai tuoi clienti.

Un suggerimento: pubblica nella stessa pagina anche la trascrizione testuale del video. Qualcuno potrebbe non riuscire a visualizzarlo o non poter ascoltarne l’audio: se c’è anche il testo almeno può leggere.

A questo proposito potresti leggere il mio ultimo articolo: Il video è davvero per tutti? Consigli per registrare video brevi e di qualità

6. Condividi un’immagine di te

Nella pagina “Chi Siamo” pubblica la tua foto e magari anche quella dei tuoi collaboratori, con nome e cognome.

Mostrare già dal sito il volto delle persone che stanno dietro all’azienda accorcia le distanze tra te e il tuo potenziale cliente e rende più umana la tua azienda.

Usa un’immagine professionale (non una foto delle vacanze) con lo sguardo diretto al lettore. No agli occhiali da sole: il tuo scopo è quello di abbassare le barriere per entrare in contatto col tuo lettore, di farlo sentire a suo agio. Immagino che tu non voglia allontanarlo.

E allora mostra il tuo viso, i tuoi occhi e magari accenna un sorriso. Cerca di essere accogliente.

7. Inserisci testimonianze su come lavori

Inserire nella pagina Chi siamo le testimonianze dei tuoi clienti soddisfatti è molto utile.

Le testimonianze dei clienti spiegheranno all’utente come il tuo prodotto o servizio hanno migliorato e risolto una loro problematica.

Queste informazioni, raccontate da un “esterno” alla tua azienda, sono una leva di convincimento molto forte. 

È importante però che le testimonianze siano riconducibili a chi le ha rilasciate.

A tale scopo vanno benissimo le testimonianze video, quelle inserite nei social network o anche quelle scritte e rilasciate via email.

Fatti autorizzare a inserire i riferimenti personali del cliente, perché mostrare una testimonianza anonima sembra finta.

8. Scrivi il “Chi Non Siamo”

Anche scrivere il Chi Non Siamo può essere una strategia molto efficace. E sicuramente diversa dal solito.

Ad esempio, se sei una piccola azienda potresti scrivere: “Non siamo una multinazionale, seguiamo i nostri clienti dalla progettazione e costruiamo macchinari personalizzati”.

9. Includi la call too action

Dopo aver raccontato la tua storia e spiegato come puoi essere utili al lettore incoraggia i visitatori a compiere un’azione, come contattarti, dove trovarti o iscriversi alla newsletter.

10. Design e UX

Assicurati che la pagina sia chiara, leggibile e ben strutturata. Usa un layout pulito, con sezioni facilmente identificabili.
Utilizza un design che rifletta l’immagine e il tono della tua azienda: formale o informale, moderno o tradizionale.

Questi sono 10 consigli che sento di darti per scrivere la pagina Chi Sono/Chi Siamo in modo efficace, ossia che invita il contatto.

Dopo aver letto quest’articolo vai sul tuo sito, rileggi il Chi Siamo e, se non ci troverai niente di interessante, mettiti al lavoro per migliorare quella pagina al più presto possibile.

Se ti serve aiuto sono a tua disposizione, mi farebbe piacere aiutarti.

Contattami!


Articolo scritto il 19.05.2021, rivisto e aggiornato il 15.04.2025

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Forse hai bisogno di una semplice revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) prevede:

  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
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    L’obiettivo è quello di:
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Novità su Google Business Profile: la local strategy per la tua attività

Novità su Google Business Profile: la local strategy per la tua attività

La presenza della tua attività su Google è determinante per la visibilità locale. Diversi sono gli aspetti da considerare per ottenere quell’evidenza necessaria ed essere scelti nel mare magnum dell’offerta commerciale online

L’utilizzo della pagina di Google, il Google Business Profile dedicato alle attività commerciali, è un elemento di comunicazione oramai indispensabile.

Che tu sia un hotel, un B&B, una pizzeria o ristorante, un bar o un concessionario d’auto, l’implementazione della pagina è la seconda cosa che devi fare dopo la messa online del sito web.

Devi sapere che Google è il motore di ricerca più usato al mondo (circa 40 milioni di utilizzatori giornalieri solo in Italia), secondo a Google Immagini. Altri motori di ricerca hanno percentuali minime a confronto con il colosso di Mountain View.

Inserire le tue coordinate su Google è determinante per la localizzazione e per mostrare una serie di dettagli (immagini, recensioni, orari e numero di telefono).

Il tutto è finalizzato a migliorare la Local strategy dell’attività e presentarsi nel momento in cui l’utente è alla ricerca di un determinato servizio/oggetto.

Le ricerche di mercato dimostrano che il 76% delle persone prima cercano (poche ore prima o il giorno precedente l’acquisto) e il 28% acquista successivamente.

È il concetto di ricerca Near me now.

Quindi è meglio farsi trovare in questo momento che lasciare ai concorrenti lo spazio di visibilità.

Cos’è Google Business Profile (ex Google My Business)

Google Business Profile è un servizio messo a disposizione da Google alle aziende locali.

Parliamo di un sevizio gratuito che rende visibile la tua attività o professione con una casella di geolocalizzazione.

Questo è l’esempio di come si presenta la pagina se digito il nome dello Studio AEsse Communication:

 

Come funziona Google Business Profile

Google ti offre l’opportunità di mettere in evidenza la tua attività.

Così facendo, quando gli utenti cercano un servizio o prodotto che anche tu offri, il tuo sito web compare nei risultati di ricerca.

La struttura della pagina comprende:

  1. Un elenco dei servizi;
  2. Una sezione dedicata ai Post;
  3. Una sezione per domande e risposte;
  4. Una serie di foto/video del luogo di lavoro;
  5. Recensioni sulla tua attività scritte dai clienti;
  6. WhatsApp nella scheda.

Ma non solo. Puoi ampliare il tuo Schema Markup (l’insieme di metadati che vengono aggiunti al tuo sito per dare ai motori di ricerca maggiori informazioni) a WordPress.

Con questa aggiunta all’HTML interno delle pagine del tuo sito, vengono visualizzate ulteriori informazioni che riguardano il contesto in cui lavori: informazioni che riguardano un’organizzazione, una persona, un luogo o altro.

Ciò rende più probabile che le tue pagine vengano trovate nei risultati di ricerca di Google.

 

geolocalizzazione

La geolocalizzazione di Google è l’elemento che può fare la differenza nella scelta dell’utente. Per approfondire puoi leggere anche SEO Local: cos’è e perché è fondamentale per il tuo negozio

Metodo di verifica dell’attività

In questi ultimi mesi Google chiede al nuovo utente che apre la pagina dell’attività di registrare un breve video che deve contenere le seguenti informazioni:

  • mostrare la sede dell’attività magari riprendendo la via e il numero civico,
  • la ripresa deve durare almeno 30 secondi e deve mostrare l’esterno (con l’insegna del locale) e l’interno (con le attrezzature o elementi di arredo),
  • mostrare dei documenti che provino l’esistenza dell’attività come bollette telefoniche, fatture di utenze varie o copia della visura camerale.

Queste informazioni sono necessarie per dimostrare l’esistenza dell’attività.

Dopo un massimo di 5 giorni lavorativi, necessari a Google per effettuare la verifica, la pagina diventa visibile e geolocalizzabile.

Ricorda: più l’utente rimane soddisfatto della ricerca e più hai la possibilità di essere contattato.

Possiamo aiutarti?

 

Perché utilizzare Google Business Profile?

Google è il dominatore delle ricerche online.

Secondo gs.statcounter.com, una società di analisi che tiene traccia della percentuale di utilizzo delle tecnologie web, oltre il 94% delle ricerche avviene su Google.

Google in Italia è il motore di ricerca più usato. Ecco le statistiche da nov.2022 a nov.2023 (fonte: gs.statcounter.com)

 

Ai possibili clienti online piace confrontare più marchi prima di procedere con l’acquisto di un prodotto.

E la maggior parte di loro predilige Google Search per la ricerca dell’azienda produttrice di quel bene o servizio.

Inoltre:

  • il 49% degli annunti di Google Business Profile ottiene più di 1000 ricerce ogni mese;
  • il 96% degli annunci viene visto almeno 25 volte al mese.

Sai cosa succede quando la tua azienda compare su Google Business Profile?

Le statistiche mostrano che:

  • il 56% degli utenti che vedono la tua casella cliccheranno sul sito web;
  • almeno il 24% chiama la tua azienda.

Oltre a questi dati la presenza su Google Business Profile garantisce la visibilità su Google Maps e Google Search e permette di mantenere quei fattori di ranking locale tanto funzionali a Google (fonte moz.com).

 

Goolge my business

Google Maps e Google Search aiutano a mantenere quei fattori di ranking locale tanto funzionali a Google (fonte moz.com)

 

Google Business Profile: 4 suggerimenti per ottimizzare l’annuncio

Ricapitolando, ormai dovresti aver fatto quanto segue:

• Impostato l’elenco Google Business Profile
• Aggiunto i dati aziendali
• Verificato l’annuncio

Tutte le operazioni da seguire le trovi sul sito ufficiale di Google Business Profile.

E adesso?

Beh, è il momento di ottimizzare l’annuncio!

Vai sul pannello di gestione di Google Business Profile, clicca sul tuo annuncio e seleziona “Info”. Poi scegli una sezione da completare o aggiornare.

Ricorda che uno dei modi migliori per ottimizzare il tuo annuncio su Google Business Profile è mantenerlo aggiornato.

Come minimo, assicurati che quanto segue sia sempre corretto:

  • Nome
  • Indirizzo
  • Numero di telefono
  • Sito web
  • Descrizione
  • Categoria
  • Attributi
  • Foto

Il tuo annuncio di Google Business Profile è perfetto per mostrare i tuoi prodotti e servizi aggiungendo immagini, video e tour virtuali.

Puoi caricare immagini accattivanti dei prodotti e servizi o magari offrire ai visitatori la possibilità di dare un’occhiata alla sede della tua attività.

Ecco le migliori dimensioni delle immagini:

  • Immagine del profilo – 250 x 250 pixel
  • Foto di copertina – 1080 x 608 pixel
  • Immagini condivise – 497 x 373 pixel

1. Aggiungi informazioni sui prodotti/servizi

Una delle cose migliori che si possono fare per promuovere la propria attività è mostrare ciò che si fa.

Puoi personalizzare la pagina Google Business Profile della vostra azienda citando chiaramente i servizi che offri e i prodotti che vendi. Ad esempio, i ristoranti possono aggiungere dei link ai loro menu e indicare la posizione del ristorante.

Le compagnie di assicurazione, le agenzie di marketing, gli artigiani, le agenzie di viaggio, gli agenti immobiliari, gli studi di assistenza legale, possono allestire diverse sezioni per i servizi che forniscono e offrire la possibilità di prenotare direttamente dalla pagina.

2. Rispondi alle domande

Sapevi che il profilo Google Business Profile è dotato di uno strumento integrato di FAQ (le domande poste frequentemente)?

Anticipa e chiarisci eventuali dubbi che l’utente potrebbe avere sulla tua attività.

Crea una sezione di FAQ online per facilitare i tuoi clienti. Ad esempio, un potenziale cliente potrebbe voler conoscere le dimensioni o la fascia d’età per cui è adatto un certo prodotto.

Certo, è un lavoro che impegna ma che contribuisce a rendere efficace l’immagine dell’attività.

Come Studio AEsse Communication siamo disponibili per una consulenza che risponda a ciò di cui hai bisogno.

Entriamo in contatto?

3. Pubblica i Post di Google

Vuoi rendere visibile online quello che fai? Approfitta di Google Posts.

Google Posts è una grande opportunità per connettersi direttamente con i propri potenziali clienti catturando la loro attenzione.

Questi post cointribuiscono alla tua strategia SEO locale per generare più clic organici. Puoi aggiungere pulsanti CTA (Call To Action) nei post per incoraggiare gli utenti ad agire.

4. Segui le recensioni dei clienti

I clienti sono la linfa vitale della tua attività. Assicurati quindi di valutare i loro commenti e le loro recensioni di feedback rispondendo velocemente.

Google Business Profile fa sì che i clienti possano facilmente aggiungere recensioni sulla tua azienda al tuo profilo in modo che possano essere letti da clienti potenziali.

Le recensioni sono un’opportunità per coinvolgere un maggior numero di clienti fornendo maggiori informazioni sui tuoi prodotti o servizi.

Ricordati solo di rispondere a qualsiasi recensione, anche se negativa.

Può sembrare strano (potresti voler nascondere le recensioni negative sotto il tappeto), ma prendersi il tempo di rispondere alle recensioni negative può in realtà essere più efficace che ignorarle.

Altro consiglio: ottieni più recensioni possibili e sempre recenti perché Google premia le nuove recensioni posizionando la tua attività in testa alla lista locale.

Ultimo suggerimento: pubblica testi, foto e video di qualità

Dimostra che la tua pagina è aggiornata con nuove foto/video, post, recensioni o nuovi progetti della tua attività.

E questo è un aspetto da tenere sempre presente.

Implementare e migliorare il tuo profilo su Google Business Profile è oramai fondamentale per generare contatti.

Essere visibili sul primo motore di ricerca al mondo permette di comunicare il tuo profilo professionale e gestire le informazioni, testuali e fotografiche, indispensabili per diffondere l’immagine della tua attività.

E questo si può fare senza alcun costo sulla piattaforma di proprietà di Google.

Pertanto, finché non cambiano le condizioni, il consiglio è quello di utilizzare Google Business Profile per farsi trovare sulla Rete.

Esserci è meglio che non esserci.

Cosa ne pensi?

Se hai qualche domanda su questo tema scrivimi pure. Sarà un piacere consigliarti al meglio.

Ulteriori approfondimenti:


Articolo scritto nel mese di agosto 2020 e aggiornato in aprile 2025

Mi piace muovermi tra comunicazione, tecnica e relazione.

Ogni contenuto richiede un suo modo per essere divulgato.

Per questo mi ritrovo nei testi e tra le righe dei codici.

Nicola Albi

Consulente Marketing

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Scrivimi, possiamo scegliere insieme la soluzione che meglio si adatta alla comunicazione della tua attività!

Come promuovere un evento sul web e sui social

Come promuovere un evento sul web e sui social

Scopri in che modo, dove e quando iniziare a promuovere un evento nel web per intercettare il pubblico interessato

Per presentare e promuovere un evento sul web è fondamentale prima di tutto conoscere il target di riferimento e quali piattaforme social il tuo pubblico è solito presidiare.  

Secondo passo è stabilire gli obiettivi che si vogliono raggiungere e conoscere il budget a disposizione.

Più azioni integrate metti in pratica e migliore sarà la tua visibilità e la possibilità di successo.

Facebook è il social più diffuso e potresti pensare di ottenere facilmente il successo sperato. Ma non è detto.

Se, per esempio, intendi promuovere un evento come un convegno o un seminario di settore, Facebook non è l’unica soluzione. Faresti sicuramente meglio a dedicarti a LinkedIn, dove sarà più facile raggiungere i professionisti o le aziende interessate.

Se ti rivolgi a un pubblico giovane la scelta migliore è invece quella di sponsorizzare il tuo evento anche su Instagram e TikTok.

La creazione di un articolo sul blog aziendale è sicuramente un ottimo modo per dare tutte le informazioni necessarie. Utilizzando le parole chiave puoi raggiungere le persone interessate a vantaggio anche del sito stesso, che aumenta in visibilità.

Se la portata dell’evento è molto ampia, come ad esempio un convegno su un tema attuale e con invitati da altre province, potresti pensare alla creazione di una landing page, una pagina web informativa e ottimizzata per ottenere il maggior numero possibile di conversioni.

Ricapitolando, stabiliti target e obiettivi puoi decidere di:

  • Creare un articolo nel Blog aziendale/Magazine sul tuo sito web;
  • Sponsorizzare l’evento sui social media (social media marketing);
  • Costruire una landing page. 

Una strada non elimina l’altra, anzi, quando parlavo di azioni integrate mi riferivo proprio a questo. Maggiori sono i media utilizzati (blog, social, landing page specifica) maggiore è la visibilità che otterrai sul web. 

La tempistica della promozione di un evento

Qual è il momento giusto per iniziare a promuovere l’evento online?

Iniziare la promozione dell’evento troppo presto (intendo mesi prima) si rivela impegnativo, soprattutto se devi continuare a pubblicare fino alla data di inizio dell’evento.

Hai tempo e budget sufficienti? 

Inoltre, gli interessati potrebbero non appassionarsi all’evento perché troppo lontano nel tempo. 

D’altra parte, dedicarsi alla promozione troppo tardi potrebbe rivelarsi una scelta azzardata: il tempo rimasto a disposizione del pubblico, per scegliere l’evento, potrebbe essere limitato.

In linea di massima due mesi prima potrebbero essere un periodo ideale per promuovere online il tuo evento.

Articolo del blog aziendale

Se il tuo sito web presenta un blog aziendale un buon metodo per sponsorizzare l’evento è quello della redazione di un articolo o, meglio ancora, di una serie di articoli collegati fra loro.

Un articolo di informazione e uno di approfondimento, da far uscire sul blog e poi sui social fino a pochi giorni prima dell’evento, sono la scelta migliore.

Considera anche la possibilità di investire un budget sui social, per aumentare la visibilità.

Come deve essere l’articolo?

Descrivi l’evento in modo chiaro con tutte le informazioni necessarie: sono elementi chiave per convincere le persone a partecipare.

In particolare l’articolo dovrà contenere:

  • un titolo pertinente e accattivante;
  • data, ora e luogo dell’evento;
  • descrizione esaustiva dell’evento;
  • immagini della passata edizione e di qualità;
  • costi e metodi di pagamento;
  • recapiti e contatti per ulteriori informazioni.

Per approfondire l’argomento puoi leggere l’articolo Copywriting e scrittura user-Friendly: 8 consigli per farsi leggere on-line

Riporto qui sotto un esempio di articolo creato dalla redazione de veronasera.it. L’impostazione è chiara e vengono date tutte le informazioni necessarie.

Promozione evento con articolo

Promuovere un evento su Facebook

Su Facebook creare un’evento è questione di pochi click. La piattaforma stessa ha messo a disposizione una sorta di modulo molto semplice e una serie di informazioni utili.

Quando crei e condividi un evento ti consiglio di non invitare tutti i tuoi contatti personali in modo indiscriminato e di selezionare invece quelli che sai essere in target con il tuo evento.

Se ti sembrano pochi puoi condividere l’evento sul tuo profilo e coinvolgere altri organizzatori nella condivisione, in modo da creare una diffusione maggiore.

Ricorda però di non abbandonare l’evento che hai creato su Facebook dopo averlo pubblicato: continua a pubblicare e a stimolare la curiosità con qualche anticipazione, svelando il dietro alle quinte, aggiornandolo con news e sviluppi.

Puoi anche preparare una serie di immagini professionali (che andrai a declinare nei formati richiesti dai diversi social) con una linea grafica creata apposta per l’evento e pubblicare brevi video.

Potresti sponsorizzare il tuo post sulla pagina personale Facebook in modo da divulgare l’evento e raggiungere il target giusto di pubblico.

Un’altra buona idea è collegare all’evento Facebook la vendita diretta dei biglietti con Eventbrite, in modo da impegnare subito il pubblico interessato alla partecipazione.

Se vuoi imparare a scrivere testii efficaci per i social puoi leggere: Copywriting per Social Media: la guida completa per i testi ai tuoi post

Fai attenzione al testo

Ricordati di:

  1. Scegliere il giusto tone of voice: usa l’io/noi se parli parli per un’azienda rivolgendoti al singolo, usa io/tu se parli per un professionista o un freelance, usa il voi se il target non si presta a un linguaggio informale o se ti rivolgi a una community affiatata.
    In ogni caso la scelta deve essere coerente con il tone of voice utilizzato sul sito web.
  1. Mostrare il vantaggio: rendi la tua offerta/proposta irresistibile e per farlo devi mostrare qualche vantaggio che hai solo tu (in questo caso il tuo evento). È uno dei principi del buon copywriting.
  1. Scrivere in modo sintetico: brevità, semplicità e no all’uso di parole poco conosciute (tecnicismi) o frasi complesse. Less is better, soprattutto sui social media. 
  1. Utilizzare i dati (persuasive copy): il numero è un segnale semplice e immediato e attira sempre l’attenzione. I numeri sono una potente leva psicologica di copywriting persuasivo.
    Esempio: se vendi biglietti per un corso puoi puntare sulla scarsità con “Solo 6 posti disponibili”.
    I numeri possono essere usati come riprova sociale: le persone si fidano del fatto che un prodotto/servizio è stato scelto da un certo numero di persone. Cita però solo numeri reali.
  2. Inserire la call-to-action: ricorda che “Il modo migliore per ottenere qualcosa da un pubblico è chiedere”.
    Le chiamate all’azione sono delle frasi imperative che invitano il lettore a fare qualcosa e permettono, allo stesso tempo, di ottenere un vantaggio. Nel caso di un evento il vantaggio potrebbe essere uno sconto per la prenotazione immediata.

Nell’immagine qui sotto ho riportato un evento creato da Bike Experience di Fabio Boeti, un’agenzia di bike tourism di Valeggio sul Mincio (Verona) per il giorno della Festa della donna.

C’è tutto quello che serve: informazioni, motivazione, giusto tone of voice.

Social Media Marketing per eventi

Come promuovere un evento su Instagram

Anche su Instagram il testo ha la sua importanza se il tuo scopo è quello di promuovere un evento.

Ricordati di:

1. Scegliere il giusto tone of voice; 

2. Crea un #hashtag unico che aiuti le persone a raccogliere le informazioni sull’evento e a contribuirne la promozione diffondendo immagini o domande.

3. Usare altri #hashtag appropriati mescolando hashtag specifici (per il tipo di evento) e generici (possono essere riferiti alla città dove si svolge);

4. Inserisci la call-to-action; 

5. Condividi immagini o brevi video prima dell’evento. In ogni post puoi:

  • offrire delle anticipazioni sull’evento;
  • dare informazioni utili;
  • creare storie interessanti (su Instagram ma anche su Facebook);
  • creare una presentazione coinvolgente dell’evento;
  • presentare eventuali sponsor e relatori.

Durante l’evento puoi:

  • trasmettere video in diretta dell’evento (reel);
  • condividere immagini o video dei partecipanti che ti hanno taggato.

Qui sotto un esempio di promozione di un evento di danza su Instagram. In evidenza il vantaggio dei biglietti ridotti. Uso accurato degli Hashtag per intercettare il pubblico di riferimento.

Promozione-evento-su-Instagram

Quali #hashtag utilizzare

Per trovare gli hashtag giusti per il tuo settore e quelli usati dei tuoi potenziali utenti puoi usare i tool come Ritetag o Hashtagify, che permettono di individuare delle preziose parole chiave correlate da aggiungere al tag principale.

Instagram stesso ti suggerisce i tag più utilizzati quando inserisci la parola chiave preceduta da #.

Ricorda che usare hashtag popolari e che vengono maggiormente usati in quel momento aumenterà la copertura e la visibilità dei tuoi post.

Alcuni hashtag hanno dei numeri altissimi di condivisione e il loro vantaggio principale consiste nell’alta visibilità che riescono a dare fin da subito al post. Alcuni esempi: #bestoftheday, #food, #friends, #fun, #instagram, #love, #travel #instafoto #summer e via dicendo

Ma c’è un problema. Il loro ampio utilizzo (dopo il tuo post molti altri utenti faranno lo stesso) fa scomparire in poco tempo ciò che hai pubblicato.

Un approccio più mirato è quello di utilizzare degli hashtag specifici, che riguardano cioè una specifica attività, un certo prodotto o la zona/regione in cui ti trovi.

Ovviamente la visibilità sarà minore, ma i post avranno più probabilità di essere visualizzati dal tuo reale pubblico target perché rimarranno più a lungo tra i post proposti da Instagram agli utenti.

La strategia migliore è quella di pubblicare qualche hashtag popolare (ma attinente) e qualche hashtag specifico e mirato, in modo da raggiungere entrambi gli obiettivi.

Per approfondire puoi leggere: Il post perfetto per Instagram: immagine, gancio e didascalia

Quando creare una Landing Page

La landing page va costruita rispondendo alla ricerca di informazioni dell’utente del web che, in questo caso, cera sul web un evento a cui intende partecipare.

Solitamente, infatti, la landing page viene creata per eventi che si ripetono anno dopo anno e che attirano un grande numero di partecipanti.

Creare una landing page è un’ottima scelta se hai intenzione di raccogliere i contatti del pubblico o vendere direttamente i biglietti dell’evento attraverso il tuo sito.

Come puoi immaginare, la creazione della landing page va fatta da professionisti del settore, essendo una pagina web costruita su un dominio.

La landing page va costruita rispondendo alla ricerca di informazioni dell’utente del web che, in questo caso, cera sul web un evento a cui intende partecipare.

Buona cosa è condividerla su Facebbok o su Linkedin, proprio per dare modo al pubblico intercettato di ottenere informazioni e iscriversi all’evento.

Nell’immagine qui sotto un esempio di landing page creata per promuovere un evento di marketing.

In questo caso la pagina contiene anche un menù che rinvia alle varie pagine del sito web in cui è possibile trovare ulteriori informazioni, ma è possibile creare landing page più semplici e prive di menù di navigazione ma che contengono esse stesse ogni informazione necessaria.

Eventi promozione sul web

Per approfondire l’argomento puoi leggere:

Spero di averti dato una visione d’insieme dell’utilizzo e dell’utilità dei media nella comunicazione di un evento.

Sei alla ricerca di suggerimenti per promuovere il tuo evento online? Oppure hai altri consigli da dare?

Scrivimi le tue idee nel box qui sotto!

 

Articolo scritto a maggio 2021, rivisto e aggiornato a marzo 2025

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per un migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

 

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Editing del testo: tecniche e consigli per scovare gli errori

Editing del testo: tecniche e consigli per scovare gli errori

Quali sono le tecniche che usano i professionisti per scovare gli errori nella fase di editing? Leggi dalla fine, cerchia le maiuscole, controlla un solo tipo di errore per volta

Quando il tuo testo è quasi pronto per la pubblicazione manca un ultima fase: la revisione finale, che serve per eliminare gli errori di battitura, di grammatica, di punteggiatura e le frasi spezzate.

Parliamo cioè di editing, un momento chiave del processo di scrittura.

Editing e revisione del testo: conosci le differenze?

Mentre la revisione del testo si occupa di “cosa hai scritto” e comporta una modifica profonda del testo, l’editing si occupa di “come lo hai scritto”: è una sorta di pulizia finale e serve per eliminare errori di punteggiatura, di forma o di battitura.

Di solito non c’è una distinzione netta tra i due momenti di correzione del testo, la revisione e l’editing, se vuoi approfondire ne ho già parlato nell’articolo Editing: le regole da seguire per la revisione del testo

Vero è, però, che se sei arrivato alla fine del processo di scrittura significa che ritieni corrette le fasi precedenti e allora quando parliamo di correzioni del testo parliamo specificatamente di editing.

Poiché la revisione si occupa “di cosa hai scritto” può comportare una modifica profonda del testo: puoi modificare ad esempio il livello di formalità (scegliere di passare al tu dal voi), la chiarezza  o l’ordine delle informazioni.

Soffermiamoci oggi su come correggere il testo in modo efficace: scoprirai come migliorare il tuo lavoro e quali sono le tecniche per eliminare errori e incoerenze frequenti nella scrittura professionale.

A cosa serve l’editing

L’editing è un momento chiave del processo di scrittura e, anche se molti pensano che venga effettuato una sola volta alla fine del processo di scrittura, in realtà chi scrive in modo professionale rivede il teso sin dall’inizio e durante tutto il processo di scrittura, cercando di scovare gli errori strada facendo.

Per quanto il testo possa essere chiaro, efficace e comprensibile, la presenza di errori fa perdere credibilità al testo e allo scrivente perché è come dire al lettore: “non ho avuto tempo per rileggere e correggere perché avevo di meglio da fare”.

Tecniche per scovare gli errori

L’errore è sempre in agguato, per quanto si faccia attenzione. Come autore del testo devi prenderti la responsabilità di evitare di pubblicare il tuo scritto con degli errori. Ma come fare? Vediamo insieme alcune tecniche.

  1. Stampa il testo. Correggere da video è molto difficile. Meglio stampare il testo e fare le correzioni su carta. La correzione direttamente da PC è consigliabile solo per testi molto brevi;
  2. Prenditi del tempo. Le correzioni più efficaci sono quelle “del giorno dopo”: far passare del tempo aiuta a creare una distanza dal testo: quando lo rileggerai sarà come se lo leggessi per la prima volta e quindi lo vedrai con occhi più critici;
  3. Non correre. La ricerca degli errori è incompatibile con la fretta, prenditi tutto il tempo che ti serve ed elimina le distrazioni;
  4. Fai delle soste. Ogni quindici minuti fai delle soste di due o tre minuti: ti iuta a non stancare gli occhi e a mantenere la concentrazione;
  5. Chiedi a qualcun altro di leggere il testo. Non è necessario sia un professionista della lettura, l’importante è che sia una persona precisa e attenta. Non fidarti del correttore automatico, ha un dizionario ridotto e non riesce a distinguere il contesto della frase accettando una parola esistente anche se fuori contesto;
  6. Non fidarti di te stesso. Ognuno di noi tende a fare sempre gli stessi errori: invertiamo le lettere, dimentichiamo gli accenti, non siamo coerenti con l’uso della virgola.

Non fidarti dei tuoi occhi: l’effetto completamento

Quando leggiamo un testo, il nostro cervello percepisce le parole nel loro insieme, non come successione di singole lettere. È il cosiddetto effetto completamento: un meccanismo che ci fa risparmiare risorse cognitive ma che può essere molto pericoloso in fase di editing.

Per evitare l’effetto-completamento si possono usare diverse tecniche:

  • Crea la tua lista di controllo: se ti accorgi che fai sempre gli stessi errori crea la tua lista, un elenco in cui ti segni gli errori che commetti di frequente;
  • Leggi lentamente: in questo modo l’effetto-completamente è meno efficace;
  • Leggi una riga per volta: prendi un foglio bianco e copri tutta la pagina, lasciando visibile solo la riga che stai correggendo;
  • Leggi al contrario: è un modo molto efficace per evitare l’effetto completamento. Parti dall’ultima parola del testo e risali all’inizio: ti concentrerai così sulle singole parole;
  • Controlla un solo errore per volta: correggi ad esempio solo le virgole o solo i finali di parola;
  • Controlla date, numeri e simboli: verifica che siano scritti in modo uniforme in tutto il testo;
  • Cerchia ogni segno di punteggiatura: ti obbliga a rileggerli con attenzione e verificare se sono corretti e inseriti nel posto giusto;
  • Cerchia le maiuscole: per non lasciare frasi a metà cerchia le maiuscole a inizio frase e verifica che ogni parola scritta con la lettera maiuscola abbia la sua fine di fase;
  • Controlla sempre soggetti e verbi: il soggetto della frase (chi compie l’azione) deve concordare con il predicato verbale. Il soggetto singolare vuole un verbo singolare, un soggetto plurale un verbo plurale. Sembra scontato ma il problema spesso sta nell’individuare il soggetto principale della frase, specialmente se ci sono subordinate.

Siamo giunti alla fine. Se mi hai seguita fin qui significa che anche tu scrivi o hai testi da correggere.
Cosa ne pensi della mia scaletta di editing e della mia metodologia per scovare gli errori?
Prova a mettere in pratica questi consigli nella revisione del tuo prossimo testo e se hai bisogno di aiuto non esitare a contattarmi.

 Se ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

Ti consiglio un libro:

  • Alfonso Cannavacciuolo, Manuale di copywriting e scrittura per il web. Teoria, pratica e strumenti per scrivere meglio, Hoepli Editore, 2018

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Le 40 regole di scrittura di Umberto Eco per scrivere bene in italiano

Le 40 regole di scrittura di Umberto Eco per scrivere bene in italiano

Dalle Bustine di Minerva una lezione linguistica senza tempo per la letteratura, ma anche per scrivere sul web

Umberto Eco ha pubblicato, nella sua famosissima rubrica de l’Espresso “La bustina di Minerva”, le celebri 40 regole di scrittura, conosciute da tutti coloro che si occupano di scrittura e di letteratura.

Si tratta di 40 regole per scrivere bene in italiano: alcune riguardano la sintassi della frase, altre l’aspetto grammaticale e altre ancora l’utilizzo dei termini corretti; ma tutte vengono presentate in modo particolare poiché ogni regola viene spiegata infrangendo la regola stessa.

“La bustina di Minerva” è la rubrica che Eco iniziò a scrivere nel marzo del 1985 e che seguì con regolarità settimanale fino a marzo 1998 quando è diventata quindicinale, e poi fino alla sua morte (avvenuta nel 2016).

Proviamo a pensare a come scriviamo oggi nei blog e nei social: questa famosa lista ci torna utile per migliorare la nostra scrittura con l’obiettivo di scrivere in modo chiaro, comprensibile ma non banale o retorico.

Le 40 regole di scrittura di Umberto Eco

Veniamo alle famose 40 regole di Umberto Eco per scrivere bene in italiano. I termini di uso poco comune li trovi nel glossario a fine articolo.
Eccole:

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu. ”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.

 

Regole di scrittura

Umberto Eco nella sua casa. Fonte dell’immagine: wikimedia.org


Sono divertenti, non trovi? Ma come utilizzare oggi queste regole di scrittura?

Il mio consiglio è quello di non prendere questi eufemismi come una lista da rispettare alla lettera, ma di conoscere queste regole e farle tue, riflettendo sul tuo modo di scrivere.

Sicuramente vanno considerate come un esperimento letterario ben riuscito, da cui prendere esempio di stile e ironia.

Trasgredire non è detto che sia un errore, anzi, come ha scritto Eco:

“Allenarsi a rischiare errori, con la speranza che alcuni siano fecondi. […] Certe volte temo che chi non scopre mai niente sia colui che parla solo quando è sicuro di aver ragione. È mica vero quel che ci raccomandavano i genitori: “Prima di parlare pensa!”. Pensa, certo, ma pensa anche ad altro. Le idee migliori vengono per caso. Per questo, se sono buone, non sono mai del tutto tue.”

 

La bustina di Minerva: libro e origini del titolo

Nel 2000 Bompiani, storico editore di Eco, raccolse alcune delle migliori “bustine” pubblicate fino ad allora sul settimanale e ne fece un libro intitolato, appunto, La bustina di Minerva.

Nel libro Eco spazia da riflessioni sul mondo contemporaneo alla società italiana, dalla stampa al destino del libro all’epoca di Internet, sino ad alcune caute previsioni sul terzo Millennio e a una serie di raccontini o “divertimenti”.

Nella prima delle sue “bustine” (pubblicata il 31 marzo del 1985) lo stesso Umberto Eco spiego che, anche se il nome Minerva porterebbe a pensare alla dea della sapienza, lui si ispirò invece, per il titolo della sua rubrica, alla confezione di cartone dei fiammiferi Minerva, sul cui lembo interno molti fumatori avevano l’abitudine di prendere note e appunti.

Eco stesso infatti ricorda che:

“Valentino Bompiani scriveva (e forse scrive ancora) le idee che gli passavano per la testa sul retro delle scatole di raffinatissime sigarette turche. Credo conservi migliaia di ritagli di scatole nei suoi archivi, e molte delle sue iniziative editoriali sono cominciate così. Dal numero delle schede accumulate felicemente, direi che il fumo non fa male.”

Origine delle 40 regole di scrittura

Sembra proprio che, anche se la stesura di questi quaranta consigli sia frutto dell’intelletto linguistico e dell’ironia di Umberto Eco, le regole in sé non siano frutto della sua penna. 

Si tratta di un elenco tratto da alcuni manuali di scrittura della tradizione anglosassone che, in questo modo, vengono un po’ presi in giro da Eco, rendendo le regole stesse un gioco umoristico e linguistico.

Dobbiamo sicuramente a Umberto Eco il fatto di averle riprese e diffuse con ironia nel nostro paese.

Glossario

Allitterazione: formulazione che consiste ripetizione, spontanea o ricercata (per finalità stilistiche o come aiuto mnemonico), di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, all’inizio di due o più vocaboli successivi.

Lilote: figura retorica che si ottiene mediante la negazione del contrario (ad esempio: risultato non cattivo per dire buono).

Metafora: figura retorica che consiste nella sostituzione di un termine proprio con uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini (ad esempio: sei un leone).

Preterizioni: figura retorica che consiste nell’affermare di voler tacere qualcosa di cui tuttavia si parla o comunque si fa cenno (ad esempio: meglio non parlare di…)

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

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Imparerai come gestire un blog, come creare un calendario editoriale e come costruire un post.

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Copywriting Turistico: rinnova così il linguaggio tutto uguale e stereotipato del turismo

Copywriting Turistico: rinnova così il linguaggio tutto uguale e stereotipato del turismo

12 consigli ed esempi pratici per una comunicazione empatica, che ti differenzia e che ti permette di farti notare e ricordare

Il sito, insieme al blog, alle newsletter e ai social media, sono i mezzi che hai a disposizione per raccontare la tua attività al tuo pubblico e ai potenziali ospiti.

Rinnovare il linguaggio stereotipato del turismo è fondamentale per distinguersi in un mercato e per coinvolgere i viaggiatori in modo autentico ed emozionante. 

I cliché come “un’oasi di pace”, “camere dotate di tutti i confort”, o “un’esperienza indimenticabile” sono vuoti e poco originali. 

Ecco allora alcuni consigli su come utilizzare un linguaggio fresco che crea connessione emotiva e che si farà ricordare.

Copy per il turismo: idee, esempi e consigli

Quando ti rivolgi ai turisti, sia sul cartaceo, brochure o depliant, sia sul sito della tua struttura, nelle email e nelle newsletter, la cosa migliore è usare un linguaggio fatto di parole semplici, precise e concrete.

Abbandona gli stereotipi del linguaggio alberghese, comodo per gli addetti ai lavori e rassicurante, ma generico, che non racconta e non differenzia.

Di seguito alcuni consigli per una comunicazione che ti permette di connetterti al lettore, di farti ricordare e scegliere.

1. Punta sull’autenticità

Evita esagerazioni generiche e usa descrizioni che riflettano la vera essenza della destinazione o della struttura.

Lo stereotipo: “Un luogo magico per tutti.” puoi sostituirlo con “Scopri un borgo dove il tempo scorre al ritmo dei suoi abitanti.”

Oppure valorizza le esperienze reali: focalizzati su dettagli concreti e specifici che rendono unico il luogo.

Esempio: “Svegliati con il profumo di pane appena sfornato dal panificio della piazza.”

2. Racconta storie (Storytelling)

Descrivi la destinazione attraverso esperienze personali o racconti locali.

Esempio: “Camminando tra le vie acciottolate, ti racconto la storia della mia famiglia che vive qui da generazioni.”

Usa un linguaggio che coinvolga i sensi e le emozioni.

Esempio: “Ascolta il suono delle onde che si infrangono mentre ti godi un caffè sulla terrazza.”

3. Usa un tono inclusivo e moderno adatto al tuo target

Scegli un linguaggio che sposa i valori dei viaggiatori moderni, come sostenibilità, autenticità e diversità.

Lo stereotipo: “Il paradiso dei viaggiatori” puoi sostituirlo con “Una meta che parla di natura, cultura e incontri autentici.”

Evita frasi fatte: riscrivi i testi per renderli unici e distintivi.

Ad esempio: sostituisci “un’esperienza senza paragoni” con “un viaggio che ti farà vedere il mondo con occhi nuovi.”

Fai attenzione al maschile sovraesteso: sostituisci “Sei certo di..” con “Pensi davvero..”, “Benvenuto” con “Siamo felici di averti qui”.

Su questo argomento puoi leggere: Copywriting inclusivo: sul web e sui social usa un linguaggio che non discrimina

Corso Copywriting Turistico

4. Focalizzati sul perché e non solo sul cosa

Invece di elencare le caratteristiche delle stanze, racconta perché sono significative.

Le “camere eleganti con vista mozzafiato” puoi descriverle meglio, ad esempio: “Rilassati in una stanza dove ogni finestra incornicia l’orizzonte del mare.”

5. Adotta un linguaggio visivo e sensoriale

Usa parole che evochino immagini, suoni, sapori e profumi per stimolare l’immaginazione.

Esempio: “Senti il calore della sabbia sotto i piedi mentre esplori le spiagge del litorale.”

Coinvolgi il lettore: scrivi in modo che il turista immagini già di essere lì.

Esempio: “Chiudi gli occhi e immagina di camminare tra uliveti secolari, accompagnato dal canto delle cicale.”

6. Valorizza la cultura locale evitando gli stereotipi

Usa termini locali integrando parole o frasi nella lingua del luogo per trasmettere autenticità.

Esempio: “Assaggia il pane carasau appena tostato, come vuole la tradizione sarda.”

Evita generalizzazioni e approfondisci la cultura senza stereotipi.

Lo stereotipo direbbe: “Il calore della gente del Sud.”, meglio scrivere: “Scopri una comunità che ti accoglie con un sorriso e un invito a tavola.”

7. Innovare il formato e lo stile

Usa frasi brevi e dinamiche: abbandona descrizioni prolisse per testi che catturino subito l’attenzione.

Preferisci le frasi affermative, elimina le parentesi, usa gli avverbi con moderazione, scrivi periodi brevi.

Esempio: “Tuffati. Esplora. Rilassati. Riparti con il cuore pieno.”

Sulla scrittura per il web leggi: Copywriting e scrittura user-Friendly: 8 consigli per farsi leggere on-line

8. Personalizza il messaggio

Scrivi per diverse tipologie di viaggiatori, ad esempio: “Per chi cerca avventure o anche per chi vuole solo fermarsi a guardare il tramonto.”

Coinvolgi il lettore direttamente: usa la seconda persona singolare o plurale per creare un dialogo.

Esempio: “La tua prossima avventura ti aspetta a pochi passi dal mare.”

9. Valorizza la semplicità

Descrivi la bellezza delle cose semplici: non tutto deve essere straordinario, spesso l’autenticità è ciò che conta.

Lo stereotipo: “Un’esperienza unica nel suo genere” non dice nulla. Potresti scrivere: “Un luogo dove il tempo rallenta e il profumo del pane fresco ti sveglia al mattino.”

10. Non usare verbi pomposi

Non usare verbi come rappresentare, costituire, vantare, rammaricarsi: sono pomposi e antiquati. 

Scrivi in modo più semplice e diretto.

Invece di: “Lo chef Giovanni rappresenta il fiore all’occhiello della nostra struttura.”

Scrivi semplicemente: “Lo chef Giovanni è il fiore all’occhiello della nostra struttura.”

11. Evita l’autocelebrazione

Frasi come “la nostra struttura è la prima a…”, oppure “vantiamo uno chef di prim’ordine” è autocelebrazione: può risultare pensante e creare distacco.

Racconta i traguardi o i riconoscimenti sottolineandone i vantaggi per il cliente. 

Ad esempio: “il nostro chef creerà per gli ospiti piatti della tradizione con un tocco di modernità”.

12. Usa gli inglesismi solo se sono necessari

La regola da adottare sarebbe quella di ammettere solo le parole straniere che non hanno una buona alternativa italiana.

Valutare se la parola straniera arricchisce il testo, se è più precisa di quella italiana e se il contesto è adeguato. 

Sei sicuro che chi ti sta leggendo conosca il significato di late check- out, all-inclusive o up-grade di camera? 

Non dare nulla per scontato: spiega in modo chiaro cosa è incluso nella tua offerta e cosa non lo è. 

Poi, invece di “Per vivere al meglio un break all’insegna della cultura nella nostra regione, ecco i luoghi e gli eventi irrinunciabili” puoi usare l’italiano e scrivere “Per vivere al meglio una vacanza culturale nella nostra regione, ecco i luoghi e gli eventi irrinunciabili.”

Se vuoi approfondire l’utilizzo delle parole straniere leggi: Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

accoppiate scontate

Evita le accoppiate scontate e sostituiscile con termini più descrittivi e meno inflazionati

 

Con questi consigli di scrittura, il linguaggio turistico può diventare più originale, coinvolgente e capace di riflettere davvero l’essenza del luogo e l’esperienza che offre.

E ciò che più conta ti permette di differenziarti e di farti notare.

Ora vai sul tuo sito web e verifica che non ci siano affermazioni di questo tipo:

  • Ambiente semplice e famigliare
  • Vi sentirete come a casa Vostra
  • Le nostre camere sono dotate di tutti i confort
  • Il nostro servizio a 360°
  • Ricco buffet
  • Il nostro hotel è situato a due passi dal mare

Non ti sembra siano luoghi comuni scontati e impersonali? E soprattutto non dicono nulla…

L’alberghese non funziona

I motivi sono tre:

  1. E comodo, rassicura, ma non ti permette di distinguerti
  2. È generico, quindi sfuocato e impersonale
  3. Riempie pagine di stereotipi, ma racconta poco

Chiediti sempre: quando scrivo queste parole cosa sto facendo vedere e provare a chi legge?

Sono riuscita a convincerti? Ora metti mano ai testi e rinnova la tua comunicazione! È il tuo biglietto da visita!

Se hai bisogno di qualche consiglio non esitare a contattarmi: studieremo insieme la comunicazione più adatta al tuo target.

Se ti interessa, puoi leggere anche:

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per un migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

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Sara Soliman

Copywriter

Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

Se il sito web della tua struttura non sta portando i risultati che speravi e vorresti ottenere maggiore visibilità e più conversioni la cosa migliore da fare è una revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

Hai bisogno del mio aiuto?

Scrivimi, studierò il tipo di comunicazione e di linguaggio più adatto alla tua attività!

Inoltre, se pensi possa essere utile a te e al tuo team, ho messo a punto un nuovo corso per il web dedicato agli operatori per il turismo.
In 10 ore di lezione vedremo insieme:

  • le basi del copywriting turistico,
  • l’email marketing,
  • la gestione delle recensioni;
  • il social media marketing per iil turismo.

Per saperne di più visita la pagina del corso sul mio sito web.

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SEO Local: cos’è e perché è fondamentale per il tuo negozio

SEO Local: cos’è e perché è fondamentale per il tuo negozio

Aumenta la visibilità online del tuo negozio con la SEO locale e la pagina di Google Business Profile. Scopri alcuni utili suggerimenti

Oggi avere una presenza online è essenziale per qualsiasi attività, anche per chi gestisce un negozio fisico.
Una delle strategie più efficaci per attirare clienti locali è il cosiddetto SEO Local. Ma di cosa si tratta esattamente? E perché è così importante?

Cos’è il SEO Local

Il SEO Local, o ottimizzazione per i motori di ricerca locali, è un insieme di strategie pensate per migliorare la visibilità online di un’attività in un’area geografica specifica.

In altre parole, aiuta un negozio o un’impresa a comparire tra i primi risultati di ricerca quando una persona nelle vicinanze cerca prodotti o servizi simili.

Questa strategia si basa sull’utilizzo di parole chiave locali, ottimizzazioni della scheda Google Business Profile (ex Google My Business) e altre tecniche che mirano a intercettare un pubblico geograficamente vicino.

Perché il SEO Local è fondamentale

Secondo le statistiche, circa il 46% delle ricerche su Google ha un intento locale. Ciò significa che molte persone cercano ristoranti, negozi, servizi e attività vicino alla loro posizione.

Un negozio che utilizza il SEO Local in modo efficace ha più probabilità di essere trovato da potenziali clienti, soprattutto da chi utilizza dispositivi mobili.

Questo tipo di ottimizzazione non solo aumenta il traffico al sito web, ma porta anche più persone direttamente in negozio. Si tratta di un vantaggio competitivo fondamentale, soprattutto per chi opera in settori ad alta concorrenza.

Come funziona il SEO Local

Il SEO Local si basa su diversi fattori che i motori di ricerca considerano per classificare i risultati locali:

  • Parole chiave locali: includere nel sito web termini che combinano il servizio offerto con la località, ad esempio “pizzeria Milano”.
  • Google Business Profile: avere una scheda ottimizzata, con informazioni accurate come indirizzo, numero di telefono, orari e foto.
  • Recensioni online: le recensioni positive aumentano la fiducia e migliorano il posizionamento nei risultati di ricerca.
  • Backlink locali: ottenere link da siti web e directory della stessa area geografica.
  • Ottimizzazione mobile: assicurarsi che il sito sia facilmente navigabile da smartphone e tablet.

Esempi pratici di utilizzo

Un fioraio a Roma, ad esempio, può ottimizzare il proprio sito inserendo parole chiave come “fioraio Roma centro”.

Inoltre, pubblicare post su eventi locali o festività può attirare ulteriore attenzione.

Allo stesso modo, un ristorante può utilizzare il SEO Local per promuovere menù stagionali o offerte speciali, assicurandosi di essere visibile nelle ricerche effettuate da chi si trova nei dintorni.

L’importanza della gestione della Partita IVA per chi gestisce un negozio

Per chi possiede un negozio, la gestione della Partita IVA è un aspetto cruciale. Una corretta gestione fiscale non solo aiuta a rispettare le normative vigenti, ma contribuisce anche a mantenere la sostenibilità economica dell’attività.

In questo contesto, servizi come Fiscozen possono fare la differenza. Fiscozen offre strumenti e supporto per semplificare la gestione della Partita IVA, dall’emissione delle fatture alla dichiarazione dei redditi, aiutando i commercianti a risparmiare tempo e a evitare errori burocratici.

Come iniziare con il SEO Local

Per chi desidera implementare una strategia di SEO Local, i primi passi sono:

  1. Creare o ottimizzare la scheda Google Business Profile, includendo informazioni dettagliate e aggiornate.
  2. Aggiungere parole chiave locali nelle descrizioni del sito web e nei contenuti.
  3. Incoraggiare i clienti a lasciare recensioni positive su piattaforme come Google e Yelp.
  4. Collaborare con attività locali per ottenere backlink e migliorare la propria reputazione.
  5. Monitorare i risultati, utilizzando strumenti di analisi come Google Analytics o Google Search Console per verificare quali azioni funzionano meglio.

I vantaggi a lungo termine del SEO Local

Investire nel SEO Local significa costruire una presenza online solida e duratura. Anche se i risultati possono richiedere tempo, l’impatto è tangibile: più clienti nel negozio, maggiore visibilità e un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza.

In un mondo sempre più connesso, non basta avere un negozio fisico. È essenziale essere visibili anche online, soprattutto per intercettare chi cerca soluzioni immediate nella propria area.

Grazie al SEO Local, anche le piccole attività possono competere con i grandi brand, attirando clienti che altrimenti non avrebbero mai saputo della loro esistenza.

Il SEO Local rappresenta una strategia indispensabile per chiunque abbia un negozio o un’attività locale. Ottimizzando la propria presenza online è possibile raggiungere un pubblico mirato, aumentare le vendite e migliorare la reputazione.

Allo stesso tempo, non bisogna sottovalutare l’importanza della gestione fiscale. Per esempio, con servizi come Fiscozen è più semplice gestire la Partita IVA e concentrarsi sul successo del proprio negozio o attività presente sul web.

In un mercato competitivo ogni dettaglio conta, e il SEO Local è sicuramente un dettaglio che fa la differenza.

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Strategie di marketing per promuovere il business degli affitti brevi

Strategie di marketing per promuovere il business degli affitti brevi

Strategie di marketing, channel manager e gestione delle recensioni: così puoi differenziarti nel settore degli affitti turistici

 

Nel mercato competitivo degli affitti brevi, distinguersi è essenziale per attrarre ospiti e massimizzare i guadagni.

Con l’aumento della domanda di esperienze personalizzate e alloggi unici, è fondamentale adottare strategie di marketing mirate ed efficaci.

Ecco alcuni utili consigli per rendere la tua struttura più visibile sul Web ed intercettare i gusti e le tendenze del viaggiatore che intende passare una vacanza speciale.

Ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO)

Una presenza online ben ottimizzata è il primo passo per attirare nuovi ospiti.

Per migliorare la visibilità del tuo sito web, concentra i tuoi sforzi sulla ricerca delle parole chiave.

Identifica i termini rilevanti e più cercati per il tuo settore, come:

Inserisci queste parole chiave in modo naturale nei tuoi contenuti, per non appesantire troppo la lettura dei testi.

Crea contenuti di qualità: scrivi articoli per il blog utili per i tuoi potenziali clienti, come guide turistiche locali, consigli di viaggio o suggerimenti su come scegliere un alloggio ideale.

Ottimizza la SEO tecnica: assicurati che il tuo sito sia veloce, mobile-friendly e strutturato in modo chiaro per facilitare la navigazione.

Ricorda che un sito web ottimizzato è una risorsa indispensabile per convertire i visitatori in ospiti.

Utilizzo di piattaforme di prenotazione online

I portali come Airbnb, Booking.com e Vrbo sono fondamentali per raggiungere un vasto pubblico.

Tuttavia, per distinguerti, è importante:

  1. Curare le descrizioni degli annunci, evidenziando i punti di forza dell’alloggio.
  2. Caricare foto professionali e aggiornate che valorizzino gli spazi.
  3. Rispondere rapidamente alle richieste degli ospiti per migliorare la tua reputazione e aumentare le recensioni positive.

Channel Manager: un alleato indispensabile

Gestire la disponibilità e le prenotazioni su più piattaforme può diventare complesso.

L’utilizzo di un channel manager semplifica questo processo, sincronizzando automaticamente i calendari e riducendo il rischio di overbooking.

Questo strumento è particolarmente utile per chi gestisce più proprietà, permettendo di risparmiare tempo e ottimizzare le operazioni.

Channel manager per la gestione delle strutture turistiche

La gestione delle attività turistiche richiede una gestione delle prenotazioni con piattaforme specializzate

Social Media Marketing

I social media sono un potente mezzo per costruire una community e promuovere il tuo business di affitti brevi.

Ecco alcune strategie efficaci:

Instagram: Pubblica foto accattivanti dell’alloggio e delle attrazioni locali. Usa hashtag popolari come #TravelItaly o #VacationRentals per aumentare la visibilità.

Facebook: Crea una pagina dedicata al tuo business e interagisci con i follower, rispondendo alle domande e condividendo offerte speciali.

TikTok: Realizza brevi video creativi per mostrare gli aspetti più interessanti della tua proprietà.

Marketing: il valore delle recensioni

Invia un messaggio di ringraziamento dopo il soggiorno, chiedendo gentilmente una recensione.

Le recensioni positive sono fondamentali per guadagnare la fiducia dei potenziali ospiti.

Per questo è indispensabile incoraggiare gli ospiti a scrivere il loro parere sulla struttura, sui servizi e sull’accoglienza ricevuta.

Rispondi sempre alle recensioni, sia positive che negative, e mostrando professionalità e attenzione.

Nel contempo organizzati per offrire un servizio eccellente, andando oltre le aspettative.

turismo e channel manager

Per una struttura ricettiva è importante proporre servizi di qualità e ottenere recensioni utili per differenziarsi sul mercato

Email Marketing

L’email marketing è uno strumento efficace per mantenere il contatto con i clienti passati e attrarre nuovi ospiti.

Ecco alcune idee:

  • Invia newsletter mensili con offerte speciali, eventi locali e aggiornamenti sulle tue proprietà.
  • Personalizza i messaggi in base alle preferenze degli ospiti precedenti.
  • Offri sconti esclusivi per i clienti fedeli o per chi prenota direttamente dal tuo sito.

Collaborazioni con aziende locali

Crea sinergie con ristoranti, tour operator e altre attività locali per offrire pacchetti personalizzati.

Ad esempio, potresti includere una cena presso un ristorante tipico o un’escursione guidata.

Queste collaborazioni non solo arricchiscono l’esperienza degli ospiti, ma possono anche aiutarti a promuovere il tuo business attraverso il passaparola.

Investire in pubblicità online

Le campagne pubblicitarie mirate possono aumentare significativamente la visibilità del tuo business.

Alcuni strumenti utili includono:

  • Google Ads: Usa annunci pay-per-click per apparire in cima ai risultati di ricerca.
  • Social Media Ads: Crea campagne mirate su Facebook e Instagram per raggiungere il tuo pubblico ideale.
  • Retargeting: Mostra annunci personalizzati a chi ha già visitato il tuo sito, incoraggiandoli a completare la prenotazione.

Business analisi

Il tuo business richiede una attenta analisi delle performance del sito web e socialnetwork

Monitoraggio e analisi dei risultati

Infine è cruciale monitorare l’efficacia delle tue strategie di marketing.

Usa strumenti come Google Analytics per analizzare il traffico del tuo sito e capire quali canali generano più prenotazioni. Adatta le tue strategie in base ai dati raccolti per migliorare continuamente le performance.

Promuovere un business di affitti brevi richiede un mix di creatività, strategia e strumenti tecnologici.

Dall’ottimizzazione del tuo sito web all’utilizzo di un gestionale B&B, ogni passo è fondamentale per attirare nuovi ospiti e fidelizzare quelli esistenti.

Investire tempo ed energie in una strategia di marketing ben strutturata porterà risultati significativi, aiutandoti a distinguerti in un mercato sempre più competitivo.

Mi piace muovermi tra comunicazione, tecnica e relazione.

Ogni contenuto richiede un suo modo per essere divulgato.

Per questo mi ritrovo nei testi e tra le righe dei codici.

 

Nicola Albi

Consulente Marketing

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Tutti i vantaggi del Blog per il tuo Hotel o attività turistica

Tutti i vantaggi del Blog per il tuo Hotel o attività turistica

Visibilità, autorevolezza, promozione e trasparenza: grazie al blog puoi aumentare le prenotazioni e creare fiducia intorno al tuo hotel

Un hotel, un B&B o una destinazione turistica può trarre grandi benefici dall’avere un blog collegato al sito web per diversi motivi, soprattutto in termini di marketing, visibilità e rapporto con i clienti. 

Se sei il titolare di un hotel o lavori nel settore dell’ospitalità devi sapere che, in un’epoca in cui la presenza online è fondamentale, il blog può rivelarsi uno strumento potente per promuovere il tuo hotel e attirare ospiti.

Se desideri promuovere la tua struttura in modo efficace aumentando visibilità e prenotazioni seguimi in questo articolo, vediamo insieme i motivi per cui il tuo hotel dovrebbe avere un blog.

Hotel, destinazioni e blog: 8 motivi per cui la tua attività turistica dovrebbe avere un blog

Le motivazioni per aprire un blog sono molte, dal momento che il blog di una struttura turistica funziona da catalizzatore dell’interesse dei potenziali clienti verso il sito e la struttura, intercettando un bisogno del target che sta organizzando la sua vacanza.

Ecco una sintesi dei vantaggi principali:

1. Migliorare la visibilità online

Il blog consente di pubblicare contenuti ottimizzati per i motori di ricerca, migliorando il posizionamento del sito web dell’hotel su Google.

Non dimenticarti inoltre che Google ama i blog, hanno un peso maggiore dei siti web nel processo di indicizzazione.

I blog permettono di utilizzare parole chiave legate a destinazioni, esperienze o tendenze, favorendo la scoperta del sito da parte di utenti interessati nel momento in cui stanno progettando la loro vacanza.

È il concetto di Inbound marketing, i cui passaggi sono: attrai, converti, chiudi e delizia.

Sono 4 momenti fondamentali dell’esperienza utente che naviga sul web per progettare la vacanza:

  • attrai, grazie ai contenuti
  • converti, ossia stimola il lettore a contattarti per un preventivo
  • chiudi, ossia concludi grazie alle call-to action poste in modo ragionato
  • delizia, fai in modo che gli ospiti diventino i tuoi primi ambasciatori. Questo avviene grazie alle condivisioni social, a una bella recensione o al passaparola.

Se vuoi approfondire puoi leggere Utilità dell’Inbound Marketing per Agriturismi, B&B e strutture che si occupano di ospitalità.

2. Attrarre nuovi clienti

Pubblicare contenuti utili e interessanti (itinerari, consigli su cosa fare nella zona o esperienze uniche offerte dall’hotel) può attrarre potenziali ospiti che ancora non conoscono la struttura e spingerli a prenotare presso il tuo hotel.

Puoi scrivere articoli su argomenti correlati (attrazioni locali, eventi, guide di viaggio) e questo può aiutare ad attirare visitatori interessati alla destinazione, aumentando le probabilità che scelgano il tuo hotel.

Inoltre, raccontare storie uniche o promuovere i servizi speciali dell’hotel può differenziare la tua struttura dai concorrenti.

La prenotazione diretta potrebbe avvenire come conseguenza di un articolo ben fatto, chiaro e accattivante; perché non provare?

3. Rafforzare il rapporto con i clienti

Nel blog vanno pubblicati articoli che rispondano alle domande comuni dei viaggiatori, come ‘Cosa mettere in valigia per una vacanza in montagna’ o ‘Le migliori spiagge della zona’.

Fornire guide locali, consigli su ristoranti, escursioni o eventi posiziona l’hotel come un esperto della destinazione.

Questo valore aggiunto aumenta la probabilità che i viaggiatori prenotino presso l’hotel che offre informazioni utili.

Raccontare e suggerire esperienze nuove non solo ti consentirà di attrarre a te i futuri clienti ma ti permetterà anche di solleticare il ricordo dei visitatori che hanno già soggiornato nella tua struttura. 

Possiamo chiamarla ‘capacità retroattiva del blog’ ed è qualcosa di sottovalutato ma di funzionale ai tuoi obiettivi, specialmente se si considera il fatto che i clienti fidelizzati  conoscono i servizi offerti e sono disposti a spendere qualcosa in più.

4. Costruzione della reputazione e della fiducia

Impostare un blog con una struttura e con contenuti di qualità ti permette di costruire fiducia e di aumentare la brand awareness della tua attività legata al mondo del turismo.

Oltre a creare e mantenere con i tuoi ospiti un rapporto trasparentediretto e di fiducia.

Offrendo contenuti di qualità, un blog posiziona l’azienda come esperta e affidabile nel settore.

Inoltre, condividere esperienze di clienti reali rafforza la credibilità.

5. Promuovere offerte speciali ed eventi

Il blog può essere uno strumento per comunicare promozioni, pacchetti esclusivi o eventi organizzati dall’hotel.

Ad esempio, un articolo che descrive un ‘Pacchetto di San Valentino’ o ‘Eventi Natalizi in Hotel’ può motivare i clienti a prenotare.

Il sito ha bisogno di essere aggiornato. Non c’è modo migliore per farlo che pubblicare al suo interno contenuti nuovi, costanti e attuali.

Il sito è la tua vetrina e il blog è la tua importante fonte di accessi: promuoverne i contenuti significa posizionare in primo piano il tuo hotel, le sue offerte e i suoi servizi.

Ciò che scrivi nel blog rimane nel sito ed è sempre valido nel tempo: puoi riutilizzarlo, modificarlo, aggiornarlo, renderlo accattivante con nuove foto o novità.

6. Mostrare la personalità dell’hotel

Un blog consente di raccontare la storia dell’hotel, il suo staff, e le sue caratteristiche distintive.

Questo aiuta a umanizzare il marchio e a creare un legame emotivo con i potenziali ospiti, facendoli sentire parte della ‘famiglia’.

7. Incrementare il traffico e le conversioni

Ogni articolo pubblicato è un’opportunità per attirare visitatori al sito web.

Per questo motivo è importante che la call-to-action sia ben posizionate nel blog (es.“Prenota ora la tua camera per un soggiorno indimenticabile!”).

Questi microtesti hanno una funzione importantissima e vanno inserite nel posto giusto e al momento giusto: solo così è possibile indirizzare la scelta e trasformare i lettori in ospiti.

Per approfondire puoi leggere:Come SEO e Copywriting per il turismo aumentano visibilità e prenotazioni

8. Rafforzare la presenza sui Social Media

Il blog può essere una vera e propria miniera d’oro: il post del blog va pubblicato sui social per essere promosso e portare traffico sul sito web. 

Ricordiamoci sempre che è sul sito che il cliente prenota, per cui portarlo qui è un primo passo verso la prenotazione.

Come hai visto, il blog ben curato non è solo uno strumento di marketing (di Inbound marketing, precisamente), ma anche un modo per costruire una comunità attorno al brand dell’hotel e per essere sempre più vicino ai bisogni dei clienti.

Ogni quanto pubblicare?

Per portare traffico al sito e aumentare la visibilità nei motori di ricerca la frequenza di pubblicazione del blog dovrebbe prevedere almeno 2 articoli a settimana. Questo sarebbe l’optimun.

Ma puoi partire con un articolo a settimana, l’importante è la costanza e la qualità dei contenuti condivisi.

È per qualità intendo la condivisione di articoli che raggiungano l’interesse del tuo pubblico, ben approfonditi e che rispettino le regole della scrittura per il web con una buona leggibilità e una scrittura chiara. 

Per approfondire puoi leggere: Scrittura SEO-Friendly: 12 consigli per meglio posizionare i tuoi contenuti sul web

blog e hotel

Chi scrive nel blog?

Scrivere per ii web non è semplice e non è una cosa alla portata di tutti: se ti piace scrivere potresti fare un corso di copywriting e perfezionarti in modo da diventare autonomo e gestire il blog della tua attività.

Se la cosa ti interessa ho messo a punto un corso di scrittura per il web finalizzato al turismo.

È un corso che punta a fornire i metodi di scrittura per il web con la ricerca delle parole più adatte per un migliore approccio comunicativo con il cliente, cercando di evitare quella comunicazione settoriale poco informativa e tutta uguale che ancora caratterizza l’informazione in ambito turistico.

Il programma del corso di “Copywriting per il turismo” spazia dalle basi del copywriting alla scrittura ottimizzata per il web in ottica SEO, alla scelta delle parole migliori per promuovere la struttura alberghiera sui canali social.

Lo trovi qui: Corso Copywriting per il Turismo

In alternativa, affidati a un bravo copywriter o a un blogger esperto di creazione di contenuti, che conosce le regole della scrittura per il web e sa scrivere per il tuo target, e in grado di valorizzare i contenuti che ti interessa evidenziare. 

In questo modo riuscirai a trasmettere il valore della tua azienda. E otterrai credibilità e fiducia.

Gli obiettivi strategici di posizionamento richiedono tempo, perseveranza e fiducia su un’attività che restituisce risultati nel medio/lungo termine.

Considera che è necessario almeno un anno di lavoro per ottenere buoni risultati.

Per molti hotel il blog è diventato un vero e proprio punto di forza: credo molto nella potenza di questo strumento, che consiglio ogni volta che vedo un cliente interessato.

Non sottovalutare il potenziale di un blog ben gestito per far crescere la tua destinazione: inizia subito a informarti e trasforma il tuo sito-vetrina in un sito con blog ricco di contenuti interessanti e performanti. I vantaggi li conosci 🙂

Se vuoi approfondire puoi leggere questi libri:

  • Lavoro, dunque scrivo!, Luisa Carrada, Zanichelli Editore
  • Web marketing turistico, Michela Mazzotti, Hoepli Editore
  • Paroline e paroloni, Luisa Carrada, Zanichelli Editore

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

Web writing per il turismo

Vuoi conoscere le tecniche del copywriting turistico?

Ho messo a punto un nuovo corso per gli operatori del turismo e per chi si occupa di comunicazione nel settore dell’ospitalità.

Imparerai a scegliere le parole più adatte nella comunicazione alberghiera, dalle e-mail di offerta alle newsletter alla gestione di recensioni e ai testi per social media.

Scrivimi, possiamo organizzare le lezioni anche via Skype.

Se vuoi saperne di più visita la pagina sul corso di copywriting per il turismo sul sito web.

Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

Se il sito web della tua struttura non sta portando i risultati che speravi e vorresti ottenere maggiore visibilità e più conversioni la cosa migliore da fare è una revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

Hai bisogno del mio aiuto?

Scrivimi, studierò il tipo di comunicazione e di linguaggio più adatto alla tua attività!

Inoltre, se pensi possa essere utile a te e al tuo team, ho messo a punto un nuovo corso per il web dedicato agli operatori per il turismo.
In 10 ore di lezione vedremo insieme:

  • le basi del copywriting turistico,
  • l’email marketing,
  • la gestione delle recensioni;
  • il social media marketing per iil turismo.

Per saperne di più visita la pagina del corso sul mio sito web.

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Copywriting inclusivo: sul web e sui social usa un linguaggio che non discrimina

Copywriting inclusivo: sul web e sui social usa un linguaggio che non discrimina

Per non alimentare stereotipi e pregiudizi scegli le parole giuste: ecco cosa devi sapere

Quando scriviamo sul web dobbiamo stare molto attenti a non offendere singole persone o intere categorie di persone e a non alimentare stereotipi e pregiudizi.

Anche se spesso si tratta di errori involontari e in buona fede, le conseguenze di un copy non attento alle persone possono essere terribili sulla reputazione di chi scrive e dell’azienda che rappresenta.

Chiunque abbia la responsabilità di scrivere e publicare a nome di un’azienda, sia esso un copywriter, un social media manager, un redattore o un giornalista dovrebbe conoscere a memoria le regole da seguire per scrivere in modo inclusivo e non cadere in questi spiacevoli errori.

Vediamo prima di tutto una definizione di linguaggio inclusivo, poi come funziona la nostra lingua e infine quali sono i temi che il linguaggio inclusivo si propone di trattare.

Linguaggio inclusivo: definizione

Il linguaggio inclusivo si basa sulla costruzione di forme di comunicazione prive di stereotipi, pregiudizi e atti discriminatori nei confronti di determinate categorie di persone.

Usare un linguaggio inclusivo significa dunque non utilizzare parole, frasi, immagini e toni che perpetrano stereotipi di genere o discriminazioni verso specifici gruppi di persone a causa del loro sesso, orientamento sessuale, identità di genere, età, etnia o aspetto fisico.

copywriting inclusivo

L’italiano è un linguaggio binario

L’italiano, per sua natura, non è una lingua neutra. Quando comunichiamo abbiamo a disposizione un linguaggio che grammaticalmente si declina in due modi: al femminile e al maschile.

E questo fatto non aiuta: se parliamo di linguaggio inclusivo va da sé che per definire moltitudini di persone tale binarismo non sia più sufficiente.

Se consideriamo che la lingua è un insieme di regole e significati in costante evoluzione e che siamo alle prese con qualcosa che cambia di giorno in giorno mi sembra doveroso provare a dettare delle regole e a mettersi in gioco per cambiare ciò che “è sempre stato così”, fosse solo per sensibilità o attenzione verso altre persone.

Attenzione al maschile sovraesteso

L’esempio più rappresentativo di discriminazione di genere è Il maschile sovraesteso (o maschile generico), una delle convenzioni più diffuse nella lingua italiana tanto da non farci ormai più caso.

Il maschile generico è quell’espediente linguistico che comporta l’uso del genere grammaticale maschile per includere sia gli uomini che le donne.

In italiano, ad esempio, si usa il termine “fratelli” per indicare sia i fratelli che le sorelle; e anche la forma al singolare è caratterizzata dall’uso del maschile (il sostantivo maschile “medico” indica sia professionisti uomini che professioniste donne).

Ad esempio, la frase declinata al plurale maschile:

“Gli studenti stanno svolgendo una prova pratica” potrebbe benissimo essere sostituita con la frase: “La classe è impegnata in una prova pratica”, comprendendo così il maschile e anche il femminile.

La nostra lingua è piena di costrutti come questo, che ricorrono al maschile sovraesteso.

In realtà, se riflettiamo, le alternative per adottare un linguaggio che includa anche le donne esistono.

La festa dei lavoratori, ad esempio, può diventare “La festa del lavoro”; per definire gli studenti possiamo utilizzare il collettivo “classe”; al posto di benvenuto potremmo utilizzare un più caloroso “Siamo felici di averti qui”.

Con un po’ di creatività possiamo costruire un discorso più inclusivo. Proviamo a cambiare il punto di vista nella frase, usiamo i nomi collettivi e astratti, i sinonimi.

Cerchiamo di non utilizzare sostantivi, pronomi e aggettivi che non siano neutri.

La nostra lingua ci offre tante soluzioni per aggirare il maschile sovraesteso, come quelle di utilizzare perifrasi, forme impersonali, o preferire i verbi ai participi.

Quando dobbiamo fare riferimento ai gruppi di persone andiamo alla ricerca dei sostantivi generici che definiscono le categorie.

Ad esempio, per i indicare “i medici” possiamo utilizzare anche “personale medico”; per “professori” e “docenti” usiamo “corpo docente”; sostituiamo “scienziati” con “comunità scientifica”.

Copywriting inclusivo: di cosa parliamo

Si parla di linguaggio inclusivo da sempre, ma negli ultimi anni la conversazione è quanto mai attuale e calda.

Il copywriting inclusivo fa riferimento a quei temi che toccano la sensibilità delle persone. I temi sono quelli di cui la società discute da sempre: il sesso, le disabilità, l’età, le malattie, la religione, l’etnia e la politica.

Vediamoli uno alla volta.

Quando scriviamo di sesso

Alcune persone si identificano con il sesso che hanno dalla nascita; altre, invece, hanno scoperto durante la vita di appartenere a un genere che non corrisponde al sesso di nascita. 

Bisogna evitare qualsiasi contenuto che ne parli come fosse una patologia o che ne sminuisca il genere.

È importante anche non usare un linguaggio che riduce le persone al loro sesso biologico dando per scontato l’identità di genere.

Per questo motivo non scrivere:
“Questo post è per tutti i maschi”
“Il prodotto x è per vere donne”

Usa il genere come aggettivo, non come sostantivo. E non usare la sessualità come condizione.

Non scrivere: “Un gay”
Scrivi: “Una persona gay”

Se devi parlare di famiglia considera di parlare a diverse forme di famiglia, non solo quella tradizionale.

Il mondo non è diviso in pecore e capre.
Non tutte le cose sono bianche o nere.
È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete.
Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte.
Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto.
Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo a una profonda comprensione delle realtà del sesso.

Sono parole di Alfred Kinsey, biologo e sessuologo statunitense

linguaggio inclusivo

Quando parliamo di donne

Le donne non sono più solo mamme, mogli, casalinghe, cuoche o maestre. Quando parliamo di donne dobbiamo imparare a stare lontani da questo stereotipo, quest’idea che le ingabbia in un ruolo ormai superato, o almeno non sempre condiviso.

Non usare sempre “uomini e donne”, ma anche “donne e uomini” (se ti sembra che non suoni bene è perché non siamo abituati).

Fai attenzione al maschile sovraesteso: non usare “uomini” per indicare la razza umana.

Scrivi “diritti umani” e non “i diritti dell’uomo”.

Scrivi “bambini e bambine” e non solo “i bambini”.

Ministra, magistrata, sindaca: se ci suona strano non è per ragioni di tipo linguistico, ma culturale, come ha scritto l’Accademia della Crusca. 

Dunque l’utilizzo al femminile di questi e altri nomi storicamente maschili è non solo corretto, ma anche inclusivo.

Se parliamo di età

L’età è importante solo quando parliamo di vini, formaggi e prodotti alimentari che richiedono stagionatura, quando parli di persone non usare “giovane”, “vecchio”, “anziano”.

E non inserire l’età se non è indispensabile.

Non scrivere: “Sconto del 30% per tutti gli anziani dai 65 anni in su”.

Scrivi: “Sconto 30% per tutte le persone dai 65 anni in su”.

Se scriviamo di disabilità o di malattie

Quando si parla di disabilità e malattie il rischio più grande è quello di identificare la persona con la sua disabilità, cosa che accade quando chiamiamo qualcuno “disabile”.

Ecco alcuni modi corretti per parlare e scrivere le disabilità:

Non scrivere “disabile”, “handicappato”
Scrivi “persona con disabilità”, “persona con handicap”

Non scrivere “cieco”
Scrivi “persona cieca”

Non scrivere “bambino autistico”
Scrivi “bambino con autismo”

Cos’ha di sbagliato l’utilizzo di parole come “disabile”?
Sono termini totalizzanti e identificano la persona con la sua patologia o il suo problema.
Al contrario, l’espressione “persona con disabilità” lascia intendere che la persona possiede molteplici tratti e che la disabilità è solo uno di essi. 

Inoltre:

Non riferire una disabilità se non è indispensabile.

Non associare una persona con disabilità a termini che svalutano.

Questo vuol dire rispettare e valorizzare ogni persona indipendentemente dalle sue caratteristiche fisiche.

È importante anche non sottovalutare le malattie e il modo di parlarne. Termini come “dislessia”, “depressione” o “pazzia” non sono metafore adatte per indicare comportamenti di persone sane con qualche problema esistenziale: utilizzale nel contesto corretto.

È proprio necessario scrivere l’etnia?

L’etnia di qualcuno va scritta solo quando è indispensabile per la comprensione del testo (cosa che non avviene quasi mai se pensiamo per esempio alle notizie di incidenti).

Quando parliamo di etnia o razza dovremmo poi cercare di capire sempre come queste persone preferiscono essere definite.

Religione

Anche la religione di una persona va sottolineata se è indispensabile per la comprensione del testo.
Stessa cosa per quanto riguarda il credo di tipo politico.

Per comunicare senza escludere è necessario dunque:

  • comprendere quali significati si nascondono dietro determinate parole, 
  • essere consapevoli di come la collettività percepisce determinati discorsi,
  • capire come evolve la nostra lingua.

Saper comunicare utilizzando un linguaggio inclusivo non è qualcosa di definito, ma è un processo: la lingua, infatti, è in costante mutamento e risente fortemente del contesto sociale e dell’utilizzo che di essa fanno i parlanti. 

Per comunicare in modo inclusivo prepariamoci allora ad accogliere i cambiamenti e a rivedere le nostre abitudini linguistiche ogni qualvolta ce ne sarà bisogno. Io trovo sia un tema molto interessante e un esercizio doveroso, tu cosa ne pensi?

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Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

 

*Gli esempi sono tratti dal libro “Manuale di copywriting e scrittura per i social” di Antonio Cannavacciuolo

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Sara Soliman

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Customer Care: cos’è, vantaggi ed errori da evitare

Customer Care: cos’è, vantaggi ed errori da evitare

Fare un ottimo servizio di Customer Care è fondamentale per fidelizzare i tuoi clienti, migliorare la brand reputation e aumentare la brand awareness

I clienti sono il motore centrale di ogni attività online e soddisfarli appieno è uno degli obiettivi più importanti da perseguire giorno dopo giorno per chi ha un’attività.

Oggi i clienti sono sempre più esigenti e attenti e quindi chiedono il massimo da parte delle aziende.

Come riuscire a non deluderli?!

Attraverso un efficace ed efficiente customer care, in grado di supportare il cliente durante tutte le fasi di acquisto.

Bisogna costruire una strategia di assistenza integrata tra i diversi canali utilizzati dall’azienda, così da facilitare l’user experience del cliente.

La tua attività ha già una strategia di customer care?

Scopri insieme a me cos’è il customer care, quali sono i suoi vantaggi e soprattutto quali sono gli errori da evitare per non cadere in un dirupo difficile da risalire.

Cos’è il customer care

customer care

L’ascolto è uno degli elementi più importanti per fare customer care in modo efficace

Il customer care fa riferimento all’insieme di azioni/servizi che un’attività mette in atto per fornire assistenza ai propri clienti di riferimento.

Azioni che non hanno come scopo principale la vendita, ma vengono effettuate durante tutte le fasi del processo di acquisto di un prodotto/servizio da parte di un cliente.

In parole semplice, è una forma di assistenza a lungo termine.

Il cliente riceve assistenza dall’azienda per quanto riguarda chiarimenti, richiesta di informazioni, reclami e supporto.

Obiettivi principali del customer care sono la fidelizzazione dei clienti e l’aumento della customer satisfaction (soddisfazione da parte del cliente).

Essendo presente in tutte le fasi del processo di acquisto vediamo insieme come si declina in esse:

  1. Prima di acquistare. Il cliente ha bisogno di informazioni e dati sui quali basare la propria scelta d’acquisto. Tu devi essere lì a fornirglieli attraverso una perfetta descrizione dei tuoi prodotti/servizi, stando attento a non trascurare i dettagli e non dando nulla per scontato;
  2. Durante la fase di acquisto. Il tuo potenziale cliente può avere una serie di dubbi sui tuoi prodotti/servizi in quanto non ha una conoscenza approfondita su di essi. Tu sei lì per aiutarlo, rispondi alle sue domande e dimostrati disponibile e competente;
  3. Dopo aver acquistato. Non dimenticarti del tuo cliente, anzi, stupiscilo. Contattalo per chiedergli come si è trovato con i tuoi prodotti/servizi e cerca di capire, attraverso delle domande, il suo indice di gradimento.

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Customer care e customer service

Customer care e customer service non sono la stessa cosa. La loro differenza è racchiusa nell’approccio che da reattivo diventa proattivo.

Cosa vuol dire questo? Come avviene questo passaggio?

Si passa dal customer service al customer care nel momento in cui il cliente diventa per tutta l’azienda il bene più importante, le cui richieste devono essere evase nel minor tempo possibile e con grande soddisfazione da parte del cliente stesso.

Avviene il passaggio da una semplice attività di fornire un servizio (service) al cliente, all’averne cura (care).

Nell’approccio reattivo del customer service, l’azienda si aspetta che sia il cliente, dopo aver navigato il sito o effettuato un acquisto, a contattare il servizio di assistenza cliente.

È il cliente quindi che muove il primo passo verso l’azienda, che in questo caso svolge un ruolo passivo.

Mentre, nell’approccio proattivo del customer care, l’azienda mette in campo una serie di azioni che hanno come obiettivo quello di ridurre lo sforzo cognitivo del cliente e il tempo necessario per reperire le informazioni di cui ha bisogno.

 

Strumenti da utilizzare

Come fare Customer Care

Durante le diverse fasi di evoluzione del customer care sono stati utilizzati diversi strumenti per fornire assistenza ai clienti.

Il passaggio ad una fase successiva non implica la cancellazione dello strumento della fase precedente ma una sua integrazione e un suo miglioramento.

Vediamo insieme i principali strumenti utilizzati per fare customer care nel migliore dei modi.

Supporto telefonico

Il contatto telefonico è secondo solo all’assistenza vis-à-vis, è un pilastro di una buona assistenza clienti.

Rappresenta per il cliente un canale attraverso il quale rivolgersi in modo diretto all’azienda per ricevere aiuto immediato, rapido e personale.

Stai attento perché la rapidità di assistenza è un punto di forza ma anche di debolezza di questo strumento. Una scarsa rapidità nel fornire assistenza può portare ad una cattiva reputazione per la tua azienda.

FAQ (Frequently Asked Questions)

La sezione FAQ racchiude le domande poste più di frequente, i dubbi più comuni della community con le relative risposte da parte dell’assistenza clienti.

È uno strumento perfetto per chi vende dispositivi tecnologici in quanto spesso gli utenti presentano problemi simili tra loro e vogliono la risposta a un numero limitato di domande.

Nella sua realizzazione è importante prestare attenzione a come strutturarla, devi scriverla in modo chiaro e semplice e devi porre le domande nel modo più simile possibile a come sono state poste alla tua attività.

E-mail

L’e-mail è uno strumento molto utilizzato per fare customer care, ad esempio attraverso l’invio preventivo di e-mail con aggiornamenti su prodotti/servizi o che avvisano il clienti di un possibile disservizio.

L’ideale sarebbe avere sempre sott’occhio la casella di posta dalla quale fornisci assistenza in modo da riuscire a rispondere alle richieste dei tuoi clienti nel modo più tempestivo ed efficiente possibile.

Se non ti è possibile farlo, cerca di organizzare il tuo lavoro in modo regolare, dedica una parte della giornata alla risposta delle richieste di assistenza, così da garantire una copertura costante.

Può esserti utile: Come impostare una strategia di Email Marketing

Chatbot e live caring

I chatbot sono quei software che simulano la conversazione con un essere umano e che interagiscono con l’utente fornendo delle risposte automatiche.

Utile per la risoluzione di problemi semplici e richieste quotidiane, il suo vantaggio è quello di fornire assistenza immediata agli utenti senza far perdere loro tempo.

Nel caso di problematiche più complesse il live caring, ovvero l’assistenza via chat, è più adatto, considera che viene utilizzato dalla maggior parte delle persone che hanno uno smartphone.

Form

Il form è un modulo da inserire nel sito della tua azienda con vari campi che gli utenti completano per poi inoltrarti una richiesta di assistenza.

Facilitano il percorso che l’utente deve compiere per reperire un’informazione e il fatto di inserire dei campi ad hoc fa sì che la sua richiesta venga inviata al reparto giusto.

Uno strumento che si avvicina molto all’e-mail ma che permette una maggiore diversificazione attraverso la scelta dei moduli/categorie.

Social media

Le persone passano molto tempo della loro giornata sui social media, quindi la tua azienda non può essere assente su questo campo.

I canali social della tua azienda sono uno strumento importante per l’interazione con i tuoi clienti e attraverso il social media customer i clienti stessi possono entrare in contatto in modo diretto con la tua attività.

Sono utili per richieste riguardo dubbi e informazione e stanno andando a sostituire le community e i forum, permettendo così alle aziende di monitorare e accedere ad ulteriori informazioni sui clienti e su come migliorare il proprio brand.

Per evitare problemi che potrebbero ritorcersi contro  di te la regola principale è quella di essere sempre disponibili, rispondere in modo rapido, esaustivo e semplice.

Customer Care: errori da evitare

Quando si fa customer care spesso si fanno degli errori che possono portare ad una cattiva reputazione per la tua azienda.

Scopriamo insieme i principali errori che devi evitare:

  • Rimbalzare le richieste da un ufficio all’altro. Continui cambi di operatori e di uffici fanno sentire disorientato e poco considerato dalla tua attività;
  • Ignorare reclami e lamentele. Rapportati ad esse in modo pragmatico e disponibile, ascolta con attenzione e chiedi come puoi rimediare al problema;
  • Lasciare in sospeso. Definisci dei limiti e concludi sempre la conversazione con istruzioni e informazioni chiare e comprensibili;
  • Essere robotici e freddi con il cliente. Cerca di essere empatico, cordiale e gentile;
  • Far attendere troppo per dare una risposta;
  • Non dimenticare di scusarti in caso di errore. Scusati e cerca di rimediare, per esempio attraverso rimborsi, cambi, coupon.

Vantaggi per la tua attività

Il customer care, se fatto nel modo giusto, può portare una serie di vantaggi alla tua attività.

Scopriamoli insieme:

  1. Un miglioramento dei tuoi prodotti/servizi. Ascoltando gli eventuali problemi in riferimento a ciò che offri potrai capire cosa non funziona e cosa può essere migliorato e ciò che è il caso di eliminare dal mercato;
  2. Feedback positivi. Quando il tuo cliente commenta su uno dei tuoi profili aziendali sui social, il suo post è visibile a tutti e nel momento in cui aiuterai il tuo cliente anche questo sarà visibile agli utenti. Mostrerai che la tua azienda è attenta e vicina al cliente;
  3. Tono professionale e affidabile. Tramite un’assistenza clienti di qualità darai un tono di professionalità e affidabilità alla tua azienda. Ne trarranno vantaggio il brand, l’immagine e la reputazione;
  4. Fiducia nell’acquisto. Un contatto diretto e umano grazie al customer care può essere un buon mezzo per superare la diffidenza iniziale del cliente nell’acquistare online;
  5. Fidelizzazione. Un cliente soddisfatto è molto probabile che tornerà a comprare dalla tua azienda;
  6. Attività di up-selling/cross-selling. Nel momento in cui hai soddisfatto le richieste del cliente puoi proporre l’acquisto di ulteriori prodotti, per esempio prodotti in promozione o complementari a quelli acquistati;
  7. Lead generation. Avere un servizio di live caring e avere un buon form contatti ti permette di raggruppare un consistente numero di indirizzi e-mail di persone che sono interessate ai tuoi prodotti/servizi.

Come puoi vedere i vantaggi che puoi trarre da uno strategico customer care sono importanti per la tua attività.

In questo articolo ti ho fornito tutti gli elementi: strumenti, vantaggi ed errori da evitare.

Se hai bisogno di aiuto nel costruire un buon piano strategico di customer care o hai bisogno di qualche consiglio non esitare a contattarmi nel team di AEsse Communication.

 

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Articolo a cura di Giorgia Bozzetti
AEsse Communication
__________________

Articolo scritto nel mese di agosto 2020, rivisto e aggiornato a dicembre 2024

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E-commerce Blog: come funziona e perché è la scelta giusta per il tuo sito web

E-commerce Blog: come funziona e perché è la scelta giusta per il tuo sito web

Gli e-commerce supportati da un blog sono in continuo aumento perché i vantaggi di questo strumento di marketing sono numerosi

Attivare un blog a sostegno del proprio e-commerce rimane il migliore strumento di web marketing, sia per fare conoscere un nuovo brand che per fare aumentare le vendite.

Il blog a supporto del proprio e-commerce è molto utile per vari motivi:

  • È un mezzo per attrarre nuovi visitatori al sito (e potenzialmente aumentare le vendite);
  • È un modo per costruire fiducia, credibilità e autorevolezza del marchio;
  • Consente di creare contenuti rilevanti per i propri clienti fornendo al contempo informazioni utili e approfondite;
  • Mettere a disposizione contenuti di valore ai motori di ricerca che così migliorano il posizionamento del sito;
  • Permette di programmare e condividere i contenuti sui social media e nelle newsletter aziendali.

Le aziende che utilizzano il blog ottengono il 68% in più di nuovi clienti rispetto alle aziende che hanno un sito privo di blog, ricevendo il 97% in più di link al loro sito web (ricerca di Hub Spot).

Vediamo in dettaglio come funziona il blog a supporto di un e-commerce e in cosa consiste la sua utilità.

E-commerce Blog: 4 ottimi motivi per attivarlo

Il Blog per e-commerce è un metodo di comunicazione oramai indispensabile per ottenere seguito e autorevolezza. Vediamo come.

1. È un mezzo per attrarre nuovi visitatori al sito

Avere uno spazio dedicato al blog collegato al proprio e-commerce, in cui vengono approfonditi argomenti che riguardato i prodotti in vendita, è un incentivo per il lettore a navigare, a comprare sull’e-shop e a diventare un cliente fidelizzato.

Proporre articoli approfonditi ed esaurienti, che rispondono a ogni potenziale domanda dei clienti porta sul blog chi cerca informazioni specifiche; e in più invoglia i lettori a tornare, per la sua utilità.

Vi porto un esempio. Come copywriter, curo da tempo il blog collegato a un e-commerce di articoli per l’ufficio.

Sono molti gli articoli di approfondimento che creo sull’argomento ergonomia sul posto di lavoro, che significa cercare di risolvere il problema o almeno dare consigli utili a chi soffre di patologie collegate alle troppe ore trascorse alla scrivania, quali dolori cervicali, dolori alla schiena o al polso a causa dell’uso intenso del mouse.

Il piano editoriale che ho messo a punto contiene articoli di tipo informativo, redatti nell’ottica problema-consiglio-soluzione, a cui affianco ulteriori articoli di tipo promozionale sui prodotti delle-commerce.

Questo perché il format più efficace è quello che mentre ti dà l’informazione ti invoglia all’acquisto, nella la logica dell’inbound marketing: farsi trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno di te.

Il blog è perfetto per intercettare query informative. Un articolo è collegato all’altro tramite una strategia di link interni che fa sì che il lettore trovi velocemente ciò che cerca e, al contempo, trascorra più tempo sul blog.

2. Permette di costruire fiducia, credibilità e autorevolezza

Grazie al blog collegato al sito web (e questo vale non solo per un e-commerce ma per ogni attività che intende promuoversi in rete) si dimostra la propria competenza e si trasmettono i valori aziendali lavorando così sulla visibilità (brand awareness) e sulla reputazione (brand reputation).

Questo perché, anche se finalizzato alla vendita dei prodotti, l’obiettivo diretto di un blog non è la vendita, ma la costruzione della fiducia grazie ai contenuti di valore che condividi e che contribuiscono a dare autorevolezza al tuo brand.

Ricorda, il primo obiettivo della tua attività deve essere quello di creare fiducia e autorevolezza, le vendite arriveranno poi, grazie al passaparola di clienti soddisfatti.

Sarà proprio questa fiducia a produrre poi la conversione dei tuoi lettori, ossia il passaggio da utente a cliente.

Di qui l’importanza della creazione di contenuti utili e che rispondano alle domande (query) di chi cerca notizie, idee, soluzioni on-line.

3. Permette di creare contenuti rilevanti per i propri clienti e scalare la serp dei motori di ricerca

Un blog ben strutturato crea valore aggiunto.

I contenuti di qualità, oltre a interessare il nostro pubblico e creare fidelizzazione, vengono riconosciuti da Google che ci premia posizionandoci, con il tempo, nella prima pagina di ricerca.

Il blog però richiede di essere aggiornato con costanza. Se puoi pubblicare anche un solo un articolo al mese va bene; purché il blog sia aggiornato con cadenza regolare.

4. Permette di avere a disposizione contenuti di qualità da utilizzare nei social e nelle newsletter

Un blog ben strutturato e aggiornato permette di avere a disposizione contenuti interessanti e di qualità da condividere sui social media: dalle immagini a parti di testo degli articoli del blog.

Favorisce inoltre la condivisione spontanea tra i contatti o gli amici dei nostri profili.

Gli stessi contenuti possono essere utilizzati anche nelle newsletter aziendali, nella strategia di e-mail marketing.

Vantaggi del blog per l'e-commerce

Come non deve essere un blog

Il blog non deve sembrare una presentazione di vendita e contenere solo le foto dei prodotti con una descrizione tecnica.

Certo, gli utenti visitano il sito per guardare i prodotti, ma se desiderano più informazioni su quel prodotto, visiteranno la pagina del prodotto sull’e-shop; se leggono l’articolo sul blog sicuramente sono alla ricerca di informazioni di tipo diverso. Ed è a questo che serve un blog.

I prodotti sul blog vanno raccontati con il punto di vista della loro utilità e con tecniche di racconto (lo storytelling); ciò non esclude che i post possano contenere link ai prodotti, anzi, il carrellino per invitare all’acquisto è sempre un ottimo gancio per indirizzare il cliente all’e-shop.

Ma ricorda: c’è solo un modo per creare connessione emotiva con il lettore: immagini e testo devono essere dosate in modo da creare un unicum. Ed è qui che torna utile la competenza di un copywriter esperto.

Altro aspetto importante: l’ordine e la coerenza.

Il blog non deve apparire disordinato o, peggio, incoerente. Pubblicare contenuti diversificati può aiutare ad attrarre lettori di varie tipologie; ma a patto che vi sia una certa coerenza, legata sia ai prodotti che alle esigenze del pubblico.

Conclusione

Avere un blog richiede impegno, per tre motivi principali:

  1. Richiede molti contenuti tra testi, foto e video (ricorda che le immagini devono essere di qualità e del formato richiesto dal tuo tema di WordPress, compresse e ottimizzate con Photoshop o un plugin prima di essere caricate);
  2. Richiede un piano editoriale ben strutturato con articoli di tipo informativo, redatti nell’ottica problema-consiglio-soluzione, a cui affiancare ulteriori articoli di tipo promozionale sui prodotti dell’e-commerce; 
  3. Deve essere seguito da qualcuno con competenza ed esperienza di scrittura per il web come un blogger o un copywriter, professionisti della scrittura per il web che rispettino le logiche SEO.

È però un investimento a lungo termine che premia se l’obiettivo di partenza è chiaro: ossia quello di puntare ad attrarre lettori dai motori di ricerca e dai social media, lavorando sulla propria reputazione e costruendo un rapporto di fiducia con loro, per poi generare eventuali vendite.

Attenzione però: solo i blog creati nel modo giusto e aggiornati in modo costante ottengono ottimi risultati.

Un blog che può fare affidamento su contenuti studiati, pianificati e ben scritti diventa dunque un ottimo strumento di vendita.

Ricorda che tutti i blog di successo hanno in comune un elemento, che è il segreto del loro seguito: mettono le esigenze del pubblico al primo posto.

Spero tu abbia capito quanto il blog possa essere prezioso per la tua attività.

Affidati a persone competenti in materia e otterrai, ne sono certa, dei buoni risultati.

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Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

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Barriere della Comunicazione: impara a riconoscerle per creare una comunicazione efficace

Barriere della Comunicazione: impara a riconoscerle per creare una comunicazione efficace

La comunicazione efficace si basa sull’ascolto, sull’accoglienza e sul limitare al minimo le barriere della comunicazione

Le barriere della comunicazione sono modalità che spesso utilizziamo in modo spontaneo, per abitudine o per cultura.

Quando un amico ha un problema spesso accade che cerchiamo di aiutarlo con dei buoni consigli o con dei suggerimenti tratti dalla nostra stessa esperienza. 

Nonostante le buone intenzioni, a volte questi tentativi creano più problemi di quanti ne risolvano e finiscono per ferire l’altra parte e bloccare così la comunicazione spontanea. 

Questi tentativi vengono definiti in psicologia “metodi tradizionali di aiuto” o “barriere della comunicazione”.

Evitare questi comportamenti è difficile, dovremmo però cercare di ridurli al minimo pensando che i modi di ascoltare sono due:
• il primo consiste nell’ascoltare i discorsi dell’altro per metterli al servizio delle proprie tesi e dei propri interessi;
• il secondo consiste nel sentire l’altro, nel cercare di capire “come parla”, nell’andare verso di lui con empatia.

Ma purtroppo il primo modo di ascoltare è il più diffuso, come sostiene lo psicologo americano Barry Schwartz:

“Si ascolta senza veramente sentire; così facendo, ci si protegge dai cambiamenti che un reale ascolto comporterebbe.” 

Sentire e ascoltare: la parola magica è Accoglienza

Ogni volta che utilizziamo questi modi di comunicare dobbiamo renderci conto che mettiamo l’altro in difficoltà e blocchiamo o rendiamo difficile la comunicazione.

Una buona comunicazione interpersonale richiede accoglienza.

Si tende a confondere la dimensione dell’ascolto con la funzione del sentire, trascurando una differenza fondamentale: ascoltare è un processo, sentire è un modo di immedesimarsi. 

L’ascolto riduce stress e tensioni in quanto ci permette di sviluppare relazioni più chiare, autentiche e una comunicazione efficace.

Le barriere comunicative individuate da Thomas Gordon

Di recente, in un libro di psicologia della comunicazione, ho approfondito il tema delle barriere comunicative individuate da Thomas Gordon nel 1974.

Sono 12 modalità di comunicazione errata in quanto rallentano, inibiscono o bloccano il processo comunicativo, creando un senso di sfiducia nell’interlocutore.

Spesso non siamo consapevoli di utilizzare queste modalità, e questo accade quando, involontariamente, ci allontaniamo dalla realtà esistenziale dell’altro.

In questo modo, sottolinea lo psicologo, “blocchiamo il processo di ascolto attivo e concentriamo la nostra attenzione sul nostro punto di vista o su ciò che giudichiamo giusto o sbagliato, anziché restare in contatto con i bisogni, idee, emozioni che l’altro esprime.”

Vediamo insieme quali sono le 12 barriere di Gordon, spiegandole con alcuni esempi.

1) Dare ordini, comandare, esigere

Quando diciamo all’altro: “Devi, bisogna che tu…” gli comunichiamo che i suoi sentimenti, pensieri e comportamenti non sono adeguati. Creiamo una situazione spiacevole di assimetria in quanto lasciamo intendere che chi parla sa cosa sia bene o male per l’altra persona.

2) Minacciare, avvertire, mettere in guardia

Ad esempio: “Se non fai così…”, “ Se continui così…”, sono messaggi simili a quelli precedenti, ma qui le conseguenze sono più esplicite: la minaccia, la punizione. Sono messaggi che suscitano sentimenti di rabbia e ribellione da una parte e dall’altra paura e sottomissione.

La punizione non è mai produttiva, per il semplice motivo che non gratifica. È difficile poi riprendere a comunicare con una persona che si sente umiliata.

3) Moralizzare, rimproverare, fare la predica

“Non ci si comporta così…”,“Sei il solito irresponsabile…”, “Io parlo per il tuo bene…”.

Questi messaggi creano sensi di colpa e costringono la persona a sottostare al potere esercitato da idee e valori dell’altro.

Sono messaggi difficile da contrastare perché spesso “nascosti” da frasi manipolative (lo faccio per te).

In ogni caso comunicano la mancanza di fiducia nel senso di responsabilità.

4) Offrire soluzioni, consigli

Anche quando cerchiamo di dare consigli è necessario fare attenzione.

Quando diciamo: “Secondo me la cosa migliore da fare è…” oppure “ascolta il mio consiglio, ci sono passato anch’io, vedrai che è la cosa migliore anche per te” dovremmo tener conto che inviamo un messaggio di superiorità intellettuale ed emotiva che blocca la comunicazione.

5) Argomentare, redarguire

In una conversazione, quando diciamo: “Sì, però…”, “no, non mi dire che…” tendiamo a provocare misure difensive e contro-argomentazioni da parte di chi ascolta. Anche qui la comunicazione non è più spontanea.

Anche interrompere è un atteggiamento che esprime non ascolto e non comprensione dell’altro, anche se pensiamo di sapere cosa vuole comunicarci o abbiamo fretta di rispondere.

Barriere della Comunicazione individuate da Thomas Gordon

6) Giudicare, valutare, criticare

Il giudizio pone l’altro sulla difensiva e la comunicazione continua in modo negativo, sempre che il soggetto non si allontani.

“Tu sei fondamentalmente egoista …”, “Stai sbagliando tutto …”. Sono messaggi che chiaramente creano una barriera alla comunicazione.

7) Fare apprezzamenti, manifestare compiacimento

È sempre piacevole e gratificante ricevere apprezzamenti, infatti questa è una barriera difficile da individuare.

Allo stesso tempo, il messaggio di “approvazione” che inviamo contiene l’idea implicita che altre scelte le avremmo giudicate sbagliate o non adeguate.

Anche se possono apparire come manifestazione di stima e fiducia, gli apprezzamenti possono apparire come atteggiamenti manipolatori, soprattutto quando si sente la non sincerità (ricordiamoci la potenza del linguaggio non verbale).

8) Ridicolizzare, etichettare

Ecco sei il solito sbadato”, “Ci risiamo”. Queste modalità sono ulteriori aspetti di valutazione negativa e di critica. Sono i classici messaggi che svalutano la persona e non solo il suo comportamento e che possono ferire profondamente.

9) Interpretare, diagnosticare

Interpretare significa cogliere qualcosa di simile a quanto viene detto e di filtrarlo attraverso i nostri significati, le nostre ideologie, il nostro vissuto.

“Penso che in realtà tu non voglia dire questo…” oppure “Io so cosa stai cercando di dire realmente”. L’atteggiamento interpretativo consiste nell’attribuire dunque un nostro significato alle parole dell’interlocutore e non è detto che ciò corrisponda a verità.

Lasciarlo parlare o chiedere chiarimenti è sicuramente una strada migliore per una comunicazione efficace.

10) Rassicurare, consolare

Messaggi come “Non avere paura…”, “Vedrai, tutto si risolverà…”, “Su fatti coraggio, non piangere” sembrerebbero frasi di sostegno. In realtà sono una barriera perché tendono a bloccare l’esperienza che l’altro sta vivendo.

Se una persona è triste o spaventata perché non dovrebbe piangere? Gli psicologi affermano con forza che piangere è salutare.

Spesso rassicurare e consolare è più un’esigenza legata all’incapacità di sostenere l’esperienza dell’altro che non un reale tentativo di vicinanza emotiva. Il meccanismo psicologico è il seguente: Non sopporto il dolore dell’altro/a e lo rassicuro affinché smetta e anch’io possa sentirmi sollevato.

11) Fare domande, investigare, indagare

Chiedere informazioni porta a spostare il colloquio verso una direzione diversa da quella voluta dal nostro interlocutore.

Chi riceve domande insistenti (“ma come mai?”, “ma tu cosa stavi facendo?”, “ma perché eri lì?”) ha la sensazione di essere impegnato a rispondere a un interrogatorio, cosa per nulla piacevole.

Nelle relazioni quotidiane questi messaggi diventano una barriera alla comunicazione, perché il nostro interlocutore in questo modo si sente minacciato, pressato.

E ciò serve solo a far aumentare l’ansia:  il rischio è che reagisca con rabbia.

12) Distrarre, minimizzare

La classica frase: “Non è poi così grave quello che è successo, pensa a chi sta peggio di te” comunica scarso interesse per il nostro interlocutore e per quello che sta tentando di dirci, è una mancanza di attenzione alle priorità e ai sentimenti dell’altro.

Il nostro interlocutore si sente non considerato e non compreso. La comunicazione non sarà più autentica né efficace perché veniamo visti come qualcuno che non comprende e allontana.

Empatia

Ascoltare vuol dire accogliere dentro di sé i problemi dell’altro con empatia

Come migliorare la capacità di ascolto

La nostra capacità di ascolto è legata alla profonda conoscenza dei nostri bisogni e stati d’animo.

Quanto più siamo consapevoli di ciò che ci accade tanto più saremo in grado di distinguere in modo chiaro il nostro vissuto per fare spazio al vissuto dell’altro. 

Un suggerimento può essere quello di soffermarsi, a fine giornata, a pensare agli scambi avuti durante il giorno, a come ci siamo sentiti, a cosa avremmo fatto o detto di diverso. E cercare di capire quali sono i nostri bisogni quando ci relazioniamo con gli altri.

Fermarsi a riflettere sulle nostre reazioni ci aiuta a costruire una piccola mappa di ciò che desideriamo per noi, in modo da poter accogliere in modo aperto e non giudicante anche i bisogni degli altri.

L’ascolto attivo secondo Thomas Gordon

L’ascolto attivo, in quanto opposto all’ascolto passivo (il silenzio), comporta l’interazione con l’altra parte e fa in modo che l’utente abbia delle prove che via sia comprensione.

Ho più volte parlato di comunicazione empatica, che torna fondamentale anche qui, essendo l’unica forma di comunicazione che:

  • dà la chiara percezione di essere stati capiti, accettati e rispettati sia nei sentimenti che nelle idee;
  • ci aiuta ad approfondire la comunicazione;
  • abbassa le tensioni emotive, il senso di minaccia e libera dall’ansia;
  • aiuta ad accettare come naturali ed umani i propri sentimenti e dunque quelli degli altri.

Grazie all’empatia si riesce a entrare nel problema altrui e in questo modo si è sulla buona strada per la sua risoluzione. Tra le due parti si crea un rapporto di fiducia e di rispetto che consolida il rapporto.

L’ascolto attivo proposto da Thomas Gordon funziona perché aiuta chi ha il problema a scaricare le emozioni intense e ad elaborare il suo problema in vista di una soluzione. Secondo Gordon:

L’ascolto attivo è l’abilità che meglio riassume le tre caratteristiche della relazione d’aiuto: empatia, accettazione, autenticità, per facilitare la soluzione del problema da parte della persona.

L’ascolto attivo richiede dunque il mettersi nei panni dell’altro cercando di cogliere i suoi pensieri e sentimenti, per poi esprimergli la nostra comprensione con calore e senza alcun giudizio.

La comunicazione efficace richiede, come abbiamo visto, molte attenzioni e tanta empatia.

Io credo che l’empatia sia una forma di sensibilità, tuttavia gli esperti ci insegnano che si può imparare a coltivarla per migliorare le nostre relazioni e creare amicizie autentiche.

Ne parlo nell’articolo Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia e, se ti fa piacere, fammi sapere cosa ne pensi.

 

Per approfondire puoi leggere:

  • Thomas GordonRelazioni efficaci. Come costruirle. Come non pregiudicarle, La Meridiana Edizioni, 2014

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Articolo di Luglio 2020
Revisioni: Agosto 2021, Settembre 2024

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Verbi, avverbi e aggettivi nel copywriting: 4 consigli su come utilizzarli in modo efficace

Verbi, avverbi e aggettivi nel copywriting: 4 consigli su come utilizzarli in modo efficace

Per arrivare al lettore dobbiamo scrivere in modo preciso e concreto. No ai verbi pomposi e alle nominalizzazioni, sì agli accostamenti nuovi e ai verbi che trasmettono energia

Nel mio lavoro di copywriter, quando scrivo articoli per i blog o newsletter aziendali, dedico molta attenzione alla scelta delle parole.

Questo perché so quanto siano potenti. La loro funzione principale è quella di produrre immagini, creare qualcosa che prima non c’era.

In realtà, tendiamo un pò tutti a utilizzare più parole del necessario, ma se valutiamo con attenzione ci accorgiamo come l’utilizzo della parola giusta sia sufficiente a identificare e a scrivere in modo accurato.

Scegliere le parole giuste ci aiuta a scrivere meno e meglio, a far capire e a far ricordare di più.

Vediamo insieme allora come scegliere verbi e aggettivi, e soprattutto quali forme evitare, con l’obiettivo di scrivere in modo preciso, concreto e arrivare al cuore del nostro lettore.

I verbi, motori della storia

Il verbo è il motore di ogni storia, attira e organizza intorno a sé gli elementi della frase.

Mentre il sostantivo è fermo, il verbo è qualcosa di dinamico e che crea movimento dando energia alla frase.

1. Evita le nominalizzazioni e usa il verbo relativo

Evitare le nominalizzazioni vuol dire sostituire tutti i sostantivi che finiscono in -zione con il verbo relativo.

In questo modo la frase risulterà più leggera ed elegante; inoltre avvicini di più il testo al parlato e quindi allle persone.

Alcuni esempi: parole come realizzazione o eliminazione possono essere sostituite da per realizzare o per eliminare.

2. Scegli verbi precisi e forti: sono più energici

Il verbo generico è scontato, non dà indizi precisi. Il verbo preciso aiuta invece a capire in modo chiaro l’azione che si vuole trasmettere.

Un esempio di verbo generico è il verbo scoprire, molto utilizzato nelle call to action del marketing digitale.

Al suo posto sarebbe molto più adatto usare ad esempio il verbo leggere (se si vuole invitare a leggere un articolo), sfogliare (se stiamo parlando di un catalogo), guardare (se si tratta di immagini o di video).

Più il verbo è preciso più riesce a descrivere e dunque coinvolgere il lettore.

I verbi forti sono verbi che ci parlano in modo chiaro e diretto. I verbi deboli, invece, odorano di scartoffie e non si prestano alla velocità della comunicazione di oggi. Alcuni verbi deboli molto usati sono effettuare, procedere e provvedere.

Nota la differenza:
Procederemo alla valutazione della pratica in modo tempestivo.
Valuteremo subito la pratica.

Non trovi che la seconda frase sia più semplice e diretta?

3. Evita i verbi paternalististici, i verbi pomposi e del linguaggio burocratico

Verbi quali permettere, consentire, mettere in grado o mettere a disposizione trasmettono un senso di superiorità e autoreferenzialità per nulla piacevole per chi legge. Sarebbe meglio non usarli mai.

I verbi pomposi come rappresenta, costituiscono, vanta sono tutti verbi sostituibili con il semplicissimo ed efficace verbo essere, senza nulla togliere al senso della frase.

Evitiamo anche i verbi del linguaggio burocratico e i verbi antiquati: meglio usare ad esempio il verbo fare al posto di effettuare e realizzare, ne guadagna la leggerezza del testo.

4. Ricorri al passivo solo se è necessario

Rinunciare alla forma attiva, dal momento che mette il soggetto in secondo piano, rende lo scritto impersonale e freddo.

La forma passiva è utile infatti quando desideriamo mettere l’oggetto in primo piano, collocandolo all’inizio, o quando non ha importanza chi ha compiuto quell’azione.

Ad esempio: I libri dei più grandi scrittori contemporanei sono conservati nella biblioteca dell’Università.

Ma Le famiglie possono ordinare i libri di testo anche online e non I libri di testo possono essere ordinati anche online.

 

Aggettivi e avverbi: solo se aggiungono qualcosa

E per gli aggettivi e gli avverbi?

Ricorda che sono utili solo se aggiungono qualcosa che ci aiuta a delineare meglio l’immagine nella nostra mente.

In caso contrario gli avverbi sono superflui perché invece di aggiungere energia (che è la loro funzione: ad verbum significa proprio aggiungere energia) la tolgono, appesantendo la lettura.

In ogni caso cerca di evitare sempre gli avverbi che finiscono in -mente.

Coppie scontate

Gli aggettivi poi, quando sono uniti ad un sostantivo, appesantiscono il testo.

Coppie di uso comune come aiuto concreto, apposito modulo, paesaggio suggestivo, meta ideale, obiettivo ambizioso o offerta imperdibile sono un’accoppiata scontata e da evitare.

Somigliano agli slogan di vecchie pubblicità che ormai abbiamo sentito così tante volte che hanno perso significato, energia e potere.

Cerchiamo di coltivare la precisione e chiediamoci se c’è un termine che da solo esprime lo stesso significato.

La posizione dell’aggettivo

Per quanto riguarda la posizione dell’aggettivo, in italiano ci sono molte eccezioni.

Fermiamoci ad ascoltare la frase e scegliamo in base all’effetto voluto ricordando che l’aggettivo prima del nome trasmette senso di distacco mentre dopo il nome avviciniamo lo scritto alla lingua parlata.

Avverbi di intensità e aggettivi superlativi

Teniamo d’occhio gli avverbi di intensità (come molto, proprio, pienamente): il rischio è quello di produrre troppa enfasi e creare testi innaturali.

I superlativi sono inutili. La solita tiritera promozionale: offerta eccezionale, soluzione innovativa, piattaforma indispensabile non fa breccia nel cuore del lettore.

Chi naviga in rete cerca risposte ai propri bisogni, soluzione ai propri problemi. Accumulare i superlativi è gridare al vento: inutile e fastidioso.

Ma allora: quando sono utili aggettivi e avverbi?

Aggettivi e avverbi sono invece utili quando rafforzano il testo, ossia quando lo mettono a fuoco con dettagli precisi e descrizioni potenti.

Io seguo questa regola:

L’avverbio deve essere necessario, se non lo è vuol dire che è inutile.

Infine, isolare un avverbio tra due punti lo rafforza. È come scriverlo in grassetto, viene evidenziato.

Nota la differenza tra:

Diamo sempre una risposta alle tue domande, una soluzione ai tuoi problemi
Rispondiamo alle tue domande e risolviamo i tuoi problemi. Sempre.

L’avverbio isolato è molto più espressivo.

Invece, un avverbio molto inflazionato, e da evitare soprattutto da solo, è assolutamente. Usiamolo per dare grande enfasi, non per rimarcare un semplice sì, come accade ormai troppo spesso anche in televisione.

Mi piace ricordare un l’aneddoto secondo il quale Gian Luigi Beccaria, sulla rubrica “Parole in corso” de La Stampa di qualche anno fa, attaccando gli stereotipi e le espressioni fatte tipiche del linguaggio giornalistico, cita lo scrittore francese Alphonse Daudet, proponendoci un’immagine divertente:

Chi scrive con efficacia sa bene che l’aggettivo deve essere l’amante del sostantivo e non già la moglie legittima, perché tra le parole ci vogliono legami passeggeri e non un matrimonio.

È dai legami passeggeri tra le parole che nascono immagini memorabili e accostamenti nuovi e sorprendenti, per cui azzarda, osa: scrivere è anche questo.

Consiglio plus per il copywriter

Per scegliere le parole giuste bisogna conoscerne tante.

Di qui l’importanza di aver a portata di mano un buon dizionario della lingua italiana, che non a caso sin dal medioevo è definito anche thesaurus.

copywriting vocabolario

Oltre al vocabolario della lingua italiana sono molto utili:

1. Il Vocabolario di base della lingua italiana di Tullio De Mauro, che contiene le 7500 parole più usate e comprese dai parlanti italiani. È dunque un riferimento importante per scrivere testi comprensibili a tutti.

L’ultima edizione (del 2016), il “Nuovo Vocabolario di base della lingua italiana” a cura di Tullio De MauroIsabella Chiari e Francesca Ferrucci, contiene anche nuove parole che oggi utilizziamo di più e parole straniere di uso comune che ormai sentiamo nostre, quali ad esempio cardigan, premaman, community, master, network ecc.

Il vocabolario è disponibile anche gratuitamente sul link di Internazionale.

2. Il Dizionario dei sinonimi e dei contrari, utilissimo per evitare ripetizioni o cercare quella parola il cui significato “assomiglia a…” ma che ci sfugge. Magari è proprio quella la parola giusta da utilizzare.

3. Il Dizionario delle collocazioni, a cui ricorrere se vogliamo evitare di riproporre le stesse coppie aggettivo-sostantivo o verbo-avverbio di uso comune (come ad esempio la coppia i soliti tessere le lodi, costare una fortuna, ecc).

Le collocazioni sono infatti parole che, per uso e consuetudine, sono collocate insieme e non è possibile sostituire una delle due mantenendo lo stesso significato (ad esempio si utilizza avanzo di galera e non resto di galera, si utilizza costare una fortuna e non costare un tesoro).

Il dizionario delle collocazioni diventa allora utile se lavoriamo a testi dove la varietà di lessico è importante, come in una brochure. O anche per evitare ripetizioni in pagine simili di siti web, come le pagine per cataloghi.

4. Il Dizionario analogico, che propone liste di parole collegate tra loro non solo per uso ma anche per significato o analogia tra i diversi concetti che esprimono.

Consultare un dizionario analogico vuol dire “partire per un lungo viaggio dalla meta sconosciuta”, un viaggio che arricchisce e che ci permette di esprimere il nostro pensiero in modo compiuto.

Di una parola che vogliamo analizzare ne scopriamo le caratteristiche grazie al dizionario analogico che ci mostra:

  • gli aggettivi associati;
  • le azioni a cui viene associata;
  • i modi dire  e i proverbi che la contengono o ne richiamano l’idea.

Io l’ho acquistato qualche giorno fa e trovo sia interessantissimo: una fonte inesauribile di idee!
E tu, quali vocabolari utilizzi per la tua attività di copywriter? Fammelo sapere nel box qui sotto!

Sempre sul tema copywriting potresti leggere:

Ti consiglio un libro:

  • Paroline & Paroloni, Luisa Carrada, Zanichelli Editore, 2022

Articolo scritto nel mese di settembre 2022, rivisto e aggiornato a settembre 2024

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Creatività come espressione di sé nella vita e nel lavoro

Creatività come espressione di sé nella vita e nel lavoro

Essere creativi è una scelta: due libri per scoprire e riattivare la propria creatività

La creatività è sempre più il centro della crescita personale e professionale e contribuisce a fare di noi delle persone felici e realizzate.

A questo proposito ho da poco finito di rileggere due libri interessanti.

Il primo è un libro di Seth Godin: La pratica. L’attività creativa è una scelta quotidiana.

Il secondo è dell’antropologo Brian Solis: De-Crescere bene. Come rendere la tua vita più creativa, produttiva e felice.

Sono due libri molto diversi fra loro ma entrambi insistono su un atteggiamento fondamentale: eliminare dalla nostra vita ciò che non ci appartiene e ciò che ci distrae in modo continuo – con una grande opera di forza e coraggio – per arrivare al fulcro di ciò che siamo e dare libero sfogo al pensiero creativo e alla sua originalità.

L’insegnamento è quello di risvegliarci dal torpore della staticità e avere coraggio di mettersi in gioco grazie alla creatività.

La buona notizia è che la creatività non è prerogativa di persone geniali o particolarmente dotate: la creatività è una pratica giornaliera che possiamo iniziare a fare nostra da subito. 

Perché, come consiglia Seth Godin:

“Vale la pena produrre lavori di cui essere orgogliosi, anche se non saranno necessariamente tutti un successo.”

Seth Godin-Brian Solis

Due libri da scoprire: “De-Crescere bene. Come rendere la tua vita più creativa, produttiva e felice” di Brian Solis (Hoepli, 2020) e “La pratica. L’attività creativa è una scelta quotidiana” di Seth Godin (Roi Edizioni 2021)


Tutti i vantaggi della creatività

Inseguire l’obiettivo di vivere e lavorare con creatività porta una serie di benefici. Vediamoli insieme.

La creatività:

  1. È una sfida che attiva la mente, stimola il pensiero critico.
  2. Ci permette di apprendere con maggiore facilità, di risolvere problemi e di cogliere opportunità.
  3. Migliora la qualità del lavoro e aumenta la produttività, ma contribuisce anche a farti sentire una persona più sicura di te e più competente.
  4. Ci predispone all’empatia e crea connessioni profonde con noi stessi e con gli altri.
  5. Apre mente e cuore e ci permette di sfruttare risorse che neppure sapevamo di avere.
  6. Stimola la riflessione e ci spinge ad abbandonare il consumo distratto degli stimoli (sms, tweet, notifiche) provenienti dall’esterno e a concentrarci su ciò che noi stiamo facendo.
  7. Riduce ansia e stress.
  8. Mantiene la mente attiva e ciò può rallentare il processo di invecchiamento (secondo recenti studi del Dr.Gene Cohen della George Washington University). Cohen ha scoperto, inoltre, che gli anziani disposti a mettersi alla prova dal punto di vista creativo si mantengono più in salute, sono meno depressi e meno soggetti a infortuni.

Senza l’attività creativa saremmo fermi nella nostra “zona di confort”, dove manca l’innovazione e la vitalità.

La creatività ci spinge invece a correre rischi che possono aprirci nuove porte e che sono espressione del nostro io più profondo.

Crescendo, molti di noi maturano una sorta di timore verso la propria creatività: perché?

Crescendo, molti di noi maturano una sorte di timore riguardo la propria creatività.

Temiamo il giudizio della società e finiamo col reprimere il nostro guizzo creativo, soffocando così una parte fondamentale del nostro essere.

Reprimere i nostri istinti creativi è una strategia spiacevole e inutile, oltre a un’abitudine che può arrivare a danneggiarci senza che ce ne rendiamo conto. La creatività inutilizzata si trasforma in sofferenza, rabbia, giudizio, dolore e vergogna: non riconoscere o non esprimere il nostro lato creativo può generare depressione, insicurezza, stress e ansia.

Creatività nel lavoro

Segui il flusso della creatività e lascia scorrere le tue idee

Scuola, lavoro e creatività

Purtroppo la società attuale tende spesso a reprimere la creatività. Ci viene esplicitamente detto come dovrebbero essere le nostre vite.

Da piccolini impariamo dai nostri genitori cosa è giusto o sbagliato e poi, una volta inseriti nel sistema scolastico, purtroppo perdiamo molte delle nostre innate capacità creative.

Nella maggior parte delle scuole si esaltano competenze di tipo logico o analitico mentre ci dimentichiamo delle abilità creative, quasi non fossero doni adatti al nostro sistema e, sopratutto, non utili per guadagnarsi da vivere. Peccato!

È allora fondamentale alimentare l’immaginazione e la creatività nei ragazzi, nei giovani e negli adulti, proprio per non privare il mondo di quel valore.

In questi periodi di grandi sconvolgimenti lavorativi, la creatività, che è il motore dell’innovazione, è una componente indispensabile.

Kennet Robinson, educatore e scrittore britannico famoso per i suoi TED, afferma che:

“Molti individui talentuosi, brillanti e creativi non sanno di esserlo perché, a scuola, le attività in cui ottenevano risultati migliori non venivano valorizzate o, peggio, venivano disapprovate.”

È su questo pensiero che si fonda la presentazione di Alike, il noto cortometraggio del 2016 che ha ottenuto applausi anche dalla critica.

Corto Alike

Il cortometraggio Alike, dei due animatori madrileni D.Martinez Lara e Cani Méndez, racconta la routine quotidiana di un padre e del figlio piccolo. I due autori puntano la luce sul rifiorire dell’individuo che decide di liberarsi delle convezioni sociali e del grigiore che comportano per dare libero sfogo all’immaginazione e all’espressione artistica.

In soli sette minuti il corto ci commuove e ci fa riflettere su cosa realmente accade quando accantoniamo l’immaginazione a favore della concretezza, mettendo da parte la creatività e i nostri talenti.

Proprio come succede al padre in questo corto (che, se non hai già visto, ti consiglio di guardare), il nostro artista interiore, pieno di speranza, è dentro di noi anche quando siamo adulti, e attende di uscire fuori.

Prova a pensare come sarebbe il mondo se permettessimo ai nostri figli (e a noi stessi) di seguire gli insegnamenti di questo film.

Nel testo di Brian Solis ho sottolineato alcuni riferimenti che trovo possano essere di riflessione e ispirazione.

Secondo i fratelli David e Tom Kelley (Tom Kelley è il fondatore dell’Institute of Design of Standford e con il fratello ha scritto il best-seller “Creative Confidence: Unleashing the Creative Potential Within Us All”) le aziende danno troppo spesso per scontato che creatività e innovazione siano appannaggio degli individui creativi.

Si è scoperto invece che la creatività non è un dono raro di cui godono pochi fortunati, ma una componente fondamentale del pensiero e del comportamento umano. 

In molti di noi è bloccata ma fortunatamente è possibile sbloccarla e ciò può avere implicazioni di ampia portata sulla nostra vita, personale e lavorativa.

David Kelley ha approfondito il tema anche durante un TED Talk (Technology Entertainment Design è una serie di conferenze gestite dall’organizzazione privata non-profit statunitense Sapling Foundation) con un invito a non dividere il mondo in creativi e non creativi:

“Non dividete il mondo in creativi e non creativi, come se la creatività fosse un dono divino.Per acquisire la propria natura creativa, le persone dovrebbero lasciar fluire le proprie idee…solo così potranno ottenere ciò che si erano prefissate e raggiungere una stato di fiducia creativa.”

Essere creativi è una scelta

Ognuno di noi ha doni creativi e unici da offrire, e ognuno di noi dovrebbe aver fiducia nella propria unicità.

Ricorda che un lavoro tecnico sarà facilmente rimpiazzabile dalla tecnologia, mentre un lavoro che richieda immaginazione, pensiero creativo, capacità di analisi e ragionamento è più difficile da automatizzare.

Anche se pensi di essere una persona non particolarmente creativa sappi che la creatività è un’abilità che è possibile apprendere.

Tutti noi possiamo migliorarci come individui, crescere e sviluppare competenze mentali, fisiche ed emotive per elaborare un pensiero personali e fuori dal coro.

Ma come fare per riaccendere quello spirito creativo sopito?

Liberare la creatività Brian Solis

Riaccendere la creatività

Nel libro “De-Crescere bene. Come rendere la tua vita più creativa, produttiva e felice” Brian Solis – antropologo digitale e speaker di fama internazionale – suggerisce un percorso per risvegliare la propria creatività.

È un percorso che ci permette prima di tutto di trovare il nostro equilibrio, riappropriarci del nostro tempo e dunque il controllo della propria vita.

Siamo tutti troppo impegnati e troppo multitasking: ma vivere attaccati allo smartphone ci procura gioia? Seguire la vita degli altri è più importante che vivere la nostra? Leggere l’ultima e-mail nel momento stesso in cui arriva è proprio così importante?

Anziché cedere al richiamo di notifiche, like, app e social – da cui, soprattutto nei momenti di noia, è difficile staccarsi – possiamo imparare a gestire meglio il nostro tempo e ritrovare l’ispirazione che ci serve, senza per questo rinunciare agli innegabili vantaggi offerti dal web.

Solis unisce pensiero scientifico a consigli pratici offrendo strumenti semplici e utili per:

  1. Identificare le principali fonti di distrazione e spostare l’attenzione su attività creative e produttive;
  2. Riconoscere e contrastare le strategie di manipolazione che portano alla dipendenza digitale;
  3. Trovare motivazioni e scopo di impiegare il tempo in modo più significativo e smettere di rimandare;
  4. Interrompere le cattive abitudini e mettere in pratica la routine necessaria per raggiungere gli obiettivi;
  5. Massimizzare la produttività con strategie semplici ma efficaci;
  6. Mantenere la concentrazione per lunghi periodi;
  7. Sorridere di più e aumentare l’autostima.

Creatività e autostima

Dalla pagina LinkedIn di Brian Solis

Il percorso, che lo stesso Solis ha sperimentato nella propria vita, propone una de-crescita, che significa liberarsi dalle tante distrazioni (e un po’ tornare allo stato d’animo del bambino che c’è in noi) e prevede varie fasi.

Dalla presa di coscienza del nostro stato al riposizionarsi e riequilibrarsi fino alla definizione dei pilastri fondamentali (ciò che ha valore per noi) e allo sblocco dell’energia per raggiungere i nostri obiettivi.

La decrescita è uno sforzo di esplorazione del nostro io e un patto con noi stessi per arrivare a vedere, apprendere e mettere in pratica ciò che ci permette di vivere meglio.

Scrive Brian Solis:

“La decrescita è un modo di gestire la propria vita nel momento stesso in cui scorre, con l’intento di ritrovare la nostra creatività repressa.
È un viaggio alla scoperta di sé, un viaggio di comprensione e risveglio. Più ami ciò che è dentro di te e più le persone che ti circondano ameranno ciò che esprimi. Più sai e più potrai trasformarti nella persona che aspiri a diventare.”

Ho amato questo libro dalla prima all’ultima pagina e, oltre a trovare aspetti interessanti da approfondire, mi ha aiutato a capire che sono sulla strada giusta quando scelgo di esprimere ciò che sono e che amo anche nel mio lavoro.

Ho capito che riservarsi del tempo da dedicare a ciò che fa stare bene non può che giovare, che staccare il telefono (o lasciarlo a casa) mentre mi occupo di altro è liberatorio e che non essere schiava delle notifiche o delle storie di Instagram è un gran beneficio.

Liberiamoci da tutto ciò che è fuori da noi e diventeremo persone migliori, creative e felici!

L’attività creativa è una pratica quotidiana

Anche Seth Godin ci invita a fidarci del nostro io, nonostante il sistema ci faccia sentire impotenti o inadatti o “non dotati dei giusti talenti”.
Quell’io che dobbiamo però avere coscienza che esista, quell’io un po’ sopìto che ha bisogno di coraggio per emergere.

Scrive:

Ma siete già all’altezza.
Avete già abbastanza forza.
Avete già capito abbastanza.
Cominciate dal punto in cui siete.
Identificate lo schema e prendetelo a cuore così tanto da fare qualcosa a riguardo.

Seth Godin, nel raggiungimento del nostro obiettivo, focalizza la creatività nella fiducia in sé e nella pratica quotidiana.

Essere creativi è creare ogni giorno, per noi copywriter è scrivere ogni giorno, è impegnarsi a farlo anche se non abbiamo ispirazione. 

L’identità alimenta l’azione e l’azione genera abitudini e le abitudini sono parte di una pratica e una pratica è la migliore maniera per arrivare dove aspirate andare.

Il processo è il cuore della pratica, l’accento è sul come e non sul risultato.

Ma le idee migliori nascono quando siamo attenti e vigili, non addormentati o assorbiti (l’autore usa la parola intorpiditi) da ciò che non ci appartiene.

Con La pratica Seth Godin ci offre una guida per vincere i blocchi che ci impediscono di far sentire la nostra voce e condividere le nostre idee.

Perché il processo creativo è appannaggio di ognuno di noi, non è magia e non è riservato alle mente geniali. 

E ci lancia un appello a non perdere la fiducia e l’entusiasmo nella scelta quotidiana di esercitare la creatività. 

Perché se il lavoro creativo non offre garanzie riguardo al risultato, non significa che non valga la pena di svolgerlo. Anzi, in fondo è proprio questo che lo rende così stimolante.

Seth Godin Citazione

Citazione di Seth Godin

 

E concentriamoci sul processo, che è il cuore della pratica, non ai risultati, che arriveranno.

Quando leggo ho l’abitudine tenere una matita a portata di mano per sottolineare e segnare ciò che più mi colpisce. Anche in questo caso ho scarabocchiato il libro in diverse occasioni.

A pag. 129 uno dei concetti più importanti è quello di saper ascoltare.

Per poter realizzare il processo creativo è necessario ascoltare con molta attenzione sogni, desideri e bisogni, nostri e dei nostri clienti.

Due libri molto diversi ma con un messaggio univoco: riappropriarsi del nostro io più profondo e lasciare fluire la propria creatività con coraggio.

 

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Articolo scritto nel mese di aprile 2021, rivisto e aggiornato a luglio 2024

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Sara Soliman

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Comunicazione paraverbale e non verbale: cosa e come comunichiamo

Comunicazione paraverbale e non verbale: cosa e come comunichiamo

Lo sapevi che comunichiamo molto più con i gesti e con il tono di voce che con le parole? Il modo in cui comunichiamo è importante tanto quanto il messaggio verbale

Abbiamo già introdotto il tema della comunicazione paraverbale parlando dei 5 Assiomi della Comunicazione Umana di Paul Watzlawick, ossia quelle “proprietà semplici della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali”.

Alcuni studi di psicologia hanno mostrato che ciò che viene percepito durante una comunicazione di tipo vocale è così suddiviso:

  • Espressioni facciali per il 55%
  • Aspetto vocale (volume, tono, ritmo) per il 38%
  • Aspetto verbale (le parole) per il 7%

Per comprendere ciò che il nostro interlocutore ci comunica dobbiamo fare attenzione dunque alla comunicazione in tutti i suoi aspetti. Cerchiamo di capirne di più in questo articolo.

 

Comunicazione paraverbale

La comunicazione paraverbale riguarda il modo in cui la comunicazione viene espressa.

Riguarda cioè la voce (tono, volume, ritmo e timbro), le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore, come ad esempio tamburellare sul tavolo o emettere suoni. 

Nel messaggio scritto la comunicazione paraverbale riguarda l’uso della punteggiatura, che ha lo scopo di inserire il ritmo della frase.

La comunicazione paraverbale, come del resto quella non verbale (che si riferisce al linguaggio del corpo)  invia messaggi spesso inconsapevoli e di tipo emotivo.

Attraverso il linguaggio paraverbale comunichi perciò le tue emozioni, i tuoi stati d’animo e le tue intenzioni.

Comunicazione Verbale, Non Verbale e Paraverbale

Elementi del linguaggio paraverbale

Come abbiamo detto, il linguaggio paraverbale fa riferimento all’insieme dei suoni emessi durante la comunicazione.

Si tratta, dunque, di un fattore legato all’utilizzo della voce per comunicare e comprende i seguenti elementi:

  • Tono
  • Ritmo
  • Timbro
  • Volume

Tono

Il tono della voce è uno dei fattori più importanti di una comunicazione. ll tono può esprimere apprezzamento o disappunto, entusiasmo o apatia, interesse o noia e può essere percepito in modo diverso da chi ascolta.

Con il tono indichiamo lo stile della comunicazione ed è un elemento molto potente per far assumere al linguaggio un significato invece di un altro, a prescindere dall’effettivo contenuto verbale.

Ritmo e velocità

Con ritmo si intende la velocità della comunicazione, che molto spesso è indice di uno stato d’animo particolare.

Volendo fare un esempio concreto, dal ritmo si può intuire se un soggetto è agitato, nervoso oppure completamente disteso.

Parliamo anche di pause, che sono fondamentali nella comunicazione e permettono di “scandire” le battute.

Ci sono pause piene (ehm, mmm…) e pause vuote (il silenzio). Servono per riprendere il filo o dare il tempo per un intervento al nostro interlocutore.

In campo professionale viene studiata qual è la velocità ideale per parlare in pubblico: solitamente che parla in modo veloce (ma comunque chiaro) è preferito perché evidenzia competenza.

Timbro

Per timbro intendiamo il carattere distintivo di un suono emesso da una voce.

Si tratta, dunque, del registro vocale tipico della persona, detto anche colore vocale.

Il timbro può essere avvolgente, rauco, profondo, vivace e così via.

Volume

Il volume corrisponde all’intensità sonora della voce ed è un aspetto molto importante del linguaggio paraverbale.

Generalmente, le persone che parlano con un volume di voce basso vengono percepite come timide, insicure e con una bassa autostima.

Al contrario, chi adotta un volume di voce alto può trasmettere sicurezza e fiducia in se stesso all’interlocutore.

Bisogna, però, fare attenzione: alzare troppo il volume può trasmettere anche prepotenza o aggressività.

Modulando il volume, è possibile variare l’intensità di quel che viene detto e ad enfatizzare alcune parole.

Ridere e altre espressioni sonore

Il riso è molto comunicativo. Informa sul nostro carattere, sul nostro umore del momento, sulle nostre inibizioni se lo tratteniamo o viceversa sulla mancanza di inibizioni se è rumoroso, aperto, schietto.

 

Le espressioni sonore (come sorridere) e la modulazione del volume (come sussurrare) sono efficaci strumenti comunicativi

 

Tossire, sospirare, fischiare

E tossire? Se la tosse non è fisiologica è utilizzata per attirare l’attenzione, ma può anche essere una tosse di tipo nervoso.

Sospirare comunica invece sofferenza, la noia, o l’esaurirsi della pazienza.

Fischiare serve come richiamo, per esprimere gioia, per disapprovare (in Italia) e al contrario come approvazione nei paesi anglosassoni.

Se c’è congruenza, sono tutte modalità comunicative che rafforzano il messaggio verbale.

Cosa può dire la voce oltre alle parole

Nelle diversi situazioni con la voce posso:

  • comunicare calma e tranquillità;
  • avvicinarmi alle persone lontane (parlando a voce alta per farmi sentire);
  • allontanarmi dalle persone troppo vicine (parlo forte così mi respingono);
  • creare una situazione di vicinanza (se mi avvicino e sussurro)
  • essere invadente o arrogante (se parlo a voce alta o cerco di parlare più forte di loro);
  • mettere a disagio le persone (ad esempio se urlo pur essendo vicino a loro).

Comunicazione paraverbale: consigli utili per una comunicazione efficace

Nei rapporti interpersonali può succedere, soprattutto se ci troviamo davanti a una persona che ci intimorisce, che l’emotività prenda il sopravvento con il rischio di far trapelare emozioni che non vogliamo escano fuori, trasmettendo imbarazzo e insicurezza.

Oppure, durante una discussione, anche rabbia o insofferenza.

Per questo è importante imparare a controllare la propria espressività.

Ecco alcuni importanti consigli per esercitarti nella tua comunicazione e renderla efficace:

Analizza la tua comunicazione

Cerca di capire quali sono i punti di forza e di debolezza del tuo linguaggio paraverbale. 

Impara dai migliori

Se vuoi imparare a comunicare in modo efficace, “ruba” i segreti dei migliori comunicatori. Cerca di capire il loro atteggiamento e le loro strategie per coglierne il meglio e applicarlo nella tua comunicazione.

Fai esercizio

Ora che hai capito quali sono le tue criticità, esercitati lavorando su tono, ritmo e volume della tua voce, cercando di raggiungere quello desiderato per comunicare l’emozione giusta al tuo interlocutore.

E ricorda:

  • Ascolta il tuo interlocutore: presta attenzione e non interrompere;
  • Guarda il tuo interlocutore negli occhi;
  • Gestisci gli spazi secondo il tipo di relazione;
  • Rallenta i movimenti;
  • Esprimiti in modo chiaro.


Se vuoi approfondire il tema della comunicazione puoi leggere:

 

Testo di riferimento:

  • Robert James, Comandi nascosti: Le strategie di comunicazione verbale, paraverbale e non verbale per migliorare la tua comunicazione persuasiva (E-book, 2017)

 

Articolo scritto nel mese di settembre 2021, rivisto e aggiornato nel mese di agosto 2024

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Agriturismi e Bed&Breakfast: perché è importante essere in rete con il tuo Sito web e come aumentare le prenotazioni dirette

Agriturismi e Bed&Breakfast: perché è importante essere in rete con il tuo Sito web e come aumentare le prenotazioni dirette

Non basta più essere sulle piattaforme di prenotazione. Il viaggiatore usa i portali (vedi Booking) come filtro ma poi cerca il sito web della struttura scelta, che deve avere alcuni requisiti precisi per essere efficiente

Nel settore dell’accoglienza oggi la concorrenza è enorme, soprattutto a causa della presenza delle piattaforme online dedicate alle prenotazioni, come Booking, Expedia o Airbnb.

Le OTA (Online Travel Agency) sono molto in voga tra i viaggiatori, che sui portali confrontano costi e vantaggi delle diverse strutture, leggono recensioni e controllano la disponibilità.

Ma i turisti non si fermano qui. Per questo è essenziale essere presenti con un sito internet efficiente, che risponda a tutte le domande del viaggiatore in modo chiaro e che non crei false illusioni.

A differenza dei portali di prenotazione, il sito web della tua struttura è di tua proprietà, è il cuore della tua attività commerciale e di marketing ed è ciò che maggiormente ti rappresenta.

Sito Web o OTA: cosa scegliere?

I portali di prenotazione di soggiorni sono ai primi posti sulle pagine di Google grazie a massicce campagne pubblicitarie. Ciò spinge molti Bed&Breakfast, Agriturismi e altre strutture ad aderire ai loro servizi, per non perdere prenotazioni e fette di mercato.

Essere presenti all’interno degli aggregatori di strutture alberghiere ed extra-alberghiere rappresenta sicuramente un’opportunità per le strutture ricettive come la tua.

Questo perché grazie alla grande visibilità offerta da questi player di mercato riesci a farti conoscere, a ricevere prenotazioni, a gestire il calendario, anche se non hai un sito web di tua proprietà.

Considera però che le piattaforme di prenotazione ti chiedono una percentuale non irrisoria sul prezzo della stanza o camera che affitti. 

Forse non sai, o sottovaluti, il fatto che spesso i clienti prima di scegliere il tuo Bed and Breakfast hanno cercato su Google il tuo sito ufficiale per avere maggiori informazioni su di te.

Oppure cercano un’offerta di maggior interesse, uno sconto, un omaggio aggiuntivo che da Booking o Expedia non potrebbero mai ottenere.

Inoltre considera che le piattaforme e portali online vengono spesso utilizzate dai turisti come “motori di ricerca” di viaggio, come una sorta di filtro per cercare la struttura ricettiva più congeniale rispetto alle loro necessità, per procedere poi a contattare la struttura direttamente.

Per questo è fondamentale avere un sito web. Creare una presenza online di qualità, coerente con la tua identità e con i tuoi obiettivi ti permette di incrementare la percentuale di prenotazioni dirette.

Sito web per Bed&Breakfast e Agriturismi: i 14 requisiti del sito efficiente

Un sito web progettato secondo i principi di web marketing per il turismo può di certo contribuire a far ricadere la scelta del turista sulla tua struttura.

Prova a verificare se il sito web della tua attività va bene così com’è o se invece, in base ai requisiti di cui ora parleremo, deve essere migliorato.

B&B agriturismo

Vacanze a contatto con la natura. A Soave (Verona) trovate l’Agriturismo Libero di Nicola Ballarotto, tra campi di viti con vista sul castello medievale. Sito Web curato da Studio Aesse Communication

Un sito web che soddisfa le ricerche del viaggiatore deve deve avere le seguenti caratteristiche:

1. Essere responsivo

Sul web è facile trovare ancora siti web non ottimizzati per lo smartphone, con layout non ben definito e dove, per leggere, è necessario ingrandire lo schermo.

Dal momento che oggi il traffico mobile rappresenta quasi il 90% del traffico web direi che un sito web non responsivo è un’occasione sprecata.

2. Essere semplice da navigare

Il sito deve essere di facile consultazione e piacevole navigazione, per evitare il rischio di perdere l’utente.

3. Avere immagini di qualità, professionali e veritiere

Se nei social media è normale condividere immagine scattate con lo smartphone, nel sito web farlo è impensabile e sconsigliato.

L’immagine, anche se di qualità, mancherebbe in profondità e brillantezza.

Per il tuo sito web contatta un fotografo professionista, un’immagine vale più di mille parole.

L’ospite moderno è un viaggiatore digitale che vaglia ogni scelta attraverso la rete e scegliere immagini di impatto fa la differenza.

4. Essere costruito in ottica SEO (Search Engine Optimizazion)

I testi inseriti sul tuo sito devono essere ottimizzati utilizzando le parole chiave del tuo settore di attività.

La stessa cosa vale per il tuo blog. Una delle tecniche più importanti al fine di ottenere un alto posizionamento sui motori di ricerca è la creazione di contenuti SEO friendly, testi che combinano un’ottima scrittura (col rispetto di regole grammaticali e della scrittura per web) alle pratiche di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Se vuoi saperne di più leggi: Scrittura SEO-Friendly: 12 consigli per meglio posizionare i tuoi contenuti sul web

5. Avere un blog

Il blog non è obbligatorio ma è fortemente consigliato, soprattutto nel mondo del turismo.

Raccontare la tua attività o la storia del tuo agriturismo sul tuo blog è un ottimo modo per acquisire importanza online e affidabilità e di conseguenza aumentare il traffico al tuo sito web.

Per approfondire puoi leggere:

6. Essere aggiornato

Il sito web non è qualcosa di statico, deve essere sempre aggiornato con gli ultimi eventi e notizie. Ciò denota professionalità.

Questo invece è talvolta un aspetto trascurato: trovare promozioni natalizie in piena estate non lascia una buona impressione!

7. Essere in più lingue

O almeno in lingua inglese oltre all’italiano, dal momento che è una lingua capita in ogni parte del mondo o quasi. Ciò ti permette di raggiungere e crescere anche a livello internazionale.

8. Presentare i titolari

È buona cosa creare una sezione del sito con la foto del titolare e della sua famiglia, soprattutto se si punta a instaurare un rapporto diretto col cliente. A chi arriverà nella tua “casa” sembrerà già di conoscerti.

9. Mostrare chiare CTA che invitino alla prenotazione

Il tuo sito web ha lo scopo di ricevere prenotazioni. Ricorda quindi di progettare le varie pagine, home page in primis, in modo che l’invito alla prenotazione, la famosa Call to Action, sia sempre ben evidente, convincente e persuasiva. 

Il modulo di prenotazione deve essere costruito in modo che il richiedente debba inserire il minimo necessario e deve essere prevista una casella dove poter comunicare, eventualmente, altre necessità.

Potrebbe interessarti leggere: Web marketing turistico: come rispondere alle e-mail

10. Raccontare il territorio

Il turista vuole conoscere tutto ciò che il territorio offre. E’ alla ricerca di emozioni da ricordare e da raccontare. L’alloggio ha la sua importanza, ma anche il territorio e la cultura.

Crea degli itinerari (es. Cosa fare a Verona in 3 giorni, cosa visitare in Veneto in una settimana, etc.) e, se sei un B&B, suggerisci i ristoranti tipici della tua zona. 

Potresti inserire nel sito qualche pacchetto che comprende percorsi particolari in grado di far vivere al turista quell’emozione in più rispetto al classico giro turistico.

Ricorda che la personalizzazione è importante, in ogni settore di offerta.

11. Inserire servizi aggiuntivi

Altri servizi aggiuntivi potrebbero essere la presenza di wi-fi e di aree destinate ai bambini o specificare se gli animali sono ben accetti e se vi è un sovrapprezzo.

Crea una pagina con tutte le informazioni riguardanti i servizi che offri.

12. Inserire le tariffe del soggiorno

Le tariffe del soggiorno andrebbero inserite, almeno nella formula “minimo-massimo” per i diversi periodi.

13. Contenere le recensioni dei turisti soddisfatti

Le recensioni aiutano a comprendere la soddisfazione complessiva dei viaggiatori.

Sono importanti per te, per capire quali sono i tuoi punti di forza e cosa invece puoi migliorare.

Ma sono altrettanto importanti per i visitatori del tuo sito web perché sono un ottimo biglietto da visita, dal momento che i turisti si fidano del parere di chi è già stato ospite da te.

Per approfondire puoi leggere: Brand Reputation: 10 consigli per migliorare la tua reputazione online e fidelizzare i tuoi clienti

14. Utilizzare un linguaggio non standardizzato

Ultimo ma non meno importante aspetto è la cura del linguaggio da utilizzare nel sito e nella comunicazione turistica in genere.

Evita di utilizzare il cosiddetto “alberghese”, quel linguaggio burocratico del turismo sempre uguale tanto da essere oramai scontato.

Crea testi interessanti, che si facciano leggere e ricordare.

Per approfondire leggi il report sulla giornata formativa dedicata alla scrittura in ambito turistico che ho tenuto lo scorso dicembre a Jesolo (Venezia).

Il tuo sito web rispecchia tutte queste caratteristiche?

Come vedi, gli aspetti da considerare nella costruzione di un sito web sono molti.

È importante, come puoi ben intuire, affidarsi a degli esperti di settore: i costi di realizzazione non sono proibitivi e variano in base alle necessità del cliente.

E credimi: è questo l’unico modo per farti raggiungere sul web da potenziali clienti.

Con una buona strategia di web marketing sul tuo blog aziendale invece, che valorizzi la tua storia, la tua attività e il tuo territorio vedrai buoni risultati in termini di fidelizzazione, di reputazione e di prenotazioni.

Se hai bisogno di altre informazioni scrivimi, sarò felice di ascoltarti e di aiutarti nel progettare il sito web della tua attività.

Se ti occupi di turismo e vuoi approfondire alcune tematiche sulla comunicazione turistica segui il mio blog nella sezione Marketing del Turismo: troverai tanti consigli su come intercettare la domanda del turista, come utilizzare i social media nel turismo e come rispondere alle email di richiesta.

 

Foto di copertina e dell’articolo: Agriturismo Libero di Nicola Ballarotto (Soave-Verona)

Articolo scritto nel mese di maggio 2020, rivisto e aggiornato nel mese di luglio 2024

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Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

Se il sito web della tua struttura non sta portando i risultati che speravi e vorresti ottenere maggiore visibilità e più conversioni la cosa migliore da fare è una revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

Hai bisogno del mio aiuto?

Scrivimi, studierò il tipo di comunicazione e di linguaggio più adatto alla tua attività!

Inoltre, se pensi possa essere utile a te e al tuo team, ho messo a punto un nuovo corso per il web dedicato agli operatori per il turismo.
In 10 ore di lezione vedremo insieme:

  • le basi del copywriting turistico,
  • l’email marketing,
  • la gestione delle recensioni;
  • il social media marketing per iil turismo.

Per saperne di più visita la pagina del corso sul mio sito web.

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Come scrivere un buon titolo ai tuoi blog post

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Informa, incuriosisce e parla con i motori di ricerca: 8 consigli per scrivere un titolo efficace sul web

Il titolo di un post per il blog è importante tanto quanto il testo: è il biglietto da visita del nostro articolo e deve convincere il lettore a cliccarci sopra per saperne di più.

Ma ti dirò di più. Scrivere un buon titolo ai tuoi blog post è importante per due motivi:

1. È uno dei fattori che concorre al posizionamento della pagina sui motori di ricerca. Contiene infatti la parole chiave che si riferisce al contenuto della pagina stessa, articolo di un blog o pagina di vendita che sia.

2. Il titolo, assieme alla descrizione, può convincere l’utente a cliccare sul risultato nelle serp (pagine dei risultati dei motori di ricerca). È la prima cosa che gli utenti vedono sulla serp e che li porta a decidere se continuare a leggere cliccando il link o se passare oltre e cercare qualcosa che li convinca di più.

Al titolo devi dedicare tempo e impegno: puoi abbozzarlo quando inizi a scrivere se ciò ti aiuta a riordinare le idee, ma ricorda di rivederlo e ottimizzarlo alla fine, dopo aver completato la stesura del tuo articolo.

Continua a leggere e vediamo insieme quali sono le tecniche per scrivere un buon titolo per il web e 8 consigli efficaci.

Come scrivere un buon titolo per il web

Le tre caratteristiche del titolo ideale: informa, incuriosisce e suona bene.

E contiene la parola chiave (perché parliamo ai nostri lettori ma anche a Google).

Più precisamente, il titolo deve soddisfare tre caratteristiche:

  1. Deve dare le informazioni al lettore
  2. Deve saper attirare l’attenzione
  3. Deve comunicare con i motori di ricerca

Dare informazioni

Chi legge il tuo titolo deve capire subito qual è l’argomento dell’articolo. Le persone navigano con un intento: informarsi e trovare risposte ai loro problemi. Per questo motivo il titolo che informa è sempre una buona scelta.

Ma come attirare l’attenzione?

Attirare l’attenzione

Questo è il compito forse più difficile per chi deve pensare al titolo del suo nuovo articolo. 

Riuscire a farsi notare nella miriade di contenuti che affollano il web è una vera sfida. È necessario dare personalità al titolo, usare quelle “parole grilletto” (chiamate anche trigger word) che fanno scattare alcuni meccanismi nella mente di chi legge e che li porta a cliccare nel link. 

Devi intercettare un bisogno, una paura, fare leva su un dubbio, utilizzare la psicologia.

Vedremo qualche esempio più avanti.

Parlare con i motori di ricerca

Le parole che inserisci nel titolo sono importanti per il posizionamento del tuo articolo sui motori di ricerca (tag title).

È anche per questo motivo che dobbiamo usare la parole chiave nel titolo e fare in modo che sia breve (al massimo 70 battute spazi compresi per Google).

Abbiamo visto però che non dobbiamo scrivere un titolo pensando solo ai motori di ricerca, altrimenti ne uscirebbe qualcosa di freddo e per niente invitante per il lettore. E siccome è il lettore l’attore ultimo, colui cioè che deve decidere di cliccarlo per aprire la pagina, dobbiamo imparare a scrivere i titoli coniugando le due necessità.

Le caratteristiche del buon titolo per il blog post

8 consigli per scrivere un titolo convincente

1. Scrivi un titolo breve e diretto

Per essere efficace, un titolo deve comunicare subito l’argomento al lettore. E deve aver un senso anche da solo, riuscire a farsi notare e incuriosire al punto da farsi cliccare.

È importante sapere che, nei risultati delle ricerche:

  • Google taglia i titoli che superano i 70 caratteri,
  • Yahoo arriva a 62 caratteri,
  • Bing taglia i titoli di oltre 65 caratteri,
  • Nel conteggio sono considerati anche gli spazi e la punteggiatura.

Cerca perciò di non superare questi valori: un titolo che si presenta tagliato nella serp trasmette un senso di incompletezza che non invita a cliccare.

Inoltre devi chiederti: dove verrà visualizzato il titolo? 

Sia nei risultati dei motori di ricerca sia nei post social (dove condividi il tuo articolo) hai pochi caratteri a disposizione per la visualizzazione del titolo: motivo in più per essere breve e comunicare subito l’argomento.

2. Parti dalla query e usa le parole chiave

Chiediti quali sono le parole che l’utente digita nella tastiera per cercare sul web l’argomento di cui stai scrivendo.
Posiziona la parola chiave preferibilmente all’inizio del titolo.

3. Suggerisci soluzioni utilizzando il “come”

Sul web le persone cercano soprattutto soluzioni ai loro problemi e ai loro desideri. Cercano delle guide su come fare qualcosa. Il titolo deve dare l’informazione che serve, deve stimolare la loro curiosità.

L’avverbio come suggerisce una soluzione al lettore, il verbo e il sostantivo sono le parole chiave che fanno comprendere subito l’argomento: scegli questi tre elementi con cura

Qualche esempio di titolo in quest’ottica:

  • Come rispondere alle e-mail e ottenere più prenotazioni
  • Come viaggiare con pochi bagagli

4. Utilizza una domanda

Una domanda nel titolo richiama l’attenzione dell’utente interessato a quell’argomento, che si sente chiamato in causa.

Esempio: Vuoi aumentare il traffico al tuo blog? 

Inoltre, le domande piacciono tanto ai motori di ricerca: si chiama indicizzazione semantica. 

Oggi, tramite smartphone, sono molto frequenti le ricerche vocali. Nel linguaggio naturale le persone formulano frasi intere, per cui, titoli scritti sotto forma di domanda, aiutano Google a comprendere la richiesta.

5. Usa i numeri e gli elenchi

I numeri nei titoli funzionano perché la schematicità aiuta a immaginare e ricordare meglio i concetti. Inoltre un articolo organizzato con gli elenchi è più facile da affrontare e da memorizzare.

Quando scrivi un articolo con consigli e suggerimenti crea una lista e utilizza il numero nel titolo: funziona di più 5 consigli su cosa vedere a Trieste in due giorni che Cosa vedere a Trieste in due giorni.

Inoltre, è statisticamente provato che i titoli contenenti numeri e cifre sono quelli con i più alti tassi di apertura. Questo perché danno l’idea che il testo sia supportato da una ricerca approfondita.

Vale anche per le date: qualunque numero aumenta la visibilità del titolo.

Per esempio:

  • Instagram: la guida completa con le novità del 2024
  • 10 idee per il calendario editoriale estivo dei tuoi social

6. Evidenzia il risultato

Se vuoi proporre una guida, un metodo o una soluzione puoi puntare sul risultato finale.

Ad esempio:

  • Vuoi ottenere più conversione con l-email marketing in quattro mesi? Scopri come fare
  • Vuoi dimagrire 5 kili in un mese senza grosse rinunce? Scopri come fare

7. Usa le paroline magiche del marketing e le parole grilletto

Alcune parole invitano la lettura più di altre, sono parole che puntano alla persuasione e all’aspetto emotivo del lettore.
Eccone alcune:

  • Segreto
  • Trucco
  • Testato
  • Garantito
  • Gratis/gratuito
  • Esclusivo
  • Risultati
  • Nuovo

Usale nei tuoi titoli per renderli più accattivanti e convincenti.

Alcuni esempi:

  • Copywriting: ti svelo il segreto per scrivere di più e meglio
  • Scopri il Franciacorta con un esclusivo pic-nic in vigna 
  • Il nuovo metodo XYZ, per dimagrire e non recuperare peso. Testato e affidabile.

Le paroline magiche del marketing funzionano perché creano un rapporto di fiducia con chi legge e danno una motivazione o una conseguenza a ciò che affermi.

Il successo della parola gratis (o gratuito) deriva dal fatto che ognuno di noi ama ricevere qualcosa in regalo (anche quando non ne abbiamo bisogno).

La parola nuovo ha potere persuasivo in quanto viene inconsciamente accostata a qualcosa di vecchio che ha sicuramente qualcosa in meno di ciò che di nuovo proponi. Inoltre siamo sempre ben disposti verso le novità.

In questa maniera si diventa più convincenti nel proporsi all’utente.

Se vuoi approfondire il tema della comunicazione persuasiva puoi leggere: Copywriting, psicologia e persuasione: 7 consigli di scrittura per convincere

8. Inserisci la novità o il vantaggio già nel titolo

Se devi comunicare una novità o un vantaggio inseriscili già nel titolo, il lettore sarà incuriosito a proseguire la lettura

Ad esempio:

Ufficio green: la nuova stampante che coniuga praticità e attenzione all’ambiente

Ti lascio infine altre due dritte per scrivere un buon titolo:

  1. Utilizza Yoast Seo: è un plugin WordPress che ti aiuta a migliorare il posizionamento del tuo sito sul web, con consigli su come ottimizzare le parole chiave e i contenuti del sito, titoli compresi.
    Ti aiuta a creare un titolo SEO ad hoc, diverso dal titolo dell’articolo, così da massimizzare l’indicizzazione;
  2. Fai attenzione all’url: assicurati che sia “parlante”, cioè che sia composto dalle parole principali del titolo e quindi leggibile dai motori di ricerca. Togli articoli e aggettivi e lascia al massimo le 4 o 5 parole principali.

Finisce qui la mia lista di tecniche che utilizzo per scrivere i titoli e che ti consiglio di utilizzare.

Spero tu possa trovare funzionali questi suggerimenti. Prova a sperimentare e poi fammi sapere nei commenti se hai ottenuto buoni risultati.

Se invece hai bisogno del mio aiuto, contattami, mi farebbe piacere poterti essere d’aiuto!

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Scrivimi!

Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

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Web Copywriting: come scrivere sul web in modo efficace e farsi leggere online

Web Copywriting: come scrivere sul web in modo efficace e farsi leggere online

Sul web siamo distratti: la sfida del copywriter è oggi quella di catturare e mantenere l’interesse del lettore. Di seguito 14 consigli per riuscirci.

Chi si occupa di scrivere contenuti online sa bene che creare contenuti nuovi, originali e di valore è la base da cui partire per farsi leggere e catturare l’attenzione di Google e degli utenti.

Ma scrivere sul web non è semplice in quanto i contenuti di valore non sono sufficienti, da soli, a catturare l’attenzione.

Per fare un buon lavoro è necessario prima di tutto studiare il target di riferimento e avere una precisa strategia di content marketing che comprenda un piano editoriale per il Blog.

Sul web, poi, l’attenzione dell’utente è ridotta al minimo.

Complici forse la fretta e la necessità di reperire immediatamente le informazioni di cui si ha bisogno, se non si soddisfa velocemente la richiesta dell’utente, questo cambia pagina.

A sua disposizione sulla serp di Google ci sono molti altri risultati e pagine da consultare.

Come ottenere, e soprattutto mantenere, l’interesse dell’utente?

Questa è la vera sfida per chi si occupa oggi di web copywriting.

Vediamo insieme alcuni accorgimenti che ti saranno d’aiuto nello scrivere i tuoi contenuti in modo da farti leggere dagli utenti ma anche da Google.

Web Copywriting: consigli utili per farsi leggere online

Il web copywriting riguarda tutti i contenuti online: dai testi di un sito web agli articoli sui blog aziendali all’advertising sui social, e il tutto va ottimizzato in ottica SEO.

Riporto qui di seguito alcuni accorgimenti che tengo bene a mente quando scrivo i testi sul web e gli articoli per i blog.

1. Non scrivere contenuti troppo lunghi

I lettori sono alla ricerca di contenuti utili, ma sono disposti a leggere fino in fondo se esso è esaustivo ma non troppo lungo.

Cerca di eliminare avverbi, aggettivi inutili e tutto ciò che non è indispensabile alla comprensione del testo.

I testi lunghi sono troppo “impegnativi” per un utente che ha esigenze di rapidità.

Sui social capita di leggere l’acronimo TL,DR, che significa “Too long, didn’t read”, ossia: “troppo lungo, non l’ho letto”.

Per quanto riguarda invece i contenuti di un sito web o gli articoli per il Blog considera che Google ama i contenuti non troppo brevi: pagine 600-800 parole circa sono il giusto compromesso.

2. Fai attenzione al Tone of Voice

Il Tone of Voice che usi per scrivere i tuoi contenuti serve a intercettare il tuo target di riferimento, i tuoi lettori.

Per scoprire quale tono di voce usare devi imparare ad ascoltare la Rete, pratica fondamentale per studiare il target.

Chi sono i tuoi lettori? Quali sono i loro interessi? Di cosa parlano online e dove?

Relativamente a un brand, sulla Rete può così conoscere chi ne parla, dove ne parla, perché ne parla, quando e come ne parla.

Sui forum e sui social network  può conoscere il suo target e anche il linguaggio che usa e quali sono i suoi bisogni.

Una regola potrebbe essere questa:

  • usa l’io/noi se parli per un’azienda rivolgendoti al singolo e l’io/tu se parli per un professionista o un freelance,
  • usa il voi se il target non si presta a un linguaggio informale o se ti rivolgi a una community affiatata.

Se vuoi approfondire puoi leggere: Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

3. Scrivi in modo empatico

Ho già scritto di quanto l’empatia sia importante per entrare in relazione con il lettore. L’empatia è un modo di rapportarsi che crea fiducia valorizzando l’altro e capendo i suoi bisogni.

Non è per nulla scontato riuscire a mettersi nei panni degli altri, abituati come siamo a vedere le cose solo dal nostro punto di vista.

Se riesci a comunicare con empatia e a mostrare il tuo lato umano e il tuo lettore non potrà che apprezzarti.

Se vuoi approfondire il tema dell’empatia leggi Come scrivere (e comunicare) con empatia

4. Scrivi contenuti utili al lettore

Il principio è il seguente: il mio target ha un bisogno? Il mio lettore ha un problema?

Bene, io devo cercare di soddisfarlo nel migliore dei modi. Se il mio lettore sta cercando informazioni su un determinato prodotto, luogo o evento, io devo essere in grado di fornirgli contenuti utili e completi che lo soddisfino.

5. Cerca la keyword su Google Trends

Ogni contenuto va costruito tenendo presente la keyword di riferimento che va inserita nell’articolo, nella didascalia di eventuali fotografie e ripresa più volte nel testo.

Cerca la parola chiave e confrontala con altre simili su Google Trends (oppure puoi usare Answer ThePublic e Ubbersuggest) e fai attenzione anche al singolare e al plurale.

Un suggerimento: concentrarsi sulle keyword secondarie (tralasciate dai concorrenti) è una buona strategia, in quanto consente di godere di un posizionamento più facile e di una buona visibilità.

Lo studio delle keyword ti permette anche di individuare gli argomenti dei prossimi post o articoli, chiediti: che cosa interessa maggiormente al mio pubblico? Che cosa cercano gli utenti online su un determinato argomento?

6. Comunica subito il fulcro dell’argomento (Piramide rovesciata)

La piramide rovesciata è una tecnica sfruttata nel web copywriting che consiste nel comunicare subito i fatti salienti, il fulcro dell’argomento, per poi passare ai dettagli e, infine, agli approfondimenti.

È uno stile di scrittura che deriva dalle tecniche di giornalismo e dalla necessità di comunicare subito dati e informazioni rispondendo alle 5 W (Who? What? When? Where? Why?), ossia chi, cosa, quando, dove e perché.

È la giusta risposta a quella domanda di rapidità di lettura dell’utente online.

In questo modo si attira subito l’attenzione del lettore con il contenuto più significativo, ciò che voglio venga veramente letto da chi mi segue.

Piramide rovesciata

Utilizzare il concetto suggerito dalla Piramide rovesciata è un buon modo per dare le informazioni con ordine e in modo efficace sul web

 

Solo successivamente aggiungo link e dettagli, verso la fine del mio contenuto: si tratta di un surplus che spero venga letto, ma, se così non fosse sono sicura che il mio lettore ha letto almeno il fulcro della questione.

7. Utilizza numeri e dati

I numeri attirano sempre l’attenzione. Inoltre il numero è un segnale immediato e semplice, facilmente comprensibile.

I numeri sono una potente leva di Copywriting persuasivo: ad esempio se vuoi vendere la partecipazione a un corso puoi puntare sulla scarsità (“Rimangono solo 6 posti disponibili).

I numeri inoltre possono essere usati come riprova sociale. Le persone tendono a fidarsi del fatto che un prodotto o servizio sia stato scelto da un gran numero di persone prima di loro.

Puoi usare i numeri anche per dare conferma alle tue affermazioni, con statistiche, dati e percentuali. Cita però sempre la fonte, che deve essere autorevole e ufficiale.

8. Scrivi in modo corretto

È buona pratica controllare e ricontrollare il proprio testo prima di pubblicarlo, onde evitare refusi o errori grammaticali.

Online si vedono alcuni errori molto comuni. Ricorda che:

  • il punto interrogativo ed esclamativo deve essere uno (metterne tre o quattro, alla fine della frase, trasmette arroganza);
  • i punti di sospensione sono solo tre;
  • attenzione alla differenza tra lettere accentate e apostrofate;
  • non scrivere frasi intere in maiuscolo (sul web equivale ad urlare).

Alcuni errori grammaticali frequenti nel web e da evitare assolutamente sono:

  1. Ne voglio un po’ si scrive con l’apostrofo perché po’ è una troncatura e pò non significa nulla.
  2. Si scrive d’accordo e non daccordo.
  3. In “qual è” non si usa l’apostrofo, rappresenta un troncamento e non un’elisione.
  4. Dopo ogni segno di punteggiatura si inserisce lo spazio.
  5. Su qui e su qua l’accento non va, su lì e su là l’accento ci va.”.
  6. Su “va” l’accento non va mai.
  7. Sta” (del verbo stare) e “fa” (del verbo fare) non vogliono l’accento all’indicativo presente, mentre è corretto scrivere “fà” o “stà” con la seconda persona dell’imperativo presente.
  8. ” come particella affermativa si accenta sempre.
  9. Affianco” è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare. Per esprimere qualcosa che è al lato di qualcosa, si scrive “a fianco”.
  10. Apposto“ è la forma del participio passato del verbo apporre (es.: “Ho apposto la mia firma per la petizione”). Se vogliamo intendere “tutto in ordine”, dobbiamo scrivere tutto a posto staccato.
  11. Si scrive “A parte tutto” e non “Apparte tutto”.
  12. Non si scrive “non c’è la posso fare”, ma non “ce” la posso fare.

Se hai dubbi su una parola cerca conferme su un vocabolario online (il migliore a mio avviso è il Treccani) o sul forum dell’Accademia della Crusca.

Per conoscere quali sono gli errori più comuni sul web leggi: Gli errori più comuni in italiano, anche sul web

9. Inserisci immagini, infografiche o tabelle

Inserire immagini, tabelle e infografiche è molto importante per aiutare a comprendere i concetti e a memorizzarli.

Creare delle tabelle aiuta soprattutto ad avere uno sguardo di insieme di valori e dati e confrontarli facilmente tra loro.

Le infografiche invece sono particolarmente utili per avere una rappresentazione visuale di dati o di informazioni.

Esistono molti tool online per la creazione di infografiche. Personalmente utilizzo Canva che permette di creare delle infografiche molto carine ed efficaci anche ai non esperti di grafica.

10. Inserisci una call to action

Cerca di inserire una specifica call to action (CTA) nei tuoi contenuti, siano essi un articolo per il blog o un post sui social, in modo da coinvolgere l’utente o portarlo a compiere un’azione.

La call to action va scritta in modo che catturi l’attenzione, solitamente alla fine del testo.

Alcuni esempi di call to action:

  • Che ne pensi?
  • Se vuoi maggiori informazioni scrivimi…
  • Dimmi cosa ne pensi nel box dei commenti!
  • Iscriviti alla mia newsletter e riceverai…(di solito si promette qualcosa in cambio)
  • Continua a leggere

call to action

Esempio di call to action nel web copywriting

La call to action è molto spesso scritta all’interno di un bottone, che deve essere evidente e di colori vivaci, proprio per attirare l’attenzione.

Alcuni esempi call to action scritta in un bottone:

  • Segui il Blog
  • Sfoglia il catalogo
  • Vai al form
  • Scopri l’offerta
  • Prenota subito!

11. Usa Urly per i link

Quando inserisci un link nel tuo testo, ti consiglio di usare Urly, uno strumento gratuito che ti consente di:

  • accorciare il link;
  • rinominare il link, per renderlo più appetibile e comprensibile all’utente;
  • monitorare il numero di clic ricevuti sul link, se crei un account personale.

12. Facilita la lettura del testo (testi user-friendly)

Per facilitare la lettura del testo devi formattarlo e utilizzare il titolo H1 e i sottotitoli H2, H3, H4 ecc, molto utile nel web copywriting in ottica SEO. 

Dividi il testo in paragrafi, scrivi frasi brevi e lascia qualche spazio bianco, che agevolano la lettura a schermo evitando il cosiddetto “muro di testo”.

Considera che ogni paragrafo deve essere al massimo 3 righe su schermo (che diventano 6 su smartphone).

Usa l’elenco puntato e l’elenco numerato, che permettono un lettura schematica e veloce.

Utilizza il grassetto per le keyword. Evita invece il sottolineato, che essendo usato per i link, può confondere il lettore.

Non usare il maiuscolo, ammenoché tu non voglia dare l’impressione di urlare!

Per approfondire questo aspetto leggi:Copywriting e scrittura user-Friendly: 8 consigli per farsi leggere on-line

 

13. Considera il tempo di caricamento della pagina

Credo sia capitato anche a te che, digitato un link dalla serp Google, il caricamento della pagina richieda un tempo lungo. È spiacevole.

Considera che iI 48% delle persone si aspetta che la pagina si apra in meno di 2 secondi e se ciò non avviene puoi considerare questo utente perso.

La velocità di caricamento della pagina è un parametro che Google ritiene prioritario e che valorizza nella valutazione del tuo sito.

Ti suggerisco di verificare la velocità di visualizzazione con 3 tools gratuiti:

  1. Google Page Speed Insight,
  2. GT Metrix,
  3. Pingdom.

In questo modo potrai renderti conto quali sono gli interventi da fare per migliorare questo aspetto.

Se vuoi approfondire il tema del caricamento delle pagine online e capire da cosa deriva leggi: Il tuo sito è lento a caricare: scopri quali soluzioni adottare per migliorare la velocità.

14. Fai sempre un attento controllo del testo prima di pubblicare

Ultimo ma non meno importante aspetto della scrittura è il controllo del testo.

Quando il tuo testo è quasi pronto per la pubblicazione manca un ultima fase: la revisione finale, che serve per eliminare gli errori di battitura, di grammatica, di punteggiatura e le frasi spezzate.

È un momento fondamentale della scrittura per il web, ne va infatti della tua credibilità. Su questi argomenti puoi leggere i seguenti approfondimenti:

Questi sono gli accorgimenti che metto in pratica anch’io quando scrivo i testi o gli articoli per i blog che seguo.

Importante è anche la scelta di un buon titolo, ne parlo qui: Come scrivere un buon titolo ai tuoi blog post

Cosa ne pensi di questi consigli di web copywriting e scrittura efficace?

Se ti va fammi sapere la tua opinione nei commenti o, se preferisci, contattami nel Team di AEsse Communication.

 

Articolo pubblicato a marzo 2021, rivisto e aggiornato nel mese di giugno 2024

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Contenuti Evergreen: come scriverli e perché sono importanti per il tuo blog

Contenuti Evergreen: come scriverli e perché sono importanti per il tuo blog

I contenuti evergreen sono i pilastri sui quali si regge un blog e una strategia di content marketing

Un contenuto evergreen è un contenuto sempre attuale, fresco e aggiornato. E che non perde importanza col passare del tempo.

A differenza delle news e degli argomenti di tendenza, che esauriscono la loro validità in un arco temporale più o meno lungo, una pagina o un articolo evergreen tratta temi che non passano mai di moda, ossia argomenti ai quali gli utenti dimostrano un interesse continuo.

Parliamo comunque sempre di testi SEO friendly, ossia testi di qualità, ottimizzati, autorevoli e coinvolgenti.

Perché i contenuti evergreen sono importanti

Essendo contenuti sempre attuali e sempre interessanti, i contenuti evergreen portano traffico organico costante al tuo sito web per mesi o addirittura anni.

Per questo è importante imparare a scrivere articoli e contenuti evergreen e inserirli nel piano editoriale del blog.

In questo modo guadagni autorevolezza migliorando la tua reputazione, ottimizzi il tuo tempo e rendi efficace la tua strategia di content marketing.

Grazie ai contenuti evergreen hai inoltre sempre materiale a disposizione da condividere nei tuoi social.

Esempi di contenuti evergreen

Un contenuto evergreen è uno strumento molto prezioso per il tuo sito ma anche per chi ti legge, essendo una guida completa su uno specifico argomento.

Sono contenuti che attirano l’attenzione perché rispondono a bisogni reali degli utenti e hanno carattere informativo.

Eccoti alcuni esempi.

  • Le liste. Ad esempio le “migliori cose da…”, i “10 motivi per…”, i “migliori tools per…” sono alcuni esempi di liste, ma puoi scrivere anche liste di libri su un determinato argomento di interesse per il tuo pubblico;
  • l consigli su “Come fare per…”. Sono quei post/articoli che aiutano le persone a fare qualcosa, ovvero sono la risposta a una domanda in modo esaustivo e dettagliato;
  • Le Interviste;
  • Le Infografiche;
  • Pagina FAQ. È una raccolta delle domande più comuni che le tue clienti fanno su un argomento specifico;
  • Corsi e tutorial;
  • Le Guide;
  • Le Recensioni. 
evergreen

5 consigli utili per scrivere un post evergreen

Hai capito quanto sono importanti i post evergreen? Non dimenticare di inserirli nel tuo piano editoriale!

Vediamo insieme 5 aspetti che ti permetteranno scrivere contenuti evergreen efficaci.

1. Scegli un argomento rilevante per il tuo pubblico di lettori

Rifletti sulle domande più comuni dei tuoi lettori e dei tuoi clienti su un tema specifico.

Oppure prendi spunto dagli studi sul tuo cliente potenziale e analizza i suoi problemi e i suoi dubbi.

Cerca poi su Google Trends se l’argomento di cui vuoi scrivere ha un buon volume di ricerca nelle query, ossia una richiesta che un utente effettua utilizzando un motore di ricerca.

Su Google Trends puoi anche visualizzare come procede nel tempo l’interesse degli utenti per un derminato termine.

Se la query che hai in mente ha un alto volume di ricerca che aumenta nel tempo o che si mantiene costante allora è il caso di iniziare a scrivere proprio di quell’argomento. 

2. Cura l’ottimizzazione SEO

L’ottimizzazione in ottica SEO ti permette di creare un contenuto evergreen che piaccia anche Google, non solo ai tuoi lettori.

È fondamentale per portare traffico organico al tuo sito web. 

Procedi così:

  1. Inserisci la keyword nel titolo H1, nella meta description e nella descrizione delle immagini che utilizzi per il tuo post;
  2. Scrivi un URL (Uniform Resource Locator o indirizzo web, è un riferimento a una risorsa web) che contenga la parola chiave; 
  3. Nomina le immagini anche nell’alt text (l’alternative text);
  4. Inserisci link interni che puntano a contenuti di qualità e che si riferiscono all’argomento di cui stai parlando;
  5. Usa la parola chiave all’inizio del Tag title per avere più possibilità di ottenere un buon posizionamento sulla serp;
  6. Suddividi il testo in paragrafi ed evita i muri di testo;
  7. Dai aria al testo: organizza le informazioni in liste e sottoparagrafi.

In questo modo creerai un testo leggibile per i tuoi utenti ma anche per Google, che ha un occhio attento alla struttura dei testi e ne premia la leggibilità.

Se vuoi approfondire puoi leggere Copywriting: leggibilità, forma del testo e SEO

3. Scrivi in modo semplice

Devi pensare che chi cerca suggerimenti, guide o consigli online è probabile che non sia un esperto del settore: per questo motivo scrivi in modo semplice.

Fai così:

  • Utilizza il linguaggio specialistico solo quando è indispensabile;
  • Riduci il più possibile i tecnicismi;
  • Usa frasi brevi ed elimina periodi lunghi e complessi.

Altra cosa importante: non inserire date e riferimenti temporali.

Dal momento che stai creando un blog post o un articolo con lo scopo di renderlo interessante per lungo tempo, evita di Inserire frasi come “un mese fa”, “nell’ultimo anno”, “da 4 mesi” e simili.

4. Scegli un buon titolo

Quali sono i titoli migliori per i contenuti evergreen?

Il titolo di un post evergreen non ha solo la funzione di incuriosire il lettore e spingerlo a leggere l’articolo, ma deve essere scritto in modo da suggerire una soluzione.

Dal titolo deve emergere cioè la vera utilità del post.

Esempi di titoli di articoli evergreen:

5. Aggiorna i tuoi contenuti e monitora i risultati

Ogni 2 o 3 mesi fai una revisione dei tuoi contenuti evergreen per vedere se c’è qualcosa da migliorare dal punto di vista della SEO o nuove informazioni da aggiungere al tuo articolo.

Hai notato che il tuo contenuto non performa più come una volta?

Quando un contenuto perde rilevanza e crolla nella SERP di solito i motivi sono tre:

  1. Google ha aggiornato l’algoritmo;
  2. I tuoi competitor hanno scritto un contenuto migliore del tuo;
  3. Gli utenti non cercano più le stesse cose sul web.

È il momento di darsi da fare per migliorare il contenuto con nuovi aggiornamenti.

Prima di tutto però informati sulle novità che riguardano Google e la SEO, osserva i tuoi competitor e controlla i flussi di ricerca dell’argomento di cui hai scritto (la parola chiave) su Google Trends.

In questo modo ti assicuri che il post resti sempre valido nel tempo.

La revisione dei post è un fattore importante per tutti gli articoli del tuo blog ed è utile per:

  • Aggiungere nuove informazioni.
  • Eliminare delle parti di post che sono superate.
  • Correggere dati.
  • Inserire contenuti extra quando si aggiungono nuove domande del tuo pubblico.

Quando avrai aggiornato il tuo contenuto evergreen pubblicalo non solo sul tuo blog ma anche nei social che utilizzi e dove sai che incontrerai il tuo target.

Monitora il tuo contenuto evergreen nel tempo per capire se gli aggiornamenti ti stanno facendo recuperare lettori e se hai fatto un buon lavoro.

Ah! Un’ultima ma importantissima cosa!

Non modificare mai, durante gli aggiornamenti dei tuoi articolii evergreen, il permalink: perderesti il posizionamento guadagnato.

E tu, hai già scritto contenuti evergreen per il tuo blog? Pensi che siano utili?

Se ti va, condividi la tua esperienza usando il box qui sotto!

Potrebbe interessarti anche:

 

Articolo scritto nel mese di agosto 2021 e aggiornato il 10.06.2024

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Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

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Le 3 fasi del piano di Destination Marketing per la tua struttura turistica

Le 3 fasi del piano di Destination Marketing per la tua struttura turistica

Per una destinazione turistica, un efficace piano di marketing permette di raggiungere nuovi clienti, di consolidare il rapporto con quelli già acquisiti e di migliorare la propria brand reputation

Oggi, affinché una destinazione turistica sviluppi una strategia di marketing efficace, è necessario comprendere i cambiamenti che riguardano il mondo del turismo e i desideri dei viaggiatori.

I pilastri su cui si fondava l’efficacia di una destinazione turistica sono cambiati in modo radicale, così come è cambiato il turista e il suo modo di viaggiare.

Il turista di oggi è un viaggiatore attento, un vero e proprio consumatore di esperienze, una persona che desidera entrare in contatto con la destinazione e stabilire con essa una relazione unica e profonda.

La destinazione è vissuta quindi nella sua globalità con le sue caratteristiche e le sue risorse.

Scopri insieme a me come migliorare la comunicazione online della tua struttura attraverso la costruzione di un piano di destination marketing attento al cliente e ai suoi desideri.

Il marketing turistico

Il marketing turistico fa riferimento all’insieme di strategie che hanno come obiettivo la definizione di progetti e programmi volti a garantire lo sviluppo di brand awareness di una destinazione nel lungo periodo.

Le componenti di cui il professionista del marketing turistico deve tener conto sono quelle proprie del sistema turistico:

  • l’elemento umano che trovi nel turista/viaggiatore;
  • l’elemento propositivo che trovi nell’offerta;
  • l’elemento geografico che trovi nell’ambiente.

Importante è inoltre integrare il marketing online con quello offline, perché ci sono ancora alcuni segmenti della domanda e alcuni mercati dove l’offline è importante e trova un buon riscontro.

Cerca di stimolare l’interesse del tuo potenziale visitatore portandolo a cercare informazioni, guardare in rete ed ad entrare nel tuo sito.

In tal modo guiderai il turista verso un’azione e consoliderai un contatto.

Come promuovere la tua destinazione online

Fare destination marketing online vuol dire:

  • farti trovare dai tuoi clienti abituali e da quelli potenziali;
  • costruire relazioni durevoli con gli utenti/clienti.

Clienti che saranno i primi portavoce delle proprie esperienze attraverso commenti e fotografie sui social network e i post sui blog personali.

L’idea è quella di trasformarti in un vero e proprio designer dell’esperienza della tua destinazione, per essere in grado di ideare offerte su misura.

Essenziale oggi è lo storytelling esperenziale, ovvero la capacità di narrare storie significative in grado di influenzare le scelte dei  tuoi consumatori.

Quindi, per promuovere la tua destinazione online puoi:

  • Progettare esperienze di viaggio con un valore emozionale forte;
  • Comprendere e soddisfare le nuove esigenze del turista;
  • Integrare il digitale e i social network nelle strategie di promozione del territorio;
  • Utilizzare le tecniche narrative dello storytelling applicato al turismo;
  • Individuare e programmare strategie di produzione di contenuti web in grado di coinvolgere il turista ancora prima della partenza.

Ti potrebbe interessare anche: Instagram per il turismo: 5 consigli per raggiungere il tuo target e aumentare la visibilità

Il marketing mix

Una corretta strategia di marketing turistico deve essere strutturata e costruita su tre elementi essenziali:

  1. La destinazione/brand;
  2. I prodotti;
  3. Le esperienze.

Gli obiettivi del marketing mix, anche se diversi e differenziati, devono essere consecutivi.

Attraverso azioni di marketing online e offline devi comunicare l’esistenza della tua destinazione al mercato.

Per comunicare e promuove la tua destinazione devi utilizzare sia il marketing online sia quello offline: focalizzati sugli elementi di unicità, di differenziazione, sulla proposta di valore della tua destinazione e sui suoi punti di forza.

Quando invece devi comunicare il prodotto la segmentazione è la chiave e, quindi, il marketing online è quello più adeguato in quanto i suoi strumenti e le tattiche sono più flessibili.

Comunicando l’esperienza e le emozioni che i turisti potranno vivere lo strumento migliore che puoi utilizzare sono i social media e per scegliere i canali e i tipi di marketing più adeguati da utilizzare prima è importante che comprendi bene il mercato e i diversi target di riferimento.

Nella composizione del marketing mix ricordati che il ciclo dell’esperienza turistica del cliente con la destinazione è molto più intenso e prolungato che in passato.

La promozione e la comunicazione devono avvenire in tutte le fasi:

  • nella ricerca di idee e suggestioni;
  • durante la fase di decisione/scelta;
  • nella pianificazione;
  • durante la presenza del turista sul territorio.

Tre fasi fondamentali: analisi, pianificazione, azione

Con il termine “digitale” non si intende solo web marketing ma anche il social media marketing, ossia l’utilizzo dei i social media per creare awareness e generare engagement, facilitando così l’user generated content.

Il processo per mettere in atto una strategia di marketing digitale prevede tre diverse fasi. Vediamole insieme.

1. Analisi

L’analisi è propedeutica ad ogni azione. Hai bisogno di possedere tutta una serie di informazioni indispensabili per definizione di una strategia efficace.

Hai bisogno di comprendere le dinamiche della domanda e dei diversi segmenti di mercato, conoscerne le caratteristiche e i tempi di reazione.

Per esempio sapere quanto tempo prima di partire i potenziali turisti iniziano la ricerca di informazioni sul posto.

Sapere come arrivano i turisti da te è importante perché in questo modo puoi definire le partnership migliori da attivare, così come è fondamentale essere a conoscenza dei canali di informazione che utilizzano così da riuscire ad intercettarli.

La scelta stessa dei mercati strategici non è semplice, devi osservarne l’economia, verificare le tendenze e le abitudini dei turisti di ogni singolo mercato, senza dimenticare l’analisi delle motivazioni che li spingono a scegliere la tua destinazione.

Questo ultimo elemento ti permette di verificare se gli argomenti di comunicazione o di vendita che hai scelto sono in linea con quelli di interesse dei turisti.

2. Pianificazione

Per poter pianificare hai bisogno prima di definire gli obiettivi strategici della tua destinazione, che in linea di massima consistono nel raggiungere in maggior numero di potenziali clienti/turisti e nel fidelizzare quelli già acquisiti.

Il tuo sito web deve quindi essere in grado di comunicare e valorizzare l’experience destination e di generare prenotazioni, assicurando un’efficace distribuzione dell’informazione ai potenziali turisti e visitatori.

La definizione degli obiettivi impone di fare delle scelte e di stabilire delle priorità. In base ad esse si deve poi definire la distribuzione delle risorse economiche e dei tempi di dedizione.

È ovvio che non si può stabilire una matrice lineare per tutte le destinazioni in quanto essa varia in base al numero di prodotti-destinazione e al numero di mercati sul quale si intende operare.

Non ti dimenticare che oggi il turista gode della fiducia degli altri turisti, ai cui occhi è credibile e autorevole, e che le sue recensioni sono dunque molto importanti.

Puoi quindi utilizzare a tuo favore le opinioni e i commenti dei turisti e stimolare la loro naturale capacità di promozione e raccomandazione.

Leggi: Brand Reputation: 10 consigli per migliorare la tua reputazione online

3. Azione

Per agire nel destination marketing devi lavorare con le 6c:

  • Cliente: è il tuo obiettivo strategico ed è fondamentale coinvolgerlo, curarlo ed incentivarlo per trasformarlo in un appassionato e promotore della tua destinazione;
  • Connessione: stimolare il contatto fra il turista e gli utenti della rete sfruttando le connessioni esistenti fra loro in modo che parlino del tuo territorio e lo raccomandino;
  • Conversazione attraverso la creazione e la diffusione di contenuti nel mercato;
  • Contenuti;
  • Community;
  • Contatto.

Una volta che hai lavorato su questi fattori puoi individuare le diverse tecniche di marketing che meglio si prestano al mondo del turismo: Inbound marketing e Content marketing.

Piano di Destination Marketing: strumenti utili

Per costruire la tua tattica di destination marketing hai a tua disposizione diversi strumenti  da utilizzare in base all’obiettivo da raggiungere: e-mail, SEO e SEM e i social media.

PIANO DI DESTINATIONMARKETING

Gli strumenti che ti possono essere d’aiuto nel costruire la tua strategia di destination marketing sono l’e-mail marketing, SEO, SEM e i social media

 

E-mail marketing

L’e-mail marketing utilizza la posta elettronica come mezzo per comunicare messaggi commerciali e non al pubblico ed è utile sia per fidelizzare i turisti che hanno visitato la tua destinazione sia per acquisire nuovi clienti.

Vantaggio dell’e-mail marketing è l’essere istantaneo, una e-mail arriva in pochi secondo e permette di stabilire un contatto diretto con il destinatario.

Un suo uso strategico, ad esempio con l’invio periodico di una newsletter, permette alla destinazione di incrementare la propria notorietà così come quella dei propri prodotti e servizi a costi ridotti rispetto alla posta tradizionale.

Leggi anche:I vantaggi dell’Email Marketing e come scrivere una Newsletter efficace

SEO (Search Enginge Optimization) e SEM (Search Engine Marketing)

In un piano di destination marketing è fondamentale essere visibili e trovabili in modo facile in rete.

Il SEO permette infatti di indicizzare al meglio il sito, migliorandone sia gli aspetti interni sia quelli esterni, al fine di generare traffico proveniente dai motori di ricerca.

Altrettanto importante è il SEM, che indica tutte quelle attività di web marketing che vengono effettuate per incrementare la visibilità e la rintracciabilità di un sito tramite i motori di ricerca e che quindi costituiscono una parte fondamentale della promozione online.

Per sfruttare al meglio le possibilità offerte dalla rete è necessaria una gestione integrata sia del SEO che del SEM.

Social media

Il piano di marketing turistico deve fare molta attenzione alle reti sociali perché è proprio lì che si creano e si diffondono i giudizi.

Una destinazione oggi deve comunicare le esperienze, utilizzando le raccomandazioni degli utenti e raccontando storie attraverso la tecnica del visual storytelling.

Bisogna passare dalla comunicazione, nuda a cruda, all’engagement e in questo senso i social media, proprio per la loro natura bidirezionale sono uno strumento efficace perché permettono di costruire relazioni con gli utenti attraverso i contenuti e l’interazione.

Ciò che è fondamentale è creare contenuti di qualità, in grado di trasmettere emozioni e valori, di stimolare una reazione nel destinatario.

L’obiettivo di fondo del contenuto è essere condiviso e creare quello che viene definito il WOM (word of mouth), ossia il passaparola.

Potresti leggere anche:

Se ti interessa conoscere come applicare gli strumenti di marketing al settore turistico visita la sezione del Blog di AEsse Communication sul Marketing del Turismo: potrai trovare tanti consigli utili alla tua attività

Costruire un’efficace piano di digital marketing non è un’operazione semplice e alla portata di tutti, quindi se hai bisogno di qualche consiglio o di aiuto per la tua attività online non esitare a contattarmi nel team di AEsse Communication.

 

Articolo scritto a luglio 2020, rivisto e aggiornato nel mese di aprile 2024

 

Scrivo di marketing turistico e mi occupo di social media.

Giorgia Bozzetti

Social Media Addicted

Il sito web della tua struttura non sta portando i risultati sperati?

Se il sito web della tua struttura non sta portando i risultati che speravi e vorresti ottenere maggiore visibilità e più conversioni la cosa migliore da fare è una revisione dei testi del tuo sito.

Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
  • la correzione di eventuali errori di ortografia, grammatica, scelte lessicali non appropriate;
  • l’analisi e l’utilizzo delle keywords più usate nel mercato di riferimento;
  • l’applicazione delle tecniche di SEO copywriting allo scopo di ottenere testi ottimizzati alla ricerca e alla lettura che avviene sul web;
  • l’utilizzo di tecniche di scrittura di tipo persuasivo ed emozionale per aumentare le conversioni.

L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

Posso occuparmi anche di lettere di presentazione e fac-simile di preventivi: il tutto per migliorare l’approccio comunicativo al cliente.

Hai bisogno del mio aiuto?

Scrivimi, studierò il tipo di comunicazione e di linguaggio più adatto alla tua attività!

Inoltre, se pensi possa essere utile a te e al tuo team, ho messo a punto un nuovo corso per il web dedicato agli operatori per il turismo.
In 10 ore di lezione vedremo insieme:

  • le basi del copywriting turistico,
  • l’email marketing,
  • la gestione delle recensioni;
  • il social media marketing per iil turismo.

Per saperne di più visita la pagina del corso sul mio sito web.

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