Ho sempre amato leggere libri gialli. Da ragazzina ho collezionato l’intera opera di Agatha Christie e ricordo con nostalgia i lunghi pomeriggi estivi trascorsi all’ombra di un albero immersa nelle vicende di Hercule Poirot o di Miss Marple.

Più tardi ho conosciuto Conan Doyle, Simenon, Ellery Queen, Van Dine e solo negli ultimi anni ho iniziato ad apprezzare il giallo italiano.

Forse non tutti sanno che l’accezione «giallo» è propria della lingua italiana ed è dovuta alla collana «Il Giallo Mondadori», ideata da Lorenzo Mantano e pubblicata in Italia da Mondadori Editore a partire dal 1929.

Il termine, dal colore della copertina dei libri, ha sostituito in Italia quello di «poliziesco», rimasto peraltro nei paesi francofoni.

Ma quello di cui voglio parlare oggi è un nuovo modo di narrare.

Nel noir spesso i confini tra il bene e il male possono apparire ambigui e confusi (non è forse questa la realtà?) e lo stesso investigatore diventa parte integrante della trama, non come giustiziere che incarna verità giustizia e infallibilità (come accadeva nel giallo vittoriano), ma come persona suscettibile di errore, esposta ai sentimenti e alle emozioni.

Il Commissario Ambrosio di Renato Olivieri

E potrebbe essere questa la perfetta descrizione del commissario Ambrosio, uscito dalla penna di Renato Olivieri, scrittore nato nel piccolo paese veronese di Sanguinetto nel 1925.

Ambrosio «è un uomo di cultura quieta, di sentire sobrio; che ama la buona pittura, la buona musica, il buon artigianato e – non va dimenticato – le belle donne, vittime o colpevoli che siano», scrive Mino Monicelli.

Il commissario Ambrosio ha più di cinquant’anni e agisce a Milano, metropoli inquieta dove il delitto sembra essere parte integrante della vita e non un’eccezione a essa.

Anche il colpevole è un uomo qualsiasi, quasi a sottolineare che la banalità del male, concetto coniato dalla filosofa Hannah Arendt, potrebbe essere in ognuno di noi.

Ma il male non è mai banale, e lo sa bene Ambrosio che di fronte ad ogni orrore si stupisce candidamente e si interroga giungendo spesso alla soluzione da una prospettiva diversa.

Il caso Kodra (il primo della serie) e Madame Strauss sono due piccoli gioielli che non posso che consigliare agli appassionati del genere.

 

Articolo a cura di Sara Soliman

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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