Soave è nell’aria

La parte orientale del Veronese è una zona di grande suggestione, con campi coltivati, olivi e frutteti che arricchiscono un territorio i cui nuclei abitativi non sono ancora riusciti a stravolgere i delicati equilibri della natura.
Qui l’uomo, nel corso dei secoli, ha eretto splendide ville venete, chiese di rara bellezza, borghi contadini e castelli.

Guardando le cinque valli che formano l’Est veronese, si può fantasticare pensando ad esse come le dita di una mano protesa verso la pianura. Dal mignolo al pollice, si succedono via via la valle di Marcellise, la val di Mezzane, la val d’Illasi, la val Tramigna e la val d’Alpone. Il paese che visiteremo è Soave. Collocato nella val Tramigna e attraversato dall’omonimo fiume rappresenta una meta interessante in quanto troviamo il più spettacolare dei castelli medievali della zona. Dal torrione più alto (mastio) si possono vedere i tre cortili interni, la casa del capitano e le mura che abbracciano l’intero borgo medievale. Spaziando con lo sguardo, quando la visibilità è buona, da qui si possono scorgere anche i colli Berici o i monti Lessini.
Il toponimo Soave pare derivare dagli Svevi (Suaves), un popolo di origine germanica.
Ma Soave è anche il nome del vino, bianco e decantato dai migliori sommeliers di tutto il mondo.
In ottobre, quando l’uva raccolta comincia a fermentare nelle botti, l’intera area è pervasa dal profumo del mosto e, come nella poesia del Carducci, “ …dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar…”.
Ma ora addentriamoci all’interno delle mura per scoprire questo borgo.
Già davanti alla maestosa Porta Verona si comincia a percepire l’atmosfera di un tempo lontano.
Si imbocca la via principale e ci si dirige in piazza Antenna, dove numerose sono le residenze storiche: il palazzo Cavalli, il Palazzo di Giustizia, il palazzo Moscardo, il palazzo Scaligero ora sede del Comune.
Quello che colpisce l’occhio del visitatore sono le viuzze in ciottolato che si inerpicano tra piccole corti e muretti con incastonati fossili di un’altra era geologica. Spesso, tra un sasso e l’altro, prolificano piantine di succulenti capperi che vengono raccolti dai vecchi del paese. La presenza di un fornaio ‘artista’ (data la varietà di forme del pane) e di un negozio di antichità rendono particolare il contesto.
Ci sono stradine che un tempo, questa volta non lontano, erano percorse da gruppi di bambini con biciclette colorate a pennello e bardate di bandierine. Erano bici piuttosto rumorose, in quanto delle cartoline inserite tra i raggi delle ruote simulavano lo scoppiettar di un monocilindrico. Eh sì: chi vi scrive ne è stato un convinto sostenitore e, dopo anni, è impossibile scordare a quanto poco serviva per essere contenti.

Nicola Albi

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