To be or not to be #social

L’anno inizia con il problema dei fake richiamandoci, perciò, alle analisi e alle previsioni sul futuro dei social media.
Dagli States arrivano le prime statistiche sul loro uso: secondo BizReport.com che cita Treem.com (società di social media californiana) la tendenza degli americani per l’anno 2017 è quella di ridurre la presenza o scollegarsi dai social.


La cause sono imputabili alla privacy, alla perdita di tempo e all’informazione travisata o, peggio, falsificata.
L’impressione, secondo molti esperti tra i quali Riccardo Scandellari, è che la presenza su Facebook (canale social con più iscritti al mondo) si stia ridimensionando e dirigendo (questo lo speriamo) in un modello più sostenibile.
Urge, come riportato nel precedente articolo, una netta presa di posizione del fondatore Zuckerberg riguardo ad un più mirato ed approfondito controllo della qualità delle notizie che circolano nel canale.
Lo stesso ha scritto un post su Facebook: «Siamo una nuova piattaforma di dibattito pubblico, abbiamo quindi un nuovo genere di responsabilità per […] costruire uno spazio in cui le persone possano essere informate»
Zuckerberg assicura che la sua società cercerà di impedire bufale e che gli utenti potranno segnalare le notizie ritenute false: una società indipendente incaricata del fact-checking si occuperà di valutare e rimuovere il post se ritenuto irregolare. Questo per evitare che i fake vengano usati per guadagni pubblicitari.
Se questa è una buona notizia, non dimentichiamo che Facebook mantiene l’accesso esclusivo a tutti i dati degli utenti. Manca un controllo al canale che deve, in ogni caso, rispondere del suo operato.
La piattaforma complessiva dei social deve, pertanto, ritornare a richiamare il pubblico per la sua autorevolezza, competenza e veridicità (Wahrhaftigkeit ogni dialogante deve essere sincero e convinto dei propri asserti).
Le aziende, le istituzioni e il mondo della cultura sono oramai immerse in questa realtà che, anche se si parla di post-verità, non si possono permettere di escludersi dal palcoscenico mediatico poichè ne trovano riscontro e visibilità per i loro fini.
Enrico Mentana cita su Facebook il 26 dicembre 2016:
«nel mondo webbizzato le tensioni social hanno preso il posto di quelle sociali, e anche per questo le proteste vere, quelle fatte in carne ed ossa fuori di qui, trovano sempre meno ascolto. Le aziende e le organizzazioni sono più attente alla web reputation che a un sit in davanti al loro portone di ingresso. E di converso chi sparge fiele sui social non è quasi mai portatore di veri disagi, di conclamate ingiustizie, di lavoro che non si trova o è a rischio».
Ricomponiamo le idee e ristrutturiamo quel senso di coerenza e dignità che dovrebbero essere il fil rouge indispensabile per continuare a percorrere le strade del confronto #social.
Nicola Albi

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