Ieri il primo ministro inglese, Theresa May, con un tono di sfida alla Brexit ha scelto di uscire anche dal mercato comune in nome di una Gran Bretagna Globale, indipendente e sovrana. Nel contempo, la May, non chiude la porta definitivamente ma apre al negoziato con un velato “suggerimento”: “Se ci punirete abbasseremo imposte e attireremo investimenti”.


Al Word Economic Forum di Davos il presidente cinese, Xi Jinping, parla di globalizzazione e invita la nuova america di Trump a non innalzare barricate protezionistiche.
L’ est che soffia sull’ ovest con un ciclone nel centro.

Un vero e proprio puzzle dove ci si interroga sul concetto di Comunità.
Sotto l’aspetto sociologico essa viene definita, da Aldo Bonomi, una parola “fantasmagorica” in quanto è il fantasma di ciò che non c’è più: la comunità appunto.
Percepiamo tutti che i legami forti, sinceri e profondi (che nell’immaginario collettivo avrebbero caratterizzato il nostro passato) sono svaniti con l’avvento della modernità.
Con la globalizzazione la comunità viene ridimensionata in una più piccola: ecco la glocalizzazione, un mix di globale e locale (Robertson, 1995).

La Gran Bretagna si inserisce così nel contesto: il suo autolimitarsi nella sfera locale è una palese forma di contestazione alla spinta globale comunitaria.
Oggi, come dice Fabio Berti “è più che mai necessario decostruire la comunità, depotenziarla, smitizzarla non per lasciare un vuoto o una società individualizzata ma per ricostruirla e ripensarla su nuove basi”.
E il contrasto emerge dalla presa di posizione della Cina che, pur di non rallentare il suo trend economico, si dimostra universalista e convinta che “ogni nuovo localismo dovrà spalancare una finestra sul mondo” (Sachs, 2000).
Un localismo cosmopolita capace di rivolgersi all’altro, senza paura e condividendo progettualità indispensabili alla diffusione di un liberismo dell’individuo, nel bene e nel male.
Da quale pulpito giunge all’Europa un tale pensiero!

Certamente sono processi che disfano e rigenerano forme di condivisione con un fine di “superficie” quale il profitto.
Ma forse considerare che, sotto sotto, la relazione ritorni ad essere un trait d’union fondamentale per riportare la stabilità tra gli individui e i popoli è, hic et nunc, più che mai auspicabile.

Nicola Albi

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