Il web è divenuto un immenso oceano dove navigano milioni di informazioni che riguardano società, governi e individui. Dati che vengono memorizzati dai Big Data per essere analizzati dagli esperti del marketing, dai broker finanziari o dalle agenzie di intelligence. In questo scenario emerge David McCandless, il nuovo guru in fatto di data visualization. Le sue lezioni sono seguite come dei concerti rock registrando numeri di affluenza da capogiro.

Ma qual è la particolarità di questa disciplina?
Il metodo usato da McCandless è quello di andare oltre le infografiche usate nei giornali, nei report cartacei o in Rete. Lui li chiama data landscapes: sono infatti dei colorati paesaggi a base di percentuali e algoritmi che rappresentano tematiche quali disparità sociali, sessismo, discriminazioni, vizi o la cultura pop.
Trovarsi davanti a un vero e proprio dipinto, tra l’astratto e il macchiaiolo, è un’esperienza che vi consiglio.

“Il genere è a un punto di svolta con le infografiche interattive, che permettono di navigare nella notizia ed esplorarla; zoomando sopra si cambia punto di osservazione e si approfondiscono gli aspetti che interessano, come su Google map”, afferma McCandless.

Ritroviamo ancora le mappe, da ricordare il ruolo del visual facilitator, che in questo caso contengono sia il testo che i dati, molti dati.

“Lavorare con tecniche di scraping e il data mining (estrarre e setacciare con algoritmi fiumi di informazioni su un tema o l’altro) mi fa scoprire quanti pregiudizi abbiamo”, dice McCandless.
“Infatti, con l’uso di queste tecniche nel gestire e pubblicare le notizie del mondo del giornalismo, si ottengono dei risultati che possono cambiare radicalmente. Ne sono esempio i fatti della politica mondiali dalla Brexit a Trump. Lo stesso The Upshot, sito del Nyt, dava Hillary Clinton vincente fino alla vigilia delle elezioni”.

In questa affermazione emerge quanto sia complicato cercare di estrapolare dalle notizie quel livello di verità indispensabile per comprendere la realtà. E i giornalisti devono lavorare nel reperire fatti e storie raccolte direttamente e senza condizionamenti.

McCandless ci invita a cliccare sull’ipnotico What’s The Pay Gap?, una mappa interattiva pubblicata dal Wall Street Journal, dove vengono riportate le differenze di paga tra donne e uomini a parità di lavoro. Provate a perdervi tra un fiume di cerchi rosa e azzurri su cui puntare il cursore e visualizzare le percentuali dello stipendio delle diverse categorie.

Ci sono anche due italiani che emergono in questo settore, premiati all’ Information Is Beautiful (specie di Oscar della categoria): Valerio Pellegrini e Michele Mauri, ideatori della Mappa dei Migranti Mancanti.

C’è un grande interesse a investire da parte delle grandi media company come il New York Times, il Washington Post o i siti di Buzzfeed e Quartz.
In Italia, data la carenza di fondi e donazioni, gli specialisti del settore si appoggiano alla community di Open Polis.
Insomma, anche la realtà virtuale è interessata alla data visualization.
Il futuro è già. Siete d’accordo?

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Credit Photo: informationisbeautiful.net

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