Sintesi, concretezza ed emozione sono le chiavi per una presentazione che raggiunge l’obiettivo

Sintesi, concretezza ed emozione sono le chiavi per una presentazione che raggiunge l’obiettivo

Le presentazioni sono all’ordine del giorno nel mondo del lavoro e della scuola. Ma quali sono le slide che funzionano meglio?

Sono i due ingegneri Robert Gaskins e Dennis Austin ad aver creato nel 1987 PowerPoint, il “padre” di tutte le presentazioni che oggi prepariamo con diversi programmi o applicazioni.

Il loro scopo era quello di comunicare dati e fatti tra le diverse funzioni aziendali. Alll’epoca non pensavano di certo che di lì a breve la loro applicazione sarebbe stata utilizzata ovunque, persino nelle scuole.

In realtà oggi le slide sono all’ordine del giorno nel mondo del lavoro (riunioni, interventi a convegni, realizzazioni di un pitch per potenziali investitori) e nel mondo della scuola e delle università.

In realtà le slide sono una sorta di “salvagente” per tutti (così le definisce Luisa Carrada, esperta in copywriting): per il relatore, l’organizzatore, i convenuti al convegno, l’insegnante e gli studenti.

Ma come creare un presentazione efficace? Quali sono le slide migliori? 

Vediamo insieme quali sono gli elementi da considerare per creare una buona presentazione, che mantenga alta l’attenzione del pubblico e trasmetta il messaggio in modo efficace.

Le parole chiave di una buona presentazione

Una presentazione è prima di tutto un prodotto di comunicazione, con alcune interessanti possibilità ma anche una rigorosa organizzazione interna.

Garr Reynolds, autore del popolare blog sulle presentazioni presentationzen.com ha creato sei slide che riportano le parole chiave di una buona presentazione.

Queste parole chiave sono:

semplicità, sorpresa, concretezza, credibilità, emozione, narrazione.

E ha inserito un solo termine per slide.

Il fatto che ci sia una sola parola per slide significa che nelle presentazioni le parole scritte non sono le protagoniste: sono essenziali, certo, ma hanno la funzione di ancorare l’attenzione e anticipare le parole dell’oratore. E devono sorprendere, emozionare.

Parole scritte e parole parlate devono essere diverse e complementari, solo con qualche comprensibile sovrapposizione.

Ed è forse questo l’aspetto più complesso del creare una presentazione efficace: imparare a gestire il rapporto tra slide ed esposizione orale, rendere cioè coerenti i due canali comunicativi con lo scopo di valorizzare il messaggio.

Come procedere per creare una presentazione

  1. Prepara una traccia
  2. Crea presentazioni brevi
  3. Ricorda l’importanza del titolo
  4. Scegli con attenzione il carattere e cura la grafica
  5. Usa un layout predefinito
  6. Limitati a una sola idea per slide
  7. Usa elementi grafici
  8.  Non esagerare con le animazioni speciali e gli effetti di transizione

1. Prepara la traccia

Preparare la traccia di ciò che devi dire, il flusso della tua presentazione, ti servirà ad avere le idee più chiare e a presentare i concetti in modo più logico e ordinato.

Poi pianifica la struttura delle slide. Parti con una slide con il titolo, una con l’introduzione, una con l’indice degli argomenti, una con i soli titoli degli argomenti che tratterai.

Al posto dell’indice dettagliato potresti inserire il tuo obiettivo e quello che sarà il risultato. Oppure una bella domanda, a cui risponderai durante la presentazione.

In un secondo momento inserirai qualche call-to-action, immagini, citazioni, grafici e altro.

Nell’ultima slide riassumi il tuo messaggio in uno slogan originale, una citazione, il “succo del discorso” che è il tuo  obiettivo.

2. Crea presentazioni brevi

Ricorda questo concetto: in una presentazione le parole scritte sono importanti ma non devono trasmettere tutti i contenuti. 

Usa elenchi puntati per focalizzare gli elementi importanti o i dati, ma soprattutto per attirare l’attenzione verso ciò che devi dire. 

Evita di inserire troppo testo: parole scritte e parole parlate devono essere diverse e complementari.

La slide non deve essere esaustiva come una pagina di un libro, è piuttosto la traccia del tuo discorso.

Considerate le slide come se fossero la punta dell’iceberg del vostro discorso, la sola parte visibile. Il resto dell’iceberg è dentro di voi.

Giacomo Mason, Presentazioni efficaci

3. Scegli con attenzione caratteri e cura la grafica

Assicurati che il font che hai scelto sia leggibile. I font di riferimento (quelli pensati per lo schermo) sono i classici Verdana, Georgia, Garamond, Trebuchet.

E scegli al massimo due tipi di font: uno per i testi e uno per i titoli.

La regola generale è di usare le dimensioni dei caratteri di circa 24 punti.

4. Ricorda l’importanza del titolo

Il titolo è il re del paragrafo, sempre. Lo è nelle pagine del web, negli articoli e anche nelle slide.

Il titolo è un concentrato di contenuto e, di ogni slide, deve trasmettere il messaggio principale.

Nei titoli (che devono avere lo stesso carattere in ogni slide) usa forme attive e parole chiave.

5. Usa un layout predefinito

La presentazione risulterà più convincente se tutte le slide sono omogenee. Contenuti ed elementi grafici devono seguire lo stesso allineamento e, se puoi, usa i colori del tuo logo.

6. Limitati a una sola idea per slide

In ogni slide trasmetti un solo concetto e riducilo all’osso.

Elimina avverbi e aggettivi, privilegia fatti e dati, cerca di non scrivere più di sei righe. 

Seth Godin, che sulle slide ha scritto molto, è categorico:

mai più di sei parole in una slide.

Giacomo Mason è più morbido e ci consegna dei limiti:

Se avete tanto testo nella slide di una presentazione avete un problema. Sopra i 600 caratteri è molto probabile che le persone non leggeranno la slide, sopra le 900 caratteri potete stare certi che non le leggeranno.

Le slide migliori, quelle dei grandi comunicatori (vedi Steve Jobs o le sei slide di Garr Reynolds in cui spiega come creare una presentazione efficace), sono dunque quelle che hanno pochissimo testo.

Certo, il carisma di Jobs aiuta a mantenere l’attenzione e le slide di Reynolds si fanno amare per la loro empatia.

7. Usa elementi grafici

Immagini, diagrammi, tabelle e icone rendono la tua storia più interessante, comprensibile e memorizzabile.

8. Non esagerare con le animazioni speciali e gli effetti di transizione 

Animazioni eccessive ed effetti di transizione diversi tra diapositive indicano poca professionalità e distraggono l’ascoltatore.

Il mio consiglio è di utilizzare sempre la stessa animazione e usare un solo effetto di transizione, leggero. È più che sufficiente.

Susan Sontag, differenza tra immagini e testo

E dopo? “Qualcosa bisogna pur lasciare”

Il miglior complemento di una presentazione è un documento completo di tutti i contenuti che hai comunicato: slide, tabelle, dati e il testo del discorso stesso.

Puoi scegliere di fornire le stesse slide (in ordine e ben impaginate, 4 o 6 per pagina formato A4) e il testo del tuo discorso, in modo da far felice chi sostiene che “qualcosa bisogna pur lasciare”.

Sconsiglierei però di consegnare la stampa prima della presentazione. Informa piuttosto il tuo pubblico che “dopo” ci sarà una copia delle slide a disposizione.

È l’unico modo per mantenere l’attenzione.

Utilizzi anche tu questi criteri per creare le tue presentazioni o tendi a scrivere tanto testo?

E poi, lasci le slide al tuo pubblico?

Scrivimi nel box qui sotto!

 

Leggi anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente: dai valore agli altri, valorizzi te stesso e crei fiducia

Testo consigliato: Giacomo Mason, Come si presenta con le slide, Tecniche Nuove 2009

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Copywriting e comunicazione efficace: la scala dell’astrazione

Copywriting e comunicazione efficace: la scala dell’astrazione

Salire e scendere lungo la scala dell’astrazione aiuta a scrivere con precisione e a far vedere ciò di cui parli al tuo lettore

La scorsa settimana ho scritto un articolo sull’importanza di scrivere in modo preciso e, parlando di parole concrete e astratte ho citato la scala dell’astrazione.

A cosa mi riferisco quando parlo della scala dell’astrazione in ambito comunicativo?

La scala dell’astrazione è una scala del lessico, dove alla base ci sono le parole che definiscono le cose concrete, mentre ai pioli più alti ci sono le parole astratte. Sono quei termini che evocano soprattutto concetti e idee.

In sostanza la scala dell’astrazione è l’equilibrio che dobbiamo avere tra il concetto concreto e il concetto astratto di un termine.

La scala dell’astrazione permette di dare concretezza alle idee

e di sollevare da terra le cose rappresentandole con le idee.

Luisa Carrada

È molto importante sapersi muovere in salita e in discesa sulla scala dell’astrazione, tanto per la buona riuscita dei tuoi scritti quanto per una comunicazione attenta e mirata.

La scala dell’astrazione: come funziona

Il concetto di scala dell’astrazione è stato introdotto nel 1939 dal linguista canadese Samuel Ichiye Hayakawa nel suo libro “Il linguaggio in azione”. 

L’autore afferma che il modo in cui noi esseri umani pensiamo incide su ciò che trasferiamo attraverso lo scritto o la comunicazione in genere, attraverso vari gradi di astrazione.

Mi spiego meglio. Immagina i concetti a cui pensi come se fossero disposti lungo i gradini di una scala. 

Alla base, punto in cui la scala poggia a terra ed è quindi più solida, ci sono le cose concrete della vita: la lista della spesa, il pane, il cane che abbaia, un libro, tutto quello che possiamo toccare.

Al contrario, la cima della scala rappresenta i pensieri astratti, i concetti e gli ideali che ci passano per la mente, come per esempio la libertà, la giustizia, il benessere o la felicità.

In mezzo alla scala ci sono gli elementi che si trovano a metà strada fra un concetto astratto e una cosa concreta: il burocratese, il gergo aziendale, le frasi fatte. “Firme in calce” o “ampia gamma di prodotti” sono frasi inespressive e da evitare.

Per capire meglio come funziona la scala dell’astrazione facciamo un esempio concreto con tre elementi in sequenza.

Se pane, pranzo e mangiare sono sui pioli in basso, cibo e pasto sono un po’ più in alto, mentre nutrizione, sazietà e appagamento sono ancora più su. 

La scala dell'astrazione

Quando uso la scala vedo tutte le parole in sequenza e le relative immagini delle quali voglio trasmettere il concetto. Così posso scegliere.

Altri esempi in sequenza:

  • alla base della scala il romanzo I Promessi Sposi, nel centro della scala la letteratura classica, all’apice la letteratura in generale;
  • alla base della scala un panino con il formaggio, al centro i panini e in cima l’alimentazione;
  • alla base della scala il tuo telefonino nuovo, nel mezzo i telefonini in generale, in cima gli strumenti di comunicazione.

Salire e scendere la scala dell’astrazione

Un bravo copywriter (ma anche un bravo insegnante e comunicatore) deve saper salire e scendere lungo la scala dell’astrazione. 

Se rimani sullo stesso livello, che sia la base o la cima della scala, dai forma a un messaggio non efficace. Il tuo discorso sarebbe infatti piatto, poco preciso e difficilmente comprensibile. 

Può succedere infatti di rimanere ad un livello troppo basso, quindi troppo concreto di ragionamento: è il caso del professionista che espone una serie di dati aziendali senza spiegarne il significato.

Se non vi è alcun riferimento concreto è probabile che il pubblico non comprenda.

Ma anche un ragionamento astratto, se non lo completi con spiegazioni concrete, non è efficace.

Pensa, ad esempio, a un discorso politico: se al lungo elenco di norme e di ideali non vengono aggiunti anche gli aspetti della vita dei cittadini che si propone di migliorare, le parole del politico si perderanno nel vuoto.

Per far sì che il tuo messaggio sia chiaro e ben comprensibile, devi quindi salire e scendere dalla scala dell’astrazione più volte, dando il giusto equilibrio fra concretezza e astrazione. 

Il lettore e l’ascoltatore devono essere coinvolti ad ogni gradino della scala, in modo da mantenere il filo logico del discorso.

Salire la scala dell’astrazione

Salire lungo la scala dell’astrazione ti sarà utile per spiegare un elenco di dati concreti che altrimenti sarebbero di difficile interpretazione.

Ci sono diversi modi per salire gli scalini della scala dell’astrazione. 

Molto efficace è rispondere alla domanda: “Perché è importante?”. In questo modo troverai le correlazioni fra l’elemento concreto di cui stai parlando e il suo significato più generale. 

Ecco alcuni suggerimenti di risalita della scala, se parti da un livello concreto:

  • Se hai utilizzato grafici e diagrammi crea un’immagine riassuntiva per creare collegamenti mentali;
  • Riassumi il tuo discorso fornendo delle linee guida;
  • Trova relazioni fra i tuoi dati e i valori, in modo da guidare il lettore verso concetti più ampi.

Scendere la scala dell’astrazione

Scendere lungo la scala è utile quando parli di elementi molto teorici.

In questo caso per non annoiare il pubblico, che ti segue con difficoltà, fornisci dettagli concreti facili da ricordare.

Se per salire la scala la domanda da porsi è “Perché è importante?”, per scendere rispondi alla domanda: “Come funziona?”.

La risposta ti aiuterà a trovare le giuste correlazioni con la realtà.

Altri consigli:

  • Utilizza un linguaggio sensoriale e guida il pubblico attraverso i suoi sensi: vista, olfatto, udito, gusto e tatto;
  • Racconta brevi storie e aneddoti;
  • Fai esempi concreti per spiegare quello che stai dicendo;
  • Scendi nello specifico attraverso l’uso di dati, tabelle e casi studio.

Descrivere, raccontare, mostrare

Descrivere e raccontare non basta. Bisogna riuscire a mostrare.

Ed è a questo che serve la scala dell’astrazione che, percorsa rapidamente in su e in giù, offre un ventaglio di scelte possibili.

Se l’immagine della scala dell’astrazione è del linguista canadese S. I. Hayakawa, è Andrew Dlugan, esperto in public speaking e founder of Six Minutes, che che ci dà alcuni suggerimenti per salirla e scenderla in modo efficace.

Li riporto nell’infografica qui sotto.

Salire e scendere dalla scala dell'astrazione

Usando la scala dell’astrazione ci apriamo alle infinite potenzialità del linguaggio e riusciamo a capire come non esista parola uguale all’altra.

Per questo è necessario scegliere con attenzione le parole giuste.

E tu, mentre scrivi usi la scala dell’astrazione?

Se vuoi, puoi farmi sapere come ti trovi nei messaggi qui sotto.

Sull’importanza della scelta accurata delle parole puoi leggere anche:

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

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Immagine di copertina: Jukan Tateisi per Unsplash.com

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Impresa e web: comunicare in modo preciso e concreto significa trasmettere qualità e competenza

Impresa e web: comunicare in modo preciso e concreto significa trasmettere qualità e competenza

Sul web, per arrivare al lettore è necessario scrivere in modo semplice, diretto e preciso. Questo perché mentre gli occhi leggono la mente vede immagini

L’impresa, sul web come sui social, deve comunicare in modo coinvolgente, umano ed emozionale. E allo stesso tempo semplice e diretto, in modo che il lettore percepisca che dietro al marchio ci sono persone con cui poter conversare.

Il mercato non è più un luogo dove puntare solo alla vendita, il mercato oggi è anche conversare con il lettore.

Non a caso la parola conversare deriva dal latino conversari, che significa trovarsi insieme in uno stesso posto. 

Vedremo di seguito alcuni consigli di scrittura per il web utili a comunicare in modo efficace, evitando giri di parole, frasi fatte, verbi pesanti e autocelebrativi che tanto infastidiscono il lettore.

Mi riferisco a verbi come consentire, permettere, supportare, mettere in grado, mettere a disposizione, finalizzare e così via.

Ma anche a paroloni d’effetto che però non comunicano nulla, voci omogeneizzate del business e odiosi stereotipi.

Le parole producono sempre delle immagini

Il modo migliore per scrivere è quello di combinare parole di grande semplicità e utilizzare un linguaggio concreto, senza giri di parole e senza parole astratte.

Scriviamo in modo da stimolare l’immaginazione.

Perché funziona così: mentre noi leggiamo un testo la nostra mente immagina. 

Le parole producono sempre immagini. Motivo in più per sceglierle con cura.

Copywriting: mentre leggiamo la nostra mente immagina

 

Scegliere con cura le parole

Le parole sono potenti: possono convincere ed entusiasmare ma possono anche allontanare o far arrabbiare.

Ciò che il lettore vede dipende solo dalle nostre scelte linguistiche. 

Nessuna parola è uguale all’altra, ognuna ha un significato e un suono, ognuna esprime qualcosa di preciso e unico.

Per scegliere le parole giuste bisogna conoscerne tante: di qui l’importanza del dizionario, che non a caso sin dal medioevo è definito anche thesaurus.

Un vocabolario ricco è proprio come un tesoro: possiamo spenderlo senza mai rimanerne privi.

Il vocabolario ricco ci aiuta anche a farci premiare dai motori di ricerca, che identifica i testi anche in base a precisione e pertinenza delle parole scelte.

 

Vocabolario cartaceo e altri vocabolari utili al copywriter

Se scriviamo per lavoro o se stiamo scrivendo un testo importante e impegnativo è meglio dedicare alla ricerca delle parole il giusto tempo.

Di qui l’importanza dell’aver a disposizione un buon vocabolario della lingua italiana da consultare al bisogno.

Buona abitudine sarebbe anche quella di sfogliarlo e imparare ogni giorno una o due parole nuove: il nostro lessico si arricchirà giorno dopo giorno.

Oltre al vocabolario della lingua italiana sono utili:

1 il Vocabolario di base della lingua italiana di Tullio De Mauro, che contiene le 7500 parole più usate e comprese dai parlanti italiani. È dunque un riferimento importante per scrivere testi comprensibili a tutti.

L’ultima edizione (del 2016), il “Nuovo Vocabolario di base della lingua italiana” a cura di Tullio De Mauro, Isabella Chiari e Francesca Ferrucci, contiene anche nuove parole che oggi utilizziamo di più e parole straniere di uso comune che ormai sentiamo nostre, quali ad esempio cardigan, premaman, community, master, network ecc.

Il vocabolario è disponibile anche su Internet, gratuitamente, sul link di Internazionale.

2 il Dizionario dei sinonimi e dei contrari, utilissimo per evitare ripetizioni o cercare quella parola il cui significato “assomiglia a…” ma che ci sfugge.

3 il Dizionario delle collocazioni, a cui ricorrere se vogliamo evitare di riproporre le stesse coppie aggettivo-sostantivo o verbo-avverbio di uso comune e spesso automatico (come ad esempio la coppia avanzo di galera, tavoletta di cioccolato, tessere le lodi, costare una fortuna, ecc).

Le collocazioni sono infatti parole che, per uso e consuetudine, sono collocate insieme e non è possibile sostituire una delle due mantenendo lo stesso significato (ad esempio si utilizza avanzo di galera e non resto di galera, si utilizza costare una fortuna e non costare un tesoro).

Il dizionario delle collocazioni diventa allora utile se lavoriamo a testi dove la varietà di lessico è importante come in una brochure o uno slogan.
O anche per evitare ripetizioni in pagine di siti web simili, come le pagine per cataloghi.

4 il Dizionario analogico, che propone liste di parole collegate tra loro non solo per uso ma anche per significato o analogia tra i diversi concetti che esprimono.

Consultare un dizionario analogico vuol dire “partire per un lungo viaggio dalla meta sconosciuta”, un viaggio che arricchisce e che permette di vedere tutto in modo molto più chiaro.

Per allargare gli orizzonti, far respirare i pensieri e i testi, dar loro movimento ed energia, tuffiamoci nelle pagine dei dizionari e lasciamoci trasportare nelle profondità dei significati, nelle increspature delle differenze tra le parole.

Luisa Carrada

 

I dizionari permettono di viaggiare tra parole e mondi diversi arricchendo il nostro lessico

Parole precise per scrivere meno e meglio

Il modo migliore per scrivere in modo efficace è essere sintetici e utilizzare parole precise.

Spesso usiamo più parole di quelle che servono, ma se valutiamo con attenzione ci accorgeremo che la parola giusta è sufficiente a identificare e scrivere in modo accurato.

Esempio: dal balcone di ogni stanza del nostro albergo è possibile vedere il mare.

Molto meglio se scrivo: ogni stanza del nostro albergo ha un balcone che si affaccia sul mare.

Scegliere le parole giuste ci aiuta a scrivere meno e a far capire, vedere e ricordare meglio.

La scala dell’astrazione

Alcune parole sono precise e concrete: sono quelle che quando leggiamo vediamo nella mente l’esatto concetto di ciò che designano. Altre rappresentano concetti.

Quando leggo la parola specchio, ad esempio, io immagino il grande specchio di casa mia, che ho appeso in entrata. C’è chi potrebbe immaginare lo specchio del bagno, chi quello della camera.

Questo perché la visualizzazione mentale dipende sempre dal proprio vissuto.

Altre parole sono più difficili da visualizzare perché rimandano a concetti astratti. Ne sono un esempio parole come idea, valore, bellezza, pensiero.

Per scrivere bene dobbiamo saperle collocare nella scala dell’astrazione per poi salirvi e scendere secondo le necessità espressive.

Un esempio di parola astratta è dono. La scala potrebbe essere questa:

Dono>regalo>omaggio>anello>brillante>solitario.

Solitario è una parola precisa, tanto che la nostra mente la visualizza all’istante.

Sui pioli più bassi della scala ci sono cose che possiamo vedere e toccare (identificate da parole precise), sui pioli più alti ci sono parole che esprimono idee o concetti.

Nel mezzo ci sono le parole generiche, della burocrazia o del parlato comune.

Chiediamoci sempre cosa il lettore riesce a vedere dalle parole che abbiamo scelto.

Una parola molto utilizzata nel marketing digitale è utente. Va bene sempre, ma è fredda e troppo generica. 

Sostituiamola con lettori, cittadini, clienti, ospiti, pazienti o altro, a seconda del target a cui ci rivolgiamo.

 

copywriting

Bare verbali

Il concetto di bara verbale è stato creato da Steven Pirker, psicologo del linguaggio all’Università di Harvard (Stati Uniti), che la definisce come:

Una parola altisonante e astratta che avvolge e soffoca le parole precise.

Quando scriviamo, ad esempio è un problema di natura delicata, potremmo invece benissimo scrivere è un problema delicato.

Oppure: ho richiesto un’azione di maggior coinvolgimento può essere sostituito da: ho richiesto un maggiore coinvolgimento

O anche: un discorso di rispetto delle gerarchie può essere sostituito da: per rispettare le gerarchie.

Sono tutte parole astratte che non hanno un rimando visivo e appesantiscono inutilmente il discorso.

Le parole sono efficaci se riescono a far vedere qualcosa. Chiediamocelo sempre.

 

L’importanza dei verbi

Ha scritto Luisa Carrada:

I verbo è il motore di ogni storia, attira e organizza intorno a sé gli elementi della frase.

Il verbo è qualcosa di dinamico rispetto al sostantivo che invece è fermo.

Prima di tutto impariamo a sostituire tutti i sostantivi che finiscano in -zione con il verbo relativo: la frase risulterà più naturale ed elegante.

Scegliere di usare i verbi al posto della nominalizzazione vuol dire avvicinare il testo al parlato e quindi alle persone.

Esempi quali la realizzazione di o l’eliminazione di possono benissimo essere sostituiti con per realizzare e per eliminare.

Secondo aspetto è quello di scegliere verbi energici, forti, precisi.

Il verbo generico è scontato, non dà indizi precisi. Il verbo preciso aiuta invece a capire in modo chiaro l’azione che si intende trasmettere.

Un esempio è il verbo scoprire, molto utilizzato nelle call to action del marketing digitale e al posto del quale sarebbe molto più adatto usare ad esempio il verbo leggere (se si tratta di un articolo), sfogliare (se stiamo parlando di un catalogo), guardare (se si tratta di immagini o di video).

Più il verbo è preciso più riesce a descrivere e dunque coinvolgere il lettore.

Il terzo aspetto riguarda i verbi paternalistici, che sarebbe meglio non utilizzare mai. 

Verbi quali permettere, consentire, mettere in grado o mettere a disposizione trasmettono un senso di superiorità e autoreferenzialità per nulla piacevole per chi legge.

Sono pesanti anche i verbi pomposi come rappresenta, costituiscono, vanta: sono tutti verbi sostituibili con il semplicissimo ed efficace verbo essere.

Evitiamo i verbi del linguaggio burocratico e i verbi antiquati: ne guadagna la leggerezza di ciò che scriviamo.

 

Aggettivi e avverbi: solo se aggiungono qualcosa

Aggettivi e avverbi sono utili solo se aggiungono qualcosa che ci aiuta a delineare meglio l’immagine nella nostra mente.

In caso contrario gli avverbi sono superflui perché invece di aggiungere energia (che è la loro funzione: ad verbum significa proprio aggiungere energia) la tolgono appesantendo la lettura.

Gli aggettivi poi, quando sono uniti ad un sostantivo, appesantiscono il testo.

Coppie di uso comune come aiuto concreto, apposito modulo, meta ideale, obiettivo ambizioso o offerta imperdibile sono un’accoppiata scontata e da evitare.

Cerchiamo di coltivare la precisione e chiediamoci se c’è un termine che da solo esprime lo stesso significato. 

Aggettivi e avverbi sono invece utili quando rafforzano il testo, ossia quando lo mettono a fuoco con dettagli precisi e descrizioni potenti.

Per quanto riguarda la posizione dell’aggettivo, in italiano ci sono molte eccezioni: fermiamoci ad ascoltare la frase e scegliamo in base all’effetto voluto ricordando che l’aggettivo prima del nome trasmette senso di distacco mentre invertendo l’ordine avviciniamo lo scritto alla lingua parlata.

Teniamo d’occhio gli avverbi di intensità (come molto, proprio, pienamente) e gli aggettivi possessivi: il rischio è quello di produrre troppa enfasi e testi innaturali.

 

Paroline di servizio

Le parole di servizio (articoli, preposizioni, pronomi e congiunzioni) sono parole brevi ma molto potenti. Se ben utilizzate servono infatti a valorizzare, delimitare, connettere e orientare, avvicinare e allontanare.

Utilizziamo l’articolo determinativo se vogliamo trasmettere unicità e valore, eliminiamo i partitivi (dei, delle), scegliamo le preposizioni semplici e le alternative più brevi (al posto di in seguito a scegliamo dopo, al posto di in assenza di usiamo senza, e via dicendo).

Prestiamo attenzione all’uso del perché, però, infatti e di tutte quelle congiunzioni che servono a connettere frasi e anticipano una spiegazione o un ostacolo.

Sono parole potenti: la mente che vede una congiunzione deve scegliere se proseguire dritta o fermarsi.

 

Parole straniere: dipende dal contesto

La regola consigliata dai linguisti sarebbe quella di ammettere solo le parole che non hanno una buona alternativa in italiano e che sono ben comprese da un grande numero di persone.

Un altro discorso è inserire una parola straniera quando è più precisa di quella in italiano e il contesto è appropriato, come nel settore della moda o della tecnologia.

E che articolo inserire davanti a una parola straniera?

Di solito si usa l’articolo che si userebbe davanti a una parola italiana che inizia con lo stesso suono.

Potresti leggere anche Guida di Stile: come scrivere in modo efficace e riconoscibile

Spero di averti trasmesso l’importanza di saper scegliere le parole giuste.

Se hai bisogno di aiuto per comunicare la tua attività sui social o sul web contattami: sarò felice di aiutarti.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

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Foto di copertina: Unsplash.com
Fonti del testo: Paroline&Paroloni, Luisa Carrada, Zanichelli Editore, 2018

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Guida di Stile: come scrivere in modo efficace e riconoscibile

Guida di Stile: come scrivere in modo efficace e riconoscibile

Utile per il copywriting e per la comunicazione all’interno di un’azienda, la guida di stile permette di raggiungere il lettore grazie a uno stile condiviso e riconoscibile

Cos’è una guida di stile?

La guida di stile è una raccolta di indicazioni di scrittura per chi si occupa della comunicazione in un’azienda, cura un blog o scrive comunicati stampa.

Sono regole condivise da tutti coloro che scrivono, affinché i lettori percepiscano un unico stile, coerente e riconoscibile.

Quando scriviamo dobbiamo considerare prima di tutto l’effetto che le parole hanno sul lettore, come consiglia anche Luisa Carrada, copywriter e docente di scrittura professionale.

Luisa Carrada, Struttura & Sintassi, Zanichelli

 

Chi si occupa di scrittura professionale (o, più in generale, di comunicazione) dovrebbe avere la propria guida di stile; quel documento che contiene tutte quelle regole di scrittura per il web che rendono il proprio modo di lavorare efficace e riconoscibile.

Oggi si scrive tanto e ovunque, ma si scrive in modo diverso rispetto al passato perché il web ha cambiato il nostro modo di comunicare, di scrivere, di leggere i testi.

Il web ci ha abituato a leggere in modo diverso rispetto a come abbiamo imparato a scuola, ossia dall’inizio alla fine. E abbiamo trasferito questa abitudine anche alla carta.

Ci lasciamo catturare da un titolo convincente, leggiamo le prime righe per capire cosa promette il testo, scorriamo il resto in velocità per esserne sicuri e torniamo indietro a leggere ciò che ci interessa.

È un tipo di lettura, quella del web, che ci spinge ad abbandonare un testo alla prima delusione, nella consapevolezza di trovare in rete altri contenuti interessanti.

Ecco allora che scegliere con cura le parole diviene fondamentale, sul web ma anche in un curriculum o in una brochure.

Ho diviso i consigli di scrittura in 5 macro-temi: struttura, sintassi, lessico, tono di voce e forma, a loro volta suddivisi in più argomenti.

Guida di stile: struttura del testo

Il testo deve essere scritto con una struttura chiara che, a un primo livello di lettura, inviti ad approfondire. 

L’ordine delle informazioni (dell’intero testo, della sezione e del singolo paragrafo) deve accompagnare il lettore e valorizzare i punti di massima attenzione, cioè l’inizio e la fine.

Consigli utili:

  • Scegli un titolo che incuriosisce, informa e, rileggendolo, suona bene
  • Cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime parole. Un inizio forte può porre una domanda, raccontare una storia, sorprendere con una notizia inaspettata o colpire con dei dati
  • Evita frasi fatte e frasi scontate
  • Ordina le informazioni pensando a chi legge. Dai subito l’informazione più importante: prima il cosa, il quando, il dove, poi il perché e il come
  • Utilizza le strutture parallele per aiutare la comprensione (ad esempio l’utilizzo dello stesso verbo o la successione primo, secondo…)
  • Inserisci elenchi e non far fare al lettore “su e giù” per il testo (ad esempio scrivendo come spiegato prima, vedi sopra…)
  • Spezza il testo in paragrafi e inserisci i titoli dei paragrafi: è un ulteriore livello di lettura con un’anticipazione dell’argomento
  • Quando scrivi la conclusione ricorda l’informazione utilizzando la parola chiave. Potresti anche colpire con un’informazione in più, una sorta di bonus per chi legge fino in fondo.

Inoltre, se il tuo scopo è quello di persuadere o di convincere (è il caso della scrittura che mira alla vendita) crea un testo argomentativo, dove anticipi le obiezioni con spiegazioni e dati.

Sulla scrittura persuasiva puoi leggere: Copywriting: guida alle parole e alle tecniche di scrittura che convincono (e convertono)

Frasi Trampolino

Le frasi trampolino sono un modo per convincere il lettore a proseguire con la lettura. Sono un espediente persuasivo inserito nella frase finale di un paragrafo che consiste nel lasciarci intravedere cosa ci aspetta nel paragrafo che segue e ci invita così a tuffarci nella lettura.

Un testo può avere tanti inizi e tante conclusioni quanti sono i suoi paragrafi, soprattutto sul web e l’utilità delle frasi trampolino sta proprio nella loro capacità di unire i paragrafi.

 

Guida di stile: sintassi

La sintassi è la prima chiave di leggibilità del testo.

La prima regola per una sintassi piana e comprensibile è quella di tenere vicino soggetto e verbo, evitando le frasi subordinate e la tentazione di dare troppe informazioni insieme.

 

Sintassi Luisa Carrada

Consigli:

  • Mantieni il periodo entro le 40 parole al massimo (i linguisti fissano a 25 parole il riferimento per un periodo ben leggibile)
  • Non cominciare il periodo con una subordinata e anzi, inizia con un periodo breve
  • Dai un’informazione per periodo
  • Ricorri alla forma passiva solo se serve davvero (ad esempio se vuoi dare risalto all’oggetto anziché alla persona)
  • Fai attenzione al gerundio, spesso segnale di un periodo troppo lungo (in questo caso spezza il periodo)
  • Preferisci frasi affermative a quelle negative e fai attenzione alle doppie negazioni
  • Riserva i connettivi (quindi, pertanto, dunque, tuttavia) a spiegazioni complesse
  • Leggi il testo ad alta voce per valutare la sua naturalezza
  • Limita al massimo le parentesi, che frenano la lettura
  • Non esagerare con le figure retoriche. L’utilizzo delle tre parole o frasi parallele – il trilocon – suona bene ma va utilizzalo solo se hai tre contenuti reali
  • Quando hai scritto un periodo lungo valuta di usare il punto e virgola, che esprime una pausa nella forma e non nel contenuto
  • Non utilizzare puntini di sospensione e il punto esclamativo.

Sull’uso delle figure retoriche potresti leggere Copywriting: guida all’utilizzo delle principali figure retoriche

Guida di Stile

Guida di stile: il lessico

Un testo è ben scritto quando suscita delle immagini nella mente di chi legge, proprio come quando leggiamo un libro e riusciamo a idealizzare i personaggi.

Dunque no alle parole astratte: il modo migliore per scrivere in modo efficace è combinare parole semplici e usare un linguaggio concreto.

Ecco altri consigli utili:

  • Scegli di utilizzare parole concrete e precise evitando le bare verbali: parole astratte che uccidono la vivezza del testo e che spesso possono essere eliminate senza cambiare il significato alla frase (esempi: contestualizzazione, approccio, carattere, sul piano…)
  • Spiega le parole tecniche, specialistiche e gli acronimi
  • Preferisci il verbo alla sua nominalizzazione (raggiungere al posto di il raggiungimento) e il verbo essere a tante alternative quali rappresentare, risultare
  • Non esagerare con gli aggettivi. Ricorda che se lo inserisci prima del sostantivo conferisci al testo solennità, se lo inserisci dopo rendi il testo più naturale
  • Usa gli avverbi con moderazione e sostituisci quelli che finiscono in -mente (ad esempio sostituisci successivamente con dopo)
  • Evita quelle parole che indicano vaghezza (come quasi, pressoché, e via dicendo ecc.)
  • Evita le frasi fatte, quelle frasi che per consuetudine riconosciamo come appropriate (lanciare un appello, gamma vasta, attenzione particolare, stimato scienziato, vero e proprio…)
  • Utilizza le parole straniere solo quando non esiste una buona alternativa in italiano oppure in quei linguaggi settoriali come la moda dove alcuni inglesismi o francesismi sono routine.

 

Guida di stile: tono di voce

Scegli il tono di voce da utilizzare con i tuoi lettori tra il tu o il voi, il noi o la forma impersonale e mantienilo in ogni tuo scritto.

Ricorda che la massima personalizzazione è l’ideale, anche per quanto riguarda il genere.

Se personalizzare il genere non è possibile, ci sono modi per aggirare il maschile e il femminile come ad esempio cambiare il verbo o l’intera frase (è il caso di Pensi davvero di..? al posto di Sei certo di..? Oppure La tranquillità di viaggiare al posto di Viaggia tranquillo).

Fai attenzione allo stile burocratico, ai testi troppo pressanti del marketing, allo stile troppo professionale.

Scrivi in modo semplice e diretto.

Il tono di voce è collegato al lettore di riferimento, alle tue buyer personas: sul tema puoi leggere Per farti trovare dai tuoi potenziali clienti devi conoscere il tuo target di riferimento: le Buyer Personas

Luisa Carrada libri

Le guide alla scrittura curate da Luisa Carrada per Zanichelli e il libro Il mestiere di scrivere: testi utilissimi per il copywriter

 

Guida di stile: la forma del testo

Anche la forma del testo contribuisce alla leggibilità: curarla significa esaltare il valore del contenuto.

Consigli utili:

  • Fai respirare il testo con il giusto spazio (imposta bene i margini  e ricorda il doppio spazio tra i paragrafi)
  • Usa il grassetto per evidenziare, il corsivo per dare rilievo ad alcune parole come i titoli (di libri, film, progetti) all’interno di un testo, termini tecnici o parole straniere
  • Evita il sottolineato, che peggiora la leggibilità
  • Usa i font progettati per lo schermo come Calibri, Verdana, Tahoma e Georgia o comunque in sintonia con il testo
  • Fai attenzione alla grafia delle parole: scegli quale forma utilizzare per esempio tra e-mail o email, tra web e Web o casomai e caso mai e poi mantienila per tutto il testo
  • Per le date ricorda che in italiano i giorni della settimana e i mesi si scrivono con l’iniziale minuscola e che la data è sempre meglio scriverla per intero

Sul blog ilmestierediscrivere.com, Luisa Carrada elenca una serie di Guide di Stile di cui consiglia la lettura.

Sono queste le regole che stanno alla base delle buona scrittura per il web e che applico giornalmente nelle mia attività di copywriting.

Più riusciamo a connetterci a livello emozionale con i nostri lettori attraverso le parole che scegliamo, più ci faremo amare. E scegliere.

Se sei alla ricerca delle parole giuste per comunicare la tua attività o hai bisogno di informazioni per curare i testi del tuo sito web o del tuo blog non esitare a scrivermi, posso aiutarti a scrivere contenuti originali e coinvolgenti.

Puoi trovare altri approfondimenti nell’articolo Web Copywriting: come scrivere sul web in modo efficace e catturare l’attenzione.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
AEsse Communication

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Immagine di copertina di Aaron Burder per Unsplash

 

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UX Writing: l’importanza dei microtesti nella user experience

UX Writing: l’importanza dei microtesti nella user experience

L’UX Writing si basa su concetti quali l’usabilità, la buona scrittura per il web e la SEO. Ma chi è l’UX Writer e quali sono le sue competenze?

L’aumento dei diversi canali di comunicazione ci espone ad un continuo flusso di informazioni e di stimoli, allargando la nostra possibilità di decidere quale media seguire.

Sappiamo che per farci scegliere dobbiamo fare la differenza. 

È in questo contesto che si inserisce l’importanza dell’UX writing.

Cos’è l’UX Writing

Il termine UX writing ha iniziato a diffondersi tra il 2017 e il 2018 e il ruolo dello UX writer era inizialmente appannaggio solamente delle grandi aziende americane.

Spesso le persone a cui è affidato il compito di pensare e scrivere le parole dei microtesti all’interno di un sito web sono programmatori o designer, ma possono essere anche esperti di marketing o copywriter.

L’UX writer si occupa di creare microtesti che hanno il compito di guidare l’utente nella navigazione all’interno di un sito o di una App.

Mi riferisco a quei testi che troviamo ad esempio in un pulsante, in una newsletter, in una pagina contatti o in un messaggio di errore.

Sono testi brevi, di qui il nome microtesti, ma, come vedremo, il loro impatto nella navigazione è ciò che fa la differenza.

Sono dunque importanti tanto per gli utenti quanto per gli obiettivi di business. 

Vantaggi UX Writing

Esempio di efficacia del micro testo. Fonte uxdesign.com

In questo esempio, basta sostituire la parola “prenotazioni” con “verifica la disponibilità” in un modulo di prenotazione per aumentare l’engagement (il coinvolgimento) del 17%.

Questo, per chi vende o si occupa di prenotazioni online, significa guadagnare di più.

Altri esempi di approcci utili sono utilizzare “Unisciti anche tu alla nostra community” anziché “Iscriviti!” o “Hai bisogno di un consiglio?” al posto di “Richiedi un preventivo”.

Ciò che fa la differenza tra il scegliere una App al posto di un’altra apparentemente simile o navigare su un sito al posto di un altro è oggi la piacevolezza, la semplicità d’uso e la sensazione di sentirci a casa.

Scegliere le parole giuste è il mestiere di chi scrive, nella consapevolezza che le parole possono far avvicinare ma anche allontanare, possono far riflettere ed emozionare o spaventare e ferire.

Ogni singola parola che decidiamo di utilizzare è una scelta e per ognuna di esse ne scartiamo una decina.

Ma in base a cosa scegliamo?

Cosa sono i microtesti

UX writing significa microtesti e si riferisce a quella scrittura per il web che punta all’ottimizzazione delle interfacce di siti web, blog, portali, applicazioni e tutto ciò che riguarda la comunicazione on-line.

UX Writing

Esempi di micro testo all’interno di un sito web

Dai messaggi d’errore alla pagina 404 (che viene visualizzata quando un utente cerca di visitare una pagina inesistente del sito), dalla schermata di caricamento ai messaggi di conferma, al form di iscrizione alla newsletter e alla CTA (Call to action): sono solo alcuni degli esempi di microtesti.

Di conseguenza l’UX writer è specializzato nella stesura di contenuti brevi che aiutano le persone a muoversi sul sito e a capire cosa devono fare.

Chi si occupa dei micro testi (o microcopy) deve produrre i seguenti testi:

  • Bottoni call to action.
  • Headline e sottotitoli.
  • Tag title delle pagine.
  • Meta description.
  • Didascalie.
  • Campi dei moduli.
  • Istruzioni e FAQ.
  • Messaggi di errore.
  • Messaggi di conferma.
  • Pagina 404.

 

Microtesti: poche parole cariche di significato

L’UX writing, nel definire un metodo di scrittura per siti, portali, App ecc. deve essere in grado di far sentire l’utente a casa sua.

Le persone quando navigano per soddisfare un loro bisogno sono curiose, impazienti ed esigenti. Testi lunghi sono controproducenti: il messaggio deve essere chiaro, conciso e mirato.

Ne “Il Piccolo Principe” Antoine de Saint-Exupéry scrive:

La perfezione è raggiunta non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.

Dunque l’imperativo è “togliere” per riuscire a trasmettere l’essenziale.

Serena Just, nel suo libro UX Writing. Micro testi, macro impatto, traccia L’UX Writing Manifesto, una serie di regole da seguire per scrivere testi che guidino le persone all’interno di un sito verso un’azione che soddisfi un loro bisogno.

A tale scopo i micro testi devono essere:

  • Chiari. Vuol dire usare parole e verbi semplici, la forma attiva e non quella passiva.
  • Concisi. Vuol dire usare poche parole ma cariche di significato.
  • Coerenti, per non confondere le persone.
  • Informativi, perché il sito deve essere funzionale e la navigazione semplice.
  • Naturali. Ciò significa non usare tecnicismi o, se è proprio necessario, specificarne il significato.
  • Umani, scegliendo di usare il tu ove possibile.
  • Strutturati. Significa chiarire l’obiettivo sin da subito e dare prima le informazioni più importanti.
  • Mirati, ridurre la confusione (gli spazi vuoti aiutano a focalizzare).
  • Ponderati, significa fare attenzione al Tone of Voice.
  • Inclusivi, significa usare un linguaggio accessibile a chiunque, facile da capire per tutti.

Hai mai letto “testi che parlano”? Sono quei testi che non si limitano a comunicare informazioni, ma trasmettono personalità, empatia, rassicurano. Hanno un Tone of Voice riconoscibile, un po’ come l’Editoriale di un quotidiano dove riconosci il giornalista che scrive ancor prima di leggere il nome.

Per questo anche per scrivere microtesti è importante lo studio delle Buyer Personas e dell’appropriato Tone of Voice. Come lo sono lo studio dei dati del Customer Journey (il viaggio del consumatore) all’interno del nostro sito web.

 

Copywriter e UX Writer

Il copywriter è una figura professionale che lavora in molte realtà diverse e la cui attività copre vari aspetti: dagli articoli sui blog aziendali alla SEO, dalle newslwtter per l’email marketing ai post sui social media.

L’ UX writer invece si occupa di tutti quei testi che non si notano ma sono fondamentali per l’usabilità del sito e perché guidano l’esperienza utente.

L’UX writer costruisce la strategia partendo dall’utente e cercando di capire quale sia la sua esigenza e le sue emozioni.

UX Writing

Differenze di approccio al testo tra copywriter e UX writers

Potrebbe interessarti: Formazione, creatività ed empatia: come far amare ciò che scrivi e diventare un Copywriter professionista

 

Competenze UX Writer

La maggior parte degli UX Writer ha un passato con studi umanistici in Comunicazione, Giornalismo, Lettere ed esperienze nei media.

Negli annunci di lavoro troviamo infatti le seguenti caratteristiche richieste:

  1. Studi umanistici legati alla scrittura, come Comunicazione, Editoria, Giornalismo o Lettere;
  2. Abilità nella scrittura. Le aziende cercano scrittori o web writers che sappiano spiegare la scelta delle parole usate.
  3. Flessibilità. Il ruolo dell’UX Writer è relativamente nuovo, almeno in Italia. Avere  buone conoscenze sulla user experience, le interfacce utente, il design, l’architettura dell’informazione ed essere in grado di muoversi in modo flessibile in un ambiente e in continuo cambiamento sono sicuramente competenze preziose.
  4. Predisposizione a lavorare in team. L’UX writer, proprio per il suo ruolo, è una figura che collabora con diverse figure, quali gli Sviluppatori, gli Web Designer o i Responsabili marketing.

Come diventare UX Writer

In Italia la figura dell’UX writer è ancora poco riconosciuta e solo le grandi realtà e aziende internazionali come Google e Booking lavorano con specialisti nei microtesti.

Di fatto, a occuparsi di microtesti sono spesso il copywriter o un web writer che curano il sito web ora comunicazione che lo riguarda.

Servono competenze tanto nella scrittura per il web quanto nei campi del web design, dello sviluppo e delle tecniche di CRO (conversion rate optimization) ed è dunque necessario specializzarsi in tali settori.

È un linguaggio specifico, quello degli UX Writers: è necessario conoscere il linguaggio della User Experience e altra terminologia tipiche di chi lavora con Google Analytics.

Due sono i libri da leggere:

  1. Don’t Make Me Think di Steve Krug, Pearson Education.
  2. UX Writing. Micro testi, macro impatto. Come parole ed emozioni guidano gli utenti nella navigazione di Serena Giust, Hoepli.

UX Writing nelle PMI

La cura dei micro testi è forse più importante per una PMI che per una grande impresa.

Questo perché per le PMI le occasioni di comunicazione non sono numerose e pervasive come per le grandi aziende e la cura dei microtesti è un’occasione importante.

Per esempio, la pagina dei Contatti del sito di una piccola impresa è fondamentale, essendo l’unica occasione per entrare in contatto con i potenziali clienti. Non deve essere standardizzata e fredda.

“Raccontaci cosa possiamo fare per te”, “ Possiamo esserti d’aiuto?” sono esempi di UX writing da inserire prima del modulo di contatto e che fanno la differenza.

Ancora una volta è l’empatia al centro della comunicazione.

Leggi anche: Perché comunicare con Empatia è uno strumento vincente

Glossario della User Experience

A/B Testing (o split testing): si riferisce a un esperimento in cui due versioni del tuo prodotto vengono sottoposte ad un gruppo di user per scoprire quale preferiscono.

Adaptive web design: approccio al web design che si prefigge di creare siti con esperienze di visualizzazione e interazione perfette da svariati device.

Agile: metodologia di sviluppo che prevede interazioni e feedback continui per rifinire un sistema software.

Card sorting: tecnica in cui gli utenti creano una gerarchia di contenuti che formano la base dell’architettura informativa (o menù di navigazione).

Collaborative design: modo di lavorare che facilita la collaborazione tra user, stakeholder e altri membri del progetto, nello sviluppo di un software o prodotto.

Experience Map (o user journey map): rappresentazione visiva delle interazioni che gli utenti hanno con la tua organizzazione.

Ergonomia: disciplina scientifica che si occupa dei problemi relativi alle interazioni tra persone e sistemi esterni, per ottimizzare benessere delle persone e performance del sistema.

Human Computer Interaction (HCI): include lo studio, la pianificazione e il design dell’interazione tra persone (users) e computer.

Information architecture (IA): la struttura informativa di una piattaforma.

Iterative design: procedimento ciclico che prevede lo studio di un prototipo, test, analisi e affinamento di un prodotto con lo scopo di migliorarne qualità e funzionalità.

Lean UX: si basa sull’assunto che le tradizionali tecniche di UX  non possono essere integrate in un sistema agile e rapido di sviluppo.
La lean UX si propone di raggiungere un’ottima user experience, ma lo fa in modo da ottenere un feedback il prima possibile e prendere decisioni velocemente. In particolare, pone maggiore enfasi sull’esperienza e meno enfasi sul prodotto finale.

MVP (Minimum Viable Product): da non confondere con il Prototipo, questa versione del prodotto contiene il numero minore possibile di features (o solo alcune). Solitamente si ricorre al MVP per testare delle ipotesi senza bisogno di sviluppare l’intero progetto nella sua interezza.

Personas: identità costruita che riflette una tipologia di utenti per i quali si sta progettando il prodotto/servizio.

Prototipo: la versione a fedeltà medio-alta di app o prodotto. Spesso include elementi grafici e una prima bozza di interattività, quindi può essere utilizzato per condurre test di usabilità.

Scrum: il più noto framework Agile, solitamente adottato per completare progetti complessi. Si tratta di un processo iter-attivo che pone al centro lo sprint.

Sprint: unità di misura temporale di lunghezza variabile (in genere da 2 a 4 settimane) durante la quale viene creato un avanzamento del lavoro effettivo.

UI Elements : oggetti virtuali che servono per costruire un’interfaccia: bottoni, campi di ricerca, menu, ecc.

UX Assets: i materiali che servono per creare la app o progetto. Sono UX assets le immagini, i testi, UI elements, grafici, file audio, database, ecc.

Usabilità: la facilità con cui un sito o una app vengono utilizzati. L’usabilità non è una proprietà intrinseca e oggettiva del sito web, ma caratterizza la semplicità dellinterazione fra uno specifico utente e il sito stesso.

User-centred design (UCD): processo di progettazione di un software o un sito basato sul punto di vista e sulle esigenze degli utenti. In questo caso gli users vengono coinvolti direttamente nelle diverse fasi del processo attraverso strumenti quali i test di usabilità, le interviste.

User research: insieme di tecniche di osservazione, analisi e feedback utilizzate per comprendere comportamenti, bisogni e motivazioni degli user.

Wireframe: lo scheletro della App o del prodotto. Si tratta di una rappresentazione statica senza immagini né contenuto e indica a grandi linee dove ciascun asset sarà posizionato sullo schermo. Si utilizza perché rende più snello organizzare e riorganizzare più volte i diversi elementi.

Negli ultimi anni i siti web e la comunicazione on-line sono diventati meno freddi e più emozionali.

Progettare siti web significa prendere in considerazione anche le aspettative dell’utente e riuscire ad anticiparne le sensazioni.

Più riusciamo a connetterci a livello emozionale con i nostri utenti attraverso le parole che scegliamo per i prodotti, più ci faremo amare. E scegliere.

Sei d’accordo? Se vuoi parlarne con me o se hai bisogno di informazioni per curare i microtesti del tuo sito web non esitare a scrivermi.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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