La ricerca della leggerezza del buon scrivere, anche per il webwriter

Nel mio continuo bisogno di “frequentare la scrittura”, qualche giorno fa mi sono ritrovata tra le mani il noto testo di Italo Calvino “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”.

Il libro raccoglie i manoscritti preparatori delle sei lezioni che Calvino avrebbe dovuto tenere alla Harvard University, in occasione delle Charles Eliot Norton Poetry Lectures dell’anno accademico 1985-1986. Purtroppo se ne andò prima di salire sulla prestigiosa cattedra e dobbiamo ringraziare la moglie, Esther Calvino che ci ha regalato il dattiloscritto originale, dove sono presenti solo 5 delle 6 lezioni programmate: “Leggerezza”, “Rapidità”, “Esattezza”, “Visibilità” e “Molteplicità”; dell’ultima sappiamo solo che avrebbe dovuto intitolarsi “Coerenza”.

Sei lezioni che fanno capo ad altrettanti concetti cardine della buona scrittura. Sei lezioni di stile senza tempo, che sono gioia per mente e cuore.

Ma parliamo della “leggerezza”.

Nel 1985 Calvino prometteva di spiegarci «perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto». Questo significa che trent’anni fa la sottrazione di peso non era per nulla amata in letteratura e che Calvino era abbastanza avanti da capire l’assurdità di una tale visione ristretta e pregiudizievole. Non che oggi le cose siano cambiate molto, dal momento che la leggerezza in letteratura viene additata come superficialità, pressapochismo e, soprattutto, incompetenza.

Ma cosa intendeva Calvino?

Leggendo le prime pagine colpiscono le riflessioni e le citazioni di alcuni tra i più grandi scrittori di tutti i tempi quali esempi di “leggerezza”: da Ovidio a Montale, da Kundera a Dante. Più avanti leggiamo: “spero innanzitutto d’aver dimostrato che esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza”; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca, le quali sono per Calvino “qualità che si attaccano subìto alla scrittura, se non si trova il modo di sfuggirle”.

Insomma, lo scrittore sembra volerci dire: sebbene il peso non sia un nemico da combattere, la pesantezza lo è. La leggerezza a cui aspiriamo mentre scriviamo non sarà mai sinonimo di frivolezza.

Cercare di scrivere “con leggerezza” vuol dire molte cose: scrivere con precisione e determinazione, mescolare malinconia e humor, ma allontanarsi dalla vaghezza e dall’abbandono al caso.

Alleggerire il linguaggio con un’astrazione del ragionamento e con la costruzione di immagini figurali dal prezioso valore evocativo e simbolico.

Non a caso Shakespeare ha scritto: «Are such staff / As dream are made on» (siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni), lirica esemplificazione del tema.

Niente di facile, è vero, ma si tratta sicuramente di un vero passo in avanti per la qualità della buona scrittura. In fin dei conti, la leggerezza ha radici profonde.

Paul Valéry ha detto: «Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume».

Buona scrittura a tutti.

 

Sara Soliman

 

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