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Web marketing turistico: come rispondere alle e-mail e fidelizzare i tuoi ospiti

Web marketing turistico: come rispondere alle e-mail e fidelizzare i tuoi ospiti

È nel primo contatto che ti giochi le tue carte: scrivi con empatia, scegli con cura le parole e stai alla larga dall’alberghese

Nella comunicazione alberghiera le e-mail sono ancora considerate una delle forme di marketing più efficaci, persino più della pubblicità sui siti web o sui social media. 

Purtroppo sono ancora molte le strutture ricettive che sottovalutano l’importanza della comunicazione via e-mail con i clienti, soprattutto nella fase iniziale del contatto, alla richiesta di informazioni.

Invece è proprio in questa fase che devi giocarti al meglio tutte tue le carte.

Non dimenticare che chi ti ha inviato una richiesta di informazioni molto probabilmente sta valutando anche altre strutture e potrebbe dirigere la sua attenzione altrove.

Ricorda che come rispondi è il tuo biglietto da visita.

Ecco perché rispondere in modo attento e professionale è decisivo per aggiudicarti la sua fiducia e per convincerlo a soggiornare da te.

In questo articolo vediamo prima quali sono gli errori più comuni che si commettono quando si risponde via e-mail ai clienti, e poi alcuni consigli ed esempi di linguaggio chiaro ed efficace che mette al primo posto la relazione con il cliente e che, proprio per questo motivo, abbandona l’alberghese.

Le e-mail nella comunicazione alberghiera

Prima di tutto vediamo quali sono i tipi di email frequenti nella comunicazione alberghiera:

  • La email di richiesta info/offerta
  • La email di conferma
  • La email di buon viaggio
  • La email di bentornato
  • La email di risposta a lamentele

La e-mail di richiesta di informazioni

Il possibile ospite ha notato la struttura sul web e invia una richiesta di prenotazione.

Nella risposta, come prima cosa ringrazia e utilizza il nome del cliente. Inserisci poi:

  • i dettagli relativi alla richiesta (data di arrivo e partenza, numero persone, tipologia di camera e trattamento)
  • Il link alla categoria di camera proposta (o un’immagine in anteprima)

Ricorda di far percepire il valore della struttura e i suoi punti di forza e di far attenzione al tono di voce, che deve essere in linea con il target.

Concludi salutando e inserendo il tuo nome, la qualifica e i recapiti.

La e-mail di conferma

L’e-mail di conferma arriva da qualcuno che sì, ha intenzione di prenotare, ma forse sta valutando altre strutture a cui ha inviato una richiesta di preventivo. 

È il tuo momento: scrivi una e-mail accogliente e convincente. Dì subito le cose importanti (per l’ospite, non per te).

Riepiloga prima i dettagli della prenotazione, poi le condizioni dell’hotel (politiche di cancellazione, orari check-in e check-out, etc.) e infine le modalità di pagamento.

Se ci sono benefici importanti da segnalare o servizi aggiuntivi da proporre, puoi dedicare un breve paragrafo, ma non dilungarti troppo.

Concludi salutando, meglio se in modo personale, con il tuo nome, qualifica e recapiti.

La conferma deve essere il più chiara possibile. Inserisci:

  • Periodo di soggiorno (specificando le date di arrivo e partenza con il giorno della settimana)
  • La tipologia del soggiorno
  • Il numero delle persone ed eventuale presenza di bambini
  • La tipologia di camera (con link o immagine)

Inserisci il link alle condizioni di cancellazione ed eventuale richiesta di carta di credito a garanzia.

Puoi presentare la tua struttura approfondendo le offerte dei servizi e le descrizioni della zona con eventuali informazioni e link di interesse ( se nel periodo ci sono ad esempio rassegne o feste locali).

E’ questo il momento di differenziarsi trasmettendo al potenziale cliente quel qualcosa in più. Fai così:

  • Utilizza parole vivide, ossia parole che “fanno vedere”, scrivi i dettagli e non scrivere in alberghese (ne parliamo tra un po’)
  • Usa il più possibile la forma attiva, ad esempio: “L’accesso e l’uso della spiaggia sono garantiti ai disabili” diventa “La spiaggia non ha barriere architettoniche”
  • Evita gli inglesismi inutili. Chiediti sempre se si può dire in modo più semplice e in italiano o nella lingua del cliente
  • Evita i verbi paternalistici: consentire, mettere in grado, permettere sono verbi che mettono l’accento sull’azienda e non sul cliente. Ad esempio: “Abbiamo una nuova App. in grado di rispondere alle chiamate alla reception” diventa “Abbiamo una nuova App che risponde alle chiamate alla reception“
  • Evita i verbi antiquati, come provvedere, procedere, trasmettere, ci ricordano il burocratese e appesantiscono. Ad esempio: “Provvedere al pagamento” diventa “Pagare“.

Sono esempi che ho tratto dal libro di Luisa Carrada, Lavoro, dunque scrivo!, autrice del sito web e Blog mestierediscrivere.com editor e docente di scrittura professionale.

marketing turismo

Per vendere è necessario comunicare felicità: questo dovrebbe essere lo scopo di ogni descrizione nel settore turistico

La e-mail di buon viaggio

La e-mail di buon viaggio è una sorta di check pre-arrivo. Anche se non molto utilizzata ha invece una sua utilità e un duplice scopo: evitare l’overbooking e fare felici gli ospiti per l’attenzione nei loro confronti.

In queste e-mail si esegue un controllo delle date di prenotazione, della camera e di eventuali particolarità richieste, allo scopo di organizzare al meglio il check-in.

La e-mail di bentornato

Anche questo tipo di email non è molto utilizzato. Se però un ospite, prima di lasciare la struttura vi ha fatto i complimenti potete, dopo qualche giorno, inviare una mail di bentornato a casa invitandolo a lasciare una recensione.

Questa e-mail deve coinvolgere dal punto di vista emotivo: inserisci un immagine che faccia rivivere la vacanza e usa un tono personale.

Anche se utilizzi un modello di e-mail pre-impostato, cerca di personalizzarla il più possibile.

La e-mail di lamentele

A quale struttura non è mai arrivata un’e-mail in cui l’ospite si è lamentato del costo o della qualità di alcuni servizi?

Ricorda che quando un ospite scrive per lamentarsi vuole ottenere soprattutto una cosa: la nostra attenzione.

Per questo è importante rispondere con tempestività (meglio se entro le 24 ore) ed essere attenti e precisi. 

Scusati sempre (anche se non è detto che sia colpa della struttura) e cerca di creare empatia promettendo miglioramenti.

Cerca di offrire comprensione e disponibilità al cliente e non imporre in nessun modo la tua visione delle cose.

Fai sempre attenzione all’impatto emotivo delle tue parole!

 

Errori comuni nella comunicazione alberghiera

Molte strutture alberghiere commettono, spesso senza rendersene conto, questi 5 errori nelle email di risposta ai clienti. 

Sono errori che però possono influire negativamente sul giudizio complessivo del cliente riducendo le possibilità di prenotazione.

1. Prendersi troppo tempo per rispondere

Quando inviamo una richiesta per avere informazioni da un hotel per un’eventuale prenotazione ci aspettiamo una risposta veloce, al massimo in giornata.

Sottovalutare questa aspettativa di un potenziale cliente equivale a correre il rischio di perderlo. 

L’ideale sarebbe rispondere entro un paio d’ore, anche perché è probabile che chi ci ha inviato la email stia aspettando anche altre risposte.

2. Sottovalutare la forma del testo

Prova a pensare come appare la tua email a chi la riceve.

Devi sapere che la forma del testo in una email è importante: facilita la lettura del contenuto e ne migliora la comprensione.

Dunque no alle email con muri di parole (muro di testo), illeggibili e per nulla accattivanti.

Dividi invece il testo in paragrafi e scrivi frasi brevi, utilizza il grassetto e il corsivo, se devi fare un elenco usa l’elenco puntato e numerato

(per esempio per elencare ii servizi inclusi, quelli a pagamento, o quali luoghi di interesse che si trovano nella zona).

No anche a troppi caratteri, dimensioni e colori di testo diversi: confondono e sono segno di poca professionalità. 

Preferisci un singolo carattere, un singolo stile e uno o due colori al massimo (per il carattere meglio usare in nero o grigio scuro).

Quanto alle immagini, non esagerare: non vengono lette da tutti gli strumenti di posta e appesantiscono il documento.

3. Sbagliare il tono di voce

Nel marketing e nella comunicazione sul web utilizzare il tono di voce corretto e adatto al proprio target è molto importante.

Nella comunicazione alberghiera è necessario rispondere utilizzando il “lei”, in modo cordiale ma trasparente e gentile, cercando di instaurare un dialogo il più possibile umano e non standardizzato.

Se il mittente si firma con un titolo (dott., ing., dott.ssa, ecc..) non dimenticare di riportarlo nella risposta.

4. Usare troppi inglesismi

Oggi il marketing, e in particolare il settore della moda e del turismo, è invaso dall’utilizzo degli inglesismi.

Ma sei sicuro che chi ti sta leggendo conosca il significato di ciò che scrivi? Nel dubbio scrivi in modo chiaro cosa è incluso nella tua offerta di late check out, ad esempio, o cosa significa up-grade di camera.

Sul tema puoi leggere: Parole straniere nei testi in italiano? Sì, ma con moderazione

5. Usare linguaggi burocratici (l’alberghese)

L’alberghese, termine coniato da Luisa Carrada, è il burocratese dell’ospitalità. È quello stile di scrittura pieno di luoghi comuni e frasi fatte sempre uguali, dove non traspare unicità.

Hotel a due passi dal mare, in posizione strategica, con camere dotate di tutti i moderni confort, con servizi esclusivi e ricco buffet…
E poi: vi sentirete come a casa vostra, l’ambiente è famigliare e la cucina tipica…

Sono affermazioni scontate, che trovi nelle descrizioni di tante strutture e che non dicono nulla sui servizi effettivi della struttura né sulla posizione. E soprattutto non differenziano la tua struttura rispetto ad altre.

Copy per il turismo: idee, esempi e consigli

L’alberghese, come tutti i linguaggi burocratici e settoriali, è comodo per gli addetti ai lavori.

Ma non funziona perché è troppo generico, non racconta, non differenzia.

Il potenziale cliente non sta cercando un avvocato per una causa, sta cercando una vacanza!
È alla ricerca di qualcosa che lo emozioni e ha bisogno di qualcosa in più di essere rassicurato.

Dobbiamo scrivere testi vividi, testi con tanti dettagli, testi che si facciano ricordare, e questo vale sia nella comunicazione tramite e-mail sia nella descrizione del nostro hotel sul sito web.

Considera che l’utente medio arriva su un sito web, dà una rapida occhiata e decide entro 8 secondi se approfondire la navigazione o abbandonare.

Questo è il tempo che abbiamo a disposizione per catturare l’attenzione dell’utente che arriva sul sito web dell’albergo.

potenza parole turismo

Le parole sono potenti: aprono o chiudono porte. Per questo motivo è importante sceglierle con cura


1. Abbandona l’alberghese

Invece di scrivere: ogni stanza è dotata di moderni confort

scrivi: Prepariamo il letto come vuoi tu: sul nostro sito puoi scegliere tra tre tipi di cuscini ergonomici per dormire in relax.

Oppure descrivi semplicemente l’arredamento della camera e il panorama dal balcone.

2. Scegli parole precise e concrete (vivide)

Invece di: Dal balcone di ogni stanza del nostro hotel si vede il mare

scrivi: Ogni balcone del nostro hotel si affaccia sul mare.

3. Cambia punto di vista

Scegli il punto di vista del cliente e usa la forma personale. Rivolgiti direttamente a lui. 

Invece di: Per informazioni sulle gite che organizziamo è possibile rivolgersi alla reception

scrivi: Desideri ulteriori informazioni sulle gite che organizziamo? Rivolgiti alla reception!

4. Usa un tono di voce umano

Usa lo stesso tono di voce che useresti se invitassi qualcuno a entrare in hotel. Useresti l’alberghese? Certo che no! 

Invece di scrivere: il nostro hotel si trova in una cornice incantevole

Scrivi: il borgo marinaro è lo stesso di cento anni fa: casette a un solo piano, intonaco bianco, oleandri e lavanda. Davanti il mare blu. Nel mezzo il nostro albergo.

5. Scrivi i dettagli e usali come punti di forza

Nelle descrizioni sono spesso i dettagli a catturare.

Invece di scrivere: servizi esclusivi (che poi, sono davvero esclusivi?) spiega in cosa consistono i servizi: la nostra terrazza è la più spaziosa dell’intero lungomare, un lusso da godersi su dondoli e comode chaise-long!

6. Non usare verbi pomposi

Non usare verbi come rappresentare, costituire, vantare, rammaricarsi: sono pomposi e antiquati. Scrivi in modo più semplice e diretto.

Invece di: Lo chef Gianni Pentola rappresenta il fiore all’occhiello della nostra struttura

Scrivi semplicemente: Lo chef Giovanni Pentola è il fiore all’occhiello

7. Evita l’autocelebrazione

Frasi come “la nostra struttura è la prima a…”, oppure “vantiamo uno chef di prim’ordine” è autocelebrazione e può risultare pensante e creare distacco.

Racconta i traguardi o i riconoscimenti sottolineandone i vantaggi per il cliente. Ad esempio: “il nostro chef creerà per gli ospiti piatti della tradizione con un tocco di modernità”.

Check List

Ricapitolando, quando controllerai la tua e-mail prima di spedirla, chiediti se:

  1. Hai adottato un tono di voce naturale
  2. Hai scelto parole precise e vivide
  3. Hai usato gli aggettivi per far vedere
  4. Hai puntato su dettagli interessanti

E soprattutto:

Cosa sto facendo vedere e provare a chi legge?

II segreto per una e-mail ben scritta sta tutto nel creare un dialogo il più possibile empatico, umano ed il meno possibile standardizzato, con l’oboettivo ad instaurare una conversazione trasparente, chiara e sincera.

Sul Copywriting turistico puoi leggere anche: Copywriting turistico: il decalogo per una scrittura che attrae, emoziona e converte o seguire la sezione del Blog dedicata al turismo.

Se vuoi approfondire puoi leggere questi libri:

  • Lavoro, dunque scrivo!, Luisa Carrada, Zanichelli Editore
  • Web marketing turistico, Michela Mazzotti, Hoepli Editore
  • Paroline e paroloni, Luisa Carrada, Zanichelli Editore
Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

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Il processo di revisione dei testi (editing) nell’ottica del marketing turistico prevede:

  • la scelta delle parole più adatte nella comunicazione alberghiera;
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L’obiettivo è quello di migliorare quel linguaggio settoriale poco informativo e tutto uguale che ancora caratterizza molta comunicazione in ambito turistico.

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Cosa vuol dire umanizzare un testo scritto dall’intelligenza artificiale: guida pratica alla personalizzazione

Cosa vuol dire umanizzare un testo scritto dall’intelligenza artificiale: guida pratica alla personalizzazione

6 consigli su come dare voce umana a un testo scritto con AI e trasformarlo in qualcosa di davvero tuo

 

È innegabile quanto l’utilizzo di AI si sia oramai diffuso nella creazione di testi destinati al web.

L’AI è un assistente instancabile e molto produttiva, ma genera testi spesso troppo generici, con frasi tutte simili tra loro, che mancano perciò di personalità o emozione. 

Insomma, se hai un po’ di orecchio senti che dietro ai testi generati con l’intelligenza artificiale c’è una macchina.

Come ho scritto più volte nei miei consigli di scrittura, l’AI può essere utilizzata nel lavoro preparatorio della creazione di testi e la sua versione va ottimizzata con un lavoro di umanizzazione e di personalizzazione.

Solo così i tuoi testi saranno umani, credibili e affidabili, per i tuoi lettori ma anche per Google, che sa riconoscere un testo autentico e lo premia con un posizionamento migliore.

Puoi approfondire questo aspetto puoi leggere un mio articolo recente dove parlo di SEO, GEO e contenuti ottimizzati.

Se anche tu utilizzi l’AI per creare testi destinati al web continua a leggere questo articolo e troverai tanti consigli per personalizzare e rendere efficaci i testi generati dall’AI.

Cosa vuol dire umanizzare un testo scritto da AI

“Umanizzare un testo” significa renderlo più naturale, chiaro e vicino al modo in cui parlano o scrivono le persone rispetto alla versione fredda e standardizzata fornita dall’AI.

Significa usare un tono più conversazionale, che utilizza sfumature tipiche del linguaggio umano:

Si deve sentire che c’è una persona dietro il testo, non una macchina.

Affinché il linguaggio sia vicino a quello umano le frasi troppo lunghe e complesse vanno semplificate, le ripetizione vanno eliminate ed è importante cercare di scrivere in modo empatico, ossia immaginando cosa vuole sapere il nostro lettore.

Il tono di voce è importantissimo: devi aver chiaro chi è il tuo destinatario e quale linguaggio usa in modo da adattare il testo creato dall’AI al tuo lettore.

Ricorda: 

Più il testo è specifico, più sembra scritto “su misura”

Ad esempio, una frase generica come “il mio metodo ti permetterà di migliorare la produttività”

può essere personalizzata specificando: “il mio metodo ti permetterà di migliorare la produttività e risparmiare 2 ore al giorno sulle email”

o, ancor più semplicemente, “il mio metodo ti permetterà di risparmiare 2 ore al giorno sulle email”.

In questo modo il lettore comprende facilmente il beneficio del metodo e si sente più coinvolto.

Dall’intelligenza artificiale alla tua voce: come personalizzare i testi

Vediamo insieme una serie di consigli su come personalizzare i testi scritti da AI e renderli più umani.

1. Cambia il tono

Come prima cosa decidi chi parla, a chi parlare e in che modo vuoi avvicinarti ai tuoi lettori. 

Scrivi in modo semplice, senza tecnicismi, se stai parlando a un pubblico di principianti; scrivi in modo tecnico se il tuo pubblico è composto da lettori esperti, scrivi in modo più empatico e con qualche call to action se vuoi coinvolgere.

Il tono colloquiale è sempre una buona scelta se vuoi essere più amichevole e umana.

Ad esempio, la frase prodotta da AI “È importante considerare diversi fattori.” puoi umanizzarla scrivendo:

“Prima di decidere, vale la pena guardare un paio di cose concrete…” e fare percepire un tono più umano ai tuoi lettori.

Se vuoi approfondire puoi leggere: Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

2. Varia la lunghezza delle frasi

Nella creazione di testi, l’intelligenza artificiale tende a usare strutture ripetitive e frasi tutte della stessa lunghezza.

Per dare un’impronta umana alterna frasi corte e lunghe, inserisci domande per coinvolgere, elenchi, qualche parentesi e tutto ciò che è normale trovare in un testo scritto da una persona.

Spezza il ritmo, vai a capo, inizia una frase con un “Eh sì”, un “E invece no…”: mettici del tuo, perché i testi scritti con AI sono maledettamente noiosi!

3. Taglia il superfluo

L’AI tende a riempire, ad allungare le frasi, ad essere ripetitiva nei concetti: capita spesso di accorgersi che scrive dieci righe per dire ciò che tu diresti in due. 

Allenati a togliere, eliminare, tagliare e lascia solo quello che serve davvero. I testi che respirano sono i più efficaci.

3. Inserisci esempi reali

Gli esseri umani ragionano per esempi. Invece di dare un elenco di indicazioni su cosa fare o non fare inserisci qualche esempio:

“Ad esempio, se stai scrivendo un’email…” e poi elenca i tuoi consigli.

Questo rende il testo più credibile e più utile, oltre che più umano.

4. Aggiungi una voce personale

Inserire la “voce personale” significa far emergere il proprio modo di pensare o vedere l’argomento, invece di scrivere in modo impersonale e descrittivo.

Può voler dire, ad esempio, aggiungere opinioni o riflessioni personali o collegare l’argomento a esperienze o emozioni.

La voce personale si riconosce dall’uso di parole quali: secondo me, in molti casi, spesso succede che.., un errore comune è…, ecc.

Ad esempio, il testo:
“L’uso dei social media è molto diffuso tra i giovani.”

Con voce personale e tono più umano può diventare:
“Secondo me i social media hanno cambiato il modo in cui i giovani costruiscono le amicizie: spesso permettono di sentirsi vicini, ma a volte rendono più difficile comunicare davvero.”

5. Elimina il linguaggio troppo generico e le frasi che non useresti mai in una conversazione

Espressioni come in conclusione, è importante sottolineare che, da sempre, si può osservare che, è interessante notare, suonano molto artificiali e sono campanelli d’allarme di una scrittura non personale.

L’AI le usa spesso. A te piacciono? Usale solo se le senti tue, se ci credi davvero. 

Ci sono alcune poi alcune parole, come fondamentale, cruciale, importante, significativo, rappresenta, ottimizzare, emerge, che compaiono molto spesso nei testi generati da AI perché sono generiche e adatte a tanti contesti. Se riesci, sostituiscile con parole meno generiche.

Esempio molto “AI”:

“In conclusione, questo tema rappresenta un aspetto fondamentale della società contemporanea e offre numerose prospettive di riflessione.”

Suona corretto, ma vago e impersonale.

Ti propongo una versione più personale e naturale:

“Questo tema mi colpisce perché riguarda situazioni che vediamo ogni giorno, anche senza rendercene conto.”

Che ne dici? Suona meglio, no?

6. Inserisci dettagli per personalizzare

L’AI ragiona per generalizzazioni, è inevitabile. Le persone però no, e tu che scrivi puoi aggiungere un esempio reale, un riferimento a una conversazione vera, un ricordo, un’esperienza.

Un altro esempio di testo scritto con AI:

“L’utilizzo dell’intelligenza artificiale consente di migliorare l’efficienza dei processi aziendali attraverso l’automazione.”

Esempio di versione personalizzata:

“Usare l’intelligenza artificiale può davvero semplificare il lavoro: automatizza alcune attività e ti fa risparmiare tempo su processi che altrimenti sarebbero ripetitivi.”

Consiglio plus: controlla la naturalezza leggendo il testo a voce alta.

Se suona strano mentre lo leggi, probabilmente non è ancora abbastanza “umano”: lavoraci con i consigli che ti ho scritto in questo articolo.

umanizzare i testi

Il valore umano nella scrittura resta centrale. È l’autore a dare profondità, sfumature, ironia, empatia e punti di vista autentici: elementi che rendono un contenuto riconoscibile ed efficace nel creare connessione con il lettore

Personalizzare un testo: cosa significa davvero

La personalizzazione di un testo scritto da AI è l’altro aspetto fondamentale di una scrittura efficace: significa adattare il testo a te, al tuo stile e al contesto in cui lo userai.

Se umanizzare significa farlo sembrare scritto da una persona, personalizzare significa farlo sembrare scritto da quella specifica persona per quel pubblico preciso.

Come abbiamo visto, umanizzare un testo significa:

  • cambiare il tono
  • inserire esempi, opinioni o dettagli utili a personalizzare
  • evitare frasi troppo standard
  • aggiungere emozione

Ma non solo. Personalizzare un testo significa anche prendere posizione ed esprimere con chiarezza il proprio punto di vista.

Non è necessario cercare di piacere a tutti: se hai un’opinione, puoi sostenerla con sincerità. Avere il coraggio di dire davvero ciò che pensi rende la scrittura più autentica, personale e credibile.

E poi: un testo personalizzato è un testo mirato, un testo scritto per un pubblico preciso. 

Ad esempio, il testo base, già umanizzato “Usare l’intelligenza artificiale può semplificare il lavoro e far risparmiare tempo.”

Puoi personalizzarlo per un imprenditore così:

“Se gestisci un’azienda, l’intelligenza artificiale può toglierti di mezzo molte attività ripetitive e liberare tempo per le decisioni strategiche.”

O personalizzarlo per uno studente:

“Se studi, l’intelligenza artificiale può aiutarti a riassumere meglio e a risparmiare ore sui compiti.”

Stessa idea, ma cambia completamente l’impatto.

Se umanizzare il testo significa farlo sembrare scritto da una persona reale, con uno stile naturale, fluido e autentico, personalizzare il testo significa farlo sembrare scritto apposta per chi legge, adattandolo ai suoi bisogni, interessi e al suo modo di comunicare.

È come se il tuo lettore dicesse: “sembra scritto per me”.

Riflessione finale

Usare l’AI per scrivere può essere molto utile, ma un buon contenuto non nasce semplicemente premendo “genera”. Perché un testo funzioni davvero, deve esserci anche qualcosa di tuo.

I testi più efficaci sono quelli che hanno una voce personale, che lasciano intravedere il tuo modo di pensare, il tuo stile, la tua sensibilità. Ed è proprio questo che, almeno per ora, nessuna AI può sostituire.

Se utilizzi l’AI per scrivere prova a rielaborare i testi, renderli più umani e personali seguendo questi consigli.

Noterai subito la differenza: il risultato sarà più autentico, più credibile e molto più vicino a te e ai tuoi lettori.

Fammi sapere 🙂

 

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Sara Soliman

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Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

Copywriting: guida alla scelta del tono di voce

È sempre difficile trasmettere per iscritto il tono di voce, ma se individui quello giusto puoi raccontarti al tuo pubblico in modo efficace. Una breve guida per la scelta tra tono informale, formale e moderato

Prima di condividere i contenuti sul web (blog o social) il bravo copywriter sa che deve fare un lavoro di progettazione e pianificazione dei suoi contenuti.

Nella fase di progettazione, oltre al definire gli obiettivi della comunicazione e il destinatario, è importante scegliere tono, stile e formalità del testo.

Il tono del testo è importante almeno quanto la qualità del contenuto che decidi di condividere e quanto l’organizzazione del testo.

Non sottovalutare il tono di voce: toni diversi inviano al lettore messaggi emotivi diversi.

Usare il tono in modo opportuno ti permette di raccontare la storia del tuo brand in un modo efficace e di costruire un rapporto di fiducia con il tuo pubblico.

Vediamo insieme cos’è il tono di voce e come scegliere quello più adatto alla comunicazione della tua attività.

Tono di voce: cos’è

Il tono di voce è qualcosa di piuttosto complesso, dal momento che, se a voce è semplice da intuire, è invece difficile da trasmettere per iscritto.

Sì, perché:

Il tono non riguarda quello che dici, ma come lo dici,
il sentimento che trasmetti con le parole.

Le tre tipologie di tono di voce

Il tono di voce (o Tone of voice) è qualcosa di molto difficile da trasmettere e, se sui social grazie alle emoji riusciamo a chiarire le nostre intenzioni, su altre piattaforme di condivisione di contenuto (come il blog) la cosa non è così immediata.

Dal momento che sul blog non è sempre una buona scelta usare le emoji, è meglio se impariamo a gestire e scegliere il tono in modo corretto.

Puoi scegliere tra tre tipi di tono di voce: tono formale, moderato e informale.

1. Tono formale

È il tono che usiamo per rivolgerci a persone che non conosciamo; è un tono educato e rispettoso, adatto per comunicazioni ufficiale come e-mail, proposte, preventivi. 

Questo tono è quasi sempre accompagnato dall’impersonale o dall’uso del voi.

Nei social è il tono che dovrebbero usare alcune categorie di professionisti, come avvocati, medici, istituzioni pubbliche e ogni volta che il contenuto del post o della sponsorizzata è serio.

Anche sul web, la scrittura scientifica o tecnica è spesso formale, usa una terminologia complessa e un approccio impersonale alla materia. 

Il tono formale si caratterizza da: 

  • una grammatica molto accurata,
  • frasi più lunghe,
  • espressioni complesse e parole ricercate.

2. Tono moderato

È un tono più rilassato rispetto al precedente, ma sempre rispettoso.

Lo usiamo quando parliamo a persone conosciute e con cui abbiamo un rapporto che però non definiamo amicizia. In questi casi si utilizza l’impersonale o un tu molto rispettoso.

Il tono moderato è sempre una scelta saggia quando il pubblico non è facile da definire o è vario: non è freddo come il tono formale ma non è invasivo e confidenziale come l’informale.

3. Tono informale

È il tono che usiamo con i nostri amici, dove nessuno si offende se usiamo l’ironia, emoji o altre libertà linguistiche. 

È l’ideale per tutti i contenuti destinati a un pubblico giovane (Generazione Alpha e Zeta) e quando il prodotto lo permette: abbigliamento, notizie divertenti, bevande ecc.

Importante:

  • Non confondere il tono con la formalità (dare del tu o del lei – lo vediamo tra un po’);
  • Fai attenzione all’ironia: ricorda che ognuno la interpreta a suo modo per cui utilizzala solo se sai come reagirà il lettore;
  • Non discriminare: fai attenzione con argomenti come il sesso, la razza, le opinioni politiche o la religione. Sono argomenti sensibili e una parola fuori posto rende qualcosa di scritto in buona fede qualcosa di esplosivo;
  • Definisci con attenzione il tono di voce aziendale, stabilisci il tono standard e le deviazioni concesse (quando ad esempio usare le emoji) perché ciò segna il rapporto con i propri clienti.
  • Se vuoi optare per un tono informale e umoristico assicurati di avere una comprensione approfondita del pubblico a cui ti rivolgi.

Ricorda:

Se stai creando un contenuto, quel contenuto avrà un tono, anche se non lo usi intenzionalmente.

È un aspetto inevitabile della scrittura: imparando a sfruttarlo, puoi imparare a connetterti con il tuo pubblico, favorire le relazioni e costruire il tuo marchio.

Tone of Voice

Scegliere il tono di voce da adottare è importante quanto scegliere la forma del testo e il contenuto

Da cosa dipende la scelta del tono di voce?

Definire il tono di voce deve rappresentare una solida base su cui poi poter lavorare nella creazione di contenuti. 

Ma da cosa dipende la scelta del tono di voce?

Prima di tutto devi conoscere il tuo pubblico: in fin dei conti, il tuo prodotto è pensato per una certa categoria di persone. Per questo motivo, a monte di ogni strategia di marketing c’è l’individuazione delle buyer personas, il tuo target di riferimento, il tuo cliente tipo.

Oltre al tuo pubblico devi ovviamente conoscere bene te stesso, ciò che rappresenti (i tuoi ideali e i tuoi obiettivi), ciò che contraddistingue il tuo brand, i tuoi prodotti o servizi.

Devi poi tenere in considerazione i contenuti che hai già pubblicato, e con i quali hai già creato una connessione con i tuoi clienti.

Inizia identificando i tuoi contenuti che hanno avuto maggior successo, in base alle metriche che sono più importanti per te (possono essere il numero di like, il numero di condivisioni o di commenti al tuo post).

Poi, mentre li leggi, prova a porti queste domande: 

  • Come sono scritti questi articoli? Sono molto seri, appassionati o umoristici?
  • Questi contenuti riflettono i tuoi valori fondamentali?
  • Questi contenuti rispondono ai bisogni e agli interessi che hai identificato per il tuo target?
  • Quali contenuti sembrano funzionare meglio e quali peggio?
  • Cosa hanno in comune questi testi? Il tono? La lunghezza? La struttura? 

Usa le tue osservazioni per identificare il tono che è più efficace per te e che ti aiuta meglio a raggiungere i tuoi obiettivi.

Una volta definito cerca di mantenerlo con coerenza in ogni tua pubblicazione.

Devo dare del tu o del lei? (livello di formalità)

Negli ultimi anni i social hanno spinto tutta la comunicazione aziendale verso l’informalità e dunque all’uso generalizzato del “tu”, insieme a emoticon e abbreviazioni.

Nei social e nei blog il tu è quasi sempre una buona scelta. 

Quasi sempre, appunto. Il lei va riservato, anche sulle chat, a settori quali la finanza e ai professionisti con i quali non c’è un rapporto diretto e grandi istituzioni pubbliche o private.

Scegli il tono di voce da utilizzare con i tuoi lettori tra il tu o il voi, il noi o la forma impersonale e mantienilo in ogni tuo scritto.

Il mio consiglio: usa l’io/noi se parli per un’azienda rivolgendoti al singolo, usa io/tu se invece parli per un professionista o un freelance; usa il voi se il target non si presta a un linguaggio informale o se ti rivolgi a una community affiatata.

Ricorda che la massima personalizzazione è l’ideale, anche per quanto riguarda il genere.

Se personalizzare il genere non è possibile, ci sono modi per aggirare il maschile e il femminile come ad esempio cambiare il verbo o l’intera frase (è il caso di Pensi davvero di..? al posto di Sei certo di..? Oppure La tranquillità di viaggiare al posto di Viaggia tranquillo).

A questo proposito ti consiglio di leggere: Copywriting inclusivo: sul web e sui social usa un linguaggio che non discrimina

Fai attenzione allo stile burocratico, ai testi troppo pressanti del marketing, allo stile troppo professionale.

Il tono di voce è collegato al lettore di riferimento, alle tue buyer personas: sul tema puoi leggere Per farti trovare dai tuoi potenziali clienti devi conoscere il tuo target di riferimento: le Buyer Personas

Spero tu possa trovare in questo articolo qualche ispirazione per stabilire il tuo Tone of voice, se hai qualche domanda o curiosità non esitare a scrivermi nel box qui sotto.

Per ulteriori approfondimenti puoi leggere:

Vuoi imparare a fare blogging o a scrivere per il web?

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Se ti interessa approfondire e vuoi conoscere le tecniche di scrittura più efficaci per il web visita la pagina Corso Copywriting sul mio sito web.

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Creo e gestisco contenuti per blog e siti web e scrivo testi ottimizzati SEO per migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.

Da qualche anno tengo Corsi di Comunicazione e Scrittura per il web per scuole e privati.

Ho una laurea magistrale in editoria e giornalismo, amo da sempre leggere e andare in montagna, palestra di vita.

Sara Soliman

Copywriter

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È possibile riconoscere un testo scritto dall’intelligenza artificiale?

È possibile riconoscere un testo scritto dall’intelligenza artificiale?

I motivi per cui oggi cerchiamo di riconoscere i testi scritti dall’AI non sono da sottovalutare. L’ obiettivo non è penalizzare l’uso dell’AI in sé, ma verificare che i contenuti siano davvero utili e originali per chi legge

Sono moltissimi oggi i testi per il web scritti con l’intelligenza artificiale e saperli riconoscere non è sempre facile (e spesso nemmeno possibile con certezza), ma ci sono alcuni segnali tipici che puoi osservare. 

Bada bene però, guarda a questi segnali come delle indicazioni, non come prove definitive.

Tuttavia, quando si presentano congiuntamente nello stesso testo, vedremo che possono rendere più plausibile l’ipotesi di un utilizzo dell’AI.

Sappiamo inoltre che i programmi per il riconoscimento di testi scritti con AI (ad esempio GPTZero o Turnitin AI detector) possono sbagliare sia in negativo sia in positivo, rilevando la presenza della scrittura con AI anche dove non c’è.

Sono programmi che analizzano prevedibilità dei testi e stile linguistico ed essendo il linguaggio dei chatbot costruito su enormi dataset di testi umani, ha imparato a simulare stili, sfumature e persino errori tipici della scrittura umana, rendendo la distinzione sempre più difficile.

Riconoscere un testo autentico da uno scritto con l’AI rimane però importante per alcuni aspetti che andremo a vedere nella seconda parte di questo articolo, dopo aver analizzato i segnali della scrittura “robotica” di Chat GPT e simili.

Segnali comuni nei testi scritti da AI     

Aspetti che riguardano il contenuto, la sintassi e l’organizzazione del testo possono aiutarti a riconoscere i testi scritti con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Ecco i principali.

1.Stile molto uniforme e “pulito”

Non v’è dubbio che le frasi scritte da AI siano ben costruite e non presentino errori grammaticali. 

Sono testi piacevoli da leggere sembrano scritti “allo stesso livello”, senza cambiamenti di voce o ritmo. Manca un tono personale, emozionale e lo stile risulta piuttosto piatto.

Inoltre non ci sono sbavature e imperfezioni tipiche della scrittura spontanea. Non troverai mai, ad esempio, una e dopo la virgola (che non è sempre un errore) o una frase che inizia con un ma o un beh.

2.Struttura molto ordinata, quasi scolastica

L’AI tende a seguire schemi testuali con introduzioni, svolgimenti e conclusioni. Spesso, questi testi generati con Gemini, Claude o ChatGPT iniziano con una definizione e terminano con un riassunto che inizia con In conclusione o In sintesi. 

Anche la punteggiatura è ripetitiva e le frasi hanno spesso una lunghezza simile. Non trovi l’alternanza tra periodi lunghi e frasi brevi tipica della scrittura umana.

3.Utilizzo eccessivo degli elenchi

L’AI tende a proporre gli argomenti in modo schematizzato, con liste puntate o numerati, anche quando un discorso fluido sarebbe più naturale.

Utilizzare gli elenchi puntati o numerati non è un errore, anch’io ne faccio uso sia nella creazione di testi per pagine web sia nella redazione di articoli per il blog: la viualizzazione schematica della informazioni aiuta la comprensione e a memorizzare.

Gli elenchi proposti da AI sono però fin troppo schematici, spesso uguali come numero di parole impiegate e non vi è un minimo approfondimento, anche dove sarebbe necessario.

4.Utilizzo di parole di transizione e connettivi logici

Nei testi generati con l’AI abbondano di solito anche i connettivi testuali, cioè parole come perciò, inoltre, dunque, tuttavia, insomma, quindi, di conseguenza, usate per stabilire una relazione tra due parti e dare un senso a due frasi che apparentemente potrebbero sembrare sconnesse.

I connettivi conferiscono fluidità al testo e guidano il lettore attraverso il ragionamento, evidenziando relazioni di causa-effetto, di contrasto, o dii tempo. AI però ne fa un uso eccessivo, prova a farci caso.

5.L’uso continuo delle avversative

Questo è un altro aspetto tipico che ti permette di riconoscere e scovare i testi generati dall’AI sul web: l’uso continuo di proposizioni avversative. 

Parliamo di quelle frasi introdotte da congiunzioni come ma, però, tuttavia, anziché e che hanno la funzione di limitare o correggere quanto affermato nella coordinata principale.

L’uso delle avversative è normale in un testo approfondito, ciò che emerge qui è la frequenza con cui vengono utilizzate (molto spesso più volte nella parte centrale di un testo).

L’AI dimostra la sua neutralità (e non potrebbe essere diversamente) usando con costanza la struttura:

  • idea positiva + MA + limitazione o ridimensionamento

Ad esempio: L’idea è buona, ma manca di approfondimento

  • idea negativa + MA + integrazione

Ad esempio: Il testo non è molto approfondito, ma le idee sono buone

Possiamo parlare di una coerenza quasi sospetta: tutto sembra molto equilibrato, senza opinioni o prese di posizione, nessuna riflessione o dubbio, nessuna contraddizione tipica delle affermazioni umane.

6.Generalizzazioni e vaghezza

A livello di contenuto si nota come l’AI spesso eviti dettagli specifici e le sue risposte, anche se corrette, sono spesso generiche.

Usa frasi tipo: “È importante considerare che…” senza però citare esempi concreti.

Mancano riferimenti all’esperienza personale, aneddoti, opinioni. 

Non potendo attingere a esperienze di vita reale, gli esempi prodotti da AI risultano generici o stereotipati.

7.Ripetitività

Una caratteristica che viene sempre più spesso attribuita ai testi prodotti con strumenti come ChatGPT o software simili è la tendenza a ripetere lo stesso concetto con parole diverse.

Talvolta questa ripetizione riguarda persino la stessa frase, riformulata più volte con l’obiettivo di rafforzare il messaggio.

8.Gusto per l’enfasi

Nei testi generati da Chat GPT c’è in generale un gran gusto per l’enfasi: è tutto epocale, clamoroso e importantissimo.

Il linguaggio è particolarmente carico, intenso ed espressivo, con l’obiettivo di dare maggiore forza a ciò che si sostiene.

Con l’obiettivo di rafforzare un concetto è comune l’uso di parole forti o assolute come straordinario, fondamentale, incredibile.

Di conseguenza il testo risulta spesso artificiale o esagerato e i contenuti sembrano “gonfiati” e per niente naturali.

Molte sono poi le frasi d’effetto, soprattutto in chiusura di paragrafo.

Se poi ci si limita al copia-incolla…

Vediamo altri campanelli d’allarme di scrittura eseguita da AI, classici indizi di testi copiati senza aver eseguito nemmeno un minimo di editing (controloo del testo):

  • Titoli scritti con la maiuscola a ogni parola
  • Maiuscola dopo l’apertura dei due punti
  • Apostrofo dritto al posto di quello curvo
  • Uso abbondante del trattino lungo (—), un comune segno d’interpunzione usato per gli incisi e i dialoghi, molto diffuso nei testi anglosassoni ma meno in quelli italiani.

Inoltre, a quanto pare, i chatbot, amano usare gli emoji: il 70 per cento dei messaggi creati con ChatGPT ne contiene almeno uno, secondo un’analisi del Washington Post.

Insomma, se consideriamo questi segnali tutti insieme non è poi impossibile riconoscere un testo scritto da AI: certo non è qualcosa che si può provare con certezza ma in caso di necessità, come si suol dire, “più indizi fanno una prova”.

Per utilizzare l’AI in modo corretto, come aiuto nella creazione di testi, pui leggere: Scrivere con l’AI: le regole per non sbagliare e creare testi efficaci

Riconoscere testi scritti con AI

L’AI può essere un aiuto interessante per la scrittura dei testi, ma va considerata come un assistente e non come un sostituto del lavoro umano

 

Perché cercare di capire quali sono i testi scritti dall’AI?

Capire se un testo online è stato generato con l’Intelligenza Artificiale è diventato sempre più importante per garantire qualità, affidabilità e posizionamento sui motori di ricerca.

L’obiettivo non è penalizzare l’uso dell’AI in sé, ma verificare che i contenuti siano davvero utili, accurati e originali per chi li legge.

Evitare dunque la diffusione di contenuti generici, banali e “robotici” che non offrono un reale valore aggiunto.

Abbiamo visto che Google premia i contenuti che dimostrano Experience, Expertise, Authoritativeness, and Trustworthiness (E-E-A-T): di conseguenza garantire autenticità dei testi significa garantirne la qualità.

Puoi trovare un approfondimento a questo concetto all’articolo Cos’è la GEO, in cosa si differenzia dalla SEO e come creare contenuti ottimizzati GEO

Altro importante obiettivo è quello di assicurarsi che il sito non venga percepito dai motori di ricerca come un produttore di spam, il che porterebbe a una riduzione della visibilità danneggiando l’autorevolezza del dominio.

Ultimo ma non meno importante motivo riguarda la fiducia dei lettori, che amano sapere se stanno leggendo qualcosa di autentico o qualcosa di creato da una macchina. Se parliamo poi di settori delicati come la finanza o la salute conoscere la fonte delle informazioni e sapere che dietro allo schermo c’è un essere umano diventa ancora più importante.

Tutti gli aspetti che abbiamo visto, e che caratterizzano la scrittura dei chatbot, dovrebbero aiutare a far capire che nulla può sostituire la scrittura umana in termini di qualità.

Chi si occupa di comunicazione deve impegnarsi a migliorare l’approccio con i testi, pur utilizzando l’AI nel proprio lavoro.

Se si considera la questione in un contesto più ampio, che include correttezza, attribuzione delle idee, capacità di scrittura e valutazione delle competenze, emerge chiaramente che l’uso dell’AI dovrebbe essere consapevole, mediato e trasparente, così da valorizzarne il potenziale senza compromettere l’autenticità e la responsabilità individuale.

Non si tratta dunque di una caccia alle streghe, ma di un approccio consapevole a questi mezzi innovativi dalle tante facce.

 Se ti occupi di scrittura potresti seguire la sezione Copywriting sul mio blog oppure leggere i seguenti articoli:

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Sara Soliman

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Nell’era dell’AI, imparare a scrivere per il web serve ancora?

Nell’era dell’AI, imparare a scrivere per il web serve ancora?

L’intelligenza artificiale ha cambiato il nostro rapporto con la scrittura ed è per molti un aiuto irrinunciabile. Cerchiamo di capirne utilità e confini di utilizzo.

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha cambiato radicalmente il nostro rapporto con la scrittura. Oggi basta digitare una richiesta e, in pochi secondi, compare un testo ben formattato e pronto all’uso, per il web o per la carta.

Quello che un tempo richiedeva competenze, esperienza e tempo, ora è accessibile a chiunque in modo semplice.

E allora la domanda è inevitabile:

Ha ancora senso insegnare a scrivere per il web nell’era dell’AI?

Me lo chiedo da tempo, soprattutto pensando al mio Blog, che da oltre dieci anni condivide consigli di scrittura per il web con chi vuole imparare a gestire un Blog o si occupa di comunicazione aziendale.

Eh, a un certo punto ho pensato: forse oggi il mio Blog non serve più. 

Poi ho capito alcune cose.

Scrivere nell’era delle macchine

Prima di tutto è evidente come oggi scrivere non sia affatto difficile, anzi, l’AI crea apparentemente testi approfonditi e corretti.

Grammatica, struttura, chiarezza del testo: tutto questo è ormai “automatizzabile”.

Ciò che è difficile è scrivere qualcosa che abbia valore.

Il grosso limite dall’Ai è che non sa scrivere di esperienza, contesto, sensibilità. Ed è questo che rende un contenuto davvero efficace: avere qualcosa di autentico da dire.

Perché il problema oggi non è generare testo. Il problema è evitare di generare l’ennesimo testo uguale a mille altri.

E allora non ha più senso insegnare solo come scrivere. Ha senso insegnare anche cosa vale la pena scrivere, come sviluppare un punto di vista, come riconoscere un buon testo da uno generico e anche come usare l’AI senza diventare invisibili dentro testi tutti uguali.

Il fulcro è l’autenticità

Oggi chi legge è esposto a una quantità enorme di contenuti corretti (più o meno) e apparentemente ben fatti, anche se un occhio attento capisce al volo qual è il testo scritto dall’AI: brillante, confidenziale, con frasi brevi e con la classica chiusura stile aforisma.

Un testo perfetto ma generico si dimentica subito. Il testo che si ricorda è quel testo personale, pensato, autentico.

Quel testo in cui sono condivise esperienze, sensazioni, punti di vista.

E questo l’AI non lo può creare per te.

Allora penso che sì: ha ancora senso condividere consigli di scrittura, tecnici e non solo.

Un pò perché, anche dal punto di vista tecnico, con l’avvento dei motori di ricerca generativi, tante regole di scrittura sono cambiate (e probabilmente varieranno ancora). E ci sono tanti aspetti da conoscere, oggi come ieri, per scalare la serp di Google e per farci citare dall’AI.

E poi perché, in un mondo in cui tutti possono scrivere, la differenza la fa chi sa farlo bene e chi ha davvero qualcosa da dire.

L’AI come moltiplicatore di competenze

La sfida, oggi, non è quella di produrre più contenuti, ma quella di produrre contenuti che le persone e le AI vogliano leggere: contenuti personali, dai quali trasuda esperienza e umanità.

Superare quindi l’AI in qualità e connessione umana. 

Tornando al mio Blog, penso che sì, i miei consigli di scrittura possano ancora rivelarsi utili a chi sa distinguere i contenuti mediocri (fatti interamente dall’AI) dai contenuti di valore e vuole impegnarsi a crearli; testi creati da chi ha capito che l’AI va utilizzata come strumento, non come sostituto. 

Sappiamo che l’AI non può replicare l’esperienza diretta, quell’esperienza che Google premia quando deve scegliere quale contenuto proporre nella serp. E non è un caso.

Ed ecco che torna importante parlare di tecniche di scrittura e della loro evoluzione. Questo perché i consigli di scrittura si sono evoluti per ottimizzare i testi in modo che il contenuto sia leggibile dalle macchine e utile agli esseri umani.

Parliamo di GEO (Generative Engine Optimization), puoi trovare un approfondimento nel mio recente articolo: Cos’è la GEO, in cosa si differenzia dalla SEO e come creare contenuti ottimizzati GEO.

Di conseguenza, i migliori contenuti derivano da un approccio mediato: l’AI gestisce la bozza iniziale, mentre l’umano rifinisce il tono, verifica l’accuratezza e inserisce la personalizzazione. 

In conclusione, credo proprio che, parafrasando le parole del filosofo Luciano Floridi:

“L’intelligenza artificiale aiuta chi le cose le sa fare”

Mi piace vedere l’AI come un moltiplicatore di competenze, non un sostituto di preparazione e talento.

Se sai già dove vuoi arrivare, l’Ai è come un’assistente instancabile che ti semplifica il lavoro preparatorio, velocizza la ricerca e ti offre spunti per superare il blocco creativo. 

Se invece non conosci la materia e ti improvvisi scrittore rischi di non accorgerti degli errori o di produrre risultati piatti e mediocri.

Insomma,

Se per l’esperto l’AI è un superpotere, per il neofita è una stampella che aiuta a camminare, ma non insegna a correre.

Il valore vero oggi non è più solo nel “saper fare”, ma nel saper guidare la macchina per ottenere il massimo.

Ed è questo che insegno nei miei corsi di scrittura e condivido nel Blog di AEsse.

Se ti interessa saperne di più sulla scrittura mediata dall’intelligenza artificiale puoi leggere:

Nell’interessante approfondimento di RSI (Radiotelevisione Svizzera) La scrittura umana è destinata all’estinzione? si evidenzia come “nell’85% dei casi dietro ai contenuti in testa alle liste dei motori di ricerca ci sia la mano di un essere umano”, a conferma che l’esperienza umana non è sostituibile.

Insomma, anche nell’era delle macchine il web ha bisogno di noi 🙂

 

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