L’angelo caduto che ammalia i telespettatori
La serie televisiva del vicequestore Rocco Schiavone, iniziata il 9 novembre e prodotta da Rai Fiction e Cross Pruductions, sta riscuotendo un ampio successo di pubblico (13,90% di share con 3 milioni e 524 mila spettatori nella puntata del 23 novembre, dati auditel). Noi dello Studio AEsse Communication abbiamo pensato di intervistare Alessandro Carbone, Producer di Rai Fiction, che ci rivela alcuni aspetti interessanti dello spigoloso Rocco.

Dott. Carbone ci spieghi il suo ruolo professionale svolto nella produzione della serie televisiva dedicata a Rocco Schiavone – La Serie, tratta dai romanzi dello scrittore Antonio Manzini. 

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Alessandro Carbone

Io, insieme alla mia collega Fania Petrocchi, ne sono il Producer per conto della Rai. Il nostro compito è stato quello di coordinare lo sviluppo delle sceneggiature adattando al meglio i romanzi di Manzini, un compito non facile… ma la presenza dello scrittore nel team degli sceneggiatori è stata essenziale affinché il sapore delle storie venisse tradotto anche visivamente.
Finite le sceneggiature abbiamo seguito le riprese sul set affiancando da vicino la società di produzione Cross Productions che ne ha realizzato la produzione esecutiva. E infine stiamo seguendo tuttora il lavoro di post produzione delle puntate che vanno in onda.


Ha qualche aneddoto particolare da rivelarci?

Partire da una base letteraria così bella, così intensa e proveniente da un successo editoriale stratosferico ha reso il lavoro esaltante e allo stesso tempo ci ha posto davanti a una grande sfida: mantenere la straordinaria poesia e umanità che i romanzi contengono.

Il personaggio, interpretato dall’attore Marco Giallini, viene rappresentato come una figura complessa e combattuta sul piano psicologico. Scorbutico, saccente, cinico, Schiavone si avvicina, secondo Lei, più a Holmes di Doyle o a Maigret di Simenon?

A tutti loro e a nessuno di loro allo stesso tempo, è impulsivo come Holmes e riflessivo come Maigret… Insomma è romano: un concentrato di indolenza, sarcasmo e ‘tigna’.
E rispetto a queste figure letterarie ha un dolore più violento e profondo che lo tormenta e non gli dà pace. Rocco parla con sua moglie morta perché è vivo ed indelebile il suo ricordo nel cuore.

Lo svolgersi degli episodi è equilibrata e contiene, a Suo avviso, un fil rouge che contribuisce a tenere alta la tensione del noir?

Il filo rosso è la vita di Rocco. I gialli contenuti negli episodi sono viaggi ‘interiori’ dove conta più il percorso, la strada che si sceglie di fare piuttosto che la destinazione. Trovare i colpevoli, o meglio, coloro che Schiavone ritiene i colpevoli è la sua ultima missione su questa terra prima di ricongiungersi con l’amata Marina.

Quanto emerge e quanto incide, nella serie, l’insofferenza di Schiavone verso la società che lo circonda?

Molto perché Rocco filtra la vita attraverso le sue particolari lenti etiche, la sua personale visione della giustizia. Le sue ‘rotture di coglioni’ sono punti fermi con cui misura il mondo e non è uno che lo dice tanto per dire, Rocco dice sempre la verità non mente quasi mai e se mente è perché vuole buttare in galera qualcuno. E ci riesce sempre.

Pur con la consapevolezza che esiste sempre una certa differenza tra romanzo ispiratore e film, quanto, dei romanzi di Manzini, ritroviamo nella serie?

Moltissimo perché Antonio Manzini firma con Maurizio Careddu le sceneggiature quindi la fedeltà al personaggio e alle atmosfere è stata una priorità di tutti. L’unica cosa a cui Antonio non aveva mai pensato è il volto di Rocco, per scelta, affinché ogni lettore potesse costruirsi il proprio Schiavone in libertà. Noi avevamo l’obbligo di pensarlo invece e grazie alla stratosferica interpretazione di Marco Giallini e alla straordinaria regia di Michele Soavi, Rocco Schiavone ora ha carne, sangue, ossa e vaffa per tutti.

Ne esce così un personaggio che sa intuire soluzioni impensate agli enigmi criminali. I suoi difetti appaiono l’altra faccia della medaglia della pietà per i derelitti e del grande dolore che gli ha straziato il cuore (la morte della moglie Marina). Rocco sembra essere, insomma, una specie di angelo caduto.

Sara Soliman
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