Artigianato 4.0: una prospettiva possibile

In un mondo globalizzato, dove la realtà industriale (siamo all’industria 4.0) si impone con tutta la sua strabordante irruenza, il ruolo dell’artigianato sembra relegato in un angolo. La rivoluzione tecnologica che si delinea all’orizzonte ci propone stampanti 3D, robot multifunzionali e intelligenza artificiale (AI, Artificial Intelligence).

Gli italiani sono ancora titubanti nel vedersi proiettare in un mondo stile Metropolis (dove il regista Fritz Lang, nel 1927, immaginava un futuro distopico) anche perché non abbiamo assimilato completamente la rivoluzione digitale 2000-2010.

In uno studio di Georg Graet e Guy Michaels del Centre for Economic Performance, del marzo 2015,  l’Italia risulta essere seconda solo alla Germania per l’acquisto di robot, con un aumento del 7% su base annua (dati del 2015 sul mercato europeo).

La Fondazione Nordest e la Banca Ifis hanno constatato, dopo una ricerca sulla diffusione delle tecnologie nell’industria italiana, che in settori quali l’orafo e la casa-arredo le percentuali inerenti all’implementazione tecnologica sono rispettivamente il 32,2% e il 22,3% (fonte Marco Bettiol ).

Una scelta che guarda avanti e, in effetti, obbligata se le realtà imprenditoriali nazionali intendono rimanere concorrenziali.

Altro discorso parallelo riguarda il profilo artigianale italiano, caratterizzato da molteplici micro-imprese, in quanto si erge come caratteristica distintiva nei confronti degli altri competitor.

Anche in questo specifico ambito è necessario un adattamento alle nuove esigenze del mercato.

Indispensabile è rivolgere lo sguardo al concetto di “single loop learning” di Argyris e Schön: l’apprendimento adattivo (fase di adattabilità e ripetizione del lavoro) si deve trasformare in un apprendimento di tipo generativo “double loop learning” (fase di azione-reazione con sviluppo del processo creativo). L’ intervento manuale e il supporto delle macchine devono, pertanto, trovare una sinergia mirata che sappia coniugare fantasia e progresso.

Con questi obiettivi si potranno soddisfare le esigenze legate all’aumento della produzione di un bene (per esempio l’azienda Arper SPA, leader nel settore divani e sedie, utilizza i robot per il continuativo mentre gli artigiani si dedicano a personalizzare i prodotti) mantenendo, così facendo, alto il livello di creatività.

Siamo ancora in tempo per un artigianato 4.0. Siamo in Italia.

E voi cosa ne pensate?

Nicola Albi

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