Sono in numero crescente i giovani che, dopo anni di lavoro in ufficio, vuoi per necessità o per dare una svolta alla loro vita, scelgono di lavorare a contatto con la natura.

Ho rivisto dopo qualche anno Emanuela, l’amica con la quale ho condiviso tutta la mia adolescenza, la compagna di banco quando il nostro destino sembrava chiaro e ci iscrivemmo a Ragioneria. 

Diplomate con ottimi risultati, mentre io scelsi da subito un’altra strada, lei divenne a breve ragioniere commercialista e iniziò a lavorare in un ufficio di commercialisti. Ed è rimasta per ben venticinque anni.

Poi la svolta. 

A 45 anni Emanuela, che vive in campagna con marito e figli, circondata da cavalli, cani, gatti, conigli (una piccola fattoria) decide che è ora di cambiare. 

Ho voluto cercare di capire (anche se in cuor mio ho sempre pensato che la vita d’ufficio non era il lavoro adatto a lei, appassionata di stelle e di poesia) e, parlandone, è nata l’idea di un’intervista.

Ti invito a leggerla fino in fondo!

olio essenziale biologico di lavanda

Coltivazione della lavanda per la produzione di olio essenziale biologico nell’Azienda Agricola Biologica Meneghelli Nicola a Bosco di Zevio (Verona). Foto di Emanuela Meneghelli


Parlami un po’ di te, come mai questa decisione professionale?

È stata una decisione sofferta, meditata e maturata nel corso degli ultimi 10 anni.

Determinanti sono state anche alcune difficoltà vissute in famiglia. Quando ci trova impotenti di fronte alla sofferenza di chi si ama, ci si mette in gioco totalmente.

Così, per poter avere più tempo a disposizione per i miei figli adottivi e in particolare per la piccola che soffriva nel vedermi andare via da casa per 8 ore e rimanere sola con papà e il fratello, ho cercato assieme a mio marito di capire quale fosse la soluzione più utile per tutti.

Non è stato facile ribaltare la mia vita e quella della mia famiglia e per di più all’età di 45 anni!

Tu hai sempre amato la natura. In questo modo la vivi in modo più concreto. Giusto?

Si, oltre alle necessità familiari, c’era infatti anche un altro motivo che mi spingeva al cambiamento: l’esigenza di dare al mio spirito lo spazio necessario per potersi librare, per immergersi e poi riemergere ricolmato di forza e pronto ancora a dare.

E la natura offriva e offre un habitat meraviglioso per la rinascita interiore.

Sono nata in campagna e sin da piccola ho sempre amato salire sulla punta del mio cedro altissimo e farmi cullare per ore dal vento leggero. Dà lì sono partiti i miei sogni, i miei progetti sul futuro e la passione per conoscere le piante e anche gli animali. 

olio biologico di lavanda

Campo coltivato a lavanda dell’Azienda  Agricola Biologica di Meneghelli Nicola per la produzione di olio biologico di lavandino a Bosco di Zevio (Verona). Foto di Emanuela Meneghelli

Insomma, una sorta di risveglio interiore.

Sì, guardando a ritroso la mia vita, vedo il prezioso ricamo intessuto fino ad ora dall’amore con cui ho sempre cercato di guidare la mia esistenza.

Mi piace pensarlo come una spirale dorata, simile ad una galassia o alla conchiglia del Nautilus, alla disposizione dei petali di una rosa o dei semi di un girasole; c’è infatti una perfezione racchiusa nella natura che mi chiama a vivere un risveglio interiore.

Tanta è la bellezza e l’armonia che scorgo nella natura, mentre cammino o lavoro nei campi! Vedo correre una lepre, danzare un fagiano, volteggiare un falco. Sento gracchiare un corvo e la ghiandaia, fischiettare il merlo, ridere un picchio…tutto questo mi inebria il cuore.

Considero ora la mia vita come una sorta di viaggio inverso, introspettivo, e trovo bellezza nel carpire il significato intimo e recondito che ogni vicenda assume nell’ambito del cuore.

Ho compreso che nulla di ciò che accade nella nostra vita è insensato.

Perché hai scelto la coltivazione della lavanda?

La lavanda è stata una scelta un po’ ragionata e un po’ dettata dal sogno. Da anni mi dilettavo nello studio delle erbe officinali e ne coltivavo molte di diversa specie sia nell’orto che in grandi vasi. 

La lavanda mi è sempre piaciuta, soprattutto la sua fragranza. E’ stato spontaneo e scontato decidere che fosse questa la prima pianta che avrei provato a coltivare.

Dopo aver ricercato tra le varie cultivar  (in orticoltura, nome con cui si indicano le varietà agrarie di una specie botanica) ho capito che per la tipologia di terreno a disposizione, quella che si adattava meglio di altre era un ibrido di lavanda, chiamato “Lavanda per Intermedia Grosso” o più comunemente Lavandino.

Per essere più sicura di questa scelta, e per non cadere vittima della moda del momento, ho visitato alcune piccole aziende in provincia di Trento e Brescia, per rendermi conto della fattibilità dell’idea.

Appurato che il progetto era realizzabile, abbiamo acquistato 600 piante all’inizio della primavera del 2018. La mia non è infatti una coltivazione intensiva, né mai diventerà tale.

Olio essenziale biologico di lavanda

Olio essenziale di lavanda appena distillato. Foto di Emanuela Meneghelli

È una coltivazione di tipo biologico?

Come preventivato, la produzione di olio essenziale, incrementata di anno in anno, supera ogni aspettativa e conferma la bontà della scelta.

Le piante sono rigogliose, forti, non necessitano di alcun trattamento chimico, né di grandi quantità di acqua.

Il loro profumo è inebriante, la fioritura cattura lo sguardo e lo sazia. La presenza di farfalle multicolori, api, bombi, coccinelle e tanti altri insetti satura l’aria di vita.

E poi c’è la ricchezza che la pianta racchiude in sé e dona: è simbolo di abbondanza.

L’essenza della lavanda dona pace. È distensiva e rilassante. Ma più di tutto mi ha colpito un semplice pensiero, elaborato in questi anni di osservazioni.

Quando la lavanda fiorisce, è tutto un brulicare di insetti. Avvicinarsi vuol dire mettere in preventivo di esser punti da una vespa o da un’ape. Tuttavia la lavanda stessa, quasi a volersi “scusare” per quello che noi pensiamo sia un inconveniente, offre in sé il rimedio per mitigare il fastidio delle punture. 

Quasi una funzione riparatoria, collaborativa e corresponsabile.

Questa mia interpretazione non vuole essere offensiva per la scienza, né tantomeno razionale, ma intende offrire uno squarcio sul legame che ritengo si possa instaurare con una pianta e riporta l’attenzione sulla necessità per l’uomo di riaffiancarsi alla natura, senza possederla.

Quali difficoltà hai incontrato per avviare l’attività?

In realtà, l’avvio dell’attività, dal punto di vista burocratico, non è stato difficile.

La scelta di lasciare il lavoro d’ufficio e di tornare alla campagna si è concretizzata nel diventare collaboratrice agricola dell’azienda biologica di produzione di mele e pere di mio fratello, che ha accolto la mia richiesta con la sua usuale bontà d’animo e disponibilità, appoggiando il mio piccolo progetto con interesse, considerandolo un passo avanti nella sua lotta a tutela della biodiversità.

Così è bastato comunicare agli enti preposti le necessarie variazioni.

Tuttavia, la difficoltà più grande è riuscire a far capire alle persone che, ad una produzione come la mia, dove tutto è fatto manualmente, bisogna saper dare il giusto valore.

Tutto è fatto con le mani, dall’estirpazione delle erbacce, alla raccolta dei fiori con le forbici, dalla distillazione in corrente di vapore con un distillatore di certo non industriale, al confezionamento del prodotto.

La necessità di trovare quindi un equilibrio tra competitività del prodotto e adeguato guadagno passa anche attraverso un messaggio di tipo diverso.

Chi è disponibile ad acquistare un olio essenziale così, è di solito attento anche ad altri aspetti: preferisce i prodotti biologici, è amante della natura, capace di scelte radicali su alimentazione e stile di vita.

La grande sfida è quindi riuscire a creare una rete di vendita consolidata, ma di nicchia, che ancora ci manca. 

Come vendete il vostro olio?

Fino ad ora, abbiamo promosso la vendita dell’olio e degli altri prodotti con il passaparola, grazie anche all’aiuto concreto degli amici. Abbiamo raccolto molte soddisfazioni, ma di certo non ci possiamo fermare qui.

Il difficile momento storico che tutti siamo costretti a vivere e che è segnato da questa pandemia non aiuta di certo: i mercatini sono preclusi e sembra che l’unica via possibile sia portare avanti un piccolo e-commerce.

Sono scelte divenute oramai improrogabili e che richiedono un ulteriore atto di coraggio.

Cosa produci oltre all’olio essenziale?

Quest’anno è stato un anno molto intenso. La produzione di olio essenziale di lavanda è stata abbondante e la qualità molto buona. 

All’olio essenziale abbiamo così deciso di affiancare dei sacchettini di lavanda essicata profuma biancheria con i fiori di lavanda messi ad essiccare e l’acqua floreale profumata o idrolato di lavandino.

Inoltre, appoggiando l’idea di una nostra cara amica, Paola, abbiamo fatto preparare delle saponette profumate alla lavanda da un saponificio artigianale, utilizzando il nostro olio essenziale.

Tutti questi prodotti sono stati molto apprezzati come confezioni regalo del periodo natalizio.

 
Nell'immagine i prodotti naturali che Emanuela vende: Olio essenziale biologico alla lavanda, idrolato di lavanda e sacchetti di lavanda essiccata. Contatta Emanuela (cell. 349 790 2782) per scegliere ciò che desideri.
Nell’immagine i prodotti naturali che Emanuela vende: Olio essenziale biologico alla lavanda, idrolato di lavanda e sacchetti di lavanda essiccata.
Contatta Emanuela (cell. 349 790 2782) per scegliere ciò che desideri o visita il sito web www.lavandabiomeneghelli.it

 

Hai intenzione di ampliare la tua attività ad altri prodotti?

L’intenzione è certamente quella di ampliare e produrre altre essenze. In questo 2021 vorrei provare a distillare menta, melissa e rosmarino.

Mi piacerebbe provare anche qualche tisana, magari utilizzando biancospino, sambuco e camomilla, che crescono liberamente per tutta la campagna.

I sacchettini di fiori profumati di lavanda, accolti da tutti con grande entusiasmo, hanno portato anche l’idea di un nuovo progetto.

Per sgranare le spighe essiccate abbiamo coinvolto, su richiesta di un’altra nostra amica, delle persone diversamente abili che ci hanno aiutato con molta disponibilità, donandoci due pomeriggi di grande divertimento.

Questa sinergia, sperimentata con molta consapevolezza, mi ha aperto la strada per portare avanti il progetto di “fattoria sociale”, già accarezzato un paio di anni fa, ma rimasto ancora sulla carta, un po’ per le difficoltà burocratiche, un po’per l’arrivo del Covid.

Spero di riuscire a concretizzare anche questa idea, che si allinea con l’apertura alla condivisione che da sempre io e mio marito Maurizio cerchiamo di vivere.

Ultima domanda, la più importante, sei felice?

Sto vivendo una rinascita. Si può chiamare felicità, ma anche crescente consapevolezza.

Per me ogni giorno è un salire un gradino in più e la difficoltà della salita è mitigata dalla sensazione di libertà.

La fatica di reinventarmi la vita a 45 anni è attenuata dalla serenità finalmente raggiunta.

Mi sono dovuta abituare al nuovo stile di vita, dove prevale il lavoro fisico su quello intellettualee.

E a dire il vero, la mia mente in questo periodo ha preso letteralmente il volo!

Sono in effetti immersa in questa co-crescita con tutto ciò che mi circonda, non esposta alla solitudine perché disposta ad interagire con ogni vivente, e non solo appartenente al genere umano.

Come raccontavo all’inizio, ho sempre amato contemplare l’intreccio dei rami offerto dal Deodara, cedro dell’Himalaya, posto nel giardino della casa dove ho vissuto la mia infanzia e che poi ho ripiantato in ogni casa da me abitata.

La forza trasmessa da questo albero, mi ritorna spesso alla mente e ne placa la tensione: l’angoscia offerta dalla sofferenza e la pace raggiunta nell’amore sono indissolubili, si intrecciano come quei rami: così mi sembra di poter guardare oggi alla mia vita.

Mio padre, nella sua giovinezza, ha scritto una breve poesia sulla felicità:

“Sul far della notte è l’ultima stella che guardi di scorcio, solo a voltarti riprende il suo giro.”

Mi piace pensare che c’è ben di più che essere felici, in questa vita.

Mi piace pensare che per afferrare con lo sguardo quell’ultima stella, è necessario coltivare la consapevolezza della sua possibile esistenza.

Grazie Emanuela, grazie per la tua disponibilità e soprattutto per il tuo insegnamento!

 

Sara Soliman

Copywriter

Scopri i Servizi di AEsse Communication:

  • business blogging e testi professionali
  • copywriting
  • foto professionali
  • siti web responsive e mobile friendly
  • social media marketing

✉︎   info@aessecommunication.it

Seguici sui social

LinkedIn  FacebookPinterest social

Cosa possiamo fare per te?

Ti aiutiamo a comunicare con empatia, a gestire un sito web e a scrivere con passione.
Sara & Team

Contattaci!

E-Mail
info@aessecommunication.it

Show Buttons
Hide Buttons